La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Comunicazione del rischio In termini generali, possiamo intendere la “comunicazione del rischio” come l’insieme dei processi di scambio di informazioni.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Comunicazione del rischio In termini generali, possiamo intendere la “comunicazione del rischio” come l’insieme dei processi di scambio di informazioni."— Transcript della presentazione:

1 Comunicazione del rischio In termini generali, possiamo intendere la “comunicazione del rischio” come l’insieme dei processi di scambio di informazioni relative a dati epidemiologici, esiti di indagini, fenomeni, eventi con possibili effetti dannosi sulla salute e/o sull’ambiente, tra i soggetti potenzialmente interessati.

2 Cos’è il rischio? L’eventualità che si verifichi qualcosa di negativo. La possibilità di esporre qualcosa di positivo ad un danno. La parola indica solamente i rischi pericolosi, per esprimere la promessa di cose buone si usano altri termini (opportunità)

3 Cos’è il rischio? Come si può notare, quello di rischio è un concetto che associa due elementi fondamentali: – il primo è la probabilità che un determinato evento si verifichi, – l’altro elemento è la conseguenza dell’evento.

4 Il rischio oggi Ad oggi, l’uomo occidentale ha raccolto con successo un numero crescente di sfide settoriali per aumentare la sua sicurezza e il suo benessere. Ma ha prodotto situazioni inedite dagli sviluppi difficilmente prevedibili, che possono fungere da moltiplicatori esponenziali di rischio.

5 Il rischio e il pericolo Affrontando la tematica del rischio, però, bisogna fare delle distinzioni che riguardano la parola rischio e la parola pericolo. Nel senso comune queste due parole assumono spesso lo stesso significato, ma è necessario evidenziare alcune differenze significative.

6 Il pericolo e il rischio Il pericolo esprime la potenzialità di una determinata entità o situazione di causare un danno mentre il rischio è espressione dell’eventualità che l’evento dannoso si verifichi moltiplicato per la gravità degli esiti stessi del danno.

7 Il pericolo e il rischio Il pericolo ha una forte componente oggettiva, che è legata esclusivamente alla presenza della fonte di pericolo stessa; il rischio ha una natura complessa che è fondamentalmente legata all’incertezza del verificarsi dell’evento negativo.

8 Il pericolo e il rischio il rischio è caratterizzato da sempre più numerosi latent side effects, (effetti collaterali latenti) indotti dal progresso delle scienze che “quanto più calcolano razionalmente, tanto più rendono complessa la costruzione del calcolo e incerto il futuro” Lhumann

9 Perché comunicare il rischio? Nella considerazione della parola rischio viene inserita anche la capacità percettiva e decisionale dell’individuo. Infatti, si parla di rischio soltanto quando può essere presa una decisione. Altrimenti perché comunicare il rischio?

10 La confusione dei termini Una volta separato il concetto irreale del rischio (Beck, 1986) da quello più concreto del pericolo, è ora necessario separare alcuni concetti che - nel quadro della più ampia tematica del rischio – sono stati in molti casi considerati intercambiabili, generando spesso confusione.

11 Crisi, emergenza, disastro Crisi, emergenza e disastro sono termini che riguardano tutti un allontanamento dalla situazione di normalità (definita come situazione di equilibrio dalla teoria dei sistemi), ma con caratteristiche e dinamiche diverse. La sicurezza assoluta e definitiva non esiste

12 Emergenza Si definisce emergenza: – un problema acuto che necessita di un intervento urgente presumibilmente allo scopo di prevenire un peggioramento della situazione – Essa si riferisce a quegli eventi caratterizzati da una “alta tensione”, che si manifestano improvvisi e che perdurano fino alla predisposizione di una soluzione mirata.

13 Crisi Per crisi si intende un evento straordinario che provoca uno squilibrio tra le componenti di una realtà, producendo un effetto negativo sulle attività umane La differenza rispetto all’emergenza sta nel fatto che la crisi è un evento che parte dalla normalità e si sviluppa, deviando drammaticamente da essa, in un crescendo di tensione

14 Disastro Il disastro è un processo con un decorso molto più naturale in quanto è un cambiamento repentino di una tale dimensione che tutti i mezzi immediatamente disponibili non riescono a gestire la situazione o a restaurare la normalità. Es. l’eruzione di un vulcano.

15 Crisi, emergenza, disastro Come si vede, dunque, sia la crisi, sia l’emergenza, sia il disastro hanno in comune alcuni aspetti importanti, come: – l’eccezionalità dell’evento, – la sua visibilità e – la necessità di approntare risposte tempestive e pertinenti

16 Società industriale e Società postindustriale In questi due tipi di società, si affermano sistemi di valori del tutto differenti. Le società di classe [U. Beck] rimangono legate all’idea di uguaglianza Mentre non è così per la società del rischio. Il progetto normativo che sta alla sua base e la spinge in avanti, è la sicurezza.

17 Rischio e società Ad una società fortemente impegnata alla soluzione di problemi di scarsità, subentra una società che espone gli individui al problema di dover evitare rischi sempre più crescenti. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di misura: – ho fame! – ho paura!

18 Il rischio Non è un’invenzione della modernità. Nel passato ognuno, nel cimentarsi in una impresa, metteva sempre in conto le incognite a cui andava incontro. Ma si trattava di rischi personali, non di pericoli globali Ecco allora che quella che era la società del rischio diventa, la società mondiale del rischio

19 Rischio e fragilità istituzionale La globalizzazione dei rischi mette in luce l'immensa difficoltà dello Stato-Nazione di predire, organizzare e controllare il rischio in un mondo di reti mondiali interattive e di fenomeni ibridi, soprattutto quando nessuno assume la responsabilità dei risultati.

20 Comunicare la sicurezza e comunicare il rischio Il paradosso della sanità pubblica: Affermare la validità delle misure di prevenzione attraverso la comunicazione. Segnalare i rischi possibili con misure di prevenzione che non raggiungono il “rischio zero”  Creare una empatia con la collettività  L’ascendente e l’autorità (autorevolezza/autoritarismo)

21 I segni e i linguaggi Per comunicare occorrono segni La semeiotica è una lettura di segni I segni possono dare origine a linguaggi I linguaggi possono essere verbali o non verbali Il linguaggio del corpo o quello del portamento professionale denotano la “coscienza di sé”

22 La comunicazione interna del Ssn Uniformare i codici di comunicazione: una definizione per ogni azione gestionale e sanitaria e un criterio unico per la classificazione e la ridistribuzione dei dati. Anagrafi trasparenti per operatori, utenze e organizzazioni interessate ai vari processi. Tracciabilità filiere attraverso sistemi di comunicazione con codici internazionali. Impostare l’organizzazione su principi di economia comunicativa.

23 Indicazioni e orientamenti Uno dei motivi per comunicare è quello di fornire indicazioni (anche leggi e regole) e orientamenti ai cittadini e agli utenti. Al telefono “si sentono” le voci disponibili così come quelle scostanti. Le mappe o le istruzioni proiettano la nostra percezione dell’ambiente. I media creano relazioni con un gran numero di persone che non incontriamo e non conosciamo. L’art. 3 della Costituzione dice che “è un obbligo rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità dei cittadini, senza distinzioni di lingua…”

24 Simmetrici o complementari La simmetria delle relazioni si basa sull’uguaglianza (es. tra servizi). La complementarità sulla differenza. Entrambe derivano da un giudizio reciproco e si basano sulla verifica continua delle rispettive posizioni. Per un giudizio reciproco occorre innanzi tutto un giudizio su di sé.

25 Impossibile non comunicare L’assenza di comunicazione è una comunicazione L’assenza di comunicazione non viene lamentata e non viene rilevata l’esistenza di una fonte della comunicazione Se i Servizi Sanitari non comunicano: o comunicano involontariamente una carenza di intervento istituzionale. o consolidano la convinzione della loro inesistenza agli occhi della società.

26 Essere in relazione  Pur parlando degli stessi argomenti: Un cultore dell’omeopatia e un medico allopata spesso non si intendono. Così accade spesso per il sindacalista e il datore di lavoro.  Nella comunicazione interna ai servizi ed esterna ad essi occorrono codici uniformi e percorsi comunicativi appropriati.  Prima di parlare bisogna ascoltare.  Per farsi capire occorre prima capire.

27 I presupposti scientifici Il saper fare scientifico necessita di presupposti. I presupposti devono essere chiari ed enunciabili Tuttavia,il progresso scientifico basa la sua forza sulla capacità di rivedere sempre i presupposti per crearne di nuovi. I presupposti devono essere modificabili. La comunicazione è indispensabile per il progresso.

28 Perché comunicare ? Comunicare qualcosa/esprimere. Comunicare a qualcuno/trasmettere. Se c’è un interlocutore questo deve reagire ad una informazione. Si insatura un meccanismo a feedback. Per comunicare occorre una percezione di sé. Per una comunicazione efficace occorre che i destinatari possano capire i significati dei messaggi. Questo processo genera una “coevoluzione”.

29 Comunicazione del rischio In termini generali, possiamo intendere la “comunicazione del rischio” come l’insieme dei processi di scambio di informazioni, relative a dati epidemiologici, esiti di indagini, fenomeni, eventi con possibili effetti dannosi sulla salute e/o sull’ambiente, tra i soggetti potenzialmente interessati.

30 Comunicazione del rischio Presuppone il superamento di approcci tradizionali che la intendevano come un passaggio unidirezionale dagli “esperti” al “pubblico”. Diventa comunicazione a più vie, per sviluppare forme di relazione fra gli attori, dialogo con contenuti informativi adatti alla molteplicità delle prospettive nell’analisi e nella gestione dei rischi.

31 Comunicazione del rischio Non si tratta quindi solo di “informazione” che viene veicolata, bensì di condivisione di informazioni, di opinioni, di timori, ecc., in una “leale” interazione. Diviene centrale il tema del “riconoscimento” e della fiducia tra i diversi attori coinvolti nei processi di comunicazione.

32 Comunicazione del rischio Il nodo della “autorevolezza” riguarda in primo luogo le istituzioni, che devono confermare e accrescere la loro credibilità. Ciò vale anche per i media. I media assumono un ruolo di crescente rilievo, in virtù delle loro capacità di orientare l'attenzione collettiva e di rappresentare immagini della realtà con grandi potenzialità diffusive.

33 Comunicazione del rischio Il tema della comunicazione del rischio trova i primi riscontri normativi nel campo del rischio industriale. Le direttive comunitarie “Seveso” (1982), stabiliscono che le popolazioni esposte siano informate sui rischi, sulle misure adottate per minimizzarli e sulla condotta da tenere nel caso si verifichi un incidente, e tali obblighi sono recepiti nell’ordinamento italiano.1982

34 Comunicazione del rischio Una informazione efficace è rilevante ai fini della prevenzione, che è favorita dalla trasparenza delle informazioni e dalla consapevolezza diffusa dei rischi. Contribuisce allo sviluppo di una vera e propria “cultura del rischio”, rivestendo inoltre un notevole ruolo nel promuovere, in particolari situazioni di pericolo, comportamenti adeguati.

35 Comunicazione del rischio Nella progettazione e nell’attuazione delle politiche informative, occorre cogliere la complessità dell’oggetto “rischio”, che non è esaurita dalla sola complessità tecnica Conta in modo determinante la percezione sociale del rischio che condiziona il reale svolgimento dei processi comunicativi

36 Comunicazione del rischio Nel processo di comunicazione del rischio si deve tener conto che ogni aggregato sociale coinvolto è portatore di diversi valori, conoscenze, bisogni, interessi, aspettative che devono essere noti a chi voglia dare informazione in modo mirato.

37 Comunicazione del rischio Tener conto della diversità dei tanti “pubblici” non esime dalla necessità prioritaria di una informazione chiara, scientificamente attendibile, che abbia come sua essenziale finalità quella di promuovere una condivisione di significati, un comune approccio nell’interpretazione di fenomeni complessi, e una auspicabile maggiore partecipazione positiva dei cittadini ai processi decisionali.

38 Comunicazione del rischio E’ consueto il ricorso ad una assegnazione soggettiva di probabilità, in assenza di serie storiche di dati su cui costruire fondate probabilità oggettive. Nella valutazione entrano dunque elementi di conoscenza ed esperienza personale che spiegano differenti risultati e conseguenti controversie fra analisti.

39 Comunicazione del rischio Alle discrepanze nell'analisi di rischio originate da scelte tecniche contrastanti si aggiungono, nella valutazione, considerazioni di tipo psicologico, culturale, sociale, etico, ideologico e politico- amministrativo.

40 Comunicazione del rischio Non tutti i rischi interessano alla gente: l’attenzione selettiva si concentra su pericoli specifici, trascurandone altri. Ciò è dovuto al fatto che la “percezione” di ciò che temiamo è mediata dai sistemi di credenze che condividiamo col gruppo di appartenenza, in breve: dalla cultura.

41 Comunicazione del rischio L’analisi quantitativa, sebbene di fondamentale importanza per analizzare e ridurre le incertezze relative agli eventi, non esaurisce appieno la complessità della tematica del rischio, soprattutto in ordine alle problematiche comunicative ad essa connesse.

42 Comunicazione del rischio Elementi costitutivi della comunicazione sono: l’emittente il ricevente o target il messaggio il modo di comunicare il tempo della comunicazione il luogo dove avviene la comunicazione il motivo della comunicazione

43 Chi e come comunicare Chi comunica il rischio deve: – essere autorevole, possibilmente facente parte di Organismi accreditati – basarsi su evidenze scientifiche – basarsi su conoscenze e dati certi

44 Il rischio alimentare “Il rischio è inversamente proporzionale alla conoscenza” Irving Fischer La teoria del capitale e dell’interesse “Se non siamo in grado di misurare quello di cui stiamo parlando e di esprimerlo in numeri, allora la nostra conoscenza è misera e insoddisfacente” Lord Kelvin

45 Quanto è grande il problema della sicurezza alimentare? Il CDC (Centers for Diseases Control) Infectious Disease Information Food-Related Diseases dichiara:  76 million Americans get sick,  more than 300,000 are hospitalized,  and 5,000 people die from foodborne illnesses each year

46 Cosa succede in Italia ? Distribuzione degli isolamenti di Salmonella per regione e per fonte di isolamento REGIONEUomoFonti non umane Non notoTotale Emilia- Romagna Lombardia Veneto Sicilia Trentino Lazio Toscana Piemonte Campania0303

47 Il valore dei rischio Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nei primi 8 mesi del 2006 le miniere di carbone cinesi hanno ucciso persone in incidenti causati da alluvioni, esplosioni ed allagamenti.

48 Il valore dei rischio Influenza aviare in Cina Totale Cases deaths cases deaths cases deaths cases deaths cases deaths

49 Comunicati stampa

50 I comunicati stampa servono per annunciare alla “stampa” qualcosa di nuovo ed interessante. Devono: – essere semplici, mirati ed efficaci – dire qualcosa di interessante per le persone, non per l’organizzazione che li scrive (“notiziabilità”) – avere un buon incipit (interessante, specifico, diretto: non banale) – trovare l’approccio migliore per rendere la notizia appetibile – utilizzare la tecnica della “piramide rovesciata” – essere rivolti ad un gruppo specifico di lettori Di seguito, qualche consiglio.

51 Un buon comunicato Non più di un paio di cartelle, meglio se condensato in una. Non scrivere troppo fitto: la spaziatura fra le righe permette al giornalista di fare le dovute correzioni A margine, nome e numero di telefono diretto di chi contattare per ulteriori informazioni Grafici, tabelle e fotografie sono optional, ma neanche da scartare

52 Comunicati stampa 1) L’intestazione deve essere sempre scritta in forma attiva. Non importa se ciò che volete comunicare è già accaduto da qualche giorno o settimana: l’intestazione deve lasciare intendere che il fatto è “fresco di giornata”.

53 Comunicati stampa 2) Il testo del comunicato deve essere coniugato al passato Se per l’intestazione è consentito “mentire” un po’ il resto del comunicato stampa deve raccontare il vero. Quindi, se il fatto è accaduto tre settimane prima, il comunicato ne parlerà usando i verbi al passato.

54 Comunicati stampa 3) Il primo paragrafo non deve svelare tutto. Deve essere breve (un paio di frasi) e indicare chi, cosa, dove quando e perché. Nel resto del comunicato si approfondisce la notizia. Molti professionisti della comunicazione non leggeranno oltre il primo paragrafo. E’ utile cominciate il comunicato scrivendo la data, il nome della città e dello Stato in cui ci si trova.

55 Comunicati stampa 4) Il comunicato stampa va scritto come un articolo di giornale. Non deve trapelare alcun interesse nel promuovere la propria organizzazione. L’obiettivo è quello di annunciare la notizia e spiegare perché questa sia rilevante. Evitare frasi quali “siamo lieti di annunciare” o altre frasi di tipo promozionale. Scrivere invece il comunicato in modo che i media possano “copiare e incollare” nel loro articolo.

56 Comunicati stampa 5) Utilizzare lo stile della piramide rovesciata. La struttura di un buon comunicato stampa è “largo in cima e sottile in fondo”. Le informazioni importanti vengano dette subito, seguono quelle semi-importanti e si chiude con le informazioni di cui si potrebbe anche fare a meno. Se un redattore vuole pubblicare la vostra notizia ma dispone di uno spazio limitato, può pubblicare un testo completo anche se taglia il finale.

57 Comunicati stampa 6) Utilizzare le virgolette. E’ la maniera appropriata per citare frasi di altri senza dirle esplicitamente nel corpo del testo. La frase citata deve essere stata pronunciata dalla più alta figura in carica di quella specifica attività e solitamente le virgolette seguono il primo paragrafo e possono ricomparire più avanti in modo da dare l’impressione di leggere un vero articolo di giornale. Quando si cita qualcuno per la prima volta, è bene riportare il nome completo e la carica rivestita. Poi sarà sufficiente riportare il solo cognome.

58 Comunicati stampa 7) Fornire informazioni per i contatti diretti. Può accadere che il giornalista voglia avere maggiori informazioni. Non dimenticare di mettere i riferimenti di contatto necessari nelle righe che precedono il comunicato o nell’ultimo paragrafo se i contatti sono molto dettagliati (Tel., mail, Sito Web, ecc.).

59 Comunicati stampa 8) Leggete qualche esempio prima di cominciare a scrivere. Potrebbe risultare utile, prima di cominciare a scrivere, leggere alcuni buoni esempi di comunicati stampa realizzati in maniera corretta.

60 Comunicati stampa Il comunicato stampa non è: – Un invito ad un evento (l’evento non è mai una notizia, ma il tema dell’evento si) – Una panoramica sull’azienda – Un redazionale o un pubbli-redazionale – Pubblicità gratuita (o almeno non è solo quello!)

61 Comunicati stampa Obiettivi del comunicato stampa: – dare visibilità immediata – creare una buona reputazione aziendale – comunicare una novità in azienda – dare un’immagine trasparente dell’azienda, parlando anche dei problemi e di come si intende risolverli (raramente)

62 Agenzie di stampa: un buon modello Flash iniziale (la notizia nuda e cruda in una o due righe) La notizia vera e propria (il “take”, 145 parole) Il servizio giornalistico (756 parole) L’approfondimento (379 parole) La scheda di appoggio storico (ricordiamoci di quando… 738 parole)

63 Compito dell’ufficio stampa Assicura l’elaborazione e l’attuazione del piano di diffusione dell’immagine aziendale. Cura i rapporti con i mass-media e con gli organismi istituzionali e associativi del giornalismo. Individua, seleziona e classifica i centri di informazione di interesse per l’impresa Fa pervenire le informazioni giuste solo al destinatario finale “giusto”. Cerca di ottenere la comprensione e la simpatia dei giornalisti mediante un rapporto, anche personale, a carattere continuativo e organizzato.

64 Oltre alla scrittura… Il comunicato stampa non deve essere abbandonato a se stesso (telefonare almeno ai redattori con i quali si ha un rapporto amichevole). Al telefono si possono spiegare a voce le cose che non si sono potute dire nel comunicato. Se il comunicato non fosse ripreso dagli organi di stampa il giorno successivo ci si può così informare sui motivi della mancata pubblicazione. (Non esprimere irritazione ma solo rammarico!).

65 Comunicati stampa Prima di pubblicare un comunicato stampa è importante interrogarsi: – sulla tempistica (è il momento giusto per attirare l’attenzione su di sé?) – sull’attinenza settoriale (pubblicare il comunicato su media adeguati) – sulla completezza delle informazioni (nomi, dati, riferimenti, geolocalizzazione) – sulla chiarezza delle informazioni (è chiaro quale sia la notizia principale?)

66 Il fattore tempo I comunicati devono arrivare in mattinata o nel primissimo pomeriggio I comunicati possono arrivare alle otto o alle nove di sera solo se hanno una priorità assoluta Se un giornale scopre che una notizia è stata pubblicata già da un altro, può decidere di non riprendere una notizia che è diventata già vecchia Una manovra condotta male rischia di portare a una copertura parziale e insoddisfacente

67 L’embargo Consiste nel chiedere ai giornali di non pubblicare la notizia (e alle agenzie di non diffonderla) prima di una certa ora e di una certa data indicata con chiarezza alla testa del comunicato. Vantaggio: all’azienda consente di agire con calma e precisione, ai giornali di non farsi prendere alla sprovvista. Rischio: se qualcuno non rispetta il vincolo di natura etica (accordo fra gentiluomini) “brucia” la notizia pubblicandola in anticipo.

68 L’appoggio Alcuni comunicati servono ad annunciare un evento, un convegno o una conferenza stampa. In questo caso l’obiettivo è quello di farlo pubblicare dal maggior numero di media in modo da attirare la massima attenzione sul successivo evento L’appoggio consiste nel telefonare al giornalista per avvertirlo dell’invio del comunicato. Per il giornalista, l’appoggio è una seccatura tremenda. L’appoggio deve servire a suscitare l’attenzione (messa in allerta)

69 L’ABC dell’addetto stampa Accuratezza: essere sicuri di ciò che si scrive, controllare le informazioni presso la fonte ufficiale, le cifre, i dati, evitare gli errori di grammatica e di sintassi Brevità: concentrare il comunicato nel minor numero di parole, abolendo aggettivi e avverbi superflui e ogni altro tipo di involuzione. Chiarezza: parlare lo stesso linguaggio del lettore, ossia del giornalista, che a propria volta dovrà parlare quello dei suoi lettori; facilitargli il compito vorrà dire migliorare il risultato che si desidera ottenere Un’idea in ogni periodo Un concetto compiuto in ogni frase Sequenze lineari di soggetto, verbo e complemento

70 Altri trucchi del mestiere Esempio di forma grafica per evidenziare la notizia: – Tutto maiuscolo i titoli; – In bold i sommarietti; – In corsivo le parole chiave del testo; – Usare caratteri del tipo Helvetica, più lineari e con meno rischi di “impastature”, soprattutto via fax o in fotocopiatura Il titolo è sempre utile? – illustra in modo sintetico i contenuti del testo – Consente di capire che cosa contiene il comunicato – Deve essere breve – Deve puntare su uno o massimo due elementi chiave – Lo scopo è di informare evitando gli slogan pubblicitari

71 Editing Controllare sempre i testi. Suggerimenti, anche se elementari, riguardanti: – Abbreviazioni – Accenti – Apostrofo – Il corsivo – Maiuscolo/minuscolo – Abbreviazioni delle unità di misura – I numeri – Le parentesi – I puntini di sospensione, il trattino e le virgolette

72 I maestri George Orwell scriveva nel saggio Politics and the English language: – Non usare mai metafore, similitudini o altre figure retoriche che sei abituato a vedere sulla stampa – Non usare mai una parola lunga se ce n’è una più corta – Se puoi tagliare una parola tagliala sempre – Non usare mai la forma passiva quando puoi usare quella attiva – Non usare mai una parola straniera, un termine scientifico o una espressione gergale quando c’è un equivalente nella lingua quotidiana.

73 I maestri Ernest Hemingway indicava come modello di scrittura il Manuale di stile del “Kansas City Star”, giornale per il quale lavorava in gioventù: – frasi brevi – attacchi brevi – lingua robusta – essere positivo, non negativo – evitare il passivo – eliminare ogni parola superflua

74 I maestri Italo Calvino, nelle Lezioni Americane suggerisce sei parole chiave: – Leggerezza – Rapidità – Esattezza – Visibilità – Molteplicità – Coerenza

75 Qualche suggerimento per migliorare Quando si disegna un soggetto in prospettiva, si fissano preventivamente alcuni punti lungo i quali si tracceranno le linee. I punti sono una deformazione della realtà, ma servono a far percepire distanze e rapporti. Un fotografo, quando vuole esprimere una raffigurazione complessa (es. un'atmosfera con tanti elementi), raggiunge il suo fine se si concentra su un particolare o un gesto, capace di rappresentare il tutto.

76 Qualche suggerimento per migliorare In molte scritture ogni singola frase è corretta ed esaustiva ma la successiva sembra metterla in dubbio introducendo una riflessione integrativa che costringe a rileggere la frase precedente per sentirsi rassicurati. Tutto questo genera un processo lento. In una conferenza o in una relazione è bene dichiarare nelle prime due frasi qual è l'obiettivo (la tesi che si vuole dimostrare) e quali sono gli ostacoli interpretativi. Talvolta si rende necessaria a metà percorso una sosta riflessiva, in cui si riprende in mano il preambolo e si giustifica così il percorso seguito.

77 Qualche suggerimento per migliorare Analogamente, il giornalista deve conquistarsi l'interesse di lettura con le prime frasi: la prima per dichiarare l'argomento e la sua importanza, la seconda per preannunciare il metodo di racconto (intervista oppure inchiesta oppure confronto di opinioni). Nel caso di comunicazioni complesse, può essere utile la divisione preventiva in più “pezzi”, raccordati tra loro da brevi richiami. Questa operazione diventa più difficile per chi “passa” il pezzo in stampa.


Scaricare ppt "Comunicazione del rischio In termini generali, possiamo intendere la “comunicazione del rischio” come l’insieme dei processi di scambio di informazioni."

Presentazioni simili


Annunci Google