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2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale.

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Presentazione sul tema: "2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale."— Transcript della presentazione:

1 2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale

2 Prof. Romano Boni 2.1. L’evoluzione della economia mondiale

3 R. Boni Lez Tipi di società economiche la società agricola la società industriale la società post-industriale o dei servizi la società finanziaria

4 R. Boni Lez La società industriale la produzione di massa l’organizzazione fordista del lavoro le grandi fabbriche e l’impatto sociale

5 R. Boni Lez Il Taylorismo Frederick Taylor – Filadelfia – 1911 Tecnica di progettazione Smembramento di operazioni complesse in operazioni elementari Definizione del modo migliore per eseguirle Selezione e addestramento del personale

6 R. Boni Lez La reindustrializzazione o riconversione industriale I casi di Chivasso (Piemonte) Chiusura Lancia (4500 ad.) - Unione Industriale crea CSI aziende (2120 addetti) Campi (Genova) Chiusura Italsider (1500 ad.) - Società: IRI, Regione e Industriali aziende operative (2000)

7 R. Boni Lez La società post-industriale Caratteristiche: ridimensionamento delle fabbriche sviluppo dei servizi tempo libero valorizzazione del patrimonio artistico ed ambientale comunicazioni

8 R. Boni Lez La società finanziaria Il boom degli affari finanziari L’economia reale e la finanza La rete mondiale delle telecomunicazioni La speculazione L’ancoraggio ai cambi stabili

9 Prof. Romano Boni 2.2. L’economia italiana

10 R. Boni Lez Le prime imprese I mercanti banchieri fiorentini del secolo XIV - Peruzzi – Acciaiuolo – Bardi Crisi Marco Datini : il mercante di Prato – Rilancia le compagnie mercantili italiane Banco dei Medici a Firenze - La più grande azienda internazionale del Quattrocento Banca San Giorgio a Genova

11 R. Boni Lez L’inizio della industrializzazione l’avvio nel 1815 la spinta nel periodo della restaurazione nel triangolo industriale il primo fattore di sviluppo : la rete ferroviaria - Da 2773 Km nel 1861 a Km nel 1911 un secondo fattore : le spese per gli armamenti - 22 % bilancio statale (76 % nella I guerra mondiale) un terzo fattore : le infrastrutture - Acquedotti, reti elettriche, gas, bonifiche, scuole, ospedali

12 R. Boni Lez L’evoluzione nei primi 50 anni del regno d’Italia 1861 Esportazioni - Seta grezza, olio, canapa grezza – zolfo, marmo Importazioni - Manufatti di cotone, lana, seta – zucchero, caffé Interscambio triplicato Esportazioni - Manufatti di cotone, lana, automobili, sommergibili, macchinari Importazioni - Carbone, cotone, grano – zucchero, caffé

13 R. Boni Lez La nascita dello Stato imprenditore la crisi del 1929 la crisi finanziaria del 1931 la creazione dell’IRI nel 1933 nel 1937 diventa permanente

14 R. Boni Lez La rinascita dell’industria nel dopoguerra salva buona parte dell’industria distrutte le infrastrutture il patto di Yalta (1944) alla base della scelta occidentale il piano Marshall (European Recovery Program ) di forniture gratuite per 4 anni 1951 creazione della CECA potenziamento IRI nascono ENI e EFIM sviluppo della produzione

15 R. Boni Lez La riorganizzazione dell’economia Le 3 opzioni di base La scelta della democrazia Lo stato imprenditore L’apertura ai mercati europei

16 R. Boni Lez Il miracolo italiano il grande balzo degli anni ‘50 e ‘60 il tasso del 6% annuo Auto Macchine da scrivere Macchine calcolatrici

17 R. Boni Lez Il miracolo italiano la nascita del MEC - oltre 250 milioni consumatori crisi nei rapporti industriali crisi petrolifera nel crollo del PIL del 3,6 % fine dello sviluppo senza limiti squilibri sociali e sperequazioni non risolte - scioperi selvaggi - Brigate Rosse

18 R. Boni Lez Le cattedrali nel deserto Fine anni ’60 - inizi anni ‘70 Errori strategici: priorità - infrastrutture - prodotti Riduzione della domanda Liquichimica - Fondi pubblici investiti in impianti colossali mai entrati in funzione Italsider - Progettazione del 5° polo dell’acciaio a Gioia Tauro (Calabria) con espropriazione di terreni agricoli, distruzione di agrumeti e colture - Il 5° polo non fu mai costruito

19 R. Boni Lez Impatto sull’ambiente e sulla salute Magnesio - Marina di Melilli Raffinerie - Gela

20 R. Boni Lez La struttura economica dell’Italia anni di riferimento agricoltura 7,2% 4,5% 2,9% industria 41,4% 35,2% 31,6% servizi 51,3% 60,3% 65,5%

21 Prof. Romano Boni 2.3. L’economia italiana: caratteristiche delle aziende

22 R. Boni Lez Quadro d’insieme Gruppi globalimeno di 10 Aziende grandi (più di 500 addetti)poche (meno di 100) Aziende medie (da 100 a 500 add.)molte (circa 7.000) Aziende piccole ed artigianetre milioni circa (da 1 a 99 addetti) Imprenditorialità diffusa  Dimensioni critiche

23 R. Boni Lez Dimensioni per fatturato N° GruppoFatturato 1998 (in miliardi di euro) 1 IFI 48,8 include FIAT 2 ENI28,33 3 TELECOM23,94 4 ENEL20,15 5 IRI 15,9 era al 1° posto nel COMPART3,2include Montedison e Ferruzzi 7 POSTE ITALIANE5,9nuovo inserimento 8 PIRELLI5,89 9 FININVEST5,2 10 PARMALAT5,1era al 15° posto nel 1997

24 R. Boni Lez Dimensioni per fatturato n° GruppoFatturato 1998 (in miliardi di euro) 11 IBM SEMEA4,5 12 RIVA4,4 13 Edizione Holding4,1inclusa Benetton 14 SGS THOMSON3,2 15 ITALMOBILIARE2,8 inclusa Italcementi Electrolux Zanussi2,5include Zanussi

25 R. Boni Lez Ricerca Mediobanca 2002 Fatturato 2001 di 274 aziende multinazionali Multinazionali Fatturato 2001 (miliardi di euro) Italiane (15)170 Tedesche (18)737 Francesi (24)478

26 R. Boni Lez I Gruppi globali FIAT (  IFI) Pirelli Olivetti Montedison (  Compart) Emergenti Aziende pubbliche

27 R. Boni Lez IFI IFI - Istituto Finanziario Industriale S.p.A. diventa la holding finanziaria di controllo del Gruppo Agnelli con conferimento a IFIL delle partecipazioni Fiat, Sanpaolo IMI, Juventus e Soiem Presidente del Consiglio di Amministrazione: John Elkann Bilancio al Utile netto: € 217,6 milioni Bilancio al Utile netto: € 38,5 milioni

28 R. Boni Lez FIAT Settori economici FIAT Auto S.p.A. Iveco S.p.A. New Holland Automazione industriale

29 R. Boni Lez Gruppo FIAT - FIAT S.p.A. Automobili - Fiat Group Automobiles - 100% - Maserati % - Ferrari - 85 % Veicoli industriali - Iveco - 100% Macchine per l’agricoltura e le costruzioni - CNH - Case New Holland - 90 % Componenti e sistemi di produzione - FIAT Powertrain Technologies - 100% - Magneti Marelli - 100% - Teksid – 84,8% - Comau - 100% Altre attività - ITEDI - 100% Principali partecipazioni di portafoglio - R.C.S. Mediagroup - 9,9 %

30 R. Boni Lez Gruppo FIAT - Principali dati economici e finanziari Bilancio (miliardi di €) Ricavi consolidati51,8046,5446,7047,27 55,65 Risultato operativo 2,06 2,21 0,02(0,51)(0,76) Utile netto 1,15 1,42 (1,58)(1,90)(3,95) Bilancio (miliardi di €) Ricavi consolidati58,0157,5548,1245,77 Risultato operativo 0,32 0,85 0,79 0,75 Utile netto(0,44) 0,66 0,35 0,62

31 R. Boni Lez Pirelli Holding finanziaria in Svizzera Holding industriale a Milano 2000 vende componentistica ottica a Optical Technologies Settori - Pneumatici - Cavi - Sistemi energia - Sistemi Telecom Vendite € milioni - Utile netto € 4 milioni

32 R. Boni Lez Olivetti Computer “Elea” 1997 ha rischiato il fallimento 1999 cambiamenti vertiginosi Acquisizione di Telecom Vendita di Omnitel e Infostrada a Mannesmann Uscita di Tim da Telecom e suo riposizionamento in Tecnost 2003 fusione Olivetti - Telecom Italia  Olivetti Tecnost S.p.A. - Office Products (stampa digitale) - Systems (banche, poste, giochi) - Fatturato: € 655 milioni

33 R. Boni Lez Montedison Nasce come Montecatini Centro Donegani guidato da Natta 1965 fusione con Edison  Montedison 1997 vende alla Shell quota Montell L’Italia esce dalla chimica Diventa globale con Ferruzzi 2000 è incorporata nella Compart opera in tre settori Agroalimentare Energia Chimica, in forma residuale

34 R. Boni Lez Gruppi globali emergenti Benetton - Franchising abbigliamento - Autogrill - Autostrade Ferrero - Cioccolato (Nutella) - Sede da Torino a Bruxelles Barilla – Alimentare primo stabilimento americano acquisizione Wasa (Crispbread) Luxottica – Occhiali acquisizione Rayban (USA)

35 R. Boni Lez Aziende leader di settore Tessile – Marzotto, Zegna Elettrodomestici - Merloni Siderurgia - Riva – Lucchini Ceramica - Marazzi

36 R. Boni Lez Le Aziende Pubbliche: IRI IRI - Finmeccanica - Finsider - Fincantieri - Finmare - STET - SME - Alitalia - Autostrade - Banche Esito - venduta/ in vendita - venduta - in vendita - venduta - venduta (fusa in Telecom) - venduta - in vendita - venduta - vendute

37 R. Boni Lez IRI Privatizzazioni IRI negli anni ’ Italgel - Cirio Bertolli De Rica - Credito Italiano Comit - Acciai Terni - Sme 1 tranche Italtel - Ilva - Sme 2 tranche Dalmine - Italimpianti - Nuova Tirrena - Sme 3 tranche Aeroporti di Roma - Telecom - Seat - Banca di Roma Autostrade - Azienda Agricola Maccarese Incasso totale per lo Stato miliardi di Lire 2000 IRI messo in liquidazione Società non vendute  Ministero del Tesoro in attesa di cessione

38 R. Boni Lez Le Aziende Pubbliche: E N I Settore - Ricerca ed estrazione - Raffinazione e distribuzione - Trasporto gas - Distribuzione gas - Piattaforme petrolifere - Chimica Azienda - AGIP - AGIP PETROLI ED IP - SNAM - ITALGAS - SAIPEM - ENICHEM ENI QUOTATA IN BORSA

39 R. Boni Lez Le Aziende Pubbliche: EFIM - EGAM EFIM: venduta o liquidata - Vetro - Lavorazione alluminio - Metallurgia - Fucine EGAM: liquidata dopo vari scandali - Miniere - Metallurgia - Terme Azienda - SIV - ALU... - BREDA - TERNI

40 R. Boni Lez ENEL Istituito dal Governo Fanfani con legge del su proposta dell'onorevole Aldo Moro. La nazionalizzazione dell’energia elettrica era basata sulla considerazione che l’energia elettrica è un bene pubblico e che è bene che sia un ente pubblico produrla ed a distribuirla. Sino ad allora l'elettricità era gestita da aziende di dimensione medio, piccola, controllate da poche aziende capofila: la Sade (Veneto e parte dell'Emilia) la Edison (Lombardia, Emiliane Liguria) la SIP (Piemonte), la Centrale (Toscana, Lazio e Sardegna) la SME (regioni del Sud e Sicilia)

41 R. Boni Lez ENEL È nato così un monopolio pubblico 2000: non più utile un monopolio così esteso  parziale privatizzazione - nel 2002: la capacità produttiva è passata dal 73% a meno del 50% - create 3 società Eurogen (7000 megawatt, fatturato circa 2000 miliardi di lire) Elettrogen (5400 megawatt, fatturato di quasi 2000 miliardi di lire) Interpower (2600 megawatt, fatturato di 960 miliardi di lire)

42 R. Boni Lez ENEL Nel 2004 ulteriore privatizzazione altri attori nel settore elettrico - 2 società private Edison (3600 megawatt e altri 1600 megawatt in corso) Sondel ( piccoli impianti da 500 megawatt ciascuno) - società municipalizzate ACEA (Roma) - AEM (Milano e Torino) - ASM (Brescia),... impianti idroelettrici e termoelettrici e reti di distribuzione nelle città

43 R. Boni Lez Le aziende familiari numerosissime punti di forza - flessibili - fantasiose punti di debolezza - dominate dal fondatore - ricambio generazionale - management

44 R. Boni Lez Fragilità delle PMI Si evidenzia quando la dimensione d’impresa va oltre le risorse della singola famiglia con il passare del tempo proliferano le famiglie di riferimento hanno bisogno di coinvolgere risorse umane esterne ad alto potenziale. Scogli principali da affrontare il capitale di rischio il coinvolgimento di competenze manageriali

45 R. Boni Lez Permasteelisa – Un esempio di successo in 5 tappe Sede: San Vendemiano (Veneto) - Fatturato: 334 miliardi £ (1996) Settore: facciate in vetro, metallo o pietra dei grattacieli 1. l’azienda veneta “Isa” acquista (1974) l’australiana “Permasteel” unificando le due società nella “Permasteelisa” 2. mette a punto con Impregilo e ABB la “blue technology” (recupero e risparmio di energia) che riduce del 30% costo di gestione edifici 3. diventa globale: Europa – Usa – Far East soprattutto 4. viene creata la Permasteelisa Pacific con la partecipazione del 20% della Singapore Technology (società controllata dal governo di Singapore) 5. consiglio di amministrazione scelto fra amministratori delle società che nell’ultimo triennio hanno avuto i risultati migliori - i manager ricevono anche azioni e diventano azionisti coinvolti nell’azienda

46 R. Boni Lez I distretti industriali Caratteristiche Competitività Innovazione Miglioramento continuo del prodotto Condivisione degli oneri per investimenti obbligatori - es. trattamento fanghi di depurazione (Toscana) distretti - 1,7 milioni di addetti

47 R. Boni Lez I distretti industriali Peculiarità italiana (Fonte: Sole 24 ore ) distrettosettore n di imprese n. di addettifatturato % export PRATOtessile % BIELLAtessile % S. CROCE PISAconcia % COMOtessile % PESAROmobile % CARPImaglieria % FERMOcalzature %

48 R. Boni Lez Il superamento dei i distretti Il sistema si è verticalizzato (a cavallo del 2000) - Pesaro(Mobile) ->Scavolini - Emilia(Ceramica) ->Marazzi – Stefani - Seveso(Chimica fine) ->Bracco Le imprese che emergono hanno - approccio dinamico - management capace di muoversi a livello internazionale in un sistema di cambi stabili (Fonte: Mediobanca - Unioncamere – 2004)

49 R. Boni Lez Le aziende “lepri” Le aziende “lepri”( Studio Mediobanca – 2005 ) - Fatturato tra 50 e 290 milioni di euro - Tasso di crescita del fatturato: 20 % all’anno - Produzioni tradizionali a livelli di eccellenza tali da imporli sui mercati internazionali Biscazza (Vicenza) – mosaici in vetro Margaritelli (Roma) – Listone Giordano Rebechetto Candiani – Denim, tessuto per jeans

50 R. Boni Lez La Rete Innovation Relay Centre Rete IRC creata nel 1995 dalla Commissione Europea Promuove innovazione - nelle PMI - nei laboratori delle Università - nei centri di ricerca degli stati europei Obiettivo: favorire collaborazioni internazionali per - sviluppo di tecnologie innovative - sfruttamento dei risultati della ricerca

51 R. Boni Lez Gli Innovation Relay Centre in Italia La Rete IRC in Italia - efficace raccordo tra ricerca e industria 7 nodi centrali che collaborano con - Sistemi camerali - Regioni - Consorzi e Parchi di ricerca - Sistema di ricerca pubblica CIRCE (Lazio, Abruzzo e Sardegna) - ALPS (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria) - IRENE (Triveneto, Emilia Romagna, Marche) - RECITAL - (Toscana. Umbria) - IRIDE (Puglia, Campania, Basilicata, Molise) - LOMBARDIA - MEDIA (Sicilia, Calabria) Potenziale motore dell’innovazione dei processi e dei prodotti delle piccole e medie industrie

52 R. Boni Lez le maggiori trasformazioni nelle aziende italiane Prof. Romano Boni

53 R. Boni Lez Dal pubblico al privato Esisteva l’impresa pubblica, ma non l’ imprenditore pubblico Motivi del passaggio - Risultati economici non positivi o fallimentari delle attività imprenditoriali e bancarie, e della gestione dei beni immobiliari - Scorporo, delimitazione aree e responsabilizzazione delle diverse attività per eliminare sussidi occulti ed immotivati - Ripianare finanze dissestate mediante vendita dei “ gioielli di famiglia “ Stessi motivi delle imprese private in crisi - vendita di rami d’impresa non strettamente necessari al “core business” 1992 Debito pubblico = 125 % PIL

54 R. Boni Lez Cosa resta oggi allo Stato Italiano Rispetto ad altri stati europei ENEL – parte relativa alla trasmissione di energia elettrica RAI – la privatizzazione di una delle tre reti è rimandata “sine die” Monopoli per produzione e lavorazione del tabacco Ferrovie Alitalia

55 R. Boni Lez Dal familiare al manageriale limitato capitale di rischio rispetto dei soci di minoranza accettazione/valorizzazione di un management esterno Necessità di un salto culturale - Azienda - organismo sociale cui partecipano più stockholder (portatori di diverse tipologie di interessi)

56 R. Boni Lez Dal nazionale all’internazionale pochi presenti all’estero con successo ritardo del nostro sistema economico a convivere in un sistema veramente concorrenziale

57 R. Boni Lez Competizione globale Criteri strategici per affrontarla - Forza di attrazione dei capitali - Capacità di operare nel mondo intero - Risorse U mane

58 R. Boni Lez Evoluzione del capitalismo italiano Classifica delle circa 3600 maggiori società italiane ENI IFI-AGNELLI (FIAT) ENEL TELECOM ITALIA Seguite a distanza dalle altre Crescita con successo delle aziende “lepri” (Mediobanca )

59 R. Boni Lez Le medie imprese italiane e l’IT Secondo le medie imprese gli investimenti nell’ IT danno un vantaggio competitivo quando sono mirati a - preparare l’azienda alla crescita - rendere più efficiente l’attività operativa - facilitare la flessibilità dei modelli di business - supportare l’espansione all’estero L’ IT è considerato - un fattore abilitante per la crescita - uno strumento fondamentale per conciliarla con la flessibilità (Ricerca svolta dall’ intelligence unit dell’Economist – 2006) (opinioni del 60 % del campione di medie imprese italiane esaminate)

60 R. Boni Lez Ostacoli agli investimenti IT Secondo le medie imprese gli investimenti nell’ IT sono ostacolati da: Costo di sistemi e applicazioni (58 %) Resistenza del personale al cambiamento (34 %) Concorrenza di altri tipi di investimento a fronte di budget limitati (Ricerca svolta dall’ intelligence unit dell’Economist – 2006) (Opinioni % del campione di medie imprese italiane esaminate)

61 R. Boni Lez le aziende italiane: minacce ed opportunità Prof. Romano Boni

62 R. Boni Lez Trattato di Maastricht Sottoscritto in Olanda il 7 febbraio 1992 dai dodici stati membri della Comunità economica europea Istituisce l‘Unione Europea che poggia su tre pilastri: - L’unione economica e monetaria, da attuarsi entro il 1999, in tre fasi, mediante la creazione di una moneta unica e di una Banca Centrale Europea - La politica estera e di difesa comune - La politica di cooperazione in materia di giustizia e di affari interni Entra in vigore il 1 novembre 1993 Punto di arrivo del rilancio comunitario iniziato quasi un decennio prima

63 R. Boni Lez Il trattato di Maastricht fonda l’Unione Economica e Monetaria (UEM) Decide la realizzazione della moneta unica europea EURO - vi partecipano 11 paesi membri della Unione Europea (non vi hanno aderito Gran Bretagna, Grecia, Danimarca e Svezia) - EURO - denominazione e tabella di marcia per introdurlo furono stabilite dal Consiglio europeo di Madrid dicembre ° gennaio operazioni in titoli pubblici e transazioni finanziarie effettuate in EURO (scritturale) 1° gennaio effettiva circolazione di banconote e monete in EURO in sostituzione delle valute nazionali

64 R. Boni Lez Trattato di Amsterdam 29 marzo Conferenza intergovernativa di Torino - Inizia la fase della revisione del trattato di Maastricht giugno Vertice di Amsterdam - conclude la fase della revisione del trattato 2 ottobre 1997 – Trattato di Amsterdam. - Sottoscritto dai paesi membri dell'Unione europea. - Revisione ufficiale del Trattato di Maastricht - Entra in vigore nel 1999

65 R. Boni Lez Precedenti storici Trattato di Bretton Woods ( ) - possibilità di cambiare le monete in oro ad un cambio fissato SME sistema monetario europeo (1979) - sistema di cambi fissi valido nei paesi della CEE numerosi riallineamenti, cioè svalutazioni di alcune monete, specie lira e peseta settembre 1992, la lira esce dallo SME per rientrarvi solo il 25 novembre 1996

66 R. Boni Lez Il trattato di Maastricht I tre requisiti più importanti per aderirvi sono - deficit pubblico rapportato al PIL non superiore al 3% in via stabile - inflazione non superiore al 2% - debito pubblico non superiore al 60 % del PIL L’Italia è entrata nell’area euro (dal 1° gennaio 1999) perché ha soddisfatto i primi due requisiti, ha fornito un piano credibile di rientro del debito pubblico

67 R. Boni Lez I problemi risolti e quelli aperti (1999) rientro dall’inflazione, basso prezzo delle materie prime, petrolio incluso, dollaro in discesa tassi d’interesse scesi di 3,5 punti nel 1997 e di altri 3 punti nel 1998 surplus primario pubblico (differenza tra export ed import prima degli interessi sul debito pubblico) salito a miliardi minori tassi interessi fanno pesare meno costo interessi sul deficit debito estero azzerato, a differenza delle tigri asiatiche risparmio privato sempre molto alto, secondo solo al Giappone i mercati finanziari e del lavoro sono molto diversi e dovranno omogeneizzarsi perché c’è la libera circolazione dei capitali e delle persone i sistemi previdenziali e pensionistici sono differenti: Francia, Italia, Spagna e Germania sono in fase di trasformazione da sistemi a ripartizione a sistemi ad accumulazione le normative fiscali sono differenti riforma fiscale e dei mercati finanziari da elaborare e definire a livello europeo risoltiaperti

68 R. Boni Lez Come è cresciuto il debito pubblico in Italia? AnnoDebito/PIL Primo governo Craxi (1983 – 1986) - Gli anni delle spese , , , , , ,2

69 R. Boni Lez Come è cresciuto il debito pubblico in Italia? Governo Andreotti ( ) - firma Trattato per Unione monetaria europea , ,1 Governo Amato ( ) - vara finanziaria per 1993 (“lacrime e sangue”) , ,8 Grazie ai tagli della spesa pubblica il deficit inizia a scendere dal 1994 il debito pubblico comincia a scendere dal 1995 Governi Ciampi e Prodi - continuano la politica di rigore che permette all’Italia di entrare in Europa nel 1999

70 R. Boni Lez Dove stava l’Italia nel 2001? (fonte: Sole 24 Ore del 14 ottobre 1998 – agg. Focus Ott )

71 R. Boni Lez Dove stava l’Italia nel 2005 e dove stava andando? AnnoDebito/PIL , ,2106,5(rettifica Eurostat) ,8106,6(rettifica Eurostat) AnnoDeficit/PIL 20043, ,3 previsto La montagna del debito ha ripreso a crescere (fonte: Focus Ott. 2005)

72 R. Boni Lez Italia - Previsioni su Deficit e PIL Formulate da FMI OCSE Commis. UE Confind Deficit/PIL * 4,3 5,1 4,4 5,1 4,3 4,7 4,3 4,1 Crescita PIL 0 1,4 0 1,1 0 1,5 0,2 1,0 * Senza manovre di bilancio (Fonte: La Repubblica – – pag. 5)

73 R. Boni Lez Dove sta l’Italia nel 2007 e dove sta andando? AnnoDebito/PIL , , ,0(previsioni Ministero Finanze 2007)

74 R. Boni Lez Il mercato, le sue regole, i cambiamenti mercato libero da vincoli e barriere - la produzione affluisce a chi è più efficiente e più innovativo, di fatto a chi è più abituato alla concorrenza - finita l’epoca: salario variabile “indipendente” inefficienza della PA pagata dalla collettività (famiglie/aziende) protezione contro la concorrenza estera tempo come variabile competitiva vera cultura della concorrenza - consapevolezza della nuova realtà - costruzione di un sistema di responsabilizzazione - sviluppo di competenze speciali

75 R. Boni Lez Il Mezzogiorno Alcuni dati (1997) - Disoccupazione NORD 6,6%CENTRO 10,0% SUD 23,1% - Disoccupazione Giovanile NORD 17,7%CENTRO 32,3% SUD 53,3%

76 R. Boni Lez Le soluzioni del passato Anni ’50riforma agraria Anni ’60-‘70interventi statali per sviluppo di poli industriali nei settori: chimico - petrolchimico - siderurgico Sicilia: Gela - Augusta - Priolo Puglia: Manfredonia - Taranto Calabria: Lamezia Sardegna: Porto Vesme - Ottana - Porto Torres Fine anni ’70crisi a seguito aumento prezzo petrolio centri industriali  cattedrali nel deserto

77 R. Boni Lez I mali del Sud Mancanza di infrastrutture Criminalità diffusa Imprenditoria limitata ad alcune zone Ambiente culturale poco favorevole Scuole internazionali inesistenti Servizi sanitari carenti

78 R. Boni Lez I mali italiani Elevata pressione fiscale Rigidità del lavoro Lungaggini burocratiche Incertezza e tempi lunghi della giustizia

79 R. Boni Lez Nel 1999 quali erano le prospettive ? I contratti di area: il caso di Manfredonia I porti come fattore trainante: il caso di Gioia Tauro I servizi turistici integrati: il caso di Castellaneta Il rafforzamento delle aree esistenti: - Caserta (poli: chimico – telecomunicazioni - alimentari) - Santeramo (divani e salotti – Natuzzi)

80 R. Boni Lez Il porto di Gioia Tauro Inaugurato il 15 settembre navi attraccate nel container movimentati nel 2004 (obiettivo 2010: 6 milioni) persone occupate miliardi di vecchie lire spesi dal 1998 al 2005 per costruire 30 capannoni industriali quasi inutilizzati - ne funzionano solo 3 o milioni di euro l’investimento richiesto per - ammodernare il porto (allungare la banchina di carico e abbassare il fondale fino a 18 metri) - realizzare un impianto di rigassificazione - ampliare l’area commerciale e industriale per creare un indotto produttivo

81 R. Boni Lez Fuori dal porto Infrastrutture di collegamento del porto con l’entroterra carenti Strada di 6 km che collega il porto allo svincolo dell’autostrada Salerno Reggio Calabria autostrada Salerno Reggio Calabria (449 km di cui completati 49 km) in rifacimento (al ritmo di km all’anno) Ferrovie quasi inesistenti - per Rosarno, la stazione più vicina, i treni devono prcedere a passo d’uomo - per Taranto il treno più veloce impiega 12 ore Per la Calabria (Grandi Opere) stanziati 794 milioni di euro (2003) parte per la sicurezza

82 R. Boni Lez Calabria – La ‘ndrangheta Le cifre della ‘ndrangheta (2004) cosche – un affiliato ogni 345 abitanti (Fonte: Eurispes) - 27 % popolazione calabrese legata in qualche modo alla ‘ndrangheta ( Fonte: Procuratore della Corte d’Appello di Reggio Calabria ) - tasso di omicidi 17 volte superiore alla media nazionale La risposta delle strutture statali (2004) - 45 associazioni per delinquere smantellate persone segnalate all’autorità giudiziaria - 65 latitanti catturati - 30 sottoposti a regime speciale

83 R. Boni Lez Calabria – Interessi in gioco Gli interessi in gioco –Il PIL della Calabria sfiora i 29 miliardi di euro –Il volume di affari della ‘ndrangheta supera i 35 miliardi di euro, di cui 22,34 prodotti da traffico di droga, il resto da appalti pubblici e estorsioni Estorsioni Colpiscono il  50 % dei commercianti e degli industriali  70 % a Reggio Calabria (Fonte: Confesercenti)

84 R. Boni Lez Il dominio della ‘ndrangheta Messaggio delle cosche per chiarire chi comanda e perché la politica capisca –16 ottobre Ucciso da un killer mascherato il vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno (Primario del Pronto Soccorso in aspettativa), in pieno giorno nel centro di Locri –Altri tre medici dell’ospedale eliminati con le stesse modalità –In gioco appalti di milioni di euro nella sanità

85 R. Boni Lez Economia e finanza pubblica in Italia (dati 2004) lavoro nero e sommerso: 27 % del PIL evasione fiscale: 200 miliardi di € grandi aziende (fatturato > 50 milioni di €) che evadono il fisco: 98,40 % esportazione illecita di capitali: 360 miliardi di € fatturato annuo delle mafie: miliardi di € beni consolidati delle mafie: 1000 miliardi di € affiliati alle mafie: 1,8 milioni di persone percentuale estorsioni per regione: Campania14,9 % Sicilia 12,9 % Lombardia 10,4 % investimenti americani in Italia (2003): 3 % investimenti in Europa (Fonte: Elio Veltri - Il topino intrappolato - Editori Riuniti - Giugno 2005)

86 R. Boni Lez Economia e finanza pubblica in Italia (Fonti) OCSE Secit Revue de droit fiscal Agenzia delle entrate fiscali Confcommercio Eurispes Procura nazionale antimafia DIA Ministero dell’Interno Camera di commercio americana in Italia

87 R. Boni Lez Italia - Quali prospettive? Condizioni di illegalità diffusa - rendono difficile avviare progetti innovativi di politica economica - favoriscono il passaggio delle risorse impegnate in progetti finalizzati all’innovazione e allo sviluppo delle infrastrutture nelle tasche della criminalità, non solo nel Mezzogiorno Strategie - la strada per uscire da questo circolo vizioso passa per la definizione di regole trasparenti per gli appalti la riduzione progressiva del lavoro nero il controllo del territorio

88 R. Boni Lez Cosa fanno gli altri ? Il modello Galles Il modello Malese Il modello New England

89 R. Boni Lez Il modello Galles Galles (UK) - area di deindustrializzazione (chiusura miniere carbone) punta sugli incentivi per attrarre capitali - Riduzione del costo del lavoro < 20 % - Nessun limite all’orario settimanale - Un solo contratto a livello aziendale - Fiscalità: 31 % sugli utili

90 R. Boni Lez Il modello Malese Area di 50 per 15 km - “Supercorridoio multimediale” Progetto (completamento 2020) per una città dell’era multimediale con Telecomunicazioni a basso costo Strade intelligenti per auto Treni superveloci Ambienti non inquinati Insediamenti accoglienti Scuole internazionali Aeroporto per 25 milioni di passeggeri Servizi sanitari e ricreativi di alto livello Imprese coinvolte: Acer, Alcatel, IBM, Microsoft, Sun, Intel, ecc. (nessuna italiana)

91 R. Boni Lez Il modello Malese (segue) Linee strategiche Specializzazione nell’IT Visione a lungo termine Obiettivi e offerte Innovazioni legislative Telemedicina Sicurezza Evasione pratiche in 30 giorni Incentivi fiscali: tasse 0 per 10 anni Servizi efficaci: telefono installato in 24 h, ecc.

92 R. Boni Lez Il modello New England New England (USA) dopo II guerra mondiale -> crisi recessiva Rilancio basato su formula rivoluzionaria: creazione di una società per fornire capitali, management e tecnologie per avvio di aziende hi-tech Nasce l’American Research and Development Corporation (partecipata da: MIT, Harvard Business School, altre istituzioni finanziarie) Numerose iniziative imprenditoriali avviate – ad es. Digital Formula vincente per sviluppare competitività tecnologica: forte integrazione tra ricerca accademica, industria e finanza L’integrazione è massima quando l’università, produttrice di conoscenza tecnologica, si fa promotrice diretta d’impresa

93 R. Boni Lez Prof. Romano Boni 2.6. La crisi del Giappone

94 R. Boni Lez GIAPPONE PIL4.800 M $ (4,5 volte l’Italia) Crescita+5 % - 3 % - 1 % PIL pro capiteda $ a $ in 20 anni - Agricolturada 13 % a 6 % - Industriada 36 % a 34 % - Servizida 51 % a 60 % (Dati 2000)

95 R. Boni Lez Gli anni della crisi Anni ‘80 Giappone, nazione modello, ricca, esportatrice Anni ‘90 la locomotiva perde vigore - tassi d’interesse: da 0% a 5% - $ forte yen debole Nazionalismo economico - valori immutati - orgoglio smisurato Crisi finanziaria - Fallimento Long Term Credit Bank (2000) Lo Stato interviene

96 R. Boni Lez La situazione nel 2000 Aspetti negativi Yen forte impedisce ripresa esportazioni Disoccupazione: 4,5% (3 milioni – livello altissimo per il paese) Consumi privati e investimenti ridotti al minimo Restrizione nella concessione dei crediti da parte delle banche Aspetti positivi Annuncio di spese pubbliche per 100 milioni di euro per rilanciare l’economia, data la stasi degli investimenti privati Spese per ricerca e sviluppo: 3 % (USA - 2,5 %)

97 R. Boni Lez Debito pubblico 2001 Totale debito pubblico giapponese/PIL: % - Passività a carico dello stato fuori bilancio: 150 – 260 % Totale debito pubblico italiano/PIL: 110 %

98 R. Boni Lez La nuova strategia del Giappone Totale cambiamento di strategia del governo guidato da Koizumi Città più industrializzate: Tokio – Nagoya (Toyota) – poi Osaka Privatizzazione delle Poste (gestivano 1/3 delle finanze giapponesi) Più efficiente utilizzo delle risorse pubbliche eliminando il finanziamento di opere pubbliche non necessarie Efficiente allocazione dei capitali - Soluzione raggiunta dopo anni di studio del modello USA Riforme graduali per arrivare ad un mercato con - maggiore attenzione a redditività e competitività - minore spazio agli accordi di potere

99 R. Boni Lez La ripresa del Giappone 2002 – nasce IRCJ (Industrial Reconstruction Corporation of Japan) Obiettivo: acquistare e ricollocare sul mercato aziende in crisi Periodo di operatività: 5 anni 2005 – IRCJ – Presidente: Saito - imprese rilevate: 41 – imprese risanate e vendute: 15 molte aziende avevano il capitale allocato male risorse liberate senza creare traumi per la collettività 2006 – Il Giappone ha ripreso a muoversi con - una moderna cultura di valutazione dell’impresa - nuovi standard economici

100 R. Boni Lez Prof. Romano Boni 2.7. La crisi Petrolifera

101 R. Boni Lez Crisi petrolifera - Lo scenario Fonti energetiche Combustibili fossili: carbone, petrolio, gas naturale Energia nucleare Energie rinnovabili: eolica, solare, marina Idrogeno Petrolio: fonte di energia di maggiore impiego

102 R. Boni Lez Il processo di produzione dei carburanti Il ciclo di produzione e distribuzione dei carburanti - ricerca: anche nelle zone più impervie del pianeta - estrazione: costo da 15 $ il barile del 1980 a 5 $ nel trasporto del greggio estratto, via nave o via oleodotto: collo di bottiglia - raffinazione e lo stoccaggio: scarsa elasticità/inquinamento, scorte strategiche/speculative - distribuzione capillare ai consumatori: frazionata/antieconomica

103 R. Boni Lez Crisi petrolifera - La storia 1° fase: fino al sovrapproduzione petrolifera  basso prezzo del greggio : 2 $ al barile - mercato saldamente controllato dalle 7 sorelle (alti profitti) 2° fase: dal 1970 al crescita della domanda  prezzo del greggio da 2 a 3 $ a barile guerra del Kippur  p. del greggio da 3 a 12 $ a barile rivoluzione islamica in Iran e guerra con l’Iraq ( 1980 )  p. del g $ a barile 3° fase: dal per la prima volta greggio quotato alla Borsa di New York Arabia Saudita aumenta la produzione  prezzo del greggio scende

104 R. Boni Lez Crisi petrolifera - La storia prezzo del greggio 8 $/b I paesi dell’OPEC tagliano la produzione  prezzo 18 $/b Le previsioni di fine Non possono resistere a lungo - dicembre 2000  diminuzione del prezzo del greggio Cosa è successo dopo?

105 R. Boni Lez settembre 2001 Antefatti: - Anni ’80 - Sostegno USA a: Saddam Hussein, Iraq, contro l’Iran di Komeini Talebani (Omar e Bin Laden), Afganistan, contro i Russi Prima guerra del Golfo contro Saddam Hussein Basi militari americane in Arabia Saudita Liberazione del Kwait - Anni ‘90 - Reazioni alla presenza americana in Arabia Saudita Attentati terroristici contro sedi diplomatiche americane 11 settembre Distruzione delle Twin Towers (New York) e di parte del Pentagono (Washington) con 4 aerei dirottati da 19 kamikaze islamici (1, precipitato in Pennsylvania, aveva come obiettivo la Casa Bianca)

106 R. Boni Lez Reazioni USA all’11 settembre 2001 Reazioni USA agli attacchi terroristici dell’ Invasione USA dell’Afganistan, con sostegno internazionale Invasione unilaterale dell’Iraq da parte degli USA Contrari: ONU – Unione Europea – Paesi arabi e africani A favore: Inghilterra, Spagna, Italia, Polonia, e altri Nota Prima la Spagna, poi l’Italia ritirano le truppe dall’Iraq Brown, succeduto a Blair, avvia il ritiro delle truppe inglesi

107 R. Boni Lez Prezzi storici del greggio (a) (b) 1973Guerra dello Yom Kippur16,09,7 1974Embargo arabo46,625,6 1979Rivoluzione iraniana51,528,8 1980Guerra Iran – Iraq75,447,4 1990Invasione del Kwait30,921,9 1998Crisi in Asia14,213,2 2003Invasione dell’Iraq29,429,1 2004Media annua37,036,8 2005Nuova crisi energetica63,863,8 a) Prezzi reali deflazionati con l’indice medio dei prezzi al consumo (in $ 2005) b) Prezzi reali deflazionati con l’indice del valore medio delle esportazioni (in $ 2005) ( Fonte: La Repubblica – p. 32)

108 R. Boni Lez – Acutizzazione del terrorismo Esplosione a livello mondiale del terrorismo islamico - Attentati in Spagna ( Madrid ), Indonesia, Egitto ( Taba, Sharm El Sheik) - Attentati continui in Iraq dopo la fine della guerra (2003) –contro le truppe straniere e contro civili e militari iracheni –cattura e uccisione di ostaggi di ogni nazionalità Note Settembre - caduti americani più di caduti italiani più Settembre - caduti americani: oltre caduti italiani: oltre Settembre - caduti americani: circa 3500 – l’Italia ha ritirato i soldati

109 R. Boni Lez Andamento dei prezzi del petrolio Prezzo del greggio - Inizi agosto supera i 70 $/barile poi riscende a 64 $/barile - fine agosto l’ Uragano Katrina devasta New Orleans e distrugge circa 70 piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico petrolio a 68 $/b - settembre 2005 – Uragano Rita – danni alle raffinerie del Texas (FMI - petrolio a rischio 80 $/barile)

110 R. Boni Lez – Continua l’altalena del prezzo del greggio Il Presidente dell’Iran annuncia che procederà ad arricchire l’uranio nonostante le diffide del Consiglio di Sicurezza dell’ONU 2006 aprile – Washington annuncia riduzione scorte USA  prezzo del greggio sul mercato di Londra supera i 74 $/b 2006 agosto – prezzo del greggio sale a 78 $/b 2006 fine settembre – prezzo del greggio scende a 60 $/b

111 R. Boni Lez – Aggiornamenti sui prezzi del greggio Nuova impennata dei prezzi del greggio Andamento altalenante dei prezzi 2007 fine settembre – prezzo del greggio sale a 83 $/b

112 R. Boni Lez Ombre sul futuro Crisi attuale strutturale - diversa dagli shock petroliferi degli anni ’70 - è una crisi da domanda (crescente fabbisogno di energia di Cina e India) - il forte sviluppo economico richiederà sempre più energia - prima o poi il petrolio non basterà più Prospettive recessione mondiale o sviluppo di energie alternative (nucleare, vento, sole, idrogeno, che costano più del petrolio) L’energia costa – la Grande Era del Petrolio lo aveva fatto dimenticare

113 R. Boni Lez Fonti alternative al petrolio Carburanti biologici biodiesel per i motori diesel etanolo per i motori alimentati a benzina Sono sottoposti all’ IVA ma non alle accise

114 R. Boni Lez Biodiesel Carburante biologico per i motori diesel - Si ottiene lavorando gli oli di semi di colza o di girasole

115 R. Boni Lez Etanolo Carburante biologico per i motori alimentati a benzina - Si ricava dalla fermentazione degli zuccheri presenti in coltivazioni naturali come uva, patate, mais e barbabietole L’Italia è proprietaria della tecnologia per utilizzare le vinacce da etanolo Attualmente le manda al macero senza sfruttarle

116 R. Boni Lez Possibili risparmi Ipotesi: - miscela di benzina con etanolo e di gasolio con biodiesel al 25 %  fabbisogno di petrolio diminuirebbe del 25 % Calcolo della riduzione dei costi di acquisto del greggio Importazione da parte dell’Italia - due milioni di barili di greggio al giorno (dati 2004) Costo di un barile di greggio - 60 $ al barile (dati autunno 2006) ( x 60 x 365)  43,8 miliardi $ di bolletta petrolifera in un anno Riduzione del 25 %  taglio di 10,95 miliardi di $

117 R. Boni Lez Energia Eolica In Italia vengono prodotti megawatt - in Germania Nel mondo industria eolica - da (1992) a (2004) megawatt “L’approccio di Fiuminata” (Provincia di Macerata - Marche) - verranno costruite 11 pale a vento sul monte Ferro Rotondo per 10 megawatt (eviteranno l’emissione di tonnellate di anidride carbonica l’anno - daranno elettricità a persone) Le Marche puntano a realizzare 160 megawatt di eolico garantendo il controllo dell’impatto ambientale e paesistico

118 R. Boni Lez Pannelli solari Situazione 2005 In Italia sono stati installati circa mq di pannelli solari In Germania ne sono stati installati di mq C’è molto da fare e molto da recuperare Importante imparare dalle esperienze e cominciare a fare i passi giusti

119 R. Boni Lez Prof. Romano Boni 2.8. Globalizzazione dei mercati

120 R. Boni Lez La globalizzazione Come è percepita e cos’è Il “villaggio globale” Una descrizione Una definizione Qualche esempio Caratteristiche essenziali Come prepararsi ad affrontarla

121 R. Boni Lez Una descrizione Chi ha scritto: Le antichissime industrie nazionali sono state e vengono, di giorno in giorno, soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tante nazioni civili. Industrie che non lavorano più materie prime del luogo, ma delle zone più remote, ed i cui prodotti non vengono consumati solo nel paese, ma in tutte le parti del mondo.

122 R. Boni Lez La descrizione è di Karl Marx e Friedrich Engels (Manifesto del Partito Comunista – 1848)

123 R. Boni Lez Una definizione Il fenomeno della globalizzazione consiste, sostanzialmente, in una maggiore integrazione tra i paesi ed i popoli del mondo, determinata dall’enorme riduzione dei costi dei trasporti e delle comunicazioni e dall’abbattimento delle barriere artificiali alla circolazione internazionale di beni, servizi, capitali, conoscenza e, in minor misura, delle persone

124 R. Boni Lez La definizione è di Joseph E. Stiglitz Nobel per l’economia nel 2001 (“La globalizzazione ed i suoi oppositori” - Einaudi – 2002)

125 R. Boni Lez Qualche esempio Vai in qualsiasi posto del mondo e ci trovi la Coca-Cola o le Nike o le Marlboro Puoi comprare azioni in tutte le Borse del mondo, investendo in aziende di qualsiasi paese I monaci tibetani collegati a Internet L’auto costruita a pezzi, un po’ in Asia, un po’ in Europa e magari un po’ negli Stati Uniti Al computer puoi comprare tutto quel che vuoi on line Dappertutto, nel mondo, hanno visto l’ultimo film di Spielberg o si vestono come Madonna o tirano a canestro come Michael Giordan

126 R. Boni Lez Questi esempi sono stati raccolti da Alessandro Baricco Scrittore (Autore di “Novecento” da cui è stato tratto il film di Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano”) (“Next” - Feltrinelli – 2002)

127 R. Boni Lez Globalizzazione - Cenni storici La globalizzazione è il risultato di un processo sia culturale che economico, che si è sviluppato in due fasi: I fase : allargamento progressivo dei confini culturali e commerciali del mondo (dalla Grecia all’Australia) II fase : la globalizzazione moderna La globalizzazione attuale

128 R. Boni Lez I Fase Conquiste di Alessandro Magno (IV sec. a.C.) Geografi di Alessandria d’Egitto (II sec. a.C.) Impero romano (I sec. a.C. – V sec. d.C.) Marco Polo – “Il Milione” (XIII sec.) C. Colombo – Scoperta dell’America XVI sec. Vasco de Gama - Magellano - Vespucci XVIII sec. Macchine a vapore - Rivoluzione industriale XVIII sec. Scoperta dell’Australia

129 R. Boni Lez II Fase XIX sec. Enorme sviluppo delle ferrovie e della navigazione a vapore. Telegrafo. Sviluppo delle Borse XX sec. Aviazione. Il primo uomo sulla Luna (1969). Grande sviluppo delle scienze: energia nucleare, informatica, telecomunicazioni, Internet, medicina, biologia (DNA), ecc.

130 R. Boni Lez La nuova globalizzazione non è una novità; è una nuova ondata caratterizzata da: - mercato finanziario globale - spostamento delle fabbriche - grande sviluppo del sapere

131 R. Boni Lez La globalizzazione attuale rivoluzione basata sull’unione del computing con le telecomunicazioni e la TV la lotta per il futuro l’impatto sulle aziende e sulla vita sociale

132 R. Boni Lez Conseguenze concorrenza globale innovazione e cambiamento quale territorio? nazione o mondo migrazione delle industrie nazioni senza ricchezze e ricchezze senza nazioni

133 R. Boni Lez Posizione dell’Italia concorrenza dai paesi a basso costo concorrenza dai paesi ad alta ricerca e tecnologia via gli strumenti di protezione destatalizzazione imprenditorialità diffusa

134 R. Boni Lez Come prepararsi ad affrontarla Prepararsi ad: essere cittadini del mondo imparando due o tre lingue apprendere in continuazione assumere una mentalità aperta al cambiamento avere dei principi, degli ancoraggi sicuri; punti fermi a cui riferirsi in tempi in cui tutto cambia rapidamente per interpretare i mutamenti come opportunità e non subirli

135 R. Boni Lez Globalizzazione e politiche economiche Aspetti positivi della globalizzazione: - eliminazione delle barriere al libero commercio - maggiore integrazione tra le diverse economie Necessità di politiche economiche adeguate per: - valorizzare aspetti positivi - evitare possibili disastri

136 R. Boni Lez Quali disastri? Crisi economiche gravi a partire dal 1997 Aumento della miseria in molti paesi Sconvolgimenti sociali e rivolte popolari Reazione : Nascita dei movimenti “No Global”

137 R. Boni Lez Chi doveva evitarli? Gli organismi internazionali messi a punto con questo specifico obiettivo: FMI Banca Mondiale WTO

138 R. Boni Lez FMI Fondo Monetario Internazionale Presidente: europeo 1944 luglio – Bretton Woods (New Hampshire – USA) Nasce per evitare crisi economiche mondiali tipo “Grande depressione” degli anni trenta Negli anni ottanta: Sotto l’influsso di R. Reagan e di M. Tatcher abbraccia l’ideologia del libero mercato

139 R. Boni Lez Banca Mondiale Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo Presidente: americano 1944 luglio – Bretton Woods (New Hampshire – USA) Nasce con l’obiettivo di: - finanziare la ricostruzione dell’Europa - cooperare con l’FMI per evitare depressioni economiche

140 R. Boni Lez FMI e BM Nascono con il: Presupposto che: - i mercati funzionano male Convincimento che: - occorre esercitare una pressione internazionale sugli stati perché adottino politiche economiche più espansive, aumentando, per esempio, la spesa pubblica, riducendo le imposte oppure abbassando i tassi d’interesse per stimolare l’economia (orientamento keynesiano)

141 R. Boni Lez WTO World Trade Organization Ha preso forma nel 1995, anche se l’esigenza di un’organizzazione di questo tipo era emersa negli Accordi di Bretton Woods Non stabilisce regole Fornisce una tribuna per lo svolgimento dei negoziati commerciali Assicura che gli accordi vengano rispettati

142 R. Boni Lez Il “Washington Consensus” Con questo termine si indica: l’identità di vedute tra l’ FMI, la Banca Mondiale ed il Tesoro degli Stati Uniti d’America sulle politiche “giuste” da adottare per i paesi in via di sviluppo, che devono accettarle senza discutere

143 R. Boni Lez La politica dell’FMI Prescrivere, senza tener conto della realtà dei paesi, soluzioni “standard” che prevedono: Apertura delle frontiere dei paesi in via di sviluppo alle merci di importazione Liberalizzazione del commercio senza reti di sicurezza per i lavoratori in esubero Liberalizzazione dei mercati finanziari e dei capitali Adozione di politiche monetarie rigide Imposizione di condizioni a fronte dei prestiti

144 R. Boni Lez Prof. Romano Boni 2.9. La crisi asiatica del 1997

145 R. Boni Lez Sistemi Integrati Sistema economico - descritto e misurato dal PIL Sistema valutario - riguarda i rapporti di cambio Sistema finanziario - sistema bancario Sistema politico - Stato e struttura Sistema sociale - società e componenti Principio fondamentale Questi sistemi si intrecciano tra loro e si influenzano reciprocamente NB Il fattore umano Le trasformazioni non sono reversibili (Principio di Entropia)

146 R. Boni Lez Macroeconomia tratta i più importanti aspetti e problemi economici del nostro tempo si occupa dei “Sistemi integrati” - economico, valutario, finanziario, politico e sociale studia il comportamento del sistema economico nel suo complesso - i periodi di espansione e di recessione, la produzione complessiva di beni e servizi, la crescita del prodotto, i tassi di inflazione e disoccupazione, la bilancia dei pagamenti, i tassi di cambio analizza i comportamenti economici e le politiche che influiscono su - consumi e investimenti, bilancia commerciale e tassi di cambio, variazione dei prezzi e dei salari

147 R. Boni Lez Macroeconomia – I tre modelli base Ogni modello si presta a studiare un diverso orizzonte temporale Lungo periodo - Capacità produttiva dipende dall’offerta aggregata Prezzi dipendono da rapporto tra domanda e offerta (aggregate) Medio periodo - Capacità produttiva fissa. Fluttuazioni della domanda aggregata determinano prezzi e inflazione Breve periodo - Fluttuazioni della domanda aggregata determinano ammontare produzione e tasso di disoccupazione

148 R. Boni Lez Teoria quantitativa della moneta mette in relazione il tasso di crescita della moneta (m) la variazione percentuale della sua velocità di circolazione (v) il tasso d’inflazione (i) il tasso di crescita del prodotto (p) attraverso l’equazione m + v = i + p da cui, isolando l’inflazione (i) si ottiene i = m – p + v

149 R. Boni Lez Modelli Economici Istituzioni e Sistemi Modelli economici semplificati Istituzioni e Sistemi giuridici e normativi - L’approccio dei neoliberisti - L’approccio dei gradualisti

150 R. Boni Lez Modelli economici semplificati Sono alla base dell’ideologia del libero mercato Prevedono tre ingredienti essenziali: Prezzi, proprietà privata e profitti + concorrenza Tengono in scarsissima considerazione le dinamiche di cambiamento Postulano una concorrenza e un’informazione perfette. Si rifanno ad A. Smith (“ La ricchezza delle nazioni” 1776)

151 R. Boni Lez Principali critiche ai modelli economici Funzionamento imperfetto dei mercati (non esiste una concorrenza perfetta) Asimmetria delle informazioni (macroscopiche quelle tra le parti) Mancato riconoscimento dell’importanza delle Istituzioni e dei sistemi di riferimento giuridici e normativi Grenwald e Stiglitz - Non c’è equilibrio competitivo se informazione e mercati sono imperfetti

152 R. Boni Lez Istituzioni e Sistemi Giuridici e Normativi Nelle nazioni con economie di mercato mature sono stati messi a punto in un secolo e mezzo per garantire che: I contratti vengano rispettati Le vertenze commerciali siano risolte La concorrenza sia salvaguardata Le banche siano in grado di restituire i depositi ricevuti Sono la risposta ai problemi creati dal Capitalismo di mercato che operava libero da ogni vincolo, tipo: Fallimenti di banche Raggiri di azionisti

153 R. Boni Lez L’approccio dei gradualisti I gradualisti sostengono che: La transizione all’economia di mercato deve essere preceduta da creazione di strutture minime indispensabili al suo funzionamento Molti paesi industrializzati hanno costruito con successo le loro economie proteggendo saggiamente e in maniera selettiva alcuni settori industriali finché non sono diventati abbastanza forti per competere sul mercato Un programma economico, per riuscire, deve prestare la massima attenzione alla sequenza e ai tempi di realizzazione delle riforme

154 R. Boni Lez La crisi del Sud Est asiatico La crisi asiatica del 1997 è stata la più grande crisi economica dai tempi della “Grande depressione” del 1929 Ha travolto Tailandia, Indonesia, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong, conosciute come le “Tigri asiatiche” perché avevano avuto uno sviluppo ininterrotto negli ultimi 20 anni Ha investito la Nigeria, l’America latina e la Russia

155 R. Boni Lez Le tigri asiatiche: INDONESIA (un esempio) PIL195 M $ (1/4 dell’Italia) Crescita+ 6-8 % annuo PIL pro capiteda 500 $ a $ in 20 anni (fino al 1997) - Agricolturada 30 % a 17 % - Industriada 33 % a 40 % - Servizida 36 % a 42 %

156 R. Boni Lez La crisi delle Tigri 2 luglio 1997 Effetto domino Crescita tumultuosa Indebitamento estero a breve Problemi istituzionali

157 R. Boni Lez L’inizio della crisi La crisi inizia in Tailandia il 2 luglio 1997 con il crollo del bath, nonostante il governo abbia bruciato tutte le riserve in $ e l’FMI abbia cercato di sostenerlo L’FMI ha prestato : 18 miliardi di $ alla Tailandia 43 miliardi di $ all’ Indonesia 58 miliardi di $ alla Corea del Sud

158 R. Boni Lez L’espansione della crisi Con effetto domino la crisi si espande a tutte le tigri asiatiche, le cui monete sono legate al dollaro In Indonesia cade la dittatura di Suharto In Corea del Sud il leader dell’opposizione passa dalla galera a fare il capo del governo

159 R. Boni Lez La crisi delle Tigri I punti di vista dei - Neoliberisti - Gradualisti

160 R. Boni Lez Le cause della crisi delle Tigri (neoliberisti) Corruzione Trasparenza mercato finanziario Mancano giudici Legami politici finanza Indebitamento estero a breve

161 R. Boni Lez Effetti della crisi e ripresa (neoliberisti) Caduta delle dittature Nuove classi medie Società civile Nuove regole imposte da FMI 2000 – Inizia la Ripresa Hong Kong+ 8,5% PIL Indonesia+ 3,5% Tailandia+ 3,5% Corea+ 8,3% Singapore+ 8,0%

162 R. Boni Lez Condizioni imposte dall’FMI (gradualisti) Fino al 1997 Aumento dei tassi d’interesse Tagli della spesa pubblica Aumenti delle imposte Dopo il 1997 Nonostante le negative conseguenze sociali ed economiche riscontrate (Crisi delle tigri asiatiche ) l’FMI ha: Continuato ad auspicare politiche di contrazione Invitato i paesi a ridurre il disavanzo della bilancia commerciale

163 R. Boni Lez Condizioni imposte dall’FMI(gradualisti) Conseguenze sociali ed economiche Distruzione sistematica di posti di lavoro Tassi di interesse a livelli tali da impedire il ricorso ai finanziamenti necessari per creare posti di lavoro Chi ha perso il lavoro è sprofondato nella povertà Chi non lo ha perso è stato colpito da forte insicurezza

164 R. Boni Lez Condizioni imposte dall’FMI(gradualisti) Altre conseguenze negative Rinuncia dei paesi a gran parte della loro sovranità economica, con rischi per la democrazia Diminuzione degli investimenti e dei consumi (anticamera della recessione) Drastica riduzione del gettito fiscale Squilibri di bilancio Riduzione delle importazioni da parte dei paesi in crisi Diffusione della stasi congiunturale da un paese all’altro Innesco di una forte recessione esportata in tutto il mondo (effetto domino)

165 R. Boni Lez Il caso dell’India e della Cina Questi due paesi, contrariamente alle indicazioni dell’FMI, avevano introdotto attenti controlli sul movimento dei capitali In tal modo hanno evitato la crisi di origine speculativa che aveva investito gli altri paesi dell’area Nel 2002 il PIL della Cina ha superato quello dell’Italia e nel 2003 quello della Francia

166 R. Boni Lez Tigri asiatiche – La ripresa Nazioni leader nella ripresa della crescita economica - Indonesia+ 11,93 % - Corea+ 11,83 % - Filippine+ 9,30 %(new entry) (Fonte: Sole 24 ore del – Finanza e Mercati)

167 R. Boni Lez La crisi della Nigeria e del Brasile Cause: riduzione delle importazioni da parte dei paesi in crisi paura degli investitori esteri e tagli dei finanziamenti (nel caso del Brasile) Conseguenze: Crollo dei prezzi delle materie prime Crisi finanziaria

168 R. Boni Lez Il Brasile Legame con il $ Fuga di capitali Export in difficoltà Aumento tassi e tasse Recessione

169 R. Boni Lez La crisi dell’Argentina È scoppiata nel 2001 a la riprova del fallimento dell’FMI l’FMI, in quel paese, aveva in precedenza ridotto significativamente l’inflazione agganciando il peso al $ Questa misura, inizialmente positiva, nel lungo termine si è rivelata deleteria in quanto ha: - impedito di procedere ad una svalutazione controllata per favorire le esportazioni - facilitato le tensioni speculative che hanno portato al crollo del peso

170 R. Boni Lez La Russia Caduta del muro Crollo del modello Libero mercato Chi intraprende I boiardi

171 R. Boni Lez La Russia PIL392 M $ Crescita+3 % - 5 % - 4 % PIL pro capiteda n.d.a $ - Agricolturada 12 %a 7 % - Industriada 50 %a 37 % - Servizida 38 %a 56 % (Dati 1999)

172 R. Boni Lez La crisi russa 1989 Caduta del muro di Berlino Avvio del processo di transizione dal comunismo all’economia di mercato Errore fondamentale Mancato riconoscimento della centralità del problema della trasformazione delle strutture sociali e politiche del paese

173 R. Boni Lez Realtà economica dell’Unione Sovietica ( 1989 ) nelle campagne e nelle fabbriche non ci si doveva preoccupare né di procurarsi i mezzi per produrre né di vendere i prodotti - pensava a tutto lo Stato la disoccupazione non esisteva - non si poneva un problema di sussidi i lavoratori passavano tutta la vita lavorativa nella stessa azienda - mancava un mercato del lavoro non c’erano case per i lavoratori per passare da un’azienda all’altra - mancava un mercato immobiliare lo Stato - determinava i prezzi in base a criteri politici -impegnava una quota enorme del PIL per le spese militari -aveva la proprietà di tutte le risorse produttive e naturali

174 R. Boni Lez La crisi russa e i fondamentalisti del mercato Errori commessi nel cercare scorciatoie per il capitalismo Liberalizzazione affrettata dei prezzi Rialzo eccessivo dei tassi d’interesse, da parte del governo Eltsin e dell’FMI, per contenere l’inflazione Rigidità delle politiche monetarie Mancanza di regole e di meccanismi di controllo Privatizzazioni effettuate tenendo in scarso conto la concorrenza

175 R. Boni Lez Conseguenze eclatanti La privatizzazione ha favorito la cessione delle aziende di stato ai loro ex dirigenti La mancanza di leggi e di controlli ha favorito la spoliazione delle aziende Programma “prestiti in cambio di azioni” (in pratica una “finta vendita” delle aziende di stato) Questi abusi hanno minato la fiducia dei russi nei governi, nella democrazia e nelle riforme

176 R. Boni Lez Prof. Romano Boni Gli scandali globali

177 R. Boni Lez Scandali globali americani Il caso della Long Term Capital Investments Gli scandali Enron e Worldcom La scomparsa della Arthur Andersen La risposta americana: Sarbanes-Oxley Act

178 R. Boni Lez Il caso Long Term Investments Società fondata da John Merriwether e da due professori Ha raccolto risparmi per 100 miliardi $ Attività iniziale come Hedge fund Poi è entrata nel mercato dei derivati Ha puntato sui mercati asiatici e sul mercato russo 1998 agosto - dopo mesi di rovesci in Asia crolla la Russia I risparmiatori cercano di ritirare i loro fondi 1998 settembre - non ci sono soldi in cassa - scoppia il caso La Federal Reserve, banca centrale USA, interviene per salvare la Long Term Investments per non creare drammi sul mercato internazionale

179 R. Boni Lez Lo scandalo Enron Enron nasce dalla fusione di Houston Natural Gas e Internorth - Diventa uno dei maggiori gruppi energetici degli Stati Uniti 2001 autunno - Enron riduce il capitale di 1,2 miliardi $ - Direttore Finanziario Andrew Fastow viene licenziato - Dichiara perdite per 586 milioni $ - Inchiesta SEC 2002 gennaio - Dipartimento di giustizia apre un’inchiesta penale - Amministratore Delegato Kenneth Lay si dimette

180 R. Boni Lez Conseguenze penali 2002 ottobre - A. Fastow viene imputato di 78 capi d’accusa 2003 settembre - Glisan (ex tesoriere) viene condannato a 5 anni A. Fastow viene condannato a 10 anni - Kenneth Lay si consegna all’FBI (Processo previsto per il 2006)

181 R. Boni Lez La scomparsa dell’Arthur Andersen Risultati delle inchieste - Bilanci Enron e Worldcom gonfiati con la complicità della società di revisione Arthur Andersen & Co. - Come? inserendo come poste attive guadagni presunti mascherando perdite effettive 2002 ottobre mila $ di multa ad Arthur Andersen & Co. per aver distrutto documenti compromettenti (circa una tonnellata) La società di revisione AA&Co. è costretta a chiudere

182 R. Boni Lez La risposta americana: Sarbanes-Oxley Act Firmato da Gorge Bush il 30 luglio 2002 Aggrava responsabilità e pene per il reato di falso in bilancio Condannati in base al S-O Act (oltre ai responsabili Enron) - Bernard Ebber, Chief Executive Officer della Worldcom, a 25 anni - John Rigas, presidente della Telecom, a 15 anni - Timothy Rigas, suo figlio a 20 anni Settembre condannati a 25 anni + risarcimento danni di 134 milioni $ - Tennis Kozlowski (ex presidente Tyco) + multa 70 milioni $ - Mark Swartz (ex vicepresidente Tyco) + multa 35 milioni $

183 R. Boni Lez Scandali globali italiani Cirio–De Rica e Parmalat Agli inizi degli anni 2000 emergevano nel nuovo mercato globale Il loro fallimento ha - avuto grande impatto su opinione pubblica italiana per rilevanza delle dimensioni impatto economico e finanziario - evidenziato pericolose falle nei sistemi di controllo connivenze e finanziamenti occulti di politici al vaglio della magistratura

184 R. Boni Lez Cirio-De Rica 1856 Francesco Cirio fonda la società Cirio a Torino 1875 la Cirio è la prima industria conserviera italiana 1891 l’azienda fallisce 1894 il fondatore non si arrende e riparte da Napoli 1900 F. Cirio muore, entrano nuovi soci e la società si espande 1972 la SME acquisisce il controllo della società 1993 l’IRI vende la SME a pezzi 1994 Sergio Cragnotti acquista il gruppo Cirio-De Rica 2000 inizi - fatturato Cirio-De Rica sfiora i miliardi di lire

185 R. Boni Lez Il fallimento Cirio-De Rica politica aggressiva di acquisizioni di società estere - Del Monte (fatturato: miliardi di lire) sudafricana - Bompril (detergenza, fatturato: 800 miliardi di lire) brasiliana - Peixe (conserve alimentari) brasiliana - Centrale del latte di Roma (poi ceduta a Parmalat) 2002 espansione si interrompe - Sergio Cagnotti non è in grado di restituire obbligazioni per 150 milioni di euro - il gruppo fallisce entrano i commissari che ne curano la gestione e la vendita 2004 fine di settembre - Cirio e De Rica sono acquistati (155 milioni di euro) da Conserve Mediterraneo, controllata al 51 % da Conserve Italia, colosso della cooperazione bianca emiliana

186 R. Boni Lez Cirio-De Rica - Sviluppi 25 Settembre 2007 – Sviluppi giudiziari Le decisioni del GUP di Roma - Rinviati a giudizio Cragnotti, Geronzi e Fiorani - Complessivamente 35 imputati più una società di revisione - Il processo inizierà il 14 marzo Prosciolti gli ex manager di San Paolo - IMI

187 R. Boni Lez Lo scandalo Parmalat 19 dicembre Bank of America nega di custodire 4 miliardi di $ del gruppo - Scoppia lo scandalo 23 dicembre Ministero delle Attività Produttive nomina commissario straordinario Enrico Bondi 27 dicembre Calisto Tanzi viene arrestato a Milano 31 dicembre Viene arrestato l’AD Fausto Tonna

188 R. Boni Lez Processo Parmalat 28 settembre 2005 Comincia a Milano il processo a Calisto Tanzi e ad altri 18 imputati per i reati di aggiotaggio e false comunicazioni al mercato Aggiotaggio - Delitto commesso da chi divulga notizie false o tendenziose o usa altri mezzi al fine di causare una variazione dei prezzi delle merci o dei valori quotati in borsa, in modo da turbare l’andamento delle attività commerciali e trarne illeciti profitti (Fonte: Dizionario Garzanti )

189 R. Boni Lez Parmalat – Sviluppi 18 maggio 2007 Parmalat sta crescendo di nuovo in termini di utili e di ricavi La sua posizione finanziaria netta è tornata in utile per € 87,4 milioni (ultima trimestrale di bilancio) Il titolo azionario ha raggiunto € 3,3 da € 2 di fine grazie ad Enrico Bondi e al management Parmalat non ha ancora concluso i suoi processi - i cittadini si sono costituiti in parte civile

190 R. Boni Lez La risposta italiana - Falso in bilancio depenalizzato Leggi e D.L. proposti e approvati dal Governo Berlusconi ( ) Decreto delegato per la riforma del diritto societario (2001) depenalizza il reato di falso in bilancio per le società non quotate in Borsa - 26 settembre caso “All Iberian” chiuso perché il falso in bilancio non è più reato Leggi che hanno ridotto i termini di prescrizione di gravi reati (es. corruzione di magistrati) - caso “SME” - “Consolidato Fininvest” - Procedimenti penali per i reati di corruzione chiusi per decorrenza dei termini

191 R. Boni Lez Le conseguenze Perdita di credibilità dell’Italia Gli scandali Cirio-De Rica e Parmalat hanno evidenziato la mancanza di - regole - controlli - attenzione della politica - informazione finanziaria cristallina e comprensibile al cittadino L’Italia è agli ultimi posti per investimenti esteri

192 R. Boni Lez Prof. Romano Boni Reazioni alla globalizzazione

193 R. Boni Lez Reazioni contro la globalizzazione Cenni storici Un documento “No global” ante litteram Le contestazioni (da Seattle a Cancun) Prospettive

194 R. Boni Lez Cenni storici XVIII sec. I gesuiti in Sud America levarono la loro voce in difesa degli Indios XIX sec. primi scritti “no global” modernamente intesi

195 R. Boni Lez Un documento “no global” ante litteram Io sono convinto che le strade di ferro, i telegrafi, le macchine, i miglioramenti dell’industria, tutto ciò finalmente che sviluppa e facilita il commercio, è da una legge fatale destinato ad impoverire le masse fino a che il riparto dei benefizi sia fatto dalla concorrenza. Tutti quei mezzi aumentano i prodotti, ma li accumulano in un piccolo numero di mani, dal che deriva che il tanto vantato progresso termina per non esser altro che decadenza. Se tali pretesi miglioramenti si considerano come un progresso, questo sarà nel senso di aumentare la miseria del povero per spingerlo infallibilmente a una terribile rivoluzione, la quale, cambiando l’ordine sociale, metterà a profitto di tutti ciò che riesce a profitto di alcuni

196 R. Boni Lez Il documento è di Carlo Pisacane È un brano del suo “Testamento politico” scritto a Genova il 24 marzo 1857 prima di imbarcarsi per la spedizione di Sapri

197 R. Boni Lez Le contestazioni 1999 – Seattle (USA) – 1^ contestazione contro il WTO 2001 Marzo – Genova – disordini contro il G8 (1^ vittima Carlo Giuliani) 2002 Novembre – Firenze – “Social forum” – prospettive per la costruzione di un metodo di confronto 2003 Settembre – Cancun (Messico) – Fallimento del confronto tra Europa/America e paesi emergenti al vertice del WTO Suicidio del sindacalista coreano Lee

198 R. Boni Lez La democrazia e le sue radici globali Saggio di Amartya Sen che, in un’intervista concessa a Paolo Flores D’Arcais (11 marzo 2004) così si esprime - La globalizzazione di per sé non è un problema. - La globalizzazione in economia, nelle scienze, in matematica, nella musica è qualcosa che arricchisce l’umanità, è un fatto assolutamente positivo. - Il problema è l’ineguaglianza nel partecipare alla globalizzazione

199 R. Boni Lez L’età dell’odio Sottotitolo Esportare democrazia e libero mercato genera conflitti etnici? La studiosa cinese Amy Chua in questo saggio mette in evidenza che: Libero mercato e democrazia, senza ridistribuzione della ricchezza o “stato sociale” o “welfare” che dir si voglia, sono incompatibili perché come diceva Adam Smith, “il potere dei numeri” (democrazia) mal si concilia con “il potere della proprietà” (capitalismo)

200 R. Boni Lez L’approccio degli Stati Uniti L’approccio degli Stati Uniti, negli ultimi anni, è consistito nel - prendere la forma più cruda di capitalismo - mescolarla con la forma più grezza di democrazia - esportare questa miscela precotta nei paesi più poveri, frustrati e disperati del mondo Se a tutto questo si aggiunge qualche minoranza economicamente dominante, il risultato è che - l’instabilità insita in questa forma primitiva di democrazia sarà aggravata all’ennesima potenza dalle forze dell’odio etnico

201 R. Boni Lez Cosa fare? Sembrerebbe che la soluzione più logica sia quella di - esportare, insieme a democrazia e capitalismo, la ridistribuzione della ricchezza e dello stato sociale. - introdurre lo stato di diritto, come complemento indispensabile non esistono formule magiche per risolvere i problemi, non solo economici, che sarà necessario affrontare nel nuovo millennio, ma almeno abbiamo preso coscienza di vivere tutti sullo stesso pianeta

202 R. Boni Lez Un nuovo sistema di regole Facciamo tutti parte di una comunità globale Dobbiamo pertanto darci delle regole che ci permettano di convivere Queste regole devono: - essere, ed essere considerate, eque e giuste - tener conto dei poveri e dei potenti - essere animate dai principi fondamentali della decenza e della giustizia sociale - non devono lasciare spazio a estremismi o fondamentalismi sia economici che religiosi

203 R. Boni Lez Una speranza per il futuro È giunto il momento di preoccuparsi che le cose funzionino e di ripensare a come vengono prese le decisioni e nell’interesse di chi Una globalizzazione gestita in modo equo e giusto permetterà di creare una nuova economia mondiale la cui crescita sarà più sostenibile, più equamente distribuita e potrà contribuire al progresso di tutti

204 R. Boni Lez Una prospettiva positiva 12 settembre Evento di grande valore simbolico “Dichiarazione di Interdipendenza” - Filadelfia (USA) Istituzione della “Giornata d’interdipendenza” - promossa dal Prof. Benjamin R. Barber - celebrata nel 2003 a Filadelfia e a Budapest 12 settembre “Giornata di Interdipendenza” - celebrata a Roma - Intervenuti: Prof. Benjamin R. Barber, Sindaco di Roma (Walter Veltroni), eminenti personalità, rappresentanti del Segretario dell’ONU (Kofi Hannan) e del Presidente della Commissione Europea (Romano Prodi)

205 R. Boni Lez La dichiarazione di Interdipendenza Filadelfia, 12 settembre 2003 Noi, il popolo del mondo, con la presente dichiariamo la nostra interdipendenza come individui e membri di comunità e nazioni distinte. Ci impegniamo ad essere cittadini di un unico “CivWorld”: un mondo civico, civile e civilizzato. Senza pregiudizio per le risorse e gli interessi delle nostre identità nazionali e regionali, riconosciamo le nostre responsabilità nei confronti delle risorse comuni e delle libertà dell’intero genere umano. …

206 R. Boni Lez La dichiarazione di Interdipendenza ( 12 sett ) Ci impegniamo altresì ad operare sia direttamente sia tramite le nazioni e le comunità cui pure apparteniamo come cittadini, per: garantire giustizia ed uguaglianza per tutti … forgiare un ambiente globale sicuro e sostenibile per tutti … offrire ai bambini, nostro futuro comune, particolare attenzione e protezione nella distribuzione delle risorse comuni …. mettere in atto forme democratiche di governance globale, civile e legale, che consentano di garantire i nostri comuni diritti … promuovere la realizzazione di politiche e istituzioni democratiche in grado di esprimere e salvaguardare la nostra appartenenza alla medesima comunità umana sostenere spazi liberi in cui le nostre particolari identità religiose, etniche e culturali possano prosperare e dove le nostre esistenze – tutte di pari valore – possano essere condotte con dignità, al riparo da qualsiasi forma di egemonia politica, economica e culturale

207 R. Boni Lez – 60° anniversario delle Nazioni Unite Dichiarazione del summit – Un passo significativo enumera - nuovi diritti e nuovi obblighi della comunità internazionale relativi all’intervento nelle questioni interne del Darfur Il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha commentato positivamente - stiamo diventando un mondo nel quale ciascuno di noi è responsabile dei propri fratelli


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