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Facoltà di Scienze della Comunicazione Corso di Internet Studies Francesca Comunello e Alessandro Panconesi Anno accademico 2009/2010.

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1 Facoltà di Scienze della Comunicazione Corso di Internet Studies Francesca Comunello e Alessandro Panconesi Anno accademico 2009/2010

2 2. Reti nella rete

3 Cosa vuol dire “rete” Il termine “rete” è oggi estremamente pervasivo. Discipline diverse lo utilizzano per spiegare una varietà di fenomeni, o per proporre modelli organizzativi innovativi. Alcuni esempi: –reti neurali –relazioni sociali, –catene alimentari negli ecosistemi –diffusione dei virus –organizzazione aziendale –Tecnologie –… Anche il linguaggio comune ne fa un uso crescente, adottandone accezioni generiche ed enfatizzando in particolare la dimensione tecnologica “di rete”.

4 L’equivalenza lessicale può nasconde opzioni teoriche molto differenziate. L’utilizzo dello stesso termine per designare fenomeni difformi può essere fonte di confusione, soprattutto quando dall’equivalenza terminologica si deducano implicitamente presunte equivalenze concettuali. Ripercorrere l’evoluzione che ha condotto dalla rete da caccia alle accezioni attuali; Alcune articolazioni concettuali: rete come oggetto, rete come modello, concezione ontologica, concezione metodologica

5 Etimologia della rete Nelle principali lingue europee si può rilevare un percorso evolutivo comune: il passaggio –da un ambito di applicazione legato a oggetti concreti del mondo fisico (rete da caccia e da pesca) –ad un uso figurato, ma ancora connesso all’oggetto di partenza, –sino all’utilizzo esteso che oggi conosciamo. “Rete” deriva dal latino rete, retis – che rimanda alle reti da caccia e da pesca, anche nell’uso figurato (la rete può essere quella dell’amore, in cui si è caduti) L’italiano registra il termine dai primi del Trecento, con le stesse accezioni del latino (anche per l’uso figurato)

6 Evoluzione in italiano L’utilizzo in italiano rimane sostanzialmente stabile, salvo estensioni in ambito stradale e ferroviario, sino a metà del Novecento. Nell’Enciclopedia Italiana, ad esempio, la prima novità è introdotta nella Quinta Appendice ( ), che descrive le “reti di comunicazione” e le “reti neurali”. Altre accezioni, attestate dal Novissimo Dizionario della lingua italiana Palazzi del 1960 (rete telefonica, telecomunicazioni), nell’Enciclopedia non erano riportate alla voce “rete”, ma, ad esempio, alla voce “telecomunicazioni”. Solo dagli anni Novanta del secolo scorso, poi, dizionari ed enciclopedie registrano una varietà di utilizzi metaforici, che hanno meno a che vedere con la componente materiale delle reti e più con l’organizzazione delle stesse. Sino ad allora, l’utilizzo dell’equivalente italiano di network, soprattutto in ambito tecnico e scientifico, era affidato al termine reticolo.

7 Coerente con questa ricostruzione è anche la crescita del numero di libri che contengono nel titolo la parola rete. OPAC nazionale: 3147 titoli pubblicati a partire dal 1901 Nella prima metà del secolo, solo 259 contengono il termine rete, picco di 1025 nel decennio e di 973 nel periodo La distribuzione dei titoli che contengono il termine reticolo, invece, è sostanzialmente omogenea nel corso dell’intero secolo, con un picco nel ventennio , periodo in cui si stavano affermando innovazioni scientifiche e tecnologiche correlate al concetto di network, ma in cui l’estensione dei significati associati al termine rete non si era ancora completamente affermata.

8 In inglese In inglese, i termini net e network hanno una più chiara differenziazione funzionale. Net (dal teutonico nett, da cui deriva anche il tedesco Netz) è rete da caccia o da pesca, mentre network (net + work), attestato a partire dal ‘500, è “work in which threads, wires, or similar materials, are arranged in the fashion of a net”. Network è dunque qualcosa che assomiglia, che ha la forma o la struttura di una rete. Il verbo to weave viene applicato ai tessuti e, in senso traslato, anche alla ragnatela, che in inglese è generalmente resa con web (ma anche con net); in tedesco è prevalentemente indicata con Netz, mentre il sostantivo che deriva da weben, Gewebe, ha mantenuto un legame con l’accezione originaria di tessuto. L’accezione figurata di web rimanda a “something likened to a woven fabric, something of complicated structure” (Oxford English Dictionary, vol XX: 64). È dall’accezione figurata che si sviluppa l’utilizzo del termine web per designare la “ragnatela grande quanto il mondo”, il world wide web.

9 Proposta di una griglia di lettura Rielaborando gli spunti metodologici che provengono dalla rilettura di Eco (La struttura assente), così come alcune delle principali questioni che paiono emergere nel dibattito sulle reti, potremmo ipotizzare la seguente articolazione: –rete come oggetto –rete come modello –rete come metafora –rete come metafora operativizzata –concezione ontologica –concezione metodologica

10 Il passaggio da oggetto a modello L’idea di rete come oggetto, oltre che alle reti da pesca, si applica alle reti stradali, elettriche e ferroviarie, ma anche alle stesse reti di telecomunicazione, tra cui Internet, quando se ne enfatizza la dimensione infrastrutturale. Lettura in termini di modello; Rivoluzione Francese: virtù salvifiche alle reti stradali e ferroviarie (reti di comunicazione e dunque strumenti di fratellanza tra i popoli). Dato un oggetto del mondo fisico (le reti stradali), astraggo alcune e solo alcune caratteristiche: l’organizzazione (un insieme di canali interconnessi e tra loro incrociati), lo scopo (collegare luoghi lontani); coincidendo tali caratteristiche (ma non aspetti altrettanto importanti, ad esempio la materia di cui sono fatti i canali: terra battuta in un caso, fili elettrici, o l’etere, nell’altro), si pone un’equivalenza tra i due elementi. L’equivalenza, dunque, è posta essenzialmente sulla base dell’organizzazione e dello scopo delle reti stradali, mettendone in secondo piano la natura di oggetto del mondo fisico, e invece magnificandone le proprietà di “modello”

11 Metafore e utilizzi generici Questo passaggio da oggetto a modello ci permette di riflettere sull’utilizzo metaforico del termine rete, contro cui si scagliano coloro che ritengono di farne un utilizzo più pertinente: è infatti solo con successive estensioni metaforiche che è stato possibile passare da un oggetto del mondo fisico (lo strumento da caccia) ad un modello di organizzazione, che è ciò cui oggi facciamo principalmente riferimento. Quello contro cui paiono realmente scagliarsi gli oppositori di una lettura metaforica, dunque, dovrebbe piuttosto essere un utilizzo generico del termine.

12 Ontologia vs metodologia La domanda è se la struttura sia uno «uno strumento che fabbrico per determinare, da un punto di vista, modi di avvicinamento ad alcuni aspetti dell’oggetto», o se invece si tratti di «una realtà ontologica, che scopro come definitiva e immutabile» (Eco : 284). Eco propende per la versione metodologica: «per un uso corretto dei modelli strutturali, non è necessario credere che la loro scelta sia determinata dall’oggetto, basta sapere che è eletta dal metodo; al contrario, «il fine naturale di ogni intrapresa strutturale ontologicamente conseguente, sarebbe la morte dell’idea di struttura» (Eco : 324).

13 Prima e dopo le tecnologie: il ruolo della tecnologia nella diffusione del concetto di network Spesso si pone equivalenza tra reti tecnologiche e reti tout court Castells: network society (struttura sociale preesistente, ma ICT ne favorisce il funzionamento su ampia scala) Tecnologie informatiche fornito ai diversi ambiti disciplinari potentissimi strumenti di analisi (possibilità di studiare network estremamente estesi) Tecnologie di rete hanno contribuito a rendere visibili i modelli di rete che ne sono alla base (e i rapporti con le reti sociali) Due macromodelli di rete: progettazione/non progettazione. Ovvero: rete come strumento di organizzazione vs rete come strumento della complessità (riconosco un’organizzazione nel mondo; sistemi emergenti)

14 Enciclopedie, ipertesti e sistemi emergenti

15 Enciclopedie e organizzazione del sapere L’aspirazione a «mettere per iscritto l’insieme delle idee verbali in un tutto, di creare cioè un grande libro» (Bolter 1991: 111), ovvero un’enciclopedia, ha caratterizzato nel corso dei millenni la produzione culturale occidentale. Bolter (1991): in ogni periodo storico forte nesso tra i principi in base ai quali si organizzano le enciclopedie e lo stato della cultura del tempo, la concezione del mondo e dei reciproci rapporti tra le discipline Dall’antichità fino almeno al 1500: enciclopedie presentano disegno organico e unitario che rispetta ordine della natura (Plinio il Vecchio: dagli astri all’uomo agli animali; Marziano Capella: sette arti liberali, ecc.)

16 Encyclopédie e organizzazione non sequenziale “L’unità ontologica del sapere, le grandi cattedrali della metafisica classica, la pretesa infallibilità del metodo deduttivo non esercitano più, dopo Newton, l’antico fascino; ai nuovi dotti sembra più utile, più vero, più soddisfacente raccogliere esperienze, tracciare mappe provvisorie e circoscritte, risalire con prudenza alle origini” (Tega) “Il sistema generale delle scienze e delle arti è una specie di labirinto, di cammino tortuoso in cui lo spirito si incammina senza conoscere bene la strada da seguire”

17 Encyclopédie Questa realtà labirintica, che pare strutturata in modo da confondere e far smarrire l’uomo, è conoscibile a condizione che la si osservi da un unico punto di vista, cosa che proprio l’ordine enciclopedico permette di fare. L’Enciclopedia deve rappresentare, prima ancora dei contenuti specifici, la struttura del sistema delle conoscenze, i legami che intercorrono tra i vari rami. Agli autori non sfugge, però, che molti oggetti possono far parte di più classi a seconda del punto da cui li si osserva, e che qualsiasi suddivisione proposta non può che essere arbitrario frutto dell’introduzione di un punto di vista che, nella prassi, non può che escludere tutti gli altri.

18 Articolazione della conoscenza ed Encyclopédie La conoscenza umana è articolata in molteplici rami che si suddividono a loro volta, ma tale struttura ricca di sottoarticolazioni non è gerarchicamente strutturata: nessi e legami di diversa natura collegano porzioni del sapere anche apparentemente distanti tra loro Una visione aderente alla realtà dovrebbe contemplare nello stesso momento i vari rami del sapere e i loro possibili legami da ogni punto di vista possibile, secondo i molteplici criteri possibili. Ma ciò appare ampiamente al di fuori dalla portata delle facoltà umane. Quello che l’ordine enciclopedico può ed è chiamato a fare è fornire una mappa che mostri i principali paesi e le strade che li uniscono, rimandando, per una conoscenza più specifica, a carte particolari, più dettagliate.

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20 Ordine enciclopedico e supporto materiale L’ordine enciclopedico, dunque, fornisce un’organizzazione (per quanto arbitraria) all’insieme della conoscenza umana. Si tratta, però, di un criterio organizzativo troppo complesso per essere reso materialmente su supporto cartaceo, dove solo con difficoltà si possono riprodurre i molteplici rimandi che lo strutturano. Per questo, se l’organizzazione concettuale è molteplice e complessa, l’organizzazione materiale dell’Encyclopédie è costituita dall’indicizzazione alfabetica.

21 Ipertesto: storia e definizioni (Ted Nelson) “Un ipertesto è la combinazione di un testo in un linguaggio naturale con la capacità di un computer di seguire interattivamente, visualizzandole in modo dinamico, le diverse ramificazioni di un testo non lineare, che non può essere stampato convenientemente con un’impaginazione tradizionale” Prima definizione elaborata da Ted Nelson, l’uomo che nel 1967 ha coniato il termine «hypertext».

22 Storia e definizioni - segue L’ipertesto è “scrittura non sequenziale, testo che si dirama e consente al lettore di scegliere; qualcosa che si fruisce meglio davanti a uno schermo interattivo” (Nelson 1992: 0/2) Fruizione non sequenziale dei testi (anche cartacei: Eco, cooperazione interpretativa) Vannevar Bush: il Memex (1945), microfilm. As We MayThink

23 Gli ipertesti di oggi Lo Xanadu era un progetto enciclopedico. La maggior parte degli ipertesti attualmente diffusi discende da un progetto meno universale, e presenta dimensioni pi ù ristrette Le strutture di tipo ipertestuale di oggi sono rappresentate dai siti Internet, o da cd-rom di varia natura, oggetti di dimensioni estremamente minori rispetto a quelle dei sistemi prefigurati nella preistoria dell ’ ipertesto. Solo considerando la totalit à delle pagine web come un unico ipertesto, un sistema composto da numerosissimi sottosistemi, infatti, si ha un oggetto di dimensioni paragonabili a quelle cui pensavano Bush e Nelson. Anche in questo caso, però, è evidente la differenza tra un sistema fortemente caratterizzato da una progettazione iniziale e un sistema senza centro come la Rete.

24 Ipertesto (vs) Web (?) Progettazione vs impossibilità teorica e pratica della progettazione Web: nessun controllo “dall’alto” nemmeno su porzioni minime Sistemi emergenti e collaborazione in rete Rete progettata (ipertesto) è uno strumento di organizzazione nelle mani di un soggetto, che dà ordine a una serie di elementi Web può essere visto come strumento della complessità del mondo?

25 Gli ipertesti di oggi Rispetto alle idee dei primi teorici dell ’ ipertesto, inoltre, vi è stato un deciso spostamento dalle finalit à enciclopediche sopra richiamate (o comunque connesse alla trasmissione ed all ’ elaborazione della conoscenza) a finalit à ludiche (alcuni videogiochi dotati di una significativa complessit à, e di una struttura ricalcata sui modelli della narrativit à, possono essere ricondotti alla categoria degli ipertesti), a finalit à commerciali, informative o di servizio. La maggior parte dei siti attualmente diffusi non persegue principalmente obiettivi connessi alla diffusione del sapere, ma fornisce una grande variet à di informazioni e di servizi commerciali e finanziari di varia natura.

26 Ipertesto e ipermedia Gli ipertesti attuali, inoltre, hanno abbandonato il modello prettamente testuale (testo scritto) cui l ’ ipertesto si è ispirato ai suoi inizi, per spostarsi verso una marcata multimedialit à (intesa come presenza di contenuti di tipo multimediale, come integrazione di linguaggi diversi all ’ interno di una stessa pagina, ed anche come modello percettivo generale della pagina ipertestuale). Per distinguere tra un ipertesto puramente testuale ed uno multimediale si adotta frequentemente la distinzione tra ipertesto ed ipermedia (fino a tempi non molto lontani la maggior parte degli ipertesti non era ipermedia. Es.: Michael Joyce)

27 Sistemi emergenti Emergenza: movimento da regole di basso livello a sofisticazione di alto livello; adattività Ordine emerge dal disordine: formicai, città, sistemi adattivi artificiali Johnson: il Web è interconnesso e decentrato, ma non si può ancora considerare sistema emergente, perché è privo di collegamento e organizzazione (servirebbero link bidirezionali, necessari per feedback interattivo)

28 Reti di macchine, reti di persone OGGETTOMacchinePersoneMacchine + persone MODELLO TEORICO “nuova” scienza delle reti Social network analysis Modello in definizione CONCEZIONE DI NETWORK Oscillazione ontologia/metodologia e oggetto/modello Metafora operativizzata; concezione metodologica Modello in definizione

29 Architettura di rete In quanti modo possono essere collegati tra loro gli elementi di una rete, ovvero quale topologia la rete può assumere? Rete centralizzata o a stella –Rete in cui esiste un nodo (hub o centro-stella) che collega ogni altro elemento della rete. Tra i rimanenti nodi non esistono collegamenti diretti. Tutti i nodi, tranne il centro-stella, sono collegati ad un solo altro nodo. Per scambiare informazioni tra due nodi è necessario passare attraverso il centro-stella

30 Architettura di rete (2) Rete decentralizzata –Rete costituita dalla connessione di n reti a stella. Tutti i nodi di ogni sotto-rete sono collegati unicamente al proprio centro- stella. La rete è caratterizzata dalla presenza di più hub. La connessione tra due hub costituisce un "ponte" tra due sotto-reti centralizzate. Una rete decentralizzata manifesta una maggiore tenuta in caso di attacchi casuali, in quanto l'eliminazione di connessioni all’interno di una sotto-rete, più probabile dato il numero maggiore di tali legami, creerebbe pochi danni; presenta, invece, maggiore vulnerabilità in caso di attacchi pianificati, in quanto l'eliminazione di pochi “ponti” disgregherebbe facilmente la rete

31 Rete distribuita o magliata –Rete caratterizzata dall'assenza di hub, ovvero priva nodi di controllo centrale o locale, e di percorsi preferenziali. Ogni nodo è collegato ad almeno due altri nodi della rete. Due qualsiasi nodi dispongono di almeno due percorsi per scambiare informazioni. I pregi di una rete magliata si evidenziano in condizioni di criticità. A fronte della distruzione di alcuni nodi la rete può riconfigurare dinamicamente i propri percorsi e continuare a funzionare Architettura di rete (3)

32 Teoria dei grafi Eulero: il prolema di Konigsberg Erdos e Rényi: grafi casuali

33 Tipologie di grafi Un grafo si dice connesso (o regolare) quando tutti i nodi sono collegati tra loro in modo da formare un reticolo regolare. Se ogni nodo è connesso ad ogni altro nodo del grafo, si ottiene un grafo totalmente connesso Un grafo si dice casuale quando le connessioni tra nodi sono distribuite senza alcuna regola tra le coppie di nodi; un nodo può avere più di una connessione o non averne nessuna Grafi connessi

34 Caratterizzazione di un grafo Un grafo può essere descritto attraverso le relazioni tra nodi: –distanza tra nodi –aggregazione tra nodi –distribuzione delle connessioni per i singoli nodi

35 La distanza tra due nodi è data dal numero di connessioni che partendo da uno dei nodi consente di raggiungere l'altro con il minor numero di passaggi Il grado di separazione di un grafo è la media delle distanze tra i nodi La formula che descrive la separazione all ’ interno di una rete casuale come funzione del numero di nodi è la seguente: d = log N/log k, dove N è il numero di nodi, k il numero dei link per nodo; con k link, da ogni nodo si raggiungono k altri nodi, dopo due gradi k 2 nodi e cos ì via, quindi k d non deve superare N; da k d = N si ricava la formula suddetta. Distanza tra nodi

36 Grado di distribuzione Il grado di distribuzione di un nodo rappresenta il numero di connessioni del nodo. In una rete non tutti i nodi hanno lo stesso numero di legami. In un grafo casuale tutti i nodi hanno la stessa probabilità di avere lo stesso numero di connessioni Nelle reti reali è stato rilevato che molti nodi hanno pochi legami mentre quelli che ne hanno moltissimi sono una minoranza. Le osservazioni sperimentali hanno dimostrato che ogni volta che il numero di legami raddoppia, il numero di nodi diventa un quarto In termini matematici possiamo dire che il numero di legami dei nodi di una rete reale segue una distribuzione a potenza (Barabasi)

37 Reti piccolo mondo Una rete ha la caratteristica di "piccolo mondo" quando: –esistono percorsi relativamente brevi che connettono coppie di nodi pur essendo la rete molto estesa, vale a dire ha un grado di separazione basso –ha un alto coefficiente di aggregazione, ovvero esistono gruppi di nodi ognuno dei quali ha un gran numero di connessioni agli altri membri del gruppo In una rete piccolo mondo i nodi di un gruppo, strettamente interconnessi tra loro, hanno pochi legami con i nodi degli altri gruppi Facendo un parallelo con le reti sociali reali possiamo definire "forti" i legami del primo tipo e "deboli" i legami del secondo tipo (Granovetter). I legami deboli rappresentano "ponti" tra i diversi gruppi

38 Il modello dei sei gradi di separazione

39 Un oggetto: reti di macchine Concezione infrastrutturale (reti di comunicazione, come le strade) Superamento di questa concezione: “macchine non banali” o “macchine simboliche” –Le vecchie macchine (…) erano basati praticamente sul principio puro e semplice del meccanismo a orologeria. Le macchine moderne, invece, sono provviste (…) di organi di ricezione dei messaggi che provengono dall’esterno (…). È mia convinzione che il comportamento degli individui viventi è esattamente parallelo al comportamento delle più recenti macchine per le comunicazioni. (…) in entrambi esiste, cioè, un apparato speciale per raccogliere informazioni dal mondo esterno (…) e per renderle utilizzabili nel comportamento dell’individuo o della macchina (Wiener 1950: 25; 29). Non solo Internet e Web: Ubiquitous computing, connessione wireless, sensori, agenti, tag, ecc.

40 La “nuova” scienza delle reti Riferimento alla teoria dei grafi Riflessione trae spunto dalle reti “piccolo mondo” (le sei strette di mano di Milgram) Reti a invarianza di scala: leggi di autoorganizzazione per guardare dentro la “scatola nera” della complessità “Nuove” scienze?

41 Reti a invarianza di scala

42 Reti di macchine: Internet e il Web u World Wide Web (WWW): rete costituita da documenti (pagine web) e hyperlink (URL) u Internet: rete di router e di dispositivi di telecomunicazione che realizzano i collegamenti fisici (cavi, fibre ottiche, ponti radio, collegamenti satellitari) u Un'altra definizione per Internet come network è: rete di domini e di indirizzi che li collega (in questa seconda definizione ad un dominio fanno capo centinaia di router e server)

43 Descrivere il Web Data la complessità del Web e la mancanza di regole organizzative predefinite, per costruire un modello matematico del Web sono stati seguiti, in prima approssimazione, i principi dei grafi casuali Numerosi studi sperimentali sulla distribuzione dei nodi e dei relativi legami hanno evidenziato che il WWW possiede un’elevata dimensione di auto-organizzazione: tende verso il modello di rete piccolo mondo e “a invarianza di scala”

44 “Continenti” del web (Broder): nucleo centrale, in, out, isole

45 “una totale assenza nel Web di democrazia, equità, valori egualitari” (Barabasi 2002) “Così come nella società umana pochi individui, i connettori, conoscono un numero insolitamente ampio di persone, l’architettura del World Wide Web è dominata da pochissimi nodi altamente connessi, o hub. (…) Nella rete del Web, tutti i nodi poco conosciuti, scarsamente visibili e dotati di un esiguo numero di link sono tenuti insieme da questi rari siti altamente connessi” (Barabási 2002: 63).

46 Misure sperimentali del Web Nel 1999, attraverso uno studio su nodi del Web, è stato ottenuto un valore medio per la distanza tra nodi pari a 11,2. Due anni dopo, considerando di documenti, è stato rilevato un valore medio per la distanza tra nodi di 16. Nel 1999 è stato considerato un campione di siti ed, eliminando i nodi con un solo link, è stato ottenuto un coefficiente di aggregazione C = 0,1078 (maggiore di 3 ordini di grandezza rispetto al valore C = 0,00023 ottenuto per un grafo casuale con la stessa dimensione)

47 Misure sperimentali di Internet Un’analisi effettuata nel 1999 per Internet considerato sia come rete di router che come rete di domini, ha dato i seguenti risultati: –grado di separazione (domini): compreso tra 3,70 e 3,77 –grado di separazione (router): circa 9 –coefficiente di aggregazione (domini): compreso tra 0,18 e 0,3 (molto più alto del valore C = 0,001 di un grafo casuale con parametri simili)

48 La mappa di Internet Nel 1999 tre informatici, i fratelli Faloutsos, tracciarono il percorso seguito dai pacchetti di informazioni inviati via Internet, ovvero i router attraversati I Faloutsos scoprirono che il grado di separazione medio era di 4 router e non superava mai il valore 10

49 net, ca, us com, org mil, gov, edu jp, cn, tw, au de, uk, it, pl, fr br, kr, nl unknown

50 Mappa di Internet, 2003 Connections between routers Fonte: s.blogspot.com/20 08/06/graphs-and- networks.html

51 Condurre ricerche nelle reti: ricerca broadcast vs ricerca diretta Vulnerabilità e contagio: robustezza topologica rispetto ai guasti casuali; fragilità di fronte ad attacchi diretti (è sufficiente attaccare pochi hub) Quale modello di network? –Oscillazione ontologia/metodologia –Oscillazione oggetto/modello

52 Reti di persone La riflessione sul Sé Social Network Analysis (o analisi strutturale): le relazioni tra le parti sono più significative della descrizione dei singoli elementi L’idea che i fenomeni sociali possano essere interpretati come reti di relazioni, che la società stessa possa essere assimilata ad una rete e che l’azione degli attori sociali possa essere spiegata come esito di vincoli e opportunità emergenti dalle relazioni tra i soggetti gode di crescente consenso nell’ambito delle scienze sociali (Chiesi 1999: 12).

53 Social Network Analysis un insieme di tecniche di analisi strutturale, che si basano sui seguenti postulati relativi alla realtà sociale: il comportamento dell’attore è interpretabile principalmente in termini di vincoli strutturali all’azione, piuttosto che in termini di libertà di scelta tra corsi di azione alternativi; la spiegazione dei fenomeni sociali deve essere ricercata nelle relazioni tra gli elementi piuttosto che nelle caratteristiche degli elementi; le tecniche di analisi si concentrano sulla natura relazionale della struttura sociale e sostituiscono (o integrano) le tecniche statistiche classiche che si basano su elementi considerati indipendenti tra loro; la forma delle relazioni sociali può a sua volta essere spiegata in parte come l’esito delle scelte degli attori, individuali o collettivi, che rappresentano i nodi del reticolo (Chiesi 1999: 25).

54 la Social Network Analysis può applicarsi ad aree molto distinte della vita sociale: i nodi del reticolo possono essere costituiti da individui come da loro aggregati (sino ad esempio allo studio dei rapporti tra grandi aziende o tra intere nazioni). applicata ai settori più disparati, dalla ricerca del lavoro (almeno a partire da Granovetter 1973) alla diffusione dell’innovazione (Katz e altri 1957), dalla correlazione tra malessere psicofisico e densità delle relazioni sociali ai rapporti tra i consiglieri di amministrazione delle grandi aziende (interlocking directorates). Fondare la riflessione sociale sui network permette di delineare un modello che tracci in modo coerente il passaggio da un sistema di relazioni sostanzialmente fondato sulla prossimità geografica e sulle appartenenze (forti, univocamente delimitate e definite) a un modello di società strutturato intorno a network.

55 Quale modello di network? “Metafora operativizzata”: si sottolinea la distanza da formulazioni metaforiche (o generiche?) –tecniche di ricerca che possono applicarsi a livello micro come a livello macro, a individui o a soggetti collettivi), con l’unica condizione che si individuino elementi che possano fungere da nodi e una qualche tipologia di connessione tra questi. –strumenti esplicativi che, uniti alle tecniche sopra citate, permettono di superare una visione eccessivamente generica del network per trasformarlo in efficace strumento euristico Concezione metodologica

56 3. Reti di macchine + persone

57 Reti di persone e reti di macchine La societ à può essere compresa soltanto attraverso lo studio dei messaggi e dei mezzi di comunicazione relativi ad essi; e ( … ) nello sviluppo futuro di questi messaggi e mezzi di comunicazione, i messaggi fra l ’ uomo e le macchine, fra le macchine e l ’ uomo, e fra macchine e macchine sono destinati ad avere una parte sempre pi ù importante (Wiener 1950: 23-24). Il linguaggio non è un attributo esclusivo dell’uomo, bensì un carattere che egli può condividere fino a un certo grado con le macchine da lui costruite (…) Generalmente noi crediamo che la comunicazione e il linguaggio siano diretti da persona a persona. È possibile tuttavia che una persona parli a una macchina, una macchina a una persona e una macchina a una macchina (…). C’è un linguaggio emesso dall’uomo e diretto alle macchine e c’è un linguaggio emesso dalle macchine e diretto all’uomo (Wiener 1950: )

58 Un oggetto: reti di macchine + persone Tecnologie di relazione sociale (superamento concezione uomo-macchina) Computer Supported Social Networks (Wellman): network sociali che sono mediati/abilitati dalle tecnologie –reti i cui nodi siano costituiti da macchine e da persone –reti di macchine che supportano l’interazione in rete di persone, –l’integrazione e la sovrapposizione tra reti di macchine e reti di persone, –fino all’idea che la rete di macchine possa costituire lo spettro di possibilità (la rete virtuale, nei termini che chiariremo nelle conclusioni) nell’ambito del quale l’utente (la persona?) agisce con successive attualizzazioni.

59 Cosa cambia con l’inclusione delle tecnologie? Cosa cambia con l’inclusione delle relazioni sociali? È opinione comune che l’attuale centralità del concetto di rete sia da ricondurre esclusivamente alla pervasività delle tecnologie di rete, quasi fossero queste ultime a diffondere e rendere possibili modelli di interazione e/o di organizzazione di tipo reticolare. le reti sociali sono un fenomeno precedente allo sviluppo delle reti informatiche, così come è possibile tracciare un lungo percorso di antecedenti delle reti tecnologiche. A proposito dei modelli organizzativi, Castells sostiene che modelli di tipo reticolare fossero presenti anche in passato e che fossero potenzialmente più efficienti di quelli gerarchici, ma che solo le nuove tecnologie, garantendo feedback immediati, permettano di mantenere l’efficienza di un’organizzazione reticolare applicata su larga scala (Castells 2004: 5).

60 Cosa cambia con l’inclusione delle tecnologie? Cosa cambia con l’inclusione delle relazioni sociali? (segue) in che modo interagiscono, nella società contemporanea, le tecnologie e le relazioni sociali? Si è visto che entrambi i modelli (i reticoli sociali, le reti di macchine) erano rilevabili anche nei secoli passati, pur con declinazioni parzialmente differenti In altri termini, quanto sono gli attori sociali e i reticoli da essi formati, che costituiscono entità già date ed esistenti, a piegare le tecnologie per gli stessi scopi perseguiti in precedenza attraverso infrastrutture differenti (la rete stradale, la struttura urbana e di vicinato, ecc.), e quanto invece le tecnologie “di rete” intervengono a modificare, almeno parzialmente, le dinamiche sociali preesistenti?

61 le tecnologie di rete (con o senza fili) «permettono alle persone di agire insieme con modalità inedite e in situazioni in cui l’azione collettiva non era mai stata possibile» (Rheingold 2002: 14); le reti rappresenterebbero, dunque, la «forma di organizzazione sociale maggiormente innovativa sviluppatasi di recente, dopo le tribù, le gerarchie e i mercati» (Rheingold 2002: 264).

62 È probabile che la tecnologia allarghi ed amplifichi lo spettro delle connessioni che ciascuno di noi è in grado di intrattenere. È forse possibile sostenere che il suo ruolo consista esclusivamente nel rendere visibili (e quindi analizzabili) dinamiche che si attivavano già in precedenza Rendere visibili processi almeno in parte preesistenti, o ne amplifichi la portata, ma che dia luogo a un network totalmente nuovo, in cui il livello di interdipendenza tra nodi anche distanti sia tale da determinare dinamiche inedite, quali ad esempio i fenomeni emergenti di autoorganizzazione.

63 L’ipotesi che mi sembra più plausibile è che le tecnologie di rete contribuiscano innanzitutto a rendere palesi e visibili dinamiche di rete preesistenti. Da questo punto di vista, si può affermare che i reticoli sociali siano sempre esistiti e si siano sempre organizzati più o meno con modalità analoghe: l’onnipresenza del concetto di rete, favorita anche dalla pervasività e dalla forte visibilità delle reti tecnologiche, ci ha fatto ricondurre a tale modello oggetti che già conoscevamo, permettendoci di applicarvi strumenti di analisi almeno parzialmente innovativi; non è da escludere, poi, che la pervasività del concetto di rete ci abbia condotto a sovrapporre realtà differenti, riconducendole a un modello che, nella sua formulazione più generale (nodi collegati da link), è applicabile a realtà molto (e forse troppo) distanti.

64 le reti per la comunicazione interpersonale svolgano il rilevante ruolo di favorire i link di lunga distanza. Questi, collegando cluster interconnessi al proprio interno, accorciano sensibilmente le distanze complessive. Ed è in questi termini che si potrebbe giustificare l’affermazione che le tecnologie abilitano l’azione collettiva anche laddove in precedenza era impossibile. contribuiscono a modificare non solo la nostra rappresentazione del concetto di rete, ma anche – almeno in parte - la natura delle reti sociali con cui ci confrontiamo, rendendo più interconnesso il sistema complessivo

65 Alla ricerca di un modello teorico Nelle tradizioni teoriche che negli ultimi anni si sono occupate in modo più esplicito e strutturato di dinamiche di rete – la social network analysis e la “nuova” scienza delle reti – si può rilevare la tendenza a marginalizzare l’uno o l’altro degli aspetti. Nella SNA cioè, si rileva la tendenza a ritenere la componente tecnologica prettamente accessoria rispetto alle dinamiche di rete messe in atto dalle persone Nella NSR si può cogliere un atteggiamento che tende a ritenere accessorie le dinamiche e le variabili proprie della realtà sociale, per soffermarsi esclusivamente sui fenomeni di rete (sulle leggi) che ricorrono in sistemi molto differenti tra loro (un atteggiamento, cioè, del tutto indifferente alla natura dei nodi, ma anche poco consapevole della lunga tradizione sociologica che si è interrogata su dinamiche di rete).

66 Alla ricerca di un modello teorico Se per gli oggetti analizzati nel capitolo terzo era relativamente agevole individuare un principale modello teorico di riferimento, per le reti di “macchine + persone” un simile modello teorico è, almeno in parte, ancora da definire. NSR e SNA hanno mostrato, per ora, scarse capacità di dialogo NSR: non problematizza particolare natura dei reticoli sociali. –Pur trascurando gran parte della tradizione sociologica, la nuova scienza delle reti avrebbe l’ambizione di rappresentare un punto di riferimento anche per la riflessione sulle reti di persone SNA: solo parziale attenzione a NSR, diffidenza per concetti ritetnuti “superati” –la natura mediata delle relazioni passi del tutto in secondo piano; network sociali technology supported, dunque, vengono generalmente studiati come qualsiasi altra forma di reticolo sociale, senza integrare nella riflessione un’attenzione per la natura delle tecnologie

67 Alla ricerca di un modello teorico Per poter essere assunta come strumento di analisi privilegiato per le reti di macchine + persone, la Social Network Analysis dovrebbe integrare in modo più deciso una riflessione sulle caratteristiche e sugli strumenti messi a disposizione dalle tecnologie, non limitandosi a considerarle un mero strumento – uno dei tanti a disposizione per costituire ed alimentare reticoli sociali Ad esempio, Wellman ha compiuto un percorso che lo ha condotto a riflettere in modo ampio e sistematico sulle tecnologie di rete e sulle forme di interazione on line, allontanandosi parzialmente dalla SNA “pura” (ma traendone gli strumenti necessari per sue analisi) Il nostro modello teorico risulterà dall’integrazione di Social Network Analysis e scienza delle reti con il quadro concettuale proposto soprattutto da Wellman e Castells.

68 Descrivere le reti di macchine + persone Dentro e fuori dalla rete: il networked individualism Computer supported social networks: «quando un network di computer connette persone o organizzazione, è un network sociale» (Garton, Haythornwaite, Wellman 2002: 2) Modelli di società “in rete”: Castells e la network society

69 Il dissequestro dell’esperienza “ciò che la crescente disponibilità di materiali mediati ha fatto è consentire al sé, inteso come progetto simbolico organizzato in modo riflessivo, di affrancarsi progressivamente dai suoi legami con i contesti pratici della vita quotidiana. Per quanto siano ancora situati in tali contesti e organizzino buona parte della loro esistenza in funzione delle richieste che da questi provengono, gli individui possono ora sperimentare eventi remoti, interagire con altri lontani, spostarsi temporaneamente in microcosmi mediati e, a seconda dei propri interessi e priorità, lasciarsene coinvolgere in misura più o meno profonda.” (Thompson)

70 Un passo indietro: introducing identity Un paradosso: identità deriva da idem; ma il termine implica sia similarità che differenza: –Da un lato è qualcosa di unico per ciascuno di noi, cui tendiamo ad attribuire una certa coerenza (si pensi al dibattito sul “furto di identità”); struggle to “be myself” –Dall’altro essa implica anche una relazione con un più ampio gruppo sociale (identità culturale, etnica, di genere, ecc.): in parte riguarda dunque ciò che condividiamo con altri; “multiple identifications with others” “On one level, I am the product of my unique personal biography. Yet who I am (or who I think I am) varies according to who I am with, the wocial situations in which I find myself, and the motivations I may have at the time (D. Buckingham, Introducing identity, in Youth, Identity and digital media, MIT Press, 2008)

71 Buckingham passa in rassegna 5 differenti visioni dell’identità (principalmente – ma non esclusivamente – riferite ai giovani): –The psychology of adolescence. Stage-based theories, origini: Piaget; becoming rather than being; development –Youth culture and the sociology of youth. Socialization; the nature of youth varies according to the social context; subcultures; social and cultural dimensions of ypung people’s identities – ruolo dei media digitali –Social identity: the individual and the group. Social and individual level; R. Jenkins: “ identity should be seen as a social process”; Goffman

72 –Reclaiming identities: Identity politics. A claim form identity not in spite of differences, but because of it; “identity as a fluid, ongiong process, something that is permanently under construction” –The modern subject: identity in social theory. 2 prospettive: Giddens: tarda modernità; l’individuo è chiamato a compiere scelte; il sé diventa un progetto autoriflessivo; narrazioni autobiografiche (explain themselves to themselves, and hence sustain a coherent identity) Foucault: modalità di esercizio del potere, ora diffuso attraverso le relazioni sociali (ciò che Giddens definisce come autoriflessività è visto da Foucault come auto-monitoraggio, auto-sorveglianza)

73 In entrambi gli approcci (Giddens e Foucault) emerge che il cambiamento tecnologico è parte di trasformazioni più ampie; l’individualizzazione resa possibile dalla tecnologia digitale può essere vista come un’istanza di cambiamenti più generali nel modo in cui l’identità è definita nelle società contemporanee From both perspectives (3 e 4) “identity is something we do rather than something we are” (Buckingham 2008: 8)

74 Il Sé Rimediato (Bolter e Grusin)  Noi impieghiamo i media come veicoli per definire l’identità personale e culturale.  Nel momento in cui questi media sono simultaneamente diventati sia corrispettivi tecnologici che espressioni sociali della nostra identità, noi diventiamo, allo stesso tempo, sia soggetto che oggetto dei media contemporanei. Rappresentiamo contemporaneamente ciò su cui la telecamera esercita il proprio sguardo e la telecamera stessa (Bolter e Grusin)

75 Il sé e la doppia logica della rimediazione Quando siamo di fronte a media che operano principalmente seguendo la logica dell’immediatezza trasparente (la realtà virtuale, la grafica tridimensionale), vediamo noi stessi come un punto di vista immerso in uno spazio visuale apparentemente senza soluzioni di continuità. In un ambiente virtuale, siamo liberi di alterare il nostro sé alterando il nostro punto di vista e di entrare in empatia con gli altri assumendo il loro punto di vista; una tecnica questa che venne inventata dal cinema e che si è ora estesa ed amplificata nei media digitali. Allo stesso tempo, la logica dell’ipermediazione, propria delle applicazioni multimediali e degli ambienti di rete, esprime una definizione del sé la cui qualità principale non è tanto quella di ‘essere immersi’ quanto piuttosto quella di ‘essere interrelati o connessi’. Il sé ipermediato è un network di affiliazioni che sono in costante mutamento.

76 Comunità virtuali Le comunità virtuali sono aggregazioni sociali che emergono dalla Rete quando un certo numero di persone porta avanti delle discussioni pubbliche sufficientemente a lungo, con un certo livello di emozioni umane, tanto da formare reticoli di relazioni sociali nel cyberspazio (Rheingold) Lo sviluppo di comunità virtuali conferma della definitiva «separazione», nella società contemporanea, –tra locality – le appartenenze strutturalmente dipendenti dal luogo in cui si vive – e –sociability – le forme in cui si strutturano le relazioni sociali.

77 Random sociability nella CMC Si sostiene anche che la diffusione delle pratiche di rete comporta la rottura della comunicazione convenzionale e l’isolamento sociale, poiché ai contesti reali di interazione faccia a faccia si sostituisce la pratica di random sociability (strutturazione casuale della capacità di relazione sociale) da parte di individui «senza volto». Ne consegue: –Sviluppo di forme di relazione sociale basate sulle identità falsificate e i giochi di ruolo; –Sviluppo di contesti di Identity playground in cui si dà libero sfogo alle proprie fantasie personali, in forma assolutamente lontana e scollegata rispetto alla vita quotidiana nel mondo reale.

78 Orientalismo digitale e postmodernismo radicale “ Mentre da una parte si ipotizzano gli effetti della cancellazione di indizi simbolici legati al corpo, dall’altra si dipinge un ambiente di fantasiosa seduzione (…) praticata attraverso la proiezione simulacrale dei corpi in rete. Allo stesso tempo, la rete è descritta come luogo di pericolo (…) I luoghi di cui si racconta sono luoghi di meraviglia e di stupore continuamente rinnovati…” (S.Tosoni 2004) Computer come “macchina postmoderna” per eccellenza (S.Turkle 1996)

79 Integrazione tra relazioni on line e off line  Non appena le tecnologie di rete assumono la posizione e l’influenza sociale di un mainstream medium, si contrae radicalmente la possibilità (teorica) e la necessità (pratica) di «drammatizzare» le esperienze che si conducono negli ambienti virtuali.  “In contrasto con le affermazioni che considerano Internet sia come una fonte di una comunità rinnovata sia come una causa di alienazione dal mondo reale, l’interazione sociale offerta da questo mezzo non pare avere un effetto diretto sulla costruzione di modelli della vita quotidiana, genericamente parlando, se non per il fatto che aggiunge l’interazione on line ai rapporti sociali esistenti”(Castells)

80 Comunità vs. networked individualism  “Le comunità, almeno nella tradizione della ricerca sociologica, erano basate sulla condivisione di valori e di organizzazione sociale. I network sono costruiti attraverso scelte e strategie degli attori sociali, siano essi individui, famiglie o gruppi. Di conseguenza, la principale trasformazione delle società complesse si è verificata attraverso la sostituzione delle comunità spaziali con i network come forme prime di socialità”. (Castells)  Le comunità divengono :  “network di legami interpersonali che assicurano le condizioni di socialità, sostegno, accesso all’informazione oltre a senso di appartenenza e identità sociale” (Wellman)

81 Comunità vs. networked individualism  Questa forma di connettività estesa e flessibile, caratterizzata da barriere sufficientemente permeabili e dalla possibilità di passare quasi senza soluzione di continuità da un network a un altro, contraddistingue la società contemporanea e segnala la prevalenza dell’appropriazione personale delle dinamiche di relazione sociale.  “Piuttosto che essere organizzati in gruppi chiusi e discreti – a casa, nella comunità, al lavoro, all’interno delle organizzazioni – le persone sono in perenne movimento come singole individualità tra diversi network separati da confini sfumati (fuzzily-bounded networks)” (Wellman)

82 Reti di persone + reti di macchine Molteplici forme di integrazione: –si può avere un network in cui i nodi siano rappresentati indifferentemente da macchine o da persone, –ma anche un network i cui nodi siano macchine e sui quali una o più persone agiscono o, almeno a livello teorico, il contrario (network di persone su cui agiscono macchine), –oppure network i cui nodi siano costituiti da macchina + persona, nelle diverse forme di integrazione possibili. Computer Supported Social Networks descritti tra gli altri da Garton, Haythornwaite, Wellman (2002)

83 La Network Society (Castells) (è) “una struttura sociale composta di network informazionale alimentati da tecnologie dell’informazione caratteristiche del paradigma informazionalista. (…) I network sociali sono vecchi quanto l’umanità. Ma con l’informazionalismo hanno acquisito una nuova vita, perché le recenti tecnologie aumentano la flessibilità inerente ai network e allo stesso tempo risolvono i problemi di coordinamento e guida che hanno ostacolato i network nel corso della storia” (Castells 2001)

84 Alcuni punti di vista “Io consisto in un nucleo biologico circondato da sistemi estesi e articolati di confini e network (…). I confini definiscono uno spazio di contenitori e di luoghi (…), mentre i network stabiliscono uno spazio di link e flussi. Le pareti, le mura e la pelle dividono, i sentieri, i tubi e i fili creano connessioni” (Mitchell 2003: 7) L ’ individuo biologico pi ù le sue estensioni ed interconnessioni ( … ) Non sono l ’ uomo vitruviano, racchiuso in un singolo cerchio perfetto, che guarda il mondo dalle coordinate della mia personale prospettiva ( … ). Io costruisco e sono costruito, in un processo mutuamente ricorsivo, che coinvolge continuamente i miei confini fluidi e permeabili e i miei network che si diramano all ’ infinito (Mitchell 2003: 39)

85 C’è il mondo fisico, in cui i pedoni devono evitare di scontrarsi (…). Intorno alla folla c’è il mondo artificiale, ma concreto, della città, un ambiente totalizzante, un contenitore di propaganda commerciale descritto più di trent’anni fa in La società dello spettacolo. Meno appariscenti, dei neon e dei video delle metropoli del XXI secolo sono i canali di comunicazione privata delle tribù degli “sms-dipendenti”, una terza sfera in cui raffiche di frasi concise mettono in contatto le persone nello spazio fisico e in tempo reale (Rheingold 2002)

86 A partire dalla rivoluzione industriale, la diffusione del trasporto di massa e dei sistemi di telecomunicazione ha permesso un cambiamento nella natura delle relazioni sociali, specialmente nei centri metropolitani, dove questi sistemi tendono ad essere pi ù immediatamente accessibili. ( … ) Questo cambiamento ha almeno tre caratteristiche rilevanti: Le relazioni sono sia locali sia di lunga distanza I network personali sono scarsamente interconnessi, ma includono gruppi interconnessi in modo denso Le relazioni si formano e si abbandonano pi ù facilmente rispetto al passato (Boase, Wellman 2004: 10-11)

87 Uscire dai little boxes Internet allo stesso tempo riflette la tendenza verso un mondo networked e spinge verso i network, a discapito dei gruppi. Internet permette alle persone di uscire dalle scatole (little boxes) (Wellman, Hampton 1999: 3). Sta diventando chiaro che Internet non sta distruggendo la comunit à, ma fa i conti con le tipologie di comunit à networked che sono gi à diventate prevalenti nel mondo occidentale, e contribuisce ad estenderle

88 Networked individualism  Le nuove forme di costruzione delle relazioni sociali tecnologicamente mediate richiede il ricorso a nuove metafore come:  Networked individualism/Privatization of sociability (Castells),  Personalized communities embodied in me-centered networks (Wellman)  “Ogni persona è simile ad un «quadro comandi» che gestisce legami e network. Le persone rimangono connesse ma in quanto individualità autonome, non sulla base del fatto che hanno i piedi ben piantati nella ‘casa base’ del contesto familiare e di lavoro. Ogni persona attiva in modo selettivo i propri network per ottenere informazione, collaborazione, direttive, supporto, senso di socialità e di appartenenza” (Wellman)

89 Lo sviluppo dell’individualismo interconnesso Door-to-Door Place-to-Place Person-to-Person Role-to-Role Agent-to-Agent Network-to- Network Connettività legata alle singole comunità Presenza di un solo Network Superamento della singola comunità e del singolo luogo fisico Nascita dello “Spazio di Flussi” (Castells) Prima forma di vuoto contestuale Rafforzamento delle relazioni fisicamente disperse (anche nella famiglia) La persona diventa il portale Forma radicale di vuoto contestuale Contatti con i singoli ruoli dell’individuo Legami comunitari basati sulla specializzazione Necessità di mantenere un forte portafoglio di contatti Creazione di strumenti per risolvere la complessità della specializzazione Introduzione della Digital Persona Spostamento dell’intelligenza sulle reti locali e personali

90 Networked sociability The culture of individualism does not lead to isolation, but it changes the patterns of sociability in terms of increasingly selective and self directed contacts. (…) The critical matter is not technology, but the development of networks of sociability based on choice and affinity, breaking the organizational and spatial boundaries of relationships (…). Networked sociability leads both to an individual-centered network, specific to the individual, and to peer-group formation, when the networks becomes the context of behaviour for its participants (Castells 2006: )

91 La virtualizzazione del legame sociale  Non appena la persona diventa il portale, si produce una specifica forma di virtualizzazione del legame sociale: eventi comunicativi relativamente effimeri, contingenti,prodotti mediante l’attualizzazione di connessioni, tendono a strutturare relazioni sociali significative dal punto di vista dei singoli individui.  Non siamo di fronte a legami «forti» nel senso tradizionale (e comunitario) del termine, ma a legami che sono strutturalmente «contingenti».  La forza del legame dipende interamente dalla forma della sua momentanea attualizzazione e dall’investimento emotivo che soggettivamente viene congiunto a questa esperienza. (da A. Marinelli, Connessioni)

92 Un modello su tre livelli Attualizzazione/virtualizzazione due concezioni differenti del network: –da un lato esso può essere ritenuto una struttura inerte (una somma di nodi e di link), –dall’altro esso è anche il campo di attività di colui che ne attualizza successivamente alcune porzioni L’insieme delle connessioni ipoteticamente possibili viene ridotto attraverso una duplice selezione: –la prima rimanda alla determinazione di cosa individuare come elemento (nodo) non ulteriormente scomponibile; –la seconda invece, rispetto ad un insieme di relazioni equiprobabili (ciascun nodo con ciascun altro), delimita in modo selettivo solo alcune delle connessioni possibili. È nello scarto tra l’insieme equiprobabile delle relazioni potenzialmente attivabili tra i nodi di un reticolo, ed il sistema di selezione introdotto dalla struttura, che risiede parte rilevante della significatività di ciascuna struttura reticolare

93 Struttura/processo la struttura, «focalizza la creazione di relazioni tra elementi superando le differenze temporali» (Luhmann 1984: 450) il processo è invece legato alla dimensione temporale, alla «differenza prima/dopo» (Luhmann 1984: 454) Nel modello la struttura si caratterizza come insieme virtuale delle connessioni possibili: esse passano allo stato attuale attraverso i successivi eventi che hanno luogo all’interno del network, per poi tornare allo stato virtuale una nuova concezione del network: se al livello della struttura (livello 2 nella tabella), il network può risultare costituito da macchine, da persone, da blocchi di testo (lessìe), al livello del processo (livello 3), il network risulta sostanzialmente costituito da eventi, per loro stessa natura effimeri. E’ la successione selettiva di eventi che costituisce la particolare tipologia di processo descritta a proposito dei network.

94 1. universo di possibilità 2. virtuale3. attuale a. CosaInsieme (ipotetico) di tutte le connessioni possibili tra tutti i nodi (equiprobabilità) Reticolo di connessioni effettivamente stabilite (selezione rispetto all’equiprobabilità); rete dei link attivabili Successive attualizzazioni, effettuate selettivamente ad ogni disgiunzione, a partire dalla struttura virtuale b. Metafora/ Analogia Rizoma(struttura)(processo) c. Esempio: ipertesto Tutte le lessìe si connettono con tutte le altre Ipertesto come si presenta al fruitore prima dell’atto di fruizione (spettro di possibilità date) Percorso di fruizione, dato dalle successive scelte/ attualizzazioni del fruitore (o dalla loro sommatoria) d. Esempio: social network Tutti connessi con tutti (ipotetico reticolo completo) Reticolo sociale: insieme delle connessioni - legami effettivamente instaurati tra un insieme di nodi (“canali relazionali aperti”, dati dalla struttura sociale, dalla storia individuale di ciascuno, ecc.) Network di eventi comunicativi (successive attualizzazioni dei legami, attraverso atti comunicativi), spesso effimeri


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