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Inclusione sociale, sviluppo economico e economia sociale Gorizia, 13 giugno 2008.

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Presentazione sul tema: "Inclusione sociale, sviluppo economico e economia sociale Gorizia, 13 giugno 2008."— Transcript della presentazione:

1 Inclusione sociale, sviluppo economico e economia sociale Gorizia, 13 giugno 2008

2 I temi Le politiche di welfare: dallassistenza allo sviluppo economico Gli esiti delle riforme del welfare Il problema dei soggetti svantaggiati Il ruolo delleconomia sociale Dimensioni, performance e prospettive di sviluppo

3 Le politiche di welfare: dallassistenza allo sviluppo economico Fino al 1995 la spesa sociale nei paesi EU 15 variava dal 28% al 35% del Pil Il sistema di garanzie sociali assicurava reddito via trasferimenti o assunzioni dirette a circa 1 su 2 elettori adulti Le prestazioni erano molto generose La spesa sociale è collegata alla crescita economica: linterruzione della crescita economica a partire dagli anni 80 rende il modello tradizionale di welfare insostenibile Pochi lavorano per assicurare le garanzie di tanti Le risorse sono insufficienti

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5 Trasformare il welfare in fattore di sviluppo economico Razionalizzare la spesa Ridurre la platea degli aventi diritto Introdurre la prova dei mezzi Aumentare i tassi di attività e di partecipazione al lavoro Sviluppare politiche attive del lavoro Allentare le garanzie del diritto del lavoro Favorire un incontro più diretto tra domanda e offerta

6 Gli esiti delle riforme del welfare nel settore delloccupazione Secondo Eurostat, a febbraio 2008 il tasso di disoccupazione era pari al 7,1% come nel mese di gennaio. A febbraio 2007 era al 7,6%. Complessivamente positivo il dato dell'Italia, con un tasso di disoccupazione al 6,1% (anche se riferito al quarto trimestre 2007): meglio di Belgio (6,9%), Germania (7,4%), Portogallo (7,5%), Francia (7,8%) e Spagna (9,0%).

7 Mercati del lavoro duali Un mercato primario caratterizzato da migliori garanzie e stabilità occupazionale Un mercato secondario caratterizzato da garanzie basse e instabilità occupazionale

8 Chi fa parte del mercato del lavoro primario? Gli adulti I dipendenti del pubblico impiego I dipendenti con contratto a tempo indeterminato

9 Chi fa parte del mercato del lavoro secondario? I lavoratori precari I lavoratori atipici I giovani Le donne Gli immigrati I lavoratori in nero

10 Chi rischia di stare fuori da questi mercati? I soggetti svantaggiati

11 Lavoratori svantaggiati", indicati allarticolo 2, lett. f), del Regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione del 12 dicembre 2002 e dal Dlgs 155/2006 a) i lavoratori che abbiano difficoltà a entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro ai sensi del citato regolamento CE n. 2204, ed in particolare: 1. i giovani con meno di 25 anni o che abbiano completato il ciclo formativo da più di due anni, ma non abbiano ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente (regolamento CE n. 2204); 2. i lavoratori extracomunitari che si spostino allinterno degli Stati membri della Comunità europea alla ricerca di una occupazione (regolamento CE n. 2204); 3. i lavoratori, appartenenti alla minoranza etnica di uno Stato membro, che debbano migliorare le loro conoscenze linguistiche, la loro formazione professionale o la loro esperienza lavorativa per incrementare la possibilità di ottenere una occupazione stabile (regolamento CE n. 2204); 4. i lavoratori che desiderino intraprendere o riprendere una attività lavorativa e che non abbiano lavorato per almeno due anni, in particolare quei soggetti che abbiano dovuto abbandonare lattività lavorativa per difficoltà nel conciliare la vita lavorativa e la vita familiare (regolamento CE n. 2204); 5. i lavoratori adulti che vivano soli con uno o più figli a carico (regolamento CE n. 2204);

12 6. i lavoratori che siano privi di un titolo di studio, di livello secondario o equivalente, o che abbiano compiuto 50 anni e siano privi di un posto di lavoro o in procinto di perderlo (regolamento CE n. 2204); 7. i lavoratori riconosciuti affetti, al momento o in passato, da una dipendenza ai sensi della legislazione nazionale (regolamento CE n. 2204); 8. i lavoratori che, dopo essere stati sottoposti a una pena detentiva, non abbiano ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente (regolamento CE n. 2204); 9. le lavoratrici residenti in una area geografica del livello NUTS II, nella quale il tasso medio di disoccupazione superi il 100% della media comunitaria da almeno due anni civili e nella quale la disoccupazione femminile abbia superato il 150% del tasso di disoccupazione maschile dellarea considerata per almeno due dei tre anni civili precedenti (regolamento CE n. 2204); 10. i disoccupati di lunga durata senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti o per 6 degli 8 mesi precedenti nel caso di persone di meno di 25 anni detà (regolamento CE n. 2204); b) gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico (legge n. 381 del 1991); c) i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare (legge n. 381 del 1991); d) i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione previste dagli articoli 47, 47-bis, 47-ter e 48 della legge 26 luglio 1975, n. 354, come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n. 663 (legge n. 381 del 1991).

13 Il problema dei soggetti svantaggiati Rappresentano un costo sociale Diretto se sono finanziate misure assistenziali Indiretto sulle famiglie se non sono finanziate misure assistenziali Sono difficili da agganciare Sono difficili da tenere Sono difficili da formare Sono difficili da piazzare

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16 Come si può fare a portare questi soggetti al lavoro? Introdurre incentivi economici per i salari bassi Riservare posti per via legislativa Introdurre sistemi di incentivazione o sanzionamento alle imprese Costruire processi di mediazione e accompagnamento

17 I problemi La competizione sui salari bassi è tra lavoratori precari e giovani Le imprese possono preferire di pagare sanzioni piuttosto che inserire persone problematiche I servizi di mediazione sono spesso vincolati da carenze di risorse e rigidità burocratiche Le imprese richiedono accompagnamento per inserire i lavoratori svantaggiati

18 Il ruolo delleconomia sociale Favorire laccompagnamento dei processi di inserimento lavorativo Favorire la preparazione dei requisiti per laccesso al lavoro Favorire la socializzazione al lavoro Flessibilizzare i percorsi di accompagnamento al lavoro

19 Le dimensioni Le cooperative sociali di tipo A erano complessivamente (160 in FVG) (il 59% del totale) e le cooperative di tipo B (il 32.8%). Si aggiungevano a queste 315 cooperative di tipo misto (il 4.3%) la cui presenza si concentra solo in alcune regioni del paese. Nelle regioni centrali, le cooperative di tipo B raggiungono il 43.0% del totale. Nel nord ovest sono pari al 35% e nel nord est al 32,3%. Le regioni meridionali registrano la quota più bassa in assoluto di cooperative sociali di inserimento lavorativo con il 25,6%. Le regioni con il tasso più elevato di cooperative di tipo B sono nellordine: il Lazio (con il 45,8%), lUmbria con il 43,3%, le Marche con il 40,8%, il Friuli Venezia Giulia con il 39,5% e la Toscana con il 39,3%. Nel 2005 il valore complessivo della produzione delle cooperative sociali italiane era pari a euro. Le cooperative di tipo B raccolgono il 21,2% e le miste il 3,4%. Il numero degli occupati riflette direttamente la diversa distribuzione delle cooperative di tipo A e di tipo B: nelle cooperative di servizi i dipendenti e i collaboratori sono mentre nelle cooperative di inserimento lavorativo essi sono meno di un terzo (54.415).

20 Le cooperative di tipo B offrono occupazione a un numero molto elevato di soggetti in condizione di grave svantaggio sociale che avrebbero altrimenti enormi difficoltà a essere inserite nel mercato del lavoro. Le persone svantaggiate inserite in cooperativa erano nel con un aumento del 21,7% rispetto al In secondo luogo esse sono lunica forma di impresa espressamente finalizzata allo scopo del reinserimento lavorativo e sociale di soggetti deboli. In terzo luogo, anche se complessivamente minoritaria la cooperazione di inserimento lavorativo è la componente della cooperazione sociale proporzionalmente in fase di maggiore crescita. Tra il 1996 e il 2000 è stato costituito il 34,1 % delle cooperative di tipo B a fronte del 29,2% delle cooperative di tipo A, mentre tra il 2001 e il 2005 sono state fondate il 22% delle cooperative di servizi e il 25,7% di quelle di inserimento lavorativo.

21 Le caratteristiche Piccola dimensione Specializzazione in attività ad elevata intensità di lavoro Utenti standard (certificati L. 381/91) Radicamento territoriale Forte legame con gli enti pubblici

22 Le sfide Ampliamento e diversificazione di soggetti svantaggiati Le risorse La competizione La saturazione dei mercati tradizionali La dipendenza dagli enti pubblici Lintegrazione nella rete dei servizi Limmagine sociale

23 Le prospettive Necessità di ampliare e differenziare le opportunità di inserimento Necessità di ampliare i settori di intervento Necessità di aumentare la capacità di fare impresa Necessità di aumentare la capacità di fare rete Necessità di aumentare le competenze manageriali e imprenditoriali Necessità di rendere visibili e tangibili i risultati

24 I rischi Culture conservative Apprendimento superstizioso Scarse risorse umane e materiali da investire per innovare Le priorità dellagenda politica Difficoltà di immaginare un approccio di insieme

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