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1.GRANDEZZE, DIMENSIONI E MISURE 2.SENSIBILITA STRUMENTALI E SCALA NOMINALE DEI DISEGNI 3.INCERTEZZA E PROBABILITA: INDICI DI TENDENZA 4.INDICI DI DISPERSIONE.

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1 1.GRANDEZZE, DIMENSIONI E MISURE 2.SENSIBILITA STRUMENTALI E SCALA NOMINALE DEI DISEGNI 3.INCERTEZZA E PROBABILITA: INDICI DI TENDENZA 4.INDICI DI DISPERSIONE 5.ERRORI 6.INCERTEZZE NELLE MISURAZIONI TOPOGRAFICHE

2 1.1 RAPPRESENTAZIONE NUMERICA E RAPPRESENTAZIONE MATEMATICA Continuo – Discontinuo Analogico - Digitale Misurabile - Incommensurabile

3 matematico / numerico C = 2.r. 3,14… C = 2.r. π

4 Grandezze adimensionali Sono definite come rapporto fra grandezze omogenee Il loro valore è indipendente dal sistema di unità di misura scelto Esempio: langolo piano espresso in radianti è definito come rapporto fra la lunghezza dellarco ed il raggio l R θ = l / R θ

5 Grandezze fisiche Definizione operativa di una grandezza fisica specifica le operazioni da compiere per misurarla: criteri di uguaglianza e somma (e differenza) unità di misura Misura diretta avviene per confronto della grandezza fisica in esame con un altra scelta come campione Misura indiretta viene derivata dalla misura di altre grandezze fisiche sfruttando le relazioni esistenti tra le varie grandezze fisiche (es. v=s/t)

6 misura Numero che esprime il rapporto tra la grandezza in oggetto e la grandezza di un campione ripetibile e convenzionato omogeneo dello stesso fenomeno in oggetto, campione che perciò è assunto come unità di misura. L= m/n. U

7 Unità di misura

8 Le grandezze sono enti suscettibili di misura espressa in secondi, chilogrammi, metri … hanno unità e dimensioni che rappresentano il tipo di quantità cui si riferiscono le loro misure. la dimensione di una lunghezza [L] può essere espressa da diverse unità: metro, centimetro e anno luce Unarea ha le dimensioni di una lunghezza al quadrato [L] 2 Un volume ha le dimensioni di una lunghezza al cubo [L] 3 Grandezze che hanno le stesse dimensioni possono essere confrontate tra loro: 1 giorno (1d) = s = 24 ore (24 h)……... [T] 1 d > 1h > 35 min 1 kg =1000 g [M] ma grandezze con dimensioni diverse non possono essere confrontate 10 kg [M] non possono essere confrontati con 10 s [T] dimensione

9 misurazione La misura è sempre il risultato dellinterazione fra due sistemi fisici incerti il fenomeno o il corpo da studiare lapparato sperimentale

10 Quantità misurabile E lattributo di un fenomeno, corpo o sostanza, che può essere distinto qualitativamente e determinato quantitativamente

11 Continuo / Discontinuo ANALOGICO : sistema basato sulladerenza alla continuità di un fenomeno referente; sistemi nei quali una data grandezza fisica, variabile con continuità, rappresenta in quella analogia la grandezza significata DIGITALE : sistema basato su una rappresentazione dell'informazione mediante elementi discreti (numeri, simboli, ecc.)

12 1.2 Cifre e ordini di grandezza

13 Non indica la stessa misura!

14 Cifre significative nel numero di una misura risultati di misure forniti con diversi numeri di cifre significative: 1 cifra significativa: 6 m 1 cifra significativa: 0,006 km Gli zeri che precedono la prima cifra non nulla non sono cifre significative! 2 cifre significative: 6,0 m Gli zeri che seguono lultima cifra non nulla sono cifre significative! 2 cifre significative: 0,40 m In questo caso lo zero prima della virgola non è una cifra significativa, mentre il secondo zero è una cifra significativa

15 Cifre significative in somme e differenze 70,6m + 6,43 m = 77,03 m 77,0m 24,02m + 122,157 m = 146,177m 146,18m Risultati corretti Il risultato di una addizione (o di una sottrazione) va espresso con un numero di cifre dopo la virgola pari a quelle delladdendo con meno cifre dopo la virgola Gli arrotondamenti vanno fatti per difetto se la cifra che segue lultima cifra significativa è 5. Se la cifra dopo lultima cifra significativa è = 5, e non è seguita da altre cifre, larrotondamento va fatto per difetto; se invece essa è seguita da altre cifre, si arrotonda per eccesso

16 Cifre significative in prodotti e rapporti Esempio: misura delle dimensioni di un rettangolo con un metro Accuratezza della misura: ±0,1cm a = 11,6 cm b = 6,4 cm I valori misurati a e b hanno rispettivamente 3 e 2 cifre significative Calcoliamo larea A = a b = 74,24 cm 2 Il risultato corretto è A=74 cm 2 (2 cifre significative, come b) pari a quello del fattore che ha meno cifre significative Il risultato di un prodotto va espresso con un numero di cifre significative pari a quello del fattore che ha meno cifre significative

17 1.GRANDEZZE, DIMENSIONI E MISURE 2.SENSIBILITA STRUMENTALI E SCALA NOMINALE DEI DISEGNI 3.INCERTEZZA E PROBABILITA: INDICI DI TENDENZA 4.INDICI DI DISPERSIONE 5.ERRORI 6.INCERTEZZE NELLE MISURAZIONI TOPOGRAFICHE

18 Sensibilità e precisione degli strumenti di misura sensibilità di uno strumento è la minima quantità di grandezza misurabile con lo strumento (ordine di grandezza). precisione di uno strumento è il rapporto tra la sensibilità dello strumento e la massima quantità di grandezza che lo strumento può misurare. La precisione è una grandezza adimensionale, tanto maggiore quanto minore è il numero che la esprime.

19 Scala grafica e scala MOMINALE Scala della rappresentazione è la scala grafica tale per cui le incertezze dimensionali risultano inferiori allerrore di graficismo a quella scala: cioè rientrano nella tolleranza prevista dai capitolati alle diverse scale date.

20 Errore di graficismo e tolleranza grafica genere della Rappresentazione grafica Indice di scala Contenuto referenziale dellErrore di graficismo tolleranza

21 La scala è la scala dinformazione del modello non conta la vera e propria scala del disegno digitale, ma la solo scala a cui è corretto stampare il disegno, Corrisponde alla scala per cui è stato progettato e realizzato il rilievo e la sua restituzione grafica o eidomatica.

22 Scala nominale come parametro del rilievo Il rapporto di scala, a causa dellerrore di graficismo, determina automaticamente la precisione metrica, il dettaglio semantico del rilievo e della sua restituzione corretta.

23 1.GRANDEZZE, DIMENSIONI E MISURE 2.SENSIBILITA STRUMENTALI E SCALA NOMINALE DEI DISEGNI 3.INCERTEZZA E PROBABILITA: INDICI DI TENDENZA 4.INDICI DI DISPERSIONE 5.ERRORI 6.INCERTEZZE NELLE MISURAZIONI TOPOGRAFICHE

24 Natura PROBABILISTICA della misura Il valore della misura esatta è teoricamente pensabile solo come valore più probabile della misurazione. Per la legge probabilistica empirica del caso il valore teoricamente esatto di una misura lo si approssima come il valore più frequente in una serie di misurazioni; tante più saranno tali misurazioni quanta più sarà la precisione della misura.

25 INCERTEZZA Ma da un numero limitato di prove si può solo ridurre statisticamente laleatorietà introducendo la nozione di precisione e di errore come due grandezze reciproche, inversamente proporzionali che misurano lincertezza della misurazione o dello strumento.

26 Linsieme di misure omogenee di una stessa grandezza si possiamo distribuire in classi di equivalenza 1, 2, 3, … n corrispondenti ai valori di data misura X i = (x 1, x 2, … x n.) che esprimono ciascuna quante misurazioni si possono riguardare entro una stessa misura. Queste classi indicano le. frequenze corrispondenti alle misurazioni x 1, x 2, … x n di una data misura X i. POPOLAZIONE di misure x f

27 Prima nozione statistica: frequenza Frequenza o frequenza assoluta (peso) di una modalità (misura) è il numero totale di volte che essa si presenta nelle unità rilevate

28 In questo caso il continuum delle misure X i è stato discretizzato in intervalli di due unità ( ad esempio nella classe 2 sono comprese le misure da 55,5 a 57,5). Diciamo intuitivamente che al crescere dellintervallo che definisce le classi diminuisce la precisione (come nel caso in cui si prelevassero le misure con una cordella metrica intervallata solo ogni mezzo centimetro piuttosto che con un nastro millimetrato) e cresce la difficoltà di leggere una misura attribuendola ad una classe. Perciò i numeri che esprimono le misure x 1, x 2, … x n sono solo dei simboli delle classi di equivalenza 1, 2, 3, … n e non possiamo esprimere un intervallo con suoi limiti effettivi (55,5-57,5) perché una misura che cadesse sul limite (55,5) non sarebbe classificabile. x 1.x i f 1..f i

29 3.2 Media e misura probabile

30 MEDIA M è un indice significativo dellinsieme dei dati ed esprime la posizione sulla scala ordinata delle misurazioni di X (x 1, x 2, … x n ) verso la quale si addensa la popolazione. x f

31 Misura PROBALILE di una grandezza Ripetendo n volte la misura x di una grandezza si può dimostrare che se gli errori sono distribuiti del tutto casualmente (distribuzione normale) il valore più probabile della misura è la media aritmetica dei risultati delle misure: x m = (x 1 +x 2 +x x n )/n Valore medio della misura x m =

32 media aritmetica ponderata Quando ciascuna modalità (misura) si presenta con una certa frequenza o peso, è più vantaggioso calcolare la media aritmetica considerando le frequenze): in tal caso si parla di media aritmetica ponderata perché ogni valore entra nella media con il suo peso, cioè la sua frequenza. La media aritmetica ponderata M di n valori è:

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34 Indici di dispersione Scarto Scarto medio Scarto quadratico medio Varianza

35 Seconda nozione statistica: la variabilità Il calcolo della media ci permette di sintetizzare una quantità di dati, ma dallaltro riduce linformazione racchiudendo tanti valori in un solo dato, rende simili situazioni che proprio simili non sono. Per ridurre la perdita di informazioni, si ricorre allo studio della variabilità del fenomeno.

36 Variabilità è la tendenza di un fenomeno ad assumere modalità (misure) diverse fra loro.

37 Se la serie di misure indicano 37,2 cm. e l'utente,per un errore accidentale o sistematico, trascrive i seguenti quattro valori 37,1 poi 37,4 poi 37,0 poi 37,2 risulta che la media dei valori letti sarà una comune media aritmetica: ( )/4 =148.7 /4 =37.175, detto valore medio. Una volta ottenuto il valore medio, si può calcolare un altro valore, lo scarto. Lo scarto v i è calcolato sottraendo il nuovo risultato letto x i dal valore medio. Se a esempio una quinta misurazione fornisce il valore di 37.3 si avrà uno scarto di circa -0,2. SCARTO

38 SCARTO MEDIO SCARTO è la differenza specifica tra ciascun valore x 1, x 2, … x n ed il valore M della media. Per misurare la variabilità si può dare uno SCARTO MEDIO inteso come la media della differenza specifica tra ciascun valore x 1, x 2, … x n ed il valore M della media. ovvero

39 SCARTO QUADRATICO MEDIO

40 VARIANZA È il quadrato dello scarto quadratico medio è un indice di variabilità che misura quanto si disperdono i valori delle misure in rapporto al valore medio; è la differenza tra il valore quadratico medio ed il quadrato della media

41 La varianza La varianza è la media aritmetica degli scarti dalla media al quadrato, 2

42 Scarto quadratico medio Lo scarto quadratico medio (sqm) o deviazione standard è la radice quadrata (positiva) della varianza.

43 1.GRANDEZZE, DIMENSIONI E MISURE 2.SENSIBILITA STRUMENTALI E SCALA NOMINALE DEI DISEGNI 3.INCERTEZZA E PROBABILITA: INDICI DI TENDENZA 4.INDICI DI DISPERSIONE 5.ERRORI 6.INCERTEZZE NELLE MISURAZIONI TOPOGRAFICHE

44 TEORIA DELLERRORE 1.Distribuzione normale degli errori Funzione di Gauss 2.Teoria degli errori nel rilevamento

45 grossolani – scarti macroscopici, dovuti ad imperizia e negligenza nel rilevamento sistematici – scarti sempre nello stesso senso (segno), dovuti a errata taratura dello strumento, individuabili confrontando le indicazioni dello strumento con quelle di un altro strumento tarato correttamente. accidentali – scarti agenti in maniera aleatoria che portano a deviazioni casuali in entrambe i sensi; sono dovuti a numerose circostanze, non sono identificabili individualmente ma solo statisticamente ripetendo più volte la misura della stessa grandezza. ERRORI

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47 MISURA & INCERTEZZA Ogni misura è sempre composta da: UN NUMERO UNA UNITA DI MISURA E DAL VALORE DELLINCETEZZA legata allo strumento, alloggetto misurato o alle condizioni di misurazione. Il valore dellINCERTEZZA - di una misura o di uno strumento – è valutato in un intervallo pari al doppio dellerrore probabile.

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49 Distribuzione normale dellerrore accidentale: FREQUENZA Eseguendo n misurazioni x di una grandezza si possono raggruppare i risultati in classi di frequenza 1, 2, 3, … n che indicano il peso di probabilità di una certa misura e non sono necessarie nel caso di misure della stessa precisione. x f

50 distribuzione probabilistica degli errori accidentali in una serie di misure di ugual precisione è tale che: 1 - esiste un limite entro il quale non vi sono più errori accidentali 2 – la probabilità che le misure siano approssimate in eccesso è uguale a quella che siano approssimate in difetto 3 – gli errori sono tanto più improbabili nella misura in cui crescono; ovvero saranno tanto più numerosi quanto più saranno piccoli. La media aritmetica M dei valori letti in diversi momenti sulla stessa grandezza corrisponde al valore più probabile della misura

51 Disposizione simmetrica degli scarti Eseguendo un sempre maggiore numero di misurazioni, e misurandone un sempre maggiore numero di scarti dal valore medio si constata una Legge di simmetria: in valore assoluto gli scarti si equivalgono, cioè non esiste una tendenza degli scarti accidentali a superare o difettare dal valore medio.

52 Disposizione decrescente degli scarti La frequenza degli scarti aumenta con il rimpicciolire del valore dello scarto stesso, poiché è molto più probabile commettere un errore minuscolo piuttosto che un errore elevato. Ad esempio nel prelievo di una misura diretta è più probabile sbagliare accidentalmente di un centimetro che di un decimetro.

53 Dunque nel caso di misure ripetute di ugual precisione il valore medio costituisce la stima empirica del valore teorico della misura della grandezza. Tale valore sarà tanto più probabile quanto più aumenta il numero N delle misure. Rispetto a questo valore più probabile della misura gli scarti - le differenze specifiche tra ciascun valore x 1, x 2, … x n ed il valore M della media – costituiscono gli errori veri rispetto al valore più probabile della Misura: La somma algebrica di questi scarti dovrebbe essere sempre nulla

54 ed è sempre minima la somma dei loro quadrati rispetto alla media. Questo principio detto dei minimi quadrati è fondamentale per la compensazione degli errori accidentali. Si considera la vera misura come dato più probabile rispetto al quale dunque è minima la somma dei quadrati di tutte le differenze fra le varie misure di una stessa grandezza. Scarto quadratico medio σ Errore quadratico medio

55 ERRORE QUADRATICO MEDIO Questo indice (detto scarto tipo o anche deviazione standard) esprime in media lentità dellerrore entro il quale può oscillare il valore delle misurazioni. Indica quanto ogni misura mediamente si scosta dal valore teorico della grandezza osservata. Valuta la dispersione della media empirica intorno al valore della media teorica.

56 Lerrore quadratico medio consente di valutare la precisione delle misurazioni. Si dimostra che al crescere delle misurazioni i valore minori di sono circa il 70% di quelli rilevati ovvero il valore di ha una probabilità di 0,7 di non essere superato. Solo una misurazione su mille è affetta da scarti (errori) accidenetali che eccedono il triplo di.

57 Istogramma delle misure Le misurazioni x i di una grandezza si rappresentino tra il più piccolo (x min )e il più grande (x max ) dei valori misurati x i e si divida l'intervallo x min, x max in un certo numero di classi di frequenza, ciascuna di ampiezza Δx.

58 In ascissa si indica lordine crescente (decrescente) dei valori x i, In ordinata si indica il valore della frequenza.

59 Il grafico rappresenta la distribuzione dei risultati delle misure, mostrando che la maggior parte dei risultati si addensa intorno al valor medio, mentre risultati che differiscono considerevolmente dalla media sono poco frequenti.

60 Distribuzione di Gauss Si può dimostrare che quando gli errori sono distribuiti casualmente, facendo il limite per Δx -->0, e n -->, cioè aumentando il numero delle osservazioni e riducendo l'ampiezza delle classi, l'istogramma precedente si trasforma in una curva continua chiamata gaussiana o curva di Gauss:

61 Frequenza delle misure scarto errore

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63 il parametro σ, chiamato deviazione standard, esprime la distanza orizzontale tra i punti di flesso e il massimo della curva (della funzione); rappresenta la dispersione dei risultati intorno al valore più probabile

64 Quanto maggiore è tale dispersione tanto più larga appare la curva. Una curva molto allargata indica che l'effetto degli errori accidentali è notevole. Il significato statistico della curva di distribuzione è il seguente: presi due valori x1 e x2, l'area sottesa dalla curva nell'intervallo x1, x2 rappresenta la probabilità che il risultato di una misura sia compreso tra x1 e x2.

65 si può dimostrare che esiste il 68.3 % di probabilità che il risultato della misura sia compreso nell'intervallo x o +σ, il 95.4 % che sia compreso nell'intervallo x o +2σ e il 99.7 % che si trovi in x o +3σ,

66 La deviazione standard può essere stimata dai risultati sperimentali usando la relazione: σ = ( (x i -x m ) 2 /(n-1)) 1/2 in cui la sommatoria al numeratore rappresenta la somma dei quadrati degli scarti dalla media. Nota la deviazione standard è possibile calcolare l'errore della media, o errore standard, come: μ = σ/n 1/2 che rappresenta la deviazione standard della media. Di conseguenza esiste il 68.3 % di probabilità che il valor vero sia contenuto nell'intervallo x m +μ, il 95.4 % che sia contenuto in x m +2μ e il 99.7 % che sia contenuto in x m +3μ. Assumendo come grado di fiducia il 95.4 % della probabilità, si può esprimere il risultato delle misure nella forma: x = x m +/-2μ

67 TOLLERANZA è dunque definita come il triplo dellerrore quadratico medio e costituisce lERRORE TEMIBILE in una misurazione, è il valore prefissato dellincertezza. TOLLERANZA è dunque la maggiore tra le differenze ammissibili tra due misure della stessa grandezza in modo che possa essere assunta la media come valore più probabile della misura effettiva. Consente di valutare lERRORE RELATIVO allUNITA DI MISURA in modo che si possa assumere una CORREZIONE automatica di segno contrario allerrore stesso.

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69 COME SI DETERMINA LA TOLLERANZA IN UN RILIEVO? 1)In base alle caratteristiche del modello finale 2)In base alle condizioni (strumenti e metodi) del rilevamento

70 promiscuità dei tipi di misurazione, programmi di calcolo e di compensazione di queste misure La relazione fra le grandezze che costituiscono il rilievo, la posizione spaziale, ovvero le coordinate delloggetto del rilievo o di un punto dello stesso, la distanza relativa di un punto rispetto ad un altro non sono direttamente misurabili perchè non esistono strumenti che misurino direttamente sia luna che laltra di queste grandezze. Esse sono misure ottenute indirettamente. Le misure indirette richiedono il ricorso ad un modello geometrico che, però, fa uso di misure dirette.

71 LA PRECISIONE DEL MODELLO GEOMETRICO Se il rilievo approda ad un modello grafico delloggetto rilevato il parametro fondamentale è lerrore di graficismo legato alla scala del disegno. Allorché nel progetto di rilievo si fissa una scala di restituzione si implica un margine derrore ammissibile per rapporto allo scopo; solo da ciò consegue la scelta di strumenti e metodi di rilievo.

72 Lerrore di graficismo nel disegno è valutato intorno ai 2 o 3 decimi di mm. assumendo conseguentemente un valore di tolleranza direttamente proporzionale alla diminuzione della scala (crescita del denominatore di scala) dai 3 cm. della scala 1:100 ai 60 cm. in scala 1:2000. Daltronde la rilevazione delle lunghezze con strumenti diretti per rilievi in scala 1:50 non consente tuttavia di rispettare nemmeno lerrore di 1,5 cm. consentito dallerrore di graficismo… La differenza tra errore di graficismo e tolleranza strumentale cresce in scala 1:20 sulle grandi estensioni, mentre per rilievi in scala 1:100 la tolleranza strumentale è ampiamente contenuta nellerrore di graficismo.

73 Il ricorso alla scala di rappresentazione ha il solo scopo di creare un riferimento alla classificazione dei vari tipi di rilievo anche se il rilievo approda a una banca dei dati geometrici descrittivi delloggetto architettonico, ovvero a dati numerici, con codici di riconoscimento, relativi alla geometria descrittiva delloggetto, (in generale coordinate rispetto ad un prescelto sistema di riferimento) in scala 1:1. Tuttavia il riferimento alla scala grafica misura lincertezza dei dati numerici (coordinate) archiviati. Infatti la stampa dei dati avrà senso solo se le incertezze dei dati archiviati riportate alla scala grafica della rappresentazione, non superano il limite che costituisce la tolleranza della posizione cartografica di ogni punto delloggetto rappresentato. Rappresentazioni in una scala tale per cui lincertezza della posizione grafica di un punto supera questo limite, non sono rappresentazioni corrette. La scelta di questo limite o tolleranza della posizione di un punto sulla carta, è in generale correlata con il graficismo. Gli spessori stessi dei segni grafici che riproducono sulla carta loggetto rilevato sono di alcuni decimi di millinietro. Alcuni decimi di millimetro è perciò lordine di grandezza di questa tolleranza grafica ammettendo che tutte le incertezze della misura della posizione debbano risultare inferiori a questi pochi decimi di millimetro.

74 MISURE DIRETTE

75 ERRORE QUADRATICO MEDIO NELLE MISURE DIRETTE Distanza topografica è la misura della lunghezza del segmento che unisce la proiezione di due punti sulla superficie di riferimento. La misura diretta di una distanza L si compie riportando n volte una lunghezza campione al quale è connesso un errore quadratico medio au noto dellassommarsi delle esperienze. au è riferito al metro o al chilometro.

76 ERRORE ACCIDENTALE NELLE MISURE DIRETTE L errore accidentale quadratico medio a L della misura diretta L di una distanza è proporzionale alla radice quadrata della distanza:

77 lerrore quadratico medio non è direttamente in proporzione al crescere della distanza ma della sua radice quadrata perché le compensazioni tra valutazioni per eccesso e per difetto avvengano automaticamente aumentando lentità della misura.

78 ERRORE SISTEMATICO NELLE MISURE DEIRETTE Invece gli errori dovuti alla taratura degli strumenti influenzano la lettura delle misure sempre nello stesso modo, direttamente proporzionale alla distanza da misurare. Per ogni condizione strumentale esiste un coefficiente di proporzionalità su, cioè un errore quadratico sistematico unitario.

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80 ERRORE TEMIBILE COMPLESSIVO NELLE MISURE DIRETTE è la somma degli errori accidentali e sistematici. Dove L è la distanza da misurare, au è lerrore medio unitario accidentale, su è lerrore medio unitario sistematico ricavati per via sperimentale.

81 TOLLERANZA NELLE MISURE DIRETTE stabiliti p e q parametri costanti stabiliti sperimentalmente come il triplo degli errori quadrati medi, la TOLLERANZA t è

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83 La tolleranza è stabilita da diversi sistemi di unificazione, il Catasto Italiano, dallIGM, Ad esempio il Catasto Italiano stabilisce i seguenti valori di p e q: Terreno pianeggiante 0,015 Terreno ondulato 0, Terreno sfavorevole 0,025 pq

84 G. Boaga, Introduzione al rilievo fotogrammetrico dei monumenti, Roma Boaga fissa per il rilievo edilizio una Tolleranza compresa tra 0,45 e 1,45 mm per metro.

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86 Praticamente se si prendono di una stessa distanza due misure (ad esempio in andata ed in ritorno) si possono verificare due condizioni 1 – la differenza tra queste misure è minore o uguale alla tolleranza e dunque si può assumere come valore più probabile di L la loro media aritmetica 2 – la differenza tra le due misure è maggiore della tolleranza stabilita e dunque non possono essere accettate.

87 Nel progetto del rilievo deve essere interamente indicata la strumentazione da usare; la scelta va fatta prendendo in considerazione la scala del rilievo e quindi lincertezza massima accettabile ovvero la tolleranza degli errori nella descrizione delloggetto. Una propedeutica analisi attraverso modelli di simulazione per verificare a priori le precisioni ottenibili con determinati strumenti e con determinati schemi di rete, precisioni compatibili con una scala nominale desiderata.


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