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Vando Borghi Università di Bologna Dipartimento di Sociologia

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Presentazione sul tema: "Vando Borghi Università di Bologna Dipartimento di Sociologia"— Transcript della presentazione:

1 Vando Borghi Università di Bologna Dipartimento di Sociologia
Politiche di attivazione e lavoro: natura e problemi delle trasformazioni in atto Vando Borghi Università di Bologna Dipartimento di Sociologia

2 Un indice tematico LE TRASFORMAZIONI DEL LAVORO
MUTAMENTI DELLE POLICIES E TRASFORMAZIONI ISTITUZIONALI VERSO UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE? ATTIVAZIONE: AMBIGUITA’ DI UN CONCETTO ITALIA: IL CONTESTO DELL’ATTIVAZIONE PROSPETTIVE INTERPRETATIVE A CONFRONTO

3 bibliografia Borghi V., a cura di (2002), Vulnerabilità, inclusione sociale e lavoro, Angeli, Milano Borghi, V Il lavoro dell’attivazione. Lo statuto sociale del legame tra welfare e lavoro nelle politiche di attivazione, in L. Bifulco, a cura di, Le politiche sociali: prospettive emergenti. Roma: Carocci Borghi, V. and R. Van Berkel (2005), Governance delle politiche di individualizzazione e attivazione: un confronto tra Italia e Olanda, Rivista delle politiche sociali, n. 1 Borghi V., R. Rizza (2006), L’organizzazione sociale del lavoro, Bruno Mondadori, Milano Borghi V., R. van Berkel (2007), New modes of governance in activation policies, International Journal of Sociology and Social Policy, vol. 27, n. 7/8 e n. 9/10 Borghi, V. (2007), Do we know where are we going? Active policies and individualisation in the Italian context, in van Berkel, R. & Valkenburg, B. (eds), Making it personal. Bristol: Policy Press

4 Le trasformazioni del lavoro
MUTAMENTI DEL REGIME LAVORATIVO MUTAMENTI DELLA NATURA DEL LAVORO (DELL’EFFORT) MUTAMENTI DELLA QUALITA’ DEL LAVORO REGIME LAVORATIVO: carattere trasversale rispetto a dimensioni che si tende spesso ad osservare e categorizzare in modo separato (lavoro, famiglia, protezione sociale, organizzazione temporale della vita quotidiana, etc.): “un insieme coerente e duraturo di regole di vita sociale che consente la mobilitazione delle energie lavorative in forme tipiche” (Mingione, 1997: 160; ). Parlare, ad esempio, di lavoro facendo riferimento a tale prospettiva d’osservazione ci costringe a riflettere sul modo in cui è socialmente possibile che le prestazioni lavorative assumano determinate forme (orari, ritmi, interruzioni durante il corso di vita, livelli di qualità e di professionalità, etc.): che tipo di famiglia presuppone una data prestazione lavorativa? che tipo di servizi (all’individuo, al nucleo famigliare)? che genere di reti e di supporti ne rendono sostenibili le fasi di crisi o di interruzione? da quale processo di “disciplinamento” deve essere preceduta? e via interrogandosi. Per quanto riguarda il ciclo a regolazione sociale intensiva, esso presenta “l’affermarsi di un regime occupazionale e famigliare centrato sul pieno impiego a vita dei maschi adulti a reddito famigliare primario” – la figura dominante del breadwinner – cui si associano, complementandolo secondo differenti modalità, “occupazioni a reddito secondario” di giovani e donne e soprattutto “programmi di welfare, a carattere prevalentemente pubblico in Europa e privato/aziendale negli Usa” (Mingione, 1997: 106). LAVORO: azione nel modo esterno, basata su un progetto (di natura sociale), caratterizzata dall’intenzione di portarlo a termine attraverso il ricorso a sistemi simbolici e movimenti del corpo [definizione di origine fenomenologica – A. Schutz – che presenta tuttavia alcuni aspetti insoddisfacenti, sia rispetto al suo carattere prevalentemente individuale, sia al suo riferimento all’intenzionalità; utile il riferimento al continuum indicato da Bourdieu, dal gioco al lavoro forzato] QUALITA’ DEL LAVORO: qualità materiali e immateriali dell’interazione sociale finalizzata entro comunità di pratiche e di apprendimento

5 TRASFORMAZIONI DELLA SOCIETA’ SALARIALE
DAL LAVORO ALL’EMPLOYABILITY ‘EFFRITEMENT’ DELLA SEPARAZIONE LAVORATORE / NON LAVORATORE INDEBOLIMENTO DEL LEGAME LAVORO / “PROPRIETA’ SOCIALE” (RE)INDIVIDUALIZZAZIONE DEL LAVORO (lavoro come prestazione) La definizione del lavoro, per riferirci soltanto ad alcuni degli aspetti che abbiamo visto comporre il modello fordista-taylorista, esce comunque profondamente trasformata dai mutamenti qui soltanto accennati: essi ne accentuano la riflessività - per cui alla forza lavoro “si richiede di decidere e di monitorare le decisioni prese: si richiedono doti di riflessività nei confronti delle stesse regole e delle risorse presenti sul luogo di lavoro”(Lash, Urry, 1994) - ed enfatizzano l'individualizzazione dei compiti lavorativi (Castells, 1996), mettendo al centro la performance individuale (Linhart, 2001; e non solo nel contesto strettamente lavorativo: Erhenberg, 1991). Il quadro sociale del fordismo, sopra tratteggiato, risulta così fortemente ristrutturato, anche perché questa flessibilizzazione dei processi produttivi e dell'attività lavorativa, si estende a tutte le sfere della vita sociale. “Le trasformazioni che vanno nel senso di una maggiore flessibilità, al tempo stesso nel lavoro e fuori del lavoro, hanno senza dubbio un carattere irreversibile. La segmentazione delle occupazioni, come l'inarrestabile crescita dei servizi, determina una individualizzazione dei comportamenti nel lavoro assai differente dalla regolazione collettiva dell'organizzazione ‘fordista’. Non basta più saper lavorare, ma bisogna altrettanto saper vendere e sapersi vendere. Gli individui sono così indotti a definire essi stessi la loro identità professionale ed a farla riconoscere in una interazione che mobilita tanto un capitale personale quanto una competenza tecnica generale. Questa cancellatura degli inquadramenti collettivi e dei punti di riferimento validi per tutti non è limitata alle situazioni di lavoro. Il ciclo di vita esso stesso diviene flessibile” (Castel, 1995, p. 467; Sennett, 1999).

6 DALL’OPERAZIONE AL SERVIZIO
INTERPENETRAZIONE PRODUZIONE/SCAMBIO/UTILIZZO DIPENDENZA DEL ‘P-S’ DALLA QUALITA’ DEI PROCESSI SOCIALI DIPENDENZA TEMPORALE MUTAMENTO DELLE FORME DEL L.: crescente destandardizzazione MUTAMENTO DELLA NATURA DEL L.: intensificazione interazione sociale e comunicativo-relazionale; E' in un quadro così descritto, enfatizzando il passaggio dal prodotto al prodotto-servizio, che diviene evidente la natura “ad alta intensità relazionale” caratterizzante l'economia del servizio (De Vincenti, Montebugnoli, 1997). Il modello del servizio si impone allora come una profonda ristrutturazione non solo dei tradizionali comparti delle attività produttive e lavorative, ma anche dei contenuti di tali attività. Proviamo a richiamarne, in estrema sintesi, le caratteristiche principali (Veltz, 2000, pp ). In primo luogo, la crescente interpenetrazione tra gli spazi e le attività relative alla produzione, allo scambio ed all’utilizzo del prodotto-servizio: la tradizionale separazione tra il momento di progettazione e quello dell’uso di beni e sevizi tende ad essere sempre più sostituita da complesse catene dialogiche, di informazione, interazione e comunicazione tra i diversi attori della produzione e del consumo, tra chi progetta, chi realizza, chi fa circolare e chi utilizza i prodotti-servizi; catene dialogiche che consentono in molti casi di parlare di co-produzione del prodotto-servizio stesso. Secondo, la dipendenza dello stesso prodotto-servizio, sia esso materiale o immateriale, dalla qualità di complessi processi sociali che ne accompagnano la progettazione e l’uso: sempre più, infatti, i processi economici fondano la loro efficacia sulla qualità dell’interazione sociale e comunicativa tra i diversi attori coinvolti, siano essi interni al processo produttivo (si pensi alla complessità delle reti di subfornitura) o esterni (i clienti stessi di un prodotto-servizio); le tecniche manageriali per ottenere il coinvolgimento e la lealtà dei lavoratori, così come il crescente ricorso a certificazioni di qualità del prodotto o a ‘bilanci’ sociali o ambientali rimandano a tale aspetto. Infine, la crescente dipendenza temporale dell’efficacia delle transazioni economiche, efficacia resa così sempre più temporalmente precaria: in uno scenario nel quale il ciclo di vita dei beni va sempre più abbreviandosi ed i processi economici acquistano il carattere di un flusso permanente, la datazione assume un ruolo sempre più centrale nella determinazione del valore dei prodotti-servizio.

7 INDIPENDENTE b c ETERONOMIA AUTONOMIA a d SUBORDINATO

8 POLARIZZAZIONI DELLA QdL
INDIVIDUALIZZAZIONE RISCHIO; USURA RETI SOCIALI SATURAZIONE; EROSIONE CONFINI LAVORO-VITA FRAMMENTAZIONE; LIMINALITA’; “CORROSIONE DEL CARATTERE” RIDUZIONISMO; TRAGEDIA DEI ‘BENI COMUNI’ PERSONALIZZAZIONE DESTANDARDIZZ. (COMPITI) PLURALIZZAZIONE PERCORSI; MOBILITA’ CENTRALITA’ DELLA CONOSCENZA

9 patologie dell’esperienza lavorativa contemporanea
corrosione del carattere (Sennett) disaffiliazione (Castel) sofferenza (Dejours, Ehrenberg) misconoscimento (Honneth) sfruttamento (Boltaski, Chiapello) sfruttamento della ‘nuda vita’ (biopolitica)

10 MUTAMENTI DELLE POLICIES E TRASFORMAZIONI ISTITUZIONALI
PROCESSI DI ISOMORFISMO ISTITUZIONALE Pressioni dirette / esigenze di legittimazione politico istituzionale (i. coercitivo) Pressioni indirette / esigenze risposta incertezze (i. mimetico) Pressioni indirette / armonizzazione competenze e pratiche (i. normativo) ISOMORFISMO: effetto di campo sul nodo lavoro-welfare, riprendendo l’ipotesi di Bourdieu e del neo-istituzionalismo secondo la quale “non è possibile spiegare completamente che cosa succeda a un oggetto che attraversi quel campo in base alle sole proprietà intrinseche dell’oggetto” (Bourdieu, 1992: 71; 1997; DiMaggio, Powell, 2000). L’idea che sta al fondo dei passaggi seguenti è che il campo istituzionale sia attualmente caratterizzato da una “idea direttrice”, in merito al rapporto tra individuo e collettività ed alle responsabilità di ciascuno di questi due poli rispetto ai problemi che si generano nell’interazione tra essi: il concetto di attivazione (ma anche quello di employability) costituisce una significativa esemplificazione dell’idea direttrice dominante nei diversi livelli istituzionali. ISOMORFISMO COERCITIVO: pressioni dirette, derivanti da esigenze di legittimazione politico-istituzionale (isomorfismo coercitivo). Qui possiamo riconoscere gli effetti delle raccomandazioni di organismi sovranazionali come ad esempio l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, l’Organizzazione per la cooperazione allo sviluppo economico (Ocse). Si tratta di organismi tra loro diversi, per obbiettivi e potere sugli altri livelli ed attori della governance mondiale, i cui trattati internazionali e accordi multilaterali comunque prestrutturano significativamente il terreno economico e sociale sul quale poi tendono a muoversi le scelte di politica sociale dei singoli stati. L’orientamento attuale di questo processo di isomorfismo può essere ricondotto a ciò che viene riassunto in termini di “Washington consensus”: riforme fiscali, riduzione della spesa pubblica, deregolazione dei mercati, liberalizzazioni nella commercializzazione dei beni e delle transazioni finanziarie, privatizzazioni dei beni e dei servizi pubblici, difesa ed espansione dei diritti di proprietà privata, e così via (Dezalay, Garth, 1998). In termini più circoscritti, relativamente alla riconfigurazione delle politiche sociali e delle istituzioni del mercato del lavoro, è possibile scorgere un diffuso consenso tra i paesi di area Ocse in direzione di una parallela restrizione dei finanziamenti a servizi e delle spese di welfare da un lato, e di una enfatizzazione crescente di politiche di workfare dall’altro (Mayer, 2003: 120). Per rimanere poi alla Comunità Europea, ed ai processi di istituzionalizzazione più prossimi al nostro oggetto di indagine, l’identificazione dell’attivazione come concetto guida dei processi di ristrutturazione dello stato sociale e della regolazione dei mercati del lavoro emerge con chiarezza dagli esiti di indirizzo di politica pubblica prodotti attraverso la strumentazione dell’Open Method of Co-ordination (OMC) e dalla sua concreta applicazione nell’ambito delle politiche per l’occupazione (European Employment Strategy, EES). L’EES (1998), infatti, costituisce “il quadro esplicito dell’influenza comunitaria in materia di attivazione della protezione sociale” (Barbier, 2002: 325), e si regge su quattro priorità d’azione (Ibidem; Bertozzi, Bonoli, 2002): 1) miglioramento della capacità di inserimento professionale (employability); 2) sviluppo dello spirito imprenditoriale; 3) incoraggiamento dell’adattabilità delle imprese e dei loro lavoratori; 4) consolidamento delle politiche di pari opportunità. Si tratta di un quadro in cui le politiche attive dell’occupazione, presenti in modo particolare nell’articolazione della prima priorità (la sola cui sono associati obbiettivi quantificati e verificabili), risultano assai valorizzate, come la chiave attraverso cui interpretare la strategia nel suo complesso: al summit di Lisbona (2000), la EES è stata esplicitamente assunta entro le più ampie insegne dello “Stato sociale attivo”. ISOMORFISMO MIMETICO: pressioni indirette, derivanti dall’esigenza di rispondere a diverse fonti di incertezza. Si tratta di incertezze generate da trasformazioni di ordine socioeconomico – esigenze di attrarre investimenti; di eliminare barriere alla circolazione delle merci e controllare la mobilità delle persone; di far fronte al declino dell’occupazione industriale ed al fenomeno della disoccupazione strutturale e di assecondare e promuovere la crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro; di attrezzarsi in vista dell’invecchiamento delle popolazioni e del mutamento delle strutture familiari e demografiche in generale, e così via – che incoraggiano l’imitazione istituzionale: laddove gli obbiettivi sono ambigui o prevale incertezza simbolica, “la ricerca di un modello esterno costituisce spesso una via praticabile ed economicamente vantaggiosa” (DiMaggio, Powell, 2000: 98). ISOMORFISMO NORMATIVO: pressioni indirette, in cui l’esigenza di legittimazione favorisce (ed è favorita da) l’armonizzazione delle competenze e delle pratiche, intese come schemi cognitivi, modelli culturali e routine operative. Possiamo distinguere due spazi sociali, solo in parte sovrapponibili, entro cui tale ordine del discorso prende forma e si sviluppa. Da un lato ritroviamo quella che da alcuni è indicata come una sorta di “comunità epistemologica europea” (Bertozzi, Bonoli, 2002: 36), composta da comunità scientifiche, policy makers, esperti, funzionari dell’alta burocrazia, attori politici, opinion makers, etc.; dall’altra possiamo identificare la grande capacità di produrre e far circolare su scala planetaria strutture di discorso comuni che proviene dal ‘potere privato’ della élite alla guida dei mercati finanziari (Pizzorno, 2001; Leys, 2001) e delle imprese transnazionali, allorché si impongono come istituzioni vincenti, come modello cognitivo e relazionale (Ferrarese, 2000, in part. pp. 114 e ss.), e riproducono in ambito sociale, ben al di là del mondo economico e delle organizzazioni imprenditoriali, le strutture di discorso del management del nuovo capitalismo reticolare (Boltanski, Chiapello, 1999; 2002; Chiapello, Fairclough, 2002). Sono spazi sociali che hanno fortemente contribuito a generare il vocabolario e a influenzare la semantica con cui vengono prevalentemente trattati i problemi sociali nella sfera pubblica.

11 Processo storico di individualizzazione
Riforma del settore pubblico Contesto complessivo: introduzione di nuove forme di governance; New Public Management; relazione cittadino-servizi: cittadini come utilizzatori, consumatori, clienti; questioni di voice, scelta, exit; servizi personalizzati; empowerment dell’utilizzatore Riforma della politica sociale Contesto complessivo: transformazione dei welfare state da passivi ad attivi; enfasi sulla promozione della partecipazione al mercato del lavoro centrata sull’offerta; posizione dei cittadini: enfasi sugli obblighi più che sui diritti; enfasi sulla responsabilità individuale Riforma del mercato del lavoro: Contesto complessivo: flessibilizzazione e pluralizzazione delle condizioni occupazionali; lavoro come prestazione individuale; dal lavoro come operazione al lavoro come servizio posizione dei cittadini: enfasi sull’employability e sul potenziamento del capitale umano Individualizzazione dell’attivazione, dei servizi all’impiego e del lavoro

12 bibliografia Attivazione e individualizzazione. Sviluppi e paradossi delle politiche di welfare, numero monografico di “Rivista delle politiche sociali”, 1/2005 Bifulco L. (ed.) (2005), Le politiche sociali: prospettive emergenti. Roma: Milano Van Berkel, R. and I. Hornemann Møller (eds.) (2002), Active social policies in the EU. Inclusion through participation? Bristol: Policy Press van Berkel, R. & Valkenburg, B. (eds), 2007, Making it personal. Bristol: Policy Press Lödemel, I & H. Trickey, (2001), ‘An offer you can't refuse’: workfare in international perspective. Bristol: Policy Press Peck, J Workfare states. New York: Guilford. Paci M. (2007), Nuovi lavori, nuovo welfare, Il Mulino,Bologna

13 VERSO UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE?
“UN’OFFERTA CHE NON PUOI RIFIUTARE” PRINCIPIO DEL WORK FIRST CONDIZIONALITA’ DEI BENEFICI DI WELFARE DALLA CITTADINANZA COME STATUS ALLA CITTADINANZA COME CONTRATTO Da un punto di vista empirico, questa impostazione della ristrutturazione dei sistemi di welfare orientata dall’idea direttrice dell’attivazione si manifesta concretamente attraverso l’introduzione – comune a contesti di welfare capitalism per altri aspetti anche assai diversi, e a cornici istituzionali distanti come quelle dei paesi europei e degli Stati Uniti – di un esplicito, e spesso regolamentato, legame tra la protezione sociale e le politiche dell’occupazione e del mercato del lavoro. In termini più analitici, questo legame implica una trasformazione significativa nella progettazione e realizzazione delle politiche sociali, consistente a) in una sistematica preferenza accordata all’impegno dei beneficiari di programmi di welfare sul mercato del lavoro (work first), identificando così la prestazione svolta in esso (a prescindere dal tipo di lavoro, dalle condizioni contrattuali, dal livello di remunerazione, etc.) con l’attività tout court, e b) nel sottoporre, in modo più o meno vincolante e associato a livelli di sanzionabilità diversi a seconda dei contesti cui ci riferiamo, l’eleggibilità a misure e benefici di welfare alla condizione dell’essere attivi nel senso sopra indicato (Barbier, 2003: 308).

14 bibliografia Handler J.F. (2003), Social citizenship and workfare in the US and Western Europe: from status to contract, in “Journal of European social policy”, 23 (3) Barbier J.C. (2005), ‘Attivazione’, Rivista delle politiche sociali, 1 Vitale T. (2005), ‘Contrattualizzazione sociale’, Rivista delle politiche sociali, 1

15 Tipologie contratti di attivazione
ESTENSIONE DELLA CUMULABILITA’ GRADO DI CONDIZIONALITA’ alto medio basso Belgio Francia Germania Gran Bretagna

16 bibliografia Gray A. (2002), ‘European perspectives on welfare reform’, in European societies, 4 (4)

17 ATTIVAZIONE: SLITTAMENTI SEMANTICI
AMBITO: DAL LAVORO SOCIALE AL MERCATO DEL LAVORO RESPONSABILITA’: DALLA SFERA PUBBLICA ALLA SFERA PRIVATA DISOCCUPAZIONE: DALLA MANCANZA DI LAVORO ALLA MANCANZA DI OCCUPABILITA LAVORO: DALL’ATTIVITA’ AL JOB FINALITA’: DALL’AUTONOMIA / RISPETTO, ALLA MERA AUTO-SUFFICIENZA

18 bibliografia Sennett R. (2005), Rispetto. La dignità umana in un mondo di diseguali, Bologna: Il Mulino

19 Da progetto sociale a prerequisito sistemico
Individualizzazione e partecipazione: le ambigue fondamenta dell’attivazione Individualizzazione Mezzo o fine? Risposta alla de-tradizionalizzazione Enfasi sulla libertà di preferenza Slittamento di responsabilità Risposta al mutamento struttura famiglia Intensificazione della riflessività Da progetto sociale a prerequisito sistemico

20 bibliografia Honneth, A ‘Organized self-realization. Some paradoxes of individualization’, European Journal of Social Theory, 4 (7), Castel R. (1995), Les métamorphoses de la question sociale, Fayard, Paris (trad. it. 2008). Borghi V. (2002), Esclusione sociale, lavoro ed istituzioni: una introduzione in V. Borghi (a cura di), Vulnerabilità, inclusione sociale e lavoro, Angeli, Milano

21 Individualizzazione e partecipazione: le ambigue fondamenta dell’attivazione
P. passiva: cittadini come oggetto e informatori delle policies P. problem-solving: per obbiettivi pre-definiti P. problem-setting: dalla interpretazione dei bisogni alla attuazione delle policies La P. come “new tyranny”?

22 bibliografia Bonvin, J.-M., L. Thelen Deliberative democracy and capabilities. The impact and significance of capability for voice, Paper presented at the 3rd Conference on the Capability Approach, 7-9 November, Pavia Borghi V. (2006), Tra cittadini e istituzioni. Riflessioni sull’introduzione di dispositivi partecipativi nelle pratiche istituzionali locali, Rivista delle politiche sociali, n. 2, Pellizzoni L. (2005), La deliberazione pubblica, Roma: Meltemi Fisher F. (2003) Framing Public Policy. Discursive Politics and Deliberative Practices, Oxford: Oxford University Press

23 The context of activation in Italy
Income inequality in Oecd countries, mid-2000s (Gini coefficients)

24 The context of activation in Italy
Share of total wages and salaries in total value added (Oecd 15 and Italy) Development of income inequality 1976 2006 Oecd 67.3 57.3 Italy 67.7 53.1

25 The context of activation in Italy
Activity rates in EU and Italy

26 The context of activation in Italy
The “grey zone” (among aged not employed; 2007, data in thousand)

27 The context of activation in Italy
Labour market policies expenditure, as percentage of GDP

28 The context of activation in Italy
Social protection expenditure, in % of the GDP

29 The context of activation in Italy
EDUCATION AND TRAINING DATA

30 RAPPORTO ISTAT 2006

31 Il Contesto italiano Rapporto Istat 2007

32 INCIDENZA PERCENT. STRANIERI SU POPOLAZIONE al 1° Gennaio 2006
Il contesto italiano INCIDENZA PERCENT. STRANIERI SU POPOLAZIONE al 1° Gennaio 2006 ITALIA 4,5 AUSTRIA 9,8 BELGIO 8,6 GERMANIA 8,8 GRECIA 7,9 IRLANDA 7,4 REGNO UNITO 5,7 SPAGNA 9,1 SVEZIA 5,3 Rapporto Istat 2007

33 OLTRE LA PROSPETTIVA ORTODOSSA
Employability (Ocse) Capabilities Aspetti comuni Partnership e ruolo delle strutture locali (decentramento) Politiche centrate sulla ricostruzione dell’autonomia degli individui Obbiettivi Aumentare il tasso di occupazione; il bene comune è predefinito con un riferimento statistico per valutare il valore dell’intervento I ‘funzionamenti’ valorizzabili sono definiti attraverso procedure di scelta sociale. Le modalità di accesso a quei ‘funzionamenti’ sono definiti in situazione Tipo di responsabilità Responsabilità individuale; attribuzione della colpa; responsabilità “backward-looking” Responsabilità collettiva; orientamento al compito; responsabilità “forward-looking” Ruolo delle agenzie locali Strumenti esecutivi sottomessi a obbiettivi definiti dal centro (valutazione ex post) Attori largamente autonomi che prendono in carico l’implementazione ‘in situazione’ delle politiche sociali

34 bibliografia Bonvin J.-M., Favarque, (2005), Occupabilità e capability: il ruolo delle agenzie locali nell’attuazione delle politiche sociali, in “Rivista delle politiche sociali”, 1, 47-78 Peck J., Theodore N. (2000), Beyond ‘employability’, in “Cambridge journal of economics”, 24 Salais R. (2003), Work and welfare: toward capability approach, in J. Zeitlin, D. Trubeck (Eds.), Governing work and welfare in a new economy: European and America experiments, Oxford U.P., Oxford Network Eurocap (resp. R. Salais): Villa M. (2007), Dalla protezione all’attivazione, Milano, Angeli

35 cercare ancora… strategie di ricerca strategie operative
le strategie dell’EES come opzioni politico-sociali: de-naturalizzare oltre gli approcci basati sul policy-design: centralità dei processi situati allargare la “base informativa di giudizio”: approccio delle capacità strategie operative allargare le basi informative: formale e informale, esplicito e implicito prendere sul serio la territorializzazione: esigere reti esigenti dare spazio alla voice … e voi che ne dite?

36 contatti e gruppi di ricerca:
contatti e gruppi di ricerca: trasformazioni del lavoro: Centro Intern. di Documentazione e Studi sui Problemi del Lavoro – Dip. di Sociologia, Bologna (www. cidospel.com) politiche di attivazione: Active Social Policies European Network (http://aspen.fss.uu.nl) mutamenti della sfera pubblica: centro Sui Generis - Laboratorio di ricerca sociale sull’azione pubblica, Università Milano-Bicocca (www.laboratorio-suigeneris.net) mutamenti del lavoro e delle policies: Ires - CGIL ER (www.ireser.it)


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