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Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall'altro,

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Presentazione sul tema: "Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall'altro,"— Transcript della presentazione:

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2 Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall'altro, e alla resa dei conti, palpabile, l'inefficienza dello Stato. (Autore: Giovanni Falcone) L'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull'opinione pubblica. (Autore: Giovanni Falcone

3 La lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere. Se pulisci una stanza non puoi ignorare che altre stanze possono essere sporche, che magari l’ascensore non funziona, che non ci sono le scale... Io vado a Roma...per contribuire a costruire il palazzo. (Autore: Giovanni Falcone) Un'affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra. (Autore: Giovanni Falcone)

4 Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, quello con la pistola è un uomo morto. (Autore: Roberto Benigni) Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo. (Autore: Paolo Borsellino) Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la maf...ia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri. (Autore: Paolo Borsellino) Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene. (Autore: Paolo Borsellino)

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8 Palermo 23 Giugno 1992, Chiesa di San Domenico. Paolo Borsellino arriva alla chiesa a piedi da Piazza Magione, insieme alla sorella Rita, la scorta e i ragazzi, di tutta Italia, in un’imponente fiaccolata. Tra gli applausi scroscianti, che riempiono le navate, Borsellino si avvicina al pulpito, prende il microfono e di colpo cala il silenzio, un silenzio assoluto: "Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte. Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone, l’estremo pericolo che correva, perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché non si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto d’amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, e per coloro che gli sono stati accanto in questa meravigliosa avventura, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era ed è possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria cui appartiene. Qui Falcone cominciò a lavorare in modo nuovo.

9 E non solo nelle tecniche di indagine. Ma anche consapevole che il lavoro dei magistrati e degli inquirenti doveva porsi sulla stessa lunghezza d’onda del sentire di ognuno. La lotta alla mafia (…) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al p u z o del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo d’entusiasmo, conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice. Significava soprattutto che il nostro lavoro, il suo lavoro, stava anche sommovendo le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia, che costituiscono la sua vera forza. Questa stagione del sembrò durare poco, perché ben presto sopravvennero il fastidio e l’insofferenza per il prezzo che la lotta alla mafia, la lotta al male, costringeva la cittadinanza a pagare. Insofferenza alle scorte, insofferenza alle sirene, insofferenza alle indagini, insofferenza a una lotta d’amore che costava però a ciascuno non certo i terribili sacrifici di Falcone, ma la rinuncia a tanti piccoli o grandi vantaggi, a tante piccole o grandi comode abitudini, a tante minime o consistenti situazioni fondate sull’indifferenza, sull’omertà o sulla complicità. Insofferenza che finì per provocare e ottenere, purtroppo, provvedimenti legislativi che, fondati su un’ubriacatura di garantismo, ostacolarono gravemente la repressione di Cosa nostra e fornirono un alibi a chi, dolorosamente o colposamente, di lotta alla mafia non ha mai voluto occuparsi. In questa situazione Falcone andò via da Palermo. Non fuggì. Tentò di ricreare altrove, da più vasta prospettiva, le condizioni ottimali per il suo lavoro. Per poter continuare a dare. Per poter continuare ad amare.

10 Venne accusato di essersi avvicinato troppo al potere politico. Menzogna! Qualche mese di lavoro in un ministero non può far dimenticare il lavoro di dieci anni. E Falcone lavorò incessantemente per rientrare in magistratura. Per fare il magistrato, indipendente come lo era sempre stato, mentre si parlava male di lui, con vergogna di quelli che hanno malignato sulla sua buona condotta. Muore, e tutti si accorgono di quali dimensione ha questa perdita. Anche che per averlo denigrato, ostacolato, talora odiato e perseguitato hanno perso il diritto di parlare. Nessuno tuttavia ha perso il diritto, e anzi il dovere sacrosanto, di continuare questa lotta. Se egli è morto nella carne, è vivo nello spirito, come la fede ci insegna; le nostre coscienze, se non si sono svegliate, devono svegliarsi! La speranza è stata vivificata dal suo sacrificio, dal sacrificio della sua donna, dal Sacrificio della sua scorta. Molti cittadini, è vero, ed è la prima volta, collaborano con la giustizia nelle indagini concernenti la morte di Falcone. Il potere politico trova, incredibilmente, il coraggio di ammettere i suoi sbagli e cerca di correggerli, almeno in parte, restituendo ai magistrati gli strumenti loro tolti con stupidi pretesti accademici. Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro, occorre dare un senso alla morte di Giovanni, alla morte della dolcissima Francesca, alla morte dei valorosi uomini della sua scorta. Sono morti per tutti noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera; facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando di trarre dal sistema mafioso i benefici che potremmo trarre ( anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia: troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano più innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito. Dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo"

11 Alcune frasi di Falcone L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Altrimenti non è più coraggio, è incoscienza! Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. Il sospetto è l'anticamera della calunnia.

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13 Quando incominciai in terza media credevo fosse solo un semplice pon..Invece era qualcosa che mi aveva preso nel profondo del mio cuore mi aveva colpito e mi chiedevo come possono due persone (Falcone e Borsellino) sacrificare la propria vita? Con che coraggio dicevano e facevano tutto quello? Poi con il passare del tempo capii mi resi conto lo facevano per rendere il mondo migliore per lasciare alle nuove generazioni un mondo migliore sconfiggere il male. Ora che ci penso sono felice perché il loro sacrificio non è andato perso ma tutti noi ne abbiamo fatto tesoro almeno io si. E con questo il mio sogno che era quello di diventare un carabiniere sentivo che si plasmava sempre più e tutt’ora ci credo.. Si ci credo sento che posso farcela non mi manca niente voglio solo fare quello che posso fare anche se in piccola parte voglio provarci. Questa storia mi ha colpito molto e devo ringraziare il professor. Matteo d’ingeo per avermi dato la possibilità di rimettermi in gioco e trasmettere le mie conoscenze ad altre persone potrà essere anche un piccolo contributo ma fatene tesoro TUTTO ORMAI DIPENDE DA NOI Labriola Francesco 2°C

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15 Un piccolo ricordo per due EROI Gli avremmo voluti ricordare cosi scherzosi che magari dopo una giornata di duro lavoro si fumano una sigaretta. Due uomini che come loro non esistono più neanche se li inventano. Due uomini che non avevano paura di niente andavano avanti contro tutto e tutti la morte?? Si ormai era diventata la loro paura più grande ma purtroppo abbiamo ancora dei VIGLIACCHI che sono pronti ad uccidere per rinnegare la verità. Spero soltanto un giorno che altre persone coraggiose come loro prendano le redini della situazioni in mano è finalmente potremo TUTTI senza distinzioni annientare la mafia

16 Spero soltanto di non avermi annoiato con i miei commenti ma dovevo farli vi ringrazio tutti per l’attenzione Lavoro fatto da : Labriola Francesco, Luigi ercole, Vito Labbrino


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