La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Francesco Guicciardini LAntimachiavelli. Palazzo Guicciardini e stemma Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel 1483. Apparteneva ad una delle famiglie.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Francesco Guicciardini LAntimachiavelli. Palazzo Guicciardini e stemma Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel 1483. Apparteneva ad una delle famiglie."— Transcript della presentazione:

1 Francesco Guicciardini LAntimachiavelli

2 Palazzo Guicciardini e stemma Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel Apparteneva ad una delle famiglie più in vista della città, tra le più fedeli al governo mediceo.

3 La vita ( ) Dopo gli studi in giurisprudenza, iniziò ancora giovane una carriera diplomatica di alto livello, grazie anche al matrimonio contratto (contro il volere paterno) con Maria Salviati Fu ambasciatore della Repubblica fiorentina presso il Re di Spagna

4 Dopo la caduta della repubblica (1512) e il rientro dei Medici a Firenze, ebbe incarichi importanti dai i due papi medicei, Leone X e Clemente VII Leone X Clemente VII

5 Per contrastare lo strapotere di Carlo V, propagandò un'alleanza fra gli stati regionali allora presenti in Italia e la Francia, in modo da salvaguardare in un certo qual modo l'indipendenza della penisola. L'accordo fu sottoscritto a Cognac nel 1526, ma si rivelò ben presto fallimentare: nel 1527 la Lega subì una cocente disfatta e Roma fu messa al sacco dai Lanzichenecchi, mentre a Firenze veniva instaurata (per lultima volta) la repubblica. I lanzichenecchi erano dei soldati mercenari di fanteria provenienti dalle regioni del Sacro Romano Impero, che combatterono tra la fine del XV e la fine del XVII secolo. La Lega di Cognac fu un accordo tra papato, monarchia inglese, monarchia francese e Repubblica di Venezia contro l'imperatore Carlo V di Spagna. Per la presenza del papa tra gli accordati fu chiamata anche Seconda Lega Santa (la prima era la Lega di Cambrai).

6 Coinvolto in queste vicissitudini, e visto con diffidenza dai repubblicani per i suoi trascorsi medicei, si ritirò in un volontario esilio nella sua villa di Finocchieto, nei pressi di Firenze. Nel 1529 scrisse le Considerazioni intorno ai "Discorsi" del Machiavelli "sopra la prima deca di Tito Livio", in cui accese una polemica nei confronti della mentalità pessimistica dell'illustre concittadino. In questi mesi completa anche la redazione definitiva dei Ricordi.

7 I Ricordi Sono una raccolta di massime e brevi riflessioni, destinate a trasmettere ai figli il succo della propria esperienza come era duso nelle famiglie mercantili fiorentine Ricordo, infatti, propriamente significa ammonimento, consiglio Il titolo si richiama quindi a un genere di scrittura privato

8 Dopo il nuovo rientro dei Medici a Firenze (1531), fu accolto alla corte medicea come consigliere del duca Alessandro e scrisse i Discorsi del modo di riformare lo stato dopo la caduta della Repubblica e di assicurarlo al duca Alessandro; il successore di Alessandro, Cosimo I, però lo lasciò in disparte. Guicciardini allora si ritirò nella sua villa di Santa Margherita in Montici ad Arcetri, dove trascorse i suoi ultimi anni dedicandosi alla letteratura: riordinò i Ricordi politici e civili, raccolse i suoi Discorsi politici e soprattutto scrisse la Storia d'Italia. Morì ad Arcetri nel 1540, quando da circa due anni si era ormai ritirato a vita privata. Chiesa di Santa Felicita, Firenze

9 Guicciardini e Machiavelli: due opposte concezioni della storia In Machiavelli si avverte, pur sullo sfondo di una visione pessimistica, lentusiasmo di un pensiero che crede nel controllo razionale della realtà In Guicciardini, di poco più giovane e testimone del crollo definitivo della situazione italiana, prevale il senso dello scacco, dellimpossibilità di dominare gli eventi.

10 Guicciardini e Machiavelli Guicciardini condivide con Machiavelli la visione realistica e disincantata della realtà, ma non ha la stessa fiducia nella possibilità di formulare delle leggi generali di comportamento. E impossibile dunque nellinsieme degli eventi cogliere regole generali che siano di guida per luomo politico. Un evento è irriducibile a ogni analogia e somiglianza: leccezione è la norma, la condizione prevalente e comune E grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente e, per così dire, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione e eccezione per la varietà delle circustanze (Ricordi, 6)

11 In Machiavelli cè un tentativo di sintesi, cioè di ricondurre il particolare ad una teoria generale che possa spiegare la realtà e costituire da modello. In Guicciardini prevale lanalisi, cioè la constatazione che ogni evento ha caratteristiche sue proprie, non riconducibili a leggi generali.

12 Guicciardini e il mondo classico Non è possibile valersi degli esempi storici perché le circostanze non si ripetono mai uguali. Non servono a nulla le conoscenze tratte dai libri (lesperienza delle cose antiquedi Machiavelli) Quanto si ingannano coloro che a ogni parola allegano e Romani! (Ricordi, 110) La storia romana dunque, a differenza di Machiavelli, non conserva per Guicciardini alcun valore esemplare

13 Guicciardini e la fortuna La varietà e limprevedibilità dei casi rende il potere della fortuna pressoché incontrastabile. Per Guicciardini dunque la fortuna esercita un dominio totale sulle vicende umane: né la prudenza, né la capacità di adattarsi alle situazioni consentono agli uomini di dirigere gli eventi o di prevederli. I personaggi che nella storia hanno avuto successo non lo devono alla loro capacità di dominare gli eventi, ma al fatto di aver agito in circostanze storiche favorevoli Nelle cose umane la fortuna ha grandissima potestà, perché si vede che a ognora ricevono grandissimi moti da accidenti fortuiti, e che non è in potere degli uomini né a prevedergli né a scifargli ( evitarli ) (Ricordi, 30)

14 La discrezione In mancanza di regole assolute e generali, non resta che affidarsi alla discrezione dal latino dis-cerno, separo, distinguo Per Guicciardini la storia è del tutto imprevedibile, le regole generali non servono a nulla e così pure le conoscenze tratte dai libri La sola qualità da cui può scaturire una chiara visione dei fatti politici e sociali è dunque la discrezione, cioè la capacità di cogliere il carattere peculiare – unico e irriducibile – di ogni situazione e di adeguarsi ad essa

15 Discrezione e virtù La discrezione è principio ben diverso dalla virtù di Machiavelli: la virtù machiavelliana è costruttrice di nuove realtà politiche. Guicciardini non ha in mente grandi disegni da realizzare: il suo punto di riferimento non sono tanto le sorti dello stato, quanto quelle del singolo.

16 Il particulare Di fronte allinstabilità del mondo, è necessario mantenersi aderenti alla situazione concreta, operando per il proprio particulare (per il proprio personale e privato interesse), senza affidarsi a valori o ideali astratti. Ciò è parso a moti puro cinismo, ma Guicciardini in fondo è un moralista, preoccupato di come un individuo possa salvarsi materialmente e moralmente in mezzo al fluttuare di eventi ingovernabili. Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo, che hanno sempre innanzi agli occhi linteresse proprio, e tutte le azioni sue misurano con questo fine (Ricordi, 218)

17 Per Machiavelli il BENE è la dedizione assoluta allinteresse della collettività e della patria. Quindi sono pochi quelli che operano per il bene e gli uomini sono istintivamente portati al male. Per Guicciardini il BENE è il conseguimento della felicità (linteresse personale) senza danneggiare gli interessi degli altri. Quindi sono tanti quelli che operano il bene, poiché gli uomini sono istintivamente portati al bene. CONCEZIONE PESSIMISTICA DELLUOMO SOSTANZIALE OTTIMISMO

18 Per Machiavelli è possibile formare una MILIZIA NAZIONALE, con un reclutamento popolare, in vista della costituzione di uno Stato Italiano. Pertanto Machiavelli si può definire ottimista in politica, o quanto meno fiducioso in un futuro più prospero per le sorti italiane. Per Guicciardini è impossibile formare una milizia nazionale, anzi non bisogna disdegnare lutilizzo dei MERCENARI, spesso più esperti nellarte militare. Egli infatti si dimostra scettico di fronte al progetto di unificazione italiana, esprimendo un sostanziale pessimismo in senso politico, o quanto meno accontentandosi di un equilibrio fra gli stati italiani come ai tempi di Lorenzo il Magnifico.

19 La Storia dItalia (1561) Lo stesso realismo disilluso dei Ricordi ispira lopera più impegnativa di Guicciardini, la Storia dItalia. Lopera narra in 20 libri le guerre che portarono alla fine dellindipendenza italiana, dalla morte di Lorenzo il Magnifico (1492) a quella di papa Clemente VII (1534). Sono eventi che lautore aveva visto da vicino e di cui era stato in parte protagonista Nellopera domina il senso di una grande tragedia politica e dellinevitabilità degli eventi che determinarono la fine dellindipendenza degli stati regionali italiani.

20 La novità della Storia dItalia Lopera si basa su unattenta ricerca e valutazione dei documenti. Questo segna uno sviluppo rispetto alla storiografia precedente, incluso Machiavelli che non si preoccupava del vaglio critico delle fonti. Guicciardini riduce al minimo gli ornamenti retorici tradizionali nella storiografia (ampi discorsi messi in bocca ai protagonisti – sullesempio classico – commenti e massime generali). Mira invece a ricostruire col massimo di lucidità lo sviluppo di avvenimenti intricati La Storia dItalia segna dunque una tappa importante nella formazione della moderna metodologia storica (cioè della raccolta e dellattenta indagine critica delle fonti)


Scaricare ppt "Francesco Guicciardini LAntimachiavelli. Palazzo Guicciardini e stemma Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel 1483. Apparteneva ad una delle famiglie."

Presentazioni simili


Annunci Google