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Che cos’è l’ABA? L’Analisi Comportamentale è la scienza del comportamento L’Analisi Comportamentale Applicata (ABA, Applied Behavioral Analysis) è una.

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1 Che cos’è l’ABA? L’Analisi Comportamentale è la scienza del comportamento L’Analisi Comportamentale Applicata (ABA, Applied Behavioral Analysis) è una disciplina scientifica basata sulla teoria del comportamentismo. Studia il comportamento osservabile (individuale) ed è una metodologia che può modificare il comportamento delle persone DOTT.SSA ADRIANA PIPPIONE Psicologa BSC (Hons) ABA Supervisor - Programmi Educativi ABA

2 DIFFERENZE TRA L’APPROCCIO COMPORTAMENTALE E QUELLO ANALITICO La teoria comportamentale si concentra sulla modificazione dei comportamenti osservabili. L’approccio psico-analitico invece si concentra sulle cause che danno origine ai comportamenti osservabili.

3 LE TERAPIE COMPORTAMENTALI Le terapie comportamentali, anche chiamate metodi di modifica comportamentale, includono approcci specifici ed hanno lo scopo di aiutare le persone ad acquisire nuovi comportamenti e/o a modificare quelli inadeguati. Tutte le terapie comportamentali condividono i concetti relativi alla modalità umana di apprendimento dei comportamenti.

4 IL COMPORTAMENTISMO Skinner (1953): estese i principi del condizionamento operante alle problematiche umane. Criticò l’approccio psicoanalitico ed adottò una posizione filosofica di comportamentismo radicale (dove solo i comportamenti osservabili possono essere oggetto di investigazione scientifica). Eysenck(1959): Definì la terapia comportamentale come una scienza applicata (in quanto opposta alla psicoterapia).

5 I principi base del Comportamentismo Al livello più semplice, il condizionamento operante consiste nel presentare uno stimolo al bambino e offrirgli subito una conseguenza (un "rinforzo" oppure “un dissuasore") in base al tipo di risposta data dal bambino. Il rinforzo è qualsiasi cosa che, se presentata come conseguenza ad una risposta, farà accrescere la probabilità o la frequenza di quella risposta in futuro. Esempi di rinforzi possibili per bambini piccoli possono essere lodi verbali o poter accedere al gioco preferito. Un “punisher” o “dissuasore” è una conseguenza che farà diminuire la probabilità che quella risposta si ripeta in futuro, e che si ripeta con minor frequenza. Possibili dissuasori per i bambini piccoli possono essere disapprovazioni verbali o il non poter accedere all’oggetto desiderato o all’attività gradita. Il termine "punisher" è un termine tecnico usato nella terapia comportamentale e non prevede l’uso di punizioni fisiche.

6 GLI STUDI Lovaas (1987) descrisse il primo importante studio su un programma di intervento intensivo comportamentale per bambini affetti da autismo. I bambini del programma di Lovaas ricevettero una media di 40 ore settimanali di insegnamento intensivo 1:1 da parte di terapisti per una durata di almeno due anni. Ad ogni bambino vennero assegnati degli studenti che erano stati formati per diventare terapisti e che lavorarono con i bimbi a casa, a scuola, nella comunità. Anche i genitori vennero formati con lo stesso metodo per far sì che l’intervento potesse essere costante per quasi tutto l’arco della giornata, per 365 giorni all’anno. Studi pubblicati in riviste peer-reviewed indicarono che il 90% dei bambini s erano migliorati notevolmente con il trattamento di Analisi Applicata Comportamentale di Lovaas, comparati ai bambini del gruppo di controllo. Quasi la metà raggiunsero un IQ normale ed i test li collocarono nella norma per le aree di abilità sociali ed adattative.

7 LA RICERCA ( 1993). Studi di follow-up condotti nella prima adolescenza dimostrarono che i bambini dello studio del 1987 avevano mantenuto le abilità acquisite e riuscivano a condurre una vita senza alcuna educazione speciale costosa e senza venire istituzionalizzati. McEachin, J. J., Smith, Lovaas, American Journal on Mental Retardation 97 (4), "Cost-Benefit Estimates for Early Intensive Behavioral Intervention for Young Children with Autism-General Model and Single State Case.“(analisi dei benefici in termini economici di un intervento comportamentale intensivo e precoce.) Jacobson, John W., Mulick, James A., & Green, Gina. (1998). Behavioral Interventions, 13, I risultati dello studio suggeriscono che offrire un trattamento comportamentale della durata di tre anni a tutti i bambini affetti da autismo (di età dai 2 ai 6 anni) farebbe risparmiare circa $200,000 a bambino per la fascia di età che va dai 3 ai 22 anni e fino a $1,000,000 per bambino per la fascia d’età dai 3 ai 55 anni. Il risparmio pro capite prende in considerazione il fatto che alcuni bambini non avranno giovamento dal trattamento comportamentale e che alcuni potrebbero riuscire ad ottenere modesti risultati.

8 La ricerca cont.. “Intensive Behavioral Treatment for Children with Autism: Four-Year Outcome and Predictors”. Sallows, Glen O. & Graupner, Tamlynn D. (2005). American Journal on Mental Retardation, 110 (6), La ricerca replica i risultati dello studio del modello di Analisi Comportamentale Applicata di Lovaas. Il Dr. Sallows afferma, “Abbiamo riscontrato che il 48% di tutti i bambini trattati hanno dimostrato un apprendimento rapido, hanno acquisito punteggi nella media nei test eseguiti dopo il trattamento. All’età di 7 anni i bambini seguivano classi regolari con successo. Questi risultati sono in linea con quelli riportati da Lovaas ed i suoi colleghi dell’UCLA (Lovaas, 1987; McEachin, Smith, & Lovaas, 1993)."

9 LOVAAS Gli obiettivi del primo anno di terapia erano: ridurre i comportamenti auto-stimolatori ed aggressivi, lavorare sulla collaborazione, insegnare l’imitazione ed estendere l’intervento coinvolgendo la famiglia. Gli obiettivi del secondo anno si concentravano sull’insegnamento del linguaggio espressivo ed astratto, sul gioco interattivo con i coetanei, e sull’ estensione dell’intervento anche nella comunità (socializzazione). Se possibile, i bambini con autismo venivano iscritti in scuole materne regolari per garantire loro una esposizione con gli altri bambini. Gli obiettivi nel terzo anno erano quelli di insegnare le espressioni del viso, le emozioni, abilità pre-accademiche, e l’apprendimento per osservazione. Ora, molti sapranno che Lovaas all’inizio aveva incluso sfortunatamente l’uso di punizioni nel suo metodo, cosa che gli venne contestata da molti. Successivamente Lovaas le eliminò e attualmente qualsiasi applicazione di analisi comportamentale che ancora preveda l’uso di punizioni è da considerarsi illegale, immorale e superata. Lovaas originariamente descrive il seguente metodo di insegnamento: ogni nuovo target va insegnato separatamente, poi si aggiungono uno o due distrattori, poi si introduce un nuovo item separatamente, ed una volta acquisito, si verifica in rotazione randomica se i due items sono effettivamente acquisiti. Lovaas insiste molto anche sull’intensità, sui tempi al tavolo, sul contatto oculare, sullo stare seduti bene, etc. Il metodo Lovaas è cambiato nei tempi, ed è raro oggi trovare un programma che sia del tutto "Lovaas". Ma il suo programma ha rappresentato la prima applicazione della scienza dell’analisi comportamentale usata per insegnare ai bambini con autismo, e l’importanza della sua opera non dovrebbe mai essere dimenticata.

10 'ABA' è un termine generale. Esistono parecchie diverse APPLICAZIONI dell’ABA Il motivo della confusione sull’ABA è da ricercarsi nella differenza tra la pura scienza e la scienza applicata. Si dice che esistano diversi tipi “di" ABA – una affermazione errata in quanto si sente parlare di "Lovaas," "DTT" "NET," "VB," ecc. Queste distinzioni in realtà descrivono solamente diverse APPLICAZIONI della STESSA scienza.

11 VB Oltre ad essersi concentrato sul condizionamento operante, Skinner si occupò anche dell’analisi della funzione del linguaggio e pubblicò le sue ricerche nel libro del 1957 intitolalto “Verbal Behavior”, nel quale il linguaggio viene descritto in termini di funzioni (principalmente mands, echoics, tacts, ed intraverbals). Jack Michael, Vince Carbone, Mark Sundberg, James Partington, tutti analisti comportamentali, sono alcuni degli studiosi che hanno applicato l’analisi scientifica di Skinner (il cui libro non delinea un metodo per applicare il verbal behavior (comportamento verbale); si limita solo a descriverlo). Applicando la scienza di Skinner, si e’ dato origine a quella che viene chiamata “Applied Verbal Behavior” (comportamento verbale applicato). Si tratta COMUNQUE di analisi comportamentale applicata, di una applicazione della scienza sul comportamento, che però si focalizza sul comportamento verbale.

12 VB è ABA focalizzata sull’analisi del comportamento verbale di Skinner Nel 1938, Skinner pubblicò The Behavior Of Organisms (Il comportamento degli organismi), nel quale descrisse il condizionamento operante, cioè il processo di apprendimento visto come il risultato di una selezione di conseguenze al comportamento. Nel 1957, Skinner pubblicò il libro Verbal Behavior, una analisi dettagliata e funzionale sul comportamento verbale.Verbal Behavior Skinner,nel suo testo, estese il principio del condizionamento operante al comportamento verbale. Nel testo Skinner descrive un gruppo di operanti verbal, o unità funzionali del linguaggio. Skinner spiegò che il linguaggio si può analizzare dividendolo in un set di unità funzionali. Ciascun set di operanti serve ad una funzione diversa. Creò termini nuovi per denominare questi operanti( echoics, mands, tacts, ed intraverbals)

13 Perché ABA. Nell’ ABA il concetto è semplice L’ABA prevede la suddivisione sistematica dell’apprendimento di una abilità in piccole parti, insegnando ogni parte passo dopo passo. Nell L’ ABA si insegna al soggetto come imparare. Più abilità il bambino inizia ad acquisire, più abile diventa nell’acquisire nuove abilità. Come funziona. Se vogliamo che un bimbo ci dimostri un comportamento nuovo, strutturiamo l’ambiente per far sì che il bambino dimostri il comportamento richiesto per accedere all’item che desidera. Quando il bambino mette in atto il comportamento che ci aspettiamo da lui, rinforziamo il comportamento del bambino con premi positivi. Qualsiasi abilità si può insegnare con l’ABA. E’ solo questione di imparare la strategia migliore da usare per l’insegnamento delle abilità che vogliamo che il soggetto apprenda.

14 La motivazione Uno dei problemi principali nello sviluppo dei bambini con autismo con alti handicaps gravi è la mancanza di motivazione (Churchill, 1971; Dunlap, 1984; Dunlap & Egel, 1982; Dunlap & Koegel, 1980; Koegel,Dyer, & Bell, 1987; Koegel & Egel, 1979; Koegel & Koegel, 1986; Koegel & Mentis, 1985; MacMillan, 1971). Infatti, i bimbi affetti da autismo sono noti per la loro mancanza di motivazione ad imparare nuove abilità e, in generale, a participare attivamente all’interazione sociale e scolastica. Tale mancanza di motivazione può essere caratterizzata sia da crisi d’ira, pianto, chiusura e non dare collaborazione attenzione, guardare nel vuoto, cercare di abbandonare il tavolo o letargia (e.g. Koegel & Egel, 1979). Non sappiamo con certezza perchè sia così complicato motivare questi bambini: forse questo è dovuto al fatto che visto che sbagliano spesso, imparano semplicemente a rinunciare a provarci. Quasiasi sia la vera ragione, comunque, è ovvio che il problema della motivazione deve essere risolto prima di sperare di riuscire a sviluppare una strategia di intervento efficace per questi bambini.

15 LA RICERCA SULLA MOTIVAZIONE La ricerca recente suggerisce che la motivazione può essere aumentata e questo può dare degli effetti impensati sull’apprendimento del bambino (Koegel, O'Dell, & Dunlap, in stampa). Nel 1987, Koegel, O'Del e Koegel svilupparono un programma che includeva tecniche motivazionali e l’uso del linguaggio funzionale: il programma è creato per essere usato nell’ambiente naturale e quindi è ideale per l’intervento a casa. Laski, Charlop, e Schreibman (1988) insegnarono con successo alle famiglie ad usere queste tecniche per aumentare in modo significativo e per migliorare il linguaggio dei loro bimbi. Ovviamente un bimbo motivato ad imparare si sforza di più, è più interessato all’apprendimento, ed userà con maggior probabilità i comportamenti appresi in altre situazioni.

16 Aumentare il livello di motivazione Una strategia che funziona per aumentare la motivazione del bambino e per farlo participe delle attività di insegnamento è quella di permettergli di avere un ruolo nella scelta del compito o dell’argomento di conversazione da utilizzare per interazione della sessione. Chiunque è più motivato o interessato a leggere un libro su un argomento gradito, e così possiamo pensare che anche i bambini con autismo siano più motivati ed interessati ad interagire con giochi e argomenti a loro graditi. Questo viene chiamato “controllo condiviso” e permette al bambino di sentire che sta controllando l’interazione della sessione. Il bambino può ad esempio scegliere con cosa giocare (e poi parlare di quello) o potrebbe voler terminare una attività dicendo “basta" o “metti via la macchina", etc. Il genitore dovrebbe assecondare il più possibile le richieste del bambino affinché il bimbo apprenda che con il linguaggio ottiene cambiamenti graditi nell’ambiente che lo circonda.

17 CONCENTRATEVI SULLA MOTIVAZIONE Ci sono diverse varianti che aumenteranno la Motivazione (CARBONE 2001) –Alti livelli di rinforzi –Una varietà di prompts (aiuti) –Lo sfumare in modo sistematico i prompts –Scegliere forme di risposta adeguata alle vostre richieste


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