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DOCENTE: D.ssa Pulsoni A.M. Presentazioni TEST PRE-CORSO ORIENTAMENTO AL RUOLO FORMAZIONE O.S.S.

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2 DOCENTE: D.ssa Pulsoni A.M. Presentazioni TEST PRE-CORSO ORIENTAMENTO AL RUOLO FORMAZIONE O.S.S.

3 Programma 1.Elementi organizzativi del corso: ordinamento che disciplina il percorso formativo,obiettivi e metodologia 2.Significato di professione di aiuto 3.Profilo dellOperatore Socio Sanitario :competenze ed attività 4.Ruolo e funzioni delle figure professionali che operano nei servizi socio-assistenziali, 5.Descrizione delle diverse strutture socio-assistenziali socio-sanitarie ed altri contesti lavorativi, 6.Elementi di base dellorganizzazione dei servizi,definizione, scopi, strutture e processi, 7.Definizione e implicazioni operative del concetto di responsabilità autonomia e delega.

4 LOperatore Socio-Sanitario ORDINAMENTO Provvedimento 22/02/2001 pubblicato nelle G. U. 19 aprile 2001, n. 91 individuazione della figura e del relativo profilo professionale dellOperatore Socio- Sanitario e per la definizione dellordinamento didattico dei corsi di formazione

5 EVOLUZIONE STORICO NORMATIVA DELLE FIGURE DI SUPPORTO NELLASSISTENZA Ausiliario portantino istituito con D.P.R. 128/69 Ausiliario socio-sanitario previsto dal CCNL 1979 Ausiliario socio-sanitario specializzato previsto dal CCNL 1980 pulizia ambienti e trasporto pazienti igiene e comfort alberghiero autonomia operativa oltre ai precedenti compiti igiene unita paziente, posizionamento del paziente a letto, altri compiti attribuiti dallinfermiere sotto diretto controllo

6 EVOLUZIONE STORICO NORMATIVA DELLE FIGURE DI SUPPORTO NELLASSISTENZA Operatore tecnico addetto allassistenza (OTA) istituito con DPR 28/11/1990 n. 384 Operatore socio sanitario (OSS) istituito con accordo stato regioni 22/01/2001 già precedentemente normato con L. 502/92 e L. 229/99: istituzione delle professioni socio sanitarie su tre livelli Maggiore qualificazione delle figure di supporto al fine di rispondere allevoluzione dellassistenza infemieristica opera sotto la diretta responsabilità dellinfermiere o del caposala Area di autonomia solo per mansioni di carattere alberghiero Racchiude di fatto il vecchio operatore. Nuovo operatore versatile e con mansioni di carattere socio- sanitario, considerato: Nuova concezione di salute Uso ottimale delle risorse Necessità di miglioramento continuo dellassistenza Accresciuto bagaglio di conoscenze tecnico- infemieristiche Derivante dallavvenuto processo di AZIENDALIZZAZIONE delle ASL

7 CHI È LOSS?

8 Si tratta di una figura importante e portante del sistema del welfare regionale perché identificherà la reale integrazione tra sociale e sanitario. Dal 1° gennaio 2010, infatti, non sarà più possibile lavorare nei servizi socio-sanitari senza aver frequentato un corso di formazione. Quella dell'O.S.S. è una professione nuova, in cui confluiscono le precedenti di operatore tecnico dell'assistenza (O.T.A.) e operatore addetto all'assistenza (O.A.A.). Svolge le sue mansioni su indicazione degli operatori preposti all'assistenza sanitaria (medici, infermieri..) e a quella sociale (assistente sociale, educatore professionale…), secondo il criterio del lavoro multiprofessionale.

9 Luoghi di impiego Oltre che negli ospedali, lavora nelle case di riposo, in strutture semi-residenziali, in Centri diurni per anziani; nei Servizi di assistenza domiciliare gestiti dai comprensori e dai comuni; nelle cooperative sociali; in strutture tutelari per minori a rischio; in strutture tutelari residenziali e semi- residenziali per persone portatrici di handicap psico-fisico-sensoriale.

10 I destinatari anziani, minori, persone con handicap fisico o psichico, in stato di disagio sociale o di emarginazione, persone con problemi di salute in fase acuta, cronica, terminale. Loperatore socio - sanitario svolge la sua attività in équipe e in collaborazione con gli operatori professionalmente preposti, rispettivamente allassistenza sanitaria e a quella sociale.

11 LOperatore Socio-Sanitario FIGURA E PROFILO art. 1 LOperatore Socio-Sanitario FIGURA E PROFILO istituito con accordo stato regioni 22/01/2001 art. 1 E individuata la figura dellOperatore Socio Sanitario. LOperatore Socio Sanitario è loperatore che a seguito dellAttestato di Qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale svolge attività indirizzata a: a)Soddisfare i bisogni primari della persona, nellambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario; b)Favorire il benessere e lautonomia dellutente.

12 LOperatore Socio-Sanitario LA FORMAZIONE art. 2 La formazione dellOperatore Socio Sanitario è di competenza delle regioni e province autonome, che provvedono allorganizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto. Le regioni e le province autonome, sulla base del fabbisogno annualmente determinato, accreditano le Aziende UU.SS.LL. ed Ospedaliere e el istituzioni pubbliche e private che rispondono ai requisiti minimi per lorganizzazione dei corsi di formazione.

13 LOperatore Socio-Sanitario art. 3 LOperatore Socio-Sanitario Contesti operativi art. 3 Loperatore Socio Sanitario svolge la sua attività sia nel settore sociale sia in quello sanitario, in servizi di tipo socio- assistenziale e socio sanitario, residenziale o semiresidenziale, in ambiente ospedaliero e al domicilio dellutente.

14 LOperatore Socio-Sanitario art. 4 LOperatore Socio-Sanitario Contesto relazionale art. 4 Loperatore Socio Sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti allassistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale.

15 LOperatore Socio-Sanitario art. 5 LOperatore Socio-Sanitario Attività art. 5 1)Le attività dellOSS sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: a)Assistenza diretta e aiuto domestico alberghiero; b)Intervento igienico sanitario e di carattere sociale; c)Supporto gestionale organizzativo e formativo. Le attività sono riassunte nella tabella A del presente decreto.

16 LOperatore Socio-Sanitario art. 6 LOperatore Socio-Sanitario COMPETENZE art. 6 Le competenze dellOSS sono contenute nella tabella B del presente decreto.

17 LOperatore Socio-Sanitario art. 7 LOperatore Socio-Sanitario REQUISITI DI ACCESSO art. 7 Per laccesso ai corsi di formazione dellOSS è richiesto come requisito minimo il Diploma di Scuola dellobbligo. E il compimento del diciassettesimo anno di età alla data di iscrizione al corso.

18 LOperatore Socio-Sanitario ORGANIZZAZIONE DIDATTICA art. 8 La didattica è strutturata per moduli e per aree disciplinari. Modulo base Modulo professionalizzante

19 LOperatore Socio-Sanitario ORGANIZZAZIONE DIDATTICA art. 8 Durata annuale Totale ore Moduli didattici Base: formazione teorica ore 200. Modulo motivazione orientamento e conoscenze di base: Professionalizzante con formazione teorica minimo 250 ore ed esercitazione/stage minimo 100 ore; Tirocinio minimo 450 ore.

20 LOperatore Socio-Sanitario ORGANIZZAZIONE DIDATTICA art. 9 Oltre al corso base sono previsti moduli di formazione integrativa, per un massimo di 200 ore rivolti a specifici contesti operativi, quali: a)Utenti anziani; b)Portatori di handicap; c)Utenti psichiatrici; d)Malati terminali; e)RSA; f)Centri diurni; g)ADI.

21 LOperatore Socio-Sanitario MATERIE DI INSEGNAMENTO art. 10 AREA SOCIO CULTURALE, ISTITUZIONALE E LEGISLATIVA AREA PSICOLOGICA E SOCIALE AREA IGIENICO SANITARIA AREA TECNICO OPERATIVA

22 LOperatore Socio-Sanitario MATERIE DI INSEGNAMENTO art. 10 AREA SOCIO CULTURALE, ISTITUZIONALE E LEGISLATIVA -Elementi di legislazione nazionale e regionale a contenuto socio-assistenziale -Elementi di legislazione sanitaria e organizzazione dei servizi (normativa specifica OSS) -Elementi di etica e deontologia -Elementi di diritto del lavoro e rapporto di dipendenza -ORIENTAMENTO AL RUOLO

23 LOperatore Socio-Sanitario MATERIE DI INSEGNAMENTO art. 10 AREA PSICOLOGICA E SOCIALE - Elementi di psicologia e sociologia - Aspetti psico-relazionali ed interventi assistenziali in rapporto alle specificità dellutenza

24 LOperatore Socio-Sanitario MATERIE DI INSEGNAMENTO art. 10 AREA IGIENICO-SANITARIA ED AREA TECNICO-OPERATIVA -Elementi di igiene -Disposizioni generali in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori -Igiene dellambiente e confort alberghiero -Interventi assistenziali rivolti alla persona in rapporto a particolari situazioni di vita e tipologia di utenza -Metodologia del lavoro sociale e sanitario -Assistenza sociale

25 LOperatore Socio-Sanitario TIROCINIO art. 11 Tutti i corsi comprendono un tirocinio guidato, presso le strutture e i servizi nel cui ambito la figura professionale dellOSS è prevista.

26 LOperatore Socio-Sanitario ESAME FINALE E RILASCIO DELLATTESTATO art. 11 La frequenza dei corsi è obbligatoria e non possono essere ammessi alle prove di valutazione finale coloro che abbiano superato il tetto massimo di assenze indicate dalla regione e, comunque non superiore al 10% delle ore complessive.

27 LOperatore Socio-Sanitario ESAME FINALE E RILASCIO DELLATTESTATO art. 11 Prova teorica Prova pratica Commissione di esame integrata da un componente nominato dall Assessorato regionale alla sanità ed un componente nominato dallAssessorato regionale alle politiche sociali. superate le prove viene rilasciato un ATTESTATO DI QUALIFICA valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture dove è prevista la figura dellOSS.

28 LOperatore Socio-Sanitario FORMAZIONE COMPLEMENTARE Conferenza Stato Regioni del 16 gennaio ) Per far fronte alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria nelle strutture pubbliche e private, le Regioni possono organizzare moduli di formazione complementare per un minimo di 300 ore riservati ai possessori dellATTESTATO di QUALIFICA OSS.

29 LOperatore Socio-Sanitario Area sanitaria Area sociale Area educativa

30 LOperatore Socio-Sanitario Il profilo professionale e le competenze: Ruolo professionale: lo spazio che occupa nellorganizzazione quella figura professionale con le sue competenze e responsabilità Per Competenze: si intende linsieme di conoscenze tecnico-professionali, dei comportamenti organizzativi, degli atteggiamenti e dei valori che consentono una prestazione efficace che è determinata dallinsieme delle conoscenze, delle abilità e delle capacità relazionali che loperatore acquisisce nel corso della sua formazione e rafforza con lesperienza e laggiornamento.

31 LOperatore Socio-Sanitario È loperatore che a seguito dellattestato di qualifica (formazione) svolge attività indirizzata a: a.soddisfare i bisogni primari della persona nellambito delle proprie aree di competenza in un contesto sia SOCIALE che SANITARIO b.favorire il benessere e lautonomia dellutente Formazione Specifica Contesti operativi SOCIALE & SANITARIO: in servizi socio-assistenziale e socio-sanitario, residenze (RSA), semiresidenze, ospedale, domicilio, servizi territoriali (ospedale di comunità, Hospice) Contesto relazionale lOSS svolge la SUA attività in COLLABORAZIONE con gli altri professionisti sociali- sanitari secondo un lavoro multiprofessionale

32 LOperatore Socio-Sanitario non È opportuno rilevare che lOSS non agisce sotto la diretta responsabilità del CS / dellInfermiere o Assistente Sociale bensì in regime di collaborazione e complementarietà (partecipazione presa in carico rilevazione dei bisogni s-s) allinterno delléquipe multiprofessionale Nellassistenza più generalmente intesa, si distingue oggi unassistenza di base Sociale & Sanitaria Alla quale lOSS partecipa COORDINATO Per il Sociale dallAssistente Sociale Per il Sanitario dallInfermiere

33 L Operatore Socio-Sanitario Attività Elenco delle principali attività previste per lOSS (allegato A Conferenza Stato-Regione)Competenze Competenze dellOSS (allegato B Conferenza Stato-Regione)

34 Le attività dellOperatore Socio-Sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: Le attività dellOperatore Socio-Sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: Attività 1. Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero 2. Intervento igienico sanitario e di carattere sociale 3. Supporto gestionale, organizzativo e formativo

35 LOperatore Socio-Sanitario Attività: sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero: 1 Assistenza alla persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale Realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico Collabora ad attività finalizzate al mantenimento: della capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione riattivazione recupero funzionale Realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi malato Coadiuva il personale sanitario e sociale nellassistenza al malato anche terminale e morente utente Aiuta la gestione dellutente nel suo ambiente di vita Cura la pulizia e ligiene ambientale

36 LOperatore Socio-Sanitario Attività: sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita Intervento igienico sanitario e di carattere sociale 2 Osservarilevazione dei bisogni Osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio – danno dellutente Collabora alla attuazione degli interventi assistenziali Valuta Valuta per quanto di sua competenza, gli interventi più appropriati da proporre Collabora Collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi Riconosce Riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione- relazione appropriati in relazione alle condizioni operative Mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con lutente e la famiglia, per linterazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale

37 LOperatore Socio-Sanitario Attività: sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita3 Supporto gestionale, organizzativo e formativo strumenti informativi registrazione Utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio Collabora qualità Collabora alla verifica della qualità del servizio Concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione Collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento(commento ECM) Collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero alla realizzazione di attività semplici

38 1 Assistenza alla persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale Secondo indicazione infermieristica e secondo il piano assistenziale multidisciplinare2 Intervento igienico sanitario e di carattere sociale: osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dellutente Su prescrizione dellinfermiere, nei casi di ridotta autonomia psicofisica, in base alle condizioni cliniche della persona assistita ed alla loro complessità Collabora allattuazione degli interventi assistenziali Con linfermiere e/o segue le indicazioni riportate dal P.A.I. o dalla scheda individuale condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere

39 Valuta per quanto di competenza gli interventi più appropriati da proporre Allinfermiere Collabora allattuazione di sistemi di verifica degli interventi Nellambito di una pianificazione dellassistenza Mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con lutente e la famiglia, per lintegrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale Durante lerogazione dellassistenza per quanto di sua competenza relativamente allampiezza e allapprofondimento delle materie psico-sociologiche del percorso formativo specifico e nellambito del P.A.I. disposto dai professionisti competenti.

40 condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere 3 Supporto gestionale, organizzativo e formativo utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio Modulistica approvata dal gruppo di lavoro infermieristico o multidisciplinare

41 Competenze: 1. tecniche 2. relative alle conoscenze richieste 3. relazionali Le competenze dellOperatore Socio-Sanitario Le competenze dellOperatore Socio-Sanitario

42 LOperatore Socio-Sanitario Competenze: tecniche - relative alle conoscenze richieste - relazionali competenze tecniche proprie conoscenzecollaborazione sa attuare i piani di lavoro in base alle proprie conoscenze ed in collaborazione con altre figure professionali, sa attuare i piani di lavoro è in grado di utilizzare metodologia di lavoro comune schede protocolli lutente é in grado di collaborare con lutente e la famiglia nel governo della casa e dellambiente di vita, nelligiene e cambio della biancheria nella preparazione ed assunzione dei pasti quando necessario, e a domicilio, per leffettuazione degli acquisti nella sanificazione e sanitizzazione ambientale

43 LOperatore Socio-Sanitario tecniche Competenze:tecniche è in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi il riordino del materiale dopo lassunzione dei pasti sa curare il lavaggio, lasciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trattamento del materiale biologico sanitario e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti sa svolgere attività finalizzate alligiene personale, al cambio della biancheria, allespletamento delle funzioni fisiologiche, allaiuto nella deambulazione, alluso corretto di presidi, ausili e attrezzature, allapprendimento e mantenimento di posture corrette

44 LOperatore Socio-Sanitario tecniche Competenze:tecniche su indicazione del personale preposto in sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di: corretta assunzione aiutare la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie riferire lutente osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che lutente può presentare(pallore, sudorazione ecc) attuare interventi di primo soccorso effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse controllare e assistere la somministrazione della dieta aiutare nelle attività di animazione e che favoriscano la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali

45 LOperatore Socio-Sanitario tecniche Competenze:tecniche su indicazione del personale preposto in sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di: collaborare ed educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi utenti provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella - carrozzella collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento utente utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dellutente, riducendo al massimo il rischio svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche accompagnare lutente per laccesso ai servizi

46 In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali sa attuare i piani di lavoro Che, se relativi ai bisogni di assistenza, vengono redatti dallinfermiere È in grado di utilizzare metodologia di lavoro comuni (schede, protocolli ecc.) …la cui stesura compete allèquipe infermieristica, a meno che non si tratti di protocolli, procedure di tipo tecnico stilate a livello aziendale (es. smaltimento rifiuti) condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere

47 lutente è in grado di collaborare con lutente e la famiglia nella preparazione ed assunzione dei pasti quando necessario, e a domicilio, per leffettuazione degli acquisti nel governo della casa e dellambiente di vita, nelligiene e cambio della biancheria nella sanificazione e sanitizzazione ambientale … la prima visita per la presa in carico della persona da parte del servizio infermieristico, spetta allinfermiere, che redige il PAI, comprensivo di momenti di verifica definiti è in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo lassunzione dei pasti Segnalando allinfermiere ogni eventuale non conformità al PAI

48 condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere sa curare il lavaggio, lasciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare … secondo le indicazioni aziendali, e secondo protocolli stabiliti sa svolgere attività finalizzate alligiene personale, al cambio della biancheria, allespletamento delle funzioni fisiologiche, allaiuto nella deambulazione, alluso corretto di presidi, ausili e attrezzature, allapprendimento e mantenimento di posture corrette … secondo le indicazioni del personale competente per tali attività, quali linfermiere e il terapista della riabilitazione

49 condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere su indicazione in sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto corretta del personale preposto è in grado di: aiutare la corretta assunzione assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso … in ambiente ospedaliero e a domicilio segue la persona da assistere, osservandola ed aiutandola, se occorre, nellassunzione della terapia secondo una pianificazione assistenziale redatta dallèquipe aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie …su indicazioni dellinfermiere e/o secondo protocolli elaborati/convalidati dallinfermiere

50 condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere riferire osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni lutente sintomi di allarme che lutente può presentare(pallore, sudorazione ecc) … e riferirli immediatamente allinfermiere quale professionista in grado di effettuare una propria diagnosi, in ambito ospedaliero, oppure allertare il servizio di emergenza territoriale effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse …secondo il piano di assistenza personalizzato PAI controllare e assistere la somministrazione della dieta …indicando alla figura di riferimento eventuali discrepanze dalla pianificazione

51 condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere aiutare nelle attività di animazione e che favoriscano la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali …in collaborazione o su indicazioni dei professionisti responsabili di tali attività, quali linfermiere, leducatore, lassistente sociale collaborare ed educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi Su indicazioni del T della R e/o dellinfermiere accompagna lutente per laccesso ai servizi ….su indicazioni dellinfermiere che ne valuta le condizioni cliniche

52 LOperatore Socio-Sanitario Competenze: tecniche - relative alle conoscenze richieste - relazionali competenze relative alle conoscenze richieste conoscere le principali tipologie di utenze e le problematiche connesse conoscere le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati allutente riconoscere per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi allutente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc è in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dellutente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche allutente conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi allutente

53 LOperatore Socio-Sanitario competenze relative alle conoscenze richieste Competenze: competenze relative alle conoscenze richieste conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungamento allettamento e immobilizzazione utenti conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari conosce lorganizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali

54 conosce le principali tipologie di utenze e le problematiche connesse … dopo la presa in carico da parte dellinfermiere il quale stila i piani assistenziali standard e personalizzati e li mette a conoscenza dellOSS Riconosce, per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi allutente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale facendo sempre riferimento per la parte terapeutica ai professionisti interessati(infermiere, assistente sociale, educatore) condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere

55 È in grado di riconoscere le condizioni ambientali e le condizioni dellutente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche …secondo piani assistenziali stilati dallèquipe infermieristica conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro familiari …in relazione alle conoscenze derivati dal percorso formativo, condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere

56 Sa lavorare in equipe lutente si avvicina e si rapporta con lutente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza, sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo …riferendosi allinfermiere ogni volta che la persona manifesta delle variazioni rispetto alle sue condizioni di base, valutate periodicamente dallinfermiere Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori ……secondo le necessità stabilite dal personale infermieristico, dalleducatore o assistente sociale COMPETENZE RELAZIONALI condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere

57 Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale …in collaborazione del personale responsabile di tali momenti, quali linfermiere, leducatore, lassistente sociale È in grado di partecipare allaccoglienza dellutente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse ……secondo linee guida stabilite dallèquipe multidisciplinare È in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità Secondo il dovere del rispetto del segreto professionale e dufficio condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere condizioni di conformità per il corretto impiego dellOSS e dellinfermiere

58 Sancisce la formazione complementare in assistenza sanitaria collaborare supervisione il seguente accordo ……..per disciplinare la formazione complementare in assistenza sanitaria dellOSS che consente allo stesso di collaborare con linfermiera e lostetrica e di svolgere alcune attività assistenziali in base allorganizzazione dellunità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dellassistenza infermieristica ed ostetrica sotto la sua supervisione Moduli di formazione Complementare di assistenza sanitaria minimo ore 300 di cui la metà 150 ore di tirocinio riservato agli OSS con attestato di qualifica al termine del modulo formativo complementare e il superamento dellesame finale ricevono uno specifico attestato Operatore Socio-Sanitario con formazione complementare LOperatore Socio-Sanitario con formazione complementare Conferenza Stato - Regione 16 gennaio 2003

59 Elenco delle principali attività in assistenza sanitaria dellOperatore Socio-Sanitario con formazione complementare Allegato A somministrazione per via naturale della terapia prescritte somministrazione per via naturale della terapia prescritte conformemente alle direttive del responsabile dellassistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione la terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione infermieristica la terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione infermieristica conformemente alle direttive del responsabile dellassistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione i bagni terapeutici, impacchi medicali, e frizioni i bagni terapeutici, impacchi medicali, e frizioni la rilevazione e lannotazione di alcuni parametri vitali (FC FR e TC) del paziente la rilevazione e lannotazione di alcuni parametri vitali (FC FR e TC) del paziente la raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico la raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico la medicazione semplice e bendaggio la medicazione semplice e bendaggio i clisteri i clisteri la mobilizzazione dei pazienti non autosufficenti per la prevenzione delle LdaD e alterazioni cutanee la mobilizzazione dei pazienti non autosufficenti per la prevenzione delle LdaD e alterazioni cutanee

60 Continua Allegato A la respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno la respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno la cura il lavaggio e preparazione del materiale per la sterilizzazione la cura il lavaggio e preparazione del materiale per la sterilizzazione lattuazione e il mantenimento delligiene della persona lattuazione e il mantenimento delligiene della persona la pulizia disinfezione e sterilizzazione delle apparecchiature delle attrezzature sanitarie e dei dispositivi medici la pulizia disinfezione e sterilizzazione delle apparecchiature delle attrezzature sanitarie e dei dispositivi medici la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti differenziati la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti differenziati il trasporto del materiale biologico ai fini diagnostici il trasporto del materiale biologico ai fini diagnostici la somministrazione dei pasti e delle diete la somministrazione dei pasti e delle diete la sorveglianza delle fleboclisi la sorveglianza delle fleboclisi conformemente alle direttive del responsabile dellassistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione Elenco delle principali attività in assistenza sanitaria dellOperatore Socio-Sanitario con formazione complementare

61 Linserimento dellOSS nellOrganizzazione Si precisa infatti che lOSS: Opera Opera in quanto può agire in autonomia; Coopera Coopera in quanto svolge solo parte dellattività alle quali concorre con altri professionisti Collabora Collabora in quanto svolge attività su precisa indicazione dei professionisti Questa classificazione ci fa capire che quando più lOSS esce fuori dallambito autonomo tanto meno risponde del suo agire professionale, in particolar modo al terzo punto dove loperatore è chiamato a essere una sorta di lunga mano del professionista

62 Lapproccio assistenziale olistico/globale alla persona e ai suoi bisogni: la relazione daiuto

63 Salute, malattia e disagio SALUTE = stato di benessere fisico e psichico dellorganismo umano, derivante dal buon funzionamento di tutti gli organi e gli apparati. Benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente lassenza di malattia (OMS) MALATTIA = stato patologico per alterazione della funzione di un organo o di tutto lorganismo; alterazione dello stato di salute. DISAGIO = privazione, sofferenza; scarsità o mancanza di cose necessarie.

64 SALUTE concetto più ampio che riguarda la dimensione: FISICA: è la parte più tangibile della salute, riferita al funzionamento del sistema organismo; PSICHICA: è la capacità di costruire, elaborare ed articolare il pensiero in modo coerente; EMOTIVA: è la capacità di gestire con equilibrio le emozioni e di farle interagire senza scompensi tra loro;

65 SALUTE concetto più ampio che riguarda la dimensione: RELAZIONALE: è la capacità di interagire con equilibrio con altri individui e con lambiente; SPIRITUALE: è strettamente connessa al sistema di valori che caratterizza il modo di concepire lesistenza; SOCIALE: si tratta di una dimensione importante e fortemente condizionante, perché non si può ritenere e mantenere sano un individuo in un contesto sociale malato di problemi sanitari, economici, politici, culturali, ambientali, etnici e altro.

66 SALUTE: diritto fondamentale di ogni essere umano senza distinzione di razze, religione, credo politico, condizione economica e sociale. La salute di tutti i popoli è fondamentale per il raggiungimento della pace e della sicurezza e dipende dalla più ampia cooperazione degli individui e degli Stati. Lo sviluppo disuguale nella promozione della Salute e controllo delle malattie, specialmente quelle trasmissibili, rappresenta un serio pericolo per noi tutti.

67 SALUTE condizione legata alla disfunzione di una o più dimensioni considerate Pensare al concetto ampio e completo di SALUTE sottolinea la necessità di un approccio olisticoalla persona e ai problemi che può presentare nelle diverse fasi e in diversi momenti della propria vita

68 SALUTE PER TUTTI NELLANNO 2000 O.M.S. Assicurare alle popolazioni lequità nei confronti della salute; Aggiungere vita agli anni quindi salute alla vita ; Aggiungere anni alla vita aumentandone la speranza di vita media. SI INTRODUCE IL CONCETTO DI QUALITA DELLA VITA

69 Lesperienza della malattia È una delle più critiche per una persona non ne controlliamo i fattori scatenanti, riduce la nostra libertà ed autonomia, ci avvicina allesperienza del dolore e della sofferenza prefigura la possibilità della morte.

70 Lesperienza della malattia Medico ieri = figura con un elevato prestigio potere magico Medico oggi = professionista le cui capacità derivano dalla preparazione personale e dal progresso scientifico e tecnologico Loperatore socio-sanitario può giocare nella relazione col paziente un importante ruolo.

71 Cosa significa approccio assistenziale olistico/globale alla persona e ai suoi bisogni ? OLISTICO dal greco HOLOS significa: tutto, intero, totale, interamente. La malattia non è qualcosa che interessa principalmente un organo o un apparato ma un evento che interessa luomo nel suo insieme.

72 La qualità della vita Ogni valutazione della qualità della vita deve prendere in considerazione diversi aspetti: lamentele fisiche, disagio psicologico, interazione sociale, stato funzionale, soddisfacimento per le cure mediche.

73 IL SAPER ESSERE L APPRENDIMENTO DI NUOVE CONOSCENZE … IL SAPERE LAPPLICAZIONE DELLE COMPETENZE … IL SAPER FARE LO SVILUPPO DELLE CAPACITA RELAZIONALI … IL SAPER ESSERE

74 La relazione di aiuto LA RELAZIONE PRESUME UN QUALCHE CONTATTO CHE GIÀ SI AVEVA, O UN NUOVO ENTRARE IN CONTATTO. LAIUTO PRESUME CHE QUALCUNO ABBIA BISOGNO E ALTRI POSSANO FORNIRE UNA RISPOSTA A QUEL BISOGNO. QUESTA SEMPLICITÀ È IN MOLTE DELLE NOSTRE AZIONI QUOTIDIANE.

75 La relazione daiuto Si sviluppa a partire da una domanda di aiuto alla base della quale cè una condizione di disagio, sofferenza e limitazione È caratterizzata da asimmetria di ruolo, diverso grado di responsabilità e reciprocità

76 La relazione di aiuto Si ha una relazione di aiuto quando vi è un incontro fra due persone di cui una si trova in condizioni di sofferenza/confusione/conflitto/disabilità/ malattia (rispetto a una determinata situazione o a un determinato problema con cui è a contatto e che si trova a dover gestire) ed unaltra persona invece dotata di un grado superiore di adattamento/ competenze/abilità, rispetto a queste stesse situazioni o tipo di problema. Se fra queste due persone si riesce a stabilire un contatto (una relazione) che sia effettivamente di aiuto allora è probabile che la persona in difficoltà inizi qualche movimento di maturazione/ chiarificazione/miglioramento/apprendimento che la porti ad avvicinarsi allaltra persona (assorbendone per così dire le qualità e le competenze) o comunque a rispondere in modo più soddisfacente al proprio ambiente ed a proprie esigenze interne ed esterne.

77 La relazione di aiuto Molte relazioni amicali, familiari, di vicinato, sono quindi relazioni di aiuto, ma possono esserlo anche molte relazioni a carattere professionale (infermiere-persona, medico-paziente, insegnante-studente, operatore-cliente), oltre a quelle sviluppate da psicologi, psicoterapeuti, counselor. Un insegnante può essere colto, un medico o un OSS preparato, ma la riuscita della terapia, dell'insegnamento, ecc, dipende dalla qualità del rapporto instaurato con gli interlocutori più che dal bagaglio tecnico-conoscitivo. Laiuto può assumere varie forme: ascoltare, informare, insegnare, essere vicini, non lasciare soli, condividere.

78 La relazione di aiuto Il professionista sanitario che mette in atto una relazione di aiuto deve possedere la consapevolezza del processo ed il controllo dello stesso, padroneggiando razionalmente abilità che sono un tuttuno con ciò che si è. Infatti, una preparazione inadeguata delloperatore determina lincapacità di ascoltarsi e di ascoltare laltro, requisito indispensabile per realizzare un processo di ascolto efficace. Alla luce di quanto esposto possiamo affermare che la pratica della relazione di aiuto presuppone un faticoso focus personale centrato sul sé, coniugato sullacquisizione di abilità specifiche e di una complessa padronanza tecnica. Per chi la esercita è necessaria una seria formazione nel percorso formativo (formazione continua).

79 La relazione di aiuto Poiché lefficacia del rapporto è strettamente connessa alla reciprocità della relazione ed al soddisfacimento dei bisogni di entrambi i soggetti (operatore e persona assistita), di aiutare e di essere aiutato, analizziamo brevemente le teorie psicologiche del legame attaccamento-accudimento: Teoria psico-biologica dellapprendimento (Bowlby); Teoria dei bisogni (A.Maslow); Modello dellattaccamento-accudimento.

80 La relazione di aiuto Teoria psico-biologica dellapprendimento (Bowlby) Il bambino è sollecitato a costruire una relazione con ladulto per ottenere una base sicura; il legame di attaccamento ha la funzione di: 1) garantire il benessere dellindividuo; 2) proteggere dai pericoli ambientali; 3) favorire la sopravvivenza data la vicinanza del piccolo con la madre. Secondo questa teoria le prime relazioni di attaccamento, in genere con la madre, divengono il prototipo e i modelli operativi delle successive relazioni affettive. Lattaccamento non è dunque un processo che si esaurisce nella prima infanzia, ma caratterizza lessere umano dalla nascita alla morte. Ladulto che ha sperimentato relazioni segnate da incostanza e scarsa comprensione appare vittima del passato e di bisogni affettivi insoddisfatti. Gli adulti evitanti sono poco disponibili affettivamente, non sanno offrire esperienza di calda intimità poiché non lhanno mai sperimentata.

81 La relazione di aiuto Teoria dei bisogni (A.Maslow) Nel bambino sussistono bisogni psicologici primari (es. sicurezza, protezione) importanti quanto il bisogno di nutrimento/calore. Vi sarebbe il bisogno primario di stare in contatto con un essere umano e di attaccarsi ad esso indipendentemente dal bisogno di nutrimento/calore fisico.

82 BISOGNO condizione che esprime mancanza totale o parziale, o carenza di uno o più elementi - fame, sete, movimento, fede, affetti, comunicazione, ecc. – che costituiscono e caratterizzano le diverse dimensioni dalle quali dipende lessere sano

83 BISOGNI FONDAMENTALI SECONDO MASLOW BISOGNI DI AUTOREALIZZAZIONE BISOGNI DI STIMA BISOGNI DI APPARTENENZA BISOGNI DI SICUREZZA BISOGNI FISIOLOGICI respirare – alimentarsi – idratarsi – mantenere la T.C. – muoversi – eliminazione – igiene – riposo e comunicazione

84 La relazione di aiuto Modello dellattaccamento-accudimento È lesigenza comune nel mondo animale, quindi nel genere umano, di instaurare e mantenere un legame con un altro individuo, di solito di genere femminile. Comporta lassunzione della posizione speculare di essere accudito e di accudire qualcuno, con il duplice ruolo di accudito e di persona accudente. Nelletà adulta i meccanismi dellattaccamento riemergono in particolare quando lindividuo avverte la propria vulnerabilità con sensazione di minaccia allequilibrio fisico/psichico (malattia, trauma emotivo, carenza affettiva ecc.). Levento-malattia comporta nuovi adattamenti, una nuova identità di persona malata, modifiche obbligatorie delle abitudini di vita (es. ospedalizzazione), dipendenza in vari gradi dalloperatore che si prende cura del paziente.

85 LA RELAZIONE PROFESSIONALE OSS/UTENTE La comparsa di una malattia determina una crisi nell'esistenza della persona colpita e di chi lo assiste. Si tratta di conseguenze psicologiche e sociali, a volte di lunga durata, spesso trascurate da chi è impegnato a dare il massimo sul versante delle cure tecnico-sanitarie. Depressione, disperazione, carenza di motivazione al trattamento… sono sintomi che influiscono negativamente sui risultati del trattamento. Le moderne unità di riabilitazione comprendono, nel loro team interprofessionale, la figura dello psicologo, deputato a fornire un sostegno specifico ai pazienti e alle famiglie in difficoltà. Ma non basta. Occorre che tutto il setting riabilitativo sia orientato a sostenere emotivamente il paziente e i caregivers. Per questo sarà compito di tutti gli operatori professionali improntare il proprio approccio al malato instaurando una relazione d'aiuto.

86 Le tecniche di facilitazione Il professionista sanitario può gestire gli atteggiamenti regressivi del paziente verso il recupero e la guarigione mediante tecniche di facilitazione: Il suggerimento: serve per indirizzare e fornire modelli di comportamento. I rinforzi: per stimolare un soggetto ad acquisire comportamenti adattivi tramite un programma di intervento riabilitativo. Il tutoring: sollecitare interazioni di auto-mutuo-aiuto in un gruppo di pari. Laccoglienza empatica nella comunicazione intersoggettiva.

87 Funzioni e competenze dellOSS nella relazione di aiuto Strumento protesico: situazioni di riaddestramento allo svolgimento delle attività quotidiane. Fonte dinformazione: collocazione nel tempo, spazio e storia personale. Fonte di stimolazione: in presenza di inerzia, apatia, demotivazione, scarso interesse per lambiente circostante da parte del paziente. Capace di: prevenire/valutare/contenere sintomi comportamentali quali aggressività, agitazione psicomotoria, che ostacolano il processo di autonomia. Capace di: prendere decisioni, proponendo alternative rispetto alle scelte stereotipate del paziente. Fonte di feed-back: se il paziente non è capace di valutare le ripercussioni sugli altri delle proprie manifestazioni verbali e comportamentali. Fonte di gratificazione/frustrazione: in un rapporto educativo in cui il paziente è riaddestrato a riacquisire la maggiore autonomia possibile.

88 Il comportamento dell'operatore verso la persona L'osservazione dell'operatore non si focalizza sui deficit, ma sulle capacità residue in modo da potenziarle e rafforzarle; un clima positivo, sereno, ispirato alla fiducia nelle capacità del soggetto ha lo scopo di incoraggiare gli sforzi, i tentativi di progredire, di andare avanti, favorendo l'iniziativa e la libera espressione. La persona, in questo modo, si percepisce come parte attiva diventando compartecipe del proprio itinerario di recupero; non farsi illusioni e non crearne; la persona va considerata e accettata per quello che è e non per quello che dovrebbe essere, con i suoi pregi e i suoi deficit, aiutandola a scoprire le sue qualità e a saperle valorizzare; porre la persona nelle condizioni migliori per raggiungere il massimo della sua autonomia nel rispetto e nella considerazione del suo disagio.

89 Tratti relazionali da sviluppare per instaurare una corretta "relazione d'aiuto" Orientamento sull'Altro, sul Sè e sulla relazione; diffusa responsabilizzazione e controllo delle dinamiche proiettive; atteggiamento empatico; sa modulare l'asimmetria ("insieme possiamo trovare alcune soluzioni al problema"); apertura del Sè ("esplicito in maniera chiara, completa e congruente quanto sento"); uso di messaggi diretti, sollecitanti, ma mai minacciosi; comunicazione chiara, completa e congruente; induce curiosità, apre questioni, accetta e stimola punti di vista diversi; ricerca le differenze, riconosce nel disequilibrio l'inizio di nuovi equilibri; apre e responsabilizza; autoironizza; inibisce il gregarismo, sollecitando l'Altro al protagonismo; ascolta e modula la relazione rispettando i sentimenti dell'Altro; conduce e si lascia condurre; accetta e sfrutta le valutazioni negative.

90 LA RELAZIONE DAIUTO è promuovere il benessere di entrambe le parti. Dare Ricevere Dare e ricevere: - emozioni - sentimenti - rispetto e incoraggiamento

91

92 Nel lavoro con i malati e le loro famiglie ci troviamo ad affrontare pensieri, memorie, sentimenti e problemi irrisolti della nostra vita. Come operatori professionali dovremmo abituarci a osservare le nostre reazioni, i nostri sentimenti verso utenti e pazienti, piuttosto che porre una membrana impermeabile fra comportamenti professionali e comportamenti personali. Concentrandoci sui bisogni dellutente possiamo non pensare al fatto che tutti, prima o poi dobbiamo affrontare il lutto, la disabilità e la morte.

93 Riflettiamo sulla differenza che cè tra · curare · prendersi cura Conoscere ed imparare a far fronte non solo alle emozioni dellassistito ma anche alle proprie

94 Limportanza di interrogarsi … Cosa mi ha spinto a scegliere questa professione? Cosa ne pensano le persone a me care? … e ancora … Quali sono i miei limiti personali rispetto a questo lavoro? Quali sono i miei punti di forza? Quali sono i limiti esterni di questo lavoro?

95 Conoscere le proprie motivazioni personali SE NON ABBIAMO CURA DI NOI STESSI, NON POSSIAMO AVERE CURA DEGLI ALTRI (GAYLIN, 1981)

96 Conoscere le proprie motivazioni personali…. È giusto avere, oltre a delle motivazioni altruistiche, anche delle motivazioni di tipo egoistico È giusto divertirsi durante il proprio lavoro (è possibile fare un lavoro estremamente serio e trovare piacere nel farlo). È giusto avere delle motivazioni disinteressate, come il desiderio di poter migliorare un po la vita delle persone. Tratto da: Io, operatore sociale, Erickson, 1993

97 Conoscere le proprie motivazioni personali Non è giusto lavorare con le persone in difficoltà perché questo ci fa sentire bravi o perché crediamo che la gente ci giudicherà bene per questo. Qualunque cosa facciamo dobbiamo farla perché noi lo vogliamo, non perché qualcun altro se lo aspetta da noi. Tratto da: Io, operatore sociale, Erickson, 1993

98 Conoscere i propri limiti Non possiamo essere in grado di rispondere a tutto e probabilmente non abbiamo nemmeno unadeguata conoscenza di tutti i problemi È evidente che commetteremo degli errori Commettere errori è legittimo Non è accettabile ripetere continuamente il medesimo errore È giusto e auspicabile chiedere aiuto quando non sappiamo cosa fare

99 Limiti personali Non possiamo voler bene a tutte le persone che dovremmo aiutare (a volte non ci sono nemmeno simpatiche) Non potremo riuscire a salvaretutti Il tempo non è mai sufficiente Vi saranno sempre delle situazioni legate al lavoro e alle persone con cui lavoriamo che causeranno forti reazioni emotive Non è detto che si debba lavorare nello stesso posto per tutta la vita Tratto da: Io, operatore sociale, Erickson, 1993

100 Limiti esterni La struttura e lorganizzazione Personale insufficiente Finanziamenti limitati Burocrazia e tempi Disposizioni ministeriali …

101 Questione di … equilibrio In qualunque tipo di lavoro vi sono vantaggi e svantaggi, momenti ricchi di gratificazione e altri meno entusiasmanti. Ognuno di noi, nel contraddistinguere questi momenti, è diverso. È importante sapere come gratificazione e sacrificio devono equilibrarsi. La difficoltà non è quella di capire se siamo o non siamo contenti del nostro lavoro ma riconoscere quei fattori specifici che fanno la differenza tra chi è professionalmente soddisfatto e chi no (posizione o professione diversa) Allinsoddisfazione contribuiscono sia poche gratificazioni che troppi sacrifici (ripercussioni sulla sua vita privata timbro del cartellino). Ecco perché è così importante trovare un equilibrio tra vita professionale e vita privata!!

102 I MECCANISMI DI DIFESA NELLA RELAZIONE DAIUTO I pazienti da un lato e l'équipe curante dall'altro mettono in atto meccanismi difensivi complementari; I primi, a causa della completa dipendenza che provano, ricorrono a dinamiche regressive, accompagnate dalla negazione di alcuni aspetti della realtà che vivono. Gli operatori dal canto loro utilizzano meccanismi quali la razionalizzazione e l'isolamento, per far fronte alla tensione, ai rischi e in qualche caso allimpotenza.

103 I MECCANISMI DI DIFESA NELLA RELAZIONE DAIUTO Non sempre è facile utilizzare al meglio modelli relazionali adeguati e dare al paziente quel contatto autentico e profondo di cui ha bisogno. La difficoltà è legata anche al sovraccarico emotivo che accompagna patologie particolarmente gravi. È il caso ad esempio dei pazienti oncologici, con i quali spesso, per evitare una verità troppo pesante, si dà la preferenza al piano biologico, si preferisce il distacco, il silenzio, dimenticando che molte volte il distacco e il silenzio si popolano di fantasmi peggiori della verità.

104 I MECCANISMI DI DIFESA NELLA RELAZIONE DAIUTO Un rapporto "non evitante" può stabilirsi se gli operatori, per primi, hanno avuto modo di elaborare le loro ansie e paure. Talora la difficoltà può essere causata dalle problematiche psicologiche dell'operatore. Alcuni si sentono a loro agio solo con pazienti molto dipendenti e non tollerano la loro autonomia, che percepiscono come protesta o tradimento. Altri mostrano un rifiuto inconscio per certe situazioni e riescono ad affrontarle solo oggettivandole e negandone il risvolto affettivo: il paziente viene così distanziato e considerato esclusivamente un caso clinico. Altre modalità difensive messe in atto, inconsciamente, dall'operatore sono: quella di separare assistenza e decisioni terapeutiche; di tenere lontani i familiari (che vivono angoscia e percorsi speculari a quelli dei pazienti) cercando una "sterilizzazione emotiva".

105 IL RISCHIO DI BURN-OUT Si è evidenziato come queste manovre difensive, "utili" agli operatori in tempi brevi in quanto possono ridurre nell'immediato la sofferenza, sono negative per il paziente, e, nei tempi lunghi, anche per gli operatori stessi.

106 Che cosè il burn out? La carica emotiva mai elaborata emerge sotto forma di ansia, depressione, inadeguatezza, stanchezza, irritabilità, apatia, disimpegno, noia, reazioni negative, che rappresentano un'esperienza sintomatica di uno stato di stress che, come fase ultima di un processo difensivo reattivo, può assumere le caratteristiche di una vera e propria sindrome, quella da burn out.

107 Che cosè il burn out? Il termine burn out (bruciato, scoppiato) nel giornalismo sportivo descriveva il brusco calo di rendimento di un atleta dovuto al venire meno degli stimoli motivazionali. Con tale termine si indica una sindrome tipica delle relazioni di aiuto caratterizzata da un distacco emotivo rispetto agli assistiti e dalla perdita di interesse per il proprio lavoro.

108 Si distinguono quattro fasi: 1.dell'entusiasmo idealistico e delle nobili aspirazioni; 2.dello stress lavorativo, in cui si avverte un progressivo squilibrio tra richieste e risorse (soprattutto emotive); 3.di esaurimento, in cui si comincia a pensare di non aiutare realmente nessuno, e in cui compare la tensione emotiva, l'irritabilità, l'ansia; 4.della conclusione difensiva o dell'alienazione, con totale disinvestimento emotivo nel lavoro, apatia, rigidità e cinismo.

109 Tratti caratteriali che predispongono al burn out ansia nevrotica, propria di quelle persone che si pongono mete eccessive e che si puniscono se non le raggiungono, uno stile di vita attivo, competitivo, in lotta con il tempo, la rigidità, cioè l'incapacità di adattarsi alle richieste sempre mutevoli dell'ambiente esterno; l'introversione.

110 COME PREVENIRE IL BURN OUT? Prevedere come obiettivo formativo l'acquisizione di maggiori competenze relazionali. Gruppi di supporto. La loro costituzione permette di migliorare la comunicazione sui problemi della propria attività e della loro gestione, aumentare l'autostima, ridurre il senso di isolamento e le tensioni emozionali non necessarie. Riunioni ed incontri periodici: -favoriscono un senso di appartenenza al gruppo, -offrono l'opportunità di scambiare opinioni, consigli pratici -e permettono di migliorare la comunicazione.

111 E per concludere… le riflessioni di Victor Frankl: Siate come volontari in una spontanea RELAZIONE di AIUTO quando aiutate, ma poi togliete laspetto pubblico e spettacolare dellintervento e fate sempre come se foste nello spazio privato e proprio della casa della persona che aiutate: lo spazio per prendersi cura con professionalità, ma che mai perde lentusiasmo di chi lo fa per il semplice e disinteressato amore e benessere dellaltro.

112 Bibliografia R.Cafiso,M.G.Cannizzo,G.Sampognaro,Un aiuto a chi aiuta, Psicologia Contemporanea,Novembre-Dicembre 1996,nr.138,pp Monformoso P. (2007) Professioni sanitarie e relazioni di aiuto. Evangelista L. (2006) Orientamento, counseling, relazione di aiuto. Farneti R. (2001) Aiutiamo ad aiutare. B.Genevay,R.Katz,Le emozioni degli operatori nella relazione di aiuto, Trento, Erickson, F.Manara,Eventi stressanti e scelta di malattia, Brescia,La Ginestra,1991.

113 ( ) DELEGA E ATTRIBUZIONE

114 La delega La delega di autorità si verifica quando un soggetto(il delegante) conferisce ad un soggetto (il delegato) lincarico di eseguire una prestazione che rientra nella responsabilità del primo. Il delegato assume la responsabilità per lesecuzione del lavoro nei confronti del superiore delegante; questi però rimane responsabile per leffettivo assolvimento di tutti i suoi compiti, compresi quelli di cui ha affidato ad altri lesecuzione. [Zerilli Fondamenti di direzione ed organizzazione aziendale] Trasferimento di responsabilità per lesecuzione di unattività…. pur rimanendo responsabile dei risultati finali [American Nurses Association, 1995] ATTUAZIONE

115 La delega Trasferimento ad un individuo competente dellautorità di esecuzione unattività infermieristica in una situazione selezionata [National Councilof State Boards of NUrsing, 1995] Attraverso la delega il delegante trasferisce al delegato soltanto dei propri poteri, conservandone la titolarità. La delega può assumere forme diverse: Permanente Permanente: cioè affidata al delegato in modo continuativo Temporanea Temporanea: conferita per una missione specifica in un tempo determinato Piena Piena: si riferisce allassolvimento di un compito intero ATTUAZIONE

116 La delega Parziale Parziale: riguarda un particolare aspetto di un compito Singola Singola: se è conferita ad una sola persona Congiuntiva Congiuntiva: quando è conferita a due o più persone perché attendano congiuntamente ad uno stesso incarico Collettiva Collettiva: conferita da parte di due o più persone [Terzuolo G. la responsabilità giuridica e professionale dellinfermiere, 1992] È chiaro che il processo di delega è impegnativo e non si può gestirlo istituzionalmente su tutto è necessario avere in mente quali sono le cose importanti da presidiare in reparto. La delega è una faccia della medaglia laltra faccia è la supervisione Supervisione Supervisione attività di chi sovrintende alla realizzazione di un opera Devoto Oil controllare e formare costantemente ATTUAZIONE

117 i 5 criteri o 5 le G della delega 1. Il GIUSTO compito Cioè unattività ritenuta appropriata in base alle condizioni dellutente, alla complessità del compito, alla capacità del delegato ed alla qualità della supervisione che linfermiere deve garantire. (Nurs Management 99) È possibile delegare solo quando questo atto venga fatto con sicurezza sia per lutente che per loperatore. (Delegation alert. AmJ Nurs98) 2. Le GIUSTE circostanze 2. Le GIUSTE circostanze. La valutazione non va limitata al paziente ma si deve tener conto anche delle circostanze, dei materiali disponibili, dellambiente oltre che dei regolamenti e delle politiche aziendali Le GIUSTE persone 3.Le GIUSTE persone si deve tener conto del livello di preparazione della figura a cui si delega lattività, ma anche del livello del singolo operatore

118 ATTUAZIONE i 5 criteri o 5 le G della delega allOSS 4.Le GIUSTE istruzioni 4.Le GIUSTE istruzioni e al buona comunicazione Una comunicazione efficace, cioè messaggi chiari e precisi (cosa fare, come, perché, in che tempi, quando chiedere consulenza…) ed un ascolto attento, sono la base del successo della delega 5.La GIUSTA supervisione del dipende. La pratica della supervisione si è sviluppata contestualmente ad una cultura della complessità: le certezze sulle pratiche codificate e routinarie si vanno sempre più integrando con una cultura del dubbio, dellincertezza, del dipende. La supervisione è quindi una pratica che nasce laddove le mansioni, distinzioni rigide nelloperare, le procedure, vengono inserite in un contesto che richiede flessibilità, scambio, integrazione, delega. Questi processi infatti richiedono un supporto, un controllo allinterno di un rapporto formativo e di alleanza lavorativa tra operatori

119 ATTUAZIONE La delega non deve privare linfermiere del contatto con il paziente: linfermiere deve concentrare lattenzione sulle risposte del paziente, non sulle tecniche, ed imparare a conoscere ed interpretare gli indizi e i segni clinici Le variabili da considerare in un processo di delega sono: La legge Dopo aver valutato il paziente e pianificato lassistenza si possono delegare alcune attività, rimanendo responsabili della valutazione finale. È importante definire cosa sia esclusivo dellinfermiere (profilo professionale, codice deontologico, percorso formativo) e che cosa può fare il professionista delegato (es. O.S.S.) Il regolamento del servizio o dellU.O. (job description) descrive quello che ci si aspetta che il personale faccia tenendo conto anche delle regole specifiche sugli standard di assistenza, più sono chiari gli standard meno cè bisogno di regolamenti

120 ATTUAZIONE La conoscenza del profilo delloperatore non è sufficiente: non garantisce che la persona abbia sufficiente addestramento ed abilità per eseguire unattività in modo competente e sicuro (Delegation and supervisio outside the hospital. Am J Nurs 99) [ importante è anche il possesso di tecniche della comunicazione e capacità decisionali: lOSS infatti deve decidere quando chiamare linfermiere, o riferire alcune informazioni, o riconoscere situazioni di possibile rischio per il paziente] Non è corretto delegare attività che prevedano valutazioni critiche, o la scelta tra più alternative. Se la scelta va fatta in base alla valutazione delle condizioni del paziente, in particolare quelle cliniche, deve essere linfermiere a intervenire

121 ATTUAZIONE AllOSS attribuiamo attività che sono proprie del suo profilo: in questo senso è più appropriato parlare di attribuzione piuttosto che di delega parlare di delega significa far ricorso ad uno strumento inadeguato, se non altro perché la giurisprudenza ha stabilito che per aversi la effettiva trasferibilità di funzioni da un soggetto ad un altro, la delega deve essere scritta, effettiva e deve comportare il reale trasferimento di poteri decisionali al delegato, con conseguente necessità del delegante di controllare, ma di non ingerirsi nellattività del delagato del tutto impensabile che linfermiere non possa interagire nellattività delloperatore di supporto, e che ogni attività sia formalizzata con uno scritto Luca Benci lOSS autonomia, rapporti con i professionisti e responsabilità giuridica Rivista Diritto Professioni Sanitarie, 2001; 4(3): Delega No Attribuzione di attività Padovan Monica [lintegrazione con le figure di supporto]

122 ATTUAZIONE Risulta difficile pensare a unorganizzazione gestita sulla base della delega, più interessante appare il concetto di collaborazione contenuto nella normativa francese dedicato alla regolamentazione della figura dellinfermiere e di quella di supporto [Décret n du 5 marzo 93 relatif aux actes professionnels ed à lexercice de la profession dinfirmier] La soluzione deve essere trovata anche in questo caso, nei piani di di lavoro, che devono individuare le attività attribuibili allOSS sulla base dei criteri della bassa discrezionalità e dellalta riproducibilità della tecnica utilizzata Attività attribuibili, dunque e non delegabili

123 ATTUAZIONE Delega No Attribuzione di attività Padovan Monica [lintegrazione con le figure di supporto] Nel profilo dellOSS viene ribadito che lOSS in base alle proprie competenze e in collaborazione con altre figure professionali, sa attuare i paini di lavoro…. È in grado di utilizzare metodologie di lavoro comune (schede, protocolli….) È importante strutturare una organizzazione nella quale linfermiere mantenga la regia del processo assistenziale, lidentificazione critica dei bisogni, la pianificazione dellassistenza e la valutazione del risultato, avvalendosi della collaborazione della figura di supporto

124 ATTUAZIONE Delega No Attribuzione di attività

125 ATTUAZIONE Delega No Attribuzione di attività

126 ATTUAZIONE Delega No Attribuzione di attività

127 ATTUAZIONE Delega No Attribuzione di attività

128 RUOLO E FUNZIONI DELLE FIGURE PROFESSIONALI CHE OPERANO NEI SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI

129 INFERMIERISTICHE E OSTETRICHE TECNICO SANITARIE PREVENZIONE RIABILITAZIONE

130 Figure Sanitarie non Mediche La Legge 10 agosto 2000, n. 251 Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione di ostetrica.

131 Figure sanitarie Infermiere Infermiere generico (figura non più formata) Ostetrica Fisioterapista ….. Figure tecnico – sanitarie OSS OSS con formazione complementare OTA autonomia

132 INFERMIERISTICHE E OSTETRICHE Infermiere; Ostetrica/o; Infermiere pediatrico;

133 FIGURE TECNICO-SANITARIE Area tecnico-diagnostica A rea tecnico-assistenziale Tecnico audiometrista Tecnico sanitario di laboratorio biomedico Tecnico sanitario di radiologia medica Tecnico di neurofisiopatologia Tecnico ortopedico Tecnico audioprotesista Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare Igienista dentale Dietista

134 Figure della Riabilitazione Podologo Fisioterapista Logopedista Ortottista-assistente di oftalmologia Terapista della neuro- e psicomotricità delletà evolutiva Tecnico della riabilitazione psichiatrica Terapista occupazionale Educatore professionale

135 Figure della Prevenzione Tecnico della prevenzione nellambiente e nei luoghi di lavoro Assistente sanitario

136 Figure di riferimento in ambito sanitario Fisioterapista Tecnico sanitario di radiologia medico Tecnico di laboratorio biomedico Dietista

137 FISIOTERAPISTA Elabora interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità Pratica attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie Propone ladozione di protesi e ausili, ne addestra allutilizzo e ne verifica lefficacia Svolge attività di studio didattica e consulenza professionale

138 TECNICO SANITARIO DI RADIOLOGIA MEDICA Autorizzato ad espletare indagini e prestazioni radiologiche Svolge in via autonoma dopo prescrizione medica tutti gli interventi che richiedono luso di radiazioni ionizzanti, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare, e interventi per la protezionistica fisica e dosimetrica È responsabile del corretto funzionamento delle apparecchiature a lui affidate

139 TECNICO DI LABORATORIO BIOMEDICO Svolge attività di laboratorio di analisi e di ricerca relative ad analisi biomediche e biotecnologiche e in particolare di biochimica, microbiologia e virologia, di farmacotossicologia, di immunologia, di patologia clinica, di ematologia, di citologia ed istopatologia.

140 DIETISTA Competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dellalimentazione e della nutrizione ivi compresi gli aspetti educativi e di collaborazione allattuazione delle politiche alimentari, nel rispetto della normativa vigente.

141 LE PRINCIPALI FIGURE PROFESSIONALI DI RIFERIMENTO PER LOSS AMBITO SANITARIO INFERMIERE OSTETRICA AMBITO SOCIALE LASSITENTE SOCIALE

142 ELEMENTI DI BASE DELLORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI: DEFINIZIONE, SCOPI, STRUTTURA E PROCESSI

143 CONCETTO DI ORGANIZZAZIONE è un insieme ordinato di attività che servono a raggiungere un certo obiettivo, un certo scopo

144 CONCETTO DI SISTEMA Indica un insieme di soggetti collegati tra loro ed interdipendenti; es. insieme di professionisti che lavoro in una stessa equipe/organizzazione di lavoro; QUINDI Un sistema esiste proprio perché si basa su di unorganizzazione cioè un insieme ordinato di regole, norme, schemi, indirizzati ed orientati al raggiungimento di un certo scopo e/o obiettivi

145 CARATTERISTICHE ESSENZIALI DI UNA ORGANIZZAZIONE Suddivisione del lavoro fra più persone in base alle professionalità, delle competenze, del livello funzionale: La presenza di un centro di direzione, di coordinamento, di responsabilità;

146 CARATTERISTICHE ESSENZIALI DI UNA ORGANIZZAZIONE Un organizzazione è: efficace – se raggiunge gli scopi previsti/programmati; buon rapporto tra risultati raggiunti e previsti;

147 CARATTERISTICHE ESSENZIALI DI UNA ORGANIZZAZIONE Un organizzazione è: efficiente – non sprecare risorse umane e materiali; Cioè a parità di risultati ottenuti, una organizzazione efficiente è quella che ha utilizzato meno risorse;

148 STRUTTURA ORGANIZZATIVA COMPITO Insieme di attività elementari, collegate tra di loro e necessarie per svolgere una certa attività; MANSIONE se uniamo un insieme di compiti di una persona otteniamo la Mansione In ogni attività esiste un mansionaro, cioè un manuale in cui sono indicati i compiti di ciascuno, in relazione allinquadramento ossia contratto di lavoro:

149 ORGANO Tutte le persone che hanno le stesse mansioni nella stessa impresa; Definiamo organo linsieme delle persone che svolgono le stesse mansioni, es. area sanitaria Infermiere, OSS, Medico, Assistente Sociale

150 STRUTTURA ORGANIZZATIVA RESOURCES PATIENTS STAFF CARING ACTIVITY CURE ACTIVITY HUMAN STRUCTURAL TECHNOLOGICAL { Nurse Staffing (Level and ability) Support Staffing PROCESSES OUTCOMES NURSING PROCESS NURSING VIGILANCE PROCESSINPUT OUTPUT { Support services DIRECTINDIRECT PHYSIOLOGICAL SAFETY LOVE GORDONS FUNCTIONAL HEALTH PATTERNS ADVERSE EVENTS PREVENTION Failure to rescue Etc MEDICAL SUPPORT ACTIVITY CARING ACTIVITY CURE ACTIVITY

151 INPUT OUTPUT PROCESSO ORGANIZZATIVO MODELLO ASSISTENZIALE PATIENTS STAFF

152 Risorse umane Risorse strutturali MODELLO ASSISTENZIALE BIS.FISIOLOGICI MODELLO BIOMEDICO PATIENTS STAFF

153 Risorse umane Risorse strutturali MODELLO ASSISTENZIALE fisiologici sicurezza social i stima realizzazione MODELLO BIO-PSICO- SOCIALE PATIENT S STAFF

154 EROGAZIONE DELLASSISTENZA

155 SCENARIO PRECEDENTE PAZIENTE MEDICO INFERMIERE OSTETRICA OP. SOCIALE AUSILIARIO

156 SITUAZIONE RAPPRESENTATA DALLA NORMATIVA VIGENTE PAZIENTE MEDICO INFERMIERE PSICOLOGO OP. SOCIALE (OTA – OSS) ALTRE PROFESSIONI SANITARIE AUTONOME

157 NELLE STRUTTURE SANITARIE VANNO RICONOSCIUTE E TIPIZZATE LINEE DI ATTIVITA ASSISTENZIALE AFFERENTI ALLE DIVERSE PROFESSIONALITA DOTATE DI SPECIFICITA ED AUTONOMIA TRA LORO FORTEMENTE E DINAMICAMENTE INTEGRATE AL FINE DI GARANTIRE AL PAZIENTE PRESTAZIONI APPROPRIATE, TEMPESTIVE, QUANTITATIVAMENTE E QUALITATIVAMENTE SODDISFACENTI

158 LINEE DI ATTIVITA ASSISTENZIALE ASSISTENZA MEDICA ASSISTENZA INFERMIERISTICA ASSISTENZA PSICOLOGICA ASSISTENZA SOCIALE ASSISTENZA ALBERGHIERA PAZIENTE

159 STRUMENTI PER LO SVILUPPO DELLA LINEA DI ATTIVITA ASSISTENZA PROTOCOLLI ……… CARTELLA ……… AMBULATORIO ……… UU.OO. A GESTIONE ………

160 AZIENDALIZZAZIONE DELLE STRUTTURE SANITARIE RIFORMA SANITARIA Dlgs 502/92 e 517/93 e succ. RIFORMA SANITARIA Dlgs 502/92 e 517/93 e succ.

161 PRECEDENTE NORMATIVA – LEGGE 833/78 – COMPETENZE SANITARIE ALLE USL (unità sanitarie locali) FINANZIAMENTO STATALE ALLE REGIONI SULLA BASE DELLA SPESA STORICA

162 PRECEDENTE NORMATIVA – LEGGE 833/78 – INCAPACE DI CONTROLLARE LA SPESA, CON DEBITO DELLE REGIONI PROGRESSIVAMENTE IN CRESCITA E STATO CHE DEVE ANNUALMENTE RIPIANARE I DEBITI

163 PRECEDENTE NORMATIVA – LEGGE 833/78 – PROBLEMI Spesa sanitaria eccessiva rispetto alle possibilità dello stato; Nessun controllo sulla qualità delle prestazioni; Scarsa accessibilità alle prestazioni.

164 NUOVA NORMATIVA Stato: funzione di pianificazione e programmazione nazionale, determinazione dei livelli uniformi di assistenza, determinazione delle quote di finanziamento (pro-capite per assistito). Regione: funzione di pianificazione e programmazione regionale (nel rispetto delle linee di indirizzo generali indicate dal piano sanitario nazionale); definizione dellassetto organizzativo del servizio sanitario regionale. Aziende Sanitarie: dotate di personalità giuridica pubblica; dotate di autonomia gestionale; funzione di pianificazione e programmazione locale (nel rispetto delle linee di indirizzo generali indicate dal piano sanitario regionale); definizione dellassetto organizzativo aziendale.

165 NUOVA NORMATIVA (documenti) Stato ……………………………… piano sanitario nazionale (PSN); Regione ………………………… piano sanitario regionale (PSR); ASL ………………………………… piano strategico aziendale ed atto aziendale.

166 NUOVA NORMATIVA FLUSSO DEL FINANZIAMENTO DEL SSN (1) STATO REGIONI AZIENDE SANITARIE LOCALI (FINANZIAMENTO PER QUOTA CAPITARIA)

167 NUOVA NORMATIVA FLUSSO DEL FINANZIAMENTO DEL SSN (2) AZIENDE SANITARIE LOCALI AZIENDE CASE di CURA OSPEDALIERE ACCREDITATE (FINANZIAMENTO PER PRESTAZIONI EROGATE) RICOVERI ……………………………tariffa DRG PRESTAZIONI AMB. ………tariffa NOMENCLATORE NAZIONALE

168 I MECCANISMI DI FINANZIAMENTO DEL SSN INTRODOTTI DAL FEDERALISMO FISCALE CON IL D.L.VO 56/2000 CESSANO, A DECORRERE DALLANNO 2001, ALCUNI TRASFERIMENTI ERARIALI DALLO STATO ALLE REGIONI, TRA CUI IL FONDO SANITARIO NAZIONALE. Dal Supplemento ordinario al «Bollettino Ufficiale» Regione Umbria - serie generale - n. 36 del 27 agosto 2003

169 I MECCANISMI DI FINANZIAMENTO DEL SSN INTRODOTTI DAL FEDERALISMO FISCALE I trasferimenti erariali soppressi sono stati compensati con: laumento delladdizionale IRPEF, le cui aliquote minima e massima vengono portate rispettivamente da 0,5 per cento a 0,9 per cento e da 1 per cento a 1,4 per cento; laumento della compartecipazione regionale allaccisa sulla benzina, il cui importo viene aumentato da 242 a 250 lire per litro di benzina venduta; listituzione della compartecipazione regionale allIVA (inizialmente il 25,7 per cento, poi portata al 38,55 per cento dal d.p.c.m. 17 maggio 2001).

170 I MECCANISMI DI FINANZIAMENTO DEL SSN INTRODOTTI DAL FEDERALISMO FISCALE Quindi attualmente le fonti di finanziamento della spesa sanitaria sono le seguenti: 1)IRAP; 2) addizionale IRPEF; 3) compartecipazione allaccisa sulla benzina; 4) compartecipazione allIVA; 5) Fondo Perequativo Nazionale; 6) entrate proprie delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere; 7) eventuali entrate derivanti dalla mobilità sanitaria extraregionale.

171 I MECCANISMI DI FINANZIAMENTO DEL SSN INTRODOTTI DAL FEDERALISMO FISCALE Nel caso di superamento del limite di spesa fissato, le Regioni devono integrare il finanziamento ricorrendo allimposizione di tasse, alla introduzione di ticket o alladozione di altre misure di razionalizzazione idonee a recuperare nel corso dellesercizio successivo lo scarto fra risorse assegnate e fabbisogno effettivo.

172 NUOVA NORMATIVA INTRODUCE IL CONCETTO DI RESPONSABILITA GESTIONALE

173 RESPONSABILITA GESTIONALE RESPONSABILITA PER RISULTATI - SPECIFICA DELLA DIRIGENZA ESSA SI FONDA NON SULLA MANCATA VIOLAZIONE DOLOSA O COLPOSA DEI DOVERI DI UFFICIO (tale ambito riguarda altri tipi di responsabilità: penale, civile, amministrativa) MA SULLA IDONEITA E SULLA CAPACITA DEI DIRIGENTI A CONSEGUIRE RISULTATI ADEGUATI AI COMPITI LORO AFFIDATI CON CONSEGUENTI POSITIVE IMPLICAZIONI: - SUL BUON ANDAMENTO DELLAZIONE AMMINISTRATIVA - SULLA CONCRETA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI ASSUNTI DALLA DIREZIONE AZIENDALE IN SEDE DI PROGRAMMAZIONE DELLE SUE ATTIVITA

174 OBIETTIVI STRATEGICI AZIENDALI OBIETTIVI DI STRUTTURA OBIETTIVI DI UNITA OPERATIVA PIANIFICAZIONE STRATEGICA AZIENDALE PROGRAMMAZIONE BUDGET OBIETTIVI + RISORSE LIVELLI DELLATTIVITA GESTIONALE FASELIVELLO DIREZIONE AZIENDALE + DIREZIONI DI STRUTTURA DIPARTIMENTI e/o UNITA OPERATIVE CONTROLLODIGESTIONECONTROLLODIGESTIONE

175 CONTROLLO DI GESTIONE INSIEME DI ATTIVITA INTERNE ALLORGANIZZAZIONE CON LE QUALI LA DIREZIONE AZIENDALE SI ACCERTA, AI VARI LIVELLI, CHE LA CONDUZIONE DELLE ATTIVITA SI STIA SVOLGENDO SECONDO GLI OBIETTIVI, LE STRATEGIE, LE POLITICHE ED I PIANI PRESTABILITI (IN MODO EFFICACE ED EFFICIENTE).

176 EFFICACIA OBIETTIVI RAGGIUNTI (obiettivo parziale, output) OBIETTIVI PRESTABILITI (obiettivo totale, outcome) EFFICIENZA OBIETTIVI RAGGIUNTI (obiettivo parziale, output) RISORSE IMPEGNATE (input)

177 FASI DEL CONTROLLO DI GESTIONE PROGRAMMAZIONE PREDISPOSIZIONE DEL BUDGET SVOLGIMENTO E MISURAZIONE DELLE ATTIVITA REPORTING E VALUTAZIONE

178 BUDGET STRUMENTO GESTIONALE = ELEMENTI DEL BUDGET OBIETTIVIRISORSE

179 PROCESSO DI BUDGET SI DECIDE QUALI OBIETTIVI RAGGIUNGERE IN UN DETERMINATO PERIODO; SI STABILISCE QUALI E QUANTE RISORSE IMPEGNARE PER IL RAGGIUNGIMENTO DEI SUDDETTI OBIETTIVI; SI CONTROLLA PERIODICAMENTE IL GRADO DI RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI E LENTITA DEL CONSUMO DELLE RISORSE. CONTABILITA ANALITICA

180 = COMPLESSO DI RILEVAZIONI SISTEMATICHE E PERIODICHE VOLTE ALLA DETERMINAZIONE DEI COSTI SOSTENUTI E DEI RICAVI REALIZZATI DALLE STRUTTURE AZIENDALI

181 CONTABILITA ANALITICA ELEMENTI FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO DEL SISTEMA DI CONTABILITA ANALITICA SONO: - IL PIANO AZIENDALE DEI CENTRI DI RESPONSABILITA E DEI CENTRI DI COSTO; - IL PIANO AZIENDALE DEI FATTORI PRODUTTIVI; - LIDENTIFICAZIONE DEI PRODOTTI AZIENDALI E DEL LORO VALORE REALE O CONVENZIONALE.

182 CENTRO DI RESPONSABILITA GRUPPO DI PERSONE CHE OPERANO PER RAGGIUNGERE UN DETERMINATO OBIETTIVO SOTTO LA DIREZIONE DI UN RESPONSABILE

183 UN CENTRO DI RESPONSABILITA E COSTITUITO DA UNO O PIU CENTRI DI COSTO

184 CENTRO DI COSTO = UNITA AZIENDALE ELEMENTARE CHE SVOLGE UNA SPECIFICA ATTIVITA SOTTO IL CONTROLLO DI UN RESPONSABILE. AD ESSA E POSSIBILE ATTRIBUIRE IN MODO COMPLETO ED ESCLUSIVO I COSTI DEI FATTORI PRODUTTIVI IMPIEGATI

185 CENTRO DI RESPONSABILITA (es.: Unità Operativa Ospedaliera) CENTRO DI COSTO 1 CENTRO DI COSTO 2 DEGENZA RICOVERI ORDINARI DAY HOSPITAL O DAY SURGERY CENTRO DI COSTO 3 AMBULATORI CENTRO DI COSTO 4 CONSULENZE INTERNE

186 FATTORI PRODUTTIVI = OGNI ELEMENTO, CON UN VALORE ECONOMICO, IMPIEGATO NELLO SVOLGIMENTO DI UNATTIVITA E CHE QUINDI CONCORRE ALLA FORMAZIONE DEL COSTO DI PRODUZIONE

187 FATTORI PRODUTTIVI BENI SANITARI BENI NON SANITARI PERSONALE MANUTENZIONI E RIPARAZIONI AMMORTAMENTI SERVIZI APPALTATI

188 FATTORI PRODUTTIVI 1 BENI SANITARI PRODOTTI FARMACEUTICI MATERIALI DIAGNOSTICI PRESIDI MEDICO-CHIRURGICI MATERIALE PROTESICO E PER EMODIALISI ecc.

189 FATTORI PRODUTTIVI 2 BENI NON SANITARI PRODOTTI ALIMENTARI MATERIALE GUARDAROBA E CONVIVENZA ecc.

190 FATTORI PRODUTTIVI 3 PERSONALE DIRIGENZA COMPARTO VOCI FISSE VOCI VARIABILI VOCI FISSE VOCI VARIABILI

191 PRODOTTI - PRESTAZIONI IN REGIME DI RICOVERO - PRESTAZIONI AMBULATORIALI SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE: DRG SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE: NOMENCLATORE-TARIFFARIO

192 SISTEMA DEI DRG SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE DELLE PRESTAZIONI OSPEDALIERE IN REGIME DI RICOVERO, FONDATO SUL PRINCIPIO DI ATTRIBUZIONE DEI PAZIENTI A CLASSI OMOGENEE RISPETTO A CARATTERISTICHE CLINICHE ED ASSISTENZIALI E QUINDI OMOGENEE ANCHE RISPETTO AI PROFILI DI TRATTAMENTO ED ALLE RISORSE CONSUMATE (SISTEMA ISO-RISORSE),

193

194 REPORTING E VALUTAZIONE CONSENTE DI: EVIDENZIARE SITUAZIONI ANOMALE ATTUARE AZIONI CORRETTIVE VALUTARE LOPERATO DEI CENTRI DI RESPONSABILITA VALUTARE I PROGRAMMI AZIENDALI

195 COSTO PIENO DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE = COSTI DIRETTI+ QUOTA DEI COSTI GENERALI DAZIENDA COSTI GENERATI NELLAMBITO DELLA STESSA STRUTTURA COSTI CORRELATI ALLE ESIGENZE DI FUNZIONAMENTO COMPLESSIVO DELLAZIENDA

196 COSTO PIENO DELLE ARTICOLAZIONI INTERNE DALLE STRUTTURE PRODUTTIVE = COSTI DIRETTI + COSTI GENERATI NELLAMBITO DELLARTICOLAZIONE INTERNA PER ES.: COSTI RELATIVI ALLE PRESTAZIONI DEI SERVIZI COSTI DI PRESTAZIONI INTERMEDIE + QUOTA DEI COSTI GENERALI DELLA STRUTTURA COMPRENDENTE LA QUOTA DEI COSTI GENERALI DAZIENDA RIBALTATI SULLA STRUTTURA PER ES.: COSTI RELATIVI ALLE DIREZIONI DI STRUTTURA, ALLA FARMACIA, ALLA ASSISTENZA RELIGIOSA, AL SERVIZIO DI PULIZIA ecc:

197 METODOLOGIA DEL LAVORO SOCIALE E SANITARIO: erogazione dellassistenza Diverso dagli altri lavori per la finalità: erogare un servizio e non un bene (come succede negli altri lavori)

198 Lavoro sociale e sanitario Servizio : Non è sempre tangibile (interventi educazionali) Viene fruito nel momento in cui viene erogato Quando si eroga è importante laspetto specialistico e relazionale È la risposta ai bisogni conseguente allanalisi dei problemi Bene : È sempre tangibile Il risultato è sempre un prodotto Non si consuma nel momento in cui viene prodotto

199 ORGANIZZAZIONE DELLASSISTENZA Per rispondere ai bisogni dobbiamo inserirli in un sistema costituito da una serie di elementi interconnessi tra loro;

200 AZIENDE SOCIO-SANITARIE SISTEMA APERTO: Sistema: un insieme costituito da diverse componenti Aperto: si trasforma grazie agli elementi che lo compongono

201 METODO PER LA PIANIFICAZIONE E LORGANIZZAZIONE DELLASS.ZA Approccio alla persona assistita, che partendo dallindividuazione dei bisogni, conduca alla risposta attraverso un percorso razionale (non si improvvisa), coerente e condiviso.

202 PROCESSO DI ASSISTENZA PRIMA FASE: individuazione e definizione del problema. Raccolta dati attraverso: Osservazione diretta Analisi della documentazione (cartella) Colloquio (inf. o ass.soc.)

203 PROCESSO DI ASSISTENZA SECONDA FASE: pianificazione Si definiscono gli obiettivi, gli interventi e le modalità attraverso: Obiettivi: chiari, raggiungibili Interventi: mirati e finalizzati Modalità: chiare

204 PROCESSO DI ASSISTENZA TERZA FASE: attuazione delle pianificazione QUARTA FASE: valutazione

205 STRUMENTI OPERATIVI LINEE GUIDA: orientamento per gli operatori PROCEDURE: documenti che descrivono in maniera dettagliata le azioni (strumento rigido che non lascia spazio alla discrezionalità) PROTOCOLLI: risultato di una ricerca scientifica e si riferiscono ad uno specifico problema (es:prevenzione delle lesioni)

206 LIMPORTANZA DI LAVORARE PER PROGETTI

207 OBIETTIVI PREVEDERE IL FUTURO E PIANIFICARE GLI EFFETTI E LE DIFFICOLTA DA SUPERARE CONTESTUALIZZARE OBIETTIVI E AZIONI INDIRIZZARE LE RISORSE DISPONIBILI VERIFICARE LE AZIONI DI CIASCUN OPERATORE SPECIFICITA NELLA RISPOSTA… NON GENERALIZZATA MA INDIVIDUALE

208 PROGETTO PERSONALIZZATO LU.V.G (unità di valutazione di geriatria) fa una valutazione globale e definisce: Condizioni clinico assistenziali Bisogni sanitari assistenziali Capacità residue

209 Referente del P.A.I Figura professionale sociale o sanitaria,di riferimento che si fa garante nel tempo dellintero processo assistenziale.

210 STRUMENTI VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE (VMD) DELINEA LE LINEE GUIDA PER UNASSISTENZA INDIVIDUALIZZATA BISOGNI E OBIETTIVI SI POTIZZANO LE AZIONI SI VERIFICANO GLI INTERVENTI

211 FASI DEL P.A.I. OSSERVAZIONE E RACCOLTA DATI VALUTAZIONE E IDENTIFICAZIONE DEI BISOGNI DETERMINAZIONE DEGLI OBIETTIVI DEFINIZIONE DEGLI INTERVENTI ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI VALUTAZIONE DEI RISULTATI

212 DIVERSI P.A.I. PA.I. RESIDENZIALE O SEMIRESIDENZIALE tutti gli operatori che vengono a contatto con il neo ospite devono provvedere alla raccolta dati considerando: Cura della persona Attività quotidiane Abitudini alimentari Aspettative Comportamento con gli altri ospiti Timori

213 DIVERSI P.A.I. P.A.I. DOMICILIARE: 1.raccolta dati considerando la gradualità che il contesto domiciliare richiede considerando: 2.Cura della persona 3.Esigenze alimentari 4.Cura della casa 5.Grado di autonomia (assunzione terapie…) 6.Rapporti con il vicinato, familiari… 7.Aspettative 8.Presenza di eventuali volontari

214 PAI Trasposizione operativa del Progetto redatto dallU.V.G. Grazie alla VMD si individuano i bisogni dellospite in modo da stilare il P.A.I. Per compilare la VMD occorre riferirsi a 4 aree: Area sanitaria o biologica (stato di salute) Area funzionale (disabilità,lavarsi, vestirsi..) Area mentale (tono dellumore…) Area sociale (condizioni relazionali, condizioni economiche…)

215 OBIETTIVI BREVE TERMINE:quelli che possono essere raggiunti in alcuni giorni o 1-2 settimane MEDIO TERMINE:possono essere raggiunti in un termine intermedio, alcune settimane fino ad un massimo di 3 mesi LUNGO TERMINE: da 3 mesi fino ad un massimo di 1 anno

216 STRUMENTI PER LOSSERVAZIONE Lapplicazione delle scale serve per osservare meglio: Es:Indici di Barthel:scheda di valutazione delle attività della vita quotidiana

217 DESCRIZIONE DELLE DIVERSE STRUTTURE SOCIO- ASSISTENZIALI E SOCIO- SANITARIE E ALTRI CONTESTI LAVORATIVI

218 Mediante lautorizzazione e laccreditamento delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale e semiresidenziale, la Regione intende garantire la qualità delle prestazioni socio-assistenziali e socio-sanitarie erogate Attraverso la presente legge, si disciplinano i requisiti per il rilascio dellautorizzazione allesercizio e per laccreditamento delle strutture e dei servizi sociali a ciclo diurno e residenziale Le varie strutture assistenziali possono erogare prestazioni solo se rispettano le leggi vigenti Art. 1 - Finalità e oggetto Art. 2 - Soggetti destinatari Le strutture di cui alla presente legge sono gestite da soggetti pubblici o privati e sono rivolte a: MINORI ANZIANI DISABILI PERSONE CON PROBLEMATICHEPSICO-SOCIALI

219 Comunità Familiare per minori 1. La Comunità Familiare per minori è una struttura educativa residenziale e si caratterizza per la convivenza continuativa e stabile di un piccolo gruppo di minori con due o più adulti che assumono le funzioni genitoriali. Gli adulti fanno parte di una famiglia, anche con figli, che vive insieme ai minori nella struttura di accoglienza, che costituisce la loro residenza abituale; possono svolgere attività lavorativa esterna ed essere coadiuvati nelle attività Numero di ospiti: max 4 Permanenza: di norma 24 mesi Età degli ospiti: tra 0 e 17 anni Comunità Educativa per minori 2. La Comunità Educativa per minori è una struttura educativa residenziale a caratteri comunitario che si caratterizza per la convivenza di un gruppo di minori con una équipe di operatori che svolgono la funzione educativa come attività di lavoro. Gli adulti vivono insieme ai minori nella struttura di accoglienza, secondo turni di lavoro che diano continuità alla loro presenza in Comunità Numero di ospiti: max 8 Permanenza: di norma 24 mesi Età degli ospiti: tra 3 e 17 anni

220 Comunità di Pronta Accoglienza per minori 3. La Comunità di Pronta Accoglienza per minori è una struttura educativa residenziale a carattere comunitario, che si caratterizza per la continua disponibilità e temporaneità dellaccoglienza di un piccolo gruppo di minori con un gruppo di educatori che a turno assumono la funzione di adulto di riferimento, svolgendo attività lavorativa. Gli adulti vivono insieme ai minori nella struttura di accoglienza, secondo turni di lavoro che diano continuità alla loro presenza in Comunità Numero di ospiti: max 7 Permanenza: massimo 2 mesi Età degli ospiti: tra 8 e 17 anni Comunità Alloggio per adolescenti 4. La Comunità Alloggio per adolescenti è una struttura educativa residenziale a carattere comunitario, caratterizzata dalla convivenza di ragazzi e ragazze con la presenza di operatori che a turno assumono le funzioni di adulto di riferimento. Gli adulti vivono insieme ai minori nella struttura di accoglienza solamente per alcuni momenti significativi della giornata Numero di ospiti: max 4 Permanenza: --- Età degli ospiti: tra 16 e 21 anni

221 Comunità Alloggio per disabili 1. La Comunità Alloggio per disabili è una struttura residenziale parzialmente autogestita destinata a soggetti maggiorenni con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale, privi di validi riferimenti familiari, che mantengono una buona autonomia tale da non richiedere la presenza di operatori in maniera continuativa Numero di ospiti: max 6 Permanenza: --- Età degli ospiti: maggiorenni Comunità Socio-Educativa-Riabilitativa 2. La Comunità Socio-Educativa-Riabilitativa per disabili è una struttura educativa residenziale a carattere comunitario rivolta a persone maggiorenni in condizioni di disabilità, con nulla o limitata autonomia e non richiedenti interventi sanitari continuativi, temporaneamente o permanentemente prive del sostegno familiare o per le quali la permanenza nel nucleo familiare sia valutata temporaneamente o definitivamente impossibile o contrastante con il progetto individuale Numero di ospiti: max 8 (compreso 1 posto per pronta accoglienza o programmata) Permanenza: --- Età degli ospiti: maggiorenni

222 Residenza protetta per disabili 3. La Residenza protetta per disabili è una struttura residenziale destinata a persone maggiorenni, in condizioni di disabilità con gravi deficit psico- fisici, che richiedono un elevato grado di assistenza con interventi di tipo educativo, assistenziale e riabilitativo con elevato livello di integrazione socio- sanitaria Numero di ospiti: max 16 (articolati in 2 nuclei di 8 persone, oltre 1 posto per ogni nucleo per pronta accoglienza o programmata) Permanenza: --- Età degli ospiti: maggiorenni Centro diurno socio-educativo-riabilitativo 4. Il Centro diurno socio-educativo-riabilitativo è una struttura territoriale a ciclo diurno rivolto a soggetti in condizioni di disabilità, con notevole compromissione delle autonomie funzionali, che hanno adempiuto lobbligo scolastico e per i quali non è prevedibile nel breve periodo un percorso di inserimento lavorativo o formativo. E un servizio aperto alla comunità locale con funzioni di accoglienza, sostegno alla domiciliarità, promozione della vita di relazione, sviluppo delle competenze personali e sociali Numero di ospiti: di norma max 16 Permanenza: Il servizio è aperto per almeno 7 ore al giorno, orario 8/19, per minimo 5 gg. settimanali e per almeno 48 settimane allanno Ospiti: soggetti che hanno adempiuto lobbligo scolastico

223 Comunità Alloggio per Anziani 1. La Comunità Alloggio per Anziani è una struttura residenziale, totalmente o parzialmente autogestita, consistente in un nucleo di convivenza a carattere familiare per anziani autosufficienti che scelgono una vita comunitaria e di reciproca solidarietà Numero di ospiti: max 6 Permanenza: --- Ospiti: persone anziane singole o in coppia autosufficienti Casa Albergo 2. La Casa Albergo è una struttura residenziale a prevalente accoglienza alberghiera destinata ad anziani autosufficienti, costituita di spazi abitativi individuali o familiari di varia tipologia e di servizi collettivi a disposizione di chi li richiede Numero di ospiti: max 60 Permanenza: --- Ospiti: anziani autosufficienti

224 Casa di Riposo per Anziani 3. La Casa di Riposo per Anziani è una struttura residenziale a prevalente accoglienza alberghiera destinata ad accogliere anziani autosufficienti che per loro scelta preferiscono avere servizi collettivi o che per senilità, per solitudine o altro motivo, richiedono garanzie di protezione nellarco della giornata e sevizi di tipo comunitario e collettivo. E garantita comunque la continuità dellaccoglienza agli ospiti che presentano una parziale e temporanea riduzione dei livelli di autosufficienza entro limiti compatibili con i servizi disponibili nella struttura Numero di ospiti: di norma max 80 (per le Case di riposo già operanti tale limite è elevato alle 120 unità) Permanenza: --- Ospiti: anziani autosufficienti o prossimi allanzianità Residenza Protetta per Anziani 4. La Residenza Protetta per Anziani è una struttura residenziale con elevato livello di integrazione socio-sanitaria, destinata ad accogliere, temporaneamente o permanentemente, anziani non autosufficienti, con esiti di patologie fisiche, psichiche, sensoriali o miste stabilizzate, non curabili a domicilio e che non necessitano di prestazioni sanitarie complesse Numero di ospiti: di norma max 80 (per le Case di riposo già operanti tale limite è elevato alle 120 unità) con una organizzazione degli spazi e delle prestazioni per nuclei fino ad un massimo di 30 ospiti ciascuno. Ogni struttura deve garantire la disponibilità di posti letto riservati allaccoglienza temporanea con funzione di sollievo alla famiglia Permanenza: --- Ospiti: anziani non autosufficienti

225 Centro Diurno per Anziani 5. La Centro Diurno per Anziani è una struttura a regime semiresidenziale, con un elevato livello di integrazione socio-sanitaria, destinata ad accogliere anziani, parzialmente autosufficienti, non autosufficienti, con esiti di patologie fisiche, psichiche, sensoriali o miste. Il Centro diurno garantisce, unitamente ai servizi domiciliari, la permanenza dellutente al proprio domicilio il più a lungo possibile, offrendo altresì sostegno e supporto alla famiglia. Il servizio svolge, inoltre, funzione di filtro nei confronti di eventuali ingressi in strutture residenziali Numero di ospiti: di norma max 25 presenze giornaliere Permanenza: almeno 5 gg. la settimana per almeno 7 ore al giorno. Ogni struttura deve garantire la disponibilità ad accoglienze occasionali con funzione di sollievo alla famiglia Ospiti: anziani parzialmente autosufficienti, non autosufficienti

226 Comunità Alloggio per Persone con disturbi mentali La Comunità Alloggio per Persone con disturbi mentali è una struttura a carattere residenziale temporaneo o permanente, consistente in un nucleo di convivenza di tipo familiare per persone che hanno concluso il programma terapeutico-riabilitativo in strutture e servizi sanitari, prive di validi riferimenti familiari o per le quali si reputi opportuno lallontanamento dal nucleo familiare, che necessitano di sostegno nel percorso di autonomia e di inserimento o reinserimento sociale Numero di ospiti: max 6 Permanenza: almeno 5 gg. la settimana per almeno 7 ore al giorno. Ogni struttura deve garantire la disponibilità ad accoglienze occasionali con funzione di sollievo alla famiglia Ospiti: persone con disturbi mentali con un alto livello di autosufficienza ed un minimo residuo di bisogno assistenziale sanitario

227 Comunità Alloggio per ex-tossicodipendenti La Comunità Alloggio per ex-tossicodipendenti è un servizio residenziale a carattere temporaneo, consistente in un nucleo di convivenza a carattere familiare per persone che hanno concluso il programma terapeutico-riabilitativo in strutture residenziali, semi-residenziali o ambulatoriali, prive di validi riferimenti familiari, o per le quali si reputi opportuno lallontanamento dal nucleo familiare, che necessitano di sostegno nel percorso di autonomia e di reinserimento sociale Numero di ospiti: max 6 Permanenza: --- Ospiti: persone con un passato di dipendenza da sostanze, con un lato livello di autosufficienza ed un residuo minimo di bisogno assistenziale sanitario. La valutazione delle condizioni di accesso alla struttura ed il programma di permanenza vengono effettuati congiuntamente dai servizi sociali e dal SERT territorialmente competente, dintesa con il SERT inviante

228 Comunità Alloggio per gestanti e madri con figli a carico La Comunità Alloggio per gestanti e madri con figli a carico è un servizio residenziale a carattere temporaneo, consistente in un nucleo di convivenza di tipo familiare per donne sole in attesa di un figlio o con figli minori, prive di validi riferimenti familiari, o per le quali si reputi opportuno lallontanamento dal nucleo familiare, e per donne detenute ammesse alla misura della detenzione domiciliare o della detenzione domiciliare speciale previste dallOrdinamento Penitenziario, che necessitano di sostegno nel percorso di autonomia e di inserimento sociale Numero di ospiti: di norma fino a 5 donne con i propri figli Permanenza: --- Ospiti: donne sole in attesa di un figlio o con figli minori. La valutazione delle condizioni di accoglienza ed il programma di permanenza nella struttura sono effettuati dai servizi sociali in collaborazione con i servizi sanitari competenti. Laccoglienza nella Comunità è concordata con il Responsabile della struttura

229 Comunità Familiare 1. La Comunità Familiare è una struttura residenziale che accoglie, in via temporanea o permanente, soggetti svantaggiati, sia minori che adulti, anche con limitata autonomia personale caratterizzata dalla convivenza continuativa, stabile ed impostata sul modello familiare, con persone adulte che svolgono la funzione di accompagnamento sociale ed educativo Numero di ospiti: minimo 2 - max 6 persone elevabile a 8 in presenza di madri con figli o più fratelli Permanenza: temporanea o permanente Ospiti: persone, sia minori che adulti, anche disabili, con limitata autonomia personale. La valutazione delle condizioni di accoglienza ed il programma di permanenza nella struttura sono effettuati dai servizi sociali in collaborazione con i servizi sanitari competenti

230 Alloggio Sociale per Adulti in difficoltà 2. L Alloggio Sociale per Adulti in difficoltà è una struttura residenziale che offre una risposta, di norma temporanea, alle esigenze abitative e di accoglienza delle persone con difficoltà di carattere sociale, prive del sostegno familiare o per le quali la permanenza nel nucleo familiare sia valutata temporaneamente o permanentemente impossibile o contrastante con il progetto individuale Numero di ospiti: max 6 Permanenza: di norma temporanea Ospiti: adulti o anziani autosufficienti con problemi esclusivamente di natura economica o sociale: immigrati; richiedenti asilo e rifugiati; senza fissa dimora; malati di AIDS stabilizzati; persone in situazione di grave disagio economico e a rischio di esclusione sociale. La valutazione delle condizioni di accoglienza ed il programma di permanenza nella struttura sono effettuati dai servizi sociali in collaborazione con i servizi sanitari competenti. Laccoglienza nellalloggio è concordata con il Responsabile della struttura

231 Centro di Pronta Accoglienza per Adulti 3. Il Centro di Pronta Accoglienza per Adulti è una struttura residenziale a carattere comunitario dedicata esclusivamente alle situazioni di emergenza Numero di ospiti: max 20 Permanenza: di norma temporanea e non superiore ai 30/40 giorni Ospiti: persone, italiane o straniere, con bisogni urgenti di vitto, alloggio e tutela derivanti da: verificarsi di eventi e circostanze impreviste; grave disagio economico, familiare e/o sociale; impossibilità temporanea a provvedere autonomamente alle proprie esigenze di alloggio e sussistenza

232 Centro di Accoglienza per ex-detenuti 4. Il Centro di Accoglienza per ex-detenuti o per soggetti comunque sottoposti a misure restrittive della libertà personale da parte dellautorità giudiziaria, è una struttura residenziale a carattere comunitario che offre ospitalità completa e/o diurna ai medesimi Numero di ospiti: max 10 per residenziale e 10 per ospitalità diurna Permanenza: indicati nel piano individuale di reinserimento Ospiti: persone, italiane o straniere, che uscendo dal carcere non hanno possibilità alternative, in quanto prive di sostegno familiare o per le quali la permanenza nel nucleo familiare sia valutata temporaneamente o definitivamente impossibile o contrastante con il progetto individualizzato. Le tipologie sono le seguenti: a)soggetti in regime di semilibertà o ammessi al lavoro esterno; b)persone in regime di detenzione domiciliare o di affidamento in prova al Servizio Sociale (per il periodo stabilito dal Tribunale di Sorveglianza); c)detenuti in permesso premio; d) imputati in regime di arresti domiciliari; e) ex-detenuti La valutazione delle condizioni di accoglienza ed il programma di permanenza nella struttura sono effettuati dai Servizi Sociali in collaborazione con i servizi sanitari competenti e lAutorità Giudiziaria. Laccoglienza nel Centro è concordata con il Responsabile della struttura

233 Casa Famiglia 5. La Casa Famiglia è una struttura residenziale destinata ad accogliere soggetti temporaneamente o permanentemente privi di sostegno familiare, anche con età e problematiche psico-sociali composite, improntata sul modello familiare e con la presenza stabile di adulti che per scelta svolgono funzioni educative e socio-assistenziali Numero di ospiti: minimo 2 - max 6 persone elevabile a 8 in presenza di madri con figli o più fratelli Permanenza: temporanea o permanente Ospiti: persone con limitazioni nelle autonomie personali e nella partecipazione alla vita sociale conseguenti a disagio psico-sociale, disabilità, passato di dipendenza, misure alternative al carcere, vittime di violenza o sfruttamento. La valutazione delle condizioni di accoglienza ed il programma di permanenza nella struttura sono effettuati dai servizi sociali in collaborazione con i servizi sanitari competenti. Laccoglienza nellalloggio è concordata con il Responsabile della struttura

234 Casa di Accoglienza per donne vittime di violenza o vittime della tratta a fine di sfruttamento sessuale La Casa di Accoglienza per donne vittime di violenza o vittime della tratta a fine di sfruttamento sessuale è una struttura residenziale a carattere comunitario che offre ospitalità e appoggio a donne vittime di violenza fisica o psicologica, con o senza figli, e a donne vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale, per le quali si renda necessario il distacco dal luogo in cui è avvenuta la violenza e linserimento in spazi di accoglienza diversificati in relazione alla natura del bisogno ed al progetto di intervento Numero di ospiti: max 10 Permanenza: --- Ospiti: donne, con o senza figli, italiane o straniere, che sono state vittime di violenza fisica e/o psicologica, e/o vittime del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. La valutazione delle condizioni di accoglienza è effettuata dal responsabile della struttura e/o dai soggetti titolari dei programmi di assistenza e integrazione sociale ex art. 18 d.lgs. 286/98, anche avvalendosi delle associazioni operanti nel settore dellaiuto alle donne vittime di maltrattamento familiare. Il programma di permanenza nella struttura è definito in collaborazione con i servizi sociali e sanitari competenti

235 Grazie …… per lattenzione.


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