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Giacomo Leopardi (1798-1837). 2 La formazione giovanile Per seguire da vicino la formazione di Leopardi è indispensabile partire dalla sua collocazione.

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1 Giacomo Leopardi ( )

2 2 La formazione giovanile Per seguire da vicino la formazione di Leopardi è indispensabile partire dalla sua collocazione geografica e culturale. Chiuso nelluniverso angusto e provinciale di Recanati, nella Marca pontificia, Leopardi ebbe una formazione tipica della classe aristocratica cui apparteneva (rigore degli studi e dei comportamenti; precettori privati) Dopo i primi precettori privati, utilizzò in gran parte e in maniera del tutto autonoma il patrimonio bibliografico raccolto nella ricchissima biblioteca di famiglia, grazie al quale iniziò unattenta e originale attività di studioso delle lingue antiche e dei testi classici, in greco, in latino e in ebraico.

3 3 La formazione giovanile

4 4 Questo giovanile periodo di studi, che egli definì come «sette anni di studio matto e disperatissimo», minò profondamente una salute già precaria e cagionevole, ma daltro lato lo avvicinò decisamente a unidea del mondo classico inteso come patrimonio di valori intellettuali e esistenziali assolutamente irrecuperabile dai moderni. Le sterminate letture di questi anni lo portarono a stretto contatto con la poesia e la prosa degli antichi greci e latini. Ricostruire le sue conoscenze sarebbe in questa sede impossibile. Peraltro, egli stesso annotò, in un personale Elenco di letture, le centinaia di testi che assimilò in anni di interminabili studi: la lista è impressionante per quantità e qualità.

5 5 La formazione giovanile Allinterno di una visione classicista e illuminista della cultura e della poesia che egli non rifiutò nemmeno nella fase della maturità, il pensiero di Leopardi si articolò e si sviluppò in maniera dinamica e dialettica, attraversando momenti di accelerazione e di spinta, di rottura e di cambiamento. Di fondamentale importanza sono poi le letture dei filosofi del Sei-Settecento: Locke; Fontenelle; Montesquieu; Bayle e Holbach (Sistema della natura); Rousseau; Buffon e i naturalisti; il Voltaire del Poema sul disastro di Lisbona Questo laboratorio intellettuale, che si configura come un pensiero continuamente in divenire, ebbe nello Zibaldone un punto di riferimento letterario inesauribile e fondamentale.

6 6 Cronologia della vita e delle opere 1817: Inizio dello Zibaldone. Amicizia con Pietro Giordani 1819: Tentata fuga da Recanati. Crisi filosofica. Scrive Linfinito : Leopardi soggiorna a Milano, Bologna, Firenze, Pisa, con periodici ritorni a Recanati 1824: Composizione delle prime 20 Operette morali Pubblica le 10 Canzoni classiche : Compone i canti pisano-recanatesi 1834: Seconda edizione delle Operette morali 1835: 2° edizione dei Canti (Napoli, Starita) 1836: Il tramonto della luna; La ginestra 1831: 1° edizione dei Canti (Firenze, Piatti) : Sette anni di studio matto e disperatissimo 1798: Nasce a Recanati 1837: Muore a Napoli

7 7 Gli scritti filologici 1813: Storia dellastronomia 1814: De viris doctrina claris di Esichio Milesio, cui seguono il Porphyrii de vita Plotini et ordine librorum eius, i Commentarii de vita et scriptis rhetorum. Ancora dal greco traduce i Fragmenta Patrum Graecorum. 1815: Scrive il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi e unOrazione agli Italiani in occasione della liberazione del Piceno di tono reazionario che ancora risente dellinflusso paterno. Traduce quindi gli idilli di Mosco e la Batracomiomachia. 1816: Discorso sopra la vita e le opere di M. Cornelio Frontone, scoperte e edite da Angelo Mai; pubblica sullo «Spettatore italiano e straniero» di Milano il Parere sul Salterio ebraico, il discorso Della Fama di Orazio presso gli antichi, e la traduzione del libro I dellOdissea. Traduce le Inscrizioni greche triopee e quindi il II libro dellEneide che stampa a Milano lanno successivo. 1817: Traduce le Antichità romane di Dionigi dAlicarnasso e la Titanomachia di Esiodo

8 8 Nato come insieme di appunti e di riflessioni, a partire soprattutto dalle letture e dagli interessi che egli coltivò nella biblioteca di famiglia, lo Zibaldone raggiunse alla fine dimensioni gigantesche per la quantità e la qualità dei materiali accumulati. Iniziato nel 1817 – anno in cui Leopardi avviò il carteggio con il letterato Pietro Giordani – lo Zibaldone venne definitivamente abbandonato nel Composto da 4526 pagine manoscritte, in una grafia peraltro assai corretta e ordinata (frutto evidentemente di una precedente stesura in brutta copia su fogli andati dispersi), lo Zibaldone rappresenta unopera unica nel suo genere e senza precedenti nella letteratura italiana. Lo Zibaldone

9 9 Gli studiosi di Leopardi si sono divisi sulla interpretazione di questo materiale. Alcuni lo hanno considerato soltanto unanticamera delle opere maggiori (i Canti e, soprattutto, le Operette morali); altri lo hanno ritenuto invece unopera vera e propria, con tutti i rischi e la complessità che si può incontrare a leggere in modo uniforme e omogeneo un libro così vasto e profondo. Nello Zibaldone Leopardi annota e approfondisce tutti i temi del proprio pensiero. Nella forma, lo Zibaldone assomiglia molto a quella del diario filosofico, ma gli argomenti spaziano dalla filologia alla storia, dalla critica letteraria alla scrittura autobiografica. Lo Zibaldone

10 10 Lo Zibaldone Autografo della pagina 1043 dello Zibaldone, maggio 1821

11 11 Classicismo e romanticismo La personalità letteraria di Leopardi appare del tutto distante dalle mode romantiche, dal gusto popolare, dalla battaglia per un pubblico ampio e borghese che la cerchia dei romantici milanesi stava conducendo intorno al Apparentemente isolato dal contesto letterario nazionale, egli seguì invece con straordinaria prontezza e attenzione tutto il dibattito che si stava conducendo sulle principali riviste dellepoca: un dibattito che lo vide anche partecipe in prima persona, tra il 1816 e il 1818, con alcuni interventi di notevole spessore che però rimasero inediti nonostante le pressioni dello scrittore (le due lettere ai compilatori della Biblioteca Italiana)

12 12 Classicismo e romanticismo Il più compiuto e organico disegno di riflessione metaletteraria è rappresentato dal Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica (1818) – uno scritto giovanile rimasto a lungo inedito e composto in polemica alle Osservazioni sul Giaurro di Byron di Ludovico Di Breme – in cui Leopardi esprimeva il proprio deciso dissenso dalle teorie romantiche del patetico e del sublime, dalla funzione civilizzatrice della ragione, dallidea del progresso tecnico-scientifico e dalla missione utilitaristica della poesia. Una posizione, questa del giovane Leopardi, che sarà in seguito superata ma mai pienamente rinnegata: essa piuttosto tendeva a cogliere nel mondo classico unetà di generose illusioni ormai improponibili nellepoca moderna. Ma il Discorso di un Italiano intorno resta comunque un testo fondamentale per comprendere la complessità della poetica leopardiana.

13 13 Classicismo e romanticismo Una prima fase del pensiero e della poesia leopardiana si articola e si raduna attorno alla polemica classico-romantica del In questi anni Leopardi comincia a scrivere poesie che poi inserisce nella raccolta dei Canti, e che quindi ritiene degne di rappresentare il proprio percorso poetico e culturale. In questo periodo Leopardi guarda al mondo antico come ad unetà di vigore fisico e di grandezza morale che i moderni (cioè i romantici) non possono eguagliare. Intorno al 1817 il pensiero di Leopardi appare fortemente influenzato dallidea roussoiana dello stato di natura: la natura è grande, la ragione è piccola scrive nelle prime pagine dello Zibaldone.

14 14 Classicismo e romanticismo Un elemento fondamentale per comprendere la posizione storica di Leopardi è costituito dalla sua formazione tipicamente illuminista e materialista (Rousseau, Fontenelle, Holbach). Critica della nozione di progresso Adesione ai principî del materialismo Centralità del concetto di Natura

15 15 La poesia leopardiana Lo sviluppo della poesia leopardiana prende il via dalla ricca elaborazione dei contenuti filologici e eruditi dellattività giovanile. La poesia rappresenta il punto di approdo della maturità del poeta e una più matura presa di coscienza alla quale contribuirono: la decisa posizione antiromantica assunta nel 1816 con le due Lettere ai sigg. compilatori della «Biblioteca italiana» il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica linizio del rapporto epistolare con Giordani, lavvio dello Zibaldone (entrambi del 17), infine le numerose traduzioni poetiche, (idilli di Mosco, la Batracomiomachia, il primo libro dellOdissea e il secondo dellEneide, 1816).

16 16 La poesia leopardiana La scoperta della poesia è in Leopardi unesperienza che nasce progressivamente al suo coinvolgimento nel dibattito contemporaneo e come conseguenza del suo lavoro di letterato. Nella poesia di Leopardi tutto nasce da un preciso, minuzioso impegno intellettuale. La sua lirica non concede mai nulla allimprovvisazione o allintuito. In questo egli rappresentò ancora una figura tradizionale di scrittore, legato alla frequentazione delle grandi biblioteche, votato più a un lavoro di scavo e di analisi filologica e filosofica, poco coinvolto nei meccanismi editoriali del proprio tempo. Anche per questo la sua poesia non venne accettata dal mondo culturale del primo Ottocento.

17 17 La poesia leopardiana Fedele al concetto di poesia lirica – secondo il quale la letteratura non deve avere una funzione politica o civile, ma ha il compito di parlare della condizione umana – Leopardi rinnovò tuttavia gli schemi metrici della canzone petrarchesca. Introdusse la forma dellidillio e della canzone libera proprio con lo scopo di affrancare il pensiero allinterno della veste formale e tecnica del testo. Il libro dei Canti, che egli pubblicò a Firenze nel 1831 (e in una seconda edizione accresciuta nel 35), resta la più importante testimonianza della sua opera poetica (la più alta dellOttocento italiano).

18 18 La poesia leopardiana Proprio nel 1816 Leopardi riconosce lesordio della sua attività poetica, con la cantica Appressamento della morte, seguita a breve distanza da Il primo amore ispirato alla passione sentimentale per la cugina Gertrude Cassi Lazzari In chiara chiave antiromantica andranno lette le prime due importanti canzoni AllItalia e Sopra il monumento di Dante, entrambe pubblicate nel 18 con la dedica al Monti, e successivamente entrate a far parte della breve raccolta delle dieci Canzoni (pubblicate a Bologna nel 24) e da qui passate nei Canti del 31.

19 19 La poesia leopardiana Nellimminenza della crisi filosofica del 19, una fase che si prolungò fino al 1823 e in cui si assiste a un impressionante ripensamento dei fondamenti materialistici del suo pensiero, Leopardi delineò due ambiti di scrittura lirica. Da una parte proseguì la ricerca linguistica e metrica sul terreno delle canzoni, apportando sostanziali modifiche al tessuto tradizionale dello schema petrarchesco e coniugando questa revisione allanalisi ontologica e metafisica. Dallaltra, egli rinnovò il linguaggio lirico introducendo – con gli idilli e con i canti pisano-recanatesi - forme più libere dai vincoli della metrica, anticipando molte soluzioni che verranno attuate dai poeti del 900.

20 20 La poesia leopardiana A Leopardi apparve cioè impossibile e inattuale contenere il flusso del pensiero e dellelaborazione concettuale dentro i rigidi parametri della metrica trecentesca Alla struttura della canzone classica Leopardi impose uno sganciamento dalle forme convenzionali, una sorta di liberazione della poesia (che avveniva comunque dallinterno della tradizione) in direzione delle strutture moderne della metrica (verso libero, endecasillabo sciolto, rottura della partizione simmetrica della stanza, concentrazione semantica della parola).

21 21 La poesia leopardiana Leopardi arrivò soltanto per gradi e acquisti successivi alla definizione di un organico e compiuto percorso poetico: quando nel 1831 uscirono a Firenze i Canti con la famosa premessa «Agli amici suoi di Toscana», egli aveva già dato alle stampe alcune prove significative, poi confluite in quella raccolta. I Canti si ponevano cioè come un assestamento ormai definitivo della poesia, un libro fatto di sedimentazioni e componenti diverse, per linguaggio e tematiche, e per questo facilmente individuabili grazie alla disposizione che pone nellordine le canzoni del 24, gli idilli del 19-21, i canti pisano-recanatesi del , il ciclo di Aspasia e le due canzoni finali, Il tramonto della luna e La ginestra.

22 22 La poesia leopardiana Per questo motivo nel tessuto dei Canti sono individuabili due direttrici fondamentali: la canzone classica e la struttura idillica, questultima assunta come modello di poesia en plein air e descrittiva, mentre in realtà non è altro che un approfondimento delle ragioni metafisiche e materialistiche attuate dopo la crisi del Un valido apporto alla scrittura poetica, soprattutto linguistico, si deve alle Operette morali, dopo le quali lo stile di Leopardi risulta profondamente diverso e più moderno.

23 23 La composizione dei Canti : Canzoni (Bologna, Nobili) AllItalia - Sopra il monumento di Dante - Ad Angelo Mai - Nelle nozze della sorella Paolina - A un vincitore nel pallone - Bruto minore - Alla Primavera, o delle favole antiche - Inno ai Patriarchi - Ultimo canto di Saffo - Alla sua donna 1826: Versi (Bologna, Stamperia delle Muse) Alla luna – Linfinito – La sera del dì di festa – Il sogno – La vita solitaria : Canti pisano-recanatesi Il risorgimento - La quiete dopo la tempesta – A Silvia – Il sabato del villaggio – Le ricordanze – Canto notturno di un pastore errante dellAsia

24 24 La composizione dei Canti 1831 La prima edizione dei Canti di Giacomo Leopardi uscì a Firenze nel 1831, stampata dalleditore Piatti. La pubblicazione avvenne grazie allaiuto economico degli amici di Toscana, – il gruppo di nobili e ricchi letterati riuniti attorno alla Antologia, la rivista diretta da Gian Pietro Vieusseux – ai quali il poeta dedicò la raccolta in una mesta, dolorosa e accorata lettera introduttiva.

25 25 La composizione dei Canti 1831 Fondata nel gennaio 1821 da Gian Pietro Vieusseux ( ), la rivista mensile Antologia rappresentò una naturale continuazione dei dibattiti intorno alla cultura romantica e progressista avviati dal Conciliatore. Di ispirazione liberale, il periodico ospitò scritti di vario orientamento, dalla letteratura alleconomia

26 26 La composizione dei Canti 1831 Uno degli amici toscani, Pietro Colletta, commentava così a Gino Capponi luscita del libro: «Credo che dei suoi amici tu ed io siamo rimasti i soli a non avere il suo libro: né più glie ne parlo; né mimporta [...] La medesima eterna, ormai non sopportabile, malinconia; gli stessi argomenti; nessuna idea, nessun concetto nuovo; tristezza affettata» Le ragioni di questa ambigua ostilità, mista ad ammirazione e rifiuto, nei confronti delle idee leopardiane vanno inserite in un contesto più ampio: il gruppo del Vieusseux – che comprendeva il Colletta, Gino Capponi, Cosimo Ridolfi e altri esponenti della nobiltà agraria e della ricca borghesia fiorentina – guardava con interesse ai temi del progresso economico e sociale, al nascente sviluppo industriale, che invece Leopardi denigrava e confutava, considerandoli unillusione inutile di fronte al dramma e alle contraddizioni esistenziali della condizione umana

27 27 Struttura e temi dei Canti Allinterno dei Canti si possono individuare alcuni blocchi tematici: Le dieci canzoni classiche che aprono la raccolta costituiscono un tributo alla lirica antica e al nascente sentimento tragico della natura; il successivo gruppo degli idilli rappresenta invece un momento di equilibrio formale e filosofico intorno allidea di una negatività della natura e dellesistenza; le canzoni pisano-recanatesi, che vennero composte dopo un lungo periodo di silenzio poetico, aprivano la poesia alle evocazioni della memoria e al motivo del disinganno, identificabile nelle metafore di Silvia e del pastore errante dellAsia

28 28 Struttura e temi dei Canti Nelle canzoni classiche Leopardi esprime il suo doloroso rimpianto per una Natura antica incorrotta e positiva, ma irrecuperabile dai moderni: la distanza che ci separa dal mondo classico non è soltanto cronologica, ma soprattutto ideologica: naturali e primitivi, ingenui, spontanei gli antichi; razionali e calcolatori i moderni. La parentesi degli idilli costituisce la fase speculativa e sentimentale, intimistica e autobiografica, della poesia leopardiana: il poeta si avvale di alcuni modelli classici (Mosco, Teocrito) ma predomina in questi brevi componimenti un certo clima evocativo, intuitivo. (Linfinito). Il passaggio alla prosa delle Operette morali consentì a Leopardi la conquista di una lingua colloquiale, quotidiana, legata agli oggetti di Recanati, al valore della memoria intesa come riappropriazione di affetti e sentimenti della fanciullezza. (A Silvia, Le ricordanze).

29 29 Struttura e temi dei Canti Nel 1835 Leopardi pubblicò a Napoli (dalleditore Starita) una seconda edizione dei Canti aggiungendovi alcune importanti poesie, tra cui il ciclo di Aspasia (5 poesie dedicate allamore per Fanny Targioni Tozzetti) le 2 canzoni sepolcrali e la Palinodia al Marchese Gino Capponi i due ultimi canti (Il tramonto della luna e La ginestra) segnavano una costante ripresa di elementi pessimistici, materialistici e polemici nei confronti della società del proprio tempo.

30 30 Il pessimismo leopardiano Leopardi ebbe precocemente una viva coscienza del condizionamento che la natura esercita sulluomo in quanto essere fisico. La propria deformità fisica unitamente alle continue malattie di cui Leopardi soffrì le dolorose conseguenze dovettero convincerlo che al di fuori di un orizzonte materiale e sensistico non esiste alcuna verità, alcun fondamento di conoscenza, né per il pensiero filosofico né per la poesia.

31 31 Il pessimismo leopardiano Dunque la scrittura poetica e la speculazione non possono che muoversi allinterno di un percorso definito da questa realtà, una realtà che egli nel Dialogo di Tristano e di un amico definì «dolorosa, ma vera». In sostanza il luogo comune di un Leopardi pessimista poiché malato e sofferente andrà completamente sfatato, o almeno si dovrà spiegare con maggiore chiarezza che la novità di questa posizione consiste esattamente nella assolutizzazione dellesperienza soggettiva

32 32 Il pessimismo leopardiano La distinzione in due diverse entità del pessimismo leopardiano (pessimismo storico e pessimismo cosmico) appare oggi una catalogazione ancora accettata da gran parte della critica, ma sempre più inadeguata a spiegare la vera, profonda dimensione di un pensiero fortemente articolato e dinamico. Questa forma di schematismo, se da un lato tende a semplificare i vari passaggi della filosofia leopardiana, dallaltro ha accentuato una imprecisione di fondo: quella cioè di considerare il pessimismo del poeta come un aspetto quantitativo e meccanico del suo pensiero, direttamente proporzionale alla deformità fisica e alla malattia.

33 33 Il pessimismo leopardiano In realtà la dimensione pessimistica non si presenta mai in Leopardi come una speculazione unitaria, omogenea, e soprattutto essa è un fatto qualitativo di questa articolazione, ricco di congetture che si specificano e si chiariscono negli anni, parallelamente alla densa elaborazione in atto nello Zibaldone tra il 1821 e il È qui che matura infatti la sua concezione del pessimismo come forza di analisi e di critica del pensiero moderno, del falso progressismo che esso intende sostenere alla luce delle teorie liberali.

34 34 Le Operette morali Il percorso della poesia leopardiana subí uninterruzione dovuta al sopraggiunto interesse per la materia filosofica e per una aperta possibilità di interrogare piú da vicino una realtà, quella del ragionamento etico, che Leopardi andava conducendo nello Zibaldone degli anni compresi tra il 1821 e il Nacquero in questo modo le Operette morali, quasi tutte composte nel 1824 in rapida successione e con una straordinaria lucidità e ampiezza di analisi.

35 35 Le Operette morali La prosa satirica delle Operette morali costituisce un fatto nuovo, completamente inedito, nellintera produzione leopardiana, così spesso percorsa da un atteggiamento erudito e tragico. Imitando i filosofi antichi (come ad esempio i Dialoghi di Luciano di Samòsata) Leopardi compose le sue «prosette satiriche» adoperando una scrittura breve e intensamente carica di significati materialistici, discutendo sul senso generale delluniverso, sulla funzione della natura (oramai ridotta ad una presenza indifferente nei confronti degli uomini), sopra la dimensione della felicità e del piacere come esperienze eternamente negate allindividuo.

36 36 Le Operette morali La funzione dellironia va inserita proprio nellesplicita intenzione di distruggere le convenzioni e il sapere tradizionale, legato a una visione antropocentrica e ottimistica delluniverso: attraverso la satira, Leopardi confuta tutto ciò che è vecchio e retrivo, falso e inutile alla vera conoscenza sensibile delluniverso. Luomo appare dunque gettato nella propria solitudine e marginalità, ridotto a pura e semplice materia, privato di qualsiasi orizzonte metafisico e trascendente, dilaniato dai propri fantasmi e dalla noia, incapace di reagire con una visione certa e rassicurante al ciclo di produzione e distruzione di tutte le cose.

37 37 Le Operette morali Convinto ormai della insanabile frattura tra uomo e natura, Leopardi conduce in questo libro una panoramica analitico- razionale dei suoi grandi concetti morali. La ricerca inutile del piacere e della felicità (che egli utilizzò quasi come sinonimi); la considerazione che lesistenza umana nel mondo è un fatto provvisorio e violento, poiché lo stato di desiderio in cui luomo è gettato sono sentimenti inappagati e insoddisfatti; la noia e il suicidio come situazioni limite a cui luomo è spesso costretto in questa sua condizione di pena esistenziale: lorizzonte speculativo, che si fonda su un materialismo compiuto e maturo, e che vede nella religione un impedimento alla ricerca-svelamento della verità.

38 38 Le Operette morali Soltanto nei testi finali, scritti in tempi successivi rispetto ai dialoghi del 24, Leopardi sembrò indicare una possibile via duscita a una condizione di totale chiusura e di desolante amarezza: nel Dialogo di Plotino e di Porfirio composto nel 1827, e nel conclusivo Dialogo di Tristano e di un amico, del 32, una soluzione di speranza appare delineata nella riaffermazione di quel conflitto intellettuale tra uomo ed esistente, tra la ragione dellarte e le false illusioni del progresso e della scienza. Di fronte alla possibile scelta del suicidio, vista come rifiuto della vita e come ripiegamento di fronte alla impossibilità della vita felice, la proposta di Leopardi è ora quella di una solidarietà umana superiore.

39 39 La canzone Alla Primavera


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