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 Il movimento Bhakti ("devozione") trae fondamento dalla Bhagavad Gita, un capitolo del famoso testo epico indiano Mahabarata; si basa sulla semplice.

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Presentazione sul tema: " Il movimento Bhakti ("devozione") trae fondamento dalla Bhagavad Gita, un capitolo del famoso testo epico indiano Mahabarata; si basa sulla semplice."— Transcript della presentazione:

1  Il movimento Bhakti ("devozione") trae fondamento dalla Bhagavad Gita, un capitolo del famoso testo epico indiano Mahabarata; si basa sulla semplice idea che è possibile diventare un rinunciante (sannyasin) senza abbandonare la società  Si introduce una distinzione tra Karma (azione) e desiderio (Kama) del frutto dell’azione; la fonte dell’attaccamento al mondo non è identificata con l’atto in sé ma con il desiderio del suo risultato  Dunque per il bhakta non è indispensabile smettere di agire: è sufficiente agire senza il desiderio di acquisire i frutti dell'azione stessa; i frutti dell'azione sono offerti a Dio

2  Dunque secondo il movimento Bhakti chiunque può diventare un rinunciante, e cercare la salvezza, anche senza appartenere ai «nati due volte» e senza lasciare la società  La Bhakti porta a una sorta di "democratizzazione" della società indiana e critica il ruolo di mediazione del sacerdote: tutti possono raggiungere la liberazione attraverso la Bhakti: shudra, donne, giovani

3  Il movimento ha creato un rapporto diretto tra uomo e Dio, di solito una divinità particolare (solitamente Krishna), quindi una sorta di "monoteismo" hindu (un ponte tra induismo e islam?)  Questo a sua volta ha creato i culti devozionali e i grandi pellegrinaggi religiosi, che in precedenza erano poco conosciuti in India

4  Questi culti hanno utilizzato le lingue locali per le loro liturgie, pertanto hanno rafforzato la dimensione locale in India  La conseguenza più importante è che si è rotto il monopolio dei brahmani: la mediazione tra l'uomo e Dio non era più necessaria: ogni persona poteva creare un rapporto diretto con la divinità

5  Il secondo movimento, chiamato Shakti (o movimento tantrico, da tantra o «principio», «essenza»), è un movimento religioso eterodosso che enfatizza il ruolo della forza della natura, rappresentato come energia femminile, vista come via di liberazione  La tradizione religiosa indiana tende a vedere il femminile in ogni manifestazione delle forze naturali (la terra, i fiumi, la pioggia, ecc)

6  Queste forze sono normalmente concepite come necessario complemento della forza maschile; quando questa unione del femminile e del maschile è compiuta, il femminile ha un effetto positivo, creativo sul mondo  Questa necessaria unione di maschile e femminile è simboleggiato dal fatto che tutte le principali divinità indiane hanno una moglie o una compagna (Shiva e Parvati, Vishnu e Lakshmi)

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8  Quando, però, il femminile è separato dal maschile diventa violento, persino distruttivo (tutti i violenti fenomeni naturali)  Questa forza femminile, quando isolata, è chiamata Devi, la Dea (a volte anche Durga o Kali), che viene spesso rappresentata con dettagli raccapriccianti (sangue, teschi)  La Dea è al centro di culti non-vegetariani, che in alcuni casi possono essere centrati sul sangue e il sacrificio degli animali

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11  Il movimento tantrico è un movimento che dà grande importanza al ruolo della Shakti  Si basa sul Tantra, che è un gruppo di testi che fanno parte dei Veda, sebbene porta ad una inversione dei valori tradizionali

12  Si basa su un particolare accento sulla femminilità come concetto centrale e il percorso principale per la salvezza  In questa dimensione ciò che nella ortodossia è concettualizzato come ritualmente "impuro" (sangue, morte, la parte organica della vita) è sottolineato come un veicolo per la salvezza

13  Il rapporto sessuale è anche sottolineato come il simbolo dell'unione del maschile e della forza femminile, e quindi ha il potere di portare la liberazione, in particolare l'unione tra la divinità maschile e la Shakti, la Dea

14  Attualmente la maggior parte delle scuole tantriche enfatizzano di più il processo interno di meditazione, e il rapporto sessuale è solo simbolico  Tuttavia alcune delle scuole più radicali del tantrismo (spesso chiamato “della mano sinistra«, cioè più impuro) mantengono il rituale tradizionale, che coinvolge il vino, la carne, il pesce e il rapporto sessuale

15  Conclusione: anche se la società indiana può sembrare rigidamente gerarchica e stabile, in realtà ha visto una tendenza verso l'apertura di nuove interpretazioni in cui l'individuo possa trovare più spazio, e che sfidato la rigida gerarchia comandato dai brahmani  Altre sfide per l'induismo ortodosso saranno offerti da "eresie", come il buddhismo e il jainismo

16  Entrambi i movimenti nascono dal mondo kshatriya  Estremizzano alcuni elementi presenti nell’induismo brahmanico (per il Jainismo, la non violenza; per il buddhismo, la svalutazione della vita terrena vista come sofferenza)  Entrambi sono secondo la tradizione fondati da personaggi storici, Gautama Siddharta, detto il Buddha (L’illuminato) e Vardhamana, detto anche Mahavira (grande eroe); I due personaggi sono contemporanei (VI secolo a.C.)

17  Il Buddha in particolare sarebbe vissuto nel Bihar, India nord orientale, di stirpe reale; ambiente urbano, già in parte individualizzato e spersonalizzato, da cui l’approccio intellettualistico dell’insegamento  Secondo la tradizione il suo insegnamento nascerebbe dalla presa d’atto della sofferenza proprio della vita terrena  Il suo pensiero non è organizzato in una dottrina sistematica ma si compone di una serie di insegnamenti

18  Il punto di partenza è un concetto già noto sia al mondo indiano sia ad altre società antiche, ovvero che la morte non sia una componente necessaria della natura umana ma una “patologia”; noi siamo essenzialmente immortali e siamo costretti alla morte dalla bramosia e dall’attaccamento  Spogliandoci dall’attaccamento superiamo la morte e ci liberiamo dal ciclo del samsara

19  Dunque il Buddha indica un percorso di salvezza composto di due elementi:  Vivere secondo un modello di moralità (I 5 precetti: non uccidere, non rubare, non fornicare, non mentire, non bere alcolici)  Meditare in modo da distogliere l’attenzione dagli interessi terreni e dall’attaccamento

20  Scopo ultimo del percorso di salvezza è l’estinzione dell’io ovvero il raggiungimento della salvezza (nirvana)  Questo non è definito chiaramente: è uno stato trascendentale che estingue tutti i mali dell’uomo (la simbologia più nota è il fuoco; mondo=fuoco, desideri; nirvana=spegnimento del fuoco)

21  Dunque c’è un concetto pessimistico del mondo, idea della transitorietà dell’esistente  I buddhisti condannano ogni tipo di desiderio come dannoso  Condanna dell’”io” e del “mio” ovvero coscienza dell’individualità e del volerci appropriare di qualunque parte dell’universo (concetto già presente nei Veda: io e mio come segno della separazione di atman e brahman e inizio della creazione del mondo)

22  La dottrina fondamentale del buddhismo si compone dei “tre gioielli” o “tesori” nei quali tutti i fedeli devono credere  Buddha (la guida)  Dhamma (l’insegnamento)  Sangha (la comunità)

23  Il sangha è un concetto complesso; comprende una comunità visibile, composta sia di monaci (e monache) che di laici  I primi hanno il compito di realizzare l’ideale buddhista, I secondi devono sostenere (economicamente, moralmente ma anche politicamente) i monaci  Però la comunità monastica è superiore, e tutti in teoria dovrebbeo prima o poi divenire monaci; il sangha dovrebbe coinvolgere l’intera umanità  C’è anche una comunità invisibile, composta di “santi” ovvero di coloro che hanno raggiunto la liberazione

24  Il buddhismo deve la sua espansione soprattutto al sostegno del potere politico, in particolare dell’imperatore Ashoka ( a.C.) della dinastia Maurya (fondata attorno al IV sec. a.C.).  Buddhismo rivaluta l’io nella società, in quanto il suo percorso di salvezza è un percorso prettamente individuale, cioè si concentra sulla estinzione della propria bramosia, dunque ci si concentra su se stessi  è presente l’aspetto comunitario, ma si tratta soprattutto di una comunità di individui eguali, non della comunità gerarchica dell’induismo

25  In secondo luogo, il buddhismo svincola il potere politico dal controllo del religioso, cioè il re dal controllo del brahmano  Poichè il religioso si ritaglia una propria dimensione separata e lontana dalla politica (ciò anche se in teoria tutto il mondo dovrebbe diventare un monastero, e il re in particolare ha il dovere di sostenere i monaci e preparare il passaggio al sangha)  Ciò spiega perchè in generale il mondo eterodosso è stato molto favorito dal potere politico in India, e perchè sotto l’influenza del mondo eterodosso siamo stati fondati grandi formazioni statali nell’India antica

26  Più si sottolinea l’esperienza monacale, più si laicizza il mondo  Alla fine rimane sempre uno iato tra la società civile e il monastero, il che è molto diverso dalla tradizione indù ortodossa

27  La principale divisione in seno al buddhismo è tra buddhismo Hinayana e Mahayana.  Il primo, detto anche del Piccolo Veicolo, è il più antico e mantiene l’accezione originaria dell’insegnamento del Buddha.  Nel secondo il Buddha viene divinizzato e sostituito nel suo insegnamento dal Bodhisattva (lett. “essenza dell’illuminazione”), un illuminato “in potenza” che preferisce attendere prima di accedere al nirvana per aiutare i suoi confratelli

28  Il Bodhisattva diventa spesso il capo di una setta o di un grande monastero  La sua presenza in qualche modo rivaluta il mondo, che nel buddhismo originario è totalmente negativo

29  Entrambe le scuole si diffonderanno fuori dell’India  L’Hinayana verso sud: Ceylon, e nel sud-est asiatico (Birmania, Thailandia, Cambogia, Vietnam)  Il Mahayana si diffonde verso il Tibet, Cina, Giappone; inoltre si crearono le condizioni per un suo reingresso nell’Induismo: il Buddha, divinizzato, viene considerato un’incarnazione di Vishnu

30  Il Jainismo è un’ulteriore sviluppo della rinuncia  Concetto essenziale: il mondo è un tutto animato ove la presenza di essere viventi pervade il mondo organico e inorganico  Tutti gli esseri hanno la possibilità di liberarsi dal karman, da ciò deriva un rispetto verso la vita in assoluto  Quindi ognuno deve seguire delle prescrizioni per non uccidere nessun essere  Estremizzazione dell’ahimsa  Presenza di regole molto rigide di alimentazione e di vita ( I 5 comandamenti)

31  Esistenza di una comunità di monaci e di laici  Tra i laici persistono le differenze castali (nomi di caste mercantili, Marwari del Rajasthan, Bania del Gujarat)  Rapporto stretto con il commercio; attività mercantile considerata la più congeniale ai jain  Le maggiori corporazioni commerciali di varie città indiane sono tuttora jain (Ahmedabad)

32  E 'significativo che tutte queste correnti di dissenso siano coesistite in India per secoli, si siano influenzate a vicenda, senza che nessuna di loro abbia prevalso  Il risultato è stato la creazione di un ambiente religioso tollerante, complesso e plurale, dove ogni individuo può trovare la propria interpretazione religiosa  Brahmani ortodossi vivevano fianco a rinuncianti o movimenti settari, senza che nessuno cercasse di annullare le altre  Tutto questo crea un particolare tipo di mentalità che si è anche estesa alla cultura politica


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