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Donato Speroni - Ifg Urbino - 20131 Le politiche microeconomiche.

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Presentazione sul tema: "Donato Speroni - Ifg Urbino - 20131 Le politiche microeconomiche."— Transcript della presentazione:

1 Donato Speroni - Ifg Urbino Le politiche microeconomiche

2 Donato Speroni - Ifg Urbino Ricordiamo: MACRO (applicato allintero sistema) MICRO (applicato a un mercato o a un tipo di soggetti) DESCRIZIONE (Economia politica) Macroeconomia, Econometria Microeconomia, studio di singoli mercati e comportamenti INTERVENTO (Politica economica) Politica monetaria e fiscale Politiche antitrust, indu- striali, di settore, di sviluppo

3 Donato Speroni - Ifg Urbino La politica macroeconomica si esplica attraverso: politiche monetarie sulla quantità di moneta sui tassi dinteresse sul mercato dei cambi politiche di bilancio sulle entrate sulle spese pubbliche

4 Donato Speroni - Ifg Urbino La microeconomia studia: i meccanismi di mercato i comportamenti degli imprenditori i comportamenti degli altri operatori i comportamenti dei consumatori gli impatti della tecnologia le problematiche di allocazione ottimale delle risorse (economia del benessere) Come la macro, si esprime attraverso la matematica; ma a noi interessano molto gli aspetti giuridici. Infatti…

5 Donato Speroni - Ifg Urbino Le politiche microeconomiche possono avere obiettivi di: Riequilibrio e sviluppo territoriale Tutela della concorrenza e di sorveglianza su mercati monopolistici Promozione di settori industriali o di R&S Occupazione di categorie deboli Redistribuzione del reddito, finalità sociali. Si esprimono attraverso norme: Il Sole 24 Ore e Italia Oggi sono giornali economici ma anche giuridici

6 Donato Speroni - Ifg Urbino Politiche micro: i protagonisti Le politiche macro hanno due grandi protagonisti: Ministero Economia e BCE Le politiche micro coinvolgono tutti i ministeri della spesa, sotto il controllo dellEconomia, ma con forte influenza di Bruxelles. Il Ministero dello Sviluppo Economico (ex Industria) sovraintende alleconomia reale e ha al suo interno il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo, ultimo erede del Ministero per il Mezzogiorno. Il Ministro per la Coesione Territoriale ha soprattutto il compito di vigilare sulluso dei fondi europei. La politica di regolazione dei mercati avviene attraverso le Authority e Bankitalia. Lassegnazione delle risorse avviene prevalentemente attraverso il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica.

7 Donato Speroni - Ifg Urbino La programmazione economica E stata la grande speranza – illusione degli anni60. Lo stato voleva intervenire dettagliatamente sulle politiche di sviluppo e sui settori industriali (politica industriale). Oggi si preferisce parlare di politiche di regolazione del mercato, anche se in questi tempi di crisi la discussione sul ruolo dello Stato è fondamentale. In realtà il settore pubblico detiene ancora un grande potere, frammentato però tra soggetti diversi per competenza e livello.

8 Donato Speroni - Ifg Urbino Le politiche di sviluppo territoriale Leconomia di unarea si stimola attraverso: infrastrutture e investimenti pubblici incentivi allimprenditorialità e agli investimenti privati trasferimenti a sostegno del reddito sgravi fiscali e previdenziali Le politiche territoriali dipendono ormai in larga misura da Regioni ed Enti locali Gli interventi per il Mezzogiorno sono fortemente condizionati dai vincoli europei che escludono molte forme di aiuto Per saperne di più: Il sito del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica Il sito del Ministro per la Coesione territoriale, in particolare il portale Opencoesione.gov.it

9 Donato Speroni - Ifg Urbino Le politiche industriali Possono essere di supporto a determinate attività aziendali come: R&S Export Imprenditorialità di categorie deboli Sono quasi sempre mirate a intervenire in specifici settori attraverso: presenza diretta (le ex partecipazioni statali) regolazione di prezzi e concorrenzialità

10 Donato Speroni - Ifg Urbino La proprietà dello Stato si esercita: 1) Attraverso enti di gestione diretta (sempre meno frequente) 2) Attraverso enti pubblici di gestione diPartecipazioni statali; dal 1992 anche questi enti sono stati trasformati in società 3) Attraverso il possesso diretto di azioni da parte del M. Economia, eventualmente congolden share Il terzo modello prelude alle privatizzazioni

11 La golden share (Dl 15/3/12 n.21) Il potere di veto dello Stato italiano per tutelare le società che operano in settori strategici potrà essere esercitato dalla presidenza del Consiglio solo nel caso di potenziali acquirenti extra-Ue nei settori dell'energia, trasporti e telecomunicazioni. Mentre per il settore della difesa e della sicurezza nazionale i poteri speciali potranno essere usati anche nei confronti di Paesi europei. Donato Speroni - Ifg Urbino

12 Donato Speroni - Ifg Urbino Dalle partecipazioni statali alle privatizzazioni Anni 50: creazione degli enti di gestione, nascita del modello italiano delle Ppss Anni 60: nascita dellEnel, attraverso una nazionalizzazione tradizionale 1992: dopo lo smantellamento di Egam ed Efim, trasformazione di Iri ed Eni in società per azioni. Stesso processo per Enel, Ferrovie, Poste Successivamente: Eni, Enel e pezzi di Iri vengono privatizzati, con esiti sui quali ancora si discute

13 Donato Speroni - Ifg Urbino Unocchiata a 50 anni di politiche micro: Le vicende della programmazione Le politiche di supporto alle grandi imprese private con trasferimenti e domanda pubblica Le politiche energetiche La crescita, involuzione e privatizzazione delle partecipazioni statali Le politiche per il Mezzogiorno La trasformazione della galassia bancaria …sono i grandi snodi dellintreccio tra economia e politica nel nostro Paese… raccontarli fa parte del nostro mestiere


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