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SOCIOLOGIA VISUALE  Sociologia e fotografia Laboratorio di Sociologia Visuale.

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Presentazione sul tema: "SOCIOLOGIA VISUALE  Sociologia e fotografia Laboratorio di Sociologia Visuale."— Transcript della presentazione:

1 SOCIOLOGIA VISUALE  Sociologia e fotografia Laboratorio di Sociologia Visuale

2 INDICE: Fotografia e sociologia. Cenni storici (3) Comte, Durkheim e Simmel. Alcune considerazioni (19) Generi e contesti fotografici nel ‘900: l’American Journal of Sociology, l’esperienza della Farm Security Administration negli Stati Uniti, la fotografia in Germania nel (28) Il cinema, l’avvento della fotografia in movimento (32) I documenti: documento storico, documenti iconici e documento fotografico (40) Marginalità della ricerca visuale in sociologia (51) L’esperienza dell’etno-antropologia, l’antropologia visuale (53) L’immagine: cenni di fenomenologia e psicologia sociale (56) Bibliografia (60)

3 Laboratorio di Sociologia Visuale Il primo tentativo sistematico di definire la Sociologia Visuale è stato dato da Howard Becker nel 1974 In Photography and Sociology, articolo comparso nel 1974 sulla rivista “Studies in the Anthropology of Visual Communication” n° 1, pp.3-26, Becker spiegava dapprima le ragioni storiche che avevano prodotto una separazione tra sociologia e fotografia, e i motivi per i quali la collaborazione e la comunicazione tra le due era possibile e desiderabile. Charlotte March Donyale Luna con orecchini per twen, 1966 Gelatina d’argento 40x39 cm Collezione Gruber SCHEDA DI H. BECKER

4 Laboratorio di Sociologia Visuale Photography and sociology have approximately the same birth date (Becker, 1974) 1824 scritto di Comte “Plan des travaux scienlifiques nécessaires pour réorganiser la société” “Sistema di Politica positiva” (1824) “Corso di filosofia Positiva” ( ) nel 1839 propose ufficialmente il nome di sociologia “Sistema di politica positiva o trattato di sociologia che istituisce la religione dell’Umanità” ( ) “Catechismo positivista” (1852) Il 6 gennaio 1839 la scoperta di una tecnica per dipingere con la luce fu resa nota con toni entusiastici sul quotidiano Gazette de France e il 19 gennaio nel Literary Gazette. Si trattava del metodo di DAGUERRE e il Dagherrotipo. Il 25 gennaio dello stesso anno William Fox Talbot rese pubblico alla Royal Society il suo procedimento che permetteva la realizzazione di un immagine negativa su carta che veniva poi trasformata in positivo in camera oscura.Procedimento che venne perfezionato nel 1841 Quasi contemporaneamente Sir John Hershel, all’oscuro delle sperimentazioni dei colleghi, utilizzava i Sali d’argento per ottenere una sostanza che permettesse un fissaggio migliore dell’immagine. A lui vengono attribuiti i nomi di fotografia, negativo e positivo. APPROFONDIMENTO

5 Laboratorio di Sociologia Visuale 1826 La prima vera fotografia della storia dell’umanità. NIEPCE la ottenne con una posa di ben otto ore su una lastra di peltro per eliografia da lui stesso preparata. ELIOGRAFIA Procedimento messo a punto da JOSEPH NIEPCE che nel 1814 sperimentava un nuovo sistema per semplificare l’incisione sul metallo, sostituendo la tradizionale lastra di pietra utilizzata dalla stampa litografica con una lastra di stagno e sostituendo il lavoro della matita tipografica con l’azione della luce sul bitume di giudea, sensibile alla luce che utilizzò nel 1822 per produrre delle copie di un incisione del Cardinale di Reims, George D’Amboise. Il bitume di giudea è un tipo di asfalto normalmente solubile all'olio di lavanda, che una volta esposto alla luce indurisce. Niepce cosparse una lastra di peltro con questa sostanza e vi sovrappose l'incisione del cardinale. Dove la luce riuscì a raggiungere la lastra di peltro attraverso le zone chiare dell'incisione, sensibilizzò il bitume, che indurendosi non poté essere eliminato dal successivo lavaggio con olio di lavanda. La superficie rimasta scoperta venne scavata con dell'acquaforte e la lastra finale poté essere utilizzata per la stampa. Così denominata perché si riteneva che una luce intensa come quella del sole fosse necessaria per ottenere immagini fotografiche (Ciampi, 2005)

6 Laboratorio di Sociologia Visuale 1829 Eliografia eseguita da Niepce. In questa immagine traspare evidente lo stretto legame con le opere pittoriche Nel 1827 NIEPCE si reca alla Royal Society di Londra per una dissertazione sul suo procedimento, ma si rifiuta di svelarlo per intero e per difetto di comunicazione quanto egli ha comunicato non viene accolto agli atti. Tornato da Londra incontra Louis-Jacques-Mandè DaguerreRoyal Society di Londra

7 Dagherrotipo del 1837: è probabilmente la prima buona immagine ottenuta da Daguerre Daguerre utilizzò una lastra di rame con sopra applicata una sottile foglia di argento lucidato, che posta sopra a vapori di iodio reagiva formando ioduro d'argento. Seguì l'esposizione alla camera oscura dove la luce rendeva lo ioduro d'argento nuovamente argento proporzionalmente alla luce ricevuta. L'immagine non risultava visibile fino all'esposizione ai vapori di mercurio. Una bagno in una forte soluzione di sale comune fissava, seppure non stabilmente, l'immagine. Daguerre fu contattato da François Arago (deputato alla camera del distretto dei Pirenei orientali), che propose l'acquisto del procedimento da parte dello Stato. Il 6 gennaio 1839 la scoperta di una tecnica per dipingere con la luce fu resa nota con toni entusiastici sul quotidiano Gazette de France e il 19 gennaio nel Literary Gazette. Laboratorio di Sociologia Visuale

8 La notizia apparsa sul Gazette de France e sul Literary Gazette destò l'interesse di alcuni ricercatori che stavano lavorando nella stessa direzione. Tra questi William Fox Talbot si affrettò a rendere pubbliche la sue scoperte, documentando esperimenti risalenti al Si trattava di un foglio di carta immerso in sale da cucina e nitrato d'argento, asciugato e coperto con piccoli oggetti come foglie, piume o pizzo, quindi esposto alla luce. Sul foglio di carta compariva il negativo dell'oggetto che il 28 febbraio 1835 Talbot intuì come trasformare in positivo utilizzando un secondo foglio in trasparenza. Il 25 gennaio 1839 Talbot presentò le sue opere alla Royal Society, seguite da una lettera ad Arago, per rivendicare la priorità su Daguerre. FONTE:

9 Laboratorio di Sociologia Visuale 1839 La prima fotografia in cui appare un essere umano realizzata per caso da Daguerre. Ancora, infatti non era possibile ritrarre le persone a causa dei lunghissimi tempi di esposizione richiesti e i passanti in movimento non rimanevano impressi sulla lastra del dagherrotipo. L’uomo che invece qui appare è stato pressoché fermo perché si stava facendo lucidare le scarpe ed è diventato inconsapevolmente il primo uomo mai ritratto in una fotografia.

10 Laboratorio di Sociologia Visuale Nella sola Parigi nel 1847 furono vendute 2000 macchine e mezzo milione di lastre. Dal 1841 in Francia e in Inghilterra si cominciò a realizzare ritratti che andavano dai 4x5 cm. ai 17x22 cm. I ritratti venivano montati su cornici di cartapesta o su astucci di metallo dorato e venduti ad un prezzo tra le due e cinque sterline per lastra. Mentre i dagherrotipisti di professione accumulavano fortune, turisti, scrittori e artisti portavano nei loro viaggi la macchina di Daguerre. Molti pittori iniziarono a dedicarsi a questo nuovo mestiere e nelle immagini di quel periodo traspare evidente lo stretto legame con le composizioni pittoriche. La macchina a lastre costruita da Alphonse Giroux, cognato di Daguerre, l’apparecchio misurava 30x37x50 cm., era corredato di alcune lastre sensibili e dei prodotti occorrenti per la stampa, costava 400 franchi e una dagherrotipia di piccolo formato veniva pagata da 80 a 120 franchi

11 Laboratorio di Sociologia Visuale Nel 1842 un famoso miniaturista di Amburgo, Carl F. Stelzner, ritrasse insieme a un amico il terribile incendio che distrusse un intero quartiere di Amburgo. Fu il primo reportage fotografico della storia.

12 Laboratorio di Sociologia Visuale La prima stampa ottica su carta sensibile realizzata da Talbot nel 1841 e pubblicata sulla copertina della prima rivista fotografica della storia: “The Pencil of the Nature”. Il suo prcedimento perfezionato, chiamato Calotype, si basava sul processo negativo-positivo, con il quale si potevano ottenere, a differenza del dagherrotipo, più copie della stessa immagine. Fu questo il procedimento che venne adottato e perfezionato nel corso degli anni, mentre il dagherrotipo venne progressivamente abbandonato.

13 Laboratorio di Sociologia Visuale Fotografia dei Boulevards a Parigi: Dalla pagina 2 della rivista “The Pencil of Nature” by William Henry Fox Talbot London: 1844

14 Laboratorio di Sociologia Visuale Lo studio fotografico Talbot nel 1841 GALLERIA

15 Laboratorio di Sociologia Visuale Nell’epoca che ambiva all’esattezza scientifica, si pretendeva una riproduzione fedele della realtà, anche nell’opera d’arte, e questo nuovo atteggiamento spirituale catalizzò inesorabilmente la generale attenzione sulla fotografia. Walter Benjamin “la credibilità di cui la fotografia gode deriva non dalla sua analogia con il reale, ma dal suo impiego per usi sociali ritenuti oggettivi, usi che le preesistevano e di cui si è impossessata, venendo a colmare quelle esigenze realistiche il cui adempimento era stato fino ad allora appannaggio del disegno o dell’incisione”. “Nel momento in cui Daguerre era riuscito a fissare le immagini nella camera oscura, i pittori erano stati congedati, a questo punto, dal tecnico. Ma la vera vittima della fotografia non fu la pittura di paesaggio, bensì il ritratto miniato” (1931). - L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica ( ). (APPROFONDIMENTO) Gisèle Freund “Ogni grande scoperta tecnica dà sempre origine a crisi e a catastrofi. Scompaiono i vecchi mestieri, ne sorgono di nuovi. La loro nascita, d’altro canto, significa progresso, anche se le attività da essi minacciate sono condannate a morire” (1976) Alta qualità della produzione fotografica dei primi anni. La fotografia delle origini fu dunque prerogativa di artisti fotografi ma anche di scienziati e, in qualche caso, di dilettanti colti e tecnicamente molto preparati. PROCESSO di INDUSTRIALIZZAZIONE della fotografia – Data di nascita del COLLODIO Sostanza derivante dal fulmicotone, si utilizza un collante per i sali sensibili alla luce che vengono applicati nelle lastre in vetro. Si abbassano così i tempi di esposizione e di stampa migliorando la qualità delle immagini, che risultano essere anche più economiche del dagherrotipo – RIPRODUCIBILITA’ CHIAREZZA e RAPIDITA’ sono le parole chiavi che inaugurano questo periodo André-Adolphe-Eugène Disderi, brevettò la carte de visite, applicazione della tecnica al collodio, che permetteva la realizzazione in serie ed a basso costo di otto ritratti distinti di formato 6x9 da un’unica lastra fotografica, ritratti che venivano incollati su un cartoncino di un formato di poco superiore a quello di un biglietto da visita materiali sensibili alla gelatina di bromuro d’argento. Gli apparecchi portatili e la RIDUZIONE dei tempi di posa favorì lo sviluppo della fotografia di paesaggio che trovò un mercato nei viaggiatori delle classe colte, archeologi e esploratori e fece comparire una nuova figura sociale: il mercante di fotografie e favorì l’ulteriore democratizzazione del ritratto

16 Laboratorio di Sociologia Visuale 1860 – Nadar impiega ben 18 min. di esposizione per documentare i lavori della metropolitana a Parigi La tecnica fotografica non era ancora pronta per favorire lavori di documentazione sui comportamenti delle persone a causa della poca sensibilità delle emulsioni chimiche In Germania viene inventata l’illuminazione al MAGNESIO, che permetterà di lavorare con laiuto del FLASH - (Jacob Riis) Nadar, Le fogne di Parigi 1861 FONTE: GALLERIA

17 Laboratorio di Sociologia Visuale TAPPE SUCCESSIVE I processi all’albumina e alla gelatina (1873) permisero di usare come supporto per la sostanza sensibile una lastra di vetro e successivamente anche una sottile pellicola trasparente al posto della carta. Negli anni successivi, intuendo le grandi potenzialità di documentazione della fotografia, molti la utilizzarono nel corso di avventurosi viaggi di ricerca, come negli Stati Uniti che a partire dal 1860 inizia la documentazione della cosiddetta Grande Frontiera o per ricerche particolari. - Eadweard Muybridge Eadweard Muybridge - William Enry Jackson William Enry Jackson - Roger Fenton Roger Fenton - Altri Altri I primi fotografi di viaggio dovevano trasporate l'ingombrante attrezzatura necessaria alla produzione di immagini con i primitivi procedimenti al collodio umido. “La macchina fotografica racchiusa nella sua custodia, una cassa robusta, era un peso grave da portare fin sulle rocce, ma questo era niente se paragonata alla cassa in cui c’erano i prodotti chimici e le lastre. E ancora quest’ultima sembrava una piuma di fronte a quella specie di organetto che fungeva da camera oscura” Frederick S. Dellenbaugh (fotografo, 1871) A mule carries William Henry Jackson's photographic outfit In questo periodo si sviluppa istituzionalmente dagli studi di storia naturale la disciplina dell’ANTROPOLOGIA Si afferma la teoria evoluzionista di DARWIN FOTOGRAFIA di ispirazione ETNO-ANTROPOLOGICA Guerra di secessione

18 Laboratorio di Sociologia Visuale Nel 1871 Richard Leach Maddox mise a punto una nuova emulsione, preparata con bromuro di cadmio, nitrato d'argento e gelatina. Questo nuovo materiale venne adottato solo sette anni dopo, a seguito dei miglioramenti introdotti da Richard Kennet e Charles Harper Bennet. Le lastre così prodotte permisero un trasporto più agevole perché non necessitavano più della preparazione prima dell'esposizione. Questo supporto molto più pratico fu adottato da una nuova categoria di strumenti fotografici, gli apparecchi portatili. Il 1888 vide la nascita della Kodak N.1, una fotocamera portatile con 100 pose già precarite al prezzo di 25 dollari, introdotta da George Eastman con lo slogan "Voi premete il bottone, noi faremo il resto". Inizialmente il materiale fotosensibile era cosparso su carta che nel 1891 venne sostituita con una pellicola di celluloide avvolta in rulli, la moderna pellicola fotografica. TAPPE SUCCESSIVE E la sociologia? …

19 Laboratorio di Sociologia Visuale 1839 COMTE utilizza per primo il termine SOCIOLOGIA per designare la SCIENZA DELLA SOCIETA’ L’oggetto di studio della ricerca scientifica e della sociologia come scienza deve essere ridotta al POSITIVO Ovvero l’OSSERVAZIONE della società, della sua evoluzione, del suo mutamento La sociologia, in quanto studio delle leggi dello sviluppo storico, è fondata sull'osservazione (la STATICA sociale o studio del consenso che regge una società: l'ordine) e sul confronto (la DINAMICA sociale o studio dell'evoluzione necessaria delle società: il progresso). La dinamica è subordinata alla statica, in quanto il progresso è lo sviluppo dell'ordine (sviluppo evolutivo non rivoluzionario). “Dopo una prima giovinezza chiusa e ribelle, nel 1814 entrò nella Scuola Politecnica di Parigi, dove, coltivando le scienze esatte e l'ingegneria, fu fortemente attratto, insieme a molti compagni di scuola, verso quella specie di "rivoluzione dei tecnici" che andava predicando il Saint-Simon, idea a cui egli stesso, nel seguito della sua vita, doveva dare forma assai più perfetta.” FONTE: Alle AFFERMAZIONI CONTROLLABILI SULLA BASE DEI FATTI EMPIRISMO NAIF - Nella storia dell’osservazione fotografica si è infatti temuto sempre “l’empirismo naïf”, specie in ambito scientifico, nella consapevolezza che esperienza ed evidenza visive potessero svolgere i loro compiti solo se inserite entro sistemi di procedura e analisi razionale E’ IMPORTANTE IL FATTO OSSERVATO NELLA SUA OGGETTIVITA’

20 Laboratorio di Sociologia Visuale “Il mezzo fotografico diventò ben presto un potente alleato delle scienze umane e venne considerato dai positivisti strumento privilegiato per comprendere la verità sul mondo, la sua natura e le sue caratteristiche.” (Ciampi, 2004). La macchina fotografica era considerata come l’ideale strumento cartesiano: “un dispositivo per l’uso da parte di un soggetto osservante di registrazione assai accurata delle tracce degli oggetti che l’hanno preceduto” (Mitchell, 1992) FOTOGRAFIA rappresentava il modello di neutralità impersonale e obiettiva, il suo CARATTERE PROBATORIO era funzionale alla cultura che l’aveva inventata Poiché apparentemente sembrava che nessun intervento umano potesse interferire nel processo di registrazione dell’immagine (la cosa inizierà a cambiare con l’avvento delle macchine portatili) In sostanza “il procedimento fotografico, come […] i procedimenti scientifici, sembra fornire un percorso garantito per superare la soggettività e per arrivare alla verità vera” (Mitchell, 1992)

21 Laboratorio di Sociologia Visuale SUDDIVISIONE DEL PENSIERO DI COMTE Dal 1820 al '26 Opuscoli di filosofia sociale Descrive e interpreta la società europea degli inizi del XIX sec., che corrisponde -secondo lui- all'epoca del passaggio dalla società teologico- militare del Medioevo a quella scientifico-industriale: gli scienziati si sostituiscono ai preti, gli industriali ai guerrieri. L'attività più importante non è più la guerra tra gli uomini ma la lotta degli uomini con la natura (per un uso razionale delle sue risorse). Perché avvenga la riforma della società occorre la riforma intellettuale/scientifica esperimenti di NIEPCE Dal 1830 al ‘42 Lezioni del Corso di filosofia positiva Amplia e approfondisce la prospettiva della tappa precedente, sviluppando la legge dei "Tre Stadi", già presentata negli Opuscoli. Secondo la quale lo spirito umano sarebbe passato per tre fasi successive: I) l'uomo spiega i fenomeni attribuendoli a esseri/forze paragonabili all'uomo stesso (stadio teologico/fittizio); II) l'uomo invoca entità astratte come la natura, lo spirito, ecc. (stadio metafisico/astratto); III) l'uomo osserva i fenomeni fissandone le connessioni regolari, senza preoccuparsi di scoprirne le cause ultime (stadio scientifico/positivo). La scienza non si interroga sulle origini dell'universo, ma ne interpreta il movimento. Sviluppa inoltre la CLASSIFICAZIONE DELLE SCIENZE Incontro tra NIEPCE e DAGUERRE – Viene realizzato il DAGHERROTIPO TALBOT sviluppa il suo sistema NEGATIVO-POSITIVO Dal 1851 al ‘54 Sistema di politica positiva Sviluppa le conclusioni del suo pensiero, come la neccessità che ogni società disponga di un ordine essenziale individuabile attraverso la diversità delle organizzazioni sociali. La sociologia, per risolvere la crisi del mondo moderno, che dipende dall'anarchia intellettuale (o divergenza di opinioni), deve offrire risultati indubitabili Inizia l’osservazione fotografica sul mondo 1857 Comte muore a Parigi

22 Laboratorio di Sociologia Visuale RILIEVI CRITICI LA CLASSIFICAZIONE DELLE SCIENZE MATEMATICA ASTRONOMIA FISICA CHIMICA BIOLOGIA SOCIOLOGIA o FISICA SOCIALE Sono collocate con il criterio della COMPLESSITA’ CRESCENTE Il sapere positivo si è imposto dapprima nella matematica, poi in fisica, chimica e biologia. Più la materia è semplice e più è facile pensare positivamente. Quando il sapere positivo giunge alla biologia, si trasforma, a livello metodologico, da "analitico" (stabilire leggi tra fenomeni isolati) a "sintetico" (considerare l'organismo vivente nella sua totalità) e pone le fondamenta per una nuova scienza: la sociologia, che instaura la priorità del tutto sull'elemento, per cui non si può comprendere un fenomeno sociale se non rapportandolo all'intera società. L'oggetto della sociologia (scienza sociale) è la storia del genere umano. La sociologia è dunque una scienza della storia totale, in quanto stabilisce, sulla base di leggi, ciò che è stato, che è e che sarà (determinismo). Nascita della sociologia nel contesto della RIVOLUZIONE INDUSTRIALE I RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (Inghilterra) II RIVOLUZIONE INDUSTRIALE 1870 inizio ‘900 Intorno al 1825 un solo operaio, sorvegliando due telai meccanici, poteva sbrigare un lavoro che con i telai a mano avrebbe richiesto l'opera di una quindicina di persone. Secondo Comte la società industriale si caratterizza essenzialmente secondo tre fattori: 1) l'industria è fondata sull'organizzazione scientifica del lavoro, in vista del massimo rendimento; 2) grazie all'applicazione della scienza all'industria, l'umanità sviluppa prodigiosamente le proprie risorse; 3) la produzione comporta la concentrazione di operai nelle fabbriche e nei sobborghi. MATEMATICA (misurazione dell’esposizione, messa a fuoco, etc.) FISICA (leggi ottiche) CHIMICA (emulsioni, sviluppo, stampa) BIOLOGIA (osservazione) SOCIETA’ (osservazione) Tematiche che caratterizzeranno lo sviluppo della cosiddetta FOTOGRAFIA SOCIALE

23 Laboratorio di Sociologia Visuale 1858 nasce Emile Durkheim Della divisione del lavoro sociale 1893 Come mai l’individuo diventa sempre più autonomo e al tempo stesso viene sempre più a dipendere dal resto della società? SOLIDARIETA’ MECCANICA - Giustapposizione di segmenti sociali equivalenti (ordini, clan), e accettazione da parte dei singoli dei presupposti della coesione collettiva tramite funzioni repressive. La solidarietà si fonda sull’uguaglianza. SOLIDARIETA’ ORGANICA - Differenziazione di funzioni specializzate che implica la cooperazione cosciente e libera degli agenti sociali, quindi lo sviluppo della contrattualizzazione delle relazioni sociali. La solidarietà non si fonda più sull’uguaglianza ma sulla differenza COSCIENZA COLLETTIVA - norma che definisce il lecito e il proibito, patrimonio culturale dei popoli. In seguito sostituita con il termine di RAPPRESENTAZIONE COLLETTIVA – Stato di coscienza collettiva distinto dallo stato di coscienza individuale. DIRITTO - il “simbolo visibile della solidarietà sociale e corpo di norme a sanzione organizzata” E’ la parte VISIBILE delle norme che regolano una società, mentre la MORALE è la parte sommersa 1891 Viene prodotta la prima pellicola fotografica ANTROPOLOGIA DEL DIRITTO Ancient Law - Henry James MAINE - Considerato il testo base della nuova disciplina ed il manifesto della teoria evoluzionistica dei sistemi giuridici League of the Iroquois - Systems of Consanguinity in the Human Family Lewis Henry Morgan Aprì la strada al filone degli studi sulla parentela e sul matrimonio in particolare Primitive Marriage - John F. McLennan I concetti di esogamia ed endogamia, di cui coniò i termini, cioè del matrimonio obbligato all’interno o all’esterno del proprio gruppo di appartenenza FONTE: viene fondata la National Geographic Society, che finanziò numerose spedizioni nel mondo 1893 Negativo a colori per addizione (John Joly) Pellicola forata da 35 mm (Thomas Alva Edison) Il periodo storico in cui vede la nascita della prima automobile APPROFONDIMENTO su

24 Laboratorio di Sociologia Visuale Le regole del metodo sociologico 1895 FATTO SOCIALE – “Un fatto sociale si riconosce dal potere di coercizione esterno che esso esercita o è suscettibile di esercitare sull’individuo”. E’ dunque la coercizione o sanzione (contrainte) ai voleri dell’individuo che istituisce il fatto sociale. OLISMO durkheimiano - Una società si manifesta come un “tutto”. Nel caso della società, è la forma del tutto che determina quella delle parti” (in opposizione a Durkheim, Max Weber muoverà dai singoli individui per spiegare la società). La normalità o il carattere patologico di un fatto sociale è valutabile soltanto riportandolo al proprio contesto, alla tipicità esibita dalla società osservata in un periodo dato della propria evoluzione strutturale. Ogni società è un insieme di “fatti morali”, una combinazione sui generis di istituzioni: ogni forma organizzata - famiglia, istruzione, giustizia – tesa ad un fine sociale. Durkheim farà delle istituzioni il suo oggetto primario di studio perché sono particolarmente obiettivabili, distinguono le società umane delle società animali e attestano l’unità del tipo umano. La sociologia comprenderà la morfologia sociale, che studia il substrato della vita collettiva (forma e ripartizione del gruppo sul territorio, dell’ habitat, delle comunicazioni), e la fisiologia sociale, che studia la genesi ed il funzionamento delle istituzioni, le “correnti sociali libere”, fonti delle trasformazioni o della creazione delle istituzioni. OBIETTIVITA’ dei fatti sociali - Considerare i fatti sociali come delle cose - non significa assimilarli a fatti materiali o classificarli in questa o quella categoria del reale, ma invitare a osservarli proprio come delle cose, le quali si oppongono all’idea di una conoscenza basata su ciò che si scorge dall’interno. La “familiarità” che ciascuno intrattiene con la sua società grazie a formulazioni “spontanee” (è spontaneo portare le scarpe ai piedi), diffuse in ogni società e più o meno razionalizzate, sono, per Durkheim, “il primo ed il più grande ostacolo” alla comprensione scientifica dei fenomeni sociali, poiché sono essi stessi un fenomeno sociale. A partire dal 1868 – fotografia/reportage sociale – interessata all’analisi dei problemi sociali Condizioni abitative Lavoro Progressi tecnologici Sviluppo urbano Thomas Annan John Thomson Jacob August Riis 1890 Lewis Wickes Hine 1904 Il 28 Dicembre 1895 i fratelli Lumiere proiettano al Gran Café di Parigi dieci film di circa un minuto l’uno. L’invenzione della pellicola fotografica perforata su celluloide da parte di Thomas Edison (1891) permette la nascita del CINEMA Strumento di denuncia e cruda documentazione di realtà sociali

25 Laboratorio di Sociologia Visuale Il suicidio 1897 Le forme elementari della vita religiosa OGGETTIVAZIONE delle tendenze collettive al suicidio. Costituzione di un fenomeno individuale in FATTO SOCIALE che permette di avere un quadro più preciso dello “STATO MORALE” di una società rispetto al tasso di mortalità generale (tasso di suicidi = numero di suicidi rapportato al tot. di una popolazione di un determinato periodo) - ANOMIA – perdita del quadro di riferimento normativo - SUICIDIO ANOMICO – Fortemente connesso alle crisi delle società moderne - SUICIDIO EGOISTA – Tipico delle società moderne e dovuto all’allentarsi dei legami comunitari - SUICIDIO ALTRUISTA - Tipico delle società a solidarietà meccanica, in cui l’individuo si sacrifica per rinsaldare il gruppo di appartenenza Durkheim vede nella religione il fenomeno sociale fondamentale dal quale derivano tutti gli altri. Ne tenta una definizione oggettiva ossia non relativa al contenuto dei dogmi: “È il sistema condiviso di credenze e di pratiche (riti) relative a cose sacre, ossia separate, interdette”. La dialettica del sacro e del profano costituisce il centro del fatto sociale Prosegue in quest’opera il progetto (avanzato ne La divisione del lavoro sociale) di fare la storia delle forme sociali della presa di coscienza del reale, di tentare una teoria generale dell’attività simbolica: l’elaborazione di una sociologia della conoscenza, alla quale partecipò Marcel Mauss. Così, lingua, segni, simboli, per una parte fatti sociali, acquistano significato soltanto in funzione di un contesto sociale e storico dato e della loro posizione in un insieme di relazioni. Studi di CESARE LOMBROSO – 1898 inaugura a Torino il Museo di Psichiatria e Criminologia All’inizio del 1900 una fertile ma breve collaborazione tra sociologia e fotografia in ambito accademico ebbe luogo grazie all’impulso dato dall’American Journal of Sociology, che pubblicò tra il 1896 e il 1916 più di 240 lavori fotografici in 31 articoli. Povertà e segregazione Documentazione del ‘prima’ e del ’dopo’ l’intervento statale sul welfare Charles Bushnell usa nel delle immagini integrate con il testo per analizzare le condizioni di vita di alcuni lavoratori delle fabbriche

26 Laboratorio di Sociologia Visuale In generale però le immagini presentavano spesso molte limitazioni e difetti come manipolazioni, soggetti sempre in posa, inconsistenza delle informazioni, decontestualizzazione, difetti di esecuzione tecnica. Nel 1914 Albion Small viene nominato direttore del giornale e a partire dal 1916 l’uso della fotografia viene completamente abbandonato da parte della rivista. American Journal of Sociology A. Small istituì nel 1892 il dipartimento di Sociologia dell’Università di Chicago, da cui si sviluppò quell’indirizzo di pensiero sociologico che comunemente viene indicato con la Scuola di Chicago “How to Lie with Photographs” Stasz, 1979 Motivi principali: paura che le immagini potessero minacciare lo statuto scientifico e teoretico della sociologia imposizione di un nuovo modo di pensare alla sociologia (basato sull’analisi causale, le statistiche e un elevato livello di generalizzazione) ambizione della fotografia di diventare un’Arte costi elevati delle riproduzioni fotografiche (Becker, 1974 – Capovilla, 2003 – Faccioli, 2003) “Clarice Stasz, a cui si deve un primo tentativo di ricostruzione della sociologia visuale, ricorda che un punto di incontro significativo tra sociologia e fotografia si era già verificato a Chicago all’inizio del secolo ma fu stroncato in ambienti accademici e scomparve dallo scenario della ricerca sociologica. Così, pochi anni più tardi, la “Scuola di Chicago” dei Park, dei Burgess e dei Mc Kenzie ignorò completamente l’uso dei mezzi visivi nei suoi studi pionieristici di sociologia urbana”. (Mattioli, 1991)

27 Laboratorio di Sociologia Visuale 1858 Nasce a Berlino Georg Simmel “Filosofia del denaro", 1900 “La metropoli e la vita dello spirito” 1900 “Sociologia. Ricerca sulle forme di associazione", 1908 “Problemi fondamentali della filosofia”, 1910 In Sociologia. Ricerca sulle forme di associazione, in un passaggio afferma che dei cinque sensi l’occhio è l’unico ad avere una FUNZIONE SOCIOLOGICA (Simmel, p. 358, 1908) Identifica le implicazioni dell’onnipresenza delle rappresentazioni visive e della competenza visiva degli esseri umani. In un breve saggio “Metropoli e personalità” osserva e mette a confronte due situazioni opposte queli quello della metropoli urbana e dei piccoli centri rurali. In questo saggio formula due differenti categorie interpretative. L’OSSERVAZIONE di carattere NEURO-PSICOLOGICO - Nella metropoli gli abitanti ricevono un ricco insieme di stimoli che evolvono e cambiano rapidamente, un susseguirsi di impressioni ed immagini che affollano la loro mente. Spostandosi in ambiente rurale da tale ritmo veloce, conseguente alle intense stimolazioni nervose, si passa ad un ritmo lento. Il ritmo della vita e delle immagini sensorie mentali scorre più lentamente, più abitudinariamente e con maggior uniformità. L’OSSERVAZIONE di carattere ECONOMICO - La città è sede dell'economia monetaria. Qui tutti gli scambi sono regolati con il denaro. “L’economia del denaro domina la metropoli” e influenza le caratteristiche psicologiche e caratteriali degli individui che la abitano.

28 Laboratorio di Sociologia Visuale Dalla I Guerra Mondiale fino al 1960 la fotografia fu completamente ignorata dagli ambienti accademici della sociologia, anche se in molte situazioni – soprattutto in campo giornalistico - si producevano documentazioni che avevano sempre più il carattere dell’esplorazione visuale di alcuni aspetti del mondo sociale. Tuttavia le immagini venivano utilizzate soprattutto per soddisfare un curiosità per certi versi morbosa da parte del lettore o per stimolare l’opinione pubblica, piuttosto che informare i cittadini usando degli accurati criteri. Lo stile diretto e l’uso di un certo linguaggio retorico avevano il compito di suscitare delle forti reaziona emotive. Unito a un certo approccio estetico questo stile fu il punto di partenza del moderno fotogiornalismo. IN EUROPA Raramente troviamo intenti di denuncia o documentazione nella fotografia sociale di quel periodo. Le immagini mostrano la DISTANZA SOCIALE che separava la classe borghese emergente da quella povera Fotografie orientate al ‘CASO ANTROPOLOGICO’ in senso medico (malati di mente, devianti, criminali, etc) RITRATTO ESOTICO – prospettiva tesa verso l’insolito, la stranezza e il singolo caso. STATI UNITI La fotografia sociale ebbe uno sviluppo più evidente, diventando lo strumento principale per l’analisi sociale di stampo giornalistico mirante a soddisfare, non tanto il sapere scientifico, quanto la curiosità e la commozione dell’opinione pubblica. Diversa la situazione per quanto riguarda la FOTOGRAFIA DI GUERRA che in generale fino alla fine della seconda Guerra Mondiale fu usata da tutti più come strumento di propaganda che come strumento di documentazione delle vicende belliche. GENERI E CONTESTI FOTOGRAFICI 1900

29 Laboratorio di Sociologia Visuale Negli Stati Uniti prende avvio il programma della Farm Security Administration (FSA) che aveva l’obiettivo di documentare gli effetti della Grande depressione americana seguita alla crisi del E’ forse il primo uso organico della fotografia in una grande campagna di propaganda con fini politico-sociali. Negli Stati Uniti degli anni seguenti la Grande Crisi del 1929, l’amministrazione Roosvelt si pose il problema di coinvolgere il complesso dell’opinione pubblica nella presa di coscienza sulle condizioni dei contadini, che più di altri subivano gli effetti della crisi economica aggravati anche da tre anni di siccità negli stati del middle west. Nel 1935 fu messa a lavoro, su tutto il territorio statunitense, un’équipe di fotografi coordinata dal sociologo Roy Stryker. Walker Evans, Dorothea Lange, Arthur Rothstein, Carl Mydans, Ben Shahn, Jack Delano, John Collier jr., John Vachon. Si calcola che questi fotografi fecero circa fotografie in otto anni Dopo il 1943 fino al 1950 il progetto continuò con maggiori risorse sotto la supervisione di una compagnia privata la Standard Oil che reclutò Stryker per realizzare un progetto di documentazione sulla vita degli operai delle industrie petrolifere. Lo stile documentaristico, ma anche particolarmente ricercato e teso a suscitare un forte impatto emozionale, fece stigmatizzare il lavoro come pura propaganda (SONTAG, 1979) Russell Lee, Gordon Parks, Esther Bubley and John Vachon. FARM SECURITY ADMINISTRATION

30 Laboratorio di Sociologia Visuale (anno di pubblicazione, il lavoro ‘sul campo’ in realtà inziò già nel 1911) – Inchiesta sulle classi sociali e analisi delle classi nella Germania di Weimar, per mezzo dell’uso della fotografia comparata con lo strumento del ritratto fotografico. Presenta sette gruppi corrispondenti dell’articolazione della società. Archetipi: L’Uomo di campagna, il Lavoratore Specializzato, la Donna, Classi e Professioni, gli Artisti, la Città, gli Ultimi. Uno sguardo dotato di una “capacità di osservazione senza pregiudizi” (Walter Benjamin) August Sander LA FOTOGRAFIA IN GERMANIA NEGLI ANNI IN GENERALE IN QUEGLI ANNI in Germania si svilupparono due tendenze e approcci diversi: - LA SCUOLA DELL’OBIETTIVITA’ Albert Renger-Patzsch Werner Mantz August Sander Alfred Eisenstaedt - LA SCUOLA SPERIMENTALE dell’AVANGUARDIA TEDESCA - IL BAUHAUS Laszlo Moholy-Nagy Lux Feininger Oscar Schlemmer “Come esiste una anatomia comparata, dalla quale si giunge ad una comprensione della natura e della storia degli organi, così questo fotografo ha fatto fotografia comparata, conquistandosiun punto di vista scientifico al di sopra della fotografia particolareggiata” (Sander, 1929) APPROFONDIMENTO

31 Laboratorio di Sociologia Visuale Considerazioni generali sugli usi sociali della fotografia - DILETTANTISMO FOTOGRAFICO – Fin dalle sue origini la fotografia fu praticata anche in maniera amatoriale. Alcuni dei reperti importanti dei primissimi anni della sua storia ed alcuni importanti fondi fotografici ottocenteschi sopravvissuti nel tempo si devono alla pratica amatoriale didilettanti colti ed evoluti, basti citare in proposito due importanti esempi italiani: il conte Primoli ed il principe Francesco Chigi. La fotografia delle origini, richiedeva comunque a causa della complessità della tecnica una serie di conoscenze approfondite e di differenti abilità manuali non diversa nel dilettante e nel professionista. E’ proprio la complessità del procedimento che seleziona i fotografi, facendo sì che i reperti ancora oggi esistenti dei primi anni della fotografia presentino una qualità mediamente assai alta. Accanto a queste situazioni vi sono due aspetti tra loro spesso strettamente correlati riguardo gli usi sociali della fotografia dei quali bisogna tenere in considerazione – George Eastman lanciò sul mercato statunitense con lo slogan “Voi schiacciate il bottone, noi facciamo il resto” il primo apparecchio Kodak. La fotografia amatoriale conosce uno sviluppo senza precedenti, un fenomeno di democratizzazione. - Uso della fotografia come STRUMENTO DI SOLLENNIZZAZIONE di momenti importanti della vita familiare e più in generale sociale, dalla culla alla bara (Pierre Bourdieu, 1972). Al fotografo itinerante o al fotografo artigiano viene via via sostituito l’amico o il parente. Alla fine dell’ottocento si prefigurano già tutti i principali usi e tutte le funzioni sociali che connoteranno la pratica fotografica successiva per tutto il ventesimo secolo, tranne forse la fotografia turistica e di viaggio, che dapprima riservata ad una ristrettissima elite di professionisti o di dilettanti evoluti, si generalizzerà solo col turismo di massa, a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Scadimento complessivo della qualità estetica e contenutistica delle immagini fotografiche.

32 Laboratorio di Sociologia Visuale Il CINEMA Fotogramma tratto dal primo film della storia “La sortie des usines” prodotto dai fratelli Lumiere nel 1895, bianco e nero 46s e 16fps Eadweard Muybridge realizza le prime sequenze fotografiche di animali 1888 Brevetto di Leprince per macchina fotografica con pellicola di celluloide Thomas Alva Edison e il suo collaboratore William Dickson studiano la perforazione delle pellicole in celluloide e il meccanismo di trascinamento, e realizzano la macchina da presa Kinetograph e l'apparecchio di proiezione Kinetoscope Georges Demenÿ brevetta il suo Chronophotographe, che verrà utilizzato da Léon Gaumont. Edison costruisce la prima sala per cinema, la Black Maria, e gira un film fotografico della durata di 20 secondi Prime proiezioni pubbliche di immagini animate: in Francia con il Cinématographe dei fratelli Lumière, a Berlino grazie ai fratelli Skladanowski. Nel frattempo, vengono depositati brevetti concorrenti da Robert William Paul (Gran Bretagna), Thomas Armat (USA), Henry Joly (Francia) e Filoteo Albertini (Italia). cinema.htm 1881 Étienne-Jules Marey mette a punto il suo "fucile fotografico", otturatore che consente la ripresa di 12 fotogrammi al secondo – Nasce ufficialmente la fotografia a colori, per opera dei fratelli Lumiere, lautocromo: una immagine positiva a colori su lastra di vetro (tecnica che sarà utilizzata dal governo francese per documentare alcune fasi della Prima Guerra Mondiale) Si produce una pellicola 16 mm a colori per la cinematografia Si ottengono i primi negativi colore e le prime stampe su carta colore (Agfa, Ansco, Kodak)

33 Laboratorio di Sociologia Visuale Gli studi sul movimento e sulle soluzioni che permettessero un’illusione del movimento sono molto precedenti all’invenzione del cinema La LANTERNA MAGICA 1600 La conoscenza di questo strumento era già nota in Persia sin dall'XI secolo. Serviva per proiettare su uno schermo piccole immagini dipinte o foto su vetro, ottenendone l'ingrandimento. I vetri da proiezione, vere miniature, possono essere fissi o animati da piccoli e complicati meccanismi. Le serie dedicate all'astrologia, personaggi buffi del circo, apparizioni fantastiche, dissolvenze dal giorno alla notte, cosi' come le aurore boreali del Polo Nord, sono i soggetti di maggior successo del '700 e dell'800.

34 Laboratorio di Sociologia Visuale Il DIORAMA Daguerre Presentazione, su una piattaforma girevole, di vedute dìpinte su tele di cotone trasparenti. Queste erano disposte prospetticamente su una profondità di metri. Ogni quadro poteva raggiungere la lunghezza di 22 metri e la larghezza di 14 ed era ìlluminato in modo da ottenere un gioco di ombre e di chíaroscuri capaci di riprodurre con fedeltà incredibile tutti gli effetti della luce in natura, cioè rappresentare, per esempio, un paesaggio o un interno immerso nel sole splendente o nella nebbia o nella penombra del crepuscolo.

35 Laboratorio di Sociologia Visuale TAUMATROPIO John Ayrdon Paris e W. H. Filton

36 Laboratorio di Sociologia Visuale FENACHISTISCOPIO 1833 Joseph Plateau a Bruxelles e Simon von Stampler a Vienna (stroboscopio)

37 Laboratorio di Sociologia Visuale ZOOTROPIO William George Horner Il precursore della macchina da proiezione cinematografica in quanto capace di procurare la visione di immagini in movimento. E’ un perfezionamento del fenachistiscopio, invece che stampate su un disco e guardate in uno specchio le immagini venivano raffigurate su una striscia di carta che poteva poi essere messa all'interno di un tamburo di cartone o di metallo e osservate direttamente attraverso le fessure intagliate sul lato del cilindro. Inoltre il movimento poteva essere osservato da più persone poiché lo strumento più stava lontano più rendeva visibile le immagini all’interno.

38 Laboratorio di Sociologia Visuale PRASSINOSCOPIO Emile Reynaud Sostituì le fessure del fenachistiscopio con un prisma di specchi da collocare al centro del tamburo. In questo modo i disegni sulla striscia posta intorno alla circonferenza interna del cilindro si riflettevano negli specchi ciascuno dei quali ruotando lasciava cogliere all'occhio un'immagine alla volta. In seguito progettò il prassinoscopio-teatro inserito in una speciale scatola fatta su misura. Le figure in movimento venivano viste attraverso un vetro incorniciato in un piccolo proscenio. Il vetro rifletteva l'immagine di una scenografia teatrale in modo tale da far apparire sovrapposte alla scenografia le immagini in movimento.

39 Laboratorio di Sociologia Visuale CINETOSCOPIO 1894 – Thomas Alva Edison Strumento che permetteva ad un singolo osservatore di guardare attraverso un orifizio delle immagini in movimento (moving picture: il termine poi passò ad indicare il cinema in generale. Esso trovava il suo collocamento ideale nella "penny arcades" nelle fiere e nelle feste paesane e l'animazione poteva essere osservata inserendo un gettone nella macchina. FONTE:

40 Laboratorio di Sociologia Visuale Fotografia e cinema davano/danno luogo a un importante “PROCESSO DI RAZIONALIZZAZIONE” della visione inteso a liberarla – così come sosteneva Cartesio a proposito della mente – di quanto in essa v’era di accidentale e poco attendibile o semplicemente culturale. Esperienza ed evidenza visive possono svolgere i loro compiti solo se inserite entro sistemi di procedura e analisi razionale. Inizia a svilupparsi dal concetto di documento iconico quello di DOCUMENTO FOTOGRAFICO Documentum: docere, insegnare, dimostrare (Istituto Enciclopedico Italiano, 1995). Ha vari significati: QUALSIASI MEZZO - che provi l’esistenza di un fatto, l’esattezza o la verità di un’asserzione (mezzo soprattutto grafico, atto è scrivere, supporto e strumenti carta, timbro, etc.) ATTESTATO - rilasciato da un’autorità pubblica che permetta l’identificazione di una persona, cosa, situazione, etc. QUALUNQUE OGGETTO MATERIALE - che possa venire usato a scopo di studio, di ricerca o di consultazione, sia nello stato originale, sia riprodotto DOCUMENTO STORICO – Scritto, opera o qualunque altra testimonianza che illustri e dia conoscenza della storia politica, letteraria, artistica, filosofica, culturale di un popolo. DOCUMENTI UMANI – Casi immaginati dai narratori naturalisti con la pretesa di mostrare situazioni sociali e psicologiche degli uomini (verismo) o documenti grafici (libri, manoscritti) o iconografici (ritratti, disegni, dipinti, fotografie) o plastici (monete, medaglie, sigilli) o fonici o auditivi (dischi fonografici, dischi magnetofoni, cassette audio, cdRom) o visivi (film, microfilm) DOCUMENTO

41 Laboratorio di Sociologia Visuale La funzione principale dei documenti è quella di permettere la conservazione della memoria collettiva e lo studio del passato. Stretta relazione con il MONUMENTO. Generalmente il monumento è indicato come eredità del passato, mentre il documento come scelta dello storico (Le Goff, 1978) Monumentum: mens (mente) memini (memoria) monere (far ricordare). Segno del passato, (Istituto Enciclopedico Italiano, 1995). Ha vari significati: SEGNO posto a ricordo di una persona o di un avvenimento (opera di scultura o architettura decorativa) che si colloca nelle aree pubbliche (monumenti commemorativi, equesti, sepolcrali). QUALUNQUE OPERA D’ARTE, specialmente di architettura o di scultura, ma anche figurativa, che per le sue caratteristiche artistiche e storiche rivesta uno speciale valore artistico, culturale e morale. QUALUNQUE VESTIGIO DI CIVILTA’ SCOMPARSE MONUMENTO NATURALE IN SIMILITUDINE – per esprimere impressioni di grandezza MONUMENTO - L’intervento dello studioso che sceglie il documento preferendolo ad altri, dipende in primo luogo dalla sua posizione sociale e dalle sue caratteristiche logiche. - Il documento è il risultato di un ‘montaggio’, conscio o inconscio della storia, dell’epoca e della società che l’ha prodotto, come delle epoche successive in cui ha continuato a vivere. Questa presenza durevole nella storia richiede in primo luogo di essere ANALIZZATO dimistificandone il significato apparente. Il DOCUMENTO è MONUMENTO nel senso che è lo sforzo compiuto dalle società storiche di rappresentare sé stesse nel futuro.

42 Laboratorio di Sociologia Visuale IL DOCUMENTO E LE FONTI Fonti storiche: qualsiasi informazione (diretta o indiretta), sul passato sociale, dovunque essa si trovi, insieme a tutto ciò che serve a trasmettere questa informazione (canale informativo). Nel caso della memoria il canale d’informazione è l’uomo (Bernheim, 1907; Labula, 1856; Giedymin, 1928). FONTI EFFETTIVE – Le informazioni sul passato più i loro canali di informazione FONTI POTENZIALI – Tutte quelle a cui è teoricamente possibile accedere FONTI (Pescatore, 1971 riadattata) VERBALI NON VERBALI/FIGURATE ORALI: tradizioni, cronache, biografie, memorie SCRITTE: narrative, documentarie, biografie, cronache documenti pubblici e privati MONUMENTI e ANTICHITA’: gioelli, suppellettili, etc. IMMAGINI: dipinti, sculture, fotografie, incisioni, disegni, qualsiasi espressione figurativa

43 Laboratorio di Sociologia Visuale Eikon – immagine “Qualsiasi rappresentazione visibile, spesso idealizzata, ottenuta mediante il disegno, la pittura, la scultura o la fotografia, dell’aspetto esteriore di un oggetto o una persona (Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1970) IMMAGINE – connessione con il concetto di SOMIGLIANZA/IMITAZIONE – Più precisamente di RAPPRESENTAZIONE RIFLESSA (Husserl, 1968) – Tendenza dell’immagine a sostituire la cosa stessa riprodotta, la RAPPRESENTAZIONE prende il posto del fatto (Sartre, 1948) Un criterio di distinzione può derivare dai diversi procedimenti/tecniche utilizzate per riprodurre tali immagini (come espressioni figurative) INCISIONE (anche sinonimo di STAMPA) – Possibilità di avere molteplici copie – Lavoro su MATRICE quindi a rovescio – Poca visione/controllo del lavoro rispetto al pittore-scultore. Incisione a RILIEVO (xilografia), in PIANO (litografia), in CAVO (acquaforte) DIPINTO – Su superficie normalmente piana- ripoduce soggetti tratti dalla realtà visibile che non. Vari tipologie dipinto a olio, acquarello, etc.) DISEGNO – In base alle tecniche utilizzate possiamo avere disegno a pennello, disegno architettonico, disegno industriale, ecc. SCULTURA – Intaglio e modellazione di qualunque materiale- Sviluppo in tre dimensioni, inseparabilità dell’immagine dal contesto dello spazio naturale (qualità della materia, volume, movimento delle ombre). FOTOGRAFIA – Espressione figurativa fissata e resa visibile su un supporto materiale sensibile ai raggi luminosi. DOCUMENTO ICONICO Over London by Rail - Gutav Dore c 1870 TESTIMONIANZE OCULARI dei fatti osservati PRINCIPIO DEL TESTIMONE OCULARE (Gombrich, 1985) – Criterio scoperto e applicato per la prima volta dai Greci e consiste nella regola di attenersi alla rappresentazione di quello e solo quello che potrebbe vedere un testimone oculare da un particolare punto di osservazione in un momento particolare. L’esperienza del testimone oculare trasmette sia la rappresentazione di quanto accaduto, sia quella che sarebbe potuto accadere a noi se ci fossimo trovati in quella situazione. Riferimento all’ESPERIMENTO MENTALE di Weber per quanto riguarda la ricerca delle cause storiche

44 Laboratorio di Sociologia Visuale Diverso dal termine FOTOGRAFIA DOCUMENTARIA che si riferisce alla capacità narrativa di raccontare i fatti della realtà da parte del fotografo. Il testo Il documentario delle edizioni Time-Life (1978), specifica che la fotografia documentaria deve comunicare un messaggio che sia differente dalla fotografia di paesaggio, del ritratto o dalla scena di strada. Può registrare un avvenimento, ma l’avvenimento deve avere un significato generale che vada al di là di una fotografia d’attualità. La fotografia documentaria può quindi essere definita come la rappresentazione del mondo reale da parte di un fotografo con l’intento di comunicare un messaggio importante (interpretazione soggettiva nel rispetto delle cose). Dalla definizione di DOCUMENTO si può ritenere che QUALSIASI foto sia un documento poiché può contenere informazioni utili su un particolare che ci interessa. Il documento fotografico è un DOCUMENTO ICONICO, il cui supporto informativo è costituito da immagini fotografiche. DOCUMENTO FOTOGRAFICO DOCUMENTO ICONICODOCUMENTO FOTOGRAFICO differenze - DIVERSO PROCEDIMENTO - DIVERSO RAPPORTO CON LA REALTA’ – Le altre espressioni figurative possono essere rispetto alla fotografia, la traduzione di un qualcosa che è esistito nella mente dell’artista, ma che non necessariamente era presente nel mondo reale (la mela è fatta tonda dall’artista, mentre in fotografia è la luce ricevuta che le dà forma – Berger & Mohr, 1995). Non si vuole intendere che sia una fedele riproduzione della realtà, poiché la realtà si presta a essere manipolata in vario modo prima di essere fotografata, ma che la fotografia dice il vero anche quando riproduce una bugia (Berger & Mohr, 1995). Non è la macchina a falsificare la realtà ma chi sta dietro l’obiettivo (Peters, 1973) - RAPPORTO INDICALE – In assenza dell’oggetto ci dice che lì dove c’è il segno c’era un oggetto (Eco, 1973). - RAPPORTO CON IL TEMPO – Il quadro può essere indipendente dal tempo di vita di ciò che è dipinto – ha un proprio, singolare rapporto col tempo e nella realizzazione del quadro il tempo non è uniforme (l’artista può decidere di dedicare tempi diversi di lavorazione a parti diverse del dipinto). La fotografia invece ha un rapporto istantaneo con il tempo. Il tempo fermato in un’immagine è un istante isolato di ciò che sta davanti all’obiettivo. L’istantaneità/rapporto col tempo del mezzo fotografico è strettamente collegata/o al MOVIMENTO e alla sua rappresentazione

45 Laboratorio di Sociologia Visuale La capacità di FISSARE il dato, di catturare il movimento, è TESTIMONIANZA dell’UNICO e dell’IRRIPETIBILE (Ferrarotti, 1992)

46 Laboratorio di Sociologia Visuale Capacità di ISOLARE e CONGELARE un settore della realtà, offrendolo immobile a successive analisi dettagliate (Secondulfo, 1996)

47 Laboratorio di Sociologia Visuale La possibilità di ottenere rappresentazioni diverse a causa del movimento e dei tempi di esposizione che vengono utilizzati in determinati contesti (in questo caso immagine scattata in interno senza l’ausilio del flash e con tempi di posa abbastanza lunghi – 2/4 sec.) permette all’immagine statica di darci delle informazioni che vanno oltre la funzione puramente descrittiva. In questo esempio viene denotato un contesto in continuo movimento – un bar nel centro di Milano – in cui la figura al centro, nella sua immobilità, suggerisce considerazioni riguardo al suo stato d’animo che la porta ad assumere un distacco totale dalla situazione in cui si trova.

48 Laboratorio di Sociologia Visuale L’immagine fotografica è al contempo una costruzione soggettiva (espressività dell’autore) e una traccia oggettiva (Pierce, 1930)

49 Laboratorio di Sociologia Visuale Anche in questo caso appare evidente la capacità dello strumento fotografico di documentare e “tracciare” alcune caratteristiche del soggetto/oggetto lungo un continuum temporale. Questo esperimento, ottenuto con un esposizione fotografica di una notte intera, rappresenta visivamente le modalità che hanno caratterizzato il momento del riposo: più la figura è mossa, più l’immagine è un’indicatore di un riposo agitato, viceversa più la figura appare nitida e ben definita, più l’immagine ci indica un sonno tranquillo e rilassato del soggetto.

50 Laboratorio di Sociologia Visuale MOLTIPLICATORE della potenza visiva umana – Come presenza vicaria lò dove l’uomo non può intervenire, sia perché fissa informazioni relative a fenomeni tanto brevi o anche invisibili per essere rilevati dall’occhio umano. MEZZO RIPRODUTTORE-TRASFIGURATORE e MOLTEPLICATORE Una tecnica di comunicazione sociale, risultato di una selezione di spazi (tramite l’obiettivo – e l’inquadratura), e di una selezione di tempi (meccanismo scatto-otturatore), che insieme concorrono in un processo chimico (impressione sulla pellicola) (Gubern, 1974) RaggiXRaggi Ultravioletti FOTOGRAFIA

51 Laboratorio di Sociologia Visuale Lo status delle ricerche socio-visuali risulta oggi essere ancora MARGINALIZZATO (Emmison e Smith, 2000) – Ruolo decorativo e accessorio delle immagini. Difficoltà di LEGITTIMAZIONE delle immagini nelle discipline basate sulle parole (Mead, 1980) Elisabeth Chaplin (1994) – “nelle scienze sociali le immagini hanno bisogno di parole, mentre le parole non necessariamente hanno bisogno di immagini” Importanza della didascalia, del titolo e di tutte le informazioni necessarie a legittimare e spiegare l’immagine a fini di ricerca e scientifici. L’immagine perde la sua autonomia. Problema dello status limitato delle ricerche socio/etno visuali. Discussione limitata sulle ricerche basate sulle immagini nei testi di metodologia Duverger (1965) – Accenno ai documenti iconici come fonte di conoscenza per il ricercatore delle scienze sociali Becker (1975) Fyfe e Law (1988) – sono tra i primi a riflettere sul problema di “marginalizzazione” del visuale – Questi ultimi indivisuando come cause quelle di ordine economico (elevati costi di produzione, stampa e diritti), ma in modo non convincente Prosser (1998) – Individua nel termine FRAGMENTATION il problema delle ricerche basate sulle immagini, indicando in questo modo il fatto che i ricercatori visuali sono divisi in tanti livelli e campi di studio e devono continuamente confrontarsi mancando una voce, una disciplina autonoma, anche all’interno delle loro discipline. 1) Crescente numero di ricercatori che utilizzano le immagini che lavorano in su argomenti molto particolari e non sono collegati con le discipline visualmente orientate 2) All’interno delle diverse sottodiscipline della sociologia e della antropologia visuale, i sociologi visuali consistono in un ampio ed eclettico gruppo con deboli basi metodologiche Necessità di una METODOLOGIA basata sulle immagini al fine di migliorare lo status e l’accettazione delle ricerche visuali all’interno della comunità scietifica (considerare le immagini dentro il processo di ricerca e non in modo autonomo) Migliorare la BASE CRITICA sulla quale perfezionare e migliorare i metodi visuali (Posser 1998) LA RICERCA SOCIALE

52 Laboratorio di Sociologia Visuale MARGINALITA’ del VISUALE in SOCIOLOGIA Secondo Faccioli si possono individuare anche le seguenti altre ragioni: Legittimazione delle tecniche matematico-statistiche è ormai fuori discussione nella ricerca scientifica, laddove manca invece per le immagini. La fotografia non viene considerata una prova dalle scienze sociali (ma in altre scienze lo è ), stante il suo carattere soggettivo e manipolabile. Cancellazione del corpo dall'analisi sociologica classica, avvenuta come conseguenza di un processo nel corso del quale la teoria sociale fu costruita in opposizione al riduzionismo della psicologia e della biologia (Tumer, 1984) Con l’eccezione di Elias e Goffman, che hanno prestato una considerevole attenzione al corpo ed alle sue espressioni, è soltanto negli ultimi vent'anni, con gli scritti di Foucault, che esso è stato legittimamente reintegrato nella teoria Sociologica. Con la cancellazione del corpo dalla sociologia, è stato cancellato anche l'occhio e la maggior parte dei sociologi si sono mostrati ciechi verso il visuale e verso il carattere sociale della percezione e della riproduzione (Fyte e Law 1988).

53 Laboratorio di Sociologia Visuale ETNO-ANTROPOLOGIA Ha fatto un largo uso sia delle tecniche fotografiche che successivamente di quelle audiovisive, a volte però prestando poca attenzione alle tipologie dei documenti visivi raccolti, alle modalità di realizzazione (chi ha realizzato cosa, come e perché) e assumendosi in questo modo alcune responsabilità sull’aver causato un parziale discredito sull’uso del materiale visuale nei campi di ricerca delle scienze sociali (CAPOVILLA, 2003) La fotografia e in generale le strumentazioni audiovisive, diventano più degli strumento per registrare la SUPERFICIE delle cose invece che favorire un’indagine in profondità. E’ questa la reale motivazione che ha ispirato gli antropologi (HARPER, 1998; EDWARDS, 1992) Marcel Mauss – creatore dell’antropologia sociale in Francia - nel suggeriva ai ricercatori di munirsi di macchina fotografica, cinepresa e registratore. Per W. D. Hambly, Melville Herskovits, Patrick O’Reilly e Marcel Griaule, il film era una semplice illustrazione, non una parte integrante della ricerca da usare per la comprensione del fenomeno studiato o da ricordare nelle pubblicazioni”. Marcel Griaule, allievo di Mauss, utilizza il film come strumento di ricerca nella sua spedizione nelle tribù dei Dogon, realizzando “Masques Dogon e Au pais des Dogons”. (Gentili ) CRITICA L’antropologia (visuale) è nata in stretto collegamento con la biologia. La fotografia forniva indicazioni utili per l’attività di CLASSIFICAZIONE, supportando le teorie evoluzionistiche dell’epoca. Cranio fossile di australopiteco

54 Laboratorio di Sociologia Visuale Margaret Mead e Gregory Bateson tra il 1936 e il 1939 realizzarono un’importante ricerca a Bali servendosi delle strumentazioni audiovisive (sia video che fotografiche) per documentare gli stili di vita e il comportamento balinese, il lavoro fu pubblicato nel 1942 col titolo Balinese Character: a Photographic Analyse. Il lavoro di raccolta fotografico e video era legittimato dalla necessità di dover descrivere e classificare gli atteggiamenti e gli stili di vita del popolo balinese – spesso comportamenti non verbali- per i quali non esistevano né vocabolari, né metodi osservativi concettualizzati. – L’OSSERVAZIONE PRECEDEVA la CODIFICAZIONE e la CLASSIFICAZIONE (Gentili, ) mt. di pellicola in 16 mm. girati fotografie

55 Laboratorio di Sociologia Visuale L’autore è colui che porta avanti un discorso scientifico e che quindi deve escludere riferimenti personali e riflessioni emotive. L’osservazione deve essere il più possibile obiettiva e fornire interpretazioni basate sulla teoria antropologica, riportando il punto di vista del soggetto in citazioni separate dal resto del testo (Van Maanen, 1988). Tentativo dell’antropologia di guadagnare LEGITTIMAZIONE SCIENTIFICA Si tratta di un lavoro con le immagini, ma in cui il ruolo della fotografia è quello di illustrare qualcosa che l’autore ha deciso precedentemente essere significativo. Collier (1967) – l’immagine è per l’antropologo una FORMA ALTAMENTE SELETTIVA che le COSE STANNO COSI’, un esempio selettivo di realtà. L'antropologo punta la macchina fotografica quando vede qualcosa che conferma le sue scoperte, così che il lavoro fotografico è incidentale rispetto all'attività di ricerca e viene svolto alla fine del periodo di lavoro sul campo. ANTROPOLOGIA VISUALE Oggi l’antropologo visuale si rapporta all’immagine come oggetti attraverso cui realizzare una critica dello sguardo e delle attività di rappresentazione. Costituiscono i materiali attraverso cui imparare a conoscere il mondo e, attraverso l’identificazione dell’Altro, una coscienza di sé. Imparare a dotare di un senso sociale e culturale quanto la vista discerne. “E’ vero, sosteneva Maurice Merlau-Ponty, che il mondo è ciò che noi vediamo, ed è altresì vero che dobbiamo imparare a vederlo” ( Faeta, 1995) Non ci sono state altre ricerche di antropologia o, etnografia visuale che uguaglino Balinese Character, mentre vi sono parecchie monografie che hanno applicato alcuni dei metodi di Bateson e Mead e gli stili di presentazione che si collocano al limite più sperimentale di quello che Van Maanen [1988] ha chiamato il "racconto realista" dell' etnografia. RACCONTO REALISTA

56 Laboratorio di Sociologia Visuale Differenza tra l’ATTO DEL GUARDARE (osservazione) e L’ATTO DEL VEDERE (conoscenza) VISIONE come OGETTIVAZIONE del mondo. Ne rende possibile la conoscenza. Il pensiero esige quella apertura iniziale che è rappresentato da un campo visivo. COSTRUZIONE SOGGETTIVA E TRACCIA OGGETTIVA – rapporto di indicalità dell’immagine VALORE EMPATICO della comunicazione iconica – Riconoscere l’Altro IMMAGINI RICHIAMATE e IMMAGINI PERCEPITE Faccioli, 2003 FENOMENOLOGIA E PSICOLOGIA SOCIALE Riflettere sulla funzione-ruolo che può avere l’immagine dentro un contesto di ricerca ci porta inevitabilmente a trattare alcune questioni di:

57 Laboratorio di Sociologia Visuale ATTO DEL VEDERE e ATTO DEL GUARDARE Per vedere è necessario che la mente sia esercitata a capire i segnali che riceve. La visione è un prodotto della mente, degli occhi e del sistema nervoso, che funzionano come un tutto unico e può analiticamente essere scomposta in un processo a tre fasi: la sensazione, la selezione e la percezione (Huxley, 1989) Nel nostro cervello, nella nostra memoria, immagazziniamo dei concetti, o categorie visive, alle quali adattiamo ciò che percepiamo visivamente, così che quando guardiamo un oggetto siamo in grado di vederlo soltanto se corrisponde a qualcuna delle categorie visive memorizzate. Percepire visivamente è pensare visivamente (Arnheim, 1974). La differenza fra ciò che percepiamo con gli occhi (l'immagine retinica) e l'immagine, o la categoria di immagini, con cui la confrontiamo (l'immagine mentale) è uguale alla differenza che c'è fra un oggetto ed il simbolo che lo rappresenta, cioè, ad esempio, fra un negozio che vende tabacchi e la "T" che ne costituisce l'insegna (Casula, 1981) L’atto del vedere è un ATTO di SELEZIONE e di messa in relazione allo stesso tempo. Siamo in grado di guardare continuamente una molteplicità di immagini, che però vediamo solo quando «le informazioni vengono riconosciute e immesse in reti di significato culturale» (Faeta, 1995). Vedere è anche INTERPRETARE, dal momento che il magazzino delle immagini, nel cervello, non ha una capienza infinita e la memoria non funziona come una fotocopiatrice. Richiamare alla mente un oggetto (MEMORIA), come anche una situazione, implica una sua interpretazione, nella quale avrà giocato un ruolo fondamentale la ricostruzione del passato che la nostra mente compie nel presente (Damasio, 1995) In stretta relazione con la memoria è l’IMMAGINAZIONE, che è il potere di combinare i ricordi in modi nuovi, così da farne costruzioni mentali diverse da ogni concreta esperienza passata» (Huxley, 1989) MEMORIA e IMMAGINAZIONE sono alla base della capacità della mente di vedere (percepire, selezionare, interpretare) gli input sensoriali che provengono dalla realtà esterna. La percezione visiva è un impegno attivo della mente che con un processo di astrazione, trasforma il percepito in concetto e categoria di pensiero. L 'astrazione è il legame indispensabile tra il percepire e il pensare. “La visione senza astrazione è cieca, l'astrazione senza visione è vuota” (Arnheim, 1974).

58 Laboratorio di Sociologia Visuale VISIONE = OGGETTIVAZIONE del MONDO Per vedere è necessario che la mente sia esercitata a capire i segnali che riceve. La visione è il primo atto di un processo conoscitivo che condurrà al ragionamento, alla decisione, alla risoluzione dei problemi. Il pensiero comprende anche parole e simboli convenzionali e arbitrari, ma sia le prime che i secondi si basano su rappresentazioni organizzate e possono trasformarsi in immagini: le parole che usiamo nel nostro pensiero, prima ancora di formulare una frase, esistono nella nostra coscienza sotto forma di immagini. La nostra mente percepisce il mondo che ci circonda attraverso immagini visive e acustiche e da sempre l'uomo usa le immagini per dar forma ai concetti della realtà [Collier e Collier 1986]. Mondo contemporaneo IMMERSIONE in un contesto visivo Non è tuttavia soltanto l'esperienza cognitiva del mondo che avviene per mezzo delle immagini. Nell’attività del pensiero quando affiorano ricordi di esperienze passate si chiamano immagini richiamate, per distinguerle da quelle percettive, che ci provengono direttamente dal mondo esterno. IMMAGINI RICHIAMATE

59 Laboratorio di Sociologia Visuale COSTRUZIONE SOGGETTIVA E TRACCIA OGGETTIVA L 'immagine fotografica mantiene con l'oggetto che rappresenta un rapporto stretto, anche se rappresenta il prodotto di una relazione fra la realtà e l'interpretazione di quella realtà da parte del soggetto che fotografa. In questo senso si può dire che una fotografia è l'espressione soggettiva di un reale che comunque è esistito davanti all'obiettivo. Chi scatta la foto (o filma una scena ) decide che cosa riprendere, quando, con che luce, con quale lente e inquadratura (o come effettuare il montaggio delle riprese). Da questo punto di vista l'immagine che ottiene è una costruzione soggettiva. Pur tuttavia, la relazione materiale fra l'immagine e ciò che rappresenta non può essere costruita soggettivamente: il fotografo non può intervenire tra la luce che emana dall'oggetto fotografato e l'impronta (la traccia) che lascia sulla pellicola (Berger e Mohr 1995). RAPPORTO DI INDICALITA’ tra l’immagine e l’oggetto E’ alla base delle funzioni che l’immagine svolge FUNZIONI: 1) immagine sostitutiva - "surrogato" della realtà, produce le stesse emozioni che si proverebbero davanti alla cosa riprodotta. Lo scopo che si raggiunge per mezzo dell'immagine è emotivo, perche «l'immagine "dentro" di noi si sovrappone per così dire all'immagine al di fuori di noi. 2) immagine documentaria, - “al servizio della realtà”. Mostra il fenomeno a un pubblico più vasto. Lo scopo è conoscitiva, anche se la funzione sostitutiva rimane. Rientra nella funzione conoscitiva dell'immagine la comunicazione su ciò che è rappresentato. Se prendiamo, ad esempio, la foto di un gruppo di persone, otterremo informazioni sulla loro classe di appartenenza attraverso i vestiti, l'arredamento, il luogo dell'azione; i movimenti reciproci ci diranno qualcosa sulle relazioni e sulle gerarchie, e ciò indipendentemente dalle parole che si stanno dicendo. 3) immagine artistica - non sostituisce niente, ma viene guardata per sé. La funzione, in questo caso, è estetica.

60 Laboratorio di Sociologia Visuale BIBLIOGRAFIA Arnheim A., Il pensiero visivo, Einaudi, Torino, 1974 Documentary Photography, Il documentario, (a cura delle redazioni delle edizioni Time-Life), Mondadori, Milano, 1978 Berger J. & Mohr J., Anther way of telling, Vintage Book-Random House, New York, 1995 Bernheim E. La storiografia e la filosofia della storia: manuale del metodo storico e filosofia della storia.Sandron, Palermo, 1907 Becker H., Photography and sociology, in Studies in the Anthropology of Visual Communication, Bourdieu P., La fotografia. Usi e funzioni sociali di un’arte media, Guaraldi Editore, Rimini, 1972 Capovilla M., Problems and prospects in view of a visual analysis of cities. Introduction to the visual aspects of Eurex, in EUREX: Introduction to Visual Seminary, Casula T., Tra vedere e non vedere, Einaudi, Torino, 1981 Chaplin E., Sociology and Visual Representation, Routledge, London, 1994 Ciampi M. Direzioni di ricerca della sociologia visuale in Italia nell’ultimo decennio: un’analisi critica, tesi di dottorato in Metodologia delle scienze sociali, Università di Roma La Sapienza, 2004 Cipollla C. e Faccioli P., Introduzione alla sociologia visuale, Franco Angeli, Milano, 1993 Collier J. E Collier M., Visual Anthropology. Photography as a Research Method, University of New Mexico Press, Albuquerque, 1986 Damasio A. R., L’errore di Cartesio, Adelphi, Milano, 1995 Duverger M., I metodi delle scienze sociali, ETAS KOMPASS, Milano, 1967 (ed. orig. 1965) Eco U., Il segno, Isedi, Milano, 1973 Edwards E., Photography and Anthropology , New Haven, Yale University Press, 1992 Emmison M., Smith P., Researching the Visual Image, Object, Context and Interaction in Social and Cultural Inquiry, Sage, London, 2000 Faccioli P., Losacco P., Manuale di sociologia visuale, Franco Angeli, Milano, 1997 Faeta F., Strategie dell’occhio, Franco Angeli, 1995, Milano Ferrarotti F., Mass media e società di massa, Laterza, Bari, 1992 Fyfe G., Law J., Picturing Power: Visual Depiction and Social Relations, in Sociological Review Monograph, n. 35, Routledge, London, 1988 Gombrich E. H., L’immagine e l’occhio. Altri studi sulla psicologia della rappresentazione pittorica, Einaudi, Torino, 1985 Giedymin J., Dai problemi logici dell’analisi storica, Hoscialkowski S., Historyka, Warzawa, 1928 Gubern R., Immagine e messaggio nella cultura di massa, Liguori, Napoli, 1992 Husserl E., Ricerche Logiche, Il Saggiatore, Milano, 1968 Huxley A., L’arte di vedere, Adelphi, Milano, 1989 Istituto Enciclopedico Italiano, La Piccola Treccani. Dizionario Enciclopedico, Marchesi Grafiche Editoriali, Roma, 1995

61 Laboratorio di Sociologia Visuale BIBLIOGRAFIA Istituto dell’Enciclopedia italiano, Dizionario Enciclopedico Italiano, Treccani, Roma, 1970 Labula G., Un nuovo tentativo sistematico di interpretazioni delle fonti storiche, in Studia Zrodloznawcze,n. 1, 1956 Le Goff J., Documento/monumento, in Enciclopedia, Einaudi, Torino, 1978 Mead, M., L’antropologia visiva in una disciplina di parole, in La ricerca folklorica, n. 2, 1980 Mitchell W. S., The Reconfigured Eye: Visual Truth in the Post-photographic Era, Cambridge (Mass.), Mit. Press, 1992 Pierce C. S., Collected Papers, Harward University Press, Cambrige (Mass), Peters J. M., Leggere l’immagine, Ellenici, Asti, 1973 Pescatore L., Metodologia delle fonti, Arti grafiche Adriana, Napoli, 1971 Posser J., Image-based Research. A Sourcebook for Qualitative Researchers, Falmer Press, London, 1998 Posser J., La costruzione di una metodologia qualitativa basata sulle immagini, in Faccioli P., Harper D., Mondi da vedere. Verso una sociologia più visuale, Franco Angeli, Milano, 1999 Secondulfo D., Un’immagine vale più di mille parole? Alcune notazioni in margine all’uso sociologico della fotografia, in Il sociologo e le sirene. La sfida dei metodi qualitativi, (a cura di) Cipolla C., De Lillo A., Franco Angeli, Milano, 1996 Sartre J. P., L’immaginazione, Idee per una teoria delle mozioni, Bompiani, Milano, 1948 Sander A., Antlitz der Zeit. 60 Aufnahmen deutscher Menschen des 20. Introduzione di Alfred Döblin, Monaco 1929; trad.it. I volti della società, Gabriele Mazzotta editore, Milano 1979 Turner B. S., The Body and Society, Basil Blackwell, Oxford, 1984 Van Maanen J., Tales of Field, University of Chicago Press, Chicago, 1988

62 Laboratorio di Sociologia Visuale Ritenuta l'accademia nazionale inglese delle scienze. Fondata il 28 novembre 1660 è una delle università più antiche attualmente esistenti. Si costituì come università per la promozione della cultura fisico-matematica e dell' approccio sperimentale. Molti famosi scienziati erano o membri fondatori o coinvolti durante la sua storia. Il gruppo iniziale includeva Robert Boyle, John Evelyn, Robert Hooke, William Petty, John Wallis, Thomas Browne, John Wilkins, Thomas Willis and Sir Christopher Wren. Isaac Newton dimostrò qui la sua teoria sull'ottica, e in seguito diventò presidente della Royal Society. Royal Society

63 Laboratorio di Sociologia Visuale CATALOGAZIONE FOTOGRAFICA dei criminali di Cesare Lombroso Diede un forte impulso alla FOTOGRAFIA SEGNALETICO-GIUDIZIARIA Alla FOTOGRAFIA MEDIANICA (fotografia spiritica) In uno scritto del 1897 affermava: “Chi nega questi fatti [i fenomeni medianici] addirittura, o si rifiuta di esaminarli prima di negarli, opera come chi, rifiutandosi di adoperare il microscopio, pretendesse poter negare l'esistenza dei microbi perché non li vede ad occhio nudo” (Lombroso in Baudi di Vesme 1897b, p. 265) APPROFONDIMENTO

64 Laboratorio di Sociologia Visuale La prima fotografia spiritica nel 1861 La vedova Lincoln con il fantasma del marito I fotografi spiritici dell’epoca si attrezzarono creando fotografie con doppie esposizione, bagliori luminosi ed evidentemente manipolate. Il dott.rico Morselli nel 1897 propone una prima classificazione volta a organizzare i materiali fotografici come probatori di fenomeni paranormali (vedi approfondimento), mentre l’antropologo Cesare Lombroso dapprima scettico sui fenomeni andò via, via appoggiandoli. APPROFONDIMENTO MORSELLIAPPROFONDIMENTO LOMBROSO FONTE:

65 Laboratorio di Sociologia Visuale FOTOGRAFIA DI GUERRA Si sviluppò subito dopo l’invenzione della fotografia Roger Fenton (1855 Guerra di Crimea) Mattew B. Brady (1861 Guerra di Secessione) Motivazioni che legittimavano il lavoro fotografico: PROPAGANDA (sia nei confronti del nemico, sia per controllare l’opinione pubblica interna) FOTOGRAFIA COMMERCIALE – Le immagini venivano vendute al grande pubblio come cartoline (lampante il caso di Brady, immagini che ancora oggi sono in vendita presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti) COMMESSE EDITORIALI – Il "New York Times" nel 1896 otteneva le vendite maggiori proprio in occasione di guerre e grandi sciagure. Durante la prima guerra mondiale la fascetta "war extra" assicurava un'impennata nelle vendite. A un primo periodo di relativa libertà a operare e divulgare le immagini scattate al fronte ne segue uno che diventa via via più restrittivo. Il controllo delle fonti e delle pubblicazioni fotografiche diviene molto più severo: sono pochi i fotografi autorizzati a lavorare e nuovamente la guerra viene realmente conosciuta solo dai soldati al fronte e dalle popolazioni civili coinvolte direttamente. Il lettore-spettatore vedeva le scene di trincea e di guerra, ma solo attraverso diversi filtri di controllo e censura. Robert Capa documenta la guerra civile spagnola coinvolgendo il più possibile l’opinione pubblica alla condanna dei nazionalisti. Con la II Guerra Mondiale tutti gli apparati di informazione sono sotto il diretto controllo statale: a ogni foto pubblicata seguiva uno stretto controllo inversamente proporzionale all'avanzare della guerra: molto forte agli inizi della guerra negli USA rispetto alla Germania e con lo svolgersi del conflitto si irrigidì nel Reich e si fece più blando oltreoceano. LA storia più recente dei conflitti ha dato modo di osservare fenomeni nuovi come la spettacolarizzazione del conflitto e anche un nuovo modo di controllare la memoria collettiva, censurando e decidendo quali immagini rendere di dominio pubblico, esasperandone la visione o, diversamente, non mostrandole.


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