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L'importanza della piazza quale centro vitale della città, sorta di palcoscenico dell'identità e del senso di appartenenza di una comunità, che permette.

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Presentazione sul tema: "L'importanza della piazza quale centro vitale della città, sorta di palcoscenico dell'identità e del senso di appartenenza di una comunità, che permette."— Transcript della presentazione:

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2 L'importanza della piazza quale centro vitale della città, sorta di palcoscenico dell'identità e del senso di appartenenza di una comunità, che permette la manifestazione quotidiana della collettività e del potere cittadino e come tale assume un ruolo politico. Questa centralità della piazza Italiana si rifà alla concezione di piazza classica risalente al Foro romano: "sontuoso interno a ciclo scoperto" che era a Roma. Nell800 in particolare questa dimensione "chiusa" della piazza classica risulterà decisiva per l'evoluzione successiva dell'assetto urbanistico italiano: la piazza rimarrà, rispetto al resto della città, uno spazio pubblico privilegiato, separato e distinto, portatore di significati e funzioni peculiari. NellOttocento la piazza subisce un'evoluzione, la città ed i suoi slarghi sono progettati in funzione delle esigenze delle nuove classi sociali al potere e per queste è essenziale lo spostamento rapido da un quartiere ad un altro, da un ministero ad un palazzo di Governo.

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4 La questione del rapporto tra la piazza e il potere politico nella storia italiana rappresenta una sorta di "destino strutturale" degli spazi cittadini: dall'epoca rinascimentale ai nostri giorni, la piazza costituirà il luogo in cui il potere pubblico fa mostra di sé, si ostenta al popolo. Ebbene, fino all'età risorgimentale, nell'Italia non ancora unita, bensì suddivisa in tanti Stati dall'ancien regime, fondati in linea generale su un potere aristocratico o monarchico assoluto e chiuso ad ogni forma di partecipazione popolare autonoma, la piazza è prerogativa esclusiva del potere, che nega ogni possibilità di espressione ad un "contropotere" che ne contesti la natura e la legittimità.

5 NAPOLI TORINO VENEZIA NAPOLI

6 Nel 1848, questo "equilibrio immobile" è sconvolto dall'irruzione della politica nella vita quotidiana dei popoli europei, ivi compreso il popolo italiano: il Risorgimento, costretto nell'età della Restaurazione alla clandestinità delle "società segrete" e delle "congiure", esce alla luce del soie e "conquista" la piazza. In quell "anno mirabile", la piazza, in quanto spazio "simbolico del popolo che agisce, si raduna, si riconosce e si mostra", occupò un posto di grande rilievo, indicando "uno dei luoghi privilegiati in cui nacque e si sviluppò nella penisola una nuova modalità dell'agire politico che attraverso forme e modelli dall'impatto suggestivo veicolò mutamenti epocali: il passaggio da una socialità chiusa ad una socialità aperta, svolta nei luoghi pubblici; la partecipazione popolare alla vita politica e la conseguente ridefinizione del potere sovrano in un rapporto di reciprocità con la piazza stessa". Gli eventi del dimostrano che nella storia italiana nasceva una nuova coscienza politica, espressa in forme collettive, pubbliche, in aree urbane, ma en plein air, fuori dagli spazi istituzionali, per cui la piazza si impose come il luogo, reale e metaforico, dell'affermazione di un "contropotere" in rapporto di interazione dialettica con il potere costituito. In questo scenario dinamico e trascinante, il ruolo della piazza popolare e partecipe, si affermò da Roma a Napoli e Palermo, da Torino a Livorno, da Milano a Venezia.

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8 In particolare, le piazze della Milano delle "Cinque giornate" e della Venezia della proclamazione della Repubblica, da parte di Daniele Manin, hanno occupato nella memoria collettiva una peculiare esemplarità, rappresentando, in un certo senso, il "modello" di piazza del Anche Savona, nel 1848, festeggia in Piazza della Maddalena la Prima Guerra dIndipendenza.

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10 Anche i Savonesi, nel corso dell'800, imbandierarono sovente la loro città in occasione delle visite che, vi effettuarono personaggi di alto rango. Il 4 settembre 1851, il sovrano Vittorio Emanuele II, accompagnato dal duca di Genova, giungeva a Savona proveniente dalle frazioni campali di Montenotte e Dego, diretto a Genova; venne accolto da un arco di trionfo eretto a capo della via del mercato. Il Re degno figlio di Carlo Alberto, sovrano prode sul campo e saggio sul trono, fu celebrato sia come militare sia come re. L'entusiasmo per le vittorie garibaldine nella guerra risorgimentale venne espresso dal popolo in piazza, infatti i Savonesi alla notizia dell'entrata di Garibaldi a Napoli, l11 Settembre, sfilano per le strade al suono dell'inno dei garibaldini e il 28 Marzo imbandierano le piazze illuminando il palazzo comunale e affollano la Piazza del Teatro (ossia Piazza d'Indipendenza, diventata nel 1882 Piazza Garibaldi)

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12 Garibaldi diventa anche per i savonesi l'eroe più caro, e in occasione delle sue due vittorie nel 1859 e nel 1880, i savonesi si ritrovano in piazza a salutare il comandante militare, eroe della rivendicazione della sovranità popolare. «GARIBALDI a Savona». Cronaca del suo primo passaggio ufficiale da Savona tratta da Il Saggiatore - Giornale del Circondario di Savona, Anno VI, N (La cronaca fu redatta dal ventunenne cronista Pietro Sbarbaro il 17 Novembre 1859). Una grata ed improvvisa notizia diffondevasi stamane per la Città, limminente passaggio del Generale Garibaldi il quale da Genova viaggiava per Nizza sua Patria colla diligenza imperiale che arriva in Savona sul mezzogiorno. Quantunque fosse tempo piovoso e freddo, lagitazione popolare fu istantanea e generale a tal che, al giungere della vettura si trovò zeppa di gente di ogni classe ed età la grande piazza del Teatro, dove scendeva lillustre Personaggio per prendere qualche refezione al vicino Albergo dellUniverso.Una grata ed improvvisa notizia diffondevasi stamane per la Città, limminente passaggio del Generale Garibaldi il quale da Genova viaggiava per Nizza sua Patria colla diligenza imperiale che arriva in Savona sul mezzogiorno. Quantunque fosse tempo piovoso e freddo, lagitazione popolare fu istantanea e generale a tal che, al giungere della vettura si trovò zeppa di gente di ogni classe ed età la grande piazza del Teatro, dove scendeva lillustre Personaggio per prendere qualche refezione al vicino Albergo dellUniverso. Ma il secondo ed ultimo passaggio ufficiale di Garibaldi da Savona, I'8 Novembre 1880, in treno da Milano diretto ad Alassio, fu certo quello che suscitò il maggiore entusiasmo. «PASSAGGIO DI GARIBALDI da Savona». Cronaca de Il Cittadino. Gazzetta di Savona, Anno XI, Num.257 «Ieri alle due pomeridiane migliaia di persone [valutate circa 20 mila] occupavano la stazione di Savona e si accalcavano sui marciapiedi, nei vagoni, sulle tettoie, sui ponti del fabbricato in costruzione. Era uno spettacolo stupendo, mai visto nella nostra Savona. Il treno era in ritardo di più che mezzora e alle ore 3 1/2 il schio della locomotiva annunciava larrivo del Generale Garibaldi. La fanfara savonese intonò senza interruzione il magico inno [lesecuzione dellInno di Garibaldi aveva in questepoca un chiaro signicato antimonarchico e anticlericale] e da migliaia di petti proruppe unanime, entusiastico il grido di «Viva Garibaldi!».

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14 La piazza nell'Italia unita è spesso chiamata a celebrare in modo trionfalistico la forza militare dello stato unitario e diventa luogo di parate militari come testimoniano alcune pagine del libro Cuore: Edmondo De Amicis - Cuore - Giugno - L'esercito 11, domenica. Festa nazionale. Ritardata di sette giorni per la morte di Garibaldi. Siamo andati in piazza Castello a veder la rassegna dei soldati, che sfilarono davanti al Comandante del Corpo desercito, in mezzo a due grandi ali di popolo. Via via che sfilavano, al suono delle fanfare e delle bande, mio padre mi accennava i Corpi e le glorie delle bandiere. Primi gli allievi dellAccademia, quelli che saranno ufficiali del Genio e dellArtiglieria, circa trecento, vestiti di nero, passarono, con una eleganza ardita e sciolta di soldati e di studenti. Dopo di loro sfilò la fanteria: la brigata Aosta che combatté a Goito e a San Martino, e la brigata Bergamo che combatté a Castelfidardo, quattro reggimenti, compagnie dietro compagnie, migliaia di nappine rosse, che parevan tante doppie ghirlande lunghissime di fiori color di sangue, tese e scosse pei due capi, e portate a traverso alla folla. Dopo la fanteria savanzarono i soldati del Genio, gli operai della guerra, coi pennacchi di crini neri e i galloni cremisini; e mentre questi sfilavano, si vedevano venire innanzi dietro di loro centinaia di lunghe penne diritte, che sorpassavano le teste degli spettatori: erano gli alpini, i difensori delle porte dItalia, tutti alti, rosei e forti, coi capelli alla calabrese e le mostre di un bel verde vivo, color dellerba delle loro montagne...11, domenica. Festa nazionale. Ritardata di sette giorni per la morte di Garibaldi. Siamo andati in piazza Castello a veder la rassegna dei soldati, che sfilarono davanti al Comandante del Corpo desercito, in mezzo a due grandi ali di popolo. Via via che sfilavano, al suono delle fanfare e delle bande, mio padre mi accennava i Corpi e le glorie delle bandiere. Primi gli allievi dellAccademia, quelli che saranno ufficiali del Genio e dellArtiglieria, circa trecento, vestiti di nero, passarono, con una eleganza ardita e sciolta di soldati e di studenti. Dopo di loro sfilò la fanteria: la brigata Aosta che combatté a Goito e a San Martino, e la brigata Bergamo che combatté a Castelfidardo, quattro reggimenti, compagnie dietro compagnie, migliaia di nappine rosse, che parevan tante doppie ghirlande lunghissime di fiori color di sangue, tese e scosse pei due capi, e portate a traverso alla folla. Dopo la fanteria savanzarono i soldati del Genio, gli operai della guerra, coi pennacchi di crini neri e i galloni cremisini; e mentre questi sfilavano, si vedevano venire innanzi dietro di loro centinaia di lunghe penne diritte, che sorpassavano le teste degli spettatori: erano gli alpini, i difensori delle porte dItalia, tutti alti, rosei e forti, coi capelli alla calabrese e le mostre di un bel verde vivo, color dellerba delle loro montagne...

15 … Ogni volta che senti gridare in una festa: Viva lesercito, viva lItalia, raffigurati, di là dai reggimenti che passano, una campagna coperta di cadaveri e allagata di sangue, e allora levviva allesercito tescirà più dal profondo del cuore, e limmagine dellItalia tapparirà più severa e più grande. Giugno - L'esercito 11, domenica. Festa nazionale. Ritardata di sette giorni per la morte di Garibaldi Siamo andati in piazza Castello a veder la rassegna dei soldati, che sfilarono davanti al Comandante del Corpo desercito, in mezzo a due grandi ali di popolo.

16 ... Sfilavano ancor gli alpini, che corse un fremito nella folla, e i bersaglieri, lantico dodicesimo battaglione, i primi che entrarono in Roma per la breccia di Porta Pia, bruni, lesti, vivi, coi pennacchi sventolanti, passarono come unondata dun torrente nero, facendo echeggiare la piazza di squilli acuti di tromba che sembravan grida dallegrezza.... Sfilavano ancor gli alpini, che corse un fremito nella folla, e i bersaglieri, lantico dodicesimo battaglione, i primi che entrarono in Roma per la breccia di Porta Pia, bruni, lesti, vivi, coi pennacchi sventolanti, passarono come unondata dun torrente nero, facendo echeggiare la piazza di squilli acuti di tromba che sembravan grida dallegrezza. Ma la loro fanfara fu coperta da uno strepito rotto e cupo che annunziò lartiglieria di campagna; e allora passarono superbamente, seduti sugli alti cassoni, tirati da trecento coppie di cavalli impetuosi i bei soldati dai cordoni gialli e i lunghi cannoni di bronzo e dacciaio, scintillanti sugli affusti leggieri, che saltavano e risonavano, e ne tremava la terra. E poi venne su lenta, grave, bella nella sua apparenza faticosa e rude, coi suoi grandi soldati, coi suoi muli potenti, lartiglieria di montagna, che porta lo sgomento e la morte fin dove sale il piede delluomo. E infine passò di galoppo, con gli elmi al sole con le lance erette, con le bandiere al vento, sfavillando dargento e doro, empiendo laria di tintinni e di nitriti, il bel reggimento Genova cavalleria, che turbinò su dieci campi di battaglia, da Santa Lucia a Villafranca. - Come è bello! - io esclamai. Ma mio padre mi fece quasi un rimprovero di quella parola, e mi disse: - Non considerare lesercito come un bello spettacolo. Tutti questi giovani pieni di forza e di speranze possono da un giorno allaltro esser chiamati a difendere il nostro paese, e in poche ore cader sfracellati tutti dalle palle e dalla mitraglia. Ogni volta che senti gridare in una festa: Viva lesercito, viva lItalia, raffigurati, di là dai reggimenti che passano, una campagna coperta di cadaveri e allagata di sangue, e allora levviva allesercito tescirà più dal profondo del cuore, e limmagine dellItalia tapparirà più severa e più grande.

17 Il momento culminante della storica seduta del 20 maggio 1915 quando una grande maggioranza votò i pieni poteri al Governo. Salvo i socialisti ufficiali, tutti gli altri deputati, e con loro il numeroso pubblico delle tribune, si diedero ad acclamare all'Italia, al Re, all'esercito, all'armata, a d'Annunzio; poi fu intonato l'inno di Mameli e la vasta aula risuonò delle note marziali che tante generazioni avevano infiammato... Il momento culminante della storica seduta del 20 maggio 1915 quando una grande maggioranza votò i pieni poteri al Governo. Salvo i socialisti ufficiali, tutti gli altri deputati, e con loro il numeroso pubblico delle tribune, si diedero ad acclamare all'Italia, al Re, all'esercito, all'armata, a d'Annunzio; poi fu intonato l'inno di Mameli e la vasta aula risuonò delle note marziali che tante generazioni avevano infiammato... "Viva la guerra! Viva l'Italia" "Viva la guerra! Viva l'Italia"

18 Lo spirito nazionalistico si concretizza poi allo scoppio della Prima Guerra Mondiale quando neutralisti ed interventisti si scontrarono sulla piazza e le manifestazioni del Maggio 1915 (radiose giornate di maggio) imporrà l'intervento in guerra.

19 Milano Bologna Roma e infine nella piazza, dove la folla in attesa accolse con delirio d'applausi e di canti … Quindi la dimostrazione passò nei corridoi l'uscita dei ministri e dei deputati

20 Piazza Paleocapa vista dal palazzo della Banca dItalia. Sullo sfondo il giardino De Mari con cancellata sorretta da colonne marmoree Anche se è ancora da completare nellultimo tratto è già la strada porticata di Savona e include nel suo percorso, due splendide piazze: la Principe Umberto, che divenne lattuale Piazza del Popolo (in primo piano) e Piazza Paleocapa, lodierna Mameli

21 In quegli anni Savona ha mutato la sua fisionomia urbana per effetto della nascita del centro ottocentesco che vede in Piazza Paleocapa il suo cuore: bella, elegante e contornata da palazzi, essa si apriva sul lieto nord verso il giardino De Mari.

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23 Realizzata nel 1868 Piazza Paleocapa cambierà negli anni il suo nome in Piazza Mameli a seguito dell'inserimento del monumento ai Caduti, inaugurato il 18 Settembre 1927 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Pensata anche come piazza d'armi a differenza di quanto avviene nel resto d'Italia, piazza Mameli, come sostengono gli storici locali, non è solo la piazza delle memorie di guerra, ma anche dell'esaltazione dei valori della vita oltre che dei patri valori. Pensata anche come piazza d'armi a differenza di quanto avviene nel resto d'Italia, piazza Mameli, come sostengono gli storici locali, non è solo la piazza delle memorie di guerra, ma anche dell'esaltazione dei valori della vita oltre che dei patri valori.

24 La piazza savonese ha una minore vocazione militare rispetto a Piazza della Vittoria a Genova, destinata sino alla fine del XX secolo a fini militari Monumento ai Caduti dellarch. Piacentini

25 Se la confrontiamo con Piazza della Vittoria a Genova ci accorgeremo che in Savona vi è una minore vocazione militare rispetto alla piazza genovese che era destinata, fino alla fine del XX secolo, a fini militari (la piazza era chiamata Piazza d'Armi) e nella quale trova porto negli anni 30 l'imponente monumento ai Caduti ornato di statue e bassorilievi, dellarchitetto Piacentini. La scelta di edificare un monumento celebrativo fu presa dal Comune di Genova nel 1923 e dai sedici progetti pervenuti si prese in considerazione la bozza dell'architetto Marcello Piacentini e dello scultore Arturo Dazzi perché, come commentò la commissione, nel progetto si valorizzavano gli elementi architettonici della Roma Imperiale e del Cinquecento dando al monumento una forte funzione commemorativa eroica e trionfale. L'arco è costruito al termine di una rampa semicircolare e ai due lati si aprono le due porte che conducono alla cripta. Nel sacrario si trovano alcune statue dello scultore Giovanni Frinì raffiguranti le Vittorie, San Giorgio e lo Stemma di Genova.Al centro della struttura s'innalza l'altare, realizzato in marmo rosso di Levanto. All'esterno si trovano le allegorie scolpite dal Dazzi con quattro iscrizioni, due delle quali ricordano i caduti della Grande Guerra e la data dell'erezione del monumento; le restanti due sono opera di Mario Maria Martini. Il fregio di Arturo Dazzi si sviluppa in vari episodi: a nord sono raffigurati i mitraglieri e gli alpini, ai lati della chiave la Croce Rossa e la messa da campo; nel lato sud sono presenti gli artiglieri e la cavalleria, mentre ai lati dell'arco sono state raffigurate la rievocazione delle battaglie dell'Isonzo e del Piave; nel lato ovest si raffigurano il genio pontieri e i bersaglieri dove tra i volti dei vari soldati compare quello di Benito Mussolini; nella zona est infine è stata scolpita l'aviazione e la marina.

26 Il prefetto dellepoca, Ottavio Dinale, scriverà ne La piazza ha vinto la piazza che il fascismo ha riabilitato la piazza

27 Sono gli anni dell'esaltazione nazionalistica e le piazze italiane, comprese quelle liguri e piazza Mameli a Savona (con i suoi oltre 6000 mq) divennero i luoghi delle adunate oceaniche e "strumenti di propaganda politica in cui le folle celebrano l'unità nel segno del regime e del duce. II fascismo infatti azzerò ogni forma di dissidenza nelle piazze per trasformarle, con le adunate oceaniche, in strumenti di propaganda del regime. Tanto che il prefetto dell'epoca Ottavio Dinale, potrà scrivere ne "La piazza ha vinto la piazza" che il fascismo ha riabilitato la piazza. Essa è stata il campo di battaglia del Duce, il foro dei suoi trionfi a partire da Piazza San Sepolcro a Piazza Belgioioso a Piazza Venezia, attraverso tutte le piazze, grandi e piccole, delle città e dei villaggi d'Italia. A Bolzano nell'allora Foro della Vittoria (oggi Piazza della Vittoria - luogo dove solitamente avevano luogo le adunate per ascoltare via radio amplificati i discorsi del Duce), vengono inscenate le manifestazioni propagandistiche del regime: nel 1935 si terrà l'alta cerimonia dell'offerta delle Fedi Nuziali alla Patria, celebrata con imponente unità spirituale da tutti gli italiani e riuscita particolarmente significativa in tutto l'Alto Adige. A Bolzano il rito si è svolto, semplice e solenne, davanti all'Ara della Vittoria. La Duchessa di Pistoia, dopo aver letto il messaggio della Sovrana e dopo la benedizione degli anelli in acciaio, ha deposto la prima Fede, subito imitata da un'imponente massa di popolo. Alle offerte hanno voluto aderire molti stranieri solidali con la fiera reazione nazionale.

28 Mussolini proclama la nascita dellImpero il 9 maggio 1936 da Palazzo Venezia

29 Il regime fascista, nell'ottica del "disciplinamento" dittatoriale delle masse, attiverà la coreografia della "piazza oceanica", in cui le folle irreggimentate vivono l'unanimità dell'obbedienza incondizionata nei confronti del capo carismatico. Nell Italia con Benito Mussolini, dunque, si manifesta una "piazza domata", che simboleggia la stretta unità di popolo e regime tra le due guerre, in cui si celebra, ad opera del regime, una rappresentazione unanime della collettività, forzatamente ricomposta ad unità da un 'ideologia totalizzante ed autoritaria. Questa celebrazione dell'unità del popolo nel segno del regime e del suo "duce" converge verso una piazza privilegiata, a Roma, che assurge per vent'anni a metafora e concentrato di tutte le piazze d'Italia: Piazza Venezia. Questa piazza manifesterà emblematicamente, attraverso le "adunate oceaniche", l'irreggimentazione delle masse nella mistica e nella retorica del regime.

30 L'altare della Patria al Vittoriano L'altare della Patria con la statua della Dea Roma Il Vittoriano venne costruito anche per celebrare lintera Stagione Risorgimentale Il Vittoriano, monumento per celebrare Vittorio Emanuele II, il Padre della Patria

31 L'aspetto attuale di Piazza della Vittoria deriva largamente dagli interventi di demolizione e ricostruzione realizzati tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Va ricordato in particolare il Vittoriano, costruito appunto a cavallo dei due secoli, colossale monumento a Vittorio Emanuele II (spesso erroneamente identificato con l'Altare della Patria, che in realtà ne è solo una parte), scherzosamente soprannominato macchina per scrivere. Per realizzare l'enorme complesso si dovettero abbattere antiche costruzioni, tra cui il monastero dell'Aracoeli; negli anni trenta venne spostato il Palazzo Venezia. Mussolini proclama la nascita dell'Impero il 9 maggio 1936 da Palazzo Venezia. Nel 1929 Benito Mussolini lo scelse come sede del Governo e dal balcone pronunciava i suoi discorsi alle "adunate oceaniche" fasciste. Per questa ragione, la piazza, divenuta centro della città, fu proclamata "Foro d'Italia".

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33 A Savona l'ultima adunata, in Piazza Mameli, fu quella del 10 giugno 1940 quando i sovrani appresero dal discorso di Mussolini che la dichiarazione di guerra è stata conseguente agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia e gli ascoltatori, secondo i cronisti dell'epoca, dovettero fare molta attenzione per capire contro chi eravamo in guerra, persuasi com'erano dalla non belligeranza italiana. Dopo le guerre, le barbarie naziste e la resistenza nasce nella popolazione la coscienza della pace e la piazza, anche, in tempi recenti, diventa il luogo in cui le folle protestano contro gli interventi armati. Larticolo 11 è una dimostrazione illuminata dello spirito costituente, ovvero della capacità dei nostri Padri costituenti di essere al contempo moderni e visionari. LItalia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […] LItalia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […] Il principio della rinuncia alla guerra come forma di imperialismo esprime la ferma opposizione alla violenza militare come strumento di conquista e di offesa alla libertà dei popoli: lItalia decide di rompere per sempre il cerchio del nazionalismo e dellimperialismo, cristallizzando in un dovere categorico lobbligo morale (prima ancora che giuridico) di vietare il ricorso alla guerra come strumento di conquista e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ciò non significa che lItalia sia un paese neutrale, ovvero che non si possa in nessun caso ricorrere alle forze armate; pur ammettendo che il ricorso alla guerra debba essere concepito come extrema ratio, la partecipazione dello Stato italiano alle azioni militari è consentita come strumento di difesa della libertà e dei diritti degli altri popoli, nel rispetto dei vincoli stabiliti dalla Comunità internazionale ed in particolare nel rispetto degli obblighi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite.


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