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Malattie del Pianeta Cambiamenti climatici – buco nellozono – effetto serra – global warming – piogge acide.

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Presentazione sul tema: "Malattie del Pianeta Cambiamenti climatici – buco nellozono – effetto serra – global warming – piogge acide."— Transcript della presentazione:

1 Malattie del Pianeta Cambiamenti climatici – buco nellozono – effetto serra – global warming – piogge acide

2 E ormai molto evidente che i valori delle temperature, precipitazioni, umidità, insolazione, densità dellozono stratosferico e troposferico, i movimenti delle masse daria atmosferiche, la frequenza di cicloni tropicali sono diversi da quelli del passato recente. Questi risultati sono frutto di imponenti investimenti in risorse umane e finanziarie profusi in programmi di ricerca da molti paesi e da organizzazioni internazionali.

3 La conoscenza ormai profonda sulle vicende del passato ci permette di affermare che levoluzione del clima è continua e molto più rapida di quanto non si credesse.

4 Lintervento umano, negli ultimi decenni, ha causato laumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e del vapore acqueo, frutto della combustione di sostanze organiche fossili. Questo ha portato ad un progressivo riscaldamento della Terra. Il Sole, irradia la Terra che a sua volta riflette verso lesterno la radiazione cambiata di lunghezza donda. Questa energia viene assorbita dai cosiddetti gas – serra e produce il global warming, cioè il riscaldamento globale.

5 Il rapporto di causa effetto fra questi fenomeni è avvenuto altre volte nella storia geologica del pianeta. Nel Carbonifero, lalta temperatura e la forte umidità favorirono lo sviluppo di dense foreste pluviali di felci giganti. Verso la fine del periodo, i grandi movimenti tettonici produssero insistenti dissesti idrogeologici che distrussero il bosco seppellendo i tronchi sotto spesse coltri di sedimenti erosi, trasportati e depositati dai fiumi in piena. Il periodo successivo, il Permiano, fu segnato da lunghi e ricorrenti periodi glaciali. Limprovviso raffreddamento è con tutta probabilità causato dalla rarefazione dei gas – serra.

6 I mutamenti in atto sono già abbastanza vistosi come il riscaldamento delle acque dei mari con la conseguente dilatazione, che ha portato in circa trentanni ad un aumento della superficie oceanica di qualche decina di centimetri Oggi, bruciando carbone e petrolio, diffondiamo i gas serra con grande rapidità. È molto difficile, tuttavia, stabilire quanta parte ha lazione delluomo con le oscillazioni naturali del clima.

7 Nel processo di combustione di un chilogrammo di carbone, si formano circa 3,5 chilogrammi di anidride carbonica. Anche gli altri combustibili fossili, come il petrolio, la benzina, la nafta e il metano, quando bruciano producono anidride carbonica, anche se in quantità un po inferiore. Allo stesso modo, la legna, nella combustione libera anidride carbonica in una quantità che è allincirca una volta e mezzo il suo peso; noi stessi, ne emettiamo una certa quantità ogni volta che espiriamo aria dai polmoni.

8 Lanidride carbonica, non è una sostanza dannosa, anzi è indispensabile per le piante che la utilizzano nella fotosintesi; tuttavia, il suo accumulo nellatmosfera rischia di causare un riscaldamento della Terra con leffetto serra. Lenergia emessa dal Sole raggiunge la Terra e viene assorbita dal suolo e dalle acque che di conseguenza si riscaldano; viene così trasformata in calore che viene poi emesso verso lo spazio sotto forma di radiazioni infrarosse o raggi IR.

9 Se queste radiazioni attraversassero completamente latmosfera, la temperatura sul nostro pianeta nelle ore notturne scenderebbe di parecchi gradi al di sotto dello zero, come avviene ad esempio sulla Luna. È ovvio che se in atmosfera aumenta la presenza di uno di questi gas, aumenta il calore che viene trattenuto. Il pianeta può andare incontro al fenomeno della sempre maggiore desertificazione.

10 Del resto luomo ricava la maggior parte dellenergia che gli serve bruciando combustibili fossili liberando nellaria su scala mondiale quantità enormi di anidride carbonica. Solo nellultimo secolo la concentrazione di questo gas in atmosfera è aumentata di circa il 20%. A peggiorare ulteriormente la situazione è stato laumento anche di altri gas a effetto serra, in particolare il metano e il protossido di azoto, che contribuiscono allincremento del fenomeno.

11 Sicuramente è auspicabile la riduzione della emissione in atmosfera di inquinanti e gas serra, intervenendo: - sul miglioramento tecnologico dei processi di combustione, con lutilizzo di filtri, depuratori ed altri dispositivi idonei allabbattimento di gas e polveri inquinanti; oppure utilizzando combustibili puliti come ad esempio il metano; - sulla diminuzione dei consumi energetici a livello domestico, commerciale e industriale; promuovendo tutte le forme possibili di risparmio energetico e diffondendo una maggiore educazione alluso di energia; - incrementando e promuovendo lutilizzo di fonti di energia rinnovabili come lenergia solare ed eolica; - limitando il traffico urbano con il potenziamento del servizio di trasporto pubblico.

12 Nel 1997 a Kyoto è stato sottoscritto un accordo da parte di 84 Paesi, noto come Protocollo di Kyoto, che impegna gli stati a prendere provvedimenti per limitare le immissioni di gas in atmosfera e per diminuire il consumo e lutilizzo di combustibili fossili. Ad oggi non è ancora stata raggiunta lunanimità per quanto riguarda i criteri da adottare per lattuazione di questi provvedimenti.

13 A tutte le latitudini, nell'alta stratosfera, le radiazioni provenienti dal Sole, scindono le molecole biatomiche di ossigeno in due atomi fortemente reattivi che reagiscono con un'altra molecola di O2 determinando la formazione di una molecola a tre atomi di ossigeno chiamata ozono (O3). Unaltra malattia SERIA del nostro pianeta è il buco dellozono

14 Le molecole di ozono sono instabili, si dissociano e si riformano continuamente. Lozono costituisce solo una parte per milione dei gas atmosferici, tuttavia svolge un ruolo estremamente importante per la vita. La continua formazione e demolizione dell'ozono ha un duplice effetto: da un lato assorbe le radiazioni ultraviolette che sarebbero pericolose se arrivassero sulla superficie terrestre, dall'altro costituisce un meccanismo che consente di mantenere, con un equilibrio naturale, la concentrazione di ozono nell'atmosfera. Secondo alcuni studiosi l'ipotesi più attendibile del processo distruttivo dell'ozono è dovuto principalmente ai clorofluorocarburi (CFC), presenti soprattutto nelle bombolette spray.

15 Il buco nell'ozono segnalato nel 1984 in Antartide, aveva una dimensione paragonabile alla superficie degli Stati Uniti e un'altezza pari all'Everest. Da quando, con il protocollo di Montreal del 1987, la comunità internazionale ha adottato misure di difesa dello strato protettivo ozono, si è sostanzialmente stabilizzata la quantità di gas nocivi, che tuttavia rimarranno ancora per decenni nella stratosfera, assottigliando lo strato che protegge la Terra dagli effetti peggiori dei raggi ultravioletti. Come unici provvedimenti, nel frattempo, è stato bandito luso di tutti i gas contenenti colrofluorocarburi e limitato il consumo di combustibili fossili che, insieme ai policlorobifenili (PCB), ai pesticidi, e ai metalli pesanti come il piombo e il mercurio rappresentano i fattori più altamente inquinanti.

16 Il problema dellozono al suolo nelle città La presenza nellaria di questo ozono nocivo provoca la formazione di altri composti volatili, quali alcuni idrocarburi, che sono altamente pericolosi per luomo, molto più pericolosi dellozono stesso. Lozono che si forma nella troposfera è molto tossico perché distrugge i vegetali, colpisce le cellule dellapparato respiratorio, può causare irritazioni agli occhi e forti emicranie.

17 I raggi UVB sono quasi 100 volte più efficaci dei raggi UVA nel provocare eritemi solari. Lesposizione senza protezioni provoca inoltre vari danni allapparato visivo anche molto gravi come congiuntiviti, infiammazioni della membrana media della parete del globo oculare, insorgenza precoce della cataratta e perdita acuta della capacità visiva con fotofobia. Non sempre leffetto delle radiazioni ultraviolette è dannoso: ad esempio nei laboratori e negli ospedali vengono utilizzati raggi UVC per la sterilizzazione. La luce solare ha inoltre effetto benefico su malattie come il diabete e la sclerosi multipla.

18 Grazie ai rilevamenti giornalieri della quantità di radiazioni ultraviolette, eseguiti dai satelliti in orbita intorno alla Terra, lOrganizzazione Meteorologica Mondiale, ha stabilito lIndice di Ultravioletto (UVI), ricavato da una scala divisa in 10 gradi che corrispondono a diversi livelli di allarme: - un UVI compreso tra 0 e 3 gradi corrisponde ad un livello minimo di esposizione e richiede luso di creme sulla pelle; - un UVI tra 4 e 6 gradi richiede abiti e occhiali specifici per i raggi ultravioletti; - un UVI tra 7 e 10 gradi determina il divieto di esporsi al Sole tra le 13 e le 16 del pomeriggio.

19 Lacqua piovana si origina dallevaporazione delle superfici acquatiche dei mari, dei laghi, dei fiumi e dalla traspirazione soprattutto dei vegetali come le piante. Lacqua piovana è senza sali, praticamente è come lacqua distillata. In atmosfera però il vapore acqueo condensa a contatto con particelle solide che incontra sciogliendo i gas che sono contenuti nellatmosfera. Inoltre si arricchisce di materiali vari che possono essere anche molto diversi a seconda delle zone dove si forma. Materiali come polveri e detriti del suolo sollevati dal vento, oppure gas provenienti dalle eruzioni vulcaniche, dagli incendi dei boschi, dalla decomposizione degli organismi viventi, dai cicli di alcuni elementi come azoto e zolfo e dai fenomeni di combustione. Altro malessere grave sono le piogge acide

20 Quindi la pioggia non è proprio pura ed inoltre è anche leggermente acida avendo un pH di circa 5,5 – 5,6. Ricordiamo che un valore 7.0 di pH rappresenta la neutralità, sostanze con valori al di sotto sono considerate acide, con valori superiori basiche. La scala dei valori del pH arriva fino a 14. Laumento di acidità della pioggia ha avuto inizio nella seconda metà del secolo scorso, cioè da quando è iniziato luso massiccio dei combustibili fossili.

21 Per indicare questa variazione chimica delle piogge è stato coniato il termine di piogge acide, termine impiegato per la prima volta nel 1853 dal chimico inglese Smith, che per primo lo utilizzò per indicare le piogge che caddero in quegli anni sulla città di Manchester e dintorni. Devastanti sono stati gli effetti sulle foreste dellEuropa centrale come in Germania, Cecoslovacchia, e Polonia, e i danni agli ecosistemi dacqua dolce in Scandinavia, Canada e Stati Uniti dAmerica.

22 Il fenomeno delle piogge acide rappresenta anche in Italia un problema e un grosso rischio anche per il nostro patrimonio artistico, poiché provoca un deterioramento molto veloce dei monumenti. Né sono da sottovalutare gli effetti sulla vegetazione e sul suolo. Ad esempio si è osservato la modificazione delle dimensioni delle foglie o delle gemme, lingiallimento, laccartocciamento delle foglie, la rarefazione della chioma, la diminuzione degli accrescimenti. Le piogge acide corrodono i manufatti di metallo e le costruzioni in marmo; inoltre sono dannose e pericolose per gli organismi viventi.

23 Le principali sostanze responsabili delle piogge acide sono alcuni prodotti di attività industriali e dei veicoli a motore. In particolare: lanidride solforosa e gli ossidi di azoto che si trovano in atmosfera e che si sciolgono nellacqua formando acido solforico e i acido nitrico. Tutte queste sostanze vengono prodotte normalmente anche in natura,tuttavia, sono le molte attività delluomo che ne hanno notevolmente aumentato la quantità.

24 È opportuno quindi tenere sotto stretto controllo il nostro pianeta malato, curarlo e per il futuro rispettarlo per prevenire altre eventuali gravi patologie.

25 BIBLIOGRAFIA L. Leopardi, M. Gariboldi - Il libro delle Scienze – La materia e lenergia - Ed. Garzanti Scuola A. Rullini, C. Nicola, T. Vercellino - Scoprire la Terra e il Sistema Solare - Ed. Atlas T. Durante, G. Moreno, E. Totano Aloj - Introduzione alle scienze sperimentali - Ed. Le Monnier A. Vallega - Geopercorsi – Italia - Ed. Le Monnier

26 Questa presentazione è stata realizzata da Luca della classe terza media di Piancavallo


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