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Storia Economica Corso anno accademico 2001-2002 (seconda parte)

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Presentazione sul tema: "Storia Economica Corso anno accademico 2001-2002 (seconda parte)"— Transcript della presentazione:

1 Storia Economica Corso anno accademico (seconda parte)

2 Storia Economica - Lezione 112 Lezione 11 La grande crisi in Italia ( ) Indice  La crisi in Italia  L’aumento dell’intervento statale: dall’IMI all’IRI  Politica coloniale e autarchia  L’industria in Italia alla vigilia della seconda guerra mondiale

3 Storia Economica - Lezione 113 La grande crisi in Italia ( ) La crisi in Italia

4 Storia Economica - Lezione 114 La crisi in Italia L’economia italiana aveva già conosciuto un periodo difficile a causa delle politiche deflative connesse a Quota 90. Già nel corso del 1928, però, si erano avuti i primi segni di ripresa, ma persistevano difficoltà in campo creditizio e nel settore agricolo. La depressione, quindi, colpì un paese già indebolito e con una struttura industriale più arretrata rispetto al resto dell’Occidente. Ad accrescere le difficoltà contribuiva un sistema creditizio basato sulla banca mista, nel quale si era consolidato un pericoloso intreccio tra capitale industriale e capitale finanziario; la crisi industriale, quindi, minacciava di travolgere le principali banche.

5 Storia Economica - Lezione 115 La crisi in Italia La crisi agricola I primi segnali di depressione arrivarono nel 1930 e, come negli Stati Uniti, riguardavano l’agricoltura. I prezzi dei prodotti agricoli subirono un pesante ribasso e di conseguenza calarono vistosamente anche i profitti agrari. Poiché in Italia il settore primario era ancora di gran lunga il più importante, tale situazione ebbe gravi conseguenze sul sistema creditizio (gli agricoltori avevano meno risparmi e meno capitali da investire) e provocò anche un forte calo della domanda interna.I primi segnali di depressione arrivarono nel 1930 e, come negli Stati Uniti, riguardavano l’agricoltura. I prezzi dei prodotti agricoli subirono un pesante ribasso e di conseguenza calarono vistosamente anche i profitti agrari. Poiché in Italia il settore primario era ancora di gran lunga il più importante, tale situazione ebbe gravi conseguenze sul sistema creditizio (gli agricoltori avevano meno risparmi e meno capitali da investire) e provocò anche un forte calo della domanda interna. Il calo degli investimenti americani Come nel resto d’Europa, l’Italia subì in maniera negativa anche il calo degli investimenti americani. Nella seconda metà degli anni ’20, infatti, la politica deflativa e di moneta forte aveva attirato ingenti capitali dagli Stati Uniti, ma la crisi di Wall Street bloccò questo flusso, rendendo ancor più gravi le difficoltà del sistema finanziario.Come nel resto d’Europa, l’Italia subì in maniera negativa anche il calo degli investimenti americani. Nella seconda metà degli anni ’20, infatti, la politica deflativa e di moneta forte aveva attirato ingenti capitali dagli Stati Uniti, ma la crisi di Wall Street bloccò questo flusso, rendendo ancor più gravi le difficoltà del sistema finanziario.

6 Storia Economica - Lezione 116 La crisi in Italia La crisi industriale I problemi finanziari e la mancanza di liquidità misero ben presto in difficoltà le industrie. Già nel 1931 alcune grandi industrie si trovarono a fare i conti sia con il calo della domanda, sia con la stretta creditizia. In meno di tre anni l’indice della produzione industriale calò di un quinto e il corso dei titoli azionari subì una svalutazione di oltre un terzo.

7 Storia Economica - Lezione 117 La grande crisi in Italia ( ) L’aumento dell’intervento statale: dall’IMI all’IRI

8 Storia Economica - Lezione 118 L’aumento dell’intervento statale: dall’IMI all’IRI Come nel resto del mondo, lo strumento principale per fronteggiare la crisi divenne la spesa pubblica. Le specificità del caso italiano, però, diedero una connotazione particolare a questo tipo di intervento: la debolezza del sistema industriale e i forti intrecci con il settore creditizio, portarono sempre più lo Stato ad assumersi compiti imprenditoriali e a dettare le linee di sviluppo del paese. Prima ancora di concentrarsi nella spesa militare, l’intervento statale mirava a ristrutturare sia l’apparato industriale che quello bancario, attraverso l’acquisizione da parte di enti pubblici di interi gruppi industriali e finanziari.

9 Storia Economica - Lezione 119 L’aumento dell’intervento statale: dall’IMI all’IRI L’IMI Poiché la crisi stava facendo crollare il valore dei titoli azionari che le banche miste tenevano a garan- zia dei propri crediti, vi era il concreto pericolo che l’intero settore finanziario venisse travolto dalla recessione. Per evitare ciò lo Stato intervenne attra- verso l’Istituto di liquidazione, che acquistava i pac- chetti azionari posseduti dalle banche, e creando nel 1931 l’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) che si sosti- tuiva alle banche, concedendo mutui alle imprese private e assumendone partecipazioni azionarie.Poiché la crisi stava facendo crollare il valore dei titoli azionari che le banche miste tenevano a garan- zia dei propri crediti, vi era il concreto pericolo che l’intero settore finanziario venisse travolto dalla recessione. Per evitare ciò lo Stato intervenne attra- verso l’Istituto di liquidazione, che acquistava i pac- chetti azionari posseduti dalle banche, e creando nel 1931 l’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) che si sosti- tuiva alle banche, concedendo mutui alle imprese private e assumendone partecipazioni azionarie.L’IRI Con l’aggravarsi della crisi era chiaro che occorrevano interventi strutturali. Nel 1933 venne creato l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Attraverso questo ente lo stato assunse la proprietà dei più importanti complessi industriali del paese, che venivano così sottratti al controllo delle banche. Nel 1937 l’IRI venne trasformato in organo permanente, perdeva in questo modo la sua funzione anticongiunturale e diventava strumento privilegiato di intervento statale nell’economia.Con l’aggravarsi della crisi era chiaro che occorrevano interventi strutturali. Nel 1933 venne creato l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Attraverso questo ente lo stato assunse la proprietà dei più importanti complessi industriali del paese, che venivano così sottratti al controllo delle banche. Nel 1937 l’IRI venne trasformato in organo permanente, perdeva in questo modo la sua funzione anticongiunturale e diventava strumento privilegiato di intervento statale nell’economia.

10 Storia Economica - Lezione 1110 L’aumento dell’intervento statale: dall’IMI all’IRI La finanza pubblica e la politica monetaria Questi pesanti interventi fecero, ovviamente, lievitare la spesa pubblica. Il tentativo di finanziare le uscite con il debito riuscì solo in parte e ben presto venne abbandonata la politica di difesa della Lira. Se ancora nel la moneta italiana si era dimostrata tra le più stabili, negli anni successivi si ricorse alla svalutazione per coprire il deficit di bilancio; l’inflazione fu limitata solo da un forte contenimento dei salari, con ovvie ripercussioni sul mercato interno.

11 Storia Economica - Lezione 1111 La grande crisi in Italia ( ) Politica coloniale e autarchia

12 Storia Economica - Lezione 1112 Politica coloniale e autarchia Nel 1935 l’Italia attaccò l’Etiopia, la politica coloniale diventava quindi uno dei fattori principali di ripresa economica. Il riarmo, l’emigrazione e gli investimenti nelle nuove e vecchie colonie stimolarono una certa crescita industriale e il riassorbimento di parte della disoccupazione. Quando la Società delle Nazioni inflisse all’Italia le sanzioni economiche, a causa proprio dell’invasione dell’Etiopia, il regime sfruttò questo isolamento (in realtà solo parziale) a fini propagandistici per sancire, nel 1936, l’autarchia, cioè la totale autonomia del paese dai mercati internazionali.

13 Storia Economica - Lezione 1113 Politica coloniale e autarchia La politica coloniale e il riarmo La preparazione dell’invasione dell’Etiopia e la successiva colonizzazione diedero impulso alle industrie nazionali (in particolare quella bellica e in generale l’industria pesante). La costruzione di infrastrutture nelle colonie provocò una consi- stente domanda di manodopera che permise di ridurre la disoccupazione. Nella seconda metà degli anni ’30, come nel resto del mondo, anche l’Italia imboccò decisamente la strada del riarmo, con ricadute positive sull’industria nazionale.La preparazione dell’invasione dell’Etiopia e la successiva colonizzazione diedero impulso alle industrie nazionali (in particolare quella bellica e in generale l’industria pesante). La costruzione di infrastrutture nelle colonie provocò una consi- stente domanda di manodopera che permise di ridurre la disoccupazione. Nella seconda metà degli anni ’30, come nel resto del mondo, anche l’Italia imboccò decisamente la strada del riarmo, con ricadute positive sull’industria nazionale. L’autarchia A seguito dell’invasione dell’Etiopia la Società delle Nazioni inflisse all’Italia le sanzioni economiche, una sorta di embargo che in realtà ebbe un’efficacia molto limitata perché molti paesi (come Germania e Giappone) non applicarono le sanzioni. Ma il regime sfruttò questo isolamento per dichiarare l’autarchia e cercare di sostituire al massimo le importazioni con prodotti nazionali. Le sanzioni permisero al fascismo di ricompattare l’opinione pubblica intorno agli obiettivi politico-militari del regime.A seguito dell’invasione dell’Etiopia la Società delle Nazioni inflisse all’Italia le sanzioni economiche, una sorta di embargo che in realtà ebbe un’efficacia molto limitata perché molti paesi (come Germania e Giappone) non applicarono le sanzioni. Ma il regime sfruttò questo isolamento per dichiarare l’autarchia e cercare di sostituire al massimo le importazioni con prodotti nazionali. Le sanzioni permisero al fascismo di ricompattare l’opinione pubblica intorno agli obiettivi politico-militari del regime.

14 Storia Economica - Lezione 1114 Politica coloniale e autarchia La ripresa nella seconda metà degli anni ‘30 E’ innegabile che nella seconda metà degli anni ’30 anche l’economia italiana fece segnare una certa ripresa. Ma tale ripresa si concentrò in alcuni settori, stimolati dalla domanda pubblica e non permise, in ogni caso, il completo recupero rispetto ai livelli raggiunti prima del ’29. La struttura industriale del paese venne profondamente modificata dagli interventi effettuati in quel periodo: le concentrazioni oligopolistiche in alcuni settori di particolare importanza (elettrico, cantieristico, automobilistico, ecc.) e il ruolo delle imprese pubbliche, diverranno un tratto caratteristico dell’industria anche dopo la caduta del fascismo.

15 Storia Economica - Lezione 1115 La grande crisi in Italia ( ) L’industria in Italia alla vigilia della seconda guerra mondiale

16 Storia Economica - Lezione 1116 L’industria in Italia alla vigilia della seconda guerra mondiale La lunga depressione e gli interventi statali, di carattere anticongiunturale e strutturale, modificarono in profondità l’assetto industriale del paese. Si accentuò il divario già esistente tra grande e piccola industria che rappresen- tava un vero e proprio dualismo: da un lato l’intervento statale favoriva le concentrazioni oligopolistiche e dall’altro vi era un recupero di attività a minore contenuto tecnologico e più assimilabili all’artigianato. La presenza di capitali pubblici nell’industria era superiore a quella di ogni altro paese occidentale.La lunga depressione e gli interventi statali, di carattere anticongiunturale e strutturale, modificarono in profondità l’assetto industriale del paese. Si accentuò il divario già esistente tra grande e piccola industria che rappresen- tava un vero e proprio dualismo: da un lato l’intervento statale favoriva le concentrazioni oligopolistiche e dall’altro vi era un recupero di attività a minore contenuto tecnologico e più assimilabili all’artigianato. La presenza di capitali pubblici nell’industria era superiore a quella di ogni altro paese occidentale. L’industria meccanica Sotto l’impulso della domanda pubblica, con scopi bellici, l’industria meccanica conobbe una crescita molto accentuata nella seconda metà degli anni ‘30. Tra il ’35 e il ’40 raddoppiò il numero di addetti in questo settore; particolarmente accentuata era la presenza dell’IRI nella meccanica, le cui imprese nel ’38, rappresentavano il 42% del comparto.Sotto l’impulso della domanda pubblica, con scopi bellici, l’industria meccanica conobbe una crescita molto accentuata nella seconda metà degli anni ‘30. Tra il ’35 e il ’40 raddoppiò il numero di addetti in questo settore; particolarmente accentuata era la presenza dell’IRI nella meccanica, le cui imprese nel ’38, rappresentavano il 42% del comparto.

17 Storia Economica - Lezione 1117 L’industria in Italia alla vigilia della seconda guerra mondiale La piccola impresa Nello stesso periodo in cui la grande industria era sottoposta a un massiccio intervento statale e a una riorganizzazione complessiva, la piccola impresa conosceva uno sviluppo molto accentuato. In particolare va sottolineata la crescita di settori come il conciario, l’agroalimentare, del legno e l’abbigliamento.Nello stesso periodo in cui la grande industria era sottoposta a un massiccio intervento statale e a una riorganizzazione complessiva, la piccola impresa conosceva uno sviluppo molto accentuato. In particolare va sottolineata la crescita di settori come il conciario, l’agroalimentare, del legno e l’abbigliamento. La grande impresa Lo Stato non limitava il proprio intervento alle aziende pubbliche, ma anche la grande impresa privata si giovò del forte protezionismo adottato dal regime. Ovviamente la crescita indotta da tale politica creava forti inefficienze e un certo ritardo tecnologico.Lo Stato non limitava il proprio intervento alle aziende pubbliche, ma anche la grande impresa privata si giovò del forte protezionismo adottato dal regime. Ovviamente la crescita indotta da tale politica creava forti inefficienze e un certo ritardo tecnologico.


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