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La crisi di fine secolo e letà giolittiana (1896-1914)

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Presentazione sul tema: "La crisi di fine secolo e letà giolittiana (1896-1914)"— Transcript della presentazione:

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2 La crisi di fine secolo e letà giolittiana ( )

3 1. LA CRISI DI FINE SECOLO ( ) LItalia vive un periodo di forti turbolenze politiche e sociale che conducono alla crisi del sistema liberale, allaffermazione delle forze progressiste e alla realizzazione di forme di più avanzata democrazia. GLI EVENTI Dopo la caduta di Crispi si succedono i governi Antonio Di Rudinì, Luigi Pelloux, e Giovanni Saracco Scoppiano moti popolari spontanei per laumento del prezzo del pane, che vengono duramente repressi dalla polizia. Viene proclamato lo stato dassedio. A Milano, le truppe al comando del generale Bava Beccaris fanno uso dellartiglieria contro la folla dei dimostranti, cui fa seguito unazione repressiva contro socialisti, radicali, repubblicani e cattolici intransigenti Alle elezioni politiche lo schieramento governativo viene ridimensionato, mentre avanzano le forze dellopposizione A Monza, in un attentato, lanarchico Gaetano Bresci uccide il re Umberto I. Vittorio Emanuele III è il nuovo sovrano.

4 2. LA SVOLTA LIBERALE ( ) Ha inizio una nuova stagione politica italiana, caratterizzata dallazione di riformatrice del nuovo governo. GLI EVENTI Vittorio Emanuele III chiama alla guida del governo il leader della sinistra liberale Zanardelli. Giovanni Giolitti è ministero degli interni La politica delle riforme Norme per la limitazione del lavoro minorile e femminile nellindustria. Legislazione sulle assicurazioni per la vecchiaia e per gli infortuni sul lavoro. Istituzione del Consiglio Superiore del Lavoro. Esercizio diretto (municipalizzazione) dei servizi pubblici.

5 Come ministro degli interni, Giolitti si attiene a quanto affermato in un celebre discorso parlamentare tenuto nel febbraio del Giolitti, infatti, mantiene una posizione di neutralità dello stato nei conflitti che sorgono nel mondo del lavoro tra capitale e lavoro. Ciò provoca nel breve periodo: Crescita delle organizzazioni sindacali operaie e contadine. Scioperi e aumento dei salari.

6 3. LA ETÀ GIOLITTIANA ( ) Nel corso del decennio in cui si succedono diversi governi guidati da Giolitti, lItalia subisce notevoli trasformazioni sia sul piano politico, che su quello economico-sociale. In particolare, si assiste ad una democratizzazione del paese (suffragio universale maschile), alla modernizzazione delleconomia (decollo industriale del Nord) e allintegrazione delle forze socialiste e cattoliche nella vita parlamentare. In politica estera, sotto le pressioni del movimento nazionalista e in seguito alla guerra italo-turca, lItalia acquisisce una nuova colonia, la Libia, e, nel mar Egeo, occupa Rodi e le isole del Dodecanneso. GLI EVENTI POLITICI Dopo le dimissioni di Zanardelli, Giolitti è chiamato a presiedere il governo Leggi speciali per il Mezzogiorno Progetto di statalizzazione delle ferrovie. Dimissioni di Giolitti; governi Fortis e Sonnino Lungo ministero Giolitti.

7 1909. Ritirata strategica di Giolitti che si dimette. Governi Sonnino e Luzzati. Realizzazione della riforma scolastica Ritorno al governo di Giolitti con un programma orientato a sinistra Istituzione del Suffragio universale maschile. Approvazione della legge sul monopolio statale delle assicurazioni sulla vita Guerra di Libia e pace di Losanna Prime elezioni a suffragio universale maschile. Patto Gentiloni. Si passa da poco più di a votanti. Avanzata dei socialisti e e dei cattolici; ingresso alla camera di una piccola rappresentanza nazionalista. Maggioranza parlamentare saldamente in mano ai liberali Dimissioni di Giolitti. Il governo viene affidato ad Antonio Salandra, esponente della destra liberale Settimana rossa. Il conflitto tra le forze politiche si polarizza. Il progetto politico giolittiano entra definitivamente in crisi.

8 I CATTOLICI ITALIANI E LA POLITICA Dopo la presa di Roma (1870) e la fine del potere temporale del papa, con il non expedit (in italiano: non conviene) di Pio IX (1874), ai cattolici italiani era fatto divieto di partecipare alle elezioni e, in generale, alla vita politica del nuovo stato. Con il Patto Gentiloni in occasione delle prime elezioni a suffragio universale maschile del novembre 1913, i cattolici si impegnano a votare il candidato governativo nei collegi dove è possibile una vittoria socialista. Il conte Ottorino Gentiloni, presidente dellUnione elettorale cattolica, invita infatti i militanti cattolici ad appoggiare i candidati liberali che, una volta eletti, si impegnino a rispettare un programma che prevede la tutela dellinsegnamento privato, lopposizione al divorzio, il riconoscimento delle organizzazioni sindacali cattoliche. Con il Patto Gentiloni, dopo decenni, i cattolici italiani, anche se solo parzialmente, partecipano alla vita politica della nazione e acquistano una capacità di pressione sulla classe dirigente e sul Parlamento mai avuta fino ad allora. Il non expedit fu formalmente abolito solo nel 1919.

9 3.1. Il decollo industriale Dopo i primi incerti passi compiuti negli anni Ottanta, tra la fine dell800 e linizio della prima guerra mondiale, lItalia conosce il suo primo autentico decollo industriale. Le precondizioni Congiuntura internazionale favorevole, a partire dal 1896 Progressi compiuti dallItalia post-unitaria Sviluppo della rete ferroviaria con conseguente commercia- lizzazione delleconomia Scelta protezionistica del 1887 Riordino del sistema bancario dopo lo scandalo della Banca romana. (Importante la costituzione, nel 1894, grazie allintervento dello Stato e di capitali tedeschi, sul modello della banca mista, di due istituti di credito: la Banca commerciale e il Credito italiano.)

10 I settori industriali Siderurgia Acciaierie di Terni; altri importanti impianti a Savona, Piombino e bagnoli Favorita dalle tariffe del 1887 Dipendente dalle commesse statali (rotaie per le ferrovie, corazze per le navi da guerra) Tessile Rimane il più importante settore industriale, per quantità di stabilimenti Sviluppo del industria cotoniera, altamente meccanizzata e favorita dalle tariffe doganali Agro-alimentare Crescita rapidissima dellindustria dello zucchero, anchessa favorita dalle misure protezionistiche adottate

11 Chimica Progressi soprattutto nellindustria della gomma (stabilimenti Pirelli a Milano) Settore non favorito dalle tariffe doganali Meccanica Penalizzata dalle tariffe doganali Crescita favorita dalle commesse statali (materiale ferroviario, navi, armamenti) e dalla domanda di macchinari proveniente dai settori industriali privati Affermazione dellindustria automobiistica (a Torino, nel 1899, Giovanni Agnelli fonda la Fiat) Industria elettrica La produzione di energia elettrica conosce un vero boom agli inizi del 900: dai circa 100 milioni di chilowattora nel 1898, ai due miliardi e mezzo del 1914

12 I dati della crescita Fra il 1896 e il 1907, il tasso di crescita annua è del 6,7%, superiore a quello degli altri paesi europei Tra 1l 1896 e il 1914, il volume complessivo della produzione industriale risulta quasi raddoppiato La quota dellindustria nella formazione del prodotto nazionale, rimasta stazionaria attorno al 20% tra il 1880 e il 1900, passa, nel 1914 al 25%, contro il 43% dellagricoltura Nel primo quindicennio del secolo, il reddito pro-capite aumenta di quasi il 30%; incremento che consente a molte famiglie di destinare una quota crescente di reddito a consumi non alimentari (casa, trasporti, istruzione, attività ricreative, beni di consumo durevoli)

13 Conseguenze sociali della modernizzazione Grazie alla crescita economica si assiste ad un deciso miglioramento del tenore di vita degli italiani, soprattutto nelle città. Sviluppo, gestito dalle aziende municipalizzate, dei servizi pubblici: illuminazione, trasporti urbani, gas domestico, acqua corrente. Rimangono pèro precarie le condizioni abitative dei lavoratori urbani, anche se il governo e le amministrazioni locali varano le prime iniziative di edilizia popolare. I progressi delligiene urbana (acqua corrente e fognature) contribuiscono alla decisa flessione della mortalità dovuta alle malattie infettive (colera, tifo, malattie dellapparato gastroenterico) Forte regressione del tasso di mortalità infantile (dal 17,4% nel 1900, al 13% nel 1914) che si attesta su valori prossimi a quelli dei paesi più avanzati (Gran Bretagna e Francia)

14 Il divario con i paesi europei più avanzati Malgrado i progressi delleconomia e la complessiva modernizzazione del paese, rimane ancora elevato il divario che separa lItalia dalle altre e più sviluppate nazioni europee. Alla vigilia della Prima guerra mondiale: Il reddito pro-capite italiano è circa la metà di quello inglese e due terzi di quello tedesco Lanalfabetismo è molto diffuso: 37% nel 1911 Il consumo annuo di carne risulta tre volte inferiore a quello inglese

15 Il fenomeno migratorio Nonostante lelevata crescita economica, un numero elevato di popolazione attiva è ancora impegnata nellagricoltura (50% in Italia, contro il 35% in Francia e l8% in Inghilterra). Proprio negli anni dello sviluppo economico, leccedenza di manodopera alimenta i forti flussi migratori verso lestero, che risultano in costante aumento. Nel solo 1913, si registrano partenze Tra il 1900 e il 1914, circa 8 milioni tra uomini, donne e bambini lasciano, in molti casi definitivamente, lItalia Si emigra da tutte le regioni italiane; tuttavia il fenomeno migratorio più rilevante riguarda le regioni arretrate del Mezzogiorno. Va inoltre osservato che: I flussi migratori dalle regioni centro-settentrionali sono diretti verso altri paesi europei e sono prevalentemente di carattere temporaneo; in alcuni casi lemigrazione è stagionale Dal Mezzogiorno, invece, ci si dirige prevalentemente verso il Nord America. Si tratta, in questi casi, di unemigrazione diversa, che spesso è di carattere permanente

16 Dal punto di vista economico, lemigrazione può essere valutata positivamente. Ha allentato la pressione demografica, contribuendo a riequilibrare il rapporto popolazione-risorse. Le rimesse degli emigranti hanno alleviato i disagi di molte famiglie italiane delle aree più depresse e hanno contribuito ai miglioramenti delleconomia italiana Nonostante queste ricadute positive in ambito economico, lemigrazione tardo ottocentesca e primo novecentesca ha rappresentato un impoverimento per la comunità nazionale: in particolare il Sud si è visto privato di una quota consistente di forza-lavoro e di energie intellettuali.

17 APPUNTI - Recuperare immagini da Internet - Distinzione tra strutture e infrastrutture economiche - Sottolineare il ruolo attivo dello stato nel processo di modernizzazione (misure di politica economica, stimolo dal lato della domanda, commesse statali) - Cfr. anche manuale di Storia delleconomia - schema domanda / offerta. Ruolo dello Stato - Recuperare altri dati statistici - rivedere cronologia politica - data fallimento Banca romana


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