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Questa parte della meditazione va inserita dopo il canto/ppt di Irene Grandi, Prima di partire per un lungo viaggio…

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Presentazione sul tema: "Questa parte della meditazione va inserita dopo il canto/ppt di Irene Grandi, Prima di partire per un lungo viaggio…"— Transcript della presentazione:

1 Questa parte della meditazione va inserita dopo il canto/ppt di Irene Grandi, Prima di partire per un lungo viaggio…

2 La risposta è legata allo stile dellamore gratuito. Lamore dona. Ma il suo dono non è mercanzia né pretesa superiorità. È sovrabbondanza che desidera sovrabbondanza.

3 Chi ama dà, perché non può non dare; perché ha compreso che la sua esistenza ha senso solo se esce dal cerchio della chiusura in se stessa. Ha scelto di giocarsi nellaffidamento di sé allaltro, per realizzare il suo essere persona, essere-con e per gli altri. Per questo la sua è una logica della sovrabbondanza, della gratuità.

4 Ogni amante dice allamato: voglio che tu sia. Ogni amante davanti allamato sente che è cosa molto buona. Ogni storia damore è la narrazione di una genesi.

5 Ogni gesto profondo di affetto è un gesto di dono e consegna di sé. In questo senso lamore è sempre il/logico. La sua è una logica altra. Appunto: la logica della sovrabbondanza, che si oppone polarmente alla logica dellequivalenza che governa il nostro quotidiano.

6 La logica della sovrabbondanza sospende il rientro, sospende lequivalenza, sospende il ricambio, sospende il mercato. Lamore non dice: do ut des (do per ricevere)… ma (ammesso che si possa trasformare lespressione) dice do ut dem: do perché desidero dare, perché non posso non dare. Offrire senza nulla attendere in cambio – questa è la sregolatezza e lillogicità meravigliosa dellamore. In termini evangelici: agape, amore gratuito e totale di sé.

7 La poetica dellamore è quella di un primo dono, dono originario, di una generosità che non considera lobbligo di ricambiare; una generosità liberata dalle regole di equivalenza che reggono le relazioni del quotidiano. Lo scarto, il salto è dalla logica del mercato (anche del mercato più equo) alla logica del senza prezzo.

8 Esistono cose che non possono essere comprate e vendute… ci ricorda anche la pubblicità della Master Card. E sono le cose più importanti della nostra vita.

9 La musica, (*) una passeggiata, (*) la bellezza, sono senza prezzo. (*) La natura è un senza prezzo. (*) Lamore è senza prezzo: un dono: fatto per nulla.

10 Che cosa, allora, salva il dono di chi ama, distinguendolo da quello del mercante? La consapevolezza della gratuità assoluta del senza- prezzo. La consapevolezza che quello che si dà è senza valore, perché al di là di ogni misurabilità, scambiabilità, valutabilità. Incommensurabile in termini di costi commerciali.

11 In questo senso, indubbiamente, il dono dellamore non è ricambiabile. Non sullo stesso livello. Perché è fuori della logica dei livelli. Non essendo quantificabile non può aspettare la stessa quantità indietro. Non ci può essere restituzione paritaria del dono, nellamore.

12 Il dare resta sempre uneccedenza. Una sovrabbondanza.

13 Una sovrabbondanza che, però, non è chiusa in se stessa, ma risponde, a sua volta, ad una sovrabbondanza; e chiama, nuovamente in circolo, unulteriore sovrabbondanza. E questo è ciò che protegge la poetica dellamore dal rischio del distacco della superiorità.

14 A chi insinua il dubbio (…questo gift non è dono ma veleno, perché schiaccia laltro in un debito insolvibile e mortificante per la sua dignità)…

15 …chi ama risponde con la fragilità del suo desiderio, un desiderare che potremmo chiamare, con Ricoeur, in maniera forte e originale, ottativo.

16 Lottativo, in greco, era quel modo del verbo che indicava la sfumatura desiderativa. Si tratta, dunque, di un volere che si libera da ogni forma di imposizione. Io voglio, per chi ama, non significa: deve essere così. Significa mi piacerebbe.

17 Corda tesa tra ciò che è e ciò che desidero sia. Slancio che non si accontenta delle cose così come sono. Ma neanche si pone come legge assoluta di cambiamento.

18 Il donatore ama e, nella forma poetica dellimperativo, dice: amami! Ma questo non è un comando. E un desiderio.

19 È il desiderio che laltro possa sperimentare la bellezza senza prezzo del donarsi, e – a sua volta – diventare amante, donatore.

20 Il dono di chi ama non vuole che laltro rimanga un debitore insolvente, perché sa che lamato raggiungerà la pienezza del suo essere solo se sarà a sua volta in grado di donarsi, gratuitamente.

21 Il dono di chi ama non è una sovrabbondanza a senso unico. È il desiderio che laltro, raggiunto dal dono, a sua volta possa dis-chiudersi e diventare sovrabbondanza.

22 Chi ama non dice do ut des…, ma io do…, mi piacerebbe che anche tu possa dare… io ti ho fatto un dono…, mi piacerebbe che anche tu possa farlo a tua volta.

23 E, anzi, ancora più radicalmente, lamante non dovrebbe dire nemmeno: amami! Ma dovrebbe dire: ama!, là dove laccento ancora una volta è sul tu e non sullio. Perché il desiderio del donatore, se è veramente sovrabbondante, non è nemmeno che tu possa amare-me. Ma che tu possa amare. Persino – al limite - se loggetto del tuo amore non sono io.

24 Anche se, nellottativo poetico, non può non rimanere, nascosta, non invadente, la speranza…

25 che tu possa, con il tuo dono di te, rispondere al mio dono di me; che la tua sovrabbondanza possa realmente essere rivolta verso il mio desiderio di te.

26 In questo senso, leventuale reciprocità, non è, non sarebbe scambio da mercanti, ma mutuo riconoscimento, mutualità.

27 Nella mutualità non cè uno scambio di beni, inteso come qualcosa che oggettivamente passi da uno allaltro e dallaltro alluno. Non cè scambio commerciale, non cè logica del mercante. Cè una duplice sovrabbondanza. Il dono gratuito non si scambia sullo stesso livello, ma ogni volta cade dallaltezza della gratuità del donatore

28 Laccento cade sulla generosità del donatore, piuttosto che sullesigenza di contraccambiare il dono. Proprio perché so che il tuo dono di te non ha prezzo e non sarà mai contraccambiabile, il tuo darti mi provoca a tal punto da desiderare di donarmi, a mia volta, senza prezzo e senza contraccambio.

29 La generosità del dono suscita non una restituzione, un compenso, ma il desiderio di dare la risposta ad un offerta

30 Solo in questa eventuale mutualità, non cè né superiorità, né inferiorità, né forzatura nel dare, né forzatura nel richiedere

31 Ma soprattutto solo in questa mutualità non si annulla la libertà, perché leventuale risposta dellaltro, solo se è veramente libera e gratuita diventa a sua volta dono, e dunque risposta di reciprocità.

32 Per questo, ogni autentico dono è un rischio. Si assume il rischio di essere rifiutato, di non essere riconosciuto, di non essere accettato, apprezzato. Si consegna alla possibilità dellingratitudine.

33 Per questo, ogni autentico dono è unattesa. Unattesa che può essere indefinitamente differita, o addirittura perduta di vista e del tutto dimenticata…

34 Ma unattesa che resta sempre aperta alla possibilità di una sorpresa.

35 La sorpresa di quella risposta al dono, in grado venire incontro alla gratuità del gesto originario di donazione. La sorpresa di un darsi dellaltro che, liberamente, sia corrispondente proprio al nostro gratuito esserci dati

36 P PP Per questo, ogni autentico dono apre uno spazio di speranza

37 è un gesto che produce unonda di bene nascosto e che contribuisce allavanzare della storia verso la pace. È la controcorrente nascosta della storia della violenza.

38 Per questo, ogni autentico dono è gratuità che evoca gratitudine. E gratitudine che chiama nuova gratuità. Soglia sulla quale il riconoscimento può diventare riconoscenza.

39 Qui va inserito il ppt/canzone di Gianna Nannini, Sei nellanima


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