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Corso di Organizzazione Politica Europea Corso di Organizzazione Politica Europea anno2012-13 Lezione VIII La decisione in Consiglio dei Ministri Agenda.

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Presentazione sul tema: "Corso di Organizzazione Politica Europea Corso di Organizzazione Politica Europea anno2012-13 Lezione VIII La decisione in Consiglio dei Ministri Agenda."— Transcript della presentazione:

1 Corso di Organizzazione Politica Europea Corso di Organizzazione Politica Europea anno Lezione VIII La decisione in Consiglio dei Ministri Agenda e voto

2 L’Agenda del Consiglio dei Ministri Può essere molto varia: -il Consiglio può essere chiamato a prendere decisioni finali, adottare posizioni comuni, approvare un mandato alla Commissione a negoziare Alcuni punti sono questioni politiche generali, altri questioni tecniche. Non tutti i punti fanno parte del settore di responsabilità funzionale della formazione del Consiglio Ci sono anche questioni di tipo amministrativo, nomine etc.

3 PROCEDURE DI VOTO IN CONSIGLIO REGOLE DI VOTO UNANIMITA’ (astensione non è voto contrario)  largamente prevalente per la politica estera, Giustizia e Affari interni; riforme istituzionali, ma anche politica fiscale e politica sociale MAGGIORANZA QUALIFICATA  progressivamente estesa a quasi tutte le aree delle politiche comunitarie. Data la soglia elevata di maggioranza che si deve raggiungere, l’astensione equivale a voto contrario. Ogni stato ha un “pacchetto” di voti rozzamente proporzionale alla sua dimensione demografica maggioranza semplice  ogni stato ha 1 voto. Residuale (questioni procedurali e aspetti della politica commerciale)

4 Distribuzione dei voti in Consiglio (voto MQ) Germania, Francia, Italia, Regno Unito 29 Polonia, Spagna 27 Romania 14 Paesi Bassi 13 Belgio, Repubblica Céca, Grecia, Ungheria, Portogallo 12 Austria, Svezia, Bulgaria 10 Danimarca, Irlanda, Lituania, Repubblica Slovacca, Finlandia 7 Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Slovenia 5 Malta 3 Totale345

5 MAGGIORANZA QUALIFICATA (TRATTATO DI NIZZA in vigore fino al 2014) la maggioranza qualificata è raggiunta se : La maggioranza degli Stati membri approva (in alcuni casi una maggioranza di due terzi); Vengono espressi come minimo 255 voti a favore della proposta, cioè il 73,9 % del totale (approssimativamente la stessa percentuale prevista dal sistema precedente). Inoltre, ogni Stato membro potrà chiedere la conferma che i voti a favore rappresentino almeno il 62% della popolazione totale dell’Unione. Se così non dovesse essere, la decisione non verrà adottata.

6 Le regole di voto stabilite col TRATTATO DI LISBONA Estensione del VMQ Abolita la ponderazione dei voti Sistema di “doppia maggioranza”.Una proposta si ritiene approvata quando è approvata : Dal 55% degli stati (15 su 27) Corrispondente ad almeno il 65% della popolazione della UE

7 Voti ponderati (regole Nizza)% popolazione UE (regole Lisbona) Germania2916,32 Francia2912,91 Regno Unito2912,37 Italia2912,04 Spagna279,18 Polonia277,62 Romania144,28 Olanda133,31 Grecia122,26 Belgio122,16 Portogallo122,12 Rep.Cèca122,10 Ungheria122,00 Svezia101,87 Austria101,67 Bulgaria101,51 Danimarca71,10 Slovacchia71,08 Finlandia71,07 Irlanda70,89 Lituania70,77 Lettonia40,45 Slovenia40,41 Estonia40,27 Cipro40,16 Lussemburgo40,10 Malta30,08 Totale345100,00 MQ255 (62% pop)55% s.m. e 65% pop Minoranza blocco91Almeno 4 s.m.

8 Conseguenze delle nuove regole di voto Accrescere significativamente l’efficacia decisionale: con le nuove regole sarebbe più facile approvare una proposta In termini di potere relativo dei vari paesi il nuovo sistema avvantaggerebbe: I paesi più grandi (popolazione) :FR, GER, IT,UK I paesi più piccoli (numero paesi) Svantaggiati rispetto al meccanismo di ponderazione dei voti sono i paesi medio-grandi (soprattutto Spagna e Polonia) Preoccupazioni per le conseguenze di eventuale membership di Turchia che altererebbe equilibri in CdM (popolazione> di quella della Germania dal 2015)

9 Le regole di voto di Lisbona Le regole di voto varate a Nizza restano in vigore fino al 2014 Fino al 2017 uno stato membro può richiedere che si voti secondo le regole di Nizza Gli stati che formano la minoranza in una procedura di VMQ possono richiedere che la decisone sia rimandata e che la proposta di legge sia riesaminata

10 Compromesso di Lussemburgo Fino agli anni 80 questioni su cui esisteva dissenso in Consiglio non venivano sottoposte a voto anche quando la regola di voto era MQ. Motivo era “compromesso di Lussemburgo”, che pose fine alla crisi istituzionale “delle sedie vuote” nel 1966, che autorizzava ogni stato ad esercitare l’opzione di veto quando una decisione ledesse suoi vitali interessi.

11 LE DECISIONI DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI E LA “CULTURA DEL CONSENSO ” Nonostante i Trattati autorizzino l’uso del VMQ nella grande maggioranza delle materie, il Consiglio dei Ministri tende a decidere all’unanimità : la percentuale di decisioni all’unanimità varia infatti tra il 70 e il 95% (Hayes-Reenshaw, Wallace 2006). Solo il 10-15% delle decisioni che potrebbero essere prese a maggioranza qualificata sono sottoposte a un voto e riguardano soprattutto aree “tecniche” come agricoltura e mercato interno.

12 Consenso e dissenso nel CdM (Mattli 2006) Atti legislativi Altri attiTotale Consenso85,891,089,5 Voti negativi 8,96,27,0 Astensione5,32,83,5 N.Totale= 100%

13 Le ragioni di preferenza per il consenso -non inasprire il conflitto tra s.m. :uno stato può preferire non scontrarsi apertamente con altri esprimendo un voto contrario -poiché sono gli stati membri i responsabili dell’implementazione legale (recepimento nell’ordinamento nazionale) e dell’applicazione sul campo delle direttive, imporre decisioni su stati riluttanti rischierebbe di compromettere l’implementazione delle direttive. Si preferisce conquistarne il consenso.

14 Come si raggiunge il consenso ? -rinvio delle decisioni (per es. al COREPER) fino a che non vi sia maggiore consenso. -“negoziazioni di corridoio” cioè i compromessi raggiunti in sedi meno politiche del Consiglio (per es. il Coreper) o di tipo informale. -l’operare del meccanismo delle “compensazioni laterali”: poiché i governi sono impegnati simultaneamente su una pluralità di tavoli di negoziazione (es. le diverse formazioni del Consiglio, ma anche le diverse questioni discusse in uno stessa formazione del Consiglio) un governo potrà fare concessioni su un punto per ottenere a sua volta concessioni su altri che gli stanno a cuore.

15 Esiti del processo decisionale siti: -lunghezza del processo decisionale per il tempo che occorre per negoziare un compromesso accettabile per tutti gli attori. -natura sub-ottimale delle decisioni (>poca efficacia delle politiche) che spesso rappresentano un minimo comun denominatore tra le preferenze degli stati, che non innovano granché rispetto alle politiche esistenti e sono inadeguate a risolvere i problemi (“la trappola della decisone congiunta” Scharpf) lunghezza del processo decisionale per il tempo che occorre per negoziare un compromesso accettabile per tutti gli attori. -natura sub-ottimale delle decisioni (>poca efficacia delle politiche) che spesso rappresentano un minimo comun denominatore tra le preferenze degli stati, che non innovano granché rispetto alle politiche esistenti e sono inadeguate a risolvere i problemi (“la trappola della decisone congiunta” Scharpf)

16 Perché è diminuita la preferenza per l’unanimità Consapevolezza del suo impatto negativo sull’efficacia del policy making Difficoltà di raggiungere unanimità con l’allargamento perché è cresciuta la diversità delle preferenze nazionali Le faticose riforme delle procedure di voto hanno prodotto la diffusa consapevolezza che le regole riformate debbono essere utilizzate In base alle regole procedurali introdotte nel 1987 il voto può essere richiesto non solo dalla Presidenza, ma anche da uno s.m. o dalla Commissione

17 Con la regola del VMQ le negoziazioni avvengono “nel cono d’ombra del voto” L’estensione della regola di VMQ produce comunque effetti perché la possibilità di essere messi in minoranza qualora si ricorra al voto rende comunque gli stati più disponibili alla negoziazione e al compromesso di quanto non sarebbero se la regola decisionale fosse l’unanimità.

18 Una misura del conflitto :la formalizzazione del dissenso Uno stato che si oppone o si astiene o comunque vuole avanzare serie di obiezioni su una decisione a cui ha nondimeno partecipato può formalizzare il proprio dissenso attraverso una “dichiarazione formale” che esprime le ragioni del disaccordo o le proprie riserve sul contenuto di una decisone. Queste dichiarazioni formali di dissenso, espresse di norma dopo la votazione, sono riportate nei verbali della seduta. L’espressione di dissenso serve ai Ministri a segnalare al proprio governo di non aver comunque rinunciato a difendere le preferenze nazionali in Consiglio, ma salvaguardia la possibilità del Consiglio di arrivare a una decisione.

19 Una misura del conflitto :la formalizzazione del dissenso 2 Le dichiarazioni formali di dissenso danno un’idea di quale sia il grado di disaccordo emerso nel processo decisionale e quindi di quanto sia stato difficile raggiungere un compromesso. Dopo l’allargamento del 2004, che ha accresciuto significativamente il numero di paesi e quindi la diversità delle preferenze degli stati, il 45% delle decisioni in Consiglio dei Ministri è avvenuto con la formalizzazione del dissenso di uno o più stati, anche se. complessivamente, la produttività del Consiglio, dopo un breve declino, è ritornata la stessa, così come è rimasta la prassi delle decisioni consensuali. Questo segnala una maggiore intensità degli sforzi per raggiungere mediazioni e compromessi.

20 Trasparenza Processo decisionale in Consiglio dei Ministri resta opaco per i cittadini europei :dibattito su “deficit democratico”investe il tema della trasparenza dei lavori del Consiglio comparata a quella ei legislativi. Trasmissione via internet di dibattiti pubblici (su decisioni legislative e sul programma della presidenza al CAG). Trasparenza  -  libertà di negoziare compromessi

21 Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura Dibattito su misure legislative Accordo su posizione comune (procedura di co- decisione ) del Consiglio sulla Riforma della Politica Agricola Comune (CAP).(21 marzo 2013): dopo 3 anni! Ruolo della Presidenza irlandese nel raggiungere mediazione Esito a maggioranza qualificata con formalizzazione di parziale dissenso


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