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Una riflessione teologico-pastorale. P RIMA D URANTE D OPO.

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Presentazione sul tema: "Una riflessione teologico-pastorale. P RIMA D URANTE D OPO."— Transcript della presentazione:

1 Una riflessione teologico-pastorale

2 P RIMA D URANTE D OPO

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4 annuncio celebrazionetestimonianza Il titolo di "chiesa domestica", attribuito alla famiglia, è ormai entrato nel linguaggio comune e in molti documenti del Magistero dopo il Concilio. La famiglia è una piccola Chiesa, una Chiesa in miniatura; ma è anche la prima cellula della comunità cristiana, perché in essa si vivono le tre dimensioni fondamentali della Chiesa: l’annuncio, la celebrazione e la testimonianza.

5 annuncio Anzitutto la Chiesa è annuncio della salvezza: perché accoglie la Parola di Dio, che è la sua regola di vita; anzi, diremmo meglio, accoglie il Signore che parla anche attraverso la Scrittura. E dopo aver accolto la Parola, la Chiesa la annuncia agli uomini e alle donne di ogni tempo, nelle situazioni storiche e particolari che sono in continuo cambiamento.

6 annunciatori Anche la famiglia è chiamata a mettersi alla scuola della Parola per cogliere il progetto di Dio su di essa e per lasciarsi convertire. E all’interno della famiglia i genitori sono chiamati ad essere i primi annunciatori della Parola, i primi educatori della fede dei figli.

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8 In particolare, risulta opportuna l'opera di coppie e famiglie che mettono a disposizione la loro casa per momenti di ascolto della Parola di Dio e sanno chiamare a questo confronto altre coppie e famiglie del quartiere o del vicinato.

9 Inoltre, le famiglie cristiane sappiano riconoscere che il campo più immediato e connaturale nel quale si compie la loro opera evangelizzatrice sono le altre coppie e famiglie. Di conseguenza, secondo le loro possibilità e capacità, si rendano disponibili per la preparazione dei fidanzati al matrimonio, l'animazione dei gruppi familiari, la catechesi familiare e parrocchiale soprattutto degli adulti, la vicinanza alle coppie e alle famiglie in difficoltà.

10 celebrazione La seconda dimensione è quella della celebrazione: la Chiesa celebra la continua presenza di Gesù che salva gli uomini di ogni tempo, e lo fa attraverso i sacramenti, in particolare nell’Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del Signore.

11 liturgia Anche la famiglia ha una sua liturgia, nella quale sente la presenza di Dio ed entra in dialogo con lui per offrire a lui la sua vita quotidiana perché la trasformi in storia di salvezza. La liturgia della chiesa domestica naturalmente attinge e si rifà alla grande liturgia della comunità cristiana, ma la riesprime con un linguaggio proprio, il linguaggio semplice e concreto della vita quotidiana.

12 preghiera Espressione privilegiata e irrinunciabile del compito sacerdotale della famiglia cristiana è la preghiera, quale dialogo orante col Padre per Gesù Cristo nello Spirito santo. Si tratta di una «preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli insieme», e di una preghiera che «ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene interpretata come vocazione di Dio e attuata come risposta filiale al suo appello».

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14 Liturgia delle Ore Le coppie e le famiglie più disponibili siano guidate ed educate a distinguere certi giorni o certi periodi della loro vita familiare ricorrendo alla Liturgia delle Ore, almeno per qualche sua parte, secondo le possibilità aperte dalle direttive del Concilio.

15 senza la domenica non possiamo vivere “Mysterium fidei”. Le coppie e le famiglie siano guidate ed educate a non dimenticare che “senza la domenica non possiamo vivere”, e che anche la famiglie rafforzano il vincolo di unità che le stringe abbeverandosi al “Mysterium fidei”.

16 È la fede dei 49 martiri di Abitene, nell'attuale Tunisia, sorpresi durante la persecuzione di Diocleziano (304 ‑ 305) a riunirsi nel giorno del Signore, contravvenendo alle disposizioni dell'imperatore. Andarono con coraggio incontro alla morte, consapevoli che era in gioco la loro stessa identità cristiana. È quanto emerge con chiarezza dal commento che il redattore degli Atti dei martiri fa alla domanda rivolta dal proconsole al martire Felice: «Se sei cristiano non farlo sapere. Rispondi piuttosto se hai partecipato alle riunioni».

17 Ed ecco il commento: «Come se il cristiano potesse esistere senza celebrare i misteri del Signore o i misteri del Signore si potessero celebrare senza la presenza del cristiano! Non sai dunque, satana, che il cristiano vive della celebrazione dei misteri e la celebrazione dei misteri del Signore si deve compiere alla presenza del cristiano, in modo che non possono sussistere separati l’uno dall’altro? Uno di loro, un certo Emerito, che aveva ospitato gli altri cristiani nella sua casa per la preghiera, non esitò ad esclamare: "Senza la domenica non possiamo vivere!".

18 testimonianza In terzo luogo la Chiesa è testimonianza: dopo aver accolto e riproposto l’annuncio della salvezza, dopo aver reso riconosciuto la presenza di Gesù che agisce nei sacramenti, la comunità cristiana deve tradurre l’amore di Dio nella vita quotidiana, improntata a relazioni nuove di amore, di accoglienza, di servizio.

19 vivere rapporti nuovi Anche la famiglia, che incontra il Signore nella Parola e nella preghiera, è chiamata a vivere rapporti nuovi, che siano ispirati non soltanto all’amore umano ma alla carità evangelica: cioè all’accoglienza gratuita, alla comunione, al servizio vicendevole. In questo modo la famiglia, oltre ad essere la prima esperienza concreta di Chiesa, diventa anche la prima scuola di quella solidarietà che è il fondamento del vivere sociale.

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21 vangelo della carità In forza di tutto questo, la famiglia cristiana «è il primo luogo in cui l'annuncio del vangelo della carità può essere da tutti vissuto e verificato in maniera semplice e spontanea» nel rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra giovani e anziani.

22 forme quotidiane di solidarietà e vicinanza Le coppie e le famiglie cristiane si educhino a vivere forme quotidiane di solidarietà e vicinanza verso altre famiglie in difficoltà materiale o spirituale. Illuminate dalla carità, «in ciascuno, soprattutto nel povero, debole, sofferente e ingiustamente trattato», sappiano «scoprire il volto di Cristo e un fratello da amare e da servire»; lasciandosi guidare dal realismo tenace della carità, si aprano anche a forme più dirette e precise di impegno sociale e politico.

23 l'adozione e l'affidamento Le famiglie sperimentino l'adozione e l'affidamento come «segni di carità operosa e di annuncio vissuto della paternità di Dio», li riconoscano e li vivano come una forma di “fecondità spirituale”. riconoscere e accogliere il dono della sapienza maturata nel cuore degli anziani Ogni famiglia, perciò, sappia riconoscere e accogliere il dono della sapienza maturata nel cuore degli anziani nei lunghi anni della loro esistenza. Si adoperi perché l'anziano, nei limiti del possibile, possa trascorrere gli anni della sua vecchiaia nell'ambito naturale della famiglia.

24 Famiglia Società Sussidiarietà

25 sussidiarietà La società, e più specificamente lo stato, devono riconoscere che la famiglia è "una società che gode di un diritto proprio e primordiale" e quindi nelle loro relazioni con la famiglia sono gravemente obbligati ad attenersi al principio di sussidiarietà. In forza di tale principio lo stato non può né deve sottrarre alle famiglie quei compiti che esse possono egualmente svolgere bene da sole o liberamente associate, ma positivamente favorire e sollecitare al massimo l’iniziativa responsabile delle famiglie. FC, III-45

26 Carta dei diritti della famiglia La sede apostolica, accogliendo l’esplicita richiesta del sinodo, avrà cura di approfondire tali suggerimenti, elaborando una “Carta dei diritti della famiglia" da proporre agli ambienti e alle autorità interessate. FC, III-46

27 Famiglia Società Carta dei Diritti

28 educare frequentare le scuole collaborazione tra genitori, insegnanti ed autorità scolastiche Avendo dato la vita ai loro figli, i genitori hanno l’originario, primario ed inalienabile diritto di educarli. a) I genitori hanno il diritto di educare i loro figli in conformità con le loro convinzioni morali e religiose. c) di ottenere che i loro figli non siano costretti a frequentare le scuole che non sono in armonia con le loro proprie convinzioni morali e religiose. e) Il diritto primario dei genitori ad educare i propri figli deve essere sostenuto in tutte le forme di collaborazione tra genitori, insegnanti ed autorità scolastiche.

29 i mezzi di comunicazione sociale siano strumenti positivi f) La famiglia ha il diritto di esigere che i mezzi di comunicazione sociale siano strumenti positivi per la costruzione di una società, che rafforzi i valori fondamentali della famiglia. Nel contempo la famiglia ha il diritto di essere adeguatamente protetta, specialmente per quanto riguarda i suoi membri più giovani, dagli effetti negativi e dagli abusi dei mass media. Carta dei diritti della famiglia, Art. 5

30 Così la promozione di un’autentica e matura comunione di persone nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore. In tal modo, come hanno ricordato i padri sinodali, la famiglia costituisce il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società: essa collabora in un modo originale e profondo alla costruzione del mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in particolare custodendo e trasmettendo le virtù e i "valori". FC, III-43

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32 Senza dubbio, la scuola esercita un influsso spesso determinante per il futuro dei figli. Il fondamentale diritto-dovere dei genitori all'educazione dei figli esige non solo che essi siano liberi nello scegliere la scuola in conformità con le loro convinzioni, ma anche che, evitando ogni delega incondizionata e irresponsabile, si impegnino a fondo per una presenza attiva nella scuola. Anche attraverso l'impegno negli organi collegiali, la loro sia una presenza vigile, critica, intelligente e propositiva, fatta di partecipazione alla programmazione e alla conduzione della scuola, attenta a verificare la cultura e i valori ai quali la scuola si ispira, disposta a confrontarsi e a collaborare con gli insegnanti, meglio se attuata in forma associata. DPF, 184

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34 I genitori, perciò, procurino che in famiglia, soprattutto da parte dei bambini e dei ragazzi, l'uso dei mass media sia accuratamente regolato da autentici criteri educativi. Educhino se stessi e i figli ad esprimere giudizi sereni e oggettivi sulle diverse trasmissioni: in tal modo diventeranno più capaci di discernere tra i programmi e le proposte da scegliere e quelli da rifiutare. DPF, 188

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36 funzione sociale e politica associazioni La famiglia ha il diritto di esercitare la sua funzione sociale e politica nella costruzione della società. a) Le famiglie hanno il diritto di formare associazioni con altre famiglie ed istituzioni, per svolgere il ruolo della famiglia in modo conveniente ed effettivo, come pure per proteggere i diritti, promuovere il bene, e rappresentare gli interessi della famiglia. b) Sul piano economico, sociale, giuridico e culturale, deve essere riconosciuto il legittimo ruolo delle famiglie e delle associazioni familiari nella elaborazione e nell’attuazione dei programmi che interessano la vita della famiglia. Carta dei diritti della famiglia, Art. 8

37 Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma di intervento politico: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. FC, III-44

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39 Di grande importanza sono, a tale riguardo, varie forme di associazioni familiari: oltre ad esprimere a loro modo la dimensione della solidarietà, si presentano come «una necessità storica per le famiglie stesse che vogliano possedere una adeguata forza rivendicativa dei loro doveri e diritti, di fronte ai molti continui tentativi che le strutture pubbliche vanno facendo per ridurre o rifiutare quella presenza nel sociale che compete di diritto alle famiglie come tali». DPF, 182

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