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STUDIO MONTANELLI1 Il settore del non profit comprende una vasta gamma di attività, svolte solitamente da soggetti collettivi (societari, non societari,

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1 STUDIO MONTANELLI1 Il settore del non profit comprende una vasta gamma di attività, svolte solitamente da soggetti collettivi (societari, non societari, associativi, eccetera), aventi finalità diverse rispetto a quella tipica del mondo dell'impresa) della produzione di profitti. L'espressione non profit deriva dal termine anglosassone "not for profit organization", che indica tutti gli enti che, senza scopo diretto di lucro, svolgono attività tradizionalmente demandate allo stato ENTI NON COMMERCIALI

2 STUDIO MONTANELLI2 ENTI NON COMMERCIALI DEFINIZIONE Il decreto legislativo 4 dicembre 1997 n. 460 (supplemento ordinario n. 1/L alla G.U. 2 gennaio 1998 n. 1), intitolato Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, nella prima delle due sezioni in cui è suddiviso provvede alla modifica di norme tributarie relative agli enti non commerciali, mentre nella seconda sezione introduce la nuova figura di organizzazione non lucrativa di utilità sociale.

3 STUDIO MONTANELLI3 GENERALITA Lart. 73, comma 1, lettera c) del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917, include tra i soggetti passivi gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non abbiano per oggetto esclusivo o principale lesercizio di attività commerciali. ENTI NON COMMERCIALI

4 STUDIO MONTANELLI4 GENERALITA La successiva lettera d) del comma citato estende la soggettività passiva di tributo alle società ed agli «enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica» non residenti nel territorio dello Stato e quindi anche agli enti pubblici e privati che, sebbene non residenti, posseggano tuttavia le stesse caratteristiche sostanziali di quelli nominati alla lettera c). ENTI NON COMMERCIALI

5 STUDIO MONTANELLI5 DEFINIZIONE - TUIR Il comma 2 dellart. 73 del T.u.i.r. dispone, poi, che tra gli enti di cui alla lettera c) si debbano ricomprendere: le persone giuridiche, vale a dire tutti gli enti pubblici e privati, diversi dalle società che possano definirsi persone giuridiche; le associazioni non riconosciute; i consorzi; le altre organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi nei confronti delle quali il presupposto dellimposta si verifichi in modo unitario e autonomo. ENTI NON COMMERCIALI

6 STUDIO MONTANELLI6 DEFINIZIONE - TUIR La configurazione normativa dellente non commerciale si fonda, pertanto, sui seguenti tratti caratteristici e concorrenti: a) lente non deve essere una società (neppure una società semplice ovvero una società consortile ovvero una società cooperativa, anche sociale); b) non deve avere per oggetto esclusivo o principale lesercizio di attività commerciali, per lindividuazione delle quali bisogna rifarsi allart. 55 del T.u.i.r., in quanto, ai sensi del comma 3 di questo, le disposizioni in materia di imposte sui redditi che fanno riferimento a tale nozione si applicano, ove non risulti diversamente, a tutte le attività ivi indicate; c) può essere un ente associativo od istituzionale, pubblico o privato, con o senza personalità giuridica, appartenente a tipi nominati od innominati. ENTI NON COMMERCIALI

7 STUDIO MONTANELLI7 DEFINIZIONE – TUIR Alla definizione dei criteri utili ad individuare quando lesercizio di attività commerciale possa considerarsi oggetto esclusivo o principale dellente è dedicato il comma 4 dellart. 73 del T.u.i.r., riformulato dallart. 1 del D.lgs. n. 460/1997. Esso stabilisce che l'oggetto esclusivo o principale dell'ente è determinato in base alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata, provvedendo poi a chiarire che per oggetto principale deve intendersi lattività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dallatto costitutivo o dallo statuto. ENTI NON COMMERCIALI

8 STUDIO MONTANELLI8 Con il comma 5 dellart. 73 del T.u.i.r., aggiunto dallart. 1 del D.Lgs. n. 460/1997 è stato affermato in maniera più precisa il principio (già contenuto nella parte finale del previgente comma 4 del medesimo art. 73) che attribuisce rilevanza allattività effettivamente esercitata solo in mancanza dellatto costitutivo o dello statuto nelle predette forme. ENTI NON COMMERCIALI

9 STUDIO MONTANELLI9 Il legislatore indica quindi un criterio principale formale di qualificazione dellente, che si giustifica per le difficoltà applicative create da quello di effettività, data lincertezza e la variabilità degli elementi suscettibili di essere presi in considerazione. ENTI NON COMMERCIALI

10 STUDIO MONTANELLI10 Il criterio sussidiario sostanziale (ancorato allattività effettivamente esercitata) si potrà dunque impiegare solo quando latto costitutivo o lo statuto non siano redatti nelle forme richieste o, verosimilmente, quando non indichino loggetto (o non offrano comunque elementi sufficienti per una precisa determinazione) o questultimo sia stato successivamente modificato con un atto privo dei requisiti formali. ENTI NON COMMERCIALI

11 STUDIO MONTANELLI11 Il fatto che il comma citato colleghi inequivocabilmente la qualificazione dellente in via prioritaria alle risultanze dellatto costitutivo o delle statuto, purché sussistano i prescritti requisiti di forma, non significa però che allAmministrazione finanziaria sia precluso di verificare se l'attività esercitata dallorganizzazione sia in contrasto con tali risultanze, giacché altrimenti sarebbero legittimati abusi e create ingiustificate disparità di trattamento. ENTI NON COMMERCIALI

12 STUDIO MONTANELLI12 È necessario a questo punto richiamare lart. 6 del D.Lgs. n. 460/1997, il quale introduce nel T.u.i.r. (e, per effetto del comma 2, anche nel sistema dellI.V.A.) una norma assolutamente innovativa, individuata con lart. 149, che concerne la «perdita della qualifica di ente non commerciale». ENTI NON COMMERCIALI

13 STUDIO MONTANELLI13 Tale norma riguarda i rapporti dellente con lAmministrazione finanziaria e sembra destinata ad operare essenzialmente in sede di accertamento da parte di questultima (sebbene la relazione illustrativa affermi in maniera apodittica che il comma 1 del citato art. 6 «enuclea unipotesi di presunzione legale di perdita della qualifica di ente non commerciale»). È comunque opportuno rilevare che la formulazione della norma stessa origina talune perplessità. ENTI NON COMMERCIALI

14 STUDIO MONTANELLI14 Il comma 1, infatti, dispone, con finalità sicuramente antielusive, che «indipendentemente dalle previsioni statutarie», lente perde la qualifica di ente non commerciale per effetto dellesercizio prevalente dellattività commerciale per un intero periodo dimposta, e sembra così porsi in evidente contrasto con quanto stabilito dal precedente comma 5 dellart. 73 del T.u.i.r., laddove viene ribadita la prevalenza del criterio formale rispetto a quello sostanziale. ENTI NON COMMERCIALI

15 STUDIO MONTANELLI15 In aggiunta, nulla viene chiarito in ordine alla circostanza se trattasi di un mutamento di qualifica definitivo o limitatamente allesercizio oggetto di contestazione e tale situazione risulta ulteriormente complicata dal collegamento con il successivo comma 3. ENTI NON COMMERCIALI

16 STUDIO MONTANELLI16 In questultimo, infatti, viene stabilito il dies cui riferirsi per stabilire quando opera il mutamento di qualifica e la norma sul punto provvede genericamente a disporre che tale situazione si verifichi nel momento in cui «vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni», senza per nulla chiarire cosa debba intendersi per queste ultime. Viene al contrario precisato che il venir meno della qualifica comporta lobbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dellente nellinventario di cui allart. 15 del D.p.r. n. 600/1973, da effettuare, in analogia a quanto stabilito dallart. 65, comma 3-bis del T.u.i.r., con i criteri di cui al d.p.r. n. 689/1974 e nel termine di sessanta giorni «dallinizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica». ENTI NON COMMERCIALI

17 STUDIO MONTANELLI17 Va ancora osservato che il comma 4 del nuovo art. 149 stabilisce che le disposizioni sulla perdita del requisito di non commercialità non si applicano: - agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civilistici - ed alle associazioni sportive dilettantistiche Desta invece perplessità la relazione illustrativa laddove si legge «discorso analogo vale per le associazioni politiche, sindacali e di categoria ove sia accertata, in assenza di riconoscimento della personalità giuridica, la corrispondenza dellattività effettivamente esercitata a quella statutaria», posto che alcun riferimento in tal senso si rinviene nel disposto normativo. ENTI NON COMMERCIALI

18 STUDIO MONTANELLI18 Tipologie di attività Attività istituzionali Attività commerciali Attività decommercializzate Attività connesse

19 STUDIO MONTANELLI19 Tipologie di attività Attività istituzionali: Per attività istituzionale si intende in via generale quella resa in conformità e per il conseguimento delle finalità sociali e prevista dallo statuto e dallatto costitutivo.

20 STUDIO MONTANELLI20 Tipologie di attività Attività commerciali: sempre soggette ad obblighi contabili; da contabilizzare separatamente dalle attività istituzionali.

21 STUDIO MONTANELLI21 Tipologie di attività Attività decommercializzate Attività che, pur presentando i requisiti per essere considerate commerciali, sono considerate non commerciali per espressa previsione legislativa.

22 STUDIO MONTANELLI22 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. TUIR Attività decommercializzata Attività commerciale Ente non commerciale generico Art. 143, comma 1, secondo periodo..non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizio diverse da quelle indicate nellart c.c. Rese in conformità alle finalità istituzionali Rese senza specifica organizzazione Eventualmente verso pagamento di corrispettivi non superiori ai costi di diretta imputazione Prestazioni di servizio prive di tali requisiti e cessioni di beni

23 STUDIO MONTANELLI23 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. TUIR Attività decommercializzata Attività commerciale Ente non commerciale generico Art. 143 comma 3 Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli ENC di cui alla lett.c) co.1 art. 73: a) I fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; b) I contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui allart. 8, co.7 DL n. 502 […]di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi.

24 STUDIO MONTANELLI24 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. TUIR Attività decommercializzata Attività commerciale Ente di tipo associativoArt. 148, commi 1 Non è considerata commerciale lattività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo. Ente di tipo associativoArt. 148, commi 2 Si considerano tuttavia effettuate nellesercizio di attività commerciali (salvo disposto co.1 art. 143) le cessioni di beni e prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamenti di corrispettivi specifici o di contributi o quote supplementari in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali hanno diritto. (concorrono come redditi dimpresa o redditi diversi a secondo che le operazioni abbiano carattere di abitualità od occasionalità)

25 STUDIO MONTANELLI25 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. Attività decommercializzata Attività commerciale Associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona Art. 148, comma 3 A condizione che lo statuto sia stato adeguato Attività svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali, anche verso pagamento di corrispettivi specifici, verso iscritti, associati o altre associazioni collegate o loro associati Cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati Cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita Somministrazione di pasti Erogazione di acqua, gas, elettricità e vapore Prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito, di servizi portuali ed aeroportuali Prestazioni effettuate nellesercizio delle attività di: 1. gestione spacci aziendali e mense 2. Organizzazione di viaggi e soggiorni turistici 3. Gestione di fiere ed esposizioni 4. Pubblicità commerciale 5. Telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari

26 STUDIO MONTANELLI26 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. Attività decommercializzataAttività commerciale Associazioni di promozione sociale comprese nellart. 3, comma 6, lett. e), della legge 28/1991 (mense aziendali e spacci annessi ai circoli cooperativi e degli enti a carattere nazionale) riconosciute dal Ministero dellinterno Art. 148, comma 5 Attività di somministrazione di alimenti e bevande effettuate presso le sedi istituzionali da bar e simili Organizzazione di viaggi e soggiorni turistici strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, rese nei confronti di iscritti, associati o altre associazioni collegate o loro associati, anche se effettuate verso corrispettivi specifici, e a condizione che lo statuto sia adeguato

27 STUDIO MONTANELLI27 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. Attività decommercializzata Attività commerciale Associazioni politiche, sindacali e di categoria, e associazioni riconosciute dalle confessioni religiose qualificate Art. 148, comma 6 Attività di organizzazione di viaggi e soggiorni turistici strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, rese nei confronti di iscritti, associati o altre associazioni collegate o loro associati, anche se effettuate verso corrispettivi specifici, e a condizione che lo statuto sia adeguato

28 STUDIO MONTANELLI28 Tipologie di attività Tipo di EnteRifer. Norm. Attività decommercializzata Attività commerciale Associazioni sindacali e di categoria Art. 148, comma 7 Cessioni di pubblicazioni riguardanti i contratti collettivi di lavoro, anche se cedute prevalentemente a non associati Assistenza prestata prevalentemente agli iscritti in materia di contratti e di legislazione sul lavoro purché i corrispettivi specifici no eccedano i costi di diretta imputazione e a condizione che lo statuto sia adeguato

29 STUDIO MONTANELLI29 Tipologie di attività Attività connesse attività diverse da quella principale senza le quali potrebbe risultare difficile il raggiungimento dello scopo istituzionale

30 STUDIO MONTANELLI30 Tipologie di attività Art. 150 del TUIR - ONLUS comma 1 per le ONLUS, ad eccezione delle soc. coop., non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale. comma 2 I proventi derivanti dallesercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

31 STUDIO MONTANELLI31 Tipologie di attività Raccolta pubblica di fondi Lart. 2 del D.Lgs. n. 460/1997, integrando larticolo 143 del Tuir, ha disposto per gli enti di cui alla lettera c) del primo comma dellarticolo 73 del Tuir, la non imponibilità ai fini delle imposte sui redditi, lesclusione dal campo di applicazione dellIva e lesenzione da ogni altro tributo, sia erariale che locale, >.

32 STUDIO MONTANELLI32 Tipologie di attività Condizioni: 1. Deve trattarsi di iniziative occasionali 2. I beni ceduti per la raccolta di fondi devono essere di modico valore 3. Deve avvenire in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione

33 STUDIO MONTANELLI33 Tipologie di attività Si ricorda che larticolo 8 della legge 11 agosto 1991, n. 266 (legge quadro sul volontariato), esclude ogni rilevanza ai fini delle imposte dirette alle attività commerciali e produttive marginali poste in essere dalle organizzazioni di volontariato e che il decreto del 25 maggio 1995 del Ministero delle Finanze, nel precisare la natura delle suddette > ha ricompreso in tali fattispecie le >

34 STUDIO MONTANELLI34 Tipologie di attività I benefici di tale disposizione interessano quindi in particolar modo tutte quelle raccolte pubbliche di fondi caratterizzate da una concomitante controprestazione, ancorché di modico valore o solamente simbolica, da parte dellente beneficiario. Queste forme di raccolta fondi, infatti, risultavano nellambito della previgente disciplina rilevanti ai fini fiscali in quanto la controprestazione, generata tra donante e beneficiario, costituiva presupposto idoneo per attrarre i contributi erogati nellambito del reddito dimpresa (anche se il carattere occasionale di molte iniziative faceva sì che le stesse fossero in ogni caso escluse dal campo di applicazione Iva).

35 STUDIO MONTANELLI35 Tipologie di attività Tali agevolazioni potrebbero comportare linserimento nel mercato di soggetti fiscalmente avvantaggiati; per evitare che tale situazione possa produrre effetti distorsivi delle concorrenza (soprattutto a danno delle piccole imprese commerciali), il legislatore ha espressamente subordinato lapplicazione dei benefici fiscali sopra richiamati alla sussistenza delle seguenti condizioni:

36 STUDIO MONTANELLI36 Tipologie di attività 1. Oggetto della controprestazione: > Dal tenore letterale della norma risultano limitate al > solamente le offerte di beni e non anche le prestazioni di servizi. Tale discriminazione non trova tuttavia alcuna giustificazione se non nella oggettiva difficoltà che si avrebbe nel quantizzare il valore economico dei servizi offerti in tali occasioni.

37 STUDIO MONTANELLI37 Tipologie di attività 2. Le iniziative: carattere occasionale Il requisito delloccasionalità deve essere correlato sia alla frequenza (abitualità) che allarco di temporale coperto dalliniziativa (continuità).

38 STUDIO MONTANELLI38 Tipologie di attività Tutela Si deve sottolineare che le raccolte pubbliche di fondi mediante sottoscrizioni pubbliche coinvolgono anche delicate problematiche connesse alla tutela della fede pubblica, sollecitata ormai da una rete di comunicazione sempre più efficace.

39 STUDIO MONTANELLI39 Tipologie di attività Al fine di tutelare i cittadini da comportamenti abusivi e permettere a tutti gli ENP di operare a condizioni di pari opportunità nellaccesso a queste fonti di finanziamento, il legislatore: 1. ha sottoposto tali attività alla vigilanza dellorgano di controllo previsto dallarticolo 3, comma 190 della legge delega n. 662 del 1996 (Authority >); 2. Ha introdotto lobbligo di redigere, per ciascuna iniziativa, indipendentemente dalla redazione del rendiconto, anche a mezzo di relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente le entrate e le spese relative.

40 STUDIO MONTANELLI40 Tipologie di attività Lart. 8, co. 1. D.Lgs. 460/97, recita infatti: < (ora art. 143, co. 3, lett. a)

41 STUDIO MONTANELLI41 Tipologie di attività La norma lascia ampio spazio di libertà in merito alla redazione del rendiconto ed, in particolare, alla forma; richiede tuttavia il rispetto dei principi contabili della: - chiarezza e della - trasparenza

42 STUDIO MONTANELLI42 Tipologie di attività La stesura di una relazione illustrativa diviene, invece, indispensabile al fine di permettere una corretta e precisa informazione (ai soci, ai terzi, allamministrazione finanziaria) sugli aspetti morali della raccolta; ad esempio per meglio illustrare: - Gli scopi della raccolta - I soggetti coinvolti (volontari, soci, etc,) - Gli impieghi e le risorse utilizzate

43 STUDIO MONTANELLI43 Tipologie di attività Riassumendo le caratteristiche della rendicontazione relativa alle raccolte pubbliche di fondi si possono sintetizzare di seguito: - Ambito soggettivo: tutti gli ENP che effettuano raccolte pubbliche di fondi; - Ambito oggettivo: celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione di cui allart. 143, co. 3, lett. a) del Tuir; - Termine: entro quattro mesi dalla chiusura dellesercizio; - Contenuto: entrate accertate e spese sostenute relative a ciascuna iniziativa riportate in modo chiaro e trasparente; - Modalità di redazione: secondo i criteri previsti per la tenuta della contabilità; - Obbligo di conservazione: per un periodo pari a dieci anni e comunque sino alla definizione degli accertamenti relativi al periodo dimposta.

44 STUDIO MONTANELLI44 Regimi Contabili

45 STUDIO MONTANELLI45 I regimi contabili I principali regimi contabili previsti per gli enti non commerciali ai fini delle imposte dirette sono: a. il regime forfettario ex legge. 398/1991 b. il regime forfettario degli enti non commerciali di cui allart. 145 del D.P.R. n. 917/1986 c. il regime di contabilità semplificata di cui allart. 18 del D.P.R. n. 600/1973 d. il regime della contabilità ordinaria (artt. 14, 15, 16, 20 del D.P.R. n. 600/1973)

46 STUDIO MONTANELLI46 Contabilità ordinaria Soggetti Interessati Enti non commerciali con ricavi dellattività commerciale su base annua superiore ad euro ,14 (prestazione di servizi ) od euro ,90 (altre attività); Enti non commerciali che hanno optato per la contabilità ordinaria (opzione nella dichiarazione Iva relativa allo stesso anno in cui si attua il comportamento concludente)

47 STUDIO MONTANELLI47 Contabilità semplificata Soggetti interessati Enti non commerciali che nellanno precedente hanno realizzato ricavi commerciali non superiori ad euro ,14 prestazione di servizi ) od euro ,90 (altre attività); Nel caso in cui vi sia contemporaneo svolgimento di attività di servizi e di altre attività per determinare il regime contabile applicabile si devono seguire i seguenti criteri: Annotazione indistinta delle diverse attività. Opera sempre il limite di euro ,90; Distinta di annotazione. Se le attività hanno ricavi distintamente annotabili si fa riferimento alle attività con maggiore ammontare di ricavi; Contabilità separata. Si verificano i singoli e specifici limiti in modo autonomo per ogni tipo di attività.

48 STUDIO MONTANELLI48 Contabilità forfettaria (art. 145 Tuir) Soggetti interessati Gli stessi della contabilità semplificata Non sono ammesse le associazioni che optano per la L. 398/1991

49 STUDIO MONTANELLI49 Contabilità forfettaria (art. 145 Tuir) Scritture contabili e modalità di tenuta dei registri Uguali a quelli della contabilità semplificata Inoltre: - Il regime forfettario si estende di anno in anno qualora i limiti non vengano superati - Lopzione è esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dallinizio del periodo di imposta nel corso del quale è esercitata fino a quando è revocata e comunque per un triennio

50 STUDIO MONTANELLI50 Contabilità forfettaria (art. 145 Tuir) Reddito imponibil e ai fini fiscali Determinato in base a coefficienti di redditività: a. Attività di prestazioni di servizi: 1. fino ad euro ,71, coeff. 15% 2. da euro ,71 ad euro ,14 coeff. 25% b. Altre attività: 1. fino ad euro ,85, coeff. 10% 2. da euro ,85 ad euro ,90 coeff.15%

51 STUDIO MONTANELLI51 Contabilità forfettaria (legge 398/1991) Soggetti interessati Le associazioni sportive dilettantistiche, associazioni senza fini di lucro, associazioni pro-loco Non è applicabile alle FONDAZIONI

52 STUDIO MONTANELLI52 Contabilità forfettaria (legge 398/1991) Adempimenti contabili Esonero dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili previste dal D.P.R. 600/1973 Esonero dagli obblighi stabiliti nel titolo II del D.P.R. 633/1972 (registrazione, liquidazione, dichiarazione) Numerazione e conservazione delle fatture dacquisto Annotazione corrispettivi entro il 15 del mese successivo nel registro ex DM 11/02/1997 (Registro Iva - Minori) Versamento trimestrale dellIva entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre Non applicazione degli interessi per versamento trimestrale delliva Limite di fatturato: euro ,00 annuo Opzione presso la SIAE (e presentazione periodica documenti..)

53 STUDIO MONTANELLI53 Contabilità forfettaria (legge 398/1991) IRES La base imponibile è pari al 3% del fatturato Si applica pertanto una forfetizzazione dei costi commerciali pari al 97% Si considerano solo le entrate derivanti da attività commerciale ….in conclusione….. si applica laliquota del 27,5% sulla base imponibile del 3% del fatturato

54 STUDIO MONTANELLI54 Contabilità forfettaria (legge 398/1991) IRAP La normativa Irap prevede metodologie di determinazione della base imponibile diversificate a seconda dei soggetti passivi, dellattività esercitata e dei relativi regimi contabili In presenza di attività commerciali,con determinazione forfetaria del reddito, ai sensi dellart. 17, comma 2 la base imponibile si determina con la somma tra: a. La base imponibile calcolata secondo il metodo retributivo previsto per lattività istituzionale… b. la base imponibile calcolata con le stesse regole per le società commerciali per lattività commerciali (determinata secondo le regole previste per i contribuenti minimi, associazioni sportive dilettantistiche e associazioni senza scopo di lucro, pro-loco, enti non commerciali forfettari) – calcolato con il regime forfettario L. 398/1991

55 STUDIO MONTANELLI55 Contabilità forfettaria (legge 398/1991) IVA Liva da versare è calcolata con metodo forfettario; non si applica la detrazione iva sugli acquisti; la detrazione è forfetaria sul totale delliva da versare: 50 % sulle operazioni imponibili 10% sulle sponsorizzazioni (verso il 90%) 50% sulle pubblicità 1/3 sulle cessioni di diritti

56 STUDIO MONTANELLI56 CONTROLLI SUGLI ENC IL MODELLO EAS

57 STUDIO MONTANELLI57 CONTROLLI SUGLI ENC Termine di presentazione Per enti già costituiti al il termine è il Per enti costituiti dal : Entro 60 giorni Entro il se i 60 giorni dalla costituzione scadono prima del

58 STUDIO MONTANELLI58 CONTROLLI SUGLI ENC Lart. 30, DL n. 185/2008 subordina lapplicazione, da parte degli enti non commerciali, delle agevolazioni fiscali previste dagli artt. 148, TUIR e 4, DPR n. 633/72 (non imponibilità ai fini delle imposte sui redditi ed ai fini IVA di corrispettivi, quote e contributi), oltre al possesso dei requisiti richiesti dalla normativa tributaria, anche alla presentazione del modello EAS, approvato dallAgenzia delle Entrate con il Provvedimento

59 STUDIO MONTANELLI59 CONTROLLI SUGLI ENC Nellambito della Circolare n. 45/E, viene ribadito che lobbligo di presentazione del modello EAS interessa tutti gli enti privati non commerciali associativi (con o senza personalità giuridica) che si avvalgono delle disposizioni in materia di decommercializzazione dei proventi di cui ai citati artt. 148, TUIR e 4, DPR n. 633/72,compresi quelli che si limitano a riscuotere quote associative o contributi….

60 STUDIO MONTANELLI60 CONTROLLI SUGLI ENC Soggetti Esclusi per espressa previsione del citato art. 30, ossia: associazioni pro-loco che hanno optato per il regime forfetario ex Legge n. 398/91; associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte nel Registro del CONI che non svolgono attività commerciali.

61 STUDIO MONTANELLI61 CONTROLLI SUGLI ENC Soggetti Esclusi I soggetti in esame (assoc/soc. sportive), qualora svolgano attività strutturalmente commerciali, sono tenuti alla presentazione del modello ancorché, a fronte di tali attività, percepiscano corrispettivi specifici, anche se qualificati come contributi o quote associative, decommercializzati ai fini fiscali ai sensi dei citati artt. 148, TUIR e 4, DPR n. 633/72. Per tali soggetti la compilazione del modello va comunque effettuata in maniera semplificata.

62 STUDIO MONTANELLI62 CONTROLLI SUGLI ENC Soggetti Esclusi associazioni e organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui allart. 6,Legge n. 266/91, che svolgono attività commerciali rientranti in quelle marginali ex DM e che pertanto assumono la qualifica di ONLUS di diritto. Gli enti in esame, qualora svolgano attività commerciali al di fuori di quelle marginali, sono tenuti alla presentazione del modello che va comunque compilato ;

63 STUDIO MONTANELLI63 CONTROLLI SUGLI ENC ATTIVITA COMMERCIALI MARGINALI attività di vendita occasionali e iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dellorganizzazione di volontariato; attività di vendita di prodotti acquisiti presso terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione o cessione di beni prodotti dagli assistiti o dai volontari, a condizione che la vendita sia curata direttamente dallorganizzazione senza alcun intermediario; attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale; attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nellambito applicativo dellart. 148, comma 3, TUIR verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedono del 50% i costi di diretta imputazione.

64 STUDIO MONTANELLI64 CONTROLLI SUGLI ENC Per mancanza dei presupposti. In particolare, sono esclusi dallobbligo: gli enti che non hanno natura associativa e che pertanto non usufruiscono delle disposizioni agevolative ex artt. 148, TUIR e 4, DPR n. 633/72 (ad esempio, le fondazioni); gli enti di diritto pubblico; gli enti che applicano una disciplina fiscale specifica e che pertanto non si avvalgono delle disposizioni agevolative ex artt. 148, TUIR e 4, DPR n. 633/72 (ad esempio, i fondi pensione); gli enti associativi commerciali. Tali soggetti, non assumendo la qualifica di enti non commerciali, non sono mai destinatari delle citate disposizioni agevolative.

65 STUDIO MONTANELLI65 CONTROLLI SUGLI ENC ONLUS Con riguardo alle ONLUS, lAgenzia delle Entrate precisa che tali soggetti non sono tenuti alla presentazione del modello EAS in quanto gli stessi: sono destinatari di una specifica disciplina che individua i requisiti richiesti per lassunzione di tale qualifica nonché lapplicazione delle agevolazioni fiscali previste; sono iscritti nellapposita anagrafe delle ONLUS.

66 STUDIO MONTANELLI66 CONTROLLI SUGLI ENC Lesclusione dallobbligo del modello EAS riguarda anche: - le c.d. ONLUS di diritto ex art. 10, comma 8, D.Lgs. n. 460/97, quali, ad esempio, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della Legge n. 49/87 e, come accennato, le organizzazioni di volontariato che non svolgono attività commerciali al di fuori di quelle marginali; - le cooperative sociali di cui alla Legge n. 381/91, ossia le cooperative che hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi o lo svolgimento di attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

67 STUDIO MONTANELLI67 CONTROLLI SUGLI ENC Sono invece tenute alla presentazione del modello EAS le c.d. ONLUS parziali di cui allart. 10, comma 9, D.Lgs. n. 460/97, ossia gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'art. 3, comma 6, lett. e), Legge n. 287/91, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'Interno, tali enti sono considerati ONLUS limitatamente all'esercizio delle attività elencate alla lett. a), comma 1 dellart. 10 del citato Decreto. La presentazione del modello è comunque richiesta soltanto se tali soggetti hanno la natura di enti associativi e usufruiscono, per le attività diverse da quelle di cui alla citata lett. a), delle agevolazioni ex artt. 148, TUIR e 4, DPR n. 633/72. Anche per tali soggetti la compilazione del modello può essere effettuata con modalità semplificate.

68 STUDIO MONTANELLI68 CONTROLLI SUGLI ENC Sono previste modalità semplificate di compilazione del modello per alcune tipologie di enti, ossia relativamente a: Associazioni / società sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ex art. 7, DL n. 136/2004, se tenute alla presentazione del modello in quanto svolgono attività commerciale Associazioni di promozione sociale iscritte nei registri ex Legge n. 383/2000 Organizzazioni di volontariato iscritte nei registri ex Legge n. 266/91, se tenute alla presentazione del modello in quanto svolgono attività commerciali al di fuori di quelle marginali ex DM Associazioni che hanno ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica e pertanto iscritte nel registro tenuto dalla Prefettura / Regione / Provincia autonoma ex DPR n. 361/2000

69 STUDIO MONTANELLI69 CONTROLLI SUGLI ENC Associazioni religiose riconosciute dal Ministero dellInterno come enti che svolgono preminente attività di religione e di culto, nonché le associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese Movimenti e partiti politici tenuti alla presentazione del rendiconto di esercizio per la partecipazione al piano di riparto dei rimborsi per le spese elettorali ai sensi della Legge n. 2/97 o che hanno comunque presentato proprie liste nelle elezioni del Parlamento nazionale o europeo Associazioni sindacali e di categoria rappresentate nel CNEL nonché associazioni per le quali la funzione di tutela e rappresentanza degli interessi della categoria risulti da disposizioni normative o dalla partecipazione presso amministrazioni e organismi pubblici di livello nazionale o regionale, loro articolazioni territoriali e/o funzionali, enti bilaterali costituiti dalle citate associazioni ed istituti di patronato che svolgono in luogo delle associazioni sindacali promotrici, le attività istituzionali proprie di queste ultime, ai sensi dellart. 18, comma 2, Legge n. 152/2001 Associazioni riconosciute aventi quale scopo statutario lo svolgimento o la promozione della ricerca scientifica individuate con DPCM, destinatarie delle disposizioni di cui allart. 14, DL n. 35/2005 (ad esempio, AIRC)


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