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1 LUISS “Guido Carli” Cattedra di Economia degli Intermediari Finanziari Il rischio di liquidità Dott. Igor Gianfrancesco Roma 16 Aprile 2008.

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1 1 LUISS “Guido Carli” Cattedra di Economia degli Intermediari Finanziari Il rischio di liquidità Dott. Igor Gianfrancesco Roma 16 Aprile 2008

2 2 Agenda  Definizioni e concetti introduttivi  L’approccio degli stock  L’approccio dei flussi di cassa  Prove di stress e piano di emergenza

3 3 Definizioni e concetti introduttivi  Funding liquidity risk: si intende il rischio che la banca non sia in grado di far fronte a deflussi di cassa attesi e inattesi in modo efficiente, cioè senza mettere a repentaglio la propria ordinaria operatività e il proprio equilibrio finanziario;  Market liquidity risk: si intende il rischio che la banca al fine di monetizzare una consistente posizione in attività finanziarie finisca per influenzarne in misura significativa e sfavorevole il prezzo a causa dell’insufficiente profondità del mercato in cui tali attività sono scambiate o di un suo temporaneo malfunzionamento;  queste due tipologie di rischio sono tra loro collegate: è evidente che per far fronte a deflussi di cassa inattesi una banca potrebbe dover cedere sul mercato una consistente posizione di attività finanziarie incorrendo in perdite in conto capitale. Per rischio di liquidità si intende l’eventualità che una banca non sia in grado di adempiere ai propri impegni di pagamento Principali tipologie di rischio di liquidità

4 4 Definizioni e concetti introduttivi  funzione di trasformazione delle scadenze: tale tipologia di rischio è riconducibile alla funzione di trasformazione delle scadenze e rappresenta, quindi, una componente normale dell’attività bancaria. Le banche, infatti, nello svolgimento della propria attività, al fine di conciliare le diverse preferenze tra prenditori e datori di fondi, emettono passività finanziarie con caratteristiche differenti da quelle delle attività finanziarie iscritte in bilancio;  opzionalità corte: presenza di alcuni prodotti forniti dalla banca ai risparmiatori e alle imprese, che rendono più aleatorio e imprevedibile il profilo temporale dei flussi di cassa. Ad esempio:  le aperture di credito in conto corrente;  i mutui con opzione di rimborso anticipato a favore del debitore;  i depositi a vista. Le origini del rischio di liquidità

5 5 Definizioni e concetti introduttivi  Fattori specifici della singola banca: si tratta di eventi che indeboliscono la fiducia del pubblico come, ad esempio la diffusione di notizie pregiudizievoli circa l’onestà del management e/o la veridicità dei bilanci, oppure la decisione resa pubblica dalle agenzie di rating di rivedere in senso sfavorevole il rating assegnato alla banca;  possono comportare il prelievo dei depositi a vista oppure il mancato rinnovo delle linee di credito;  i finanziamenti che una banca riceve da controparti istituzionali prevedono clausole automatiche (dette triggers), che comportano la restituzione dei crediti ottenuti o il versamento di consistenti garanzie come conseguenza immediata del peggioramento del rating;  Fattori sistemici: si tratta di crisi generalizzate di fiducia che inducono i depositanti di un certo paese o di una certa regione a richiedere al sistema bancario locale il rimborso di un elevato ammontare di depositi oppure crisi dei mercati che ne comportano la temporanea inattività rendendo impossibile la pronta liquidazione delle attività finanziarie quotate o allargando a dismisura il bid-ask spread. Le origini del rischio di liquidità

6 6 Definizioni e concetti introduttivi Metodologie di misurazione del funding liquidity risk  Approccio degli stock: misura lo stock di attività finanziarie prontamente monetizzabili di cui la banca può disporre per fronteggiare un’eventuale crisi di liquidità. Le poste di bilancio sono classificate in funzione del loro grado di liquidità: le attività tra quelle monetizzabili e non monetizzabili, le passività tra volatili e stabili;  Approccio dei flussi di cassa: confronta i flussi di cassa in entrata e in uscita attesi dalla banche nei mesi successivi, raggruppandoli in fasce di scadenza omogenee e verificando che i primi siano sufficienti a garantire la copertura dei secondi;  Approccio ibrido: rappresenta un misto dei primi due: ai flussi di cassa effettivi vengono infatti sommati i flussi di cassa che potrebbero essere ottenuti attraverso la vendita o l’utilizzo a garanzia a fronte di nuove linee di credito delle attività finanziarie prontamente monetizzabili;  nell’applicare queste metodologie non si considerano i flussi di cassa contrattuali, ma quelli effettivi corretti per tener conto del comportamento delle controparti e della necessità per la banca di non compromettere le proprie relazioni d’affari.

7 7 Definizioni e concetti introduttivi Il rischio di liquidità nel quadro normativo di vigilanza prudenziale  le “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale” collocano il rischio di liquidità nell’ambito del secondo pilastro relativo al controllo prudenziale non prevedendo uno specifico requisito patrimoniale;  il processo di controllo prudenziale è articolato in due fasi tra loro integrate:  ICAAP (Internal Capital Adequacy Assessment Process): compete alle banche che devono effettuare un’autonoma valutazione della propria adeguatezza patrimoniale, attuale e prospettica, in relazione ai rischi assunti e alla strategia aziendale.  SREP (Supervisory Review and Evaluation Process): è di competenza delle Autorità di Vigilanza, che rieasamina l’ICAAP e fornisce un giudizio complessivo sulla banca e, ove necessario, delle misure correttive.  in base al principio di proporzionalità le banche sono state suddivise in tre classi e le metodologie da utilizzare per le varie tipologie di rischio differiscono a seconda della classe di appartenenza;

8 8 Definizioni e concetti introduttivi Il rischio di liquidità nel quadro normativo di vigilanza prudenziale  in relazione al rischio di liquidità le “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale” prevedono che:  banche di classe 3: devono fare riferimento alle linee guida contenute nell’allegato D (titolo III capitolo 1);  banche di classe 2: devono adattare la propria realtà operativa alle suddette linee guida;  banche di classe 1: definiscono in piena autonomia le metodologie di misurazione più adeguate. La Banca d’Italia si attende, inoltre, che le banche rientranti in tali classi sviluppino modelli statistici di calcolo del VaR o di altre misure di massima perdita potenziale;  le banche devono predisporre “ un sistema di sorveglianza della posizione finanziaria netta”, semplificato rispetto a metodologie di Liquidity at Risk, ma allo stesso tempo più affidabile e più preciso del semplice utilizzo di limiti operativi in termini di stock ;  a ciò si aggiunge il ricorso alla “tecnica degli scenari” e l’adozione di strumenti di attenuazione del rischio come i “piani di emergenza”.

9 9 Agenda  L’approccio degli stock  Definizioni e concetti introduttivi  L’approccio dei flussi di cassa  Prove di stress e piano di emergenza

10 10 Approccio degli stock  si tratta di tutte quelle attività rapidamente convertibili in contante. Oltre al contante e alle poste ad esso assimilabili vi rientrano:  parte degli impieghi: si tratta della quota degli impieghi a vista (impieghi overnight e a breve termine sul mercato interbancario) che possono essere realmente liquidati senza compromettere le relazioni con la clientela e senza causare danno alla stabilità finanziaria dei creditori;  i titoli in portafoglio: includono soltanto le posizioni non impegnate (unencumbered), cioè che non sono, ad esempio, già costituite a garanzia di prestiti o contratti derivati, al netto dello scarto di sicurezza (haircut);  i titoli unencumbered non sono necessariamente a breve termine in quanto anche obbligazioni a lunga scadenza possono essere monetizzate fungendo come garanzia di un prestito. In tal caso, tuttavia, tali titoli hanno quotazioni maggiormente volatili e richiederanno l’applicazione di haircut più elevati. Attività Monetizzabili (AM)

11 11 Approccio degli stock Passività Volatili (PV)  si tratta della raccolta da controparti professionali e la quota dei depositi a vista della clientela non ritenuta stabile;  in relazione ai depositi a vista occorre sottolineare che tali poste presentano una scadenza effettiva diversa da quella contrattuale, in quanto, in condizioni di normale operatività solo per una quota delle passività a vista viene avanzata richiesta di rimborso da parte dei depositanti in un dato istante temporale. La maggior parte dei depositi (detta core deposits) rimane, invece, presso al banca e rappresenta una componente stabile di finanziamento. CCP Attività monetizzabili Attività non monetizzabili Passività volatili Passività stabili La Cash Capital Position (CCP) fornisce una misura della capacità della banca di resistere a tensioni di liquidità nel caso in cui non sia possibile accedere a finanziamenti non garantiti

12 12 Approccio degli stock  non prende in considerazione il fattore tempo: l’analisi condotta, infatti, classifica le varie poste di bilancio in funzione al proprio grado di liquidità e non considera il momento esatto in cui le stesse si rendono liquide. In altre parole, le attività e le passività vengono classificate in modo “dicotomico” mentre nella realtà esistono infinite “sfumature” di liquidità;  poste di bilancio con scadenza lontana nel tempo possono essere caratterizzate da flussi in entrata e in uscita nel breve termine, che è opportuno considerare nell’ambito dell’analisi dell’esposizione di una banca al rischio di liquidità. principali limiti approccio degli stock long term funding ratio  sono dati dal rapporto tra la quota delle passività con scadenza superiore a n anno e la quota delle attività con con scadenza di uguale durata;  poiché le banche operano una funzione di trasformazione delle scadenze volta a convertire le passività a breve termine in attività con vita residua più elevata è abbastanza normale trovare funding ratio inferiori a 100;  tuttavia valori particolarmente modesti possono essere sintomatici di uno squilibrio nella struttura per scadenza.

13 13 Approccio degli stock Le regole di trasformazione delle scadenze (abolite con delibera CICR del 22/02/2006) restano comunque un esempio di equilibrio tra fonti e impieghi IMMOB = immobili; PART = partecipazioni; PATRIM = patrimonio; ATTL = attività con durata superiore a 5 anni; AV1 = avanzo (positivo o negativo) derivante dall’applicazione della regola 1; FP = fondi permanenti; PASSL = passività con durata residua superiore a 5 anni; PASSM = passività con durata residua superiore a 18 mesi e pari o inferiore a 5 anni; PASSCBR = passività da clientele con durata residua pari o inferiore a 18 mesi; ATTM = attività con durata residua superiore a 18 mesi e pari o inferiore a 5 anni; AV2= avanzo (positivo o negativo) derivante dall’applicazione della regola 2; INTERB = passività interbancarie con durata residua superiore a 3 mesi e pari o inferiore a 18 mesi;

14 14 Agenda  L’approccio dei flussi di cassa  Definizioni e concetti introduttivi  L’approccio degli stock  Prove di stress e piano di emergenza

15 15 Approccio dei cash-flows  l’approccio dei flussi di cassa si basa su una matrice per scadenza composta da varie fasce temporali al cui interno vengono allocati i vari flussi di cassa attesi;  in corrispondenza di ogni fascia temporale viene calcolato un gap di liquidità periodale (LGAP), dato dalla differenza tra flussi di cassa attesi in entrata (CFi + ) e in uscita (CFi - ) e un gap di liquidità cumulato (CLGAP), pari alla somma algebrica del gap relativo alla fascia temporale in questione e di quelli registrati nelle fasce precedenti;  in simboli, indicando, rispettivamente, con i=1,…m e con j=1,…n il numero dei flussi di cassa in entrata e in uscita in corrispondenza di ogni fascia temporale e con t=1,…k le varie fasce temporali che costituiscono il maturity ladder si ha: La costruzione del maturity ladder

16 16 Approccio dei cash-flows La costruzione del maturity ladder  ai fini dell’implementazione di un efficiente processo di misurazione e gestione del rischio di liquidità è utile suddividere le poste di bilancio in relazione al grado di opzionalità incorporato nelle stesse;  in particolare, si distingue tra strumenti finanziari caratterizzati da: onessun tipo di opzionalità (no liquidity option): sia la banca, sia le controparti devono esercitare i propri impegni contrattuali; oopzionalità corta (short liquidity option): la banca è soggetta alle decisioni delle controparti, come nel caso, ad esempio, delle aperture di credito in conto corrente, dei mutui a tasso fisso e scadenza determinata con opzione di rimborso anticipato a favore del debitore e dei depositi a vista; oopzionalità lunga (long liquidity option): la banca ha la facoltà di attuare un’operazione finanziaria che consente di ottenere liquidità aggiuntiva come, ad esempio, la vendita di titoli o l’utilizzo degli stessi come garanzia per ottenere nuovi finanziamenti;  la costruzione del maturity ladder non considera, nell’ambito dell’approccio oggetto di analisi, il possibile esercizio da parte della banca delle c.d. “opzionalità lunghe”.

17 17 Approccio dei cash-flows La costruzione del maturity ladder  la stima dei flussi di cassa non comporta alcun problema se essi sono noti con certezza, come ad esempio nel caso di un mutuo a tasso fisso e scadenza determinata;  vi sono, tuttavia, alcune poste di bilancio i cui flussi di cassa sono caratterizzati da un certo grado di incertezza, che può riguardare sia la loro entità, sia il loro profilo temporale o entrambe le componenti;  l’incertezza può derivare dal fatto che i flussi di cassa: osono funzione di determinati parametri di mercato; odipendono dal comportamento delle controparti, come ad esempio nel caso delle c.d. “opzionalità corte”. È importante sottolineare che spesso le decisioni delle controparti dipendono comunque dall’andamento e dalle aspettative di determinati parametri di mercato; osono collegati dall’andamento della qualità del credito evidenziato sia dal rating di una banca, sia dall’andamento di alcuni indicatori di bilancio come, ad esempio, il rapporto tra i crediti non performing e il totale dei crediti concessi alla clientela (NPL ratio).

18 18 Approccio dei cash-flows La costruzione del maturity ladder  Ai fini della modellizzazione dell’incertezza associata ai vari flussi di cassa è opportuno suddividere gli stessi in tre categorie:  floating cash flows: sono legati a parametri di mercato come i tassi di interesse, i tassi di cambio e gli indici azionari. La determinazione di tali flussi di cassa richiede, di conseguenza, la stima dell’andamento futuro di tali parametri;  virtual cash flows: sono riconducibili agli strumenti finanziari caratterizzati da “opzionalità corta” come i depositi a vista, le aperture di credito in conto corrente e i mutui con opzione di rimborso anticipato a favore del debitore. La determinazione di tali flussi di cassa, come detto in precedenza, dipende dal comportamento delle controparti che, a sua volta, può dipendere dall’andamento di alcune variabili di mercato;  hypothetical cash flows: sono riconducibili alle nuove operazioni di impiego e di raccolta che la banca intende fare nell’orizzonte temporale oggetto di analisi e/o al rinnovo di quelle in essere;

19 19 Approccio dei cash-flows tensioni sulla liquidità bancaria  l’analisi della dinamica temporale del gap cumulato è di particolare importanza ai fini della misurazione e gestione del rischio di liquidità;  l’attenzione del risk management deve, infatti, focalizzarsi su quelle fasce temporali in cui si ottiene un gap cumulato negativo, che, nell’ambito dell’approccio in questione, rappresenta l’esposizione al rischio di liquidità da parte della banca;  in altre parole, il rischio di liquidità si manifesta nell’eventualità che in corrispondenza di un gap cumulato negativo la banca non sia in grado di reperire le risorse finanziarie necessarie a compensarlo.

20 20 Approccio dei cash-flows i.orizzonte temporale di riferimento della posizione finanziaria netta (le banche stanno riducendo progressivamente l’orizzonte temporale della liquidità, che in media va attestandosi su tre mesi e in taluni casi arriva a sei mesi); ii.definizione di poste altamente liquide e dei relativi haircuts che possono essere smobilizzate in breve tempo per fronteggiare gli sbilanci attesi in relazione ai vari scenari. Gli scenari più diffusi sono in genere raggruppabili in tre principali categorie:  scenari di operatività normale;  scenari di tensione acute di liquidità a livello di singola banca  scenari di crisi che interessano tutto il mercato; iii.la modellizzazione dei flussi di cassa delle poste caratterizzata da opzionalità; Le Principali scelte metodologiche preventive all’adozione di uno schema di maturity ladder definite dalle Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale

21 21 Approccio dei cash-flows  dopo aver determinato le proiezioni dei cash-flow futuri nei vari scenari considerati occorre quantificare l’esposizione al rischio che la banca può sostenere mediante la determinazione della liquidità che la stessa può generare allo scopo di compensare eventuali gap cumulati negativi che si verificano durante l’orizzonte temporale oggetto di analisi;  in tale fase vengono considerate le c.d. “opzionalità lunghe”, che portano a una rettifica del maturity ladder precedentemente stimato;  è questo il c.d. approccio ibrido; Quantificazione e sostenibilità del rischio Impatto delle attività monetizzabili  nel caso di vendita dei titoli detenuti in portafoglio si registrano flussi di cassa in entrata nella fascia temporale relativa all’istante in cui avviene l’operazione. Di conseguenza diminuiscono i flussi in entrata delle fasce successive in cui erano allocati i relativi flussi di interesse e il valore di rimborso;  nel caso in cui, invece, i titoli sono costituiti in garanzia il loro valore di mercato al netto dell’haircut verrà iscritto nella fascia temporale relativa alla loro utilizzazione. In questo secondo caso i flussi di interesse rimangono nelle fasce temporali in cui erano precedentemente allocati; inoltre nella fascia temporale relativa alla scadenza del titolo viene inserito il valore dell’haircut in sostituzione di quello di rimborso.

22 22 Agenda  L’approccio dei flussi di cassa  Definizioni e concetti introduttivi  L’approccio degli stock  Prove di stress e piano di emergenza

23 23 Approccio dei cash-flows Approccio storico Approccio statistico Approccio judgment- based  si utilizza come base di riferimento eventi accaduti in passato alla banca e ad altri intermediari colpiti da fattori di rischio individuali o sistemici;  si utilizzano le informazioni storiche per ricavare attraverso opportune ipotesi sulla distribuzione dei fattori di rischio, una stima ragionevole degli shock associati a una fase di forte tensione della liquidità;  si utilizzano congetture soggettive formulate dal top management della banca e dal risk management, eventualmente con l’aiuto delle Autorità di Vigilanza o di consulenti esterni;  per prove di stress si intendono le tecniche quantitative e qualitative mediante le quali le banche valutano la propria vulnerabilità a eventi eccezionali ma plausibili.  esse si estrinsecano nel valutare gli effetti sui rischi della banca di eventi specifici (analisi di sensibilità) o di movimenti congiunti di un insieme di variabili economico-finanziarie in ipotesi di scenari avversi (analisi di scenario) Prove di stress

24 24 Piano di emergenza  ha come obiettivo proteggere la banca da situazioni di crisi di liquidità attraverso la preventiva predisposizione e successiva attuazione di strategie definizione di strategie di gestione della crisi e di procedure per il reperimento di fonti di finanziamento in caso di emergenza;  il piano considera le proiezioni future dei cash-flows e delle fonti di finanziamento della banca in corrispondenza dei vari scenari;  le prove di stress rappresentano una fase di particolare importanza dell’intero processo di misurazione e gestione del rischio di liquidità in quanto i risultati ottentui devono, successivamente essere considerati nell’ambito del piano di emergenza.  un piano di emergenza non è solo una risposta a una crisi di liquidità ma a sua volta ne influenza, in qualche misura, l’ampiezza e gli esiti:  ad esempio, un adeguato piano di emergenza in grado di consentire sin dai primi giorni il tempestivo rimborso delle passività richiamate dai risparmiatori e dagli investitori istituzionali può ridimensionare i timori del pubblico e limitare l’entità e la durata dello shock di liquidità;  analogamente, un piano che prevede fonti di fondi sufficientemente diversificate sul piano geografico e valutario può consentire alla banca di superare tensioni di funding e di agire come stabilizzatore in un contesto di mercato locale perturbato; Obiettivo e principali caratteristiche

25 25 Piano di emergenza  definizione e formalizzazione di una strategia di intervento che definisca specifiche politiche su determinati aspetti nella gestione del rischio di liquidità quali:  la composizione delle attività e delle passività;  la diversificazione e la stabilità delle fonti di finanziamento;  i limiti e le condizioni per l’accesso al mercato interbancario;  catalogazione delle diverse tipologie di tensione di liquidità per identificarne la natura (sistemica o idiosincratica) e le voci di bilancio maggiormente interessate dalle diverse ipotesi;  definizione delle responsabilità e dei relativi compiti durante una situazione di crisi. Inoltre, tale strategia deve essere documentata, soggetta periodicamente a revisione e comunicata opportunamente alle struttura potenzialmente coinvolte;  stime di back-up liquidity che, in presenza di scenari alternativi, siano in grado di determinare con sufficiente attendibilità l’ammontare massimo drenabile dalle diverse fonti di finanziamento:  definizione dell’ammontare delle risorse finanziarie ottenibili dalle diverse fonti di finanziamento e dell’ordine di utilizzo delle stesse. Tale ordine dipende ovviamente dal tipo di scenario considerato;  stima del tempo necessario per ottenere la liquidità dalle diverse fonti di finanziamento considerate. Elementi tipici di un piano di emergenza sulla base di quanto disposto da quadro regolamentare di vigilanza


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