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I principi della conservazione e del restauro dei BBCC mobili.

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Presentazione sul tema: "I principi della conservazione e del restauro dei BBCC mobili."— Transcript della presentazione:

1 I principi della conservazione e del restauro dei BBCC mobili

2 Perché si restaura? Per raggiungere quali obiettivi? Per rispondere a quali bisogni? Quali fattori o circostanze impongono il restauro? Cosa si restaura?

3 Restauro: attività comunque svolta per prolungare la vita dellopera darte e parzialmente reintegrarne la visione e il godimento

4 In passato il termine Restauro indicava le operazioni necessarie a riportare unopera alle sue condizioni iniziali, se queste erano state compromesse dallusura del tempo o da eventi traumatici.

5 Fondamentale premessa al restauro è il riconoscimento di un prodotto dellattività umana quale opera darte, caratterizzata dalla duplice istanza estetica e storica. Per questo motivo restauro e Beni Culturali sono due concetti che presuppongono luno lesistenza dellaltro, e si può parlare di una vera e propria attività di restauro solo da quando nella sensibilità collettiva è maturato il concetto di valore storico-culturale di un Bene, cioè a partire dal XVIII- XIX secolo. Prima di tale periodo le operazioni condotte sulle opere darte erano solo di ripristino di una funzionalità perduta ma non di conservazione del suo valore storico. Una vera e propria coscienza critica sul restauro maturò solo nel XIX secolo.

6 Principi fondamentali della conservazione e del restauro Si restaura solo la materia dellopera darte, non limmagine (non si può intervenire sullimmagine di unopera, per renderla magari più gradevole o adeguata al gusto dei propri tempi). Il restauro deve mirare a ristabilire dellunità potenziale dellopera, purché sia possibile raggiungere ciò senza commettere un falso artistico o un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dellopera nel tempo.

7 Principi fondamentali della conservazione e del restauro 1.il restauro deve essere riconoscibile (anche se non immediatamente visibile) 2.la materia dellopera darte è insostituibile 3.ogni intervento deve essere compatibile e possibilmente reversibile, e facilitare gli eventuali interventi futuri 4.ogni intervento deve essere preceduto da una attenta analisi storica dellopera sulla quale si interviene (genesi, sia sulla sua storia successiva fino ai nostri giorni, in particolare su tutte le trasformazioni e i restauri precedenti) 5.Ad ogni intervento si deve accompagnare una attenta analisi tecnico-scientifica dei materiali e delle patologie riscontrate 6.Ogni intervento di restauro dovrebbe essere documentato e pubblicato per lasciare nel futuro precise indicazione degli interventi effettuati sullopera (analisi effettuate e procedure eseguite nel restauro, documentazione dello stato iniziale e di quello finale a seguito del restauro)

8 Principi fondamentali della conservazione e del restauro Oggi si pone massima attenzione sullaspetto della AUTENTICITÀ. Infatti, il fine principale del restauro è consentire la conservazione di ciò che è autentico di unopera, senza alcuna intenzione di ripristino di uno stato iniziale che, nella maggior parte dei casi, può essere del tutto ignoto. Ciò significa che è prioritario salvaguardare ciò che di unopera può essere considerato documento storico, sia della sua genesi, sia della sua storia successiva.

9 Interventi volti a riparare danni, naturali o causali o intenzionali, prodottisi su manufatti dinteresse artistico sono documentati fin dallantichità sia attraverso le fonti letterarie sia attraverso il ritrovamento di reperti che mostrano riparazioni, modifiche e sostituzioni di parti come nel caso di ceramiche e manufatti metallici.

10 Nel corso del Medioevo lapproccio agli interventi di restauro non è molto diverso, ma il maggior numero di informazioni e opere superstiti consentono un giudizio più preciso. Si diffondono i trattati tecnici che suggeriscono i procedimenti e i materiali più adatti con cui conservare in particolare le opere pittoriche. es. Trattato del Cennino (inizio XV sec.) analizza le caratteristiche dei materiali (pigmenti, supporti, leganti …) e suggerisce quali accorgimenti occorre usare in ogni fase dellesecuzione per assicurare allopera maggiore stabilità e sicurezza di conservazione.

11 Durante il Medioevo la pratica manutentiva era costante relazione con alla persistenza del valore, del significato e della funzione dellopera e dunque alla necessità di mantenere la conservazione materiale e la leggibilità iconografica, fino al punto da procedere a veri e propri rifacimenti di parti più o meno estese.

12 In particolare la PULITURA dei dipinti conservati in chiese, monasteri, edifici pubblici e privati era latto manutentivo più comune per asportare dalle superfici strati di polvere e depositi di nerofumo. Le fonti indicano luso di sostanze abrasive o acide, e non mancano di rilevare lesito spesso distruttivo di questi procedimenti tanto da raccomandare successive riprese del colore, ridipinture e verniciature con resine, oli e chiara duovo.

13 La continuità e la cultura della manutenzione sono testimoniate anche dai numerosi documenti relativi alla grandi istituzioni civili e religiose che incaricavano pittori, a volte anche illustri, di intervenire sul patrimonio figurativo presente in edifici ecclesiastici e palazzi pubblici per riparare danni o assicurare lo stato di conservazione delle opere.

14 Fin dallinizio del Trecento le fonti descrivono lattività dellOpera del Duomo di Siena per la manutenzione di sculture e tavole dipinte, anche con interventi di aggiornamento iconografico per ubidire a nuove esigenze di culto. Altrettanto importanti sono gli interventi documentati nel Palazzo Pubblico come quello realizzato da Andrea Vanni, incaricato di ridipingere con fedeltà iconografica le parti danneggiate dallumidità dellaffresco di Ambrogio Lorenzetti raffigurante il Buon Governo

15 In età medievale erano molto frequenti i RIFACIMENTI di antiche e venerate icone sacre. Le ridipinture erano dettate dalla necessità di mantenere la chiara definizione ed evidenza iconografica, necessarie per conservarne immutato il valore liturgico e sacrale. In altri casi il rinnovamento del gusto e il mutato apprezzamento del valore stilistico comportavano, seppur nel mantenimento di una sostanziale fedeltà alliconografia originale, il rifacimento di parti significative di immagini importanti dal punto di vista religioso o politico.


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