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CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 1 FONDAMENTI DI ETICA GENERALE CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA PER LISTRUZIONE SCOLASTICA SECONDARIA DI SECONDO.

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Presentazione sul tema: "CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 1 FONDAMENTI DI ETICA GENERALE CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA PER LISTRUZIONE SCOLASTICA SECONDARIA DI SECONDO."— Transcript della presentazione:

1 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 1 FONDAMENTI DI ETICA GENERALE CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA PER LISTRUZIONE SCOLASTICA SECONDARIA DI SECONDO GRADO III lezione ASL Sa 1 VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE CENTRO DI CULTURA BIOETICA DIOCESI DI NOCERA-SARNO

2 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 2 La coscienza luomo non è un robot morale: può interiorizzare codici e principi, ma è poi chiamato ad agire in coscienza. In ciò grande è la responsabilità e la dignità della persona umana. la parola italiana coscienza corrisponde alla parola greca e a quella latina cum scientia coscienza è scire cum, conoscere insieme a distinguiamo una coscienza psicologica, che coglie la realtà e la presenta al soggetto, e una coscienza morale, relativa agli atti umani, che a noi qui interessa la coscienza non è altro che luomo che ragiona (ragione pratica per dirimere il bene dal male) la ragione ha solo il compito di far comprendere dovè il bene e dovè il male, poi spetta al soggetto decidere, volere e se la coscienza in casi particolari non sa indicarci con certezza la via da seguire? e quando la coscienza è erronea?

3 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 3 Letica il termine etica viene dal greco che significa comportamento, costume; ma in greco cè anche il termine che esprime il modo dessere morale, cioè la dimora interiore della persona, ovvero la morale. Morale viene dal latino mos – moris che racchiude in sé il significato di entrambi i termini greci qualcuno pone una distinzione tra etica e morale letica è scienza categorico-normativa degli atti umani alla luce della ragione. E scienza in quanto con una propria metodologia affronta in modo sistematico e globale lo studio degli atti umani liberi e volontari (cioè consapevoli); è categorico - normativa poiché, studiando lagire libero delluomo, distingue il bene dal male (normatività) ed il probabile dal possibile (categoricità)

4 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 4 Gli atti umani Fattori psichici, socio-culturali, circostanziali possono condizionare latto libero e volontario tuttavia il soggetto, guardandosi dentro, può sempre percepire di essere lui – e non altri – la causa di ciò che avviene, e ciò dal momento del concepimento dellazione (atto elicito) fino alla sua messa in atto libera e consapevole (atto imperato) anche negli eventi a catena è sempre implicata la volontà delluomo in ogni atto della catena luomo ha la capacità di prevedere le conseguenze delle sue scelte ancora prima di metterle in atto ed in ciò esercita la sua responsabilità e le sue azioni sono moralmente classificabili come bene o come male.

5 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 5 Libertà e responsabilità In apparenza libertà e responsabilità sembrerebbero in antitesi esiste un soggetto che ha volontà, ragione, ecc; la libertà è una qualificazione del volere del soggetto umano che agisce in libertà. Non cè libertà senza responsabilità e viceversa la ragione ha la capacità di vedere, come in un orizzonte infinito, i beni contingenti di cui si può servire; la volontà, poi, opera la scelta in modo libero: per questo cè nelluomo la fatica del dover decidere libertà da…,o libertà per…? responsabilità viene dal latino respondeo che significa dar conto a… dellatto liberamente compiuto

6 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 6 Il valore morale Il valore, in senso generico, è un bene che attira il soggetto che lo scopre, poiché vale, cioè vale la pena che cè da pagare per poterlo ottenere Molti sono i valori che ci attirano…..Tuttavia cè un valore speciale che richiama più fortemente la nostra adesione ed è il valore morale. Esso è adesione al bene e rifiuto del male. è in base al valore morale che valutiamo la persona e i suoi atti umani, giudicandola come buona o cattiva unazione, anche se utile; tuttavia non la compiamo se il valore morale lo vieta al contrario, quando malgrado il veto morale compiamo questazione, ecco che compare il rimorso, cui può seguire il pentimento

7 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 7 Caratteri del valore morale 1. E legato allatto umano libero e responsabile. 2. E un valore in sé (non è in funzione di altri valori). 3. E assoluto (non può essere posposto ad altri valori). 4. E del singolo individuo (non può essere delegato ad altri). 5 Ha carattere di obbligatorietà nella libertà (pur essendo liberi di scegliere, il valore morale ci obbliga a scegliere la strada del bene). Il valore morale, dunque, è il valore personale per eccellenza: ogni persona si realizza facendo il proprio lavoro alla luce del valore morale; egli è lunico autore dei suoi atti liberi e, esercitando questa libertà nel bene e nel male, si rende buono o cattivo. Ma è universale? (vale per ogni essere umano i ogni tempo e luogo nelle stesse circostanze?).

8 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 8 Lessenza del valore morale Perché qualcosa è visto come bene o male? Nella storia delluomo il bene è stato messo in relazione a diverse motivazioni: Bene come osservanza di norme fuori delluomo (estrinsecismo). Bene legato allagire in vista del raggiungimento della felicità, del piacere, della salvezza… (eudemonismo – edonismo). Bene come azione che favorisce il bene comune, il bene degli altri, del proletariato… (etiche altruiste o comunitarie, come lUtilitarismo, che propugna il massimo beneficio per la maggior parte delle persone, o il Sociologismo, che vuole favorire il bene della società). Bene legato allagire libero (etiche della libertà svincolate dalla morale) B ene legato alla conformità dellatto umano con la ragione (etiche della ragione). Il legame non è con la ragione formale, ma con la ragione aperta allessere

9 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 9 Ragione formale e ragione aperta allessere per la ragione formale ciò che conta è che chi ragiona sia coerente col suo modo di ragionare, per cui la stessa morale è legata al modo di vedere di chi ragiona. Massimo esponente di questo pensiero è E. Kant Per ragione aperta allessere si intende, invece, la capacità di conoscere la realtà così come essa è, sia pure in modo limitato. La ragione, nel valutare ciò che è bene, non attinge a ciò che essa stessa, nel suo limite, considera come tale, ma fa riferimento a qualcosa di esterno ad essa, colto come garanzia di un retto giudizio. Ciò significa che è necessaria la cognizione dellassoluto per comprendere veramente il contingente

10 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 10 La legge morale naturale Gli esseri non razionali sono governati in modo inconsapevole (istinto) Gli esseri razionali sono guidati dalla conoscenza e dalla libera volontà a partecipare alla legge morale naturale (LMN) la LMN consta di quei principi naturali che la ragion pratica scopre nella sua stessa natura e che le danno la capacità di conoscere il bene e il male questa conoscenza avviene in modo spontaneo e naturale (non soprannaturale), poiché la ragione non apprende questa funzione, ma la scopre dentro di sé

11 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 11 La LMN è universale e immutabile nella natura umana non cè solo la componente fisica; essa, infatti, è anche cultura, cioè coltivazione dello spirito tramandata nei secoli ne è esempio la capacità degli uomini di comprendersi anche se di razze o epoche diverse quindi la natura umana ha una sua peculiarità ed è uguale per tutti gli uomini di tutti i tempi i principi che la ragione coglie nella sua natura e che le permettono di distinguere il bene dal male sono oggettivi, non legati al singolo uomo, ma patrimonio dellumanità di tutti i tempi

12 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 12 La LMN è uninvenzione della religione? Il Valore Morale e la Legge Morale Naturale sono patrimonio congenito delluomo di tutti i tempi, infatti ne troviamo traccia in autori pre-cristiani, quali Cicerone e Seneca.

13 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 13 La L.M.N. in autori pre- cristiani nel De Republica Cicerone afferma: Est quidem vera lex recta ratrio naturae, diffusa in omnes, constans, sempiterna, quae vocet ad officium jubendo, vetendo a fraude deterreat;...Huic legi non abrogari fas est neque derogari ex hac aliquid licet neque tota abrogari potest, nec vero aut per senatum aut per populum solvi hac lege possumus, neque est quaerendus explanator aut interpres eius alius, nec erit alia lex Romae, alia Athenis, alia nunc, alia posthac, sed et homnes gentes et omni gentes et omni tempore una lex et sempiterna et immutabilis continebit, unusque erit communis quasi magister et imperatur omnium deus, ille legis huius inventor, disceptator, lator; cui qui non parebit, ipse se fugiet ac naturam hominis aspernatus hoc ipso luet maximas poenas, etiamsi cetera supplicia, quae putantur, effugerit. ( De Republica, 3,3 ) Seneca, insieme a Cicerone, rappresenta lesponente più significativo della prosa filosofica romana: egli esprime la sua concezione della vita e delluomo nelle Epistulae ad Lucilium, lopera filosofica più profonda ai fini della comprensione del suo messaggio. In tale opera (58, 32 – 37) viene ripresa ed elaborata in maniera personale la dottrina stoica del suicidio. Esso è lecito e addirittura doveroso, quando alluomo diventa impossibile vivere secondo natura, ossia secondo la retta ragione, la sapienza e la virtù. Per Seneca, infatti, chiunque non è più padrone delle sue capacità razionali, avendo perso il senso e lo scopo della vita, deve porre fine ai suoi giorni.

14 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 14 La recta ratio di Cicerone Nel De Officiis (I doveri), ultima opera filosofica di Cicerone in tre libri, dedicata al figlio Marco, si parla dellutile e dellonesto e si espongono precetti di etica pratica, seguendo la fonte del filosofo stoico Panezio di Rodi. Nel I libro, che a noi interessa, si chiarisce che l honestum, bene morale, in relazione al quale si stabiliscono i doveri, scaturisce dalle tendenze naturali delluomo, cioè dalla sua natura razionale (recta ratio). … Et eadem natura vi rationis… impellit… parare ea quae suppeditent ad cultum et ad victum…( Libro I Cap. IV) Lhonestum si esprime in quattro virtù: Sapienza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. La Sapienza è da intendersi come aspirazione naturale delluomo al vero: La Giustizia è da intendersi come desiderio naturale delluomo di unirsi in comunità organizzate: La Fortezza o magnanimità è da intendersi come aspirazione naturale a fatti gloriosi in nome non della cupidigia, ma dellutilità comune: La Temperanza è da intendersi come aspirazione naturale delluomo allordine e alla bellezza:

15 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 15 La L.M.N. nei documenti cattolici Lettera di S. Paolo ai Romani: Quando i pagani, che non hanno la legge (rivelata, cioè i Comandamenti, n.d.r.) per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo la legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano, ora li difendono. (Rom. 2, 14-15) Nei documenti del Concilio Vaticano II leggiamo: Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. (Gaudium et Spes, § 16)

16 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 16 Per riassumere Da quanto esposto risulta chiaro che la retta ragione o coscienza non è un'invenzione della religione, né è un'optional, ma è una dimensione costitutiva della persona umana di tutti i tempi, testimone di una legge innata (perciò naturale) che gli indica ciò che è bene e ciò che è male. tale legge non si impone in modo cieco all'uomo che, dotato di ragione, ha la facoltà di coglierla in se stesso e di aderirvi liberamente. la stessa Rivelazione, oggetto di fede dei cattolici, poggia sulle solidi basi della Legge Naturale e della coscienza oltre a quanto già detto, ricordiamo come i Dieci Comandamenti non siano altro che l'estrinsecazione di norme già presenti nel cuore dell'uomo (e riportate in massima parte nei codici legislativi dei popoli di tutti i tempi), così come l'honestum di Cicerone si rispecchia nelle Virtù cardinali della Chiesa ( prudenza, giustizia, fortezza e temperanza ).

17 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 17 Alcuni interrogativi Perché allora gli uomini agiscono in modo così diverso? perché in comunità diverse cè un comportamento morale diverso? Perché cè divergenza di vedute su ciò che è bene perché i comportamenti morali cambiano nel tempo? O ccorre distinguere cause soggettive e cause oggettive: CAUSE SOGGETTIVE: sono legate alle difficoltà che luomo trova nel processo di comprensione della sua natura (esempio della schiavitù) CAUSE OGGETTIVE: sono quelle esterne alluomo (esempio delleconomia)

18 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 18 I fattori intrinseci della moralità la ragione dell'individuo umano, nel valutare un atto da esso compiuto, prende in considerazione i tre fattori che caratterizzano l'atto per vedere se essi sono conformi a se stessa, cioè al retto agire l'atto umano è composto da: oggetto, fine e circostanze

19 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 19 I fattori intrinseci della moralità (segue) L'oggetto è ciò cui tende l'azione; esso rivela il significato morale dell'atto. Va specificato che per "oggetto" non intendiamo un corpo materiale, ma l'oggetto in rapporto alla ragione Il fine, o scopo dell'azione, è ciò a cui tende l'individuo mediante l'oggetto. Si può definire anche come l'intenzione o la motivazione di chi opera; il fine ci chiarisce il carattere morale del soggetto. Distinguiamo un finis operationis che specifica ciò che l'atto realizza (es. creare un orologio), un finis operis che indica la finalità dell'opera realizzata (es. segnare l'orario) e un finis operantis, cioè il fine di colui che compie l'opera in questione (es. per vendere l'orologio, per regalarlo, ecc.). Cambiando l'intenzione, cambia la moralità di chi opera

20 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 20 I fattori intrinseci della moralità (segue) le circostanze : gli atti avvengono sempre in circostanze varie, che sono elementi esterni all'atto, capaci di condizionarlo. Sono definite dalle note espressioni: "chi", "come", "quando", "con chi", "dove" ("perchè" merita considerazione a parte, data la sua importanza). non tutte le circostanze hanno lo stesso peso morale. Le circostanze neutre non influenzano il valore morale (es. ascoltare da soli la TV ad alto volume); le circostanze moralizzanti conferiscono ad un atto di per sé neutro un'entità morale positiva o negativa (es. ascoltare la Tv ad alto volume disturbando i presenti); le circostanze aggravanti e/o attenuanti sono quelle che modificano il valore morale di un atto aggravandolo o attenuandolo (es. un furto fatto in un momento di bisogno, ovvero fatto per sfregio); le circostanze specificanti conferiscono una particolare dimensione morale all'atto di per sé già carico di una valenza morale (es. sacrilegio = rubare un oggetto sacro - parricidio = uccidere il padre )

21 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 21 Rapporto intrinseco tra i tre fattori Oggetto e fine possono coincidere (es. rubare per procurarsi dei soldi) o non coincidere (es. rubare per dare soldi ai poveri); tuttavia l'azione può dirsi "buona" solo se integra nel suo complesso, cioè se l'oggetto e il fine sono entrambi "buoni". Se la (retta) ragione vede come male il fine e/o l'oggetto, tutta l'azione sarà considerata un "male" ("Bonum ex integra causa, malum ex cocumque defectu"). Quindi il fine non giustifica i mezzi: se la volontà, volendo un fine buono si serve di un mezzo cattivo, essa aderisce in effetti al male, poiché, di fatto, essa vuole anche quel mezzo di cui si rende responsabile. Naturalmente vanno considerate anche le circostanze che, pur non cambiando, di solito, la moralità dell'atto, talora la sovvertono. Ad esempio, appropriarsi del proprio stipendio non ancora pagato in un momento di bisogno è tecnicamente un furto che, tuttavia, trova una giustificazione morale

22 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 22 Principio del duplice effetto da un'azione che ha un fine buono, ottenuto con mezzi buoni (o moralmente indifferenti), può scaturire un duplice effetto: Uno positivo ed uno negativo, generato collateralmente dall'effetto positivo. Facciamo degli esempi. 1) Per difendere una città dal nemico ed evitare un eccidio certo occorre distruggere subito un ponte su cui giocano dei bambini. Fine: salvare la città. Mezzo: distruzione immediata del ponte. Effetto secondario non voluto ma inevitabile: morte dei bambini. L'azione è moralmente giustificata se non ci sono alternative 2) Uccidere degli ostaggi per ricattare il comandante nemico e salvare la città. Fine: salvare la città. Mezzo: ricattare il comandante nemico. Mezzo associato: uccisione degli ostaggi. L'azione è moralmente ingiustificata

23 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 23 Principio del duplice effetto (segue) perché un'azione sia considerata moralmente buona, occorre che siano rispettate alcune condizioni: l'effetto collaterale negativo non sia anche mezzo (cioè anteriore al fine voluto). Nel primo esempio i bambini sono uccisi prima di bloccare il nemico; nel secondo esempio uccisione e ricatto coincidono e sono anteriori al fine l'effetto collaterale negativo non sia voluto. Nel primo esempio non c'è il desiderio di uccidere i bambini non ci sia altro modo di raggiungere il fine. Nel primo esempio, se si potesse fermare il nemico in altro modo, o ci fosse il tempo di allontanare i bambini dal ponte, bisognerebbe farlo, altrimenti la morte dei bambini sarebbe voluta e l'azione non sarebbe più moralmente giustificata ci sia proporzione tra il bene da raggiungere (fine) e l'effetto negativo collaterale. Nel primo esempio, se la città fosse già stata evacuata e la sua conquista non comportasse la perdita di numerose vite umane, la morte dei bambini - con la distruzione del ponte - non sarebbe giustificata

24 CORSO DI FORMAZIONE IN BIOETICA - MODULO BASE 24 Principio del duplice effetto (segue) Facciamo ancora un esempio: Ad un malato terminale che soffre molto si possono somministrare analgesici potenti (morfina), ma ciò potrebbe abbreviargli la vita. Se sono rispettate le condizioni di cui sopra, la morte dell'ammalato è da considerare un effetto collaterale non desiderato, e l'azione è moralmente buona; se invece si desidera proprio far morire l'ammalato per non farlo soffrire (eutanasia), l'effetto diventa anche mezzo voluto e l'azione è cattiva la dove il ricorso alleutanasia è ritenuto un atto moralmente illecito. In conclusione possiamo dire che oggetto, fine e circostanze dell'azione vanno considerati in modo globale: se uno solo di essi è moralmente negativo, tutta l'azione è un "male".


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