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Il modello ICF per una cultura inclusiva: progettazione educativa, e strumenti di intervento.

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Presentazione sul tema: "Il modello ICF per una cultura inclusiva: progettazione educativa, e strumenti di intervento."— Transcript della presentazione:

1 Il modello ICF per una cultura inclusiva: progettazione educativa, e strumenti di intervento

2 excursus Dalle classi differenziali all’integrazione scolastica Relazione Falcucci, Legge 517/77 del 4 agosto 1977 abolizione delle classi differenziali per gli alunni svantaggiati. consentito a tutti gli alunni in situazione di handicap di accedere alle scuole elementari e alle scuole medie inferiori. insegnanti di sostegno specializzati, numeri di alunni per classe non superiore a venti, interventi specialistici dello Stato e degli Enti Locali.

3 excursus Legge 104 del 5 febbraio 1992 sancisce il diritto all’istruzione e all’educazione nelle sezioni e classi comuni per tutte le persone in situazione handicap precisando che “l’esercizio di tale diritto non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap”

4 Legge 104 / 1992 Art Diritto all'educazione e all'istruzione. 1. Al bambino da 0 a 3 anni handicappato è garantito l'inserimento negli asili nido. 2. E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie. 3. L'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.

5 Legge 104/1992 Art Diritto all'educazione e all'istruzione 5. All'individuazione dell'alunno come persona handicappata ed all'acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico MPI. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handicappata. 8. Il profilo dinamico-funzionale è aggiornato a conclusione della scuola materna, della scuola elementare e della scuola media e durante il corso di istruzione secondaria superiore.

6 Legge 104/1992 Art Integrazione scolastica 1. L'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti pubbici o privati. 2. Per le finalità di cui al comma 1, gli enti locali e le unità sanitarie locali possono altresì prevedere l'adeguamento dell'organizzazione e del funzionamento degli asili nido alle esigenze dei bambini con handicap, al fine di avviarne precocemente il recupero, la socializzazione e l'integrazione, nonché l'assegnazione di personale docente specializzato e di operatori ed assistenti specializzati. 6. Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti.

7 Legge 104/1992 Art Modalità di attuazione dell'integrazione percorsi di formazione del personale della scuola Art Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica GLIP e GLH Art Valutazione del rendimento e prove d'esame Prove equipollenti Poi DPR 323/1998 – percorsi differenziati

8 excursus Legge n /11/2000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali“ La Legge 328/00 definisce la programmazione e l’organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. In particolare l'articolo 14 prevede "per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell’ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell’istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d’intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell’interessato, un progetto individuale".

9 Accertamento e diagnosi D.P.C.M. 23 febbraio 2006, n. 185 Verbale di accertamento Diagnosi funzionale Profilo dinamico funzionale PEI Piano Educativo Personalizzato

10 Dalla logica dell’integrazione alla logica dell’inclusione Verso l’ICF 20 marzo 2008 Intesa in Conferenza Unificata Intesa tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane in merito alle modalità e ai criteri per l'accoglienza scolastica e la presa in carico dell'alunno con disabilità.

11 Intesa del 20 marzo 2008 Articolo 2 (Individuazione e percorso valutativo della persona disabile) Individuazione della disabilità della persona (certificazione - diagnosi clinica) In base all'art. 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, Diagnosi Funzionale (DF) … è l'atto di valutazione dinamica di ingresso e presa in carica, per la piena integrazione scolastica e sociale. Alla Diagnosi Funzionale provvede l'Unità Multidisciplinare presente nei Servizi Specialistici per l'Infanzia e l'adolescenza del territorio di competenza. La Diagnosi Funzionale è redatta in tempi utili per !a predisposizione del Piano Educativo Individualizzato. 2.3 Revisione della diagnosi Ad ogni passaggio di grado di istruzione o in presenza di condizioni nuove e sopravvenute la diagnosi clinica/certificazione la Diagnosi Funzionale, devono essere riconsiderate in relazione all'evoluzione della persona. Per eventuali nuove individuazìoni di competenze professionali o di risorse strutturali, l'Unità Multidisciplinare è affiancata da docenti o operatori sociali che hanno già preso in carico l'alunna/o.

12 Intesa del 20 marzo 2008 Articolo 2 (Individuazione e percorso valutativo della persona disabile) Diagnosi Funzionale (DF) La Diagnosi Funzionale è redatta secondo i criteri del modello bio- psico-sociale alla base dell'ICF dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, e si articola nelle seguenti parti: - approfondimento anamnestico e clinico; - descrizione del quadro di funzionalità nei vari contesti; - definizione degli obiettivi in relazione ai possibili interventi clinici sociali ed educativi e delle idonee strategie integrate di intervento; - individuazione delle tipologie di competenze professionali e delle risorse strutturali necessarie per l'integrazione scolastica e sociale.

13 Intesa del 20 marzo 2008 Articolo 2 (Individuazione e percorso valutativo della persona disabile) Diagnosi Funzionale (DF) In questa nuova versione, la Diagnosi Funzionale include anche il Profilo Dinamico Funzionale e corrisponde, in coerenza coi i principi dell'ICF, al Profilo di funzionamento della persona. Per gli aspetti inerenti l'individuazione delle competenze professionali e delle risorse strutturali, l'Unità Multidisciplinare è affiancata da un esperto di pedagogia e didattica speciale designato dall'Ufficio Scolastico Provinciale e da un operatore esperto sociale in carico ai Piani di Zona, (art. 19 legge n. 328/2000) o agli Enti Locali competenti e ASL. La diagnosi funzionale viene sempre stesa dall'Unità multidisciplinare in collaborazione con scuola e famiglia. La verifica periodica della diagnosi funzionale è obbligatoria.

14 Lo scenario internazionale: la convergenza degli orientamenti Approccio per inclusione (in crescita) Approccio per distinzione (in diminuzione) Approccio misto (prevalente)

15 Lo scenario internazionale: la classificazione dell’OMS BES disabilità D.S.A. svantaggio

16 Verso un modello bio-psico-sociale Superamento dell’approccio specialistico di tipo segregante Superamento del modello medico-riabilitativo Superamento della categorizzazione dei BES in termini esclusivamente di malattia e disabilità Responsabilizzazione degli insegnanti e della comunità scientifica Adozione di un approccio ecologico-sistemico che connetta i vari contesti di vita

17 International Classification of Functioning, Disability and Health 21 maggio 2001: 54ª Assemblea Mondiale della Sanità 191 Paesi accettano la nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute come standard di valutazione e classificazione di salute e disabilità Lavoro iniziato nel 1993 dall’OMS come revisione del ICIDH del 1980 (International Classification of Impariment, Disability and Handicap – menomazioni, disabilità e svantaggi esistenziali) L’Italia è tra i 65 Paesi che hanno attivamente partecipato alla validazione dell’ICF Rete DIN – Disability Italian Network – coord. Ag. Reg. San. FVG

18 ICF – ICD-10 Le condizioni di salute in quanto tali (malattie, disturbi, lesioni, ecc.) vengono classificate principalmente nella Classificazioni Internazionale delle Malattie ICD La Classificazione Internazionale delle Malattie e la Classificazione Internazionale sul Funzionamento, sulla Disabilità e sulla Salute vanno considerate come complementari

19 ICF e ICD L’ICD-10 si basa sulla sequenza eziologia/patologia/ manifestazione clinica →fornisce una DIAGNOSI delle malattie L’ICF classifica il funzionamento e la disabilità associati alle condizioni di salute di quella persona che vive nel suo CONTESTO

20 Facilitatori e barriere

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22 Modello medico-individuale Modello sociale Problema personaleProblema sociale Trattamento individualeTrattamento sociale MedicalizzazioneSelf-help Dominanza dei professionisti Responsabilità individuale e collettiva CompetenzaEsperienza AssistenzaDiritti Adattamento individualeCambiamento sociale MODELLI A CONFRONTO

23 ICF modello BIO-PSICO- SOCIALE Abbiamo bisogno di un modello che permetta di valutare la globalità dell’alunno con disabilità all’interno del contesto in cui vive tenendo conto di tutte le relazioni in cui è coinvolto

24 ICF Il modello ICF offre oltre 1400 items per definire un profilo OMS prevede che se ne possano aggiungere altri e permette tramite il sito ufficiale di proporre suggerimenti e contributi

25 Struttura tecnica e vocabolario della classificazione ICF correla le condizioni di salute con l’ambiente Promuove un metodo di misurazione della salute, delle capacità e delle difficoltà Permette di individuare ostacoli da rimuovere o interventi da realizzare Perché l’individuo possa raggiungere il massimo della propria auto-realizzazione

26 Struttura tecnica e vocabolario della classificazione Funzioni corporee: funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, incluse le funzioni psicologiche Strutture corporee: le parti strutturali o anatomiche del corpo (organi, arti e loro componenti) classificati secondo i sistemi corporei Menomazione: perdita o anormalità nella struttura del corpo o nella funzione fisiologica (comprese le funzioni mentali)

27 Struttura tecnica e vocabolario della classificazione Attività: l’esecuzione di un compito o di una azione di un individuo; rappresenta la prospettiva individuale del funzionamento Limitazione delle attività: le difficoltà che un individuo può incontrare nell’eseguire delle attività - deviazione da lieve a grave, in termini quantitativi e qualitativi (sost. termine disabilità)

28 Struttura tecnica e vocabolario della classificazione Partecipazione: coinvolgimento in una situazione di vita → prospettiva sociale del funzionamento Restrizioni della partecipazione: problemi che un individuo può sperimentare nel coinvolgimento in situazioni di vita → paragonando individuo senza disabilità (sost. termine handicap)

29 Struttura tecnica e vocabolario della classificazione Fattori ambientali: contesto di vita di un individuo che hanno impatto sul funzionamento Fattori personali: contestuali correlati all’individuo ( età, sesso, classe sociale, mod. di comportamento).Non sono classificati da ICF, ma fanno parte del modello descrittivo del funzionamento

30 la definizione di funzionamento e disabilità di ICF (allegato 1 del “red book”) Disabilità: termine ombrello per menomazioni delle funzioni e delle strutture corporee, limitazioni delle attività e restrizioni della partecipazione. Essa indica gli aspetti negativi dell'interazione tra un individuo (con una condizione di salute) e i fattori contestuali di quell'individuo (fattori personali e ambientali)‏ Funzionamento: termine ombrello per le funzioni e le strutture corporee, le attività e la partecipazione. Essa indica gli aspetti positivi dell'interazione tra un individuo (con una condizione di salute) e i fattori contestuali di quell'individuo (fattori personali e ambientali)

31 Struttura del testo Parte prima. Funzioni e strutture del corpo e Attività e partecipazione definiscono le aree di funzionamento e disabilità Parte seconda. Fattori ambientali e Fattori Personali (non definiti da ICF) definiscono l’area del contesto

32 Parte prima I costrutti sono: Cambiamento nella funzione corporea Cambiamento nella struttura corporea Performance → ciò che un individuo fa nel suo ambiente attuale Capacità → l’abilità di un individuo di eseguire un compito o un’azione

33 Parte seconda I costrutti sono: Facilitatori nei fattori ambientali (limitano in funzionamento e riducono la disabilità) Barriere nei fattori ambientali (limitano in funzionamento e creano disabilità)

34 Componenti e domini ICF Condizioni fisiche: malattie varie, acute o croniche, fragilità, situazioni cromosomiche particolari, lesioni, ecc; Strutture corporee: mancanza di un arto, di una parte della corteccia cerebrale,ecc.; Funzioni corporee: deficit visivi, deficit motori, deficit attentivi, di memoria, ecc.;

35 Componenti e domini ICF Attività personali: scarse capacità di apprendimento, di applicazione delle conoscenze, di pianificazione delle azioni, di comunicazione e di linguaggio, di autoregolazione metacognitiva, di interazione sociale, di autonomia personale e sociale, di cura del proprio luogo di vita, ecc.; Partecipazione sociale: difficoltà a rivestire in modo integrato i ruoli sociali di alunno, a partecipare alle situazione sociali più tipiche, nei vari ambienti e contesti;

36 Componenti e domini ICF Fattori contestuali ambientali: famiglia problematica, cultura diversa, situazione sociale difficile, culture e atteggiamenti ostili, scarsità di servizi e risorse, ecc.; Fattori contestuali personali: scarsa autostima, reazioni emozionali eccessive, scarsa motivazione, ecc.

37 Struttura ICF

38 Funzionamento e disabilitàFattori contestuali Componenti Funzioni e strutture corporee Attività e partecipazioneFattori AmbientaliFattori Personali Domini Funzioni corporee Strutture corporee Aree di vita (compiti, azioni) Influenze esterne su funzionamento e disabilità Influenze interne su funzionamento e disabilità Costrutti Cambiamento nelle funzione corporee (fisiologiche) Cambiamento nelle strutture corporee (anatomico) Capacità Eseguire compiti in un ambiente standard Performance Eseguire compiti nell’ambiente attuale Impatto facilitante o ostacolante delle caratteristiche del mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti Impatto delle caratteristiche della persona Aspetto positivo Integrità funzionale e strutturale Attività Partecipazione Facilitatori Funzionamento Aspetto negativo Menomazione Limitazione dell’attività Restrizione della partecipazione Barriere/ostacoli Disabilità

39 World report on disability (2011) È cambiato il paradigma di riferimento sulla disabilità: da caratteristica di un individuo a caratteristica di interazione negativa tra individuo con menomazioni durature e ambiente barriera La prevalenza della disabilità è crescente La disabilità si presenta in modi estremamente differenti Le persone con disabilità incontrano numerose e diffuse barriere nell’accesso ai servizi (sanitari, dell’istruzione, del lavoro, dei trasporti, dell’informazione) La disabilità caratterizza maggiormente le popolazioni vulnerabili Le persone con disabilità tendono ad avere peggiori condizioni di salute e peggiori esiti socioeconomici

40 Le raccomandazioni ai governi Il rapporto mondiale sulla disabilità rileva che su un bilione di persone che nel mondo sono disabili, milioni incontrano significative difficoltà nella loro vita quotidiana. Sono numerose le barriere che esse incontrano nella vita: stigma e discriminazione; mancanza di cure adeguate e di riabilitazione trasporti, edifici e informazione inaccessibili. Il report raccomanda che i governi provvedano affinché: le persone con disabilità possano accedere a tutti i principali servizi, investano in specifici programmi per quelle persone con disabilità che manifestano particolari necessità, adottino una strategia nazionale per contrastare la disabilità adottino un piano d’azione. Le persone con disabilità dovrebbero essere consultate e coinvolte nella pianificazione e implementazione di queste iniziative.

41 Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (ONU-New York )  La Convenzione, con i suoi 50 articoli, elabora in dettaglio i diritti delle persone con disabilità.  Si occupa, tra l'altro, di diritti civili e politici, accessibilità, partecipazione, diritto all'educazione, alla salute, al lavoro e alla protezione sociale.  La Convenzione riafferma i diritti inalienabili che appartengono a ciascun individuo e che non possono essere negati proprio alla parte più fragile della popolazione

42 Principi generali della convenzione  Il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone.  La non discriminazione.  La piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società.  Il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa.  La parità di opportunità.  L’accessibilità.  La parità tra uomini e donne.  Il rispetto dello sviluppo dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità.

43 Convenzione ONU Secondo la Convenzione, quattro sono i fattori di rilievo per la definizione di una condizione di disabilità: La presenza di menomazioni durature Il ruolo dell’ambiente (in quanto barriera) Il risultato di un’interazione tra persona e ambiente in termini di restrizione di partecipazione La questione dell’eguaglianza

44 Perchè serve usare ICF / ICF -CY Modello di funzionamento/disabilità Fedele alla complessità dei fenomeni e Sistema di classificazione Operazionale, transculturale e multilinguistico per raccogliere informazioni valide e affidabili

45 Relazione tra ICF e Convenzione per i Diritti delle Persone con Disabilità ICF Guida teorica Struttura per la raccolta dei dati Modello di funzionamento e di disabilità Classificazione e linguaggio CDPD ‘Bussola morale‘ Guida valoriale Obiettivi strategici Obiettivi specifici

46 Che cos’è la disabilità? Che cos’è il funzionamento? Esito negativo Indicatore di “interazioni negative” vs Esito positivo Indicatore di “interazioni positive”

47 Termine ombrello: racchiude l’insieme degli aspetti negativi delle interazioni tra individuo con una condizione di salute e fattori contestuali (ICF) Esito negativo: le disabilità sono intese come esiti negativi dell’interazione tra persona con menomazioni durature e barriere di diversa natura (in termini di restrizione di partecipazione in ragione di uguaglianza con gli altri) (UN convention)

48 i concetti di funzionamento e di disabilità nel momento della valutazione e in quello della progettazione E’ necessario occuparsi dell’interazione e non del solo individuo: attenzione all’uso dei qualificatori ICF L’interazione diventa un nuovo oggetto di indagine/ricerca: attenzione all’effetto dei fattori contestuali Il concetto di bisogno si riformula: da bisogno di un individuo a bisogno di un’interazione La valutazione dell’interazione diventa un descrittore dell’efficacia / efficienza dell’insieme degli interventi/risorse che fanno parte dei sistemi individuo/ambiente che di volta in volta si sceglierà di indagare

49 NO ai termini e agli aggettivi (e agli strumenti valutativi) che isolano l’individuo dall’ambiente i termini invalido, inabile, disabile, non- autosufficiente che isolano in modo netto la persona dal suo ambiente e pongono l’enfasi del problema sul corpo della persona stessa. espressioni del tipo “disabile fisico”, “disabile psichico”, “disabile sensoriale” creano un cortocircuito diretto tra menomazione e disabilità, o anche più grossolano tra malattia e disabilità, come se “le opportunità” della persona siano tutte comprese nella “etichetta” diagnostica o nella lista di menomazioni.

50 Valutazione del FUNZIONAMENTO/disabilità COME nuovo LEA: perche? –È nuova la nozione di disabilità secondo la Convenzione ONU (= interazione tra persona e ambiente) –Sono nuove le metodologie per la valutazione della disabilità coerenti con questa nozione (= metodologie per la valutazione dell’interazione tra persona e ambiente) –Sono nuovi i criteri di accesso agli interventi di welfare basati sulla valutazione della disabilità ( = servizi/interventi che operano sull’interazione tra persona e ambiente)

51 Usare ICF per descrivere il Funzionamento ICF permette di descrivere il funzionamento come interazione tra persona e ambiente ICF fornisce i vocaboli per individuare le componenti del funzionamento: funzioni e strutture corporee/Attività & Partecipazione/ Fattori Ambientali ICF fornisce le regole grammaticali per decrivere gli aspetti positivi dell’interazione e gli aspetti negativi dell’interazione Usare ICF significa usare vocaboli e regole grammaticali

52 Dei fattori ambientali e della loro rilevanza La chiave di volta – e l’autentica novità - nella descrizione di funzionamento e disabilità con ICF è la possibilità di descrivere i fattori ambientali e il loro effetto. Un’attenta analisi della tipologia, del numero e dell’effetto dei fattori ambientali è fondamentale per la valutazione delle disabilità (cioè degli aspetti negativi delle interazioni…).

53 Il contesto (fatto di fattori personali e fattori ambientali) può agire come facilitatore o come barriera ICF distingue al momento i seguenti fattori ambientali –i prodotti e le tecnologie (ad esempio: farmaci, protesi, ascensori, …)‏ –aspetti geografici e territoriali (ad esempio: clima, luce, densità..)‏ –le relazioni di sostegno (ad esempio: familiari, operatori sanitari, amici, …)‏ –gli atteggiamenti (stigma, svalorizzazione, credenze, convinzioni…)‏ – i sistemi, i servizi e le politiche (sanitari, sociali, del lavoro, dell’istruzione, dei trasporti,..) Non è possibile codificare I fattori personali, che però è fondamentale descrivere

54 Fattori ambientali  Un’attenta analisi della tipologia, del numero e dell’effetto dei fattori ambientali è fondamentale (ed è una novità nella novità) per distinguere tra funzionamenti  Questo rende in qualche modo possibile distinguere gli effetti delle ricombinazioni dei fattori ambientali sui funzionamenti  Il progetto personalizzato di intervento agisce sulla tipologia, l’entità e l’effetto dei fattori ambientali già coinvolti (che possono essere sostenuti nel tempo, rimodulati, rimossi) o da introdurre (nel caso in cui manchino del tutto)

55 Il progetto personalizzato d’intervento nel processo di presa in carico e nella valutazione degli esiti Nella prospettiva della valutazione del funzionamento, il progetto personalizzato di intervento è teso a garantire il mantenimento delle interazioni efficaci e il miglioramento di quelle problematiche agendo sulla tipologia, l’entità e l’effetto dei fattori ambientali coinvolti.

56 Semplificazioni conclusive Il welfare è chiamato a ripensarsi rispetto a ciò che oggi viene definita ‘disabilità’. Le statistiche di disabilità indagano ancora le conseguenze delle malattie È necessario produrre evidenze sull’efficacia delle politiche pubbliche integrate nel contrasto alla disabilità Non è sufficiente la valutazione NEI SERVIZI, serve la valutazione DEI SERVIZI rispetto alla capacità che hanno di produrre funzionamenti ed evitare le disabilità La prospettiva per il sistema scuola

57 E’ necessario condividere che…  Le attuali distinzioni /categorizzazioni delle persone sono basate su loro caratteristiche individuali (alti / bassi; sano / malato; / autonomo / non autosufficiente; abile / inabile; capace / incapace; competente / incompetente; lucido / confuso…)  Come potrebbe essere se le distinzioni da fare (chiarendo perché e a chi sono utili) fossero tra tipi di interazione delle persone/ambiente – ovvero dei funzionamenti?  Potremmo parlare di persone rese competenti / LIBERATE /mantenute incompetenti /MANTENUTE NON LIBERE

58 Conseguenze per le politiche e per le pratiche A partire da queste considerazioni emerge l’urgenza di “ripulire” il nostro linguaggio e la nostra normativa da termini totalmente obsoleti come inabile, invalido, handicappato, disabile che continuano ad avere un senso e un significato solo nella misura in cui sono richiamati dalle leggi e producono effetti in termini di benefici e accesso ai servizi. Allo stesso tempo è necessario imparare a descrivere “profili di funzionamento”, collezionando quelle informazioni necessarie a descrivere l’interazione tra persone uniche e ambienti unici. I profili di funzionamento individuali come base dati per la valutazione dei servizi/sistemi/politiche

59 INDIVIDUALIZZAZIONE E PERSONALIZZAZIONE L’individualizzazione riguarda la definizione degli obiettivi, che vanno commisurati alla possibilità che l’alunno ha di raggiungerli. La personalizzazione riguarda i modi di acquisizione degli obiettivi, gli stili di apprendimento, l’utilizzazione che l’alunno fa delle proprie risorse personali.

60 Bisogni Educativi Speciali e ICF Condizioni fisiche Strutture corporee Funzioni corporee Attività personali Partecipazione sociale Contesto ambientale Contesto personale

61 Bisogni Educativi Speciali da “CONDIZIONI FISICHE ” difficili : ospedalizzazioni malattie acute/croniche (diabete, allergie, ecc.) lesioni fragilità anomalie cromosomiche ecc.

62 Bisogni Educativi Speciali da ostacoli presenti nei “ FATTORI CONTESTUALI AMBIENTALI ” : famiglia problematica pregiudizi ed ostilità culturali difficoltà socioeconomiche ambienti deprivati/devianti scarsità di servizi scarsa preparazione/disponibilità degli insegnanti materiali di apprendimento inadeguati. ecc.

63 Bisogni Educativi Speciali da ostacoli presenti nei “ FATTORI CONTESTUALI PERSONALI ” : problemi emozionali problemi comportamentali scarsa autostima scarsa autoefficacia stili attributivi distorti scarsa motivazione difficoltà nell’identità e nel progetto di Sé ecc.

64 Bisogni Educativi Speciali da menomazioni nelle “ STRUTTURE CORPOREE ” : mancanza di arti mancanza o anomalie in varie parti anatomiche altre anomalie strutturali

65 Bisogni Educativi Speciali da deficit nelle “ FUNZIONI CORPOREE ” : difficoltà cognitive (attenzione, memoria, ecc.) difficoltà sensoriali difficoltà motorie ecc.

66 Bisogni Educativi Speciali da difficoltà nelle “ ATTIVITA’ PERSONALI ”, cioè scarse capacità di: apprendimento applicazione delle conoscenze pianificazione delle azioni autoregolazione comunicazione/linguaggi interazione/relazione autonomia personale/sociale ecc.

67 Bisogni Educativi Speciali da difficoltà od ostacoli nella “ PARTECIPAZIONE SOCIALE ” : difficoltà nel rivestire i vari ruoli nei contesti dell’istruzione (integrazione nelle attività scolastiche) difficoltà nel rivestire i vari ruoli nei contesti della vita extrascolastica e di comunità

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69 La “via italiana”all’inclusione Socializzazione, partecipazione e riconoscimento sociale Apprendimento, sviluppo di competenze Massima autonomia possibile, comportamentale e psicologica Identità,autostima, personalità Competenze lavorative Partecipazione sociale nella vita adulta

70 La “via italiana”all’inclusione Arricchimento relazionale, umano e cognitivo per tutti gli alunni Collaborazione e sostegno alla famiglia dell’alunno in difficoltà Sviluppo professionale delle figure che operano nella scuola e miglioramento dei processi organizzativi Crescita culturale diffusa:rispetto delle differenze

71 Progetto ICF Dal modello ICF dell’OMS alla progettazione per l’inclusione


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