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La Rivoluzione francese

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Presentazione sul tema: "La Rivoluzione francese"— Transcript della presentazione:

1 La Rivoluzione francese
5 maggio 1789 Convocazione degli Stati generali 4 agosto 1789 Abolizione della feudalità 26 agosto 1789 Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino Governo giacobino 14 luglio 1789 Presa della Bastiglia 1792 Proclamazione della Repubblica francese Governo del Direttorio

2 1. Le cause della Rivoluzione
La Rivoluzione francese 1. Le cause della Rivoluzione La Francia di fine Settecento, malgrado fosse la patria dell’Illuminismo, è un Paese con forti disuguaglianze sociali, dove sopravvivono antichi privilegi feudali. Il bilancio statale è pesantemente in passivo. Per risolvere la crisi, il re convoca l’assemblea degli Stati generali. I deputati del terzo stato, però, danno vita a una nuova Assemblea costituente.

3 godono di privilegi giudiziari;
La Rivoluzione francese 1. Le cause della Rivoluzione Alla fine del Settecento, i ceti privilegiati, cioè nobiltà e clero, sono appena il 2% della popolazione: godono di privilegi giudiziari; non pagano tasse, ma hanno il diritto di imporle nei territori da loro controllati; possono imporre ai contadini le corvées. Possiedono il 40% delle terre Il 98% della popolazione è rappresentato dal terzo stato, di cui fanno parte la borghesia più o meno ricca, la popolazione urbana, e soprattutto i contadini, tutti accomunati dalla condizione di inferiorità rispetto a nobili e clero.

4 La Rivoluzione francese
1. Le cause della Rivoluzione Alla fine del Settecento l’economia della Francia è ferma, perché i ceti benestanti non investono le ricchezze in attività produttive. Il bilancio dello Stato è disastroso, perché le spese superano le entrate anche a causa del fatto che nobili e clero non pagano le tasse. Per arginare la crisi economica re Luigi XVI, nel 1788, cerca di imporre una nuova tassa sulla terra e convoca gli Stati generali (l’assemblea dei tre ordini sociali). Tra le grandi potenze europee del Settecento, solo la Francia, per l’insensibilità di Luigi XV prima e Luigi XVI poi, è restia ad attuare nel regno la politica riformatrice dei sovrani illuminati, tuttavia si è svilup- pata, fin dal XVI e dal XVII secolo una borghesia economicamente forte e politicamente influenzata dal pensiero illuminista. Lo scontro fra questa classe e la corona è praticamente inevitabile, tanto più che il paese attraversa da qualche decennio una grave crisi sociale (agitazio- ni contadine), economica (disoccupazione di artigiani e licenziamenti di operai delle industrie manifatturiere) e finanziaria (ingente deficit pubblico), che ha notevolmente indebolito l’apparato del regime asso- lutistico. Il deficit dello Stato. Per fronteggiare la precaria situazione genera- le del regno, Turgot (economista e filosofo) presenta nel 1774 al re un organico programma di risanamento tendente a incentivare l’iniziativa privata, ad abolire i privilegi fiscali, a sopprimere i vincoli e le limita- zioni economiche che ostacolano l’attività produttiva (dogane interne, corporazioni di produttori, regime di corvè) e a riordinare la pubblica amministrazione, ma la forte opposizione della nobiltà e dell’alto clero a questo programma induce Luigi XVI a licenziare il ministro. Il sostituto di Turgot, il ginevrino Jacques Necker, preferisce, nel suo programma, ricorrere al vecchio espediente del prestito dei privati allo Stato, anziché impegnarsi in una radicale riforma del sistema eco- nomico e finanziario francese. Il continuo ricorso ai prestiti aggrava enormemente il debito pubblico perché comporta un onere per lo Stato pari ad oltre la metà delle entrate annue. E se l’enorme deficit non allarma eccessivamente l’opinione pubblica francese è perché nel 1781 Necker, nella pubblicazione del bilancio dello Stato, non fa figu- rare le spese di guerra, peraltro ingenti, sostenute dalla corona per finanziare la rivoluzione americana e gonfia le pubbliche entrate. Due anni dopo (1783) Necker è sostituito da Calonne, ma la politica dei prestiti non viene abbandonata. Quando, però, il nuovo ministro delle Finanze si rende conto della gravità della situazione elabora un programma di risanamento radicale dell’economia del regno incentrato sul principio dell’equità fiscale dei tre ordini sociali francesi (nobiltà, clero e terzo stato) e nel 1786 lo presenta al re. Il progetto prevede in sostanza l’imposta unica sulla proprietà fondiaria (sovvenzione territo- riale), senza distinzioni di classe. La reazione dell’aristocrazia. Sentendosi duramente colpita nei pro- pri interessi di classe, l’aristocrazia reagisce imponendo al sovrano la convocazione degli Stati generali (assemblea formata dai rappresentanti del clero, della nobiltà e del terzo stato). La rivendicazione aristocratica costringe Luigi XVI a cedere e a sostituire Calonne con l’arcivescovo de Lomenie, che decreta la convocazione degli Stati generali per il 1 ° mag- gio 1789 e poi si dimette. Dall’atto di convocazione degli Stati generali all’apertura a Versailles dei lavori il 5 maggio 1789, contrasti e polemiche tormentano la Francia prima che gli interessi e le attenzioni della stra- grande maggioranza dei francesi si polarizzino sul terzo stato (borghe- sia), isolando i due ordini privilegiati, la nobiltà e il clero. Le mire della borghesia. Detentrice della cultura e del potere eco- nomico, la borghesia si presenta come espressione della maggioranza della nazione perché interessata alla questione della liberalizzazione della terra dal vincolismo feudale, esigenza fortemente sentita dai con- tadini, che costituiscono l’80% della popolazione francese. In effetti, sarebbe stata proprio l’alleanza tra la borghesia e i ceti rurali che avrebbe poi portato al tracollo dell’ancien regime e al trionfo della rivoluzione. Tuttavia, perché il terzo stato possa far valere la propria forza in seno all’assemblea, occorre prima abolire l’antico sistema della vota- zione per ordine, che assicura automaticamente la maggioranza alla nobiltà e al clero, e introdurre il principio del voto individuale. A so- stegno delle rivendicazioni del terzo stato interviene un’intensa cam- pagna propagandistica (con la diffusione di centinaia di opuscoli), che riscuote i consensi di alcuni membri della nobiltà e del clero, come La Fayette, Mirabeau e l’abate Sieyes, ma ciò che il terzo stato riesce a ottenere in quella circostanza è soltanto una più consistente rappre- sentatività nell’assemblea. 5 maggio 1789, gli Stati generali si riuniscono a Versailles.

5 La Rivoluzione francese
1. Le cause della Rivoluzione Negli Stati generali i rappresentanti del terzo stato, superiori per numero, rivendicarono il diritto di votare per persona anziché per ordine, sistema che li poneva sempre in minoranza rispetto a clero e nobiltà. Di fronte al rifiuto del re, il terzo stato si riunì separatamente e giurò di non sciogliersi sino a che non fosse stata votata una nuova costituzione. Il 9 luglio 1789 i rappresentanti del terzo stato proclamarono l’Assemblea nazionale costituente. Il giuramento dei rappresentanti dell’Assemblea nazionale.

6 La Rivoluzione francese
Parigi 14 luglio 1789 Assalto alla Bastiglia Insurrezioni nelle città francesi Rivolte contadine Rivoluzione francese Lo scontento popolare esplose il 14 luglio 1789 quando il popolo di Parigi assaltò il carcere della Bastiglia, simbolo dell’assolutismo monarchico. Iniziava così la Rivoluzione francese. Nei giorni successivi scoppiarono insurrezioni nelle altre città francesi e divampò una violenta rivolta contadina.

7 L’inizio della rivoluzione
La Rivoluzione francese L’inizio della rivoluzione La Presa della Bastiglia: a Parigi si era diffusa la notizia che il re stesse raccogliendo l’esercito intorno a Versailles per sciogliere con la forza l’Assemblea Costituente. 14 luglio 1789 La “grande paura”: nelle campagne i contadini insorsero assalendo i castelli e bruciando i registri in cui erano trascritti i diritti signorili durò pochi giorni e fu limitata alle regioni centrali della Francia oltre alla borghesia e al popolo cittadini, anche le masse di contadini entrarono nella Rivoluzione. La Guardia Nazionale: fu organizzato un gruppo di volontari guidati da La Fayette, per difendere le conquiste rivoluzionarie. L’Assemblea Nazionale Costituente votò la fine di tutti i privilegi: abolizione delle corvée e delle decime. 4 agosto 1789

8 4 agosto 1789: l’Assemblea nazionale abolisce i privilegi feudali.
La Rivoluzione francese 2. La Rivoluzione 4 agosto 1789: l’Assemblea nazionale abolisce i privilegi feudali. 26 agosto 1789: l’Assemblea approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che afferma l’uguaglianza giuridica dei cittadini. La nuova costituzione trasforma la Francia in una monarchia costituzionale, che si rifà in parte alla monarchia inglese, in parte alla repubblica americana. Viene decisa la divisione dei poteri.

9 Libertà, uguaglianza e fraternità
La Rivoluzione francese Libertà, uguaglianza e fraternità L’Assemblea Nazionale Costituente approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino 26 agosto1789 Diritto a manifestare il proprio pensiero, libertà di organizzarsi politicamente e libertà economica. Abolizione delle distinzioni basate sulla nascita. Affermazione della sovranità popolare. Costretto dalla protesta della folla, Luigi XVI è costretto a firmare il documento.

10 Un nuovo modo di concepire la società
La Rivoluzione francese Un nuovo modo di concepire la società La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ruppe con una tradizione in cui il diritto era inteso come privilegio e divenne il punto di riferimento nei secoli successivi per tutti coloro che si impegnarono nella lotta per la libertà. Art. 1 Gli uomini nascono e rimangono tutti uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune. Art. 2 Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo. Questi sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione. Art. 3 Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa. Art. 4 La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimenti di questi stessi diritti. Questi limiti sono determinati dalla Legge. […]

11 La prima Costituzione Giugno 1791 Settembre 1791
La Rivoluzione francese La prima Costituzione Giugno 1791 Il tentativo di fuga del re e della sua famiglia viene scoperto: fermati a Varennes, vengono riportati a Parigi. Settembre 1791 L’Assemblea Nazionale Costituente approva la prima Costituzione, trasformando la Francia in una monarchia costituzionale: potere esecutivo al re, che deve agire in nome dello Stato applicando le leggi potere legislativo a un’assemblea eletta a suffragio censitario potere giudiziario ai dei giudici, anch’essi con carica elettiva. Nel contempo viene riformata l’organizzazione del clero: abolizione di tutti gli ordini religiosi privi di un’utilità sociale clero sottoposto allo Stato e non più al Papa, con l’obbligo di giurare fedeltà alla Costituzione.

12 3. Dalla monarchia alla repubblica
La Rivoluzione francese 3. Dalla monarchia alla repubblica L’entrata in guerra della Francia contro le monarchie europee, gli insuccessi militari, la crescente impopolarità del re e la crisi economica portarono, nel settembre 1792, all’abbattimento della monarchia e alla instaurazione della repubblica. Nel 1793 Luigi XVI, accusato di tradimento, viene giustiziato sulla ghigliottina.

13 1791-1793: tre anni cruciali per la Francia
La Rivoluzione francese 3. Dalla monarchia alla repubblica : tre anni cruciali per la Francia Ottobre 1791, si riunisce l’Assemblea legislativa, ossia il nuovo Parlamento. Al suo interno si formano due gruppi politici: uno di orientamento moderato; l’altro più radicale, dominato dai giacobini. Aprile 1792, di fronte alla minaccia delle monarchie europee, preoccupate che la rivoluzione si diffonda, la Francia attacca l’Austria e la Prussia; ma gli eserciti rivoluzionari subiscono pesanti sconfitte. 20 settembre 1792, i rivoluzionari vincono a Valmy.

14 Il primo Parlamento francese
La Rivoluzione francese Il primo Parlamento francese Approvata la Costituzione, venne sciolta l’Assemblea Nazionale Costituente ed eletta l’Assemblea Legislativa, cioè il Parlamento, composto da: a destra i conservatori, i foglianti, più vicini agli aristocratici e al re al centro i moderati, la palude, che votavano un po’ a favore della destra e un po’ della sinistra a sinistra i progressisti, i giacobini, più sensibili agli interessi del popolo. I Girondini, che rappresentavano la ricca borghesia commerciale, si spostarono verso posizioni più moderate. Nel corso della Rivoluzione i giacobini si divisero. I Montagnardi (da montagna perché andarono a sedersi nei banchi posti in alto), che rappresentavano i più violenti tra i sanculotti, assunsero una posizione più radicale. Ne facevano parte Robespierre, Danton e Marat.

15 I sanculotti La Rivoluzione francese Era il nome usato dagli aristocratici per definire i rivoluzionari perché non indossavano le culottes (pantalone al ginocchio) ma calzoni lunghi. Avevano un abbigliamento semplice, simbolo del principio di uguaglianza tra le persone. Avevano abolito il servile “voi” e tra loro si davano del “tu”. Si trattava per lo più di artigiani, piccoli commercianti, salariati. Erano organizzati nei club e nelle sezioni dei giacobini. Anche le donne parteciparono alla Rivoluzione, con le armi in mano o lavorando in sostituzione degli uomini impegnati nella guerra. Il governo rivoluzionario non riconobbe loro il diritto alla rappresentanza, ma solo parità tra figli maschi e femmine sull’eredità e tra uomo e donna per quanto riguarda il divorzio.

16 La proclamazione della Repubblica
La Rivoluzione francese La proclamazione della Repubblica Nel 1792 iniziò per la Francia rivoluzionaria un lungo periodo di guerre che si sarebbe concluso solo nel 1815. 1792 Fu creata un’alleanza politica e militare tra Prussia, Austria e Regno di Sardegna con l’obiettivo di restituire a Luigi XVI il suo potere assoluto. La reazione della Francia non si fece attendere e accorsero da tutto il Paese per arruolarsi nell’esercito in difesa della Rivoluzione. I Parigini attaccarono il palazzo reale e catturano il re e la sua famiglia, sospettati di collaborare nascostamente con il nemico insieme ai generali dell’esercito. Venne eletta una nuova assemblea legislativa, la Convenzione Nazionale, che come primo atto proclamò la Repubblica (21 settembre 1792). Nel giugno del 1793 la Convenzione approvò una seconda Costituzione, che stabiliva l’elezione dell’Assemblea Legislativa a suffragio universale maschile. La drammaticità del momento non permise mai la sua applicazione.

17 La Francia in guerra contro tutti
La Rivoluzione francese La Francia in guerra contro tutti Sconfitte a Valmy, le potenze europee diedero vita a una nuova alleanza di cui facevano parte Austria, Prussia, Inghilterra, Russia e Spagna. Oltre alle minacce dall’esterno, la Convenzione dovette affrontare all’interno le rivolte controrivoluzionarie nelle campagne guidate da clero e aristocrazia.

18 1791-1793: tre anni cruciali per la Francia
La Rivoluzione francese 3. Dalla monarchia alla repubblica : tre anni cruciali per la Francia Settembre 1792: la Convenzione abolisce la monarchia e proclama la nascita della repubblica, ma le tensioni non si placano. L’ala più radicale, capeggiata dal giacobino Robespierre, condanna a morte il re Luigi XVI, che viene ghigliottinato il 21 gennaio 1793. Per far fronte alla crisi e al pericolo di una disfatta militare viene istituito un Comitato di salute pubblica, un governo dittatoriale guidato da Robespierre. Inizia il periodo del “terrore”.

19 4. Dal “terrore” al Direttorio
La Rivoluzione francese 4. Dal “terrore” al Direttorio I giacobini instaurarono il governo del “terrore”, che impose una sanguinosa dittatura. Superati i momenti più critici, i giacobini persero ogni appoggio e nel 1794 vennero rovesciati. Assunse il potere uno schieramento politico moderato, sostenuto dai ceti borghesi. Nel 1795 fu approvata una nuova Costituzione e il governo fu affidato a un Direttorio composto da cinque membri: il potere era nelle mani della borghesia.

20 Il periodo del Terrore 1793 - 1794
La Rivoluzione francese Il periodo del Terrore Per fronteggiare gli attacchi interni ed esterni, tutti i poteri vennero affidati a un Comitato di Salute Pubblica, in cui primeggiava Robespierre. MISURE INTERNE Dura repressione del dissenso e imposizione di un clima intimidatorio: legge sui sospetti, che permetteva l’arresto di chi era reputato colpevole di attività controrivoluzionaria più di persone, spesso innocenti, furono giustiziate dai tribunali rivoluzionari. Opera di scristianizzazione, che incontrò l’opposizione di una parte della popolazione (rivolta della Vandea): culto della dea Ragione e dell’Essere Supremo introduzione del Calendario rivoluzionario con nuovi nomi ai mesi e abolizione della domenica. MISURE VERSO L’ESTERNO Imposizione della leva di massa. Comando dell’esercito, prima riservato ai nobili, affidato a generali che avevano mostrato valore sul campo. Economia del Paese concentrata nel finanziamento bellico.

21 Il Termidoro 27 luglio 1794 (9 termidoro) 1795
La Rivoluzione francese Il Termidoro Le scelte del Comitato di Salute Pubblica portarono la Francia a una decisiva vittoria (Fleurus, 26 giugno 1794). La Rivoluzione era salva, ma il popolo stanco del “Terrore”. 27 luglio 1794 (9 termidoro) La borghesia moderata guidò la popolazione alla rivolta. Robespierre, accusato di tirannia, fu arrestato e il giorno dopo ghigliottinato. Approvazione della terza Costituzione: un governo, chiamato Direttorio, composto da 5 persone un Parlamento diviso in due camere, eletto a suffragio censitario. 1795 Negli anni del Direttorio, il giovane ufficiale Napoleone Bonaparte iniziò quella folgorante carriera che lo fece diventare imperatore dei Francesi.


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