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A cura di Salvatore Alessandro Russo ENTRA. Domande dal n°1 al n°5 Domande dal n°6 al n°10 ESCI.

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Presentazione sul tema: "A cura di Salvatore Alessandro Russo ENTRA. Domande dal n°1 al n°5 Domande dal n°6 al n°10 ESCI."— Transcript della presentazione:

1 a cura di Salvatore Alessandro Russo ENTRA

2 Domande dal n°1 al n°5 Domande dal n°6 al n°10 ESCI

3 Su quali testimonianze possiamo ricostruire la figura di Socrate? Come si presenta la personalità di Socrate e in quale rapporto egli sta con i Sofisti? Quale significato racchiude il conosci te stesso socratico? Quale via Socrate segue per raggiungere lessenza profonda delluomo e superare le opinioni fallaci? Come si articola il dialogo socratico? HOME

4 Socrate ha veramente scoperto il concetto? Che cosè lintellettualismo etico di Socrate Può essere insegnata la virtù? Come si può comprendere e giustificare lintellettualismo socratico, che esclude la volontà? Come si spiega la condanna a morte di Socrate? CONFRONTI HOME

5 Su quali testimonianze possiamo ricostruire la figura di Socrate? Socrate non ha lasciato opere scritte e perciò possiamo ricostruire la sua figura solo attraverso le testimonianze di chi lo conobbe direttamente o indirettamente. Ma tali testimonianze sono spesso in contrasto fra loro. Queste le principali fonti: i dialoghi del grande discepolo Platone, alcune opere di Senofonte, soprattutto i Memorabili di Socrate, alcune affermazioni di Aristotele e la caricatura del filosofo compiuta da Aristofane nella commedia Le nuvole. In questa commedia Socrate è presentato maestro di una scuola a pagamento: sta sospeso in alto in una cesta, circondato da nuvole, e contempla il cielo, mentre Ì suoi discepoli, chini verso terra, scrutano i misteri sotterranei. Ma la satira di Aristofane è rivolta contro i filosofi in generale, e particolarmente contro i Sofisti, e Socrate è assunto come protagonista della commedia solo perché è l'uomo più conosciuto in Atene. Confermano questo giudizio le altre fonti, concordi nel negare che Socrate abbia insegnato dietro pagamento e che oggetto dei suoi discorsi siano state le dottrine dei Naturalisti. HOME

6 Le affermazioni di Aristotele, vissuto molti decenni dopo la morte di Socrate, si ispirano a Platone, di cui è discepolo. Le opere di Senofonte poi non sono molto attendibili perché il loro autore (famoso per lAnabasi, dove è descritta la ritirata dei diecimila mercenari greci che avevano combattuto per Ciro il giovane contro Artaserse e che, rimasti isolati, marciarono attraverso l'inospitale impero persiano per cinque mesi fino alle spiagge del Ponto per ritornare in patria) non offre sufficienti garanzie filosofiche : sembra infatti che egli non abbia compreso pienamente l'importanza del metodo socratico e si sia limitato a riferire rigide massime, non cogliendo l'essenziale dell'insegnamento di Socrate. Ci rimangono perciò i dialoghi di Platone, nei quali la figura di Socrate è presentata come quella di un combattente per il Vero e per il Bene. Non sappiamo però fino a che punto queste opere esprimano il pensiero di Socrate e dove inizi quello del suo grande discepolo, di Platone stesso, che, idealizzando il maestro, lo ha assunto come espositore delle sue idee. È perciò difficile distinguere quanto in queste opere vi sia di socratico e quanto invece di platonico; oggi si ritiene che la figura di Socrate possa ricostruirsi sui primi dialoghi di Platone, quelli detti socratici, in cui domina un interesse drammatico e non si è ancora acceso l'interesse dottrinale. HOME

7 Come si presenta la personalità di Socrate e in quale rapporto egli sta con i Sofisti? HOME Socrate ha una personalità molto suggestiva e presenta una stretta connessione fra pensiero e vita tanto che la condanna e la morte sono l'aspetto esteriore delle sue convinzioni e del suo insegnamento. Come i sofisti trascura i problemi naturali e cosmologici e si rivolge all'uomo, persuaso che la conoscenza e la moralità possano essere risolte non in senso individualistico e utilitaristico, bensì abbiano valore universale, cioè siano valide per tutti in ogni circostanza. Perciò egli non nega la legittimità dei problemi posti dai Sofisti (occorreva far sorgere una nuova civiltà, adeguata ai tempi, sulle ceneri di quella tradizionale, legata al nazionalismo chiuso ed angusto di una società ormai superata), ma rifiuta le loro conclusioni. E la norma, di carattere universale e assoluto, a cui si sarebbero ispirate le leggi della nuova società, non poteva essere che inferiore, non legata alla sensazione o agli istinti egoistici e particolari, come per i sofisti, ma fondata sulla ragione, luce universale che fa l'uomo veramente uomo e lo solleva al di sopra del mutevole e del provvisorio.

8 HOME In questa dirczione Socrate rivolge la sua vita che considera una missione impostagli dal Dio : trascura la famiglia, non bada ai propri interessi e non si arresta di fronte alla morte perché sente che è suo dovere spronare alla Verità ed al Bene i propri concittadini, quali che siano le conseguenze dolorose a cui possa andare incontro. Per questa occupazione non ho tempo di fare altra cosa né per la città né per la famiglia e vivo in grande povertà al servizio di Dio. Dio mi ordina di compiere la missione del filosofo che è quella di cercare dentro di me e negli altri uomini. E se mi diceste : « o Socrate, ti lasciamo libero a questo patto, che tu cessi di speculare, altrimenti morirai», vi risponderei: «Uomini ateniesi, vi onoro e vi amo; ma obbedirò a Dio piuttosto che a voi, e, finché avrò vita e forza, non cesserò mai di praticare e di insegnare filosofìa, perché sappiate questo e il comando di Dio; e credo che allo Stato non sia mai accaduto nessun bene più grande del fatto che io serva Dio ». (Platone, Apologia di Sacrate)

9 Quale significato racchiude il conosci te stesso socratico? « Conosci tè stesso », il motto inciso sul frontone del tempio di Delfi, è il fondamento della dottrina socratica. Con queste parole egli invita l'uomo a cogliere la propria interiorità, a conoscere l'essenza umana al di là delle apparenze sensibili che, in quanto tali, sono mutevoli. E mediante questa indagine inferiore l'uomo trova in sé un aspetto superficiale, legato alla sensibilità e agli istinti, particolare e instabile, ed una essenza più profonda, più vera, che si manifesta nell'esigenza di oltrepassare la propria limitatezza per sollevarsi all'umanità intera. Attraverso questo processo Socrate scopre la verace natura dell'uomo, che è l'anima, o ragione. E questa è la sua scoperta più grande. HOME

10 Quale via Socrate segue per raggiungere lessenza profonda delluomo e superare le opinioni fallaci? Socrate dichiara che le opinioni, contrastanti, mutevoli e fallaci, non possono offrire la verità, ed ammette la propria ignoranza. Questa è l'unica via salutare perché soltanto chi riconosce la propria ignoranza può superarla e solo costui è il vero sapiente, come afferma l'oracolo di Delfi nei confronti di Socrate. Chi invece è certo di essere nel vero e nel giusto, ed invece non lo è, non farà mai niente per liberarsi da quella posizione falsa e rimarrà nell'errore. Perciò è necessario muovere dall'ignoranza e dal dubbio per sottrarsi alle lusinghe delle opinioni e trovare nell'interiorità di se stessi la luce della verità, occorre affidarsi alla ragione e riconoscerla come unica legge della propria vita spirituale. Naturalmente il dubbio affermato da Socrate non è fine a se stesso né la conclusione della sua dottrina, ma è il mezzo attraverso il quale si può raggiungere la verità.

11 Della mia sapienza, se è davvero sapienza e di che natura, vi addurrò a testimonio l'Iddio che è in Delfo. Cherofonte, voi lo conoscete: egli fu amico mio da giovane. Ora, andato una volta a Delfo, egli osò interrogare l'oracolo se alcuno fosse più sapiente di me. Rispose la Pizia: « Nessuno è più sapiente ». Udendo quelle parole pensai : « Che mai dice l'Iddio? nelle parole sue che mai nasconde? perché io non ho coscienza, né punto né poco, di essere sapiente. Che mai dice, affermando che io sono sapientissimo? Certo non mentisce, che non gli è lecito ». E molto tempo stetti in dubbio che mai volesse egli dire. Poi, e con fatica, mi misi così a cercare. Andai da un di quei che paiono sapienti e fra me dissi « Ora smentirò il vaticinio e mostrerò all'oracolo che costui è più sapiente di me ». Messomi a conversare con lui, mi parve che quest'uomo ben paresse sapiente a molti altri uomini, e massimamente a se stesso, ma che non fosse. E mi provai di mostrarglielo: « Tu credi esser sapiente, ma non lo sei ». Andatomene via, ragionai fra me e così dissi : « Son più sapiente io di questo uomo, perché nessuno di noi sa nulla di bello e di buono, ma costui crede sapere e non sa; io non so, ma non credo neanche di sapere. E par che per cotesia piccolezza sia più sapiente io, perché non credo sapere quello che non so ». E andai da un altro di quelli che mostravano essere più sapienti di lui; e mi parve la medesima cosa: e cosi venni in odio a quello e a molti altri. (Platone, Apologia di Socrate) HOME

12 Fingersi ignoranti di fronte allinterlocutore adulandone le capacità Domande brevi e precise Dimostrare la contraddittorietà e insostenibilità delle tesi dellinterlocutore Risposta alla domanda che cosè e ricerca della definizione Far emergere la verità che è in ognuno Quale metodo segue Socrate nella ricerca della verità? Quale è lo scopo dellironia e in che cosa essa consiste? In che consiste la maieutica? HOME In quale modo Socrate ricerca luniversale nei dialoghi?

13 HOME Quale metodo segue Socrate nella ricerca della verità? Per ricercare la verità Socrate usa il dialogo, una specie di conversazione a due, che permette di accettare con inferiore convincimento i risultati dell'indagine. Perciò, diversamente dai Sofisti che si presentano ad un pubblico numeroso e tengono lunghi discorsi per strappare all'uditorio una adesione superficiale mediante suggestive espressioni e vivace linguaggio, Socrate predilige il colloquio diretto, attraverso il quale l'interlocutore riconosca la fallacia delle opinioni e riesca a generare dall'intimo dell'anima la verità. Il dialogo si svolge in due momenti, uno negativo e l'altro costruttivo, e talora si snoda, soprattutto nella prima fase, con toni caldi e drammatici. Il primo momento è quello dell'ironia, il secondo della maieutica.

14 Quale è lo scopo dellironia e in che cosa essa consiste? Il momento dell'ironia è essenzialmente critico ed ha lo scopo di produrre nell'anima dell'interlocutore una crisi di turbamento, uno stato angoscioso di dubbio che scuota la presunzione di sapere e susciti in lui la coscienza di non sapere. Si chiama ironia (=finzione), perché Socrate si finge ignorante (afferma infatti di non sapere) e chiede di essere illuminato da chi invece si dichiara sapiente, pur non essendolo. Egli cioè finge di ammettere la falsa sapienza dell'avversario, ma solo provvisoriamente perché attraverso una serie di domande incalzanti costringe l'antagonista a confessare la propria ignoranza. HOME

15 Menone O Socrate, anche prima d'incontrarci, di tè sapevo che non fai altro che dubitare e porre gli altri nella identica condizione di dubbio; e adesso mi pare che tu m'abbia stregato, ammaliato, addirittura incantato al punto che mi sento pervaso totalmente dal dubbio. Se lo scherzo non è inopportuno, tu mi sembri in tutto simile alla piatta torpedine marina. Questa infatti produce tosto un torpore in chi le si accosta e la tocca; e mi pare che tu abbia suscitato in me la stessa sensazione di torpore. In realtà mi sento infatti l'animo e la bocca intorpidita e non riesco più a risponderti. Eppure, moltissime volte, innanzi a migliala di ascoltatori, ho tenuto tanti discorsi sulla virtù e con felicissimo esito, come io stesso notavo; adesso invece non so neppure dire cosa essa sia. Socrate Io rassomiglio alla torpedine se essa rende torpidi gli altri ed è anche lei tale, in caso contrario, non le rassomiglio. Infatti non suscito il dubbio negli altri, senza che io stesso dubiti; anzi, dubitando proprio io stesso più degli altri, li pongo nella mia stessa condizione. E adesso io non so cosa sia la virtù, tu forse lo sapevi prima di imbatterti in me e ora però assomigli a chi non ne sa nulla. (Platone, Menone) HOME

16 In che consiste la maieutica? È questa la seconda fase del dialogo, in cui l'anima, liberata dalle false opinioni, si avvia a generare dal proprio intimo la verità. E l'arte del maestro, che aiuta il discepolo a chiarire ed a rendere evidenti le verità che si sono maturate nella sua mente, è detta maieutica (=ostetricia). Come infatti l'ostetrica aiuta la partoriente a dare alla luce il figlio, e non glielo procura essa stessa, così Socrate assiste spiritualmente gli uomini a partorire la verità, senza fornirla direttamente, affinchè essa sia conquista personale, posseduta attraverso un interiore convincimento. Anzi Socrate scherzosamente aggiunge di aver ereditato questa arte dalla madre levatrice. Perciò leducazione di Socrate è intesa come autoeducazione. HOME

17 Socrate Non hai sentito dire che io sono figlio di una rinomata e molto valente levatrice, di Fenarete? Teeteto Si, l'ho sentito dire. Socrate E non hai sentito dire anche che io esercito la stessa arte; Teeteto Questo no. Socrate Sappi dunque che è cosi. Alla mia arte di ostetrico è concesso quanto alle levatrici, ma c'è una differenza: gli uomini e non le donne aiuta a partorire e si rivolge alle loro anime e non ai loro corpi. Ma la più importante prerogativa della mia arte è l'esser capace di esaminare in tutti i modi se il pensiero di un giovane abbia partorito un vano fantasma oppure qualcosa di reale, capace di vivere. Sono sterile di sapienza ed è putroppo vero il rimprovero che già molti mi rivolsero, che cioè io interrogo gli altri, ma che, poi, io stesso non do risposta su nessuna questione, per il fatto che non ho saggezza alcuna. La causa di ciò è questa: la divinità mi costringe a far da ostetrico, ma mi ha impedito di generare. Quelli però che hanno con me dimestichezza, meravigliosamente ne profittano, come essi stessi e altri vedono. Ed è chiaro che essi nulla mai hanno da me appreso, ma da se stessi molte e belle cose trovarono, di cui sono ora in possesso. (Platone, Teeteto) HOME

18 In quale modo Socrate ricerca luniversale nei dialoghi? Socrate, interrogando i suoi interlocutori, i Sofisti, domanda loro che cosa sia la virtù, che cosa la giustizia, che cosa la saggezza..., tutti problemi che riguardano la vita umana. Costoro, servendosi della sensazione, non possono rispondere che con una enumerazione di atti virtuosi, di azioni giuste, di comportamenti e di uomini saggi. Ma Socrate non si accontenta: vuole sapere che cosa è che rende un atto virtuoso, che fa un'azione giusta..., mancando la qual cosa l'atto cessa di essere virtuoso e l'azione non è più giusta, vuole conoscere l'essenziale che rimane sempre costante e immutabile pur nella diversità con cui si possono manifestare i vari atti virtuosi e le varie azioni giuste. Socrate intende dunque ricercare l'essenza universale. A tale scopo non è sufficiente la sensazione, ma occorre che essa sia integrata dalla ragione la quale, trascurando le particolarità accidentali con cui si manifestano i singoli casi (atti, azioni, gesti, comportamenti), accoglie solo le caratterisriche comuni e sempre esistenti in tutti gli atti dichiarati virtuosi o in tutte le azioni considerate giuste e giunge alla definizione che è valida per tutti i casi particolari di virtù o di giustizia. HOME

19 Tale processo si attua attraverso l'induzione e l'astrazione. L'induzione è il passaggio dal particolare all'universale: dall'esame e dal confronto dei singoli casi (particolare) alla definizione, che è valida per tutti i casi (universale). L'astrazione è il toglier via, il separare, l'essenziale, le caratteristiche comuni e sempre esistenti in tutti i casi, dalle particolarità accidentali con cui si presentano i singoli casi stessi. Chiariamo meglio questo concetto. Gli atti virtuosi possono essere di numero infinito: è virtuoso un uomo quando tratta bene gli amici o compie il suo dovere verso lo Stato; è virtuosa una donna se governa bene la casa, se è fedele al marito; sono virtuosi i fanciulli quando obbediscono ai genitori e rispettano i superiori; e così via. In ciascuno di questi comportamenti, considerati virtuosi, mediante la sensazione, si nota un aspetto particolare che consiste in quella azione precisa, determinata (particolare); ma la ragione coglie anche una caratteristica comune, immutabile e costante, che è l'essenza, la struttura costitutiva del comportamento virtuoso (universale). HOME

20 Egli discorreva sempre di cose umane, esaminando che cosa è santità, che cosa empietà, che cosa bellezza, che cosa turpitudine, che cosa giustizia, che cosa ingiustizia, che cosa saggezza, che cosa pazzia, che cosa coraggio, che cosa viltà, che cosa Stato, che cosa politico, che cosa governo, che cosa uomo di governo, e simili cose. (Senofonte, Detti memorabili di Socrate) Socrate trattava soltanto delle cose morali, e di tutta la natura non si occupava affatto; ed in quelle cercava l'universale, e per primo aveva fisso il pensiero alle definizioni. Ben a ragione egli cercava le essenze, poiché cercava di ragionare; e il principio dei ragionamenti è l'essenza delle cose. Due sono le cose che si potrebbero attribuire a Scorate: i ragionamenti induttivi e le definizioni dell'universale. (Aristotele, Metafisica) Socrate Anche se le virtù sono molte e diverse, è in tutte un'identica specie ideale per cui sono virtù; è appunto, affisandosi in questa specie ideale, che uno ha la possibilità, rispondendo a chi lo interroghi, di chiarire bene la questione, sul che cosa sia la virtù. (Platone, Menone) HOME

21 Socrate ha veramente scoperto il concetto? Aristotele ha attribuito a Socrate la scoperta del concetto nel campo dell'attività morale, ma la critica, in generale, lo nega. Vediamo brevemente il problema. Concetto è la sintesi mentale delle caratteristiche che costituiscono l'essenza, cioè la struttura, di una realtà, e si distingue dalla rappresentazione sensibile. Ricorriamo ad un esempio: vedo, mediante i sensi, un albero che ha un tronco particolare (ad esempio, è dritto e alto, oppure contorto...), rami di un determinato tipo (dritti, nodosi, contorti...), foglie di un aspetto preciso (aghiformi, palmate, composte...) ed ugualmente radici proprie (a fittone, ramificate...). Con la rappresentazione sensibile conosco quel particolare albero e lo differenzio dagli altri.

22 Ma, mediante la ragione, noto in quell'albero caratteristiche comuni anche agli altri alberi, che fanno si che essi siano alberi e non altre cose. Tali caratteristiche sono : tronco, rami, foglie e radici, in qualunque modo si presentino questo tronco, questi rami, queste foglie e queste radici. Questa essenza mentale (« l'albero in sé ») è il concetto. In Socrate, l'universale, a cui egli sollecita la propria mente e quella dei suoi interlocutori, è un'esigenza spirituale, che non si concretizza però come realtà autonoma e per sé stante al di sopra delle cose sensibili, come forma di essere. E lo dimostra il fatto che egli non arriva mai a offrire una definizione precisa e compiuta nemmeno dei concetti morali, anche se tende a superare la limitatezza e la particolarità delle opinioni sensibili. Ma Socrate, anche se non ha formulato la teoria del concetto, ha preparato la strada ai suoi immediati successori: Platone e Aristotele HOME Clicca per vedere la rappresentazione del concetto

23 Vedo un albero Associo caratteristiche comuni a tutti gli alberi Questa essenza mentale (« l'albero in sé ») è il concetto. HOME

24 Che cosè lintellettualismo etico di Socrate Secondo Socrate, presupposto della morale, o etica, è il vero sapere, la scienza, che non ha carattere sensibile, bensì razionale. La ragione, infatti, mostra il Bene all'uomo, il quale non può non seguirlo. Di conseguenza solo chi non possiede questa scienza, cioè soltanto l'ignorante che non si affida alla ragione, non conosce il Bene e non può essere virtuoso. In altre parole, Socrate afferma che non è possibile compiere il bene senza conoscerlo, ne, d'altra parte, è possibile che, conoscendolo, non lo si compia. È questo l'intellettualismo etico che stabilisce un'equazione fra scienza e virtù e fra ignoranza e vizio ed esclude ogni intervento della volontà. La concezione di Socrate interiorizza la morale, come già la scienza, affrancandola dalle abitudini e dagli istinti sensibili: chi compie il bene per temperamento o per consuetudine non è veramente buono perché agisce senza convincimento e senza la partecipazione totale del suo spirito; come non è virtuoso chi, seguendo gli istinti, agisce per raggiungere un piacere momentaneo che soddisfa provvisoriamente i sensi ma non arricchisce lo spirito : in entrambi i casi l'azione non nasce da una consapevolezza inferiore, ma è lasciata in balia del caso e delle circostanze.

25 Ai più sembra, o Protagora, che la scienza non abbia alcuna efficienza o forza di dirczione e di comando. Pensano che in un uomo che la possegga, non essa predomini, ma piuttosto l'ira e il piacere o il dolore, talvolta l'amore, spesso la paura. Sei anche tu di codesta opinione. o la scienza ti pare una cosa bella e capace di dominare l'uomo, per cui se uno conosce i beni ed i mali non si lascia sopraffare da nessuna cosa in modo da agire altrimenti da quello che la scienza impone, ma basti essa sola a dare appoggio all'uomo? Mi pare che sia come tu dici, o Socrate. Quando si convenne fra noi nulla esservi di più potente della scienza, ma che, dov'essa entra, vince e piaceri e ogni altra cosa. voi diceste che il piacere vince spesso anche l'uomo che sa, e, quando noi non vi concedemmo questo, voi ci domandaste : « Protagora e Socrate, se questo fatto non è essere vinto dal piacere, che cosa è mai? ». Se non vi avessimo risposto subito che è ignoranza, ci avreste riso in faccia. Adesso, ridendo di noi, ridereste anche di voi stessi. Avete infatti riconosciuto che, appunto per difetto di scienza, si sbaglia nella scelta dei piaceri e dei dolori, in quanto questi non sono che beni e mali. Ora un errore di condotta commesso per difetto di scienza sapete anche voi che è atto compiuto per ignoranza. Sicché il lasciarsi vincere dai piaceri è la peggiore delle ignoranze. (Platone, Protagora) HOME

26 Può essere insegnata la virtù Come i sofisti, anche Socrate ritiene che la virtù possa essere insegnata, perché essa non può ridursi ad una semplice ripetizione meccanica di abitudini né può essere affidata alle doti spontanee del temperamento nativo: deve essere invece conseguenza di convincimento interiore. Diversa però è la concezione della virtù che i Sofisti e Socrate possiedono. Secondo i Sofisti, infatti, essa è abilità particolare, e quindi dote esteriore con cui l'uomo riesce a porsi in evidenza fra gli altri; secondo Socrate, è scienza, cioè conoscenza della verità e quindi ricchezza interiore che caratterizza spiritualmente la personalità dell'uomo. Clicca qui per vedere cosa è la virtù per Socrate

27 La virtù Si fonda sulla ragione e sulla conoscenza È unicaÈ insegnabileÈ scienza Comunicabile a tutti Le diverse virtù sono espressioni dellunica scienza del bene e del male Il vizio È ignoranza del vero bene Nessuno pecca volontariamente HOME

28 Socrate Se i buoni fossero generati cosi dalla natura, vi sarebbero probabilmente fra noi quelli che riconoscerebbero tra i giovani i buoni per natura, e noi, sulla loro indicazione, prenderemmo questi giovani e li porremmo sotto custodia nell'Acropoli, e ve li terremmo sotto suggello con maggior cura dell'oro perché nessuno potesse corromperli, ma, giunti all'età conveniente, riuscissero utili allo staio. Menone Questo è logico, Socrate. Socrate Allora, dal momento che i buoni non si formano tali per natura, si formano con l'insegnamento? Menone Mi sembra ormai necessario ammetterlo. Ed è manifesto, Socrate, secondo l'ipotesi da noi accettata, che, se la virtù è scienza, essa si può insegnare. (Platone, Menone) HOME

29 Come si può comprendere e giustificare lintellettualismo socratico, che esclude la volontà? Secondo Socrate, l'uomo che conosce il Bene nel suo vero valore universale lo segue. Infatti l'anima si sente spontaneamente attratta, quasi trasportata verso il bene perché esso la completa, la arricchisce. in quanto risponde alla sua essenza spirituale, e perciò le procura felicità (eudemonismo) perché nel bene essa trova la sua piena soddisfazione. Perciò l'uomo, naturalmente, desidera e vuole raggiungere e possedere il suo bene e la sua felicità, e quindi soltanto chi non lo conosce, chi è ignorante, non può amarlo e volerlo e segue gli istinti, credendo che la sua felicità risieda nel piacere sensibile: cosi comportandosi, dimostra di ignorare il suo vero bene e di confonderlo con quello provvisorio e momentaneo delle passioni.

30 Nessuno, sapendo o credendo esservi altro atto possibile a farsi e migliore di quello che fa, continua quello che fa, potendo far di meglio, e il lasciarsi vincere dalle passioni non è altro che ignoranza, e l'essere padrone di sé non è altro che scienza. E non chiamate forse ignoranza avere opinioni false e l'ingannarsi in argomenti d'alta importanza? Dunque non è vero che alcuno di sua volontà vada verso il male o ciò che ritiene male, e non è nella natura umana il voler andare incontro a quello che si crede male in cambio del bene. (Platone. Protagora) HOME

31 Come si spiega la condanna a morte di Socrate? HOME Considerando l'opera educativa di Socrate, sembra incomprensibile la sua condanna a morte. L'accusa fu di empietà e di corruzione dei giovani. Nella concezione religiosa egli accetta la tradizione ed ammette il culto degli dei, anche se propende per il monoteismo. Nel campo politico egli è avverso alla democrazia ateniese della quale disapprova i sistemi assurdi, come quello di assegnare a sorte le cariche pubbliche, ed è favorevole, invece, ad un governo aristocratico retto dagli uomini migliori e competenti. Ma questi non possono essere elementi sufficienti per una sentenza di morte.

32 Piuttosto lo spirito nuovo di Socrate non fu compreso dai suoi accusatori: l'indagine approfondita e mai appagata, il dubbio e la critica contro gli awersari ed i sistemi comuni e tradizionali di vita, la condanna di una virtù meramente esteriore, si opponevano nettamente ai metodi ed alla concezione dell'antica civiltà greca e scalzavano le basi dell'autorità costituita, delle leggi, dei costumi. Per questo l'insegnamento di Socrate fu giudicato colpevole, in quanto causa di corruzione delle nuove generazioni. Socrate invece si dichiarò innocente e benefattore dei concittadini e chiese di essere mantenuto a spese dello Stato per i suoi meriti. I giudici, irritati, considerarono un'insolenza la fierezza dell'accusato e lo condannarono a bere l'infuso della velenosa cicuta. HOME

33 CONFRONTI Con i Sofisti Con Platone

34 Con i Sofisti 1) Tanto i Sofisti quanto Socrate trascurano la natura e pongono l'uomo al centro della loro indagine; ma l'uomo, di cui parlano i Sofisti, è essenzialmente fornito di sensibilità; l'uomo, a cui accenna Socrate, possiede la ragione. 2) L'uomo sensibile dei Sofisti giunge solo all'opinione personale e provvisoria; l'uomo razionale di Socrate raggiunge la verità, universale e stabilmente valida per tutti. 3) L'uomo sensibile dei Sofisti segue gli istinti e si rivolge al piacere; l'uomo razionale di Socrate si ispira alla ragione e aspira al Bene. HOME CONFRONTI

35 4) I Sofisti si rivolgono ad un uditorio numeroso e tengono suggestivi discorsi, paghi di un'adesione superficiale e provvisoria; Socrate predilige il dialogo, la conversazione a due, perche metodo più adatto a far scaturire la verità dall'anima dell'interlocutore. 5) I Sofisti si dichiarano sapienti; Socrate, invece, afferma di non sapere: la sapienza dei Sofisti è però falsa e fallace; l'ignoranza di Socrate è il primo gradino e la condizione necessaria per conquistare la verità. 6) Tanto per i Sofisti quanto per Socrate la virtù può essere insegnata : secondo i Sofisti si tratta di acquisizione di abilità particolari con le quali luomo possa prevalere sugli altri; secondo Socrate, invece, essa è scienza, cioè conoscenza della verità. 7) I Sofisti forniscono, o credono di fornire, principi saggi e verità già complete; Socrate, invece, intende far scaturire la verità dall'anima dellinterlocutore. HOME

36 CONFRONTI Con Platone 1)Platone, come Socrate, esamina lo spirito umano e ricerca la verità al di là delle apparenze sensibili, ma supera lo stesso maestro perché conclude lindagine affermando lesistenza del mondo delle Idee. 2)Tanto Socrate quanto Platone affermano che la conoscenza sensibile è soggettiva e quindi illusoria e che occorre la ragione per raggiungere la verità.

37 HOME 3) La reminiscenza platonica prende spunto dalla maieutica socratica, ma il loro fine è diverso perché questa vuole accendere nellinterlocutore la consapevolezza della propria interiorità, quella fa ritrovare nella propria anima i concetti eterni contemplati nel mondo delle idee. 4) Secondo Socrate il male è dovuto allignoranza, secondo Platone, invece, dipende dagli istinti sensibili non subordinati alla ragione.

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