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DONATO PIROVANO. Purgatorio, XVII 91-93 «Né creator né creatura mai», cominciò el, «figliuol, fu sanza amore, o naturale o danimo; e tu l sai».

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1 DONATO PIROVANO

2 Purgatorio, XVII «Né creator né creatura mai», cominciò el, «figliuol, fu sanza amore, o naturale o danimo; e tu l sai».

3 Paradiso, XXIX Non per aver a sé di bene acquisto, chesser non può, ma perché suo splendore potesse, risplendendo, dir Subsisto, in sua etternità di tempo fore, fuor dogne altro comprender, come i piacque, saperse in nuovi amor letterno amore.

4 Paradiso, X 1-6 Guardando nel suo Figlio con lAmore che luno e laltro etternalmente spira, lo primo e ineffabile Valore quanto per mente e per loco si gira con tant ordine fé, chesser non puote sanza gustar di lui chi ciò rimira.

5 Paradiso, V Lo maggior don che Dio per sua larghezza fesse creando, e a la sua bontate più conformato, e quel che più apprezza, fu de la volontà la libertate; di che le creature intelligenti, e tutte e sole, fuoro e son dotate.

6 Paradiso, V 7-12 Io veggio ben sì come già resplende ne lintelletto tuo letterna luce, che, vista, sola e sempre amore accende; e saltra cosa vostro amor seduce, non è se non di quella alcun vestigio, mal conosciuto, che quivi traluce.

7 Purgatorio, XVIII però che forse appar la sua matera sempre esser buona, ma non ciascun segno è buono, ancor che buona sia la cera.

8 Andrea Cappellano, De amore L'amore è una passione innata che procede per visione e per incessante pensiero di persona d'altro sesso, per cui si desidera soprattutto godere l'amplesso dell'altro, e nell'amplesso realizzare concordemente tutti i precetti d'amore.

9 Inferno, V Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense". Queste parole da lor ci fuor porte.

10 Purgatorio, XVI Lo cielo i vostri movimenti inizia; non dico tutti, ma, posto ch'i' l dica, lume v'è dato a bene e a malizia, e libero voler; che, se fatica ne le prime battaglie col ciel dura, poi vince tutto, se ben si notrica.

11 Purgatorio, XVIII Onde, poniam che di necessitate surga ogne amor che dentro a voi s'accende, di ritenerlo è in voi la podestate. La nobile virtù Beatrice intende per lo libero arbitrio, e però guarda che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende.

12 Purgatorio, XV Quello infinito e ineffabil bene che là sù è, così corre ad amore com' a lucido corpo raggio vene. Tanto si dà quanto trova d'ardore; sì che, quantunque carità si stende, cresce sovr' essa l'etterno valore. E quanta gente più là sù s'intende, più v'è da bene amare, e più vi s'ama, e come specchio l'uno a l'altro rende. E se la mia ragion non ti disfama, vedrai Beatrice, ed ella pienamente ti torrà questa e ciascun' altra brama.

13 Vita nuova, XI 1 Dico che quando ella apparia da parte alcuna, per la speranza de la mirabile salute nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m'avesse offeso; e chi allora m'avesse domandato di cosa alcuna, la mia risponsione sarebbe stata solamente Amore, con viso vestito d'umilitade.

14 Purgatorio, XXX e un di loro, quasi da ciel messo, Veni, sponsa, de Libano cantando gridò tre volte, e tutti li altri appresso.

15 Paradiso, XXX ricominciò: «Noi siamo usciti fore del maggior corpo al ciel chè pura luce: luce intellettüal, piena damore; amor di vero ben, pien di letizia; letizia che trascende ogne dolzore.

16 Epistola XIII 68 Ed è chiamato Empireo, cioè che brucia del fuoco del suo ardore; non perché in esso vi sia fuoco o ardore materiale, ma perché in esso vè ardore spirituale, cioè amore santo, vale a dire la carità.

17 Paradiso, III Frate, la nostra volontà quïeta virtù di carità, che fa volerne sol quel ch'avemo, e d'altro non ci asseta.

18 Aristotele, Metafisica, XII 7 E muove come ciò che è amato; invece le altre cose muovono in quanto sono mosse. Dunque, se qualcosa è mosso, può essere diversamente da com'è. Di conseguenza, il moto locale, che è il primo tipo di traslazione, è anche l'atto di ciò che è mosso; da questo può essere diversamente secondo il luogo, anche se non secondo la sostanza. Ma poiché esiste un essere che muove pur essendo esso immobile ed ente in atto, tale essere non può essere in nessun modo diversamente da com'è.

19 Aristotele, Metafisica, XII 7 In effetti la traslazione è il primo dei mutamenti, e di questo il primo è quello circolare; e questo lo produce quello [il primo motore], Perciò è un ente necessario, e necessariamente è il bene, e così è principio. Infatti il necessario ha le seguenti accezioni: questo sembra che lo sia per la violenza; quello ciò senza cui non è pos­sibile il bene; infine quello che non è possibile che sia diversamente, ma è [necessario] in assoluto. È dunque da un tale principio che dipendono sia il cielo sia la natura.

20 Paradiso, X E dentro a l'un senti' cominciar: «Quando lo raggio de la grazia, onde s'accende verace amore e che poi cresce amando, multiplicato in te tanto resplende, che ti conduce su per quella scala u' sanza risalir nessun discende;

21 Von Balthasar: Dante Perché un cristiano non dovrebbe poter amare una donna per tutta l'eternità e non poter farsi introdurre da una donna nella pienezza di ciò che si chiama «eternità»? E perché dovrebbe essere strano che un amore simile pretenda di coinvolgere, in vista del proprio adempimento, tutta intera la teologia, e il paradiso, il purgatorio e l'inferno? Non dovrebbe essere invece proprio questa la cosa più attendi­bile?

22 Von Balthasar: Dante Si potrà fin che si vuole avvolgere di punti di domanda la reale figura di Beatrice e la stessa reale vita d'amore di Dante per lei: il principio è comunque posto e per la prima volta e mai più in seguito riaffermato in modo così grandioso: che, cioè, il cristiano per amore dell'amore infinito non ha bisogno di buttar via un amore finito, ma lo può positivamente assumere e inserire in quello infinito.

23 Paradiso, XXX Se quanto infino a qui di lei si dice fosse conchiuso tutto in una loda, poca sarebbe a fornir questa vice. La bellezza ch'io vidi si trasmoda non pur di là da noi, ma certo io credo che solo il suo fattor tutta la goda.

24 Paradiso, XXXI E «Ov è ella?», sùbito diss' io. Ond' elli: «A terminar lo tuo disiro mosse Beatrice me del loco mio; e se riguardi sù nel terzo giro dal sommo grado, tu la rivedrai nel trono che suoi merti le sortiro». Sanza risponder, li occhi sù levai, e vidi lei che si facea corona reflettendo da sé li etterni rai.

25 Paradiso, XXXI Da quella regïon che più sù tona occhio mortale alcun tanto non dista, qualunque in mare più giù s'abbandona, quanto lì da Beatrice la mia vista; ma nulla mi facea, ché süa effige non discendëa a me per mezzo mista.

26 Paradiso, XXXI «O donna in cui la mia speranza vige, e che soffristi per la mia salute in inferno lasciar le tue vestige, di tante cose quant' i' ho vedute, dal tuo podere e da la tua bontate riconosco la grazia e la virtute.

27 Paradiso, XXXI Tu m' hai di servo tratto a libertate per tutte quelle vie, per tutt' i modi che di ciò fare avei la potestate. La tua magnificenza in me custodi, sì che l'anima mia, che fatt' hai sana, piacente a te dal corpo si disnodi». Così orai; e quella, sì lontana come parea, sorrise e riguardommi; poi si tornò a l'etterna fontana.


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