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Il fascismo 30 ottobre 1922- 25 luglio 1943. 1919: il programma di San Sepolcro Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario.

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1 Il fascismo 30 ottobre luglio 1943

2 1919: il programma di San Sepolcro Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo. PER IL PROBLEMA POLITICO, NOI VOGLIAMO: a) suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne. b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni. c) L'abolizione del Senato. d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato. e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro. f) L'elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo. PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO: a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro. b) Minimi di paga. c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria d) L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici. e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti. f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

3 PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO: a) L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale. b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi. c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo. PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO: a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze. b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi. c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% per cento dei profitti di guerra. d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini.

4 Lo squadrismo Balbo annotava nel suo diario, il 28 luglio 1922: «L’incendio del grande edificio proiettava sinistri bagliori nella notte. Tutta la città ne era illuminata. Dobbiamo oltre a tutto dare agli avversari il senso del terrore. Non si uccidono impunemente i fascisti» Il Popolo d’Italia: «La canaglia rossa deve essere strozzata inesorabilmente ogni volta che ardisce rialzare la testa». Una spedizione guidata da Maggi, segretario provinciale di Milano, compì «l’opera sacra e sana della rappresaglia. Venne devastata la casa dell’on. Campi, sindaco di Gallarate, e dell’on. Avv. Buffoni, entrambi celebri facoltosi predicatori di violenza e di agguati». La Camera del lavoro venne data alle fiamme. «Negli uffici il muratore onorevole Campi provò il sapore del manganello fascista che gli ruppe soltanto le corna senza gravi conseguenze». Fu incendiato anche il circolo socialista «e le fiamme benefiche epurarono l’ambiente, lavando l’onta del delitto di Cardano al Campo». Le squadre rimasero a presidiare la zona «pronte a rintuzzare qualsiasi provocazione».

5 Il Popolo d’Italia descrive i 12 aprile come un tipico esempio di «spedizione terroristica». Una colonna di fascisti «riunitasi in un attimo, si diresse alla volta della Camera del lavoro e vinta una breve resistenza vi penetrò e gettate carte, documenti, suppellettili ed altro nella strada sottostante vi appiccò fuoco». I fascisti invasero la sede del giornale «La Giustizia»: sfondata la porta «chiusa ermeticamente, irruppe nei locali di direzione», dove si trovava Prampolini5 «che con la massima gentilezza venne invitato ad uscire e fu condotto anzi da due fascisti alla propria abitazione». Nel frattempo, altri fascisti distruggevano «tutto quanto si trovava nello studio dell’on. Zibordi e negli altri locali e veniva danneggiato il materiale della tipografia nel reparto dei caratteri e della linotype. Alla fine veniva appiccato il fuoco all’edificio. Contemporaneamente un altro gruppo di fascisti penetrava nei locali del Club socialista in via Cairoli distruggendo ogni cosa [...] anche qui i mobili, le carte ed il resto fu ammucchiato al centro del vasto salone ed incendiato». La polizia, giunta a devastazione compiuta, disperse le squadre, perquisì la sede del Fascio e arrestò un centinaio di fascisti, subito dimessi perché a loro carico non risultò nulla. Il giorno dopo, gli operai si astennero dal lavoro per protesta ma rimasero a casa, mentre i fascisti organizzarono una manifestazione patriottica nella città imbandierata, fra la «popolazione entusiasta» che «dimostrò di approvare nella maggioranza l’operato dei fascisti che toglie la città da un incubo che durava da troppi anni».

6 Le leggi fascistissime e la fascistizzazione 1925: patto Vidoni, legge contro le associazioni segrete, il presidente del Consiglio diventa capo del governo e risponde solo al re, introduzione del saluto romano fascista. 1926: riforma amministrazioni locali, eliminazione elezione, sostituzione del sindaco con il podestà, nominato dal prefetto. Unico partito ammesso il PNF, chiusura e controllo dei giornali tra cui l’Avanti!, istituzione del confino di polizia, reintroduzione della pena di morte, creazione dell’OVRA e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, confisca dei beni e perdita della nazionalità per i fuoriusciti

7 La politica economica : liberismo. Incentivazione dell’iniziativa privata con capitali pubblici, riduzione della tassazione sulle imprese, riduzione degli impiegati pubblici, licenziamento di numerosi ferrovieri, privatizzazione dei servizi telefonici e delle assicurazioni, aumento della giornata lavorativa a 9 ore. Conseguenze: aumento della produzione e delle esportazioni : protezionismo. Avvio di un programma di bonifiche e lavori pubblici (infrastrutture e edilizia). Elettrificazione della rete ferroviaria. Istituzione dell’ANAS, miglioramento della rete telefonica. Battaglia del grano. Conseguenza: Aumento del prezzo del grano. Campagna di rivalutazione forzata della lira: Quota 90 (cambio lira-sterlina nel 1922, salito a 154 nel 1926). Conseguenze: abbattimento delle esportazioni, chiusura di molte fabbriche, aumento della disoccupazione. Concessione agli industriali di riduzione dei salari, alleggerimento del carico fiscale, riduzione dei canoni d’affitto ad un massimo di quattro volte quelli dell’anteguerra, calmiere comunale sui prezzi. Peggioramento delle condizioni dei lavoratori a salario fisso. Reintroduzione dei dazi (zucchero, frumento, carta per i giornali, manufatti tessili, macchinari e materie prime, prodotti metallurgici, plastici e di gomma). Invito per legge alle amministrazioni militari e civili a preferire prodotti italiani. Campagna demografica. “Il numero è potenza”.

8 : dirigismo. ‘31, Creazione dell’IMI (Istituto mobiliare italiano) specializzata nel finanziamento di attività industriali tramite l’emissione di obbligazioni. Salvataggio di alcune industrie quali Italgas e Acciaierie Terni.. ‘33, Creazione dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), rileva le partecipazioni delle banche in crisi (Banco di Roma, Credito italiano, Banca commerciale italiana) in diverse industrie e servizi e procede alla ristrutturazione delle aziende. Controlla settori importanti quali la cantieristica, i trasporti, la siderurgia e la meccanica. Lo Stato diventa mediatore finanziario e imprenditore industriale, nasce l’industria di stato. Rafforzamento del legame tra fascismo, grande industria e alta finanza. Commesse statali per il riarmo : autarchia, aumento spese per gli armamenti. Aumento del costo delle merci e riduzione della loro qualità, funzione ideologica e di propaganda, proiezione dell’Italia in un’economia di guerra.

9 La campagna demografica : lancio della campagna demografica secondo il motto “il numero è potenza”. Coincidenza con i valori della Chiesa cattolica. Tassa sugli scapoli (ma non sulle nubili!), privilegi di carriera per gli statali sposati con prole. Istituzione della “Giornata della madre e del fanciullo” e dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia.

10 Politica del lavoro. Il mito della terza via 2 ottobre 1925: patto di palazzo Vidoni. Confindustria riconosce i soli sindacati fascisti 1926: legge sindacale. Il sindacalismo è inquadrato e controllato dallo Stato. Ad ogni categoria di lavoratori è concesso un solo sindacato fascista. Le vertenze di lavoro sono giudicate da una magistratura apposita. L’autodifesa di classe è vietata (scioperi e serrate). Costituzione dello Stato corporativo. 1927: il Gran Consiglio del Fascismo approva la Carta del lavoro che enunciava i principi fondamentali della legislazione successiva in materia di lavoro. Valore supremo dell’interesse dello Stato su quelli dei diversi gruppi sociali; il lavoro è un dovere sociale tutelato dallo Stato; solo il sindacato riconosciuto dallo Stato ha il diritto di rappresentare legalmente tutte le categorie; nel contratto collettivo nazionale si esprime la solidarietà tra i vari fattori della produzione; si riafferma la preminenza dell’iniziativa privata su quella pubblica; diritto al riposo settimanale, alle ferie, ad un’indennità per il lavoro notturno e per il licenziamento, criteri per la previdenza e l’infortunio.

11 1930: Istituzione di un Consiglio nazionale delle Corporazioni al vertice dell’ordinamento corporativo, costituito da rappresentanti dei grandi rami della produzione e delle professioni. Funzioni consultive (parere sulla legislazione e sui ricorsi in materia di lavoro e corporazioni) e normative (coordinamento delle leggi sui rapporti di lavoro, controllo dell’attività assistenziale) 1933: creazione dell’Istituto nazionale fascista assicurazioni infortuni sul lavoro (INFAIL) e dell’Istituto nazionale fascista per la previdenza nazionale (INFPS) 1934: nascita delle Corporazioni. 22, suddivise per cicli produttivi e branche professionali (cereali, metallurgia, edili, comunicazioni interne, ecc.). Formazioni interclassiste, compito di formulare norme per il regolamento dei rapporti lavorativi ed economici. Funzione prevalentemente ideologica. 1939: la Camera dei fasci e delle corporazioni sostituisce la Camera dei deputati

12 La legge elettorale del’28: il plebiscito Il Gran Consiglio del fascismo redigeva una lista di 400 candidati alla Camera dei deputati, scelti tra i personaggi più illustri del paese. Gli elettori potevano esprimersi o a favore o contro con un sì o un no all’intera lista. Nessuna segretezza del voto, schede con colori diversi

13 I rapporti con la Chiesa 11 febbraio 1929: patti Lateranensi, costituiti di tre parti, un trattato, una convenzione finanziaria e un concordato. Il Trattato riconosceva il cattolicesimo come unica religione di stato e l’indipendenza dello stato del vaticano. Il Vaticano riconosceva il Regno d’Italia e Roma come sua capitale. La convenzione finanziaria riconosceva al papa un indennizzo di 1 mld e 100 mln di lire per la perdita del potere temporale Il concordato regolava i rapporti tra stato e chiesa nella vita civile. Lo stato proteggeva il clero nell’esercizio delle sue funzioni, riconosceva il carattere sacro di Roma, l’esonero dei seminaristi e dei sacerdoti dal servizio militare, l’allontanamento dai pubblici uffici dei preti dissidenti, gli effetti civili del matrimonio religioso, l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nella scuola secondaria, l’Azione cattolica. La Chiesa accettava di sottoporre i vescovi al beneplacito dello Stato e a prestare giuramento di fedeltà all’Italia. Abbandono della tradizione cavouriana della libera chiesa in libero stato 1931: conflitto con l’Azione cattolica che rivendica piena autonomia nell’educazione. Epurazione dell’A.C. da elementi antifascisti, suo ridimensionamento.

14 Il mito del capo carismatico

15 I mass media

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19 Il controllo dell’educazione e della cultura

20 Le organizzazioni giovanili L’organizzazione nazionale balilla Le Figlie della lupa I Fasci giovanili La Gioventù italiana del Littorio

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