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LACCOGLIENZA. PRIMA PARTE: LA COMUNITA LA COMUNITA.

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Presentazione sul tema: "LACCOGLIENZA. PRIMA PARTE: LA COMUNITA LA COMUNITA."— Transcript della presentazione:

1 LACCOGLIENZA

2 PRIMA PARTE: LA COMUNITA LA COMUNITA

3 Un gruppo di amici può diventare una comunità quando appartengono gli uni agli altri Si appartiene a una persona quando ha bisogno di te e quindi ci sentiamo responsabili luno dellaltro. In questo modo cresce lamore tra la comunità.

4 Gli atteggiamenti fondamentali di una comunità sono: -Lapertura sia verso le persone che fanno parte del gruppo sia verso quelli che sono fuori dal gruppo (cioè gli adolescenti che frequentano la parrocchia o chi passa in oratorio solo la domenica)

5 -Laccoglienza (ad esempio nei confronti di chi prova ad entrare nel gruppo adolescenti, dei ragazzi del gruppo preadoescenti, dei bambini che arrivano in oratorio…) -Lascolto di DioLascolto di Dio (apparteniamo tutti alla stessa comunità perché ci affidiamo tutti a Dio)

6 Lascolto di Dio: Ogni comunità è un corpo (vi ricordate le giornate comunitarie!? E non rispondete no!!) e noi apparteniamo tutti gli uni agli altri. Questo senso di appartenenza viene da una chiamata di Dio (se noi siamo qui in oratorio è perché siamo spinti da qualcosa, cioè da Dio e dalla nostra fede). Ci impegniamo gli uni con gli altri perché è Dio che ci chiama a farlo!

7 LA COMUNITA E DEFINITA DA TRE ELEMENTI: 1.AMARE OGNUNO (cioè la FRATERNITA) 2.ESSERE LEGATI INSIEME (lAPPARTENENZA) 3.VIVERE LA MISSIONE

8 La FRATERNITA, come vi ricorderete dopo le giornate comunitarie!, è fatta di apertura, accoglienza e ascolto di Dio. E la stessa definizione che abbiamo trovato per Comunità. Infatti la fraternità è latteggiamento che dobbiamo usare per creare una comunità.

9 La MISSIONE consiste nel fare testimonianza, cioè nellavere fede e nel far capire alle persone che sono un po fuori dalla comunità (che vengono per la prima volta in oratorio, che vengono solo a messa o durante loratorio estivo), che essa è aperta a tutti. Noi dobbiamo però essere testimoni e fare missione anche nei confronti di chi è già dentro loratorio

10 La gloria di Dio si manifesta attraverso la Comunità: attraverso la preghiera comunitaria, gli atteggiamenti e limpegno di ognuno attraverso i doni che Dio ci ha datogloria di Dio si manifesta attraverso la Comunità

11 Come vi ricorderete, San Paolo parla della chiesa come di un corpo fatto da diverse parti. Ogni comunità è un corpo e noi apparteniamo gli uni agli altri. In una famiglia i legami sono di sangue. In una comunità invece siamo tutti legati dal fatto che Dio ci ha chiamati.

12 Dio ci ha chiamati, ciascuno di noi, a vivere insieme, a far parte della stessa comunità, dello stesso corpo (cioè di questa parrocchia!!).

13 MA… QUALI SONO GLI STRUMENTI CHE POSSIAMO USARE PER FARE TESTIMONIANZA??

14 LA PREGHIERA: LEUCARESTIA LA RICONCILIAZIONE (e, visto che alcuni del nostro gruppo non lo sapevano, vi diciamo che significa confessione!!!!)

15 Servono a noi che vogliamo testimoniare la nostra fede Sono gli strumenti che possiamo usare per entrare in relazione con Dio Servono per affidare noi stessi e le attività che facciamo (con i bambini, tra di noi, con gli adulti...) a Dio.

16 STILE DELLA ANIMAZIONE

17 LAUTORITA Se vuoi essere unautorità verso i più piccoli, devi essere responsabile davvero di loro e della loro crescita. E quello che fai non è di tua proprietà (ad esempio, i bambini della tua squadra non sono TUOI, quindi non devi pensare che solo tu farai la cosa giusta, ma che tutti gli altri animatori ti possono dare una mano). Quello che fai è un dono di Dio!

18 LE CARATTERISTICHE DI UN ADOLESCENTE CHE SI POSSA CONSIDERARE UNAUTORITA SONO: (segnatevi quelle che vi mancano e cercate di metterle in pratica!): 1. VERITA - Quello che fai lo devi fare col cuore non come un protagonista o una prima-donna!

19 2. Lautorità deve essere GIUSTA ma sapersi imporre con DOLCEZZA, senza cattiveria o aggressività. 3. E un PUNTO DI RIFERIMENTO, quindi è una sicurezza per i bambini (se un bambino ha qualche problema viene da te perché sei il suo punto di riferimento e si fida di te. Ti sei mai preoccupato che i bambini si fidassero di te?).

20 4. INCORAGGIA e GUIDA (se il bambino vede che lo segui e sei attento a lui, dato che sei più grande, ti considera una persona importante, da imitare) 5. sei una CONFERMA perché ci sei sempre (se ti fai vedere sempre e lui sa che in oratorio troverà te, sarai il suo punto di riferimento) 6. un buon animatore sa ascoltare gli APPELLI SEGRETI di chi ha accanto (quando un bambino sta male o ha un problema devi capirlo senza che lui te lo dica!)

21 … inoltre, un animatore deve avere : 1. avere un linguaggio gentile, amichevole e non volgare (STATE ATTENTI ALLE PAROLACCE!!) 2. avere un atteggiamento unito con gli altri animatori e non contraddittorio davanti ad un bambino (se contraddici un animatore davanti ad un bambino, lui perde autorità e credibilità!) 3. essere preparato!!

22 Per essere unautorità del genere come si fa? Il modello di riferimento deve essere Gesù. Bisogna avere sempre: Pazienza Umiltà Disponibilità Generare fiducia e speranza

23 E ORA… RIUNIAMOCI!! … COME SI FA UNA RIUNIONE!? Vi diamo alcuni consigli, prendete appunti!! 1. fate un momento di SILENZIO INIZIALE per concentrarvi e, se tutto il gruppo è daccordo (non litigate anche per questo!), anche una preghiera. 2. Decidete un ordine del giorno e siate tutti puntali.

24 3. durante la riunione non PERDETE TEMPO in altri discorsi. 4. Siate comunque ELASTICI perché a volte dalle digressioni possono uscire dei suggerimenti riguardanti lordine del giorno. 5. anche se le vostre idee sono buone non imponetele: NON DEVONO PARLARE SEMPRE LE STESSE PERSONE.

25 5. AIUTATE I PIU TIMIDI che non parlano perché magari hanno paura di sbagliare. Chiedete sempre lopinioni di tutti!! 6. NON FATE I CAPETTI e non aggredite le persone. 7. NON CI SI DEVE SCORAGGIARE quando una riunione va male. Da questa esperienza bisogna imparare come migliorare.

26 SE LE RIUNIONI SONO CONDOTTE BENE E TUTTI PARTECIPANO VERAMENTE SECONDO UNA CERTA DISCIPLINA, POSSONO ESSERE DEI MOMENTI IN CUI SI PRENDE COSCIENZA CHE LA COMUNITA E UN LUOGO DI COMUNIONE


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