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Premessa Il PON Sicurezza 2007-2013 nel contesto delle Politiche di Coesione Europea Catania 12 febbraio 2010 Antonio Lombardo Antonella Gallucci Paola.

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1 Premessa Il PON Sicurezza nel contesto delle Politiche di Coesione Europea Catania 12 febbraio 2010 Antonio Lombardo Antonella Gallucci Paola Sorbelli

2 Il nuovo servizio di assistenza alle Prefetture Territoriali ed ai Soggetti Proponenti Intervento integrato di affiancamento ai Prefetti Coordinatori e Territoriali e di supporto ai proponenti strutturato in 3 distinte azioni sinergiche: Workshop informativi e di confronto (workshop di base e tematici); Laboratori tecnici: attività di affiancamento finalizzate a fornire gli strumenti e i metodi per individuare proposte progettuali esemplari e ad agevolare il lavoro dei Tavoli di Consultazione Territoriale e Tecnici; Community di progetto sul sito internet del PON concepita come spazio organizzato per il supporto costante ai proponenti a partire dalla presentazione dei progetti.

3 Workshop informativi – contenuti Workshop sulle competenze di base (proposte di temi): Il PON nel contesto delle Politiche di Coesione europea (principi e obiettivi dei Fondi Strutturali, la strategia nazionale: il QSN, gli obiettivi del PON con particolare riferimento alla promozione della legalità: Asse 2); Metodi e strumenti per lesame delle proposte progettuali e la formulazione del parere; Flessibilità (principi, regole di ammissibilità delle spese, budget, etc); Quadro normativo di riferimento per lattuazione con particolare riferimento al Codice Unico sugli appalti;

4 La politica di coesione europea – 1 di 1 La Commissione ha deciso di concentrare le azioni da supportare su un numero limitato di priorità che riflettono lagenda sia di Lisbona sia di Goteborg. OBIETTIVO: dar luogo attraverso lintervento comunitario ad un effetto leva in settori chiave come linnovazione e leconomia della conoscenza, lambiente e la prevenzione dei rischi, i servizi di interesse economico generale. Un ulteriore sostegno è diretto ai connessi programmi occupazionali e di inclusione sociale sulla scia di quanto già delineato attraverso la Strategia Europea per lOccupazione (SEO). Concentrazione: impostazione più strategica che consolida le priorità dellUnione sia a livello geografico (80% circa del finanziamento destinato alle regioni meno sviluppate), sia dal punto di vista tematico (strategia incentrata sugli obiettivi di Lisbona e Göteborg); Semplificazione: riduzione del numero di regolamenti; meno obiettivi – meno Fondi; programmazione; programmi sostenuti da un unico Fondo; una gestione finanziaria più flessibile; Decentramento: ruolo più incisivo delle regioni e dei soggetti locali.

5 La politica di coesione europea – 1 di 2 Coerentemente con questa impostazione sono stati individuati tre obiettivi comunitari e i relativi strumenti finanziari:Convergenza Aumento e miglioramento della qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, sviluppo dell'innovazione e della società della conoscenza, dell'adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente e l'efficienza amministrativa Competitività regionale e occupazione Incremento e miglioramento della qualità degli investimenti nel capitale umano, innovazione e promozione della società della conoscenza, imprenditorialità, tutela e miglioramento dell'ambiente e miglioramento dell'accessibilità, dell'adattabilità dei lavoratori e delle imprese Cooperazione territoriale europea Rafforzamento della cooperazione transfrontaliera e transnazionale mediante azioni volte allo sviluppo territoriale integrato connesse alle priorità comunitarie e allo scambio di esperienze al livello territoriale adeguato FSE FESR Fondo di Coesione FSE FESR

6 Ripartizione geografica: focus sull Ob. CONV < 75% nellUE-25 Phasing out: < 75% nellUE-15; > 75% nellUE-25 Altre regioni Indice UE-25 = 100 Fonte: Eurostat Phasing in: naturalmente > 75% Regioni con PIL inferiore o prossimo alla soglia del 75% Art. 5-8 del Reg. 1083/2006 Art. 5-8 del Reg. 1083/2006 Per la nuova Programmazione le Regioni europee (NUTS 2) risultano così ripartite:

7 La nuova struttura normativa Reg. 1083/2006 Regolamento recante disposizioni generali su FESR, FSE e Fondo di coesione Regolamento recante disposizioni generali su FESR, FSE e Fondo di coesione Ed inoltre … Regolamento FESR Regolamento FSE Regolamento relativo al Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) Regolamento relativo al Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) Regolamento Fondo di coesione Reg. 1081/2006 Reg. 1082/2006 Reg. 1084/2006 Reg. 1080/2006 Reg. 1260/1999 Reg. 1784/1999 Non previsto Reg. 1264/1999 Reg. 1783/1999 Regolamento di attuazione Reg. 1828/2006 Reg. 438/2001 Reg. 448/2004 … Reg. 438/2001 Reg. 448/2004 …

8 Quadro finanziario – 1 di 1 ProgrammiCriteri di ammissibilitàPriorità Stanziamenti Bilancio totale: 308,041 mld Euro Bilancio totale: 308,041 mld Euro Programmi regionali e nazionali (FESR e FSE) Fondo di coesione Regioni con un PIL pro capite < 75% della media dellUE-25 Effetto statistico: regioni con un PIL Pro capite < 75% dellUE-15 e > 75% dellUE-25 Stati membri con RNL pro capite < 90% della media dellUE-25 Innovazione Ambiente/Prevenzione dei rischi Accessibilità Infrastrutture Risorse umane Capacità amministrativa Trasporti (TEN) Trasporti sostenibili Ambiente Energie rinnovabili 70,51% 177,08 Mld di euro 6,28% 15,77 Mld di euro 23,22% 58,308 Mld di euro Programmi regionali (FESR) e programmi nazionali (FSE) Gli Stati membri propongono una lista di regioni (NUTS 1 o NUTS 2) Sostegno transitorio per le regioni ammissibili allOb e non coperte dallObiettivo Convergenza Innovazione Ambiente/Prevenzione dei rischi Accessibilità Strategia europea per lOccupazione 78,86% 38,74 Mld di euro 21,14% 10,38 Mld di euro Obiettivo Competitività regionale e Occupazione: 15,95% (49,12 mld di euro) Obiettivo Cooperazione territoriale europea: 2,52% (7,75 mld di euro) Obiettivo Convergenza: 81,54% (251,16 mld di euro) Art del Reg. 1083/2006 Art del Reg. 1083/2006

9 Quadro finanziario: lItalia – 2 di 2 Prezzi 2004 Risorse Comunitarie ITALIA: 28,81 mld Euro Nota D(2006)1027 della CE relativa alla ripartizione annuale delle risorse assegnate allItalia comprensiva dellindicizzazione Risorse Comunitarie ITALIA: 28,81 mld Euro Nota D(2006)1027 della CE relativa alla ripartizione annuale delle risorse assegnate allItalia comprensiva dellindicizzazione Obiettivo Cooperazione territoriale europea Obiettivo Cooperazione territoriale europea Obiettivo Convergenza Fonte: QSN Euro Di cui: FESR FSE Euro Di cui: FESR FSE Obiettivo Competitività regionale e Occupazione Obiettivo Competitività regionale e Occupazione Euro Di cui: FESR FSE Euro Di cui: FESR FSE Euro

10 Il nuovo processo di programmazione: La politica regionale unitaria 1.processo unitario di programmazione della politica regionale – sia comunitaria (finanziata dai Fondi Strutturali e dal cofinanziamento nazionale, regionale e locale) che nazionale (finanziata dal Fondo per le Aree Sottoutilizzate – FAS); 2.processo unitario di programmazione coeso con la programmazione delle risorse ordinarie, nazionali e regionali. di conseguenza adeguamento delle modalità di attuazione della programmazione; convergenza e semplificazione della governance delle due politiche; rafforzamento del loro coordinamento operativo. Le Linee Guida per la stesura del QSN della Politica di coesione 2007/2013 hanno operato una duplice scelta

11 Il QSN Il Quadro Strategico Nazionale assume 4 macro-obiettivi che dovranno costituire il riferimento costante per lattuazione della politica regionale per la scelta delle linee di intervento più adeguate ed efficaci: sviluppare i circuiti della conoscenza accrescere la qualità della vita, la sicurezza e linclusione sociale nei territori potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza internazionalizzare e modernizzare Ciascun macrobiettivo è tradotto in priorità tematiche, che si articolano in obiettivi generali e obiettivi specifici. La proposta strategica, declinata nelle 10 priorità, delibera unazione per la politica regionale finalizzata a: integrare attori e territori diversi nei percorsi di innovazione e competitività; migliorare la collocazione negli scenari di competizione globale; migliorare la coesione economica, sociale e territoriale del paese, promuovendo condizioni di vita e di partecipazione alle attività economiche sempre meno squilibrate. Macro obiettivi Pirorità Tematich e Obiettivi Generali Obiettivi specifici

12 Lattuazione delle priorità del QSN nel PON Sicurezza B) Accrescere la qualità della vita, la sicurezza e linclusione sociale nei territori A) Sviluppare i circuiti della conoscenza 1) Miglioramento e valorizzazione delle risorse umane 2) Promozione, valorizzazione e diffusione della Ricerca e dellinnovazione per la competitività 3) Energia e ambiente: uso sostenibile e efficiente delle risorse per lo sviluppo 4) Inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e lattrattività territoriale C) Potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza 5) Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per lattrattività per lo sviluppo 6) Reti e collegamenti per la mobilità 7) Competitività dei sistemi produttivi e occupazione D) Potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza 8) Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani 9) Apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse 10) Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali e efficaci PrioritàMacro Obiettivi Obiettivi specifici attuati dal PON Garantire migliori condizioni di sicurezza a cittadini e imprese contribuendo alla riqualificazione dei contesti caratterizzati da maggiore pervasività e rilevanza dei fenomeni criminali.

13 Orientamenti Integrati per la crescita e loccupazione Programma Nazionale di Riforma Orientamenti Strategici Comunitari Programmi Operativi PO Nazionali PO Regionali PO Interregionali Rilanciano la Strategia di Lisbona per la crescita e l occupazione. Rappresentano la base per la definizione del Programma Nazionale di Riforma. Elaborato sulla base degli orientamenti integrati, esplica la politica nazionale per la crescita e loccupazione. Recepiscono le priorità della Comunità al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile rafforzando la crescita, la competitività, loccupazione e linclusione sociale. Assicura la coerenza dellintervento dei Fondi con gli orientamenti strategici comunitari e identifica il collegamento con le priorità della Comunità, da un lato, e con il programma nazionale di riforma, dallaltro. Rappresenta lo strumento di riferimento per la Programmazione del Fondi Strutturali. Settoriali, la cui Autorità di Gestione è una Amministrazione Centrale. Multisettoriali, riferiti alle singole regioni gestiti dalle Amministrazioni Regionali. Per ciascuna Regione cè un POR FESR e un POR FSE; Su tematiche in cui risulta efficace unazione coordinata fra Regioni (Energia, Attrattori culturali naturali e turismo); Dagli orientamenti comunitari ai Programmi Operativi: L inquadramento strategico del PON Sicurezza

14 La filosofia del PON Sicurezza La qualità della vita, la sicurezza, linclusione sociale condizionano la capacità di attrazione e il potenziale competitivo dei territori regionali. Le Regioni Obiettivo Convergenza, in particolare, hanno forti potenzialità di sviluppo legate alla compresenza di risorse diverse ma sono frenate dalla elevata penetrazione della criminalità organizzata. Al PON Sicurezza per lo Sviluppo è quindi attribuito lobiettivo di elevare gli standard di sicurezza sia per i cittadini che per le imprese attraverso il contrasto alle aggressioni della criminalità al sistema produttivo e il miglioramento delle condizioni di legalità. In tale contesto, il PON promuove iniziative di carattere sistemico, a scala sovra-regionale, in grado di raggiungere la massa critica e lincisività necessaria ad unazione di contrasto. Allo stesso tempo sono promosse azioni a carattere prototipale concentrate su contesti territoriali e/o su fenomenologie criminali emblematici per impatto negativo sullo sviluppo, sulla attrattività delle aree e sullesercizio dei diritti fondamentali il cui contenuto di innovazione richiede conoscenze specifiche e una scala dimensionale adeguata.

15 La Governance del PON Sicurezza 2007/2013 Ministro Dip. Libertà Civili e Immigrazione Dip. Affari Interni e Territoriali Capo della Polizia Dip. Amministrazione del personale, risorse strumentali e finanziarie Dip. Vigili del Fuoco Dip. della Pubblica Sicurezza Vice Direttore Generale Direttore centrale polizia criminale Dirigente Ufficio I Direttore Centrale AdA AdA delegata Vice Direttore Generale con funzioni di vicario Vice Direttore Generale con funzioni di coordinamento AdG AdC AdC delegata Dirigente Div. III

16 La Governance del PON Sicurezza 2007/2013 AUTORITÀ DI GESTIONE Vice Direttore Generale con funzioni di Vicario Segreteria Strategica Prefetto Coordinatore Referente Conoscitivo Task Force Tecnologie Responsabile Asse I Responsabile Asse II Responsabile Asse III Responsabili OO Segreteria Tecnica del PON EY Beneficiari dei progetti

17 La Governance del PON Sicurezza 2007/2013 Direttore Segreteria Ufficio Gestione Ufficio Pagamenti Ufficio Contratti Ufficio Controlli di primo livello

18 concertare le attività da realizzare con il partenariato istituzionale e socio – economico al fine di rispondere in modo più efficace ed aderente possibile ai fabbisogni locali ed evitare sovrapposizioni tra strumenti finanziari I Tavoli di Consultazione Territoriale IL CARATTERE TERRITORIALE DEGLI INTERVENTI RENDE NECESSARIO sensibilizzare le istituzioni locali e far conoscere le opportunità offerte dal Programma al fine di stimolare la presentazione di progetti Al fine di soddisfare tali esigenze, lAutorità di Gestione, di concerto con i Prefetti Coordinatori, ha istituito i Tavoli di Consultazione Territoriali.

19 Avvio attività dei Tavoli 10 febbraio 09 Napoli 11 febbraio 09 Bari 3 marzo 09 Palermo 1 aprile 09 Reggio Calabria Funzioni principali Sollecitazione dellattività propositiva Raccordo ed integrazione sinergica con le azioni finanziate dai POR Individuazione e verifica delle priorità in materia di sicurezza e legalità a livello locale Supporto e orientamento ai soggetti proponenti/potenziali beneficiari Le attività del Tavolo di Consultazione sono supportate da un Tavolo tecnico ristretto composto da rappresentati della Prefettura, dalle Autorità di Gestione dei POR e dallassistenza tecnica. I Tavoli di Consultazione Territoriale Prefetti territoriali Autorità di Gestione POR Associazioni sindacali Associazioni datoriali Terzo settore Prefetto Coordinatore TAVOLI DI CONSULTAZIONE TERRITORIALE

20 Larticolazione del PON Sicurezza

21 Lintero impianto strategico dellAsse 1 è orientato a contribuire alla creazione di un contesto più favorevole alla vita economica, attraverso labolizione delle distorsioni della libera concorrenza tra imprese legate alloperato della criminalità organizzata, al fine di promuovere uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un alto grado di competitività e un generale miglioramento del tenore e della qualità della vita. Gli obiettivi operativi dellAsse vengono declinati in attività di natura tecnologica finalizzate al controllo del territorio e delle vie di comunicazione, alla tutela ambientale tramite sistemi di monitoraggio del territorio, al contrasto del commercio illegale e delle attività di contraffazione. Il perseguimento degli Obiettivi Operativi dellAsse è rafforzato dalla possibilità di attivare iniziative sperimentali di formazione integrata in materia di sicurezza. LAsse I Sicurezza per la libertà economica e dimpresa

22 LAsse II Diffusione della legalità LAsse II Diffusione della legalità ha come Obiettivo Specifico la diffusione di migliori condizioni di legalità e giustizia per cittadini e imprese anche mediante il miglioramento della gestione dellimpatto migratorio. Attraverso azioni di prevenzione e promozione della cultura del diritto si intende agire nel contesto della legalità debole intesa come il complesso di inadempienze e inefficienze che viene a verificarsi a fronte di un atteggiamento generalizzato di scarso rispetto per le regole, siano esse norme penali sia di diversa natura. LAsse persegue determinati Obiettivi Operativi riguardanti lintegrazione e laccoglienza degli immigrati, la tutela del lavoro regolare, la trasparenza negli appalti pubblici, il contrasto al racket delle estorsioni e allusura, la riqualificazione e la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità, il contenimento dei fenomeni di devianza, il miglioramento dellefficienza della PA, il recupero ed il riutilizzo di strutture pubbliche a fini di aggregazione sociale in aree particolarmente degradate. Anche allinterno dellAsse II possono essere attivate azioni di formazione integrata, strettamente legate al raggiungimento degli Obiettivi Operativi, attraverso il coinvolgimento dei soggetti che operano per il mantenimento della legalità.

23 LAsse III Assistenza Tecnica LAsse III Assistenza Tecnica comprende le attività di supporto, consulenza ed assistenza per lattuazione e valutazione del PON, nonché di comunicazione. Lobiettivo dellAsse è il supporto allattuazione e alla gestione del Programma, il monitoraggio e la valutazione del suo avanzamento, assicurando lutilizzo di procedure di gestione e controllo efficienti ed efficaci, garantendo allo stesso tempo lattuazione del Piano di comunicazione e lo sviluppo di eventuali attività di studio strettamente aderenti alle finalità del Programma.

24 Le iniziative territoriali nellambito dellAsse I possono essere presentate a valere degli Obiettivi Operativi 1.3 Tutelare il contesto ambientale ed 1.5 Realizzare formazione integrata per operatori di sicurezza – a tutti i livelli - e altri soggetti che comunque operino nellambito della sicurezza LAsse I Sicurezza per la libertà economica e dimpresa Contrasto alle ecomafie È finalizzato alla tutela del benessere sociale ed economico dei territori delle Regioni CONV, al fine di evitare che la criminalità organizzata (nella sua specifica accezione di ecomafia) colga le occasioni offerte dallo sviluppo imprenditoriale ed urbanistico per procurarsi illecito arricchimento mediante aggressioni al comune patrimonio costituito dallambiente. Formazione integrata tra gli operatori di sicurezza Mira alla creazione di comuni modelli operativi, allo scambio di buone pratiche mediante la reciproca contaminazione culturale e la congiunta partecipazione ad iniziative locali.

25 Obiettivi operativi e contenuti del dell Asse II Gestione dellimpatto migratorio Trasparenza negli appalti pubblici Contrasto al racket delle estorsioni e dellusura Miglioramento della gestione dei beni confiscati Contenimento degli effetti delle manifestazioni di devianza Tutela del lavoro regolare La gestione dellimpatto migratorio è intesa, nellambito della strategia del Programma, nellaccezione di tutela degli immigrati extracomunitari dalleventuale fagocitamento e reclutamento da parte della criminalità o dallo sfruttamento lavorativo, ponendo in essere, ogni intervento praticabile per la loro integrazione. La società inclusiva si garantisce anche mediante il riconoscimento del diritto ad un lavoro regolare e sicuro e, pertanto, lobiettivo della diffusione della legalità sarà perseguito anche attraverso il miglioramento dellazione di contrasto alleconomia sommersa, con particolare riguardo al lavoro nero ed alle sue connessioni con limmigrazione irregolare. Lazione del PON mira ad incrementare la sicurezza, la legalità e la trasparenza amministrativa nel settore dei pubblici appalti attraverso infrastrutture informatiche nonché mediante più intensa collaborazione interistituzionale per la prevenzione, il controllo e il contrasto dei tentativi di infiltrazione criminale. Persegue il miglioramento del sistema di protezione delle vittime al fine di stimolare la loro propensione alla denuncia, la capacità di conoscere gli strumenti normativi a loro tutela nonché la messa a fattor comune delle significative iniziative antiracket e antiusura già esistenti. Il recupero di beni immobili alla criminalità organizzata oltre a risultati efficaci sul piano etico ed emblematico deve puntare alla riconduzione di tali beni nel circuito produttivo legale. Ciò al fine di evitare che da un loro macato contributo al benessere generale possa derivare unoccasione di rivincita per la criminalità. Lobiettivo si riferisce specificamente alle forme di devianza propedeutiche al salto di qualità verso la condotta criminale. Oltre ai fenomeni tradizionali (tossicodipendenza, alcolismo, ecc.) hanno acquistato nel tempo sempre più preoccupante valenza, i fenomeni del teppismo urbano, delle baby gang e del bullismo giovanile, in particolare a danno di ragazze e soggetti deboli. Diffusione della cultura della legalità Efficienza e trasparenza della PA Formazione per soggetti che operano per il mantenimento della legalità Lobiettivo è quello di rendere servizi rapidi ed efficienti al cittadino e/o allimpresa laddove la loro carenza sia opportunità per la criminalità organizzata nonché strumento di illegalità o mancato perseguimento della giustizia. Lobiettivo mira al consolidamento di comportamenti orientati al rispetto delle regole e recupero di spazi alla criminalità e di restituirli alla cittadinanza. Mira a creare un linguaggio ed una metodica comuni, anche mediante la reciproca contaminazione culturale e la congiunta partecipazione ad iniziative locali.

26 Obiettivo Operativo 2.1 Gestione dell impatto migratorio progetti di infrastrutturazione a finalità sociale (79) azioni di informazione e formazione per la tutela della dignità e dei diritti dellimmigrato e per il contrasto dellopera di reclutamento da parte della criminalità organizzata (70); sistemi informativi innovativi di monitoraggio del fenomeno migratorio (11); banche dati fondate sulla condivisione di informazioni, conoscenze, strumenti, metodi e buone pratiche (11); portali internet e/o di altre iniziative di carattere tecnologico finalizzate a facilitare laccesso alle informazioni a più ampie categorie di soggetti a rischio di cadere nellillegalità (11). Aderenza al Piano Immigrazione No Contrasto Immigrazione irregolare No Azioni per cittadini comunitari (ad es. Rom comunitari)

27 Obiettivo Operativo 2.2: Tutela del lavoro regolare banche dati tra diversi soggetti istituzionali (es. tra Agenzia delle Entrate e Forze di Polizia) (11); sistemi tecnologici di monitoraggio e controllo a supporto delle attività ispettive poste in essere dagli organi competenti (Forze dellOrdine, Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, ecc.) (11). Soprattutto progetti di sistema Collaborazione interistituzionale

28 Obiettivo Operativo 2.4: Contrastare il racket delle estorsioni e dell usura progetti di risanamento e recupero urbano (giacché il degrado cittadino unito ad alti livelli di criminalità diffusa favorisce il determinarsi di condizioni di contesto atti allinsorgere del fenomeno estorsivo) (61). sportelli presso le Prefetture e nei capoluoghi di provincia per la realizzazione di informazione e orientamento anche attraverso la promozione di partenariati e di reti tra i diversi soggetti interessati dal fenomeno di contrasto alle estorsioni ed allusura (ad esempio associazioni antiracket, associazioni di categoria, Enti pubblici ecc..), nonché attraverso azioni rivolte allindividuazione di nuovi modelli e allo scambio di buone pratiche, (11/80). I progetti di risanamento e recupero urbano possono essere ammessi solo se riguardanti zone fortemente colpite dal fenomeno delle estorsioni e dellusura

29 Obiettivo Operativo 2.5: Migliorare la gestione dei beni confiscati alla criminalit à organizzata progetti di ristrutturazione di immobili confiscati alla criminalità organizzata (79); progetti finalizzati alla riconversione di beni confiscati alla criminalità organizzata, al fine del loro reinserimento nel circuito produttivo anche attraverso il coinvolgimento di associazioni di promozione sociale e di cooperative sociali per la realizzazione di iniziative a beneficio di categorie deboli (minori, donne vittime di tratta o di sfruttamento, detenuti ed ex detenuti, comunità di recupero per tossicodipendenti, soggetti discriminati, ecc) (79). Opportuna lintegrazione con lO.O. 2.6 I progetti di ristrutturazione devono essere finalizzati al riutilizzo sociale del bene

30 Obiettivo Operativo 2.6: Contenere gli effetti delle manifestazioni di devianza percorsi di integrazione e reinserimento dei soggetti svantaggiati; costruzione di reti locali; azioni finalizzate a rassicurare le vittime e; indagini di tipo statistico-documentale a livello regionale e locale anche per lomogeneizzazione ed unificazione delle schede di rilevazione in uso nei servizi territoriali che impattano con le vittime (71); data base condivisi dalle varie amministrazioni titolari dei vari interventi (per nuovi approcci comunicativi, capaci di stabilire contatti stabili e continuativi con popolazioni abitualmente poco raggiunte dai normali strumenti di comunicazione (11). infrastrutture di carattere sociale volte al recupero dei soggetti svantaggiati ed a rischio devianza (cat. 79). Sono ammissibili solo attività rivolte a particolari target di popolazione specificamente individuati (soggetti particolarmente esposti al rischio di coinvolgimento in attività criminali, soggetti detenuti ed ex detenuti, vittime della tratta, altre categorie a rischio criminalità)

31 Obiettivo Operativo 2.7: Potenziare la dotazione tecnologica della PA ai fini di migliorare l'efficienza e la trasparenza dei processi gestionali realizzazione e sviluppo di avanzati sistemi informativi finalizzati al miglioramento dellefficienza e della trasparenza delle Amministrazioni più esposte in tema di legalità e in particolare per quei profili che attengono al sistema della giustizia, sia penale che civile (11). Poche iniziative concentrate

32 Obiettivo Operativo 2.8: Diffondere la cultura della legalit à progetti di recupero alla legalità di porzioni delle aree urbane, anche attraverso il recupero di beni pubblici per la creazione di centri di aggregazione ed aree attrezzate (61) Non sono ammesse spese di urbanizzazione primaria Deve essere dimostrato il nesso tra lintervento e le specifiche problematiche di sicurezza e legalità riscontrate sul territorio

33 Obiettivo Operativo 2.9: Realizzare tra gli operatori di sicurezza a tutti i livelli e altri soggetti che comunque operino nell ambito del mantenimento della legalit à una formazione integrata. realizzazione di iniziative di formazione integrata per il potenziamento dei saperi in materia di sicurezza e diffusione della legalità in particolare, promozione di azioni di formazione/informazione per la tutela del lavoro regolare e cicli informativi destinati agli operatori dei servizi, alle Forze dellOrdine, alla magistratura, alle associazioni territoriali e sindacali (81) La formazione deve essere strettamente funzionale al raggiungimento degli Obiettivi Operativi dellAsse II Devono essere scrupolosamente seguite le regole dattuazione del FSE

34 I progetti territoriali in Sicilia: la ripartizione per Ob. Op.


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