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L.S. in Scienze e tecnologie alimentari Anno Accademico 2008/2009 Corso integrato: Controllo delle modificazioni chimiche negli alimenti (7 CFU) Modulo.

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1 L.S. in Scienze e tecnologie alimentari Anno Accademico 2008/2009 Corso integrato: Controllo delle modificazioni chimiche negli alimenti (7 CFU) Modulo di: Chimica analitica strumentale (4 CFU) Giorgio Bonaga CROMAROGRAFIA SU STRATO SOTTILE (TLC) (CAS-5) Giorgio Bonaga

2 COMATOGRAFIA LIQUIDA PLANARE La fase stazionaria non è contenuta in una colonna, ma è distesa su una superficie piana. Le tecniche cromatografiche planari sono fondamentalmente due: cromatografia su strato sottile (TLC = Thin Layer Chromatography ) cromatografia su carta (PC = Paper Chromatography ) Sono tecniche rapide, semplici ed economiche. Specialmente la TLC è di grande aiuto nella fase di screening, cioè nella fase che precede lanalisi quali- quantitativa più rigorosa di una miscela di sostanze. Nel settore della chimica delle sostanze naturali, ed in particolare in quello dellanalisi degli alimenti, la TLC è ancora oggi uno strumento prezioso. Anche la TLC è governata dalla teoria generale della cromatografia, ma vanno discusse alcune varianti che sono caratteristiche dei metodi planari. COMATOGRAFIA LIQUIDA PLANARE La fase stazionaria non è contenuta in una colonna, ma è distesa su una superficie piana. Le tecniche cromatografiche planari sono fondamentalmente due: cromatografia su strato sottile (TLC = Thin Layer Chromatography ) cromatografia su carta (PC = Paper Chromatography ) Sono tecniche rapide, semplici ed economiche. Specialmente la TLC è di grande aiuto nella fase di screening, cioè nella fase che precede lanalisi quali- quantitativa più rigorosa di una miscela di sostanze. Nel settore della chimica delle sostanze naturali, ed in particolare in quello dellanalisi degli alimenti, la TLC è ancora oggi uno strumento prezioso. Anche la TLC è governata dalla teoria generale della cromatografia, ma vanno discusse alcune varianti che sono caratteristiche dei metodi planari. Giorgio Bonaga

3 TLC La trattazione della TLC può essere organizzata in 4 punti: a.Flusso della fase mobile b.Fase stazionaria c.Fase mobile d.Esecuzione della TLC a. FLUSSO DELLA FASE MOBILE La migrazione della fase mobile avviene per capillarità ascensionale (la capillarità è linsieme dei fenomeni dovuti alle interazioni tra le molecole di un liquido ed un solido, in corrispondenza della superficie che li separa). Il flusso ascensionale per capillarità dipende dalla natura della fase mobile (dalla sua tensione superficiale e viscosità, dalla natura della fase stazionaria (dimensione delle particelle) e dalla temperatura. In conclusione, dalle stesse variabili che, nella teoria generale della cromatografia, venivano indicate come i parametri che influenzano l equilibrio di distribuzione termodinamico. TLC La trattazione della TLC può essere organizzata in 4 punti: a.Flusso della fase mobile b.Fase stazionaria c.Fase mobile d.Esecuzione della TLC a. FLUSSO DELLA FASE MOBILE La migrazione della fase mobile avviene per capillarità ascensionale (la capillarità è linsieme dei fenomeni dovuti alle interazioni tra le molecole di un liquido ed un solido, in corrispondenza della superficie che li separa). Il flusso ascensionale per capillarità dipende dalla natura della fase mobile (dalla sua tensione superficiale e viscosità, dalla natura della fase stazionaria (dimensione delle particelle) e dalla temperatura. In conclusione, dalle stesse variabili che, nella teoria generale della cromatografia, venivano indicate come i parametri che influenzano l equilibrio di distribuzione termodinamico. Giorgio Bonaga

4 tensione superficiale TENSIONE SUPERFICIALE ( ) La tensione superficiale (N/m) è la forza che agisce sulle molecole della superficie libera di un liquido, conferendo alla superficie proprietà simili a quelle di una pellicola elastica. La natura della tensione superficiale è la stessa delle forze attrattive che agiscono tra le molecole interne del liquido: sono forze di coesione, di natura elettrostatica (legami a idrogeno, forze di London), antagoniste alle forze di adesione (legami a idrogeno), che si stabiliscono tra un fluido ed una superficie solida. Tuttavia, mentre ogni molecola interna, completamente circondata dal liquido, è attratta in ugual misura in tutte le direzioni dalle molecole vicine, ogni singola molecola superficiale risente solo dellattrazione esercitata dalle molecole vicine; il risultato è una forza di richiamo, che tende ad attirare le particelle superficiali verso linterno del liquido, conferendo alla superficie caratteristiche elastiche. TENSIONE SUPERFICIALE ( ) La tensione superficiale (N/m) è la forza che agisce sulle molecole della superficie libera di un liquido, conferendo alla superficie proprietà simili a quelle di una pellicola elastica. La natura della tensione superficiale è la stessa delle forze attrattive che agiscono tra le molecole interne del liquido: sono forze di coesione, di natura elettrostatica (legami a idrogeno, forze di London), antagoniste alle forze di adesione (legami a idrogeno), che si stabiliscono tra un fluido ed una superficie solida. Tuttavia, mentre ogni molecola interna, completamente circondata dal liquido, è attratta in ugual misura in tutte le direzioni dalle molecole vicine, ogni singola molecola superficiale risente solo dellattrazione esercitata dalle molecole vicine; il risultato è una forza di richiamo, che tende ad attirare le particelle superficiali verso linterno del liquido, conferendo alla superficie caratteristiche elastiche. Giorgio Bonaga

5 Un effetto noto della competitività tra le forze di coesione e le forze di adesione è il profilo del menisco del liquido (ad es.: acqua o mercurio) che riempie un tubo di vetro. Nell acqua le forze di adesione > forze di coesione e il menisco è concavo (lacqua bagna il vetro perché forma legami a idrogeno). Nel mercurio le forze di adesione < forze di coesione e il menisco è convesso (il mercurio non bagna il vetro perché non forma legami a idrogeno). TENSIONE SUPERFICIALE E TEMPERATURA La tensione superficiale ( ) diminuisce allaumentare della temperatura (T), dal momento che aumentando il moto delle molecole si indeboliscono le forze di coesione intramolecolari. Un effetto noto della competitività tra le forze di coesione e le forze di adesione è il profilo del menisco del liquido (ad es.: acqua o mercurio) che riempie un tubo di vetro. Nell acqua le forze di adesione > forze di coesione e il menisco è concavo (lacqua bagna il vetro perché forma legami a idrogeno). Nel mercurio le forze di adesione < forze di coesione e il menisco è convesso (il mercurio non bagna il vetro perché non forma legami a idrogeno). TENSIONE SUPERFICIALE E TEMPERATURA La tensione superficiale ( ) diminuisce allaumentare della temperatura (T), dal momento che aumentando il moto delle molecole si indeboliscono le forze di coesione intramolecolari. solvente (N/m) 0°C20°C50°C acqua7, , , esano2, , , Giorgio Bonaga

6 liquido (20°C) N. m -1 etere etilico 1, esano 1, acetonitrile 1, metanolo 2, tetraidrofurano 2, cloroformio 2, tetraclorometano 2, diclorometano 2, toluene 2, benzene 2, diossano 3, glicerina 6, acqua 7, mercurio 42, TENSIONE SUPERFICIALE ( ) DI LIQUIDI Giorgio Bonaga

7 DUE ESEMPI DI TENSIONE SUPERFICIALE Giorgio Bonaga

8 v v v v l F VISCOSITA (h) La viscosità (Pa. s) è la resistenza allo scorrimento dei fluidi reali (liquidi e gas). Prendiamo un fluido confinato tra due lastre di vetro di superficie A e distanti tra loro l. Tenendo ferma la lastra di vetro inferiore, per fare scorrere quella superiore a velocità costante v occorre applicare una forza F. Tale forza F è necessaria perché lo strato monomolecolare di fluido vicino alla lastra superiore esercita una resistenza viscosa che si oppone allo scorrimento; ogni strato monomolecolare di fluido esercita su quelli adiacenti una resistenza, tanto che la velocità v del fluido ha un andamento a gradiente (diminuisce, fino ad azzerarsi, procedendo dagli strati superiori verso quelli inferiori) Il modulo della forza F risulta direttamente proporzionale a v e ad A, inversamente proporzionale alla distanza l e dipende anche da un coefficiente di proporzionalità detto coefficiente di viscosità ( ). VISCOSITA (h) La viscosità (Pa. s) è la resistenza allo scorrimento dei fluidi reali (liquidi e gas). Prendiamo un fluido confinato tra due lastre di vetro di superficie A e distanti tra loro l. Tenendo ferma la lastra di vetro inferiore, per fare scorrere quella superiore a velocità costante v occorre applicare una forza F. Tale forza F è necessaria perché lo strato monomolecolare di fluido vicino alla lastra superiore esercita una resistenza viscosa che si oppone allo scorrimento; ogni strato monomolecolare di fluido esercita su quelli adiacenti una resistenza, tanto che la velocità v del fluido ha un andamento a gradiente (diminuisce, fino ad azzerarsi, procedendo dagli strati superiori verso quelli inferiori) Il modulo della forza F risulta direttamente proporzionale a v e ad A, inversamente proporzionale alla distanza l e dipende anche da un coefficiente di proporzionalità detto coefficiente di viscosità ( ). v = 0 Giorgio Bonaga

9 Lespressione che definisce il modulo F è: F = Da cui si ricava il coefficiente di viscosità : = = Pa. s = COEFFICIENTE DI VISCOSITA E TEMPERATURA Il coefficiente di viscosità diminuisce allaumentare della temperatura, dal momento che aumentando il moto delle molecole diminuiscono le forze di coesione intramolecolari. NOTA: nei gas, contrariamente ai liquidi, laumento di temperatura produce un aumento del valore del coefficiente di viscosità. Lespressione che definisce il modulo F è: F = Da cui si ricava il coefficiente di viscosità : = = Pa. s = COEFFICIENTE DI VISCOSITA E TEMPERATURA Il coefficiente di viscosità diminuisce allaumentare della temperatura, dal momento che aumentando il moto delle molecole diminuiscono le forze di coesione intramolecolari. NOTA: nei gas, contrariamente ai liquidi, laumento di temperatura produce un aumento del valore del coefficiente di viscosità. A. v l F. l A. v kg m. s solvente (Pa. s) 0°C20°C60°C acqua1, , , glicerina Giorgio Bonaga

10 liquido (20°C) Pa. s etere etilico 2, esano 2, acetonitrile 3, diclorometano 4, tetraidrofurano 4, metanolo 5, toluene 5, cloroformio 5, benzene 6, tetraclorometano 1, acqua 1, diossano 1, mercurio 1, glicerina14, COEFFICIENTI DI VISCOSITA ( ) DI LIQUIDI Giorgio Bonaga

11 DUE ESEMPI DI VISCOSITA Giorgio Bonaga

12 CONFRONTO DELLE e DI ALCUNI LIQUIDI metanolobenzeneglicerinaacquamercurio 1, , , , , , , , , , , , m etiletere Pa s Giorgio Bonaga

13 CAPILLARITA (h) tubo capillare la tensione superficiale favorisce lascesa del liquido la densità d (e la gravità g) rallentano lascesa del liquido La domanda è: quanto sale un liquido per capillarità ? H2OH2OHg Giorgio Bonaga

14 La forza diretta verso lalto è il prodotto della tensione superficiale ( ) per la lunghezza del contatto tra la superficie liquida e la parete di vetro, cioè la circonferenza (2 r) del tubo. La forza diretta verso il basso è la gravità, pari allaccelerazione di gravità (g) per la massa (m) del liquido, cioè il prodotto del suo volume ( r 2 h) per la sua densità (d). Quando il liquido raggiunge laltezza massima consentita, le due forze si eguagliano: 2 r = r 2 hdg da cui : h = m = r 2 hd h 2 r mg 2 r d g Giorgio Bonaga

15 Di quanti cm si innalza lesano, in un tubo di diametro interno di 0,4 mm, a 20°C ? (20°C) = 1, N. m -1 r = 0,2 mm d(20°C) = 0,659 g. cm -3 g = 9,81 m. s -2 h = 2,78 cm ESEMPI Di quanti cm si innalza lacqua, in un tubo di diametro interno di 0,4 mm, a 20°C ? C) = 7, N. m -1 r = 0,2 mm d(20°C) = 0,998 g. cm -3 g = 9,81 m. s -2 h = 7,43 cm 7,43 cm (acqua) 2,78 cm (esano) Giorgio Bonaga

16 7,43 cm 2,78 cm 7,76 cm 3,40 cm 6,95 cm 2,20 cm 0°C 20°C 50°C acqua esano CAPILLARITA E TEMPERATURA Giorgio Bonaga

17 DUE ESEMPI DI CAPILLARITA Giorgio Bonaga

18 superficie solida ASCIUGHIAMO …. IL TAVOLO (un esempio di una pseudo-cromatografia su carta) Giorgio Bonaga carta assorbente

19 AfAf fase mobile (miscela di solventi) fase stazionaria (silica gel, allumina) supporto inerte (vetro, alluminio, PET) CAPILLARITA NELLA TLC BfBf SfSf Giorgio Bonaga

20 La capillarità ascensionale, dunque, trascina la fase mobile lungo lo strato di fase stazionaria per effetto della tensione superficiale, in una migrazione frenata dalla forza di gravità. La distanza percorsa dal fronte del solvente (S f ) è data dallespressione: con: t = tempo di migrazione k = costante di proporzionalità =. con: d p = diametro delle particelle della fase stazionaria (in m) = tensione superficiale del liquido (in N. m -1 ) = viscosità del liquido (Pa. s) Il flusso di fase mobile, pertanto, è direttamente proporzionale a e inversamente proporzionale a. Esso non è costante, ma a gradiente, da un valore massimo (estremità inferiore della lastra) a zero (estremità superiore della lastra). Il fronte del solvente, pertanto, può essere definito la distanza dallorigine nella quale il flusso della fase mobile è zero. È bene sottolineare che nella TLC il flusso non è facilmente regolabile e che la sua tendenza ad azzerarsi determina anche la dimensione massima della lastra (20 x 20 cm). La capillarità ascensionale, dunque, trascina la fase mobile lungo lo strato di fase stazionaria per effetto della tensione superficiale, in una migrazione frenata dalla forza di gravità. La distanza percorsa dal fronte del solvente (S f ) è data dallespressione: con: t = tempo di migrazione k = costante di proporzionalità =. con: d p = diametro delle particelle della fase stazionaria (in m) = tensione superficiale del liquido (in N. m -1 ) = viscosità del liquido (Pa. s) Il flusso di fase mobile, pertanto, è direttamente proporzionale a e inversamente proporzionale a. Esso non è costante, ma a gradiente, da un valore massimo (estremità inferiore della lastra) a zero (estremità superiore della lastra). Il fronte del solvente, pertanto, può essere definito la distanza dallorigine nella quale il flusso della fase mobile è zero. È bene sottolineare che nella TLC il flusso non è facilmente regolabile e che la sua tendenza ad azzerarsi determina anche la dimensione massima della lastra (20 x 20 cm). S f = t. k 2d p Giorgio Bonaga

21 S f = k. t ESEMPI Qualè il S f in una TLC ottenuta sviluppando con esano per 20 minuti a 20°C una lastra di gel di silice con particelle del diametro di 5 m ? d p = 5 m = m (esano) = 1, N. m -1 (esano) = 2, Pa. s t = 20 = 1200 s S f = 8, m = 8,5 cm Nelle stesse condizioni, con: d p = 20 m S f = 4, m = 4,5 cm 1, N. m -1 2 x m 2, Pa. s 1 S f = 1200 s m 2 S f = Giorgio Bonaga

22 S f = k. t ESEMPI Qual è il S f in una TLC ottenuta sviluppando con metanolo per 30 minuti a 20°C una lastra di gel di silice con particelle del diametro di 5 m ? d p = 5 m = m (metanolo) = 2, N. m -1 (metanolo) = 5, Pa. s t = 30 = 1200 s S f = 7, m = 7,0 cm Nelle stesse condizioni, con: dp = 20 m S f = 3, m = 3,5 cm 2, N. m -1 2 x m 5, Pa. s 1 S f = 1200 s m 2 S f = Giorgio Bonaga

23 S f = k. t ESEMPI Qual è il S f in una TLC ottenuta sviluppando con diossano per 20 minuti a 20°C una lastra di gel di silice con particelle del diametro di 5 m ? d p = 5 m = m (diossano) = 3, N. m -1 (diossano) = 1, Pa. s t = 20 = 1200 s S f = 5, m = 5,4 cm Nelle stesse condizioni, con: d p = 20 m S f = 2, m = 2,8 cm 3, N. m -1 2 x m 1, Pa. s 1 S f = 1200 s m 2 S f = Giorgio Bonaga

24 Quando sulla lastra TLC si depone una soluzione di campione e si sviluppa immergendola in una vaschetta contenente la fase mobile, nellascesa ciascun soluto presente nel campione si ripartisce tra la fase mobile e la fase stazionaria e migra con una certa velocità. Alla fine delleluizione (cioè quando la fase mobile ha percorso la distanza S f ) ciascun soluto avrà percorso una certa distanza (X f ) dal punto di caricamento del campione, distanza che definisce il suo fattore di ritardo (R f = Retard factor) o fattore di ritenzione ( Retention factor ). L R f è espresso dal rapporto tra il valore in centimetri della migrazione del soluto, misurata a partire dalla linea di caricamento (cioè a circa 2,5 cm dallestremità inferiore della lastra) e la misura in centimetri (normalmente cm, con fasi mobili a bassa viscosità) del S f. X f = 3 cm S f = 12 cm R f (X) = 3/12 = 0,25 SfSf XfXf Giorgio Bonaga

25 I valori di R f possono essere convertiti nei valori del fattore di capacità k, attraverso la relazione: k = Le condizioni TLC ottimali si realizzano quando il valore di R f è compreso tra 0,20 e 0,25 perché ad essi corrisponde un valore di k compreso tra 4 e 3 (i valori ideali del k). ESERCIZIO Un soluto è migrato per 6 cm, in una TLC con S f = 12 cm. Calcolare R f e k del soluto. R f = 6/12 0,5 k = = 1,0 Più è elevata la viscosità della fase mobile minore è la capillarità ascensionale (h) dei soluti. Inoltre le bande (o le macchie) scodano (trascinamento). È un effetto analogo alla diminuzione di flusso di gas di trasporto nella GC o alla diminuzione di pressione della fase mobile nella HPLC. I valori di R f possono essere convertiti nei valori del fattore di capacità k, attraverso la relazione: k = Le condizioni TLC ottimali si realizzano quando il valore di R f è compreso tra 0,20 e 0,25 perché ad essi corrisponde un valore di k compreso tra 4 e 3 (i valori ideali del k). ESERCIZIO Un soluto è migrato per 6 cm, in una TLC con S f = 12 cm. Calcolare R f e k del soluto. R f = 6/12 0,5 k = = 1,0 Più è elevata la viscosità della fase mobile minore è la capillarità ascensionale (h) dei soluti. Inoltre le bande (o le macchie) scodano (trascinamento). È un effetto analogo alla diminuzione di flusso di gas di trasporto nella GC o alla diminuzione di pressione della fase mobile nella HPLC. 1 RfRf ,5 - 1 Giorgio Bonaga

26 start SfSf LASTRA PER TLC (20 x 20 cm) supporto di vetro (20 x 20 cm) strato di silica gel R f = 0,25 PROPRIETA material silica gel 60 layer thickness 250 m particle size 5-20 m pore size 60 Å Giorgio Bonaga

27 b. FASE STAZIONARIA Nella TLC la fase stazionaria è generalmente costituita da silice (più raramente allumina), la cui gelificazione viene ottenuta con sostanze diverse (acidi carbossilici, alcoli grassi, ecc.), successivamente addizionata di leganti (gesso, alcol polivinilico, polimeri diversi) ed infine stratificata (con spessori dipendenti dal tipo di TLC) sulla lastra di vetro. b. FASE STAZIONARIA Nella TLC la fase stazionaria è generalmente costituita da silice (più raramente allumina), la cui gelificazione viene ottenuta con sostanze diverse (acidi carbossilici, alcoli grassi, ecc.), successivamente addizionata di leganti (gesso, alcol polivinilico, polimeri diversi) ed infine stratificata (con spessori dipendenti dal tipo di TLC) sulla lastra di vetro. ProprietàSilice 40Silice 60Silice 100 Diametro pori (Å) Volume pori (ml/g)0,650,751,0 Superficie specifica (m 2 /g) Tipo di TLC Spessore strato m) Diametro particelle ( m) Volume depositabile ( l) Preparativa Analitica25010 – 201 HPTLC15051 Giorgio Bonaga

28 Anche per la TLC è disponibile sul mercato silice per cromatografia a fase diretta, silice funzionalizzata (C18) per cromatografia a fase inversa (con fasi mobili contenenti al massimo il 25% di acqua, a causa della limitata bagnabilità della silice funzionalizzata), silice per cromatografia a coppia ionica, silice per cromatografia chirale. La TLC che utilizza particelle di silice della dimensione di 5 m è una tecnica che raggiunge alte prestazioni ed è definita con lacronimo HPTLC ( High Performance Thin Layer Chomatography ). Anche per la TLC è disponibile sul mercato silice per cromatografia a fase diretta, silice funzionalizzata (C18) per cromatografia a fase inversa (con fasi mobili contenenti al massimo il 25% di acqua, a causa della limitata bagnabilità della silice funzionalizzata), silice per cromatografia a coppia ionica, silice per cromatografia chirale. La TLC che utilizza particelle di silice della dimensione di 5 m è una tecnica che raggiunge alte prestazioni ed è definita con lacronimo HPTLC ( High Performance Thin Layer Chomatography ). 40 m 10 m 5 m 2000 m 250 m 150 m TLC PREPARATIVA TLC ANALITICA HPTLC Giorgio Bonaga

29 c. FASE MOBILE Nella TLC la fase mobile è una miscela di liquidi scelti in base al tipo di tecnica cromatografica prescelta (fase diretta, fase inversa, ecc.). Analogamente alla LC, per: FASE DIRETTA: la fase mobile si prepara miscelando un primo solvente non polare (es. esano) con un secondo solvente più polare (es. etere etilico) e con piccole quantità di un terzo solvente molto polare (es. acido acetico) in modo da disattivare, in parte, lo strato di gel di silice ed evitare lo scodamento delle macchie o delle bande; FASE INVERSA: la fase mobile si prepara miscelando un primo solvente polare (es. acetonitrile) con un secondo solvente non polare (es. toluene). c. FASE MOBILE Nella TLC la fase mobile è una miscela di liquidi scelti in base al tipo di tecnica cromatografica prescelta (fase diretta, fase inversa, ecc.). Analogamente alla LC, per: FASE DIRETTA: la fase mobile si prepara miscelando un primo solvente non polare (es. esano) con un secondo solvente più polare (es. etere etilico) e con piccole quantità di un terzo solvente molto polare (es. acido acetico) in modo da disattivare, in parte, lo strato di gel di silice ed evitare lo scodamento delle macchie o delle bande; FASE INVERSA: la fase mobile si prepara miscelando un primo solvente polare (es. acetonitrile) con un secondo solvente non polare (es. toluene). Giorgio Bonaga

30 d) ESECUZIONE DELLA TLC 1. Stoccaggio delle lastre Le lastre per TLC vengono conservate in essicatore o attivate in stufa a circa 100°C per unora prima delluso. d) ESECUZIONE DELLA TLC 1. Stoccaggio delle lastre Le lastre per TLC vengono conservate in essicatore o attivate in stufa a circa 100°C per unora prima delluso. Giorgio Bonaga

31 2. Caricamento del campione Mediante una microsiringa o un capillare, la soluzione di campione viene depositata a circa 2,5 cm dallestremità inferiore della lastra, a macchia (spot) nella TLC analitica o bidimensionale, a banda nella TLC preparativa. 3. Sviluppo della lastra La camera di sviluppo, a tenuta, è dotata di una vaschetta contenente circa 100 ml di fase mobile. La camera viene presaturata di fase mobile in frigorifero, prima dello sviluppo. La lastra viene posta nella vaschetta e al termine dello sviluppo viene estratta e asciugata. Nel caso della TLC bidimensionale la lastra viene ruotata di 90° e sviluppata una seconda volta in una seconda camera presaturata con la fase mobile scelta per la seconda eluizione cromatografica. 2. Caricamento del campione Mediante una microsiringa o un capillare, la soluzione di campione viene depositata a circa 2,5 cm dallestremità inferiore della lastra, a macchia (spot) nella TLC analitica o bidimensionale, a banda nella TLC preparativa. 3. Sviluppo della lastra La camera di sviluppo, a tenuta, è dotata di una vaschetta contenente circa 100 ml di fase mobile. La camera viene presaturata di fase mobile in frigorifero, prima dello sviluppo. La lastra viene posta nella vaschetta e al termine dello sviluppo viene estratta e asciugata. Nel caso della TLC bidimensionale la lastra viene ruotata di 90° e sviluppata una seconda volta in una seconda camera presaturata con la fase mobile scelta per la seconda eluizione cromatografica. Giorgio Bonaga

32 CARICAMENTO E SVILUPPO TLC MONODIMENSIONALE ascensione (capillarità) caricamento del campione a macchia caricamento del campione a banda 2,5 cm S f (12 cm) Giorgio Bonaga

33 CARICAMENTO E SVILUPPO TLC BIDIMENSIONALE caricamento del campione Giorgio Bonaga

34 CARICAMENTO E SVILUPPO TLC BIDIMENSIONALE caricamento del campione Giorgio Bonaga

35 CAMERA DI SVILUPPO PER TLC Giorgio Bonaga

36 4. Rivelatori e visualizzazione Nella TLC sono numerosi, ma i più comuni si basano su due principi. 4. Rivelatori e visualizzazione Nella TLC sono numerosi, ma i più comuni si basano su due principi. Rivelatori di fluorescenza Con un nebulizzatore si spruzza la lastra con una soluzione alcolica di sale sodico di 2,7-diclorofluoresceina. La lastra viene visualizzata con una lampada di Wood (radiazioni UV). Rivelatori per carbonizzazione Con un nebulizzatore si spruzza la lastra con una soluzione satura di bicromato di potassio in acido solforico. La lastra viene visualizzata dopo riscaldamento in stufa a 110°C per alcuni minuti. Rivelatori di fluorescenza Con un nebulizzatore si spruzza la lastra con una soluzione alcolica di sale sodico di 2,7-diclorofluoresceina. La lastra viene visualizzata con una lampada di Wood (radiazioni UV). Rivelatori per carbonizzazione Con un nebulizzatore si spruzza la lastra con una soluzione satura di bicromato di potassio in acido solforico. La lastra viene visualizzata dopo riscaldamento in stufa a 110°C per alcuni minuti. Giorgio Bonaga

37 RIVELATORI E VISUALIZZAZIONE lampada di Wood soluzione alcolica del sale sodico della 2',7'- diclorofluoresceina Giorgio Bonaga

38 soluzione satura di K 2 Cr 2 O 7 in H 2 SO 4 (in stufa a 110°C per alcuni minuti) RIVELATORI E VISUALIZZAZIONE Giorgio Bonaga

39 ALTRI RIVELATORI RIVELATOREPREPARAZIONE DELLA SOLUZIONESOSTANZE RIVELABILI anisaldeide soluzione di 0,5 ml di anisaldeide in 50 ml di CH 3 COOH glaciale con aggiunta di 1 ml di H 2 SO 4 concentrato steroli terpeni reattivo di Dragendorff soluzione 0,11 M di KI aggiunta a una soluzione 0,6 mM di subnitrato di bismuto in CH 3 COOH 3,5 M alcaloidi composti con N quaternario iodoplatinato di potassio soluzione allo 0,15% di iodoplatinato di potassio aggiunta a una soluzione al 3% di HCl diluito alcaloidi ammine composti azotati acido fosfomolibdicosoluzione al 10% di acido fosfomolibdico in etanolo lipidi steroli lattoni cheto- e idrossi-acidi acidi grassi insaturi composti fenolici rodammina Bsoluzione allo 0,25 % di rodammina B in etanolo lipidi anisaldeide subnitrato iodoplatinato acido fosfobolibdico rodammina B di bismuto di potassio Giorgio Bonaga


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