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1 Il turismo nella nostra regione: I Parchi Naturali Coordinatore Prof.ssa Marsella Di Camillo ITCG Europa S.A Roccasecca Classe 3A Per aggiungere alla.

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1 1 Il turismo nella nostra regione: I Parchi Naturali Coordinatore Prof.ssa Marsella Di Camillo ITCG Europa S.A Roccasecca Classe 3A Per aggiungere alla diapositiva il logo della società: Scegliere Immagine dal menu Inserisci Individuare il file con il logo della società Scegliere OK Per ridimensionare il logo: Fare clic su un punto qualsiasi del logo. Attorno all'oggetto verranno visualizzati i quadratini di ridimensionamento. Per ridimensionare l'oggetto, utilizzare i quadratini. Per conservare le proporzioni dell'oggetto da ridimensionare, trascinare i quadratini di ridimensionamento tenendo premuto MAIUSC.

2 2 I ndice La Ciociaria Il Parco del Circeo Il Parco Nazionale d’Abruzzo L’Oasi di Ninfa Bibliografia Partecipanti Realizzazione: schede operative

3 3 La Ciociaria Il Territorio e le sue risorse naturalistiche Il Territorio e le sue risorse naturalistiche Il Territorio e le sue risorse naturalistiche Il Territorio e le sue risorse naturalistiche La Storia dalle origini ai nostri giorni La Storia dalle origini ai nostri giorni La Storia dalle origini ai nostri giorni La Storia dalle origini ai nostri giorni Storia dell'industria e dell'artigianato nella Ciociaria Storia dell'industria e dell'artigianato nella Ciociaria Storia dell'industria e dell'artigianato nella Ciociaria Storia dell'industria e dell'artigianato nella Ciociaria La cultura e le tradizioni della Ciociaria La cultura e le tradizioni della Ciociaria La cultura e le tradizioni della Ciociaria La cultura e le tradizioni della Ciociaria Indice

4 4 Il Parco Del Circeo Localizzazione Localizzazione Localizzazione Caratteristiche Caratteristiche Caratteristiche Flora Flora Flora Fauna Fauna Fauna Indice

5 5 Il Parco Nazionale D’Abruzzo Presentazione Presentazione Presentazione Gli alti pascoli Gli alti pascoli Gli alti pascoli Gli alti pascoli Sulle rive del Sangro Sulle rive del Sangro Sulle rive del Sangro Sulle rive del Sangro La lunga storia dei parchi naturali La lunga storia dei parchi naturali La lunga storia dei parchi naturali La lunga storia dei parchi naturali I caratteri del territorio I caratteri del territorio I caratteri del territorio I caratteri del territorio Le grandi Faggete Le grandi Faggete Le grandi Faggete Le grandi Faggete Presenze nella foresta Presenze nella foresta Presenze nella foresta Presenze nella foresta Parchi nazionali in italia Parchi nazionali in italia Parchi nazionali in italia Parchi nazionali in italia La Flora La Flora La Flora La Flora La Fauna La Fauna La Fauna La Fauna Indice

6 6 L ’ Oasi di NinfaNinfa “ La Pompei del medioevo” “ La Pompei del medioevo Come e quando visitarla Scheda di Ninfa La Flora La Fauna Indice

7 7 Il Territorio e le sue risorse naturalistiche La Ciociaria è una vasta regione geografica del Lazio meridionale, si estende per circa kmq ed in larga misura coincide con l'attuale provincia di Frosinone. Il suo territorio, anticamente abitato dalle popolazioni ausoniche, erniche, volsche e sannite, comprende anche aree limitrofe, quali quelle a ridosso della Via Casilina, l'antica via Latina, delle zone montuose degli Appennini, degli Aurunci, dei Lepini, degli Ernici e degli Ausoni, quelle lungo le valli del Liri e del Sacco fino a giungere al golfo di Gaeta.Chi giunge in Ciociaria, specialmente se a primavera inoltrata, avrà l’impressione di immergersi in un fresco bagno di verde. La Ciociaria, infatti, per gran parte del territorio, è terra ricca d’acque e perciò verde per buona parte dell’anno. Maestosi boschi di faggi, piante resinose, castagni, querce, frassini e carpini ricoprono gran parte delle zone montuose, scrigni preziosi per la flora e la fauna locale, mete ambite dagli appassionati della natura, itinerari tonificanti lontano dal frastuono quotidiano della nostra civiltà. Lazio

8 8 E’ possibile risalendo sentieri, torrenti e corsi d’acqua disseminati lungo i monti, o attraversando immensi boschi, imbattersi in angoli dalla vegetazione impenetrabile e selvaggia con grotte laghetti e cascate che riportano alla nostra mente paesaggi descritti in fiabe e racconti d’altri tempi. Le montagne che, nella parte più a nord della Ciociaria si presentano maestose ed imponenti, offrono luoghi incantevoli e affascinanti, che appieno meritano il rispetto e l’ammirazione che si riconosce alle vette più belle. Nella catena dei Monti Ernici, delimitata dalle valli dei fiumi Liri ad est, Sacco a sud e dall'alto corso dell'Aniene a nord, sono di sicuro richiamo le vette delMonte del Passeggio (2056 m), ai piedi del quale si estende “Prato di Campoli” un incredibile anfiteatro erboso dall’incantevole fascino e il Monte Pizzodeta (2037 m), meta d’appassionati d’escursionismo alpino.Monti Simbruini, gruppo montuoso al confine tra Lazio e Abruzzo, limitato dall'alta valle del Liri a nord-est, da quella dell'Aniene a sud-ovest e dai Monti Ernici a sud, costituiti da rocce calcaree, culminano nel Monte Contento (2014 m). Le Mainarde, insieme ai Monti della Meta appendice ciociara del “Parco Nazionale degli Abruzzi”, si sviluppano fra il Lazio, l’Abruzzo e il Molise. Ricercata dagli appassionati di sport invernali, Prati di Mezzo (Picinisco) è situata ai piedi del Monte Meta che con i suoi 2241 m. svetta tra tutti.

9 9 Da ricordare per gli appassionati di sport invernali anche le stazioni sciistiche di Campo Catino e Campo Staffi.I Monti Aurunci, gruppo montuoso della Ciociaria sud-orientale, così chiamato dal nome degli antichi abitatori. Situato a ridosso della costa tirrenica, è limitato all'interno dalle valli del Liri-Garigliano e del Sacco, ad ovest la piana di Fondi lo separa dai Monti Ausoni, da taluni considerati come la loro naturale prosecuzione. Costituito in massima parte da rocce calcaree, la vetta più importante è il Monte Petrella (1535 m). I Monti Lepini, gruppo montuoso dell'antiappennino laziale, allungato tra i Colli Albani, la valle del fiume Sacco, che lo separa dall'Appennino, i Monti Ausoni e l'Agro Pontino. Svetta a 1536 metri il monte Semprevisa. La popolazione, in queste zone, vive in centri raccolti su alture ed è dedita all'agricoltura e alla pastorizia.La Ciociaria offre molte altre attrattive per gli appassionati della natura. E’ di richiamo sicuro l’oasi naturalistica del lago di Posta Fibreno. Sono da ricordare con interesse anche il parco naturale della Selva di Paliano, il lago di Cardito, la pineta di Vallerotonda, il lago di Canterno, il castagneto monumentale di Terelle, le grotte di Pastena e di Collepardo, le cascate del fiume Liri ad Isola del Liri. Paesaggi stupendi si possono ammirare ancora nei vari paesini che conservano intatte tutte le tradizioni e le caratteristiche dei

10 10 paesi rurali di una volta, arroccati sui colli o sulle asperità ai piedi dei monti della Ciociaria, o in vicinanza delle valli incantevoli percorse dai fiumi Amaseno, Aniene, Melfa, Rapido, Sacco e Liri.Tra i bacini fluviali merita un cenno tra tutti il fiume Liri, ricordato fin dai tempi più remoti per le sue verdi acque. Il più importante della Ciociaria e tra i più noti dell’Italia centrale, sorge ai piedi del Monte Cappadocia in Abruzzo, e dopo un tortuoso percorso iniziale, dove conserva ancora le caratteristiche d’acque pulite ed incontaminate, riceve nei pressi di Ceprano le acque del fiume Sacco, per poi confluire in prossimità di Cassino nel fiume Gari. Da qui con il nome di Garigliano, prosegue fino a terminare la sua corsa nel Mar Tirreno in prossimità di Minturno.

11 11 La Storia dalle origini ai nostri giorni Proporre in queste poche righe la storia, le imprese e le opere del popolo ciociaro, ci sembra assurdo ed irriguardoso nei confronti di una terra e delle sue genti dalla cultura e dalle tradizioni millenaria.Le possenti mura ciclopiche, i resti archeologici d’epoca romana, i castelli e le fortificazioni medioevali, i tanti borghi arroccati sulle asperità dei colli, i monasteri e le grandi abbazie, sono solo alcune tra le più affascinanti testimonianze giunte sino a nostri tempi, e che rappresentano solo in parte ciò che fu di questa terra.Vi proponiamo quindi, solo alcuni cenni tra i più significativi della storia di questo popolo. Vi segnaleremo in ogni caso, i testi per i vostri approfondimenti nel settore da noi dedicato alla cultura e tradizioni.Le prime pagine a noi conosciute, della storia della Ciociaria, furono scritte dalle popolazioni primitive che si insediarono per primi in questi territori.Gli Ernici, gli Equi, i Volsci e i Sanniti abitarono per secoli queste terre, fino a contrapporsi anche alla potenza della crescente Roma, che conosceva in quei periodi i suoi albori..

12 12 Intorno al XIII secolo, nelle terre più a Sud dell’attuale Ciociaria, iniziarono a manifestarsi e a diffondersi dei fenomeni caratteristici di queste zone conosciuti con il nome di “brigantaggio”. Alimentato soprattutto da criminali, ma anche da personaggi scomodi messi al “bando” dalle autorità regnanti e costretti a rifugiarsi tra le montagne, i briganti, vivevano di scorrerie e ruberie varie che perpetravano lungo tutto l’estremo Sud della provincia, tra Sora, la Val di Comino e Cassino. L’ordinamento della provincia di Campagna e Marittima fu mantenuto fino alla prima metà del sec. XIX, quando fu istituita la Delegazione di Frosinone. Dopo l'annessione dello Stato della Chiesa al Regno d'Italia (1870), la delegazione di Frosinone fu incorporata, insieme con quella di Viterbo, Velletri e Civitavecchia, in una sola provincia, quella di Roma fino a riacquistare la propria autonomia nel 1927, quando fu elevata a provinciaLe pagine più recenti della storia di questa terra ci riportano alle tragiche vicende della seconda guerra mondiale, che videro proprio queste terre teatro di distruzioni e di cruenti massacri perpetrati dall’uomo in quel periodo. Un ricordo fra tanti: ”La battaglia di Montecassino” con la completa distruzione dell’Abbazia e di quanto la circondava.La ricostruzione e l'industrializzazione, sono pagine di storia moderna, tappe inesorabili che, se da un lato hanno portato sviluppo e benessere, dall'altro hanno talvolta rappresentato un rischio per il patrimonio artistico, culturale e ambientale dell'intero territorio

13 13 A seguito della sua prima espansione italica, e solo dopo aspre e sanguinose battaglie i popoli ciociari cedettero all’Impero Romano, fino ad amalgamarsi con questo.Le stesse popolazioni conquistate, ottennero in seguito la cittadinanza romana con l’iscrizione nelle tribù di Roma. Ne fecero attivamente parte per tutto il periodo dell’Impero Romano fino alla sua caduta, ed i resti che oggi circondano il territorio ne sono la testimonianza. Dopo l’Impero Romano, Bizantini, Longobardi, Normanni, Svevi e piccoli feudatari si succedettero nel dominio delle terre di Ciociaria, lasciando ognuno di essi evidenti segni del proprio passaggio. Le prime e vere trasformazioni geografiche ed amministrative si ebbero con l'invasione longobarda, in seguito alla quale le zone comprese tra il Garigliano e i Colli Albani presero il nome di Campagna, mentre quella lungo il litorale tirrenico assunse il nome di Marittima. Quella denominazione divenne ufficiale, quando il Sacro Romano Impero riconobbe lo Stato Pontificio, e si creò la Provincia di Campagna e Marittima, che comprendeva gran parte delle terre oggi conosciute come Ciociaria e con capoluogo l’attuale Frosinone.Alla fine del Medio Evo, nella provincia di Campagna e Marittima, governata dal funzionario delegato dal Pontefice, si consolidarono i domini feudali delle grandi famiglie.

14 14 Tuttavia si sta riuscendo con molta tenacia e fatica a tenere fermi e a riscoprire quei valori di saggezza, di genuinità e rispetto per la natura e le sue opere, che da millenni hanno contraddistinto i popoli che hanno abitato queste terre e che c’è stato da loro tramandato come preziosa memoria d’antico valore.Memorie che vogliamo far conoscere ed apprezzare attraverso queste pagine a tutti coloro che lo desiderino, e che comunque riteniamo meritevoli della giusta considerazione da parte Vostra.

15 15 Storia dell'industria e dell'artigianato nella Ciociaria L'economia della Ciociaria, tradizionalmente basata sull’agricoltura e sull’allevamento, attività tipiche delle popolazioni che per prime s’insediarono in questi territori, può comunque vantare una tradizione industriale che per importanza ed estensione, si può far risalire addirittura ad epoca romana. Fattori come, l’abbondanza d’acqua, la diffusione della pastorizia che forniva ingenti quantità di lana grezza, la gran quantità di legnami provenienti dai boschi, lo sfruttamento di cave e la vicinanza a Roma e alle città campane, permise lo sviluppo d’importanti e fiorenti attività nel settore della lavorazione della lana, del legno e del marmo, documentate da numerose iscrizioni risalenti ai tempi dell’impero romano. La stessa famiglia di Cicerone, in quel d’Arpino, era famosa per essersi affermata, anche economicamente, grazie alla lavorazione della lana.Quelli del legno, della lana e del marmo sono stati settori importanti anche nel medioevo dove, alle lavorazioni più tradizionali si affiancò anche quella della carta che vedeva in quel periodo, nel comprensorio di Sora, Isola del Liri ed Arpino, la nascita delle prime cartiere. Tali insediamenti industriali, acquisirono sempre maggiore importanza, tanto che, com’è riportato da documenti dell’epoca, siamo intorno al 1820, nel comprensorio di Sora, Isola del Liri ed Arpino, erano in attività fabbriche tra le più moderne ed innovative del settore.Risale a quel periodo, l’installazione e la messa in funzione della prima macchina continua per la produzione della carta, avvenuta proprio in uno stabilimento del comprensorio, per opera dell’industriale francese Carlo Lefevre.

16 16 Si riporta che erano occupati nel settore della carta circa quarantamila addetti, per la maggioranza donne e fanciulli, e che le esportazioni della carta si spingevano in tutta l’Europa e anche in America Latina.Dopo l’unità d’Italia, incominciò un lento declino industriale per l’intero comprensorio, e molte di queste realtà furono costrette pian piano a cedere il passo a nuovi e più moderni insediamenti industriali.Le due guerre mondiali segnarono il crollo definitivo, infatti, la loro quasi completa distruzione non furono seguite dalla ricostruzione, che invece dedicò risorse, pubbliche e private, per lo sviluppo di nuovi poli industriali sorti attorno a Cassino e Frosinone. Questi nuovi insediamenti, favoriti anche dalla costruzione dell’attuale autostrada del Sole, e dagli investimenti di gruppi industriali multinazionali, vide la sua massima espansione negli anni attorno al 1960 e 1970, per iniziare dopo, un lento e costante declino, che si protrae anche ai nostri tempi.Finita l’illusione di uno sviluppo industriale, che doveva risolvere il problema occupazionale e che ancora pesantemente grava su tutta la Ciociaria, si sta avvertendo la necessità di ridare smalto e vitalità all’artigianato d’alto livello qualitativo con nuove e moderne strategie commerciali.L’artigianato nella Ciociaria appare in maniera rilevante, con importanti e fiorenti laboratori sin dai tempi dei romani. Limitandoci ad epoche più recenti, possiamo affermare che l’artigianato di qualità, ha avuto nella Ciociaria un soddisfacente sviluppo sino alla seconda guerra mondiale. Le botteghe erano fiorenti e rappresentavano un importante settore dell’intero tessuto produttivo ed economico dell’epoca. Gli artigiani esponevano con orgoglio e soddisfazione i prodotti, frutti della loro fantasia ed estro, tanto da

17 17 distinguersi in maniera eloquente, ottenendo importanti riconoscimenti a livello regionale, nazionale ed internazionale in mostre ed esposizioni. Basta ricordare le ceramiche d’Arpino, che nel 1911 furono inserite nell’esposizione Internazionale di Roma, e i riconoscimenti ottenuti a Firenze nel 1932 e a Tripoli nel 1933 in occasioni di mostre e fiere. I prodotti maggiormente segnalati riguardavano i mobili e le decorazioni di legno, il ferro battuto ed il rame balzato. Il dopoguerra è contrassegnato, anche per il settore dell’artigianato, da un lento declino. I giovani, infatti, abbandonarono le botteghe dell’artigiano, attratti dalle nascenti industrie del comprensorio di Cassino e Frosinone, impoverendo così un settore che, nel passaggio generazionale, incontra le sue maggiori difficoltà di crescita ed affermazione. Tuttavia l’artigianato di qualità resiste e continua ancora oggi la sua produzione in quei settori che lo videro primeggiare nel passato, anche se in maniera meno intensa e rilevante. Affianco a ditte di medie e grandi dimensioni che commercializzano prodotti industriali, operano piccoli laboratori artigiani, d’alto livello qualitativo, i quali riescono a conservare intatti i segreti dell’arte, preziose eredità di generazioni artigiane. Oggi questi laboratori artigiani, rappresentano un patrimonio straordinario da tutelare e valorizzare, per ridare prestigio ad un settore, quello dell’artigianato artistico, tanto importante e fondamentale per l’intero tessuto economico produttivo della Ciociaria.

18 18 veglie in onore del defunto. Sono da attribuire, per la maggior parte a feste pagane i secoli hanno lasciato un segno profondo nel popolo ciociaro e nelle sue tradizioni. Tali si possono annoverare i ritrovamenti avvenuti all’interno di santuari pagani d’era romana, testimonianza d’antichi culti sulla fecondità oppure antichi riti funerari. Culti che si sono tramandati in diverse forme e in diversi modi nei secoli. Sono da attribuire a questi ad esempio, gli scambi di doni particolari tra fidanzati, che si effettuano in determinati periodi dell’anno, a simboleggiare in modo allusivo la femminilità e la virilità maschile, oppure i banchetti funebri che si tenevano in occasione delle d’origine romana, anche quelle che ancor oggi si tengono.

19 19 La cultura e le tradizioni della Ciociaria Attraverso itinerari lontani dal frastuono e dal caos delle città moderne, si può avere ancora la sorpresa di imbattersi in un antichissimo passato, che ha lasciato in questi luoghi ancora vivo il ricordo evidente di tradizioni secolari, quelle stesse tradizioni che si riscoprono ascoltando i racconti e le narrazioni dei più anziani, e che cerchiamo di presentarvi in queste brevi righe.Vivono ancor oggi, quasi esclusivamente attraverso le testimonianze della popolazione più anziana, le credenze legate al malocchio e all'esercizio del "fattucchiere". Il "fattucchiere", per liberare il paziente dal malocchio oppure dai malanni più strani, si esibiva in speciali rituali ipnotici accompagnati da parole farfugliate in modo incomprensibili, per poi passare ad infusi e ritrovati medici tra i più strani e i più arditi. Ci si poteva imbattere nella polvere dei tarli, da applicare sulle scottature, alla ragnatela bagnata da urina per la cura di ferite, a rimedi per i bambini incontinenti, oppure a rituali da compiere in determinati momenti della giornata o della stagione, con l’uso di materiali quali, la cotica di maiale contro il rachitismo, ferri arroventati contro l’epilessia, oppure decotti dalle funzioni miracolose quali quelli di gramigna, ancora in uso anche ai nostri tempi per le sue proprietà curative.Esiste anche una connessione antichissima fra le formule magiche e la religione. Spesso, formule contro il malocchio erano accompagnate da segni religiosi o da citazioni di Santi e preghiere. Vi era inoltre un’ampia gamma di formule e rituali, ognuna con funzioni diverse secondo il male da guarire o il sortilegio da scacciare..

20 20 Rivivono attraverso i racconti dei più anziani, riti e culti che sono testimonianze di quelli più antichi, che trovano le loro origini in riti pagani che attraverso soprattutto d’estate e legate allo svolgimento di feste religiose, particolarmente vive e sentite, simbolo del profondo grado di religiosità e devozione del popolo ciociaro. Culto e devozione che spesso uniti a riti pagani si svolgevano, in tempi antichissimi, per ottenere la protezione dei Santi contro le epidemie, le pestilenze ed i malanni, o per proteggere i raccolti e il bestiame e in ogni caso rivolti a scongiurare e fermare le forze ostili della natura.Si possono ricordare, tra tanti, i festeggiamenti in onore di San Rocco e San Gerardo per invocare la protezione dalle epidemie di peste, o San Giovanni ricordato per combattere misteriose superstizioni, mediante veglie notturne, accompagnate da balli e canti e dall’accensione d’enormi fuochi (Faone) oppure di un fantoccio di legno (Pepatta).Fanno inoltre parte del folclore e delle tradizioni ciociare, i canti popolari, sacri o profani, e le danze tipiche che si accompagnavano ad essi, come il “salterello”. Canti o balli che si tenevano in occasione dei festeggiamenti religiosi, durante i matrimoni o dopo il raccolto nei campi.A simboleggiare un intero territorio e il suo popolo, dal quale ha preso anche il nome, c’è una tipica ed antica calzatura, la “ciocia”. Essa era costituita da una suola di cuoio con punta rialzata, e da stringhe molto lunghe che si usavano attorcigliare attorno al polpaccio della gamba

21 21 Si possono ancora ammirare in occasione di manifestazioni e sfilate insieme al costume ciociaro, ed erano calzate sia dall’uomo sia dalla donna. Tra le tante tradizioni giunte sino ai nostri tempi, merita un cenno particolare quella degli “Zampognari”, che suonando la "zampogna" per le strade dei paesi, ancor oggi annunciano a tutti con l’armonia del loro suono, l’imminente arrivo del Natale. La "zampogna", è composta da un sacco di pelle di montone e da due tubi sonori, uno per il suono fisso e l’altro per la melodia. La Ciociara ancora oggi, vive di questi ricordi e di queste tradizioni, tipiche espressioni di un popolo e della sua cultura.Tradizioni che, con molta difficoltà e tenacia, si cerca di riscoprire e tenere vive anche attraverso manifestazioni che, in maniera sempre più frequente, offrono motivi a tutti per un viaggio piacevole ed affascinante alla riscoperta di valori antichi.

22 22 LOCALIZZAZIONE Si estende lungo la costa tirrenica del Lazio meridionale, in provincia di Latina, a Sud di Roma (da cui dista circa 100 km) nel tratto di litorale compreso tra Anzio e Terracina. Nel Parco rientrano i territori comunali di Latina, Sabaudia, San Felice Circeo e, per la parte insulare, l’isola di Zannone e Ponza..

23 23 CARATTERISTICHE: Istituito nel 1934, il Parco è nato per tutelare non una singola specie, ma un ricco insieme di biomi (associazioni di piante e animali coesistenti determinata ed influenzata da fattori ambientali) con conseguente ricchezza di specie animali e vegetali. Grazie alla sua istituzione, avvenuta nel periodo in cui l’intera area pontina era sottoposta a interventi di bonifica integrale, è stato evitato il totale disboscamento dell’antica “Selva di Terracina”, che insieme al Lago di Sabaudia, alla Duna Litoranea e al Promontorio del Circeo hanno dato la prima configurazione territoriale al Parco. Il mosaico ambientale, costituito da cinque habitat quali Foresta, Promontorio, Duna, Zone umide e Isole, è inoltre arricchito da importanti ritrovamenti di reperti preistorici ed archeologici. Le molteplici grotte ed i ripari naturali del promontorio sono stati, infatti, importanti siti preistorici nei quali, oltre al ritrovamento di un cranio dell’uomo di Neanderthal, numerose sono le testimonianze (resti fossili, reperti litici) rinvenute. I reperti archeologici, invece, sono in buona parte riferibili all’epoca romana, sia imperiale che repubblicana, come il porto canale di Torre Paola o il complesso termale—residenziale della Villa di Domiziano

24 24 FLORA Nella Foresta predominano le varie specie quercine, dal cerro alla famia, dal leccio al sughero, che ricoprono un ricco sottobosco con abbondanza di edera e di ricche fioriture di ciclamino; nel Promontorio il versante Nord è ammantato da una lussureggiante foresta di leccio con presenza di corbezzolo, mentre sul lato verso il mare spiccano la palma nana e il ginepro con il suo contorto portamento dovuto al vento marino. Nella Duna la massima espressione vegetazionale è rappresentata dal ginepro e dal giglio marino; nelle zone umide, accanto ad alcune specie palustri che circondano le sponde dei laghi, le ampie aree a pascolo sono caratterizzate dalla presenza del giunco. Infine, nelle Isole, tra le specie mediterranee tipiche della macchia, spicca la quercia castagnara.dal leccio

25 25 FAUNA Il parco ha nell’avifauna la principale componente faunistica, in particolare si evidenzia la presenza di cormorani, folaghe e di specie rare come il falco pellegrino, il falco pescatore, l’aquila di mare, la gru e il fenicottero. Minore è la presenza di mammiferi per i quali è in corso un programma di reintroduzione di alcune specie. Numerosa è, invece, la presenza di insetti, rettili, anfibi e pesci.falco pellegrino il falco pescatore

26 26 PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO: Presentazione Il parco nazionale d’Abruzzo è il cuore dell’Appennino centrale e non soltanto per la posizione che occupa. Le sue valli conservano infatti l’ambiente più selvaggio eh tempo doveva essere caratteristico di buona parte delle montagne dell’Italia peninsulare. Solo qui un ecosistema forestale in molti punti quasi intatto, fatto di fitte ed estesissime faggete, ospita ancora grandi carnivori come il lupo e l’orso bruno, e grandi erbivori come il camoscio, il cervo e il capriolo. Alcuni tratti del corso dell’alto Sangro sono tra gli ulti ambienti fluviali integri d’Italia.Nel territorio del parco vive una straordinaria concentrazione specie animali e vegetali: 1200 specie di piante superiori, 3 tra muschi, funghi e licheni, accanto a 40 specie di mammiferi tra le quali alcune esclusive come il camoscio d’Abruzzo e l’orso marsicano, 250 specie di uccelli, 30 specie di rettili e anfibi, specie di pesci e qualche di migliaio di invertebrati.Non solo natura selvaggia si può incontrare nel parco nazionale d’Abruzzo, il cui territorio è abitato dall’uomo da alme anni faggete,l’orso bruno

27 27.Di grande interesse infatti sono i segni di una civiltà silvopastorale, basata sulla transumanza delle greggi di pecore dagli altopiani della Marsica alle pianure della Capitanata, in Puglia che per migliaia di anni è riuscita a convivere con la natura selvatica.Una civiltà che il progresso economico degli ultimi 50 anni fatto quasi del tutto scomparire. Il parco ha così dovuto affrontare nuovi problemi, come quello di un turismo che non sempre si è saputo conciliare con la conservazione della natura, molto ha guadagnato dalla fine della concorrenza che centinaia di migliaia di pecore facevano alla fauna selvatica, dalla minore frequentazione delle montagne, dalla minore domanda legname alle sue foreste.

28 28 GLI ALTI PASCOLI Al di sopra dei 1900 metri, la faggeta cede il posto alle praterie d’altitudine.Sulle balze più alte della Camosciara a questa altitudine sono presenti piccoli tratti di mughetto, un tempo caratteristica dal limite della vegetazione arborea in tutto l’Appennino e oggi presente quasi soltanto Maiella. Altrove persistono invece i cespugli i bassi di ginepro, mirtillo e uva ursina. Le praterie d’altitudine si coprono di fiori all’inizio dell’estate. I lupi e gli orsi, si lasciano avvicinare facilmente e si può assistere ad ogni momento della vita dei branchi. Un piccolo mammifero caratteristico di questo ambiente è la piccola arvicola nevi. Corvi imperiali, fringuelli alpini e gracchi frequentano queste quote. Sulle pareti rocciose, è possibile scorgere le ali macchiate d minio del picchio muraiolo. Alcune copie di aquila reali,frequentano il territorio del parco e la zona di protezione esterna.

29 29 SULLE RIVE DEL SANGRO Il fiume Sangro nasce da due piccole sorgenti nei pressi di degli ingressi del parco.Il Sangro scorre tra rive ancora coperte da una vegetazione naturale all’ombra di pioppi, salici, tigli e frassini. Trote, alborelle e gamberi di fiume vivono nelle sue acque pulitissime, mentre sulle rive si aggirano ancora merli acquaioli, martin pescatori, puzzole, e persino l’ormai rarissima lontra. Nel primo tratto il Sangro attraversa la piana di Pescasseroli, che in epoca preistorica ospitava un lago. Particolarmente intatto è il tratto successivo, tra la Vai Fondillo e Villetta Barrea, dove il fiume scorre all’interno di una si gola nota con il nome di “foce di Opi”. Più avanti il Sangro forma un lago nato intorno intorno al 1950, dopo la costruzione di una diga. Qui ha inizio una seconda gola la cosiddetta “foce di Barrea”, ai di là della quale il Sangro esce territorio del parco.

30 30 LA LUNGA STORIA DEI PARCHI NAZIONALI Ycllowstone, negli Stati nostro parco nazionale d’Abruzzo e la Grande Corallina australiana, sono aree di eccezionale importanza naturalistica riconosciuta in tutto il mondo,sono molto grandi e conservano ambienti unici o comunque tipici del loro territorio.Attraverso la creazione di parchi nazionali tutto ciò può essere protetto. Proteggere in un parco nazionale, vuoi dire evitare di costruire strade e nuove case, proibire la caccia, la pesca e il taglio degli alberi. Creare un parco nazionale non è facile,perché l’uomo deve mettere da parte i propri interessi a favore della natura e ciò non è molto vantaggiosa. L’idea di parco nazionale non nasce in Italia ma negli Stati Uniti. Gli esploratori e i coloni si avventuravano in regioni di grande bellezza che non portavano ancora nessun segno delle attività umane. Molte di esse furono trasformate in terreni agricoli, alcuni si salvarono. Per conservare il ricordo di quella natura straordinaria fu decisa l’istituzione di parchi nazionali. Yellowstone è il primo parco nazionale del mondo. Tra la fine del secolo scorso e i primi anni del Novecento, gli Stati Uniti avevano già quasi tutti i grandi parchi nazionali che oggi possiamo visitare. L’idea di parco nazionale fece presto il giro del mondo e arrivo anche in Italia.

31 31 I CARATTERI DEL TERRITORIO Il carattere del territorio del parco è strettamente montano,le vette superano di poco 2200 metri,mentre le valli abitate si trovano tra gli 800 e i 1000 metri. L’origine geologica dei monti del parco è quella comune all’intera catena appenninica. Le rocce calcaree che si formarono sui fondali di un mare caldo, fondali che si sollevarono, deformandosi e spezzandosi.Molto più recente è il modellamento di questi rilievi operato dai ghiacciai,scavando le più grandi valli a ‘U”. Nonostante il fatto che buona parte delle acque piovane e lo scioglimento delle nevi venga assorbito dal suolo calcareo per riaffiorare solo molto più in basso, nasce nel parco e vi fanno un grande bacino artificiale, il lago di Barrea, li quale si trova ad alta quota nel gruppo dei monti della Meta. Gran parte del territorio del parco ha un clima di tipo“oceanico”, relativamente umido, con estati fresche e inverni severi, ma non troppo rigidi.Tu questo si riflette sulla vegetazione.

32 32 LE GRANDI FAGGETE Le immense foreste coprono almeno ettari, circa il 60% di tutto il territorio protetto. La rigorosa protezione sta consentendo una nuova espansione de boschi. Qui, le foreste sono costituite prevalentemente da faggi, alberi amanti dell’umidità e del fresco.Tra i faggi non mancano altri alberi come l’acero di monte, il pioppo tremolo, il sorbo degli uccellatori, il tasso, l’agrifoglio. Nei pressi di Barrea si possono trovare addirittura esemplari di betulla, residui della vegetazione dei tempi delle glaciazioni. Nelle radure e talvolta nei fondovalle si possono trovare anche equilege, giaggioli marsicani,giglio martagone e giglio rosso.faggi In alcuni punti la faggeta è interrotta da tratti di pineta e pino nero.

33 33 PRESENZE NELLA FORESTA Nel parco si possono incontrare alcuni animali come l’orso marsicano e il lupo, questi hanno imparato a stare alla larga dall’uomo. Mentre l’orso marsicano resta sempre sulle faggete, il discorso è diverso per il lupo. Quando cala la notte i lupi vanno nelle discariche e a frugare tra i rifiuti. Nei primi 10 anni di questo secolo qui è vissuta anche la lince allora conosciuta come lupo cerviero. La volpe è molto comune come il cinghiale introdotto dai cacciatori, stà diventando un pericoloso concorrente dell’orso. Dal 1971 sono stati introdotti anche cervi e caprioli. Tra gli uccelli più importanti troviamo il gufo selvatico, lo spalviere e il rarissimo picchio di Lilford. Sulle rive troviamo il merlo acquaiolo capace di nuotare controcorrente alla ricerca di cibo. Infine troviamo la salamandrina dagli occhiali e l’ululone dal ventre giallo. picchio

34 34 PARCHI NAZIONALI IN ITALIA L’idea di creare dei parchi nazionali in Italia può sembrare strana. In pochi paesi al mondo come in Italia gli ambienti naturali originali sono stati così profondamente trasformati anni fa, il nostro paese si presentava come un unica, ininterrotta distesa di foreste.Basta aprire un atlante, o guardare dal finestrino di un aereo, per rendersi conto di quanto siano cambiati da allora i paesaggi naturali italiani. Nonostante tutto, conserviamo ancora splendidi ambienti naturali. In Italia la storia e l’arte hanno sempre tenuto nell’ombra la natura.

35 35 La flora La flora del Parco, ricca e interessante, studiata sia nel passato che recentemente, elenca un totale di circa specie di piante superiori. In questo elenco non sono comprese le piante inferiori, vale a dire muschi, licheni, alghe e funghi. Nel Parco sono presenti anche vari endemismi, cioè piante che esistono esclusivamente in questa zona. Uno di questi è il giaggiolo del Parco (Iris marsica), che cresce solo in poche località, fiorendo nel periodo maggio-giugno. Al Parco crescono anche numerose e variopinte orchidee, delle quali la più bella, grande e rara è senz'altro la scarpetta di Venere, o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), che fiorisce nel periodo maggio-giugno negli angoli più nascosti. Un'altra rarità è il pino nero (Pinus nigra) di Villetta Barrea, una specie relitta che sembra risalire addirittura al Terziario; si tratta di una varietà esclusiva del Parco, localizzata solo in alcune zone della Camosciara e della Val Fondillo. Il pino mugo (Pinus mugo), un relitto glaciale che occupa la fascia vegetazionale tra la faggeta e la prateria di altitudine, si trova nella Camosciara. In località Coppo Oscuro di Barrea è presente la betulla (Betula pendula) con una piccola stazione, relitto delle epoche glaciali quaternarie, a testimonianza di una vegetazione fredda che un tempo era predominante sull'Appennino.

36 36 LA FAUNA La fauna del Parco offre peculiarità di eccezionale valore, che da sole potrebbero giustificare l'esistenza dell'area protetta. Dopo anni di bracconaggio e persecuzioni, essa è oggi difesa nella sua totalità, grazie all'opera, sia educativa che di tutela, svolta dall'Ente Parco negli ultimi anni. I visitatori non hanno la possibilità di vedere facilmente gli animali, perché questi sono per lo più sfuggenti, elusivi e guardinghi, forse a ricordo della negativa esperienza con l'uomo. Tuttavia in alcuni periodi dell'anno e in particolari situazioni di tranquillità, silenzio e rispetto dell'ambiente, è possibile avvistare anche gli animali più spettacolari e rappresentativi del Parco, come il camoscio d'Abruzzo, l'orso bruno marsicano, i daini, il cervo e l'aquila reale. Nel Parco vive oggi una grande varietà di animali, che un tempo abitavano le montagne e le vallate appenniniche: 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi e pesci, e innumerevoli specie di insetti, comprendenti importanti endemismi. L'animale più famoso, simbolo stesso del Parco, è l'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), presente nell'area protetta con un centinaio di esemplari. Anche se molto raro, l'incontro con l'orso offre emozioni ineguagliabili: ma se risulta molto difficile l'avvistamento, è più facile incontrare i segni della sua presenza, come le caratteristiche orme ben evidenti sul fango e sulla neve, oppure le grosse pietre rivoltate che l'orso sposta per mangiare gli animaletti che abitano sotto di esse. Nessun altro orso bruno sembra comunque essere così tollerante e pacifico nei confronti dell'uomo, come il marsicano. camoscio d'Abruzzoi dainidi animali

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38 38 NINFA: POMPEI DEL MEDIOEVO Gregorovius, nelle sue Passeggiate romane, ci ha lasciato alcune delle più belle pagine dedicate a Ninfa: fantasia e filologia fanno a gara nella descrizione di un paesaggio prima solo immaginato nelle carte medievali. “Ecco Ninfa“Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, chiese, torri, conventi, abitazioni giace mezza sommersa nella palude, sepolta da fitta edera. In verità questa città è più attraente della stessa Pompei, le cui case si innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche. Su Ninfa ondeggia invece un olezzante mare di fiori; ogni parete, ogni muro,ogni chiesa e ogni casa sono avvolti in un velo di d’edera, su tutte le rovine garrisce la bandiera purpurea della trionfante divinità Primavera. Si prova un’impressione indescrivibile nel penetrare in questa città d’edera, nel vagare per le strade ricoperte di erba e fiori, fra le sue mura, dove il vento gioca con le foglie; dove il silenzio è rotto soltanto dal grido del corvo dentro la torre, dallo scrosciare dello spumeggiante torrente Ninfeo […]. Ovunque è un tripudio di fiori; essi vanno in processione verso la chiesa in rovina, si arrampicano sulla torre, […]

39 39 Le mura della città sono ancora in piedi e la stringono in u grande anello, fittamente coperto di edera; qui e là emerge un merlo in rovina e una torre quadrangolare diroccata. Le porte della città sono anch’esse sbarrate e barricate da vite vergine, edera,rovo. Sembra che dentro Ninfa i fiori temano l’irruzione di un nemico dal di fuori[..] Parecchie piazze e strade, ancora riconoscibili, sono fiancheggiate da case in rovina, avvinghiate da edera; alcune, dall’aspetto di palazzi di architettura mezzo gotica, furono abitate dalla nobiltà ricca. Vi sono ancora tre o quattro chiese in rovina di aspetto meraviglioso.[…] Qui dunque non manca il riscontro di Pompei. Mentre lagiù l’antichità classica si è espressa decisamente nelle serene immagini degli affreschi, qui a Ninfa, l’evo cristiano dell’umanità parla anch’esso attraverso gli affreschi delle pareti in rovina.[…] All’ingresso di Ninfa si erge ancora il castello dei Baroni, nelle cui prigioni languirono le vittime del feudalesimo. La torre quadrangolare alta,costruita con dei mattoni, è salda come la torre delle Milizie di Roma, ed appartiene apparentemente, alla stessa epoca. La torre è vicinissima allo stagno che si allarga all’ingresso della cità morta, come una Palude Stigma, circondata da alti canneti. Questo è un luogo mitico, come uscito dal mondo d’ombre di Enea o di Ulisse. La torre sinistra e le altre rovine si specchiano tremanti nell’acaua tranquilla dello stagno.[…]

40 40 La città comincio a riprendere vita nel 1920, artefice del recupero fu Gelasio Castani che impiego quasi 10 anni per le opere di pulizia e di consolidamento. La cura del giardino fu assunta dalla moglie, Margherite Chapin, americana, coinvolta nel mondo letterario del suo tempo e fondatrice e curatrice a Parigi e a Roma di importanti riviste culturali. La terza e ultima generazione di appassionate giardiniere, nella figura di Lelia Caetani, figlia di Roffredo e Marguerite, ha dato al giardino una definitiva impronta romantica, con ricchezza di rifiniture e introduzione di specie nuove.

41 41 Falco pellegrino

42 42 Orso Bruno

43 43 Faggio selvatico

44 44 Bosco di faggi

45 45 Daino

46 46 Palme

47 47 Falco Pescatore

48 48 Istrice arbricolo

49 49 Leccio

50 50 Picchio Rosso

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53 53 La Garzetta Le penne filiformi dietro la nuca compaiono durante il periodo della nidificazione

54 54 Il Camoscio d’Abruzzo: sottratto miracolosamente all’estinzione grazie all’impegno dell’Ente Parco.

55 55 La Città di Ninfa

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57 57 La Flora Paesaggio autunnale sul fiume, con acerie, a sinistra l’albero della nebbia

58 58 Nella foto accanto, lavanda e ciliegio ornamentale pendulo. Sopra, magnolia, papiro e casuarine

59 59 Aceri e Magnolie Acero giapponese palmato Fronda di faggio “ornata” dai caratteristici frutti, le cosiddette faggiole.

60 60 Sotto, fioritura precoce di Magnolia stellata. Accanto, la stupenda macchia di colore di una Magnolia soulangeana

61 61 Clematidi Camelia japonica Hydrangea serrata Grunera manicata Boschetto di Bambù Prunus yedoensis

62 62 La Fauna L’airone cenerino è ormai una presenza abituale a Ninfa Il Martin pescatore, dal piumaggio iridescente, è presente a Ninfa con alcune coppie La Ballerina gialla

63 63 Sopra un timido istrice avanza guardingo e sospettoso Sopra, la faina, elegante e sinuosa, è presente un po’ ovunque a Ninfa Di fianco,il piccolo e curioso moscardino, folletto dei boschi

64 64 BIBLIOGRAFIA Siti Internet sui vari argomenti Ninfa itinerari,idee,notizie e indirizzi utili per il tempo libero,Giardini e Rovine di Ninfa, Fondazione Roffredo Caetani, Istituto Geografico De Agostini Novara 2000 Natura in Italia Guida ai parchi nazionali, in collaborazione con il Ministero dell’ambiente, Editur srl. Novembre 1993

65 65 Partecipanti: Brunesi Luigi, Capoccia Graziano,Corsetti Valentino, Centofante Giuseppe, Di Manna Stefano, Natoni Guido, Tieni Luca: Il Parco del Circeo Di Murro Valentina, D’Amata Alessia, Di Prete Sonia: ricerche individuali sui vari argomenti. Greco Marco, Ruscito Davide, Corsetti Valentino, Soto Mirko, Mariani Marco: Il Parco Nazionale d’Abruzzo. Del Duca Aldina, Marsella Anastasia, Marsella Chiara, Migliorelli Chiara, Parravano Anna: L’Oasi di Ninfa. Impaginazione, coordinamento delle attività e realizzazione del CD Rom: Prof.ssa Di Camillo Marsella.

66 66 Il turismo nella nostra regione: I parchi naturali Oggetto: Il parco nazionale D’Abruzzo. Lavori da realizzare: 1) Ricerca di documenti riguardanti le principali attrattive turistiche della zona. 2) Selezionare quelli più significativi. 3) Raccolta di foto. 4) Assemblare il materiale selezionato per la produzione di 6 pagine. 5) Traduzione delle didascalie delle foto. Strumenti 1) Opuscoli e depliant turistici,libri, Internet. 2) Software operativo publisher 3) Foto fatte sul posto dagli studenti

67 67 Obblighi da rispettare 1) Durata: 1febbraio – 11 giugno. 2) Lavoro di gruppo per la ricerca, la scelta e la sintesi. 3) Rispetto della programmazione. Settori di competenze: 1) Pratica della lingua francese e inglese ogni qual volta è possibile. 2) Formulazione delle domande in inglese e in francese 3) Comprensione orale e scritta 4) Trarre gli elementi significativi da una risposta. 5) Analisi e sintesi di documenti 6) Applicazione della teoria alla pratica: visita delle località studiate. Lavoro da realizzare: 1. Produzione di 6 pagine da inserire nella guida e nel CD-rom. 2. Materiale da presentare durante lo scambio di classi per illustrare le attività da svolgere.

68 68 Il turismo nella nostra regione: I parchi naturali Oggetto: Il parco del Circeo. Lavori da realizzare: 1) Ricerca di documenti riguardanti le principali attrattive turistiche della zona. 2) Selezionare quelli più significativi. 3) Raccolta di foto. 4) Assemblare il materiale selezionato per la produzione di 5 pagine. 5) Traduzione delle didascalie delle foto. Strumenti 1) Opuscoli e depliant turistici,libri, Internet. 2) Software operativo publisher 3) Foto fatte sul posto dagli studenti

69 69 Obblighi da rispettare 1) Durata: 1febbraio – 11 giugno. 2) Lavoro di gruppo per la ricerca, la scelta e la sintesi. 3) Rispetto della programmazione. Settori di competenze: 1) Pratica della lingua francese e inglese ogni qual volta è possibile. 2) Formulazione delle domande in inglese e in francese 3) Comprensione orale e scritta 4) Trarre gli elementi significativi da una risposta. 5) Analisi e sintesi di documenti 6) Applicazione della teoria alla pratica: visita delle località studiate Lavoro da realizzare: 1. Produzione di 5 pagine da inserire nella guida e nel CD-rom. 2. Materiale da presentare durante lo scambio di classi per illustrare le attività da svolgere.

70 70 Il turismo nella nostra regione: I parchi naturali Oggetto: L’Oasi di ninfa. Lavori da realizzare: 1) Ricerca di documenti riguardanti le principali attrattive turistiche della zona. 2) Selezionare quelli più significativi. 3) Raccolta di foto. 4) Assemblare il materiale selezionato per la produzione di 12 pagine. 5) Traduzione delle didascalie delle foto. Strumenti 1) Opuscoli e depliant turistici,libri, Internet. 2) Software operativo publisher 3) Foto fatte sul posto dagli studenti Obblighi da rispettare 1) Durata: 1febbraio – 11 giugno. 2) Lavoro di gruppo per la ricerca, la scelta e la sintesi. 3) Rispetto della programmazione.

71 71 Settori di competenze: 1) Pratica della lingua francese e inglese ogni qual volta è possibile. 2) Formulazione delle domande in inglese e in francese 3) Comprensione orale e scritta 4) Trarre gli elementi significativi da una risposta. 5) Analisi e sintesi di documenti 6) Applicazione della teoria alla pratica: visita delle località studiate Lavoro da realizzare: 1. Produzione di 10 pagine da inserire nella guida e nel CD-rom. 2. Materiale da presentare durante lo scambio di classi per illustrare le attività da svolgere. Alunni coinvolti:_____________________________________________________________________________ Il docente coordinatore Prof.ssa Marsella Di Camillo

72 72 Il turismo nella nostra regione: I parchi naturali Oggetto: Impaginazione Lavori da realizzare: 1) Assemblare il materiale prodotto per la produzione di 21 pagine. 2) Traduzione e correzione 3) Preparazione dell’introduzione 4) Indice Strumenti 1) Software operativo office 2) Aula multimediale Obblighi da rispettare 1) Durata: 1febbraio – 11 giugno. 2) Lavoro di gruppo per la scelta e l’organizazione 3) Rispetto della programmazione.

73 73 Settori di competenze: 1) Uso degli strumenti multimediali Lavoro da realizzare: 1. Produzione di una serie di diapositive in italiano con alcune traduzioni in francese 2. Trascrizione del materiale su CD-rom


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