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1 Rifiuti -storia di un'emergenza -analisi della produzione e dello smaltimento -il caso Sicilia.

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Presentazione sul tema: "1 Rifiuti -storia di un'emergenza -analisi della produzione e dello smaltimento -il caso Sicilia."— Transcript della presentazione:

1 1 Rifiuti -storia di un'emergenza -analisi della produzione e dello smaltimento -il caso Sicilia

2 2 la nozione di rifiuto in senso strettamente ecologico, LA NATURA NON PRODUCE RIFIUTI o meglio, in un ciclo ecologico non si possono accumulare rifiuti poiché nulla è rifiutato. Tutti i processi che si possono osservare in natura hanno compiuto un cammino evolutivo che ha condotto ad una concatenazione tra fenomeni diversi. Queste correlazioni complesse tra i processi naturali sono indicati generalmente con il nome di CICLO NATURALE

3 3 nel ciclo naturale non esiste il concetto di scoria o rifiuto, esso viene introdotto in rappresentazione parziale di singoli segmenti del ciclo, che verranno dalla stessa natura riciclati e smaltiti. Ma negli ultimi decenni è accaduto che luomo è intervenuto sulle dinamiche ambientali, producendo accelerazioni in punti circoscritti dei cicli naturali. Per quanto detto, può definirsi più esattamente rifiuto tutto ciò che per motivi di tempo, di quantità e qualità non può essere immediatamente riutilizzato nei cicli naturali o nelle attività umane. Infatti, è rifiuto tutto ciò la cui velocità di produzione è superiore a quella di riutilizzo nellambiente e nei processi produttivi.

4 4 la nozione autentica di rifiuto, introdotta dalla legge n. 178/2002 distingue due ipotesi: la prima è quella dellutilizzo del bene nel ciclo produttivo nelloriginaria composizione e consistenza; la seconda è quella in cui il bene è oggetto di un trattamento preventivo mirato alla successiva commercializzazione o riutilizzo. Nella prima ipotesi non si è in presenza di un rifiuto solo nei casi in cui la destinazione alla riutilizzazione della sostanza non arrechi alcun pregiudizio allambiente in senso lato del termine (es. paesaggio, aria, acqua, suolo ecc.), mentre nella seconda ipotesi si ha un non-rifiuto solo nei casi in cui le operazioni di trattamento dirette al riutilizzo della sostanza non rientrano tra quelle considerate come attività di recupero (D.M. 5 febbraio 1998).

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6 6 per uninterpretazione normativa del concetto di rifiuto soccorre lart. 14 del D. L. n. 138/02 convertito in legge n. 178/02, secondo cui lintenzione o l'obbligo di disfarsi della res non ricorrono quando le sostanze in oggetto siano effettivamente riutilizzate, nel medesimo o in altro processo produttivo, senza subire trattamenti e senza pregiudizio per lambiente,

7 7 i contenuti del Decreto Ronchi individua quattro ordini di priorità: intervenire nel processo produttivo per ridurre a monte la quantità di merci (ad esempio gli imballaggi), destinate a divenire sempre più rapidamente ed abbondantemente dei rifiuti; favorire quanto più possibile il riuso ed il riciclaggio delle merci/materie prime con il processo di differenziazione dei rifiuti; termovalorizzare (incenerimento con produzione di energia) la frazione di rifiuti che non può essere riciclata; porre a dimora in discariche controllate la frazione che a sua volta non può essere termovalorizzata e/o i residui di quel processo di trattamento.

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9 9 In Italia si producono oltre 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (RU) ogni anno, cioè circa 539 Kg per abitante. Il dato è annualmente in crescita di oltre due punti percentuale e ci allontana ulteriormente dall'obiettivo che si era posto l'Unione Europea, ovvero ridurre a 300 chili pro capite/anno la produzione urbana di rifiuti. Con una magra consolazione: in Europa occidentale la situazione non è molto diversa e la media di rifiuti prodotta è di 577 Kg. Migliori le performances per le politiche di riciclaggio che hanno registrato un incremento generalizzato, con picchi del 60% dei rifiuti urbani riciclati come accade in Austria a Paesi Bassi.

10 10 Raccolta di rifiuti urbani per alcuni comuni capoluogo di provincia – Anni (kg per abitante) (Fonte: ISTAT)

11 11 Lorientamento politico generale (Protocollo di Kyoto) indica nella riduzione dei gas serra e genericamente di tutti gli inquinanti la soluzione al problema dei cambiamenti climatici, lasciando su un piano distinto la questione della gestione dei rifiuti, che pure è intimamente connessa alla pressione ambientale umana vista nel suo complesso. La politica delle 4R (RIDUCI-RIPARA-RIUSA- RICICLA) viene ignorata, preferendo a questo processo la costruzione di termodistruttori, termovalorizzatori, centrali termoelettriche (a rifiuti) e torce al plasma; cioè lasciando inalterata la questione della riprogrammazione, del cambiamento dello stile di vita attraverso il risparmio/efficienza energetica, il riuso delle materie prime e quindi, alla chiusura del ciclo, la riduzione dellutilizzo dei gas serra. la raccolta differenziata

12 12 Le 4 R: Riduzione Riuso Riciclaggio Recupero E verso quest'opzione spingono tutte le linee guida di Bruxelles: recupero e riciclaggio creano posti di lavoro, più di quanti può darne il sistema della termovalorizzazione. E sono più sani per l'ambiente.

13 13 La politica delle 4R molto più veloce da mettere in pratica in confronto ai tempi lunghi di costruzione dellinceneritore, molto meno dispendiosa, molto più vantaggiosa in termini di impatto occupazionale locale e non solo, infinitamente più sicura dal punto di vista dellimpatto ambientale. Inoltre la produzione di energia elettrica mediante incenerimento è tra le cause di maggior incremento di immissioni di gas serra in atmosfera (violazione degli obiettivi di Kioto).

14 14 Rifiuti zero e le 4 R Le attuali tecniche consentono di avvicinarsi allobiettivo rifiuti zero, come esperienze nazionali (Consorzio Priula di Treviso) ed internazionali (città di San Francisco, USA) dimostrano ampiamente. Una corretta e moderna gestione dei rifiuti, basata sulla raccolta porta-a-porta e su una corretta filiera del riciclaggio, e sulla riprogettazione e riduzione sottrarrebbe allincenerimento tutti quei materiali che hanno un qualche potere calorifico (carta, plastiche, legno, …), rendendo del tutto inutile, se non impossibile, lincenerimento stesso.

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16 riutilizzo completo o parziale realizzazione di imballaggi riutilizzabili un numero di volte compatibile con il materiale utilizzato diffusione estesa del meccanismo del vuoto a rendere recupero di parti riparabili e riutilizzabili da oggetti complessi come parti di ricambio promozione di attività artigiane per il riutilizzo di oggetti o loro parti per funzioni diverse da quelle dorigine promozione del mercato dellusato per oggetti di durata superiore al periodo di utilità per il singolo proprietario promozione del recupero di oggetti usati da parte degli stessi produttori per la loro rigenerazione misure per scoraggiare la pratica usa e getta

17 riciclaggio utilizzo di materiali riciclabili utilizzo, per oggetti multimateriali, di materiali omogenei e compatibili ai fini del riclaggio scoraggiamento di poliaccoppiati incompatibili e di difficile separazione incentivi alluso di materiali riciclati identificazione di nuovi strumenti di certificazione per lutilizzo di materiali riciclati 1.7. stili di vita orientare gli stili di vita della popolazione verso un uso più efficiente delle risorse promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione del pubblico sperimentare la diffusione di modelli di autocontrollo (ecobilanci)

18 Attraverso il riutilizzo ed il riciclaggio si risparmia più energia di quanta se ne produca con l'incenerimento

19 19 Se si usano materiali riciclati non sarà più necessario estrarre minerali, petrolio e abbattere foreste come si fa oggi ed essendo i procedimenti di recupero molto più semplici dell'estrazione si ha un notevole risparmio energetico con una diminuzione di gas serra ed emissioni inquinanti. Basti pensare che in Italia la riduzione dei consumi energetici associata al riciclo è pari a circa 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep), a fronte di un consumo nazionale pari a circa 190 milioni di tep e la riduzione di emissioni climalteranti associate al riciclo è stimabile in 50 tonnellate di CO2 equivalente, a fronte di un totale nazionale di 533 milioni di tonnellate, di cui 128 dell'insieme delle attività industriali.

20 20 Numeri, questi, che comprovano le potenzialità di questo settore che in Italia smaltisce, o meglio assorbe, attraverso il sistema della raccolta differenziata (RD), il 25% circa della produzione totale dei rifiuti urbani: un dato in aumento ma che ci colloca comunque ben al di sotto di quel 35%, da raggiungere entro il 2003, prefissato dal famoso decreto Ronchi del '97. Secondo un'indagine sull'industria del riciclo realizzata dalla Commissione Ambiente della Camera, il settore del recupero e del riutilizzo dei rifiuti è cresciuto molto più dell'industria italiana nel suo insieme con un indice del più 5% nel periodo , contro un più 3,8% nello stesso periodo per l'industria nel suo complesso. Questi sono i valori medi nazionali, ma cosa succede se analizziamo i dati per aree geografiche?

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22 22 Raccolta differenziata di rifiuti urbani (% su rifiuti prodotti) – 2005 (Fonte APAT) Obiettivo al 2013: almeno il 40% di raccolta differenziata Cosa dice la legge? Entro il 2007 almeno il 40% di r.d. (l.f. 2007) Cosa dice la programmazione regionale? Puglia, entro il 2010 almeno il 55% di r.d. (piano regionale dei rifiuti 2006) Sicilia, entro il 2007 almeno il 35% per ogni ATO (piano regionale dei rifiuti aggiornato nel 2004) Campania, schema POR FESR ; raggiungere il 60%

23 23 Scendendo giù nella cartina le cose non vanno bene, infatti, mentre il Nord, con un tasso di raccolta differenziata pari al 38,1%, supera ampiamente il tetto del 35%, il Centro e il Sud, con percentuali rispettivamente pari al 19,4% ed all'8,7%, risultano ancora decisamente lontani da tale obiettivo.

24 24 Percentuale di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti per alcuni comuni capoluogo di provincia – Anni

25 Frazione umida dei rifiuti urbani trattata in impianti di compostaggio (% sulla frazione di umido nel rifiuto urbano totale); 2005 (Fonte APAT) Obiettivo al 2013 strettamente collegato con lipotesi di aumento della raccolta differenziata: almeno il 20% di frazione umida sia trattata per produrre compostaggio (corrisponde al valore attuale dellItalia)

26 26 Il Cip 6 Nellanno 1992, il Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) emise una delibera (la numero 6), con la quale stabilì una maggiorazione del 6% del prezzo dellelettricità pagato dai consumatori finali, destinando il ricavato alla promozione delle energie rinnovabili, con lobiettivo di spingere le aziende energetiche a riorganizzare la loro produzione verso le fonti rinnovabili come quella solare e quella eolica. (43 miliardi di euro dal 92 ad oggi) Purtroppo successivamente – solo in Italia in tutta Europa – accanto allespressione energie rinnovabili, fu aggiunta lestensione o assimilate; e così una vera e propria valanga di miliardi di Euro venne utilizzata, negli anni successivi, per finanziare produzioni energetiche tuttaltro che rinnovabili.

27 27 La truffa delle assimilate gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2006, riguardo alle fonti «rinnovabili», assegnano agli inceneritori di rifiuti e biomasse milioni di euro, quasi i due terzi degli oltre milioni di euro erogati, a fronte di euro assegnati al solare fotovoltaico, pari allo 0,00002% di quanto erogato, il governo Prodi ha concesso questo contributo solo agli inceneritori già in funzione, riservandosi la possibilità di erogarla a quelli in progettazione (appena concessi per 3 inceneritori campani) in proposito la legge di programmazione regionale ha messo una posta negativa in bilancio di euro

28 28 Il CdR Il meccanismo di finanziamento dei CIP 6 era ben chiaro alle banche che finanziavano loperazione «rifiuti in Campania». Invece che bruciare il tal quale era meglio inventarsi un combustibile derivato dai rifiuti - questo è il significato dellacronimo Cdr

29 29 La società FIBE Peccato che il Cdr prodotto dalla società Fibe – del gruppo Impregilo – negli stabilimenti realizzati in Campania, non rispondesse al minimo delle specifiche tecniche previste dalla normativa, per quanto riguardava sia linsufficiente potere calorifico, sia la presenza di sostanze tossiche. Ciò spiega perché non si riesce ad esportare il loro prodotto (in Germania dopo lincremento di raccolta differenziata hanno fame di immondizia da bruciare) e perché le uniche due ditte in gara per aggiudicarsi la costruzione del megainceneritore di Acerra nelle scorse settimane si siano ritirate.

30 30 Affari e politica Le banche, sempre nel 2005, fanno approvare dal Governo un decreto di risoluzione del contratto che mantiene le società di Impregilo solo come esecutrici, mentre lo Stato, tramite il Commissariato per lemergenza, si assume tutti i rischi imprenditoriali. Viene così azzerata la gara di appalto che aveva assegnato a suo tempo a Impregilo e società collegate la gestione di tutto il ciclo dei rifiuti in Campania (conflitto o convergenza di interessi).

31 31 Lemergenza A questo punto scoppia annunciata da almeno un anno – come dichiarato pubblicamente dal Sindaco di Napoli – lemergenza. Attraverso lemergenza passa di tutto: costosi apparati (800 milioni di euro negli ultimi anni) pesanti tasse sui rifiuti discariche abusive ove finiscono rifiuti industriali (i 2/3 della massa dei rifiuti) non certo solo campani Anzi, si ribalta la realtà! «Limmondizia è arrivata al secondo piano dei palazzi di Napoli perché non abbiamo costruito i termovalorizzatori.

32 32 Prof. Giambattista De Medici Cosa hanno risposto alla denuncia del Prof. Giambattista De Medici, che ha collaborato con la struttura di Bertolaso nel 2007? La sua relazione prevedeva siti lontani dai centri abitati, facilmente raggiungibili dai mezzi pesanti, ideali per accogliere tutta limmondizia in eccesso perché naturalmente impermeabilizzati

33 33 La risposta allemergenza? De Gennaro, cui si affidano poteri speciali Superare le normali procedure di valutazione di impatto ambientale Riaprire discariche già chiuse dalla magistratura Uno che non sa neanche cosè il percolato Ancora non si sa dove verranno portati i rifiuti che si vanno accumulando Ancora non si ha idea dove verranno stoccate e che fine faranno le ecoballe non a norma che dovrebbero essere smaltite dalla società che ha intascato i soldi dal Commissario e il CIP6.

34 34 In Sicilia, dove la produzione annua di rifiuti è di tonnellate, la raccolta differenziata è attestata su un magro 5-6% nonostante il Piano rifiuti varato dalla Regione nel 2002 dicesse che: "(...) si prevede che le percentuali di raccolta differenziata non possono essere inferiori al 15 per cento entro il 2003 e al 25 per cento entro il 2005 e poi, a regime, in base al D.L.gs 22/97 (decreto Ronchi), al 35 per cento. (...) tutti i Comuni della Regione siciliana dovranno attuare o la raccolta differenziata monomateriale (un contenitore per ogni frazione) o, con alcune limitazioni, multimateriale (contenitore unico per più frazioni)".

35 35 Nei fatti ciò non si realizza compiutamente ed in Sicilia nemmeno embrionalmente. Ma soprattutto, nellorientamento politico generale, la questione della produzione è scissa da quella della gestione dei rifiuti prodotti a valle del processo di produzione stesso e da quello del consumo.

36 36 i servizi di raccolta differenziata in Sicilia

37 37 Raccolta differenziata nella città di Palermo – Anni (kg per abitante) Fonte ISTAT

38 38 la situazione della produzione di rifiuti in Sicilia

39 39 Il piano regionale rifiuti siciliano La costruzione di quattro megainceneritori che saranno convenienti solo bruciando più immondizia di quanta la Sicilia non ne produca (da dove arriverà?) solo per Bellolampo si parla di 546 mila tonn/anno La fine della raccolta differenziata che, come abbiamo visto - lungi dal tendere allobbiettivo del 70% - è relegata ad un 5-6% (se pur da verificare se veritiero) contratto capestro che assicura un minimo ed un massimo di rifiuti da bruciare conflitto di interessi tra chi raccoglie limmondizia e chi la brucia

40 40 il piano di gestione dei rifiuti siciliano non rispetta, nella sua costituzione, le priorità del Decreto Ronchi. la regione è stata suddivisa in 25 ATO, allinterno dei quali la produzione di rifiuti totale e quella giornaliera pro-capite risultano disomogenee.

41 41 dalla lettura dei suoi contenuti si evince difatti che la percentuale del 35% di materiali da riciclare è da considerare utopistica. Inoltre, la politica programmatica del governo regionale si dirige -in sintesi- verso le tecniche di termovalorizzazione piuttosto che verso quelle del riciclo, invertendo di fatto gli ordini di priorità contenuti nella normativa nazionale. Anzi, il riciclo viene pressoché scartato come ipotesi risolutiva -anche parziale- e la differenziazione dei rifiuti relegata in una dimensione di marginalità che non ha eguali in tutta Italia.

42 42 Elettroambiente Actelios, società del gruppo Falck (capofila), l'Arnia, l'Asi, la Emít del gruppo Pisante, la Aster e due società di costruzioni: la Safab e la Gecopre consorzio di imprese per la realizzazione del termovalorizzatore di Palermo-Bellolampo lambito territoriale di riferimento e` costituito dai seguenti Ambiti territoriali ottimali per la gestione integrata dei rifiuti (A.T.O.): PAI – PA2 – PA3 – PA5 – TP1 – PA4 (con esclusione dei comuni di Altavilla Milicia, Bagheria, Casteldaccia, Ficarazzi, Santa Flavia e Villabate), ridenominato PA4 nord ambito territoriale di riferimento del termovalorizzatore di Bellolampo 430 GWh/annoproduzione di energia prevista WTE (waste to energy) da 62 MW di potenza, il più grande della regione dimensione dellimpianto di termovalorizzazione di Bellolampo circa unitàoccupazione per i 4 termovalorizzatori in Sicilia circa 1 mld costo di realizzazione dei 4 termovalorizzatori in Sicilia non inferiore al 60% del prodotto previsione di smaltimento dei RSU tramite incenerimento 4-5% del prodottoattuali percentuali di recupero dei RSU in Sicilia 35% dei RSU (nel 2003) obblighi normativi nazionali di recupero e riciclaggio minimi

43 43 3 stazioni di trasferenza (Carini, Monreale e Termini Imerese), 2 impianti di selezione e biostabilizzazione (limpianto esistente di Trapani e uno da realizzare nel comune di Palermo), 3 discariche strutture collegate con il termovalorizzatore di Bellolampo tratta indistintamente tutti i rifiuti solidi urbani e non solo la parte residuata da altre forme di riciclaggio e trattamento caratteristiche dellimpianto di Bellolampo 31 luglio 2007 termine massimo per la realizzazione del termovalorizzatore di Bellolampo Falck - owner engineer; Actelios - gestione e manutenzione dellimpianto WTE; Emit - costruzione, gestione e manutenzione dellimpianto di selezione e biostabilizzazione del sito di Palermo; Aster - costruzione dellimpianto WTE; Amia – costruzione e gestione in service delle trasferenze, delle discariche e relativi trasporti; Safab/Gecopre - realizzazione delle opere civili comuni del sito di Palermo. Il Consorzio Asi di Palermo metterà a disposizione le aree per la costruzione delle stazioni di trasferenza ruolo industriale per ciascuna società all. 2 ord. 1260/04

44 44 alla società P.e.a. Scpa andranno i proventi della vendita dell'energia prodotta dagli impianti e un ticket di almeno 80 per ogni tonnellata di rifiuti conferiti dai Comuni. Complessivamente il sistema Palermo/Trapani gestirà intorno alle 800 mila tonnellate di rifiuti urbani l'anno e servirà cittadini (circa il 31% della popolazione), cioè di /anno, oltre i proventi energetici previsione di remunerazione per le cordate di imprese che gestiranno il bacino dutenza del termovalorizzatore di Bellolampo la società P.e.a. Scpa - un consorzio ad hoc costituito da una serie di società del settore: Falck (19%), Actelios (20%), Amia (29%), Emit (29%), Consorzio di sviluppo per l'area industriale della provincia di Palermo (1%), Aster (1%), Gecopre (0,5%), Safab (0,5%) - investirà circa 300 milioni di euro per realizzare un sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in 7 ambiti territoriali delle province di Palermo e Trapani impegno di capitali per le cordate di imprese che gestiranno il bacino dutenza del termovalorizzatore di Bellolampo

45 kWh/anno (al lordo dei consumi interni) energia elettrica annua ceduta alla rete nazionale dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime t/anno tonnellate annue totali di ceneri di combustione prodotte dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime: t/anno ( t/anno dopo trattamento di inertizzazione) tonnellate annue totali di residui dal trattamento fumi prodotte dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime t/anno tonnellate annue totali di frazione secca combustibile ricevuta dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime circa tonnellate di polveri tossiche e più di tonnellate di fumi contenenti diossina, furani e altre sostanze di natura cancerogena emissioni in aria complessive previste per i 4 termovalorizzatori in Sicilia all. 2 ord. 1260/04

46 x10 6 Nm 3 /anno metri cubi annui totali di effluenti gassosi prodotti dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime è previsto un ciclo chiuso, con emissioni liquide nulle metri cubi annui totali di effluenti liquidi prodotti dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime kWh/anno energia elettrica annua assorbita dallimpianto di Bellolampo al raggiungimento della situazione di regime 3numero delle linee di combustione all. 2 ord. 1260/04

47 t/anno t/anno t/anno biostabilizzazione aerobica in edificio chiuso, con insufflazione di aria nei cumuli dal basso e rivoltamento automatizzato con apparecchiatura portata su carroponte, senza la presenza di operatori nellambiente di compostaggio dati impianto di selezione secco/umido di Bellolampo: tonnellate annue totali di RSU ricevute dallimpianto al raggiungimento della situazione di regime tonnellate annue totali di FOS prodotte dallimpianto al raggiungimento della situazione di regime tonnellate annue totali di frazione secca combustibile prodotta dallimpianto al raggiungimento della situazione di regime tipologia del processo di stabilizzazione della frazione organica all. 2 ord. 1260/04

48 48 controproposta di un piano per la gestione dei rifiuti basato su politiche di prevenzione a monte del processo di differenziazione e riciclaggio Le politiche di prevenzione si sviluppano a partire dai luoghi di istruzione primari. In questo senso la scuola possiede un ruolo ed una responsabilità decisive, in quanto è listituzione preposta e capace di introdurre nel soggetto studentesco la consapevolezza e la cultura che lattuale modello di produzione e di consumo è, oltreché politicamente, anche fisicamente, ambientalmente insostenibile.

49 49 1. ridurre l'intensità di materiali nel sistema economico: dematerializzazione dell'economia 2. ridurre l'uso di prodotti chimici pericolosi 3. far sì che le apparecchiature di uso comune siano facilmente smontabili, progettate secondo logiche di modularità e intercambiabilità di parti aventi specifiche funzioni, comuni ad apparati diversi 4. favorire la produzione e lutilizzo di beni duraturi, riparabili e fatti di materiali riutilizzabili, 5. avversare la produzione e il consumo di beni usa e getta, 6. ridurre drasticamente gli imballaggi, 7. standardizzare gli imballaggi, nella forma e nei materiali, per favorire il loro riutilizzo come oggetti integri e solo in seconda istanza il riciclaggio dei materiali di cui sono fatti. 8. sostituire i materiali non biodegradabili con nuovi materiali biodegradabili di origine naturale

50 50 dopo aver fatto tutto il possibile per ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte gli oggetti, dopo un tempo di durata prolungato, e dopo diversi cicli di riparazione e riutilizzo, devono essere riutilizzati nei processi produttivi come materiali attraverso la raccolta differenziata seguita dal riciclaggio. Se si realizzasse quanto detto ci accorgeremmo che lobiettivo rifiuti zero non sarebbe unutopia: la natura lo ha già realizzato da sempre!

51 51 gli inceneritori una valutazione precisa delle quantità andrebbe fatta per ciascun tipo di tecnologia applicata, comunque è evidente che in uscita si avrà una quantità di materiali, in forma solida, liquida e gassosa, maggiore di quella dei rifiuti trattati. l'inceneritore è quindi un moltiplicatore di rifiuti, e ancor peggio ne aumenta la pericolosità e le difficoltà di smaltimento. I materiali che escono da un inceneritore sono infatti classificati come rifiuti speciali, e come tali richiedono adeguati trattamenti.

52 52 il termovalorizzatore elimina i rifiuti? per ogni tonnellata di rifiuti incenerita si hanno: una tonnellata circa di emissioni gassose dai camini, circa 250 kg di scorie e ceneri. Infatti al peso dei rifiuti bruciati bisogna aggiungere il peso dellossigeno atmosferico necessario alla combustione. Per Bellolampo si avranno: circa tonnellate/anno di fumi immessi in atmosfera e circa tonnellate/anno di scorie e ceneri inertizzate da portare in discarica (valori desunti dallo Studio dImpatto Ambientale presentato da PEA, Palermo Energia Ambiente ScpA).

53 53 a fronte di una tonnellata di rifiuti bruciati in inceneritore si ottiene : 1 tonnellata di fumi, circa 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti, 650 kg di acqua sporca da depurare e 25 kg di gesso.

54 54 le ceneri, pari a circa un terzo del volume di rifiuti immessi, i carboni attivi dei filtri di fumi, gli inerti nel caso di letto fluido, ed i fanghi della depurazione delle acque di trattamento dei fumi, concentrano cloro, fluoro, zolfo, metalli tossici, ossidi di azoto, ecc., e contengono composti pericolosi generatisi nel processo di combustione, inquinanti non presenti all'origine nei rifiuti, come diossine, furani, PCB, fenoli, ecc. Si tratta in molti casi di sostanze estremamente persistenti e bioaccumulanti, che numerose statistiche mostrano aver causato danni sanitari molto rilevanti. Pertanto questi materiali vanno riposti in discariche per rifiuti pericolosi. Quindi l'inceneritore non evita la discarica, ma anzi richiede il ricorso a discariche speciali, la cui localizzazione e gestione presenta difficoltà notevolmente superiori rispetto ad una discarica per rifiuti urbani.

55 55 il termovalorizzatore emette diossine meno del traffico? diossine emesse dallinceneritore: valore limite è 0,1 ng/Nmc (miliardesimi di grammo per metro cubo di fumi immessi in atmosfera). Emissione giornaliera x 24 h x 0,1 = nanogrammi/giorno. diossine emesse dal traffico automobilistico: valore di emissione diossine per auto circolante pari a 0,045 ng/litro di carburante consumato (valore medio fra auto catalizzate e auto diesel rilevato dallInventario europeo). circolazione a Palermo per emettere la stessa quantità di diossina emessa dallinceneritore: assumendo un valore medio giornaliero di consumo per auto pari a 2 litri si ha: /0,045 = litri/giorno combustibile usato si ha /2 = auto circolanti al giorno. cioè, per avere le stesse diossine emesse dallinceneritore dovrebbero circolare a Palermo ogni giorno quasi tredici milioni di auto!

56 56 il termovalorizzatore produce energia? il termovalorizzatore distrugge manufatti per la cui realizzazione si è spesa energia. Gli oggetti di plastica, carta, cartone hanno consumato energia per la produzione delle materie di cui sono fatti, per la loro realizzazione, per il loro trasporto, ecc. Si calcola che lenergia contenuta negli oggetti bruciati sia quattro volte maggiore di quella ottenuta bruciandoli. Incenerire materie post consumo equivale a distruggere risorse non rinnovabili. Solo il nostro paese paragona i rifiuti al vento o al sole, per cui bruciandoli si ottengono i contributi CIP6.

57 57 Il Bando La Corte di Giustizia dellUnione Europea (Sentenza del 18 luglio 2007, Seconda Sezione) ha condannato la Regione siciliana poiché il bando per lappalto della gara è stato fatto in modo irregolare. Ciò ha diminuito significativamente la possibilità che concorrenti europei potessero gareggiare presentando progetti più conformi alle migliori tecnologie disponibili. Come minimo ciò imporrebbe di ricominciare tutta la procedura di bando ab initio invece che limitarsi a pagare una sanzione, che non solo non ripristina lo stato di diritto, ma fa cadere gli oneri sulla stessa collettività che si intende tutelare.

58 58 Linceneritore di Bellolampo Localizzazione: I venti spirano prevalentemente in direzione est- ovest, esponendo il centro abitato di Palermo ad essere investito dalle emissioni in atmosfera

59 59 La situazione della discarica Solo altri dodici/quindici mesi di disponibilità nella discarica di Bellolampo È prevista lapertura di una nuova vasca che però dovrà essere riservata ad accogliere le scorie dellinceneritore Inceneritore che non potrà essere pronto che tra tre/quattro anni

60 60 Le BAT Best available technologies? È previsto che si possa incenerire il tal quale, con preventiva eliminazione dellumido Non sono previsti i filtri catalitici per labbattimento dei NOx nei fumi Non vi è una valutazione del rischio sismico Vi è una valutazione delle polveri come totale e non come distribuzioni per dimensione (PM10, PM2,5, PM1, …)

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62 62 il Principio di Autorità: Vi sono chili e chili di pubblicazioni che dimostrano che i moderni inceneritori non sono dannosi per la salute (Veronesi, Che tempo che fa)

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66 66 Il principio di precauzione Cosa significa che non è stata trovata unassociazione statisticamente significativa? Non che si è dimostrato che lassociazione non esiste, ma che non si è potuto dimostrare che essa esiste. E ciò per varie cause: - scarsità di dati - forte rumore di fondo - reale assenza di associazione

67 67 Inversione dellonere della prova Chi sbandiera come assoluzione la mancanza di significatività statistica (perché magari lincremento del rischio relativo non è poi così schiacciante) fa unoperazione profondamente scorretta. Mentre anche solo una accertata significatività dovrebbe indurre al massimo allarme, trattandosi della salute umana

68 68 Valutazione del rischio E vero che non è mai possibile porre a zero i rischi di qualunque azione o processo. Ma non ha senso valutare il rischio di unazione o i un processo se non in relazione ad azioni alternative Quali sono le alternative che sono state studiate allinceneritore? NESSUNA


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