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6. WYSIWYG WYSIWYG è l’acronimo che sta per l'inglese “What You See Is What You Get” (quello che vedi è quello che ottieni). Fu la grande chimera della.

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1 6. WYSIWYG WYSIWYG è l’acronimo che sta per l'inglese “What You See Is What You Get” (quello che vedi è quello che ottieni). Fu la grande chimera della computer grafica degli anni ’80 e ’90. Come possiamo vedere dai programmi che quotidianamente usiamo quell’obiettivo è stato brillantemente raggiunto, salvo… …salvo in prestampa dove proprio qui si annidano le insidie più insidiose. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

2 Un errore comune Capita spesso voler fare continuare una immagine fotografica con un fondo piatto nel quale poi si inseriranno dei testi. Molti creativi si fidano del monitor e, senza conoscere o verificare la natura RGB o CMYK dell’immagine, o il tipo di palette usata prendono il colore che, a monitor, più si avvicina all’immagine. Spesso gli spazi colore utilizzati sono diversi e il risultato che ne deriva in stampa può essere addirittura catastrofico. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

3 In questo esempio tipico il lavoro comincia con la fase di allungamento (qui in Corel Draw) di un cielo al tramonto nel quale si andranno poi a posizionare testi o altri oggetti in quel programma.

4 Monitor e stampa … ecco l’effetto monitor dopo i tagli che prende solo la zona uniformemente magenta.... ma in stampa può succedere questo dovuto allo “sfritellamento” dell’immagine RGB esportata da Corel Draw con i parametri errati … questo è (in questo caso) il risultato monitor che fornirà la continuità in stampa dove si può notare che la linea di divisione tra cielo e allungamento vettoriale è più marcato (per effetto del diverso risultato del rendering per quel monitor tra la parte bitmap e quella vettoriale) rispetto alla immagine di sinistra.

5 La soluzione c’è Affinché questo effetto riesca è necessario che gli spazi colore della parte bitmap e di quella vettoriale siano identici (e preferibilmente CMYK ad evitare che diversi intenti di rendering nei Rip, al pari di quella vista a monitor, producano differenze imprevedibili) e che identici siano anche i valori in CMYK e l’eventuale profilo allegato. Si misura in Photoshop il valore della bitmap che dovrà andare a contatto col vettoriale, quindi si crea un colore identico sulla palette del programma di impaginazione e si applica. Occorre avere il “coraggio” di non farsi fuorviare dal fatto che quasi sempre, a monitor, si notano delle “incomprensibili” differenze. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

6 Pantoni e raster Vanno poco d’accordo. In tutti i modi un blu Pantone non si separa ne con un raster RGB (B100/B255) ne con un raster CMYK (C100M100). La cosa più semplice è lavorare con delle scale di grigio che quasi tutti i programmi di impaginazione/montaggio riescono a colorare con le tinte piatte: si monta l’immagine, poi con lo strumento contenuto si applica il colore. Il più delle volte l’operazione riesce, ma il risultato è limitato ad un colore e quindi sovente piatto. Se stiamo lavorando di fino, abbiamo immagini adatte, ma un budget ristretto allora quella tecnica non basta. Occorre saper lavorare in bicromia, che non è tra le cose più facile di farsi. Ne parleremo dopo. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

7 Una immagine adatta in bicromia non ha nulla da invidiare ad una quadricromia … mentre la semplice colorazione Pantone può essere sgradevolmente piatta

8 E il nero? È improbabile che il nero di una immagine sia K 100, mentre è molto probabile che il nero che si preleva dalla palette dei colori sia K100. A monitor i due neri sono praticamente identici (se non è attivata una corretta gestione colore) mentre in stampa il risultato è completamente diverso. Anche qui si usa la solita procedura. Si va in Photoshop a misurare il nero, si crea un colore analogo sulla palette dell’impaginatore e si applica. Attenzione a non usare colori del tipo C100, M100, Y100, K100 ma, al massimo, il nero standard della palette di Photoshop (sappiamo già che la somma dei 4 colori non deve mai andare oltre 320 per la stampa offset in macchina piana e 280 in rotativa). via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

9 Ecco come può presentarsi in stampa una immagine con fondo nero sul quale abbiamo voluto inserire del testo Il nero delle immagini è normalmente un “nero ricco”, e cioè fatto dai 4 colori. Per avere l’uniformità occorre dare al fondo gli stessi valori della immagine

10 Ma i filetti, ci sono o non ci sono? Se andiamo a controllare nelle preferenze e troviamo attivato arrotonda grafica …

11 … allora non ci sono è un effetto visualizzabile, o meno, in base a queste preferenze del Pdf. Basta disattivare e ci si rende conto di come è in realtà il file.


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