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TRASMISSIONE CULTURALE 1. 1 Guinea Guinea Equatoriale Guinea Bissau Guinea (Guinea-Conakri) Papua Nuova Guinea.

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Presentazione sul tema: "TRASMISSIONE CULTURALE 1. 1 Guinea Guinea Equatoriale Guinea Bissau Guinea (Guinea-Conakri) Papua Nuova Guinea."— Transcript della presentazione:

1 TRASMISSIONE CULTURALE 1

2 1 Guinea Guinea Equatoriale Guinea Bissau Guinea (Guinea-Conakri) Papua Nuova Guinea

3 1 Guinea Guinea Equatoriale Guinea Bissau Guinea (Guinea-Conakri) Papua Nuova Guinea

4 4

5 5

6 Tribù dei Fore 6

7 Nel 1953, una giovane ragazza del gruppo Fore consumò una porzione del cervello di sua nonna, appena defunta. La donna era morta a seguito di una malattia caratterizzata dai seguenti sintomi: 1) tremore degli arti, 2) perdita di coordinazione, 3) paralisi, e 4) demenza. Quattro anni più tardi la ragazza cominciò ad esibire gli stessi sintomi della donna di cui aveva consumato il cervello. Nello stesso periodo, un giovane virologo di nome Carleton Gajdusek raggiunse il villaggio dei Fore negli altopiani orientali della PNG e stabilì una connessione tra il partecipare ai riti funerari ed esserne il protagonista principale! Quando divenne chiaro che mangiare materia cerebrale era la causa di una qualche forma di infezione, la pratica (nota come kuru) venne abbandonata. 7

8 Daniel Carleton Gajdusek ( ) Stanley B. Prusiner (1942-) 8

9 Carleton Gajdusek, premio Nobel per la medicina (1967). Gajdusek dimostrò che il fattore caratterizzante del kuru è costituito dallo sviluppo di replicatori parassitari. Notò la presenza di placche anomale nel tessuto cerebrale delle persone vittime del kuru. Postulò lidea di un nuovo tipo di virus (la cui strategia è di long-term dormancy), ma dopo ventanni di ricerca attiva sul kuru la comunità scientifica non riuscì a isolare il virus ipotizzato da Gajdusek. Stanley Prusiner, premio Nobel per la medicina (1997). Prusiner produsse una seconda spiegazione per il kuru e per le patologia ad esso relazionate (Encefalite Bovina Spongiforme e morbo di Creutzfeldt-Jakob). Ipotizzò lesistenza di un nuovo tipo di replicatori: i proni (particelle protinacee infettive). I proni non sono formati da acidi nucleici (DNA o RNA)! a)levoluzione dei proni è totalmente diversa da quella dei virus; b)non cè codifica genetica; c)i proni possono trasferirsi rapidamente da un ospite di tipo A (es. vacca) ad un ospite di tipo B (es. essere umano); d)una nuova specie può diventare infetta se raggiunta da una quantità sufficiente di queste molecole proteiche (vd. morbomad cow: sheep scrapie > mad cow > human CJD) e)conseguemente, agenti anti-virali sono inutili; 9

10 2 Thomas & Charles

11 Nel 1838, un giovane uomo di nome Charles, appena rientrato da un lungo viaggio in mare, è divorato dalle idee di un altro uomo di nome Thomas. Thomas non è più in vita, ma ha pubblicato le sue idee in un libro, ed è questo libro che innescherà nella mente di Charles una tra le più importanti rivoluzioni del pensiero della storia dellumanità. Charles Darwin Thomas Malthus 11

12 Di ritorno dal suo viaggio a bordo del Beagle, Darwin fu profondamente influenzato dalle idee di Thomas Malthus: il tema della competizione tra individui per lacquisizione di una quantità limitata di risorse e il problema del cambiamento nella composizione della popolazione nellarco del tempo, attrassero lattenzione di Darwin e stimolarono la connessione allidea di ereditarietà, e quindi alla teoria dellevoluzione tramite selezione naturale di tratti alternativi. Ben presto Darwin iniziò ad abbozzare The Origin of Species. competizione ereditarietà selezione darwinismoneo-darwinismo 12

13 3 Michelangelo (e il ragazzo di Cincinnati)

14 6 marzo

15 codice del virus Michelangelo 15

16 PRONI IDEE PROGRAMMI pacchetti dinformazione di natura non genetica: proni, idee e codici informatici possono essere duplicati, ma sono essi stessi dei replicatori? Secondo la teoria classica della comunicazione, lorganizzazione dellinterazione sociale e delle informazioni scambiate durante tale interazione (anche tramite artefatti come libri e computer) dipende esclusivamente dalle parti coinvolte. La trasmissione sociale presuppone che le persone siano gli unici agenti del passaggio dinformazioni. E Darwin che, leggendo Malthus, avvia il processo di duplicazione – e manipolazione dellinformazione duplicata. 16

17 Il processo di replicazione implica la presenza di una forza causale addizionale indipendente dalla volontà dei comunicatori Il processo di replicazione implica la presenza di una forza causale addizionale indipendente dalla volontà dei comunicatori Lipotesi dellesistenza di entità corrispondenti alla nozione di meme è proprio questa: esiste un replicatore soggiacente alla comunicazione ignorato dallapproccio tradizionale. Tale replicatore dirige il processo di comunicazione e consente la propagazione delle informazioni. QUALI FORZE CAUSALI DIRIGONO LA COMUNICAZIONE DI INFORMAZIONI? I MEMI? QUALI FORZE CAUSALI DIRIGONO LA COMUNICAZIONE DI INFORMAZIONI? I MEMI? 17

18 EVOLUZIONE BIOLOGICA EVOLUZIONE CULTURALE IL PRINCIPIO DELLEVOLUZIONE a)ereditarietà: entità di tipo A danno origine a entità di tipo A, entità di tipo B a entità di tipo B, ecc. b)variazione: lereditarietà non è esatta – A può dare origine a B, ecc. Ogni prodotto evolutivo (copia esatta o variazione) ha la capacità di promuovere copie di se stesso. c)adeguatezza [fitness]: la variazione deve essere associata a differenze relazionate alla probabilità di sopravvivenza a fini riproduttivi– su tali differenze agisce la selezione. Per fitness si intende la capacità di un tratto di propagarsi in una popolazione ed è misurato dalla sua affermazione nel corso delle generazioni a discapito di altri tratti concorrenti. IL PRINCIPIO DELLEVOLUZIONE a)ereditarietà: entità di tipo A danno origine a entità di tipo A, entità di tipo B a entità di tipo B, ecc. b)variazione: lereditarietà non è esatta – A può dare origine a B, ecc. Ogni prodotto evolutivo (copia esatta o variazione) ha la capacità di promuovere copie di se stesso. c)adeguatezza [fitness]: la variazione deve essere associata a differenze relazionate alla probabilità di sopravvivenza a fini riproduttivi– su tali differenze agisce la selezione. Per fitness si intende la capacità di un tratto di propagarsi in una popolazione ed è misurato dalla sua affermazione nel corso delle generazioni a discapito di altri tratti concorrenti. EVOLUZIONE CULTURALE: la cultura utilizza replicatori o esibisce ereditarietà (duplicazione senza replicazione)? 18

19 COSE LA CULTURA? Visione olistica: la cultura è tutto. Edward Tylor (antropologo, ) includeva nella nozione di cultura artefatti, sistemi di parentela e di matrimonio, rituali e credenze religiose. Visione olistica: la cultura è tutto. Edward Tylor (antropologo, ) includeva nella nozione di cultura artefatti, sistemi di parentela e di matrimonio, rituali e credenze religiose. Rivoluzione cognitivista (60): la cultura composta da mentifatti [mentifacts] La cultura è composta da cose presenti esclusivamente nalla mente degli appartenenti ad un determinato gruppo: idee, valori, credenze, ecc. Rivoluzione cognitivista (60): la cultura composta da mentifatti [mentifacts] La cultura è composta da cose presenti esclusivamente nalla mente degli appartenenti ad un determinato gruppo: idee, valori, credenze, ecc. La visione cognitivista ha posto le basi per la nozione di cultura sviluppata nei decenni successivi. La cultura è concepita come un set coerente e coeso di rappresentazioni mentali che viene riprodotto di generazione in generazione. Una definizione più operativa di cultura usa lespressione cultura del momento: linsieme di idee, credenze e valori che possono essere astratti dagli individui in un dato momento e considerati come pool di informazioni produttive in seno alla popolazione La visione cognitivista ha posto le basi per la nozione di cultura sviluppata nei decenni successivi. La cultura è concepita come un set coerente e coeso di rappresentazioni mentali che viene riprodotto di generazione in generazione. Una definizione più operativa di cultura usa lespressione cultura del momento: linsieme di idee, credenze e valori che possono essere astratti dagli individui in un dato momento e considerati come pool di informazioni produttive in seno alla popolazione 19

20 Pratica o idea? 20

21 Apprendimento e Natura La definizione cognitivista tende a separare determinismo genetico e apprendimento. Lessere umano è una specie culturale: la lunga fase di dipendenza dei neonati, lesposizione a norme culturali e comportamentali e lestrema plasticità dellapprendimento possono neutralizzare predisposizioni genetiche. Tuttavia i tratti culturali si evolvono. Le questioni sono: A.In che modo? B.Qual è la relazione tra il nostro stato di natura (biologico, genetico) e lapprendimento (apprendimento sociale, imitazione, ecc.)? Apprendimento e Natura La definizione cognitivista tende a separare determinismo genetico e apprendimento. Lessere umano è una specie culturale: la lunga fase di dipendenza dei neonati, lesposizione a norme culturali e comportamentali e lestrema plasticità dellapprendimento possono neutralizzare predisposizioni genetiche. Tuttavia i tratti culturali si evolvono. Le questioni sono: A.In che modo? B.Qual è la relazione tra il nostro stato di natura (biologico, genetico) e lapprendimento (apprendimento sociale, imitazione, ecc.)? 1.SOCIOBIOLOGIA 2.PSICOLOGIA EVOLUTIVA 3.SELEZIONISMO CULTURALE 21

22 SOCIOBIOLOGIA E.O. Wilson Sociobiology Prima teoria moderna ad affrontare secondo una prospettiva evolutiva cultura e società. il comportamento umano può esser compreso in termini di propensione allapprendimento e calcolo razionale geneticamente acquisiti; il comportamento è di natura fenotipica (ovvero attiene allinsieme di tratti di un organismo) ed è un modo per rendere più flessibili le nostre risposte allambiente che ci circonda; lapprendimento di nuovi comportamenti rientra in questo tipo di plasticità fenotipica; il solo principio necessario per spiegare i comportamenti degli organismi, Homo sapiens incluso, è lottimizzazione delladeguatezza [fitness maximization]; E.O. Wilson Sociobiology Prima teoria moderna ad affrontare secondo una prospettiva evolutiva cultura e società. il comportamento umano può esser compreso in termini di propensione allapprendimento e calcolo razionale geneticamente acquisiti; il comportamento è di natura fenotipica (ovvero attiene allinsieme di tratti di un organismo) ed è un modo per rendere più flessibili le nostre risposte allambiente che ci circonda; lapprendimento di nuovi comportamenti rientra in questo tipo di plasticità fenotipica; il solo principio necessario per spiegare i comportamenti degli organismi, Homo sapiens incluso, è lottimizzazione delladeguatezza [fitness maximization]; Come spiegano i sociobiologi il fatto, ad esempio, che un membro del gruppo Pirahã (Amazzonia) si comporta diversamente rispetto a un Tuareg del Niger? Non si tratta di una differenza prettamente culturale? La cultura, dicono i sociobiolgi, non è rilevante – e non è nemmeno necessaria. Le differenze di comportamento sono dovute alla variazione del tipo di stimoli a cui sono sottoposti i gruppi umani nelle diverse regioni del globo. 22

23 la cosiddetta variazione culturale è dovuta allinterazione dei geni con lambiente; nella sua visione più morbida, la sociobiologia ammette lesistenza della trasmissione sociale dellinformazione, ma suggerisce che questa può essere ignorata poiché non produce alcuna nuova dinamica evolutiva; la sociobiologia rifiuta lesistenza di un replicatore culturale: a) esisteva un mondo senza cultura, un mondo precedente alla comparsa di Homo sapiens, da cui noi deriviamo; b) La sociobiologia rifiuta lesistenza di un replicatore culturale: perché? a)esisteva un mondo senza cultura, un mondo precedente alla comparsa di Homo sapiens, da cui noi deriviamo; b)la cultura si è formata a seguito di un processo biologico, poiché i nostri predecessori (come del resto gli altri membri del regno animale) ne erano sprovvisti; c)non cè motivo di pensare che essere dotati di cultura sia in qualche modo diverso dal possedere qualsiasi altro tratto frutto del processo evolutivo; d)cultura e apprendimento sociale sono dunque ricondotti alla normale attività di selezione operante sui geni; La sociobiologia rifiuta lesistenza di un replicatore culturale: perché? a)esisteva un mondo senza cultura, un mondo precedente alla comparsa di Homo sapiens, da cui noi deriviamo; b)la cultura si è formata a seguito di un processo biologico, poiché i nostri predecessori (come del resto gli altri membri del regno animale) ne erano sprovvisti; c)non cè motivo di pensare che essere dotati di cultura sia in qualche modo diverso dal possedere qualsiasi altro tratto frutto del processo evolutivo; d)cultura e apprendimento sociale sono dunque ricondotti alla normale attività di selezione operante sui geni; 23

24 PSICOLOGIA EVOLUTIVA Un po di contesto: lesperimento di John Garcia OBIETTIVO: indurre avversione per certi tipi di cibo 1)procuratevi un numero significativo di topi 2)munitevi di unapparecchiatura in grado di produrre radiazioni a raggi X 3)bombardate di raggi X i topi mentre stanno consumando un certo tipo di cibo, in modo tale che i ratti associno la sensazione di dolore a quel tipo di cibo; 4)prima di nutrire i ratti con il cibo per il quale si vuole creare avversione, avvisateli dellimminente pericolo attivando dei segnali luminosi (ad es. flash) 5)spingetevi oltre: quando attivate i segnali luminosi, elettrizzate i topi, e poi offrite loro il cibo RISULTATI 1)i ratti impareranno ad associare gli elettroshock ai segnali luminosi; 2)i ratti impareranno ad associare il dolore (es. nausea causata dalle radiazioni) al consumo di certi tipi di cibo; 3)i ratti non impareranno ad associare i segnali luminosi al cibo offerto dopo la loro attivazione; 24

25 Perché i ratti ignorano i segnali luminosi che li dovrebbero mettere in guardia? Perché segnali luminosi di quel tipo non rientrano nella storia evolutiva dei ratti, ovvero sono del tutto innaturali. Il ratto non può quindi associare quel tipo di evento alla sensazione di nausea - unesperienza naturale - causata dalle radiazioni. Questa conclusione fu osteggiata dalla scuola comportamentista: secondo il behaviorism, allora dominante, i cervelli sono formati dallesperienza e non cè necessità di invocare una qualche struttura interna per spiegare il comportamento. Il comportamentismo andò declinando e la ricerca iniziò a concentrarsi sulla necessità di prendere in considerazione la biologia degli organismi, e in particolare di riconoscere le condizioni evolutive soggiacenti al lavoro del complesso cerebrale. La psicologia evolutiva considera lorganismo come un semplice esecutore adattivo limitato da quello che può apprendere in base alle strutture innate del cervello. 25

26 Psicologia evolutiva: punti teorici 1.il comportamento, inteso come evento accidentale, non può essere il focus delle forze selettive; 2.la selezione agisce sul cervello: è il cervello il target della selezione. Gli attributi della mente responsabili della produzione di comportamenti di successo sono premati da un punto di vista selettivo; 3.il cervello umano consiste di una serie di meccanismi prodotti attraverso la selezione naturale. Tali meccanismi sono atti a risolvere problemi adattivi, gli stessi problemi che i nostri antenati ancestrali affrontarono con una certa frequenza nel corso della storia evolutiva della nostra specie. 4.questi meccanismi vanno rintracciati nella nostra storia, e gran parte della storia evolutiva della nostra specie è stata spesa vivendo in piccoli gruppi di cacciatori raccoglitori (Plio-pleistocene, iniziato milioni danni fa e terminato da soli anni); 5.procurarsi il cibo, evitare i predatori, cercare opportunità riproduttive attraverso la scelta di partner appropriati, proteggere il patrimonio riproduttivo con una efficace cura genitoriale, ecc. 6.i meccanismi di cui disponiamo sono modulari: circuiti neurologici distinti sono impiegati nella risoluzione di problemi distinti, ogni meccanismo essendo capace di rispondere solo ad un certo tipo di stimolo. 1.il comportamento, inteso come evento accidentale, non può essere il focus delle forze selettive; 2.la selezione agisce sul cervello: è il cervello il target della selezione. Gli attributi della mente responsabili della produzione di comportamenti di successo sono premati da un punto di vista selettivo; 3.il cervello umano consiste di una serie di meccanismi prodotti attraverso la selezione naturale. Tali meccanismi sono atti a risolvere problemi adattivi, gli stessi problemi che i nostri antenati ancestrali affrontarono con una certa frequenza nel corso della storia evolutiva della nostra specie. 4.questi meccanismi vanno rintracciati nella nostra storia, e gran parte della storia evolutiva della nostra specie è stata spesa vivendo in piccoli gruppi di cacciatori raccoglitori (Plio-pleistocene, iniziato milioni danni fa e terminato da soli anni); 5.procurarsi il cibo, evitare i predatori, cercare opportunità riproduttive attraverso la scelta di partner appropriati, proteggere il patrimonio riproduttivo con una efficace cura genitoriale, ecc. 6.i meccanismi di cui disponiamo sono modulari: circuiti neurologici distinti sono impiegati nella risoluzione di problemi distinti, ogni meccanismo essendo capace di rispondere solo ad un certo tipo di stimolo. 26

27 Steven Pinker: I MODULI SONO ISTINTI Esempio: riconoscere la faccia di una persona 7.il riconoscimento avviene tramite una sequenza di eventi mentali inconsci; 8.riconoscere qualcosa o qualcuno sembra facile ed evidente, ma è unoperazione molto complessa la cui apparente facilità è dovuta al fatto che applichiamo il meccanismo in maniera del tutto inconscia – ovvero non esercitiamo alcun controllo; 9.lesistenza di meccanismi invisibili – di cui noi non ci rendiamo conto – è il risultato di un percorso adattivo: riconoscere un essere pericoloso senza pensarci consente alluomo di reagire in tempi tali da consentirgli la sopravvivenza; 10.non tutti i moduli sono istinti. Tra i meccanismi di base isolati dalla scuola che fa capo a Pinker ricordiamo i seguenti: a) interpretare il comportamento degli oggetti (causalità fisica), b) riconoscere esseri viventi in base al movimento, c) riconoscere diversi tipi umani e d) motivazioni e idee altrui (Theory of Mind) Steven Pinker: I MODULI SONO ISTINTI Esempio: riconoscere la faccia di una persona 7.il riconoscimento avviene tramite una sequenza di eventi mentali inconsci; 8.riconoscere qualcosa o qualcuno sembra facile ed evidente, ma è unoperazione molto complessa la cui apparente facilità è dovuta al fatto che applichiamo il meccanismo in maniera del tutto inconscia – ovvero non esercitiamo alcun controllo; 9.lesistenza di meccanismi invisibili – di cui noi non ci rendiamo conto – è il risultato di un percorso adattivo: riconoscere un essere pericoloso senza pensarci consente alluomo di reagire in tempi tali da consentirgli la sopravvivenza; 10.non tutti i moduli sono istinti. Tra i meccanismi di base isolati dalla scuola che fa capo a Pinker ricordiamo i seguenti: a) interpretare il comportamento degli oggetti (causalità fisica), b) riconoscere esseri viventi in base al movimento, c) riconoscere diversi tipi umani e d) motivazioni e idee altrui (Theory of Mind) Siamo tutti caratterizzati dalla stessa struttura mentale: ogni differenza psicologica esistente tra gli individui è causata dalle condizioni idiosincratiche delle vite individuali. 27

28 11.la nozione di universali psicologici – punto centrale della psicologia evolutiva – lascia intendere che la variazione di performance, compresa la variazione culturale, può essere ignorata 12.come risolve la psicologia evolutiva il conflitto tra questa unità psichica del genere umano e le evidenti differenze culturali e individuali? La psicologia evolutiva non sostiene che tutti gli esseri umani si comportano allo stesso modo in ogni tempo e in ogni dove: tutti gli esseri umani condividono meccanismi psicologici comuni che generano differenze di comportamento in risposta a specifiche circostanze storiche e di sviluppo dei gruppi umani. 13.la variazione osservabile tra diverse culture e tra individui non è il risultato di un adattamento psicologico, quanto piuttosto un set di norme universali applicate in diverse fasi della vita; tali norme rispondono in modo contingente a nuovi set di stimoli. 11.la nozione di universali psicologici – punto centrale della psicologia evolutiva – lascia intendere che la variazione di performance, compresa la variazione culturale, può essere ignorata 12.come risolve la psicologia evolutiva il conflitto tra questa unità psichica del genere umano e le evidenti differenze culturali e individuali? La psicologia evolutiva non sostiene che tutti gli esseri umani si comportano allo stesso modo in ogni tempo e in ogni dove: tutti gli esseri umani condividono meccanismi psicologici comuni che generano differenze di comportamento in risposta a specifiche circostanze storiche e di sviluppo dei gruppi umani. 13.la variazione osservabile tra diverse culture e tra individui non è il risultato di un adattamento psicologico, quanto piuttosto un set di norme universali applicate in diverse fasi della vita; tali norme rispondono in modo contingente a nuovi set di stimoli. La sociobiologia considera lidea di cultura come non necessaria. Qual è lapproccio della psicologia evolutiva? Cosè la cultura? 28

29 CULTURA EPIDEMIOLOGICA CULTURA EVOCATA apprendimento sociale propagazione virale della cultura informazione innata informazione espressa in modo diverso a seconda delle condizioni ambientali, storiche, ecc. Informazioni apparentemente apprese vanno intese come conoscenza evocata da stimoli ambientali. Il deposito di informazioni – il luogo da cui noi prendiamo i pezzi di conoscenza da usare – è situato nel nosro cervello ed è un deposito di fabbricazione genetica. 29

30 Psicologia evolutiva estrema nasciamo con tutte le informazioni di cui avremo bisogno nel corso della nostra vita; non apprendiamo nulla dallambiente: richiamiamo le informazioni dalla nostra memoria evolutiva; culture simili non condividono memi o unità di trasmissione culturale di successo (pezzi di informazione duplicata e propagata): esse sono semplicemente evocate da stimoli ambientali simili; nasciamo con tutte le informazioni di cui avremo bisogno nel corso della nostra vita; non apprendiamo nulla dallambiente: richiamiamo le informazioni dalla nostra memoria evolutiva; culture simili non condividono memi o unità di trasmissione culturale di successo (pezzi di informazione duplicata e propagata): esse sono semplicemente evocate da stimoli ambientali simili; 30

31 Lipotesi del jukebox in cifre (Robert Aunger The Electric Meme) il genoma umano consiste di 1.5 miliardi di paia di nucleotidi; questo numero di nucleotidi occupa 150 MB di informazione; il 97.5% del nostro genoma è uguale a quello degli scimpanzè, il che significa che è il rimanente 2.5% a definire la nostra specie; il 2.5% del nostro genoma equivale a 3.75x10 7 paia di nucleotidi, ovvero una quantità di informazioni corrispondente a 4 MB (1 bit = 1 paio di nucleotidi, 8 bits = 1 byte) gli scimpanzè hanno cultura, ma non tanta quanto gli esseri umani; se gli psicologi evolutivi hanno ragione, tutti dischi del nostro jukebox dovrebbero essere contenuti in quei 4 MB il genoma umano consiste di 1.5 miliardi di paia di nucleotidi; questo numero di nucleotidi occupa 150 MB di informazione; il 97.5% del nostro genoma è uguale a quello degli scimpanzè, il che significa che è il rimanente 2.5% a definire la nostra specie; il 2.5% del nostro genoma equivale a 3.75x10 7 paia di nucleotidi, ovvero una quantità di informazioni corrispondente a 4 MB (1 bit = 1 paio di nucleotidi, 8 bits = 1 byte) gli scimpanzè hanno cultura, ma non tanta quanto gli esseri umani; se gli psicologi evolutivi hanno ragione, tutti dischi del nostro jukebox dovrebbero essere contenuti in quei 4 MB Human Relations Area File (HRAF): database etnografico 1 milione di pagine, voci per 365 culture 5 bit per lettera - parola media di 5 lettere (25 bit, circa 3 bytes) – 700 parole per pagina MB di informazioni! Human Relations Area File (HRAF): database etnografico 1 milione di pagine, voci per 365 culture 5 bit per lettera - parola media di 5 lettere (25 bit, circa 3 bytes) – 700 parole per pagina MB di informazioni! 31

32 ANTROPOLOGIA CULTURALE Gli esseri umani devono essere considerati come formanti una specie totalmente dipendente dallo scambio di informazione sociale: siamo nati senza nessuna conoscenza fondamentale, apprendiamo tutto dal gruppo sociale in cui ci troviamo inseriti. IL GRAFICO AD ESSE Consideriamo la diffusione di una nuova pratica allinterno di una popolazione di riferimento: 1.nella fase iniziale, la diffusione dellinnovazione presenta una frequenza piuttosto bassa; 2.linnovazione, ovvero il tratto, inizia ad essere adottato da sempre più persone, con una velocità di diffusione sempre più alta 3.la velocità di diffusione rallenta; 4.il tratto non si diffonde quasi più; 5.il tratto non si diffonde più (forse perché già acquisito dalla totalità della popolazione); IL GRAFICO AD ESSE Consideriamo la diffusione di una nuova pratica allinterno di una popolazione di riferimento: 1.nella fase iniziale, la diffusione dellinnovazione presenta una frequenza piuttosto bassa; 2.linnovazione, ovvero il tratto, inizia ad essere adottato da sempre più persone, con una velocità di diffusione sempre più alta 3.la velocità di diffusione rallenta; 4.il tratto non si diffonde quasi più; 5.il tratto non si diffonde più (forse perché già acquisito dalla totalità della popolazione); 32

33 ANALISI COSTI-BENEFICI PROVA-ERRORE EMULAZIONE Quale strategia impieghiamo nelladottare un nuovo tratto? La strategia adottata è quella della trasmissione conformista: emulare gli altri, copiare ciò che fa la maggioranza e/o i membri prestigiosi del gruppo. 33

34 SELZIONISMO CULTURALE La cultura è informazione capace di agire sui fenotipi degli individui. Acquisiamo fenotipi da altri individui per mezzo di un processo di apprendimento o imitazione. A livello di popolazione, la cultura può essere considerata come un pool di informazioni che vengono modificate man mano che gli individui apprendono cose nuove. Il luogo della selezione sono le abilità cognitive, esse producono variazione e diffusione di tratti culturali, non biologici. La cultura è informazione capace di agire sui fenotipi degli individui. Acquisiamo fenotipi da altri individui per mezzo di un processo di apprendimento o imitazione. A livello di popolazione, la cultura può essere considerata come un pool di informazioni che vengono modificate man mano che gli individui apprendono cose nuove. Il luogo della selezione sono le abilità cognitive, esse producono variazione e diffusione di tratti culturali, non biologici. GENIAMBIENTE CULTURA SELEZIONISMO BIOLOGICO GENOTIPO FENOTIPO SELEZIONISMO BIOLOGICO GENOTIPO FENOTIPO SELEZIONISMO CULTURALE IDEE COMPORTAMENTO SELEZIONISMO CULTURALE IDEE COMPORTAMENTO 34

35 i selezionisti culturali pensano che levoluzione culturale presenti le tre caratteristiche fondamentali del principio evolutivo: variazione, ereditarietà e selezione; la rivoluzione darwiniana attiene più alla trasmissione di un pool di informazioni nel corso del tempo che non al meccanismo specifico soggiacente a tale trasmissione (ad es. la selezione naturale) La teoria dellevoluzione, per essere valida sia in senso strettamente biologico che dal punto di vista della trasmissione culturale, dovrà essere formulata in modo generale. Essa diventa dunque un sistema per tracciare le informazioni diffuse nel corso del tempo con qualsiasi mezzo e interagendo con lambiente in qualsiasi modo 35

36 5. La comunità linguistica William Labov (1972) The speech community is not defined by any marked agreement in the use of language elements, so much as by participation in a set of shared norms. These norms may be observed in overt types of evaluative behavior, and by the uniformity of abstract patterns of variation which are invariant in respect to particular levels of usage. La comunità linguistica come insieme di norme condivise: presenza di diversi socioletti; struttura dei socioletti è uniforme; partecipazione alle stesse norme; uniformità dei modelli astratti di variazione; (Sociolinguistic patterns. Philadelphia: Univ. of Pennsylvania Press) William Labov (1972) The speech community is not defined by any marked agreement in the use of language elements, so much as by participation in a set of shared norms. These norms may be observed in overt types of evaluative behavior, and by the uniformity of abstract patterns of variation which are invariant in respect to particular levels of usage. La comunità linguistica come insieme di norme condivise: presenza di diversi socioletti; struttura dei socioletti è uniforme; partecipazione alle stesse norme; uniformità dei modelli astratti di variazione; (Sociolinguistic patterns. Philadelphia: Univ. of Pennsylvania Press) 36

37 Gumperz 2 (1982): A system of organized diversity held together by common norms and aspirations. Members of such a community typically vary with respect to certain beliefs and other aspects of behavior. Such variation, which seems irregular when observed at the level of the individual, nonetheless shows systematic regularities at the statistical level of social facts. (1982. Language and social identity. Cambridge: CUP) Gumperz 2 (1982): A system of organized diversity held together by common norms and aspirations. Members of such a community typically vary with respect to certain beliefs and other aspects of behavior. Such variation, which seems irregular when observed at the level of the individual, nonetheless shows systematic regularities at the statistical level of social facts. (1982. Language and social identity. Cambridge: CUP) Gumperz 1 (1968/71): un approccio sociale a social group which may be either mono-lingual or multilingual, held together by frequency of social interaction patterns and set off from the surrounding areas by weaknesses in the lines of communication. [...] may consist of small groups bound together by face-to-face contact or may cover large regions, depending on the level of abstraction we wish to achieve. (1971. Language in social groups. Stanford: Stanford University Press) Gumperz 1 (1968/71): un approccio sociale a social group which may be either mono-lingual or multilingual, held together by frequency of social interaction patterns and set off from the surrounding areas by weaknesses in the lines of communication. [...] may consist of small groups bound together by face-to-face contact or may cover large regions, depending on the level of abstraction we wish to achieve. (1971. Language in social groups. Stanford: Stanford University Press) 37

38 Romaine (1994) A speech community is a group of people who do not necessarily share the same language, but share a set of norms and rules for the use of language. The boundaries between speech communities are essentially social rather than linguistic [...] (1994.Language in society: An introduction to sociolinguistics. London.) Romaine (1994) A speech community is a group of people who do not necessarily share the same language, but share a set of norms and rules for the use of language. The boundaries between speech communities are essentially social rather than linguistic [...] (1994.Language in society: An introduction to sociolinguistics. London.) Corder (1973) A speech community is made up of individuals who regard themselves as speaking the same language; it need have no other defining attributes. (1973. Introducing applied linguistics. Harmondsworth: Penguin) Corder (1973) A speech community is made up of individuals who regard themselves as speaking the same language; it need have no other defining attributes. (1973. Introducing applied linguistics. Harmondsworth: Penguin) Hymes (1967/72) A community sharing rules for the conduct and interpretation of speech, and rules for the interpretation of at least one linguistic variety la comunità è unentità sociale; si può partecipare alla comunità L anche senza farne parte; (1972.Models of the interaction of language and social life) Hymes (1967/72) A community sharing rules for the conduct and interpretation of speech, and rules for the interpretation of at least one linguistic variety la comunità è unentità sociale; si può partecipare alla comunità L anche senza farne parte; (1972.Models of the interaction of language and social life) 38

39 Duranti II (1997) […] the product of the communicative activities engaged in by a given group of people (1997. Linguistic anthropology. Cambridge: CUP) Duranti II (1997) […] the product of the communicative activities engaged in by a given group of people (1997. Linguistic anthropology. Cambridge: CUP) Duranti I (1988) The widest context of verbal interaction for sociolinguistic research is usually taken to be the speech community [...] Any notion of speech community depends on two sets of phenomena: (1)patterns of variation in a group of speakers also definable on grounds other than linguistic homogeneity [...] and (2)emergent and cooperatively achieved aspects of human behavior as strategies for establishing co-membership in the conduct of social life. The ability to explain (1) ultimately relies on our success in understanding (2) (1988. Ethnography of speaking: Towards a linguistics of the praxis.) Duranti I (1988) The widest context of verbal interaction for sociolinguistic research is usually taken to be the speech community [...] Any notion of speech community depends on two sets of phenomena: (1)patterns of variation in a group of speakers also definable on grounds other than linguistic homogeneity [...] and (2)emergent and cooperatively achieved aspects of human behavior as strategies for establishing co-membership in the conduct of social life. The ability to explain (1) ultimately relies on our success in understanding (2) (1988. Ethnography of speaking: Towards a linguistics of the praxis.) 39

40 6. LINGUE E GRUPPI MINORITARI linteresse attivo per il fenomeno della scomparsa della lingue ha inizio negli anni 90; 65 th Annual Meeting of the Linguistic Society of America e numeri successivi di Language; Ken Hale (1992): la scomparsa delle lingue esistenti comporta una diminuzione della diversità culturale e intellettuale del mondo; Preliminari: 1.CONTARE LE LINGUE 2.LINGUE MAGGIORITARIE E LINGUE MINORITARIE 3.LA NOZIONE DI DIVERSITÀ LINGUISTICA Preliminari: 1.CONTARE LE LINGUE 2.LINGUE MAGGIORITARIE E LINGUE MINORITARIE 3.LA NOZIONE DI DIVERSITÀ LINGUISTICA 40

41 1.CONTARE LE LINGUE mole di materiale di diversa natura raccolto nel corso dei decenni: (a) descrizioni grammaticali; (b) note di campo; (c) liste di parole; diversa competenza della fonte: (a) linguista; (b) antropologo; (c) missionario; (d) ufficiale (periodo coloniale); cosa contare? (a) lingue; (b) dialetti; (c) catene di dialetti; la considerazione della lingua da parte dei parlanti; CATALOGO (DEI NOMI) DELLE LINGUE ESISTENTI ETHNOLOGUE (

42 1.LINGUE MAGGIORITARIE E LINGUE MINORITARIE esistono lingue con un gran numero di parlanti e lingue con un numero di parlanti esiguo; il contatto tra una lingua maggioritaria e una lingua minoritaria può determinare un rapporto di dominanza; una lingua è dominante quando esercita una pressione tale da indurre i parlanti di una lingua minoritaria ad adottare la lingua maggioritaria; le lingue minoritarie sono spesso minacciate da lingue veicolari la diversità linguistica è determinata dalla distanza genetica delle lingue presenti (ovvero delle famiglie di appartenenza di queste lingue) su uno stesso territorio; le lingue isolate sono considerate come famiglie composte da ununica lingua; le regioni con il più alto indice di diversità linguistica sono lAmazzonia, Papua Nuova Guinea e la Nigeria. 2. LA NOZIONE DI DIVERSITÀ LINGUISTICA 42

43 6.1 Fattori UNESCO (2003) 1.TRASMISSIONE INTERGENERAZIONALE 2.NUMERO ASSOLUTO DEI PARLANTI 3.PROPORZIONE DI PARLANTI NELLA POPOLAZIONE DI RIF. 4.CAMBIAMENTO NEI DOMINI DI USO DELLA LINGUA 5.RISPOSTA A NUOVI DOMINI E MEDIA 6.DISPONIBILITÀ DI MATERIALE PER INSEGNAMENTO E ALFABETIZZAZIONE 7.POLITICHE E ATTITUDINE ISTITUZIONALE 8.ATTITUDINE DELLA COMUNITÀ 9.NATURA E QUALITÀ DELLA DOCUMENTAZIONE 43

44 GRADO DI RISCHIOSCALAPOPOLAZIONE PARLANTI al sicuro5la lingua è usata in tutte le fasce detà. non al sicuro4 La lingua è usata da tutti i bambini in tutti i domini; è usata da tutti i bambini in domini limitati. minacciata3 La lingua è usata soprattutto dalla generazione dei genitori e superiori. gravemente minacciata2 La lingua è usata soprattutto dalla generazione dei nonni. criticamente minacciata1 La lingua è usata da poche persone (generazione bisnonni) estinta0Non ci sono parlanti. FATTORE 1: TRASMISSIONE INTERGENERAZIONALE 44

45 GRADO DI RISCHIOSCALA PROPORZIONE PARLANTI NELLA POPOLAZIONE DI RIF. al sicuro5Tutti parlano la lingua. non al sicuro4Quasi tutti parlano la lingua. minacciata3La maggioranza usa la lingua. gravemente minacciata2La lingua è parlata da una minoranza. criticamente minacciata1Pochi parlano la lingua. estinta0Nessuno parla la lingua. FATTORE 3: PROPORZIONE DI PARLANTI NELLA POPOLAZIONE DI RIF. 45

46 GRADO DI RISCHIO SCAL A DOMINI E FUNZIONI uso universale5 La lingua è usata in tutti i domini e per tutte le funzioni. parità multilingue4 Due o più lingue possono essere impiegate nella maggior parte dei domini sociali e per la maggior parte delle funzioni. domini in calo3 La lingua è usata in domini domestici a per un certo numero di funzioni, ma la lingua dominante inizia a intaccare la sfera domestica domini limitati o formali2 Limitati domini sociali per un certo numero di funzioni. domini fortemente limitati1Numero limitato di domini e poche funzioni. estinta0Nessun dominio+nessuna funzione. FATTORE 4: CAMBIAMENTO NEI DOMINI DI USO DELLA LINGUA 46

47 GRADO DI RISCHIOSCALA NUOVI DOMINI E MEDIA ACCETTATI NELLA LINGUA dinamico5La lingua è usata in tutti i nuovi domini. solido/attivo4 La lingua è usata nella maggior parte dei domini. recettivo3 La lingua è usata in un numero alto di nuovi domini. attivato2 La lingua è usata in alcuni nuovi domini. minimo1 La lingua è usata in un numero ristretto di nuovi domini. inattivo0La lingua non è usata. FATTORE 5: RISPOSTA AI NUOVI DOMINI E AI MEDIA 47

48 SCALADISPONIBILITÀ DI MATERIALE SCRITTO 5 Ortografia stabilita; tradizione letteraria: grammatiche, testi, dizionari, ecc. Lingua scritta usata nellamministrazione e nellinsegnamento. 4 Material scritto esiste e i bambini vengono alfabetizzati nella lingua. La lingua non viene impiegata nellamministrazione. 3 Materiale scritto esiste e i bambini possono essere stimolati allapprendimento a scuola. 2 Poco materiale, usato solo da alcuni membri della comunità. Linsegnamento della lingua non rientra nel curriculum scolastico. 1Ortografia di base con qualche materiale scritto. 0Nessuna ortografia è disponibile. FATTORE 6: DISPONIBILITÀ DI MATERIALE PER INSEGNAMENTO DELLA LINGUA E ALFABETIZZAZIONE 48

49 GRADO DI SOSTEGNOSCALAATTITUDINE UFFICIALE supporto egalitario5Tutte le lingue sono protette. sostegno differenziato4 Lingua minoritaria è protetta come lingua della sfera privata. Luso della lingua è prestigioso. assimilazione passiva3Non esiste una politica linguistica. assimilazione attiva2Il governo incoraggia lassimilazione. assimilazione forzata1 La lingua dominante è la sola lingua ufficiale. proibizione0Le lingue minoritarie sono proibite. FATTORE 7: POLITICHE UFFICIALI E ATTITUDINI ISTITUZIONALI 49

50 SCALAATTITUDINE DEI MEMBRI 5Tutti i membri credono nel valore della lingua minoritaria. 4 La maggior parte dei membri sostiene il mantenimento della lingua. 3 Molti membri sotengono il mantenimento; altri dimostrano indifferenza. 2 Alcuni membri sostengono il mantenimento della lingua: altri dimostrano indifferenza. 1 Solo pochi membri sostengono il mantenimento della lingua; altri dimostrano indifferenza o sono favorevoli alla perdita. 0 La scomparsa della lingua non importa ad alcun membro; tutti preferiscono usare la lingua dominante. FATTORE 8: ATTITUDINE DEI MEMBRI DELLA COMUNITÀ 50

51 NATURA DELLA DOCUMENTAZIONE SCALA NUOVI DOMINI E MEDIA ACCETTATI NELLA LINGUA eccellente5 Grammatiche, dizionari, testi, audio, video, ecc. buona4 Ununica grammatica di referenza e un certo numero di grammatiche, tesi, ecc. Materiale annotato. discreta3 Buona documentazione, ma non mezzi di comunicazione. fremmentaria2 Brevi descrizioni grammaticali, liste di parole. Audio e video, annotati o no, possono esistere inadeguata1 Qualche sketch grammaticale+materiale non annotato. inesistente0 Non esiste materiale documentale/descrittivo. FATTORE 9: NATURA E QUALITÀ DELLA DOCUMENTAZIONE 51

52 VERSO UNA TIPOLOGIA DEI GRUPPI MINORITARI (John Edwards. 2010) DISCIPLINE 1.demografia 2.geografia 3.economia 4.sociologia 5.linguistica 6.psicologia 7.storia 8.politica 9.educazione 10.religione 11. media DISCIPLINE 1.demografia 2.geografia 3.economia 4.sociologia 5.linguistica 6.psicologia 7.storia 8.politica 9.educazione 10.religione 11. media SOGGETTO 1.PARLANTE 2.LINGUA 3.INSEDIAMENTO SOGGETTO 1.PARLANTE 2.LINGUA 3.INSEDIAMENTO 52

53 6.2 Linguisti e lingue minoritarie DESCRIZIONE linguistica descrittiva; Basic Linguistic Theory (RMW Dixon) DESCRIZIONE linguistica descrittiva; Basic Linguistic Theory (RMW Dixon) DOCUMENTAZIONE linguistica descrittiva; etnobotanica; documentazione etnografica; sociolinguistica; DOCUMENTAZIONE linguistica descrittiva; etnobotanica; documentazione etnografica; sociolinguistica; ARCHIVIAZIONE rendere fruibile il materiale; strutture accademiche + fondi (privati e non) ARCHIVIAZIONE rendere fruibile il materiale; strutture accademiche + fondi (privati e non) RIVITALIZZAZIONE partecipazione della comunità; linguista come promotore? collaboratore? RIVITALIZZAZIONE partecipazione della comunità; linguista come promotore? collaboratore? 53

54 […] it is always been natural in our sublunar realm for societies and their languages to falter, to decline and to pass from the scene. It is also entirely understandable that the speakers of those languages - some more than others, of course - will rail against this process. The decline, the protest and the shift are all predictable. These are contextual variations on the theme, and there are some few outright exceptions, but the general pattern is a robust and enduring one John Edwards Minority Languages and Group Identity. Cases and Categories: 15. […] it is always been natural in our sublunar realm for societies and their languages to falter, to decline and to pass from the scene. It is also entirely understandable that the speakers of those languages - some more than others, of course - will rail against this process. The decline, the protest and the shift are all predictable. These are contextual variations on the theme, and there are some few outright exceptions, but the general pattern is a robust and enduring one John Edwards Minority Languages and Group Identity. Cases and Categories: 15. PREVENZIONE A.Identità è mantenuta attraverso la lingua, ma non vice versa B.Partecipazione della comunità (es. creazione di Language Board) C. Coinvolgimento delle istituzioni accademiche locali C1. ortografia C2. testi C3. standardizzazione D.Visibilità internazionale delle istituzioni coinvolte: E.Incoraggiare politiche di protezione linguistica? PREVENZIONE A.Identità è mantenuta attraverso la lingua, ma non vice versa B.Partecipazione della comunità (es. creazione di Language Board) C. Coinvolgimento delle istituzioni accademiche locali C1. ortografia C2. testi C3. standardizzazione D.Visibilità internazionale delle istituzioni coinvolte: E.Incoraggiare politiche di protezione linguistica? 54

55 Languages are always changing but in many cases the life of a language ends. In many areas of the world, economic, military, social and other pressures are causing communities to stop speaking their traditional languages, and turn to other, typically more dominant, languages. This can be a social, cultural and scientific disaster because languages express the unique knowledge, history and worldview of their communities; and each language is a specially evolved variation of the human capacity for communication. Today, there are about 6,500 languages and at least half of those are under threat of extinction within 50 to 100 years. Responses to this problem include local language maintenance and revival programmes, and language documentation. See our Projects page for information about the documentation projects supported by ELDP, the granting component of the Hans Rausing Endangered Languages Project. THE HANS RAUSING ENDANGERED LANGUAGES PROJECT THE HANS RAUSING ENDANGERED LANGUAGES PROJECT 55

56 One third of the approximately 6500 languages that are still being spoken in the world today will become extinct over the course of the next decades. According to pessimistic estimates, up to 90% of the languages still spoken today will die out within this century. Languages and dialects are not only the means through which we communicate with others and seek ways of explaining the world in which we live, they are also expressions of human culture and the human mind itself. They are of value in and of themselves and should be preserved and documented as manifestations of the creativity and diversity of the human mind. The Society for Endangered Languages (GBS) was founded in November 1997 by a group of German linguists together with the members of the "Endangered Languages" work group of the German Society for Linguistics in Cologne. The goal of this non-profit organization is to further the use, preservation, and documentation of endangered languages and dialects. (http://www.uni-koeln.de/gbs/e_index.html) SOCIETY FOR ENDANGERED LANGUAGES SOCIETY FOR ENDANGERED LANGUAGES 56

57 The aims of the Foundation are: to raise awareness of endangered languages, both inside and outside the communities where they are spoken, through all channels and media to support the use of endangered languages in all contexts: at home, in education, in the media, and in social, cultural and economic life to monitor linguistic policies and practices, and to seek to influence the appropriate authorities where necessary to support the documentation of endangered languages, by offering financial assistance, training, or facilities for the publication of results to collect and make available information of use in the preservation of endangered languages; to disseminate information on all of the above activities as widely as possible (http://www.ogmios.org/) FOUNDATION FOR ENDANGERED LANGUAGES FOUNDATION FOR ENDANGERED LANGUAGES 57

58 ELF was founded in 1996 with the goal of supporting endangered language preservation and documentation projects. Our main mechanism for supporting work on endangered languages has been funding grants to individuals, tribes, and museums. ELFs grants have promoted work in over 30 countries and have seen a wide range of projects, from the development indigenous radio programs in South Dakota, to recording of the last living oral historian of the Shor language of western Siberia, to the establishment of orthographies and literacy materials to be used by endangered language teaching programs all over the world. (http://www.endangeredlanguagefund.org/about.php) THE ENDANGERED LANGUAGES FUND THE ENDANGERED LANGUAGES FUND 58


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