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Facoltà di Ingegneria Corso di Cultura europea Anno Accademico 2006 / 2007 Lezioni 11 e 12.

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1 Facoltà di Ingegneria Corso di Cultura europea Anno Accademico 2006 / 2007 Lezioni 11 e 12

2 2 Politica industriale Politica di ricerca e sviluppo

3 3 Definizione della politica industriale Non esiste una definizione univoca di politica industriale. Una delle più recenti definisce la politica industriale come: quel complesso di interventi deciso e organizzato da un soggetto pubblico, mirante a influenzare con strumenti di carattere microeconomico il sistema industriale secondo direzioni, tempi ed entità diverse da quanto sarebbe avvenuto in assenza degli interventi stessi, per perseguire finalità che il soggetto pubblico ritiene rilevanti *. Elementi chiave della politica industriale sono quindi: il carattere pubblico dellintervento; luso degli strumenti microeconomici – ovvero di interventi su specifiche imprese, settori o mercati, con effetti sullofferta produttiva – che si differenziano da quelli macroeconomici (politiche fiscali, monetarie e dei cambi), che influenzano il lato della domanda; linterferenza con il meccanismo del mercato, considerato inadeguato a conseguire le finalità pubbliche e il benessere collettivo. * Ninni A. - Silvi F., La politica industriale, Laterza, Bari, 1997.

4 4 Fonte: Eurostat

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7 7 La politica industriale nellUnione europea Il Trattato istitutivo della CEE non faceva alcun riferimento alla politica industriale, dal momento che si riteneva che labolizione delle barriere protezionistiche ed il regime di libera concorrenza avrebbero stimolato le modifiche strutturali necessarie allindustria comunitaria. Con lentrata in vigore del Trattato di Maastricht nel 1993 la politica industriale è diventata un obiettivo fondamentale della costruzione europea. È soltanto nellultimo biennio, tuttavia, che si è ricominciato a discutere in tutta Europa di politica industriale a causa delle difficoltà che incontrano le economie europee e che hanno indotto la Commissione europea a lanciare ripetuti segnali dallarme: la performance economica dellEuropa durante gli anni 90 è stata deludente sia in termini assoluti che in rapporto a quella degli Stati Uniti dAmerica; la dinamica della produttività del lavoro, che dal 1970 era cresciuta maggiormente in Europa rispetto agli Stati Uniti, a partire dal 1995 ha cambiato direzione ed il PIL pro capite dellUE si è attestato al 70% di quello USA.

8 8 Fonte: Eurostat

9 9 = EU-15

10 10 Nota: la produttività del lavoro La produttività del lavoro corrisponde alla quantità di lavoro necessario per produrre un'unità di un bene specifico. Da un punto di vista macroeconomico, si misura la produttività del lavoro tramite il prodotto interno di un paese (PIL) per persona attiva. La crescita della produttività dipende dalla qualità del capitale fisico, dal miglioramento delle competenze e della manodopera, dai progressi tecnologici e dalle nuove forme di organizzazione. La crescita della produttività è la fonte principale della crescita economica.

11 11 Innovazione, innanzi tutto! Lincremento nel livello di produttività del lavoro negli USA è attribuibile alla maggiore capacità delle imprese americane di gestire le dinamiche economiche ed i cambiamenti del mercato e, in particolare, lo spostamento dei consumi verso prodotti che implicano un maggior contenuto di conoscenza e di processi innovativi. Ladattamento al mercato comporta la necessità di modifiche radicali tanto nelle istituzioni economiche che nelle strutture organizzative aziendali, in termini di : minore integrazione verticale; maggiore mobilità dei fattori di produzione (capitale e, soprattutto, lavoro); flessibilità nel mercato del lavoro; maggiore facilità di accesso al credito ed alle fonti di finanziamento; investimenti nella formazione professionale (soprattutto quella superiore); investimenti in attività di ricerca e sviluppo; per le quali le imprese americane si sono mostrate molto più dinamiche di quelle europee. Linnovazione, in particolare, è considerata la chiave di volta della competitività di una nazione, soprattutto in settori come le comunicazioni, linformazione, le scienze della vita e le biotecnologie, i trasporti.

12 12 I problemi delle economie europee … * Dal 1995 in poi la crescita globale della produttività europea ha accusato una marcata flessione, anche se i risultati ottenuti variano considerevolmente da uno Stato membro allaltro. Le cause principali sono la ridotta capacità di trarre vantaggio dalle tecnologie dellinformazione e della comunicazione (ITC), la lentezza nellinnovare il nostro ambiente di lavoro e nello sviluppare capacità professionali nuove ed attuali e linsufficienza dei cambiamenti organizzativi. Sul piano economico lintegrazione europea è lungi dallesser completa. I vantaggi derivanti dal mercato unico in particolare non si sono ancora fatti veramente sentire nei settori sui quali la riforma ha inciso meno e di conseguenza la concorrenza non è stata intensificata, quali ad esempio i mercati dellenergia, dei trasporti, dei servizi in genere e di quelli finanziari in particolare. Limpegno dellEuropa nelle attività di R&S risulta inferiore a quello di Stati Uniti e Giappone. Nonostante le valide iniziative di alcuni Stati membri i provvedimenti volti ad aumentare il volume degli investimenti in attività di ricerca ed a migliorare il contesto in cui intervengono sono stati frammentari e privi dincisività. * da: Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, Alcune questioni fondamentali in tema di competitività europea – Verso un approccio integrato, 2003.

13 13 … segue I risultati ottenuti in Europa in fatto dinnovazione continuano anchessi ad essere inferiori a quelli dei suoi principali concorrenti. I dati più recenti segnalano che per tutta una gamma dindicatori fondamentali il distacco tra UE e USA è ancora considerevole. La debolezza degli europei per quanto riguarda le richieste di brevetti persiste, in particolare nei settori ad elevato contenuto tecnologico. I dati sembrano anche indicare un preoccupante calo nellapprendimento lungo larco della vita lavorativa, da vedersi nel contesto della generale mancanza dinvestimenti del settore privato nellistruzione superiore e nella formazione professionale in Europa rispetto ai principali concorrenti. LEuropa continua a soffrire di una insufficienza imprenditoriale. La professione dimprenditore è unopzione presa in considerazione molto meno spesso che negli Stati Uniti. È di fondamentale importanza migliorare gli atteggiamenti verso limprenditorialità e rafforzare gli incentivi al lavoro autonomo. LEuropa tuttavia ha bisogno non solo di un numero maggiore dimprenditori, ma anche di condizioni idonee a sostenere la crescita delle imprese. La mancanza di sostegno finanziario, la complessità delle procedure amministrative e la mancanza di manodopera qualificata vengono tuttora identificate come gli ostacoli principali al lancio ed allespansione di unimpresa. Ciò risulta particolarmente vero per settori ad elevata intensità tecnologica quali quello delle biotecnologie, nel quale recentemente il numero delle nuove imprese in fase davviamento risultava più elevato in Europa che negli USA, ma la crescita risente pesantemente delle inadeguate possibilità di accesso a capitali di rischio.

14 14 I problemi delleconomia italiana Leconomia italiana (insieme con quella tedesca) presenta il tasso di crescita più basso tra gli Stati dellUE, a causa della perdita di competitività del settore industriale: ciò ha determinato un progressivo arretramento dei prodotti italiani sui mercati internazionali ed una notevole riduzione della loro quota, passata dal 4,5% del 1995 al 3% del Il sistema industriale italiano è giudicato molto negativamente dagli osservatori, in particolare per: il nanismo delle imprese; la crisi e/o la scomparsa di grandi imprese, un tempo leader nei rispettivi settori; la riduzione degli investimenti diretti dallestero (cioè minore capacità di attrazione degli investimenti esteri).

15 15 Deindustrializzazione? I problemi che lUE incontra in fatto di competitività trovano eco in preoccupazioni riguardanti il rischio che lEuropa possa essersi avviata verso un processo di deindustrializzazione. Per deindustrializzazione sintende il declino a lungo termine del settore manifatturiero. Ciò comporta un calo in termini assoluti dei livelli di occupazione, produzione, redditività e stock di capitale del settore manifatturiero, nonché un calo assoluto delle esportazioni di manufatti con la comparsa di disavanzi persistenti della bilancia commerciale per quanto riguarda tali prodotti. A partire dal 1979 il settore manifatturiero ha fatto registrare notevoli perdite di posti di lavoro. I più massicci cali occupazionali nel periodo si sono riscontrati nel settore primario ma anche nei comparti delle apparecchiature per le telecomunicazioni e le trasmissioni radiotelevisive oltre che in quello degli equipaggiamenti per i trasporti. Queste perdite di posti di lavoro sono proseguite fino ad ora, seppure con alcune eccezioni di secondaria importanza, confermando il rallentamento dellattività economica nel vecchio continente.

16 16 Fonte: Eurostat

17 17 Fonte: Eurostat

18 18 Gli strumenti della politica industriale utilizzati finora dai governi nazionali Interventi diretti tramite aziende pubbliche. Uso della domanda pubblica: appalti di opere pubbliche; acquisto diretto di beni e servizi. Interventi di tipo protezionistico: diretti: dazi doganali e contingentamenti; indiretti: standard e normative tecniche. Sussidi erogati alle imprese, sotto qualsiasi forma: trasferimenti diretti; finanziamenti agevolati; agevolazioni fiscali; garanzie pubbliche.

19 19 Principali critiche Si tratta di misure che determinano un puro e semplice trasferimento di risorse alle imprese considerate strategiche. Le imprese destinatarie delle misure, certe di poter contare sugli aiuti pubblici, sono indotte a prestare scarsa o nulla attenzione al contenimento dei costi ed alla valutazione dei rischi connessi agli investimenti. Finora, i provvedimenti di carattere settoriale o selettivo hanno portato a risultati non particolarmente brillanti e, comunque, inadeguati ad affrontare la concorrenza internazionale.

20 20 Caratteristiche dei nuovi strumenti della politica industriale Lattuale orientamento è indirizzato verso politiche in grado di influire sullefficienza dellapparato industriale nel suo complesso. Si tratta, in altri termini, di adottare misure orientate non tanto al sostegno di specifici settori e/o imprese quanto piuttosto alla creazione delle condizioni favorevoli allo svolgimento delle attività produttive.

21 21 Gli attuali strumenti di politica industriale 1° tipologia Fornitura di beni pubblici o semi-pubblici che il mercato produce in quantità sub-ottimali: infrastrutture a rete: trasporti, energia, comunicazioni; istruzione; difesa dellambiente; normative tecniche. 2° tipologia Regolamentazione dei mercati e delle attività economiche svolte dai privati. 3° tipologia Politiche (orizzontali) riguardanti i fattori produttivi: finanziamento della formazione e riqualificazione della manodopera; incentivazione dellinnovazione tecnologica; politiche energetiche (per garantire lapprovvigionamento delle fonti ed il loro uso razionale); promozione delle esportazioni (assicurazione dei crediti allesportazione, fornitura dei servizi reali, certificazione di qualità dei prodotti, ecc.).

22 22 Quindi: dalla politica industriale alla politica per lindustria Lo spostamento di accento si giustifica con la duplice constatazione che: 1. le precedenti misure hanno portato a risultati affatto soddisfacenti; 2. le attività economiche risentono in misura sempre maggiore del contesto sociale, della qualità e dellefficienza delle strutture istituzionali allinterno delle quali si trovano ad operare. È sempre più evidente, ad esempio, che la qualità del sistema educativo e lefficienza della P.A. sono fattori determinanti per la competitività complessiva di un regime economico. In questottica, la politica industriale non può più limitarsi alladozione di misure rivolte a singole imprese o settori industriali, ma deve mirare ad influire su tutto il contesto economico e sociale, in modo favorevole alle attività produttive.

23 23 La politica per lindustria nellUnione europea Tale orientamento innovativo è tracciato nel Trattato di Maastricht che, per la prima volta nella storia dellUnione, contiene unesplicito riferimento allopportunità di attuare politiche per lo sviluppo della competitività industriale (art. 130), delle reti infrastrutturali (art. 129) e dellinnovazione e la ricerca (art. 130 F), mentre lart. 157 definisce i compiti ed i ruoli delle istituzioni comunitarie in questi ambiti. La Commissione europea, al fine di dare concreta attuazione a tali direttive, ha pubblicato due documenti, nei quali traccia le azioni da seguire: Una politica di competitività industriale per lUnione europea (COM/1994/319 DEF), nel quale suggerisce 4 priorità: promuovere gli investimenti intangibili in capitale umano; sviluppare la cooperazione industriale; garantire una concorrenza adeguata; modernizzare il ruolo dello Stato.

24 24 … segue La politica industriale in unEuropa allargata (COM/2002/714 DEF), nel quale la Commissione, partendo dalla constatazione che tra il 1970 ed il 2001 la quota dei servizi sul PIL europeo è aumentata, passando dal 52% al 71%, mentre la quota del settore manifatturiero è scesa dal 30% ad appena il 18%, e che la produttività del lavoro dellindustria europea continua a registrare una bassa crescita rispetto a quella degli Stati Uniti, individua tre aree centrali di intervento: la conoscenza; linnovazione; la capacità imprenditoriale. Per sviluppare tali aree la Commissione propone numerose misure di politica industriale, tutte volte a creare e garantire un contesto favorevole alla competitività dellindustria europea.

25 25 Gli obiettivi della Commissione europea Attraverso la politica industriale, la Commissione europea si propone di realizzare i seguenti obiettivi: promuovere lo spirito imprenditoriale, incoraggiare l'innovazione, elaborare un ambiente commerciale e normativo favorevole allo sviluppo delle imprese e all'innovazione, rafforzare la competitività delle imprese in un'economia basata sulla conoscenza, migliorare l'ambiente finanziario delle imprese, favorire la cooperazione fra le imprese ed assicurare la prestazione di servizi di assistenza e consulenza alle imprese, migliorare l'accesso ai mercati, promuovere una migliore utilizzazione dei servizi.

26 26 È evidente … che la Commissione concepisce la politica industriale più come un quadro di regole certe ed uguali per tutti che non come misure di sostegno ad hoc, che rischiano di falsare il regime concorrenziale. In questo contesto, si comprende anche limpegno a controllare e ridurre gli aiuti di Stato alle imprese.

27 27 Lo scopo finale: ridurre le debolezze delle PMI Quali sono i principali punti deboli delle piccole e medie imprese? La difficoltà di operare in un contesto amministrativo e burocratico estremamente complesso. Linsufficiente formazione dei dirigenti dazienda. La scarsa volontà dei dirigenti di delegare la gestione delle proprie imprese a collaboratori qualificati (abbandonando la tipica gestione familiare). La scarsa conoscenza e le difficoltà di accesso alle fonti di finanziamento. La limitata possibilità di accesso al capitale tecnologico mondiale (brevetti, know-how, ecc.). La difficoltà di disporre di servizi professionali qualificati.

28 28

29 29 La ricerca scientifica nellUnione europea La ricerca è un investimento nel nostro benessere futuro. I frutti delle attività realizzate oggi si potranno raccogliere solo tra molti anni, ma le generazioni future rischiano di pagare caro i mancati investimenti di oggi. * La ricerca europea è fortemente penalizzata dalla frammentazione delle politiche condotte dagli Stati membri e dalla dispersione delle risorse che ne consegue. Da qui la necessità di una politica comunitaria per la ricerca scientifica che riesca a coordinare le politiche nazionali in modo da definire e realizzare programmi di interesse comune. * Da: Commissione europea, Guardando al futuro. La ricerca scientifica nellUnione europea, 2005.

30 30 La ricerca scientifica ci consente di acquisire nuove conoscenze riguardo al mondo e dà origine ad invenzioni che trasformano la nostra vita. LEuropa vanta unillustre tradizione di scoperte ed invenzioni; due secoli fa ha avviato la rivoluzione industriale. Anche la grande rete mondiale (World Wide Web) è stata inventata in Europa - presso il CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) di Ginevra - ma sono in pochi a saperlo. La rete è stata fondamentale per il successo di Internet anche se questa è considerata uninvenzione esclusivamente degli Stati Uniti perché è lì che il suo uso commerciale è stato sviluppato. Le imprese e gli istituti di ricerca europei continuano a fare nuove scoperte interessanti nel settore della fisica e delle scienze della vita e stanno elaborando tecnologie nel campo dellenergia e dellinformazione che plasmeranno il mondo di domani … e di dopodomani. Le singole imprese e i centri di ricerca nazionali in Europa, tuttavia, non dispongono sempre delle risorse necessarie per competere nellattuale economia mondiale. Devono, in particolare, affrontare la forte concorrenza degli Stati Uniti e dellAsia. Inoltre, la spesa annuale di ricerca degli Stati Uniti e del Giappone è più elevata di quella dellUnione europea.

31 31 Fonte: Eurostat = EU-15

32 32 Fonte: Eurostat

33 33 Motivi a favore di un approccio comunitario alla ricerca scientifica: Costi elevati. Al fine di evitare sprechi e duplicazioni di risorse finanziarie, tecniche ed umane, si rende necessario razionalizzare lutilizzo di ricercatori, strumenti, laboratori e finanziamenti, oltre che definire le priorità e suddividere il lavoro, assicurando in tal modo che nessun settore importante sia dimenticato. Chiara e condivisa definizione degli obiettivi economici, sociali, politici e militari. Partecipazione degli Stati minori. Unequa ripartizione dei compiti garantisce la partecipazione allattività di R&S degli Stati membri più piccoli, che altrimenti sarebbero esclusi a causa delle risorse limitate di cui dispongono. Coinvolgimento delle PMI, poco innovative a causa delle carenze strutturali e finanziarie loro caratteristiche. Risultati incerti e apprezzabili soltanto dopo molti anni. Necessità di disporre di reti e banche-dati internazionali che siano accessibili dai ricercatori di tutti gli Stati membri. Diffusione delle conoscenze acquisite. Tutti gli Stati membri, le persone e le imprese europee hanno il diritto di richiedere alla Commissione lautorizzazione a beneficiare delle licenze non esclusive su brevetti, modelli, ecc., di proprietà dellUE.

34 34 Le attività di ricerca dellUE Ricerca di base – attività di ricerca diretta. È condotta direttamente dallUnione europea allinterno dei laboratori del CCR (Centro comune di ricerca) che si occupa di: fusione termonucleare controllata alla sicurezza nucleare; tecnologie dellinformazione e telecomunicazioni, tecnologie industriali, protezione dellambiente, biologia e biotecnologia, tutte attività finanziate interamente dal bilancio dellUE. Sviluppo precompetitivo della tecnologia avanzata, nucleare, informatica, aeronautica e aerospaziale – attività di ricerca indiretta. È condotta da istituti di ricerca, università e laboratori privati, attraverso la partecipazione finanziaria della Commissione (che copre il 50% dei costi) ed il coinvolgimento di almeno due partner di Stati membri diversi. Sviluppo industriale – attività di ricerca concertata. LUE si limita a definire il quadro dazione generale allinterno del quale i ricercatori degli Stati membri possono operare in tutta libertà.

35 35 Il VII programma quadro La «nave ammiraglia» della partecipazione dellUnione europea alla ricerca è il VII Programma Quadro. Tale programma, la cui durata prevista è di sette anni (dal 2007 al 2013), beneficia di uno stanziamento di bilancio pari a circa 72 miliardi di euro, che rappresenta un aumento notevole rispetto ai 17,5 miliardi di euro del precedente PQ. Tale aumento è dovuto principalmente alla maggiore durata del VII PQ (7 anni invece dei 5 del VI PQ) e allallargamento dellEuropa a 27 paesi, ma è anche il segno di come le istituzioni europee puntino sempre di più sulla politica di R&S quale fattore critico di sviluppo. Per questo motivo, parallelamente ai finanziamenti europei, le percentuali di investimento in R&S rispetto al PIL dovrebbero crescere anche allinterno dei singoli Stati membri, Italia in testa.

36 36 Quattro programmi specifici principali Il VII PQ è articolato in quattro programmi specifici che corrispondono a quattro obiettivi fondamentali della politica europea di ricerca, mediante il finanziamento dei quali si mira alla creazione di poli di eccellenza europei: Cooperazione Idee Persone Capacità

37 37 VII PQ Cooperazione Uno dei principali obiettivi del 7° programma quadro è di fare dell'Europa il primo polo scientifico e tecnologico mondiale. In tal senso, il programma specifico Cooperazione mira a sostenere la cooperazione tra università, industrie, centri di ricerca e enti pubblici sia in seno all'Unione europea (UE) che con il resto del mondo. Questo programma scientifico comporta 9 tematiche che corrispondono ai principali settori di progresso delle conoscenze e delle tecnologie in cui occorre rafforzare la cooperazione transnazionale per affrontare le sfide che si pongono in Europa sul piano sociale, economico, ambientale e industriale: salute; prodotti alimentari, agricoltura e biotecnologie; tecnologie dell'informazione e della comunicazione; nanoscienze, nanotecnologie, materiali e nuove tecnologie di produzione; energia; ambiente (ivi compresi i cambiamenti climatici); trasporti (ivi compresa l'aeronautica); scienze socioeconomiche e umane; sicurezza e spazio. In termini di stanziamenti di bilancio, l'importo ritenuto necessario per l'esecuzione del programma specifico ammonta a milioni di euro per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013.

38 38 VII PQ Idee Il programma specifico «Idee» persegue vari importanti obiettivi destinati a migliorare la competitività e il benessere in Europa: rafforzare l'eccellenza, il dinamismo e la creatività della ricerca europea; fare dell'Europa un polo di attrazione per i migliori ricercatori dei paesi europei e dei paesi terzi, ma anche degli investimenti delle imprese di ricerca; porre la ricerca europea in una posizione di leadership nel progresso scientifico; aprire la strada a nuovi progressi scientifici e tecnologici; incentivare la circolazione delle idee; consentire una valorizzazione più adeguata dei punti forti della società della conoscenza europea. In termini di stanziamenti di bilancio, l'importo ritenuto necessario per l'esecuzione del programma specifico ammonta a milioni di euro per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013.

39 39 VII PQ Persone L'obiettivo globale del programma è il potenziamento, quantitativo e qualitativo, del potenziale umano nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico in Europa. A tale scopo devono essere adottate varie iniziative: incentivare le persone a intraprendere una carriera nella ricerca; incoraggiare i ricercatori a rimanere in Europa; attirare in Europa i ricercatori dei paesi terzi; migliorare lo scambio di conoscenze fra paesi, settori, organismi e discipline; rafforzare la partecipazione delle donne alla ricerca ( ) e allo sviluppo tecnologico. In termini di bilancio, l'importo stimato necessario per l'esecuzione del programma specifico ammonta a milioni di euro per il periodo compreso fra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2013.

40 40 VII PQ Capacità – CCR ed Euratom Nella prospettiva della continuità con le azioni condotte in precedenza, il programma specifico "Capacità" mira essenzialmente all'introduzione di nuove infrastrutture di ricerca e innovazione in tutta l'Europa. A tal fine, il programma prevede in particolare un approccio strategico in due fasi: una fase preparatoria e una fase di costruzione. Tale approccio riguarda i seguenti settori: le infrastrutture di ricerca; la ricerca a vantaggio delle PMI; le regioni della conoscenza; il potenziale di ricerca; la scienza nella società; le attività orizzontali di cooperazione internazionale. In termini di bilancio, l'importo stimato necessario per l'esecuzione del programma specifico ammonta a milioni di euro per il periodo compreso fra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre Infine, il Settimo programma quadro finanzierà le azioni dirette del Centro comune di ricerca (CCR) e le azioni previste dal programma quadro EURATOM nei seguenti settori:Centro comune di ricercaEURATOM la ricerca sull'energia di fusione; la fissione nucleare e la radioprotezione.

41 41 Capitoli 16 e 17 Moussis Capitolo 16: Fino a § 16.2 (compreso) Capitolo 17: Fino a § 17.3 (compreso)

42 42 Grazie per lattenzione e … BUON LAVORO!

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