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Ugo Abundo. IPOTESI L’atto dell’ esistere è in simbiosi con l’atto del conoscere: una entità esiste solo in relazione con un ente che lo osserva (sia.

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1 Ugo Abundo

2 IPOTESI L’atto dell’ esistere è in simbiosi con l’atto del conoscere: una entità esiste solo in relazione con un ente che lo osserva (sia esso un essere conscio, o una altra porzione di universo, o esso ente medesimo, in autoreferenzialità) Sotto speciali condizioni possono crearsi situazioni in cui alcuni dei siti sincronizzino i propri tempi dando luogo ad un sottoinsieme di siti (nodi) dotati di un tempo comune monodimensionale

3 Quanto avviene nella rete sia dettato dalla configurazione che essa variabilmente assume (insieme degli stati dei siti e dei valori di interconnessione sito-sito); ma gli stati dei siti e le interconnessioni siano dipendenti da quanto nella rete sta avvenendo, in relazione dinamica tra comportamento e struttura Un osservabile fisico sia una espressione della rete in equilibrio dinamico almeno per il tempo necessario a rilevarlo.

4 Guida l’evoluzione della rete, secondo la direzione di più ripida discesa (controgradiente), la massima velocità di degrado di un “potenziale informativo U”

5 VISIONE PROBABILISTICA CHE ASSEGNA A CIASCUNA CONFIGURAZIONE UNA INFORMAZIONE (CONTROENTROPIA ) DECRESCENTE NELLA DIREZIONE DI AUMENTO DI PROBABILITÀ

6 In Journal of Nuclear Physics ( www. Journal –of-nuclear- physics.com ) é riportato il seguente link (http://fondazioneneumann.it/opussimbolicum/frameopus.htm ) ove si espongono le argomentazioni che hanno condotto alla (14) la quale esprime che la variazione di Ψ i nel proprio tempo dipende dal proprio valore e da quello dei ψ degli altri nodi, stanti le velocità di trasmissione asimmetriche con cui ogni nodo “spara” informazione.

7 Si introducono ora : una prassi : principio di corrispondenza un problema generale di conoscibilità.

8 PROBLEMA DI CONOSCIBILITA’ Si cerca una soluzione (almeno una) della equazione (14) atta a descrivere un universo in cui onde viaggianti possano stabilmente trasferire informazioni mediante propagazione di segnali.

9 Generalizzazione del “Principio Antropico” per il quale l’universo sarebbe fatto in modo da essere “a noi “ conoscibile Si esclude l’inessenziale antropocentrismo e si sposta il punto di vista, non più asserendo il “ principio finalizzatore” ma ponendo il “problema progettuale” della ricerca delle caratteristiche che necessitano all’universo richiesto.

10 Potendosi scrivere l’equazione delle onde nella forma a) e l’equazione di una rete nella forma b)

11 Ove la b) è stata ottenuta al limite, per la dimensione della maglia ∆l che tende a zero e poiché 1/∆l 2 ( ) è la forma alle differenze finite di ∇ 2 ϕ

12 occorre che si identifichino:

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14 equazione del conoscibile ove l’asimmetria della velocità di trasmissione è imputabile alla differenza tra le ω di ciascun nodo-neurone

15 Se una fluttuazione sintonizza a stessa ω alcuni nodi, essi iniziano a “parlarsi“ vicendevolmente scambiandosi informazioni tanto più quanto bassa è ω. Può emergere una struttura stabile ove il tempo diviene sincronizzato per tutti i nodi che vi partecipano, e la rete ha passo di maglia pari alla lunghezza di Planck l p e pulsazione ω p corrispondente a 2πν p (ν p (frequenza di Planck).

16 Tale struttura di equazione Colonizza la rete forzandone le pulsazioni La pulsazione di Planck ω p è la massima che una particella si possa immaginare abbia, in quanto il suo raggio arriverebbe ad essere così piccolo quanto l p Le particelle reali si avrebbero per ω< ω p

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18 La dinamica di U può svilupparsi solo lungo γ, che è data una sola volta per tutta la vita dell’universo

19 Equazione Àcrona

20 L'EQUAZIONE DI SCHRÖDINGER Se nella (15 ) introduciamo le grandezze di Planck si ottiene Avendo utilizzato

21 Per (e ovviamente ) si ha la massima velocità di trasmissione, quindi per particelle con e raggio > l p la (15 )diviene ( 23) che è l’equazione di SCHRÖDINGER per una particella.

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24 ANALOGIE Vengono qui presentate le forme che assume la (23) con la soluzione sotto diverse analogie

25 ANALOGIA CON UNA RETE ELETTRICA

26 ANALOGIA CON UNA RETE NEURALE

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28 (29)

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31 GRANDEZZE CARATTERISTICHE

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33 A parametri distribuiti per unità di lunghezza R’ L’ C’ Dalle (35) e (29) si ottiene: L’C’ = R’C’=

34 TEOREMA DI SHANNON

35 CAMPO DELLA TEORIA Si risponde al problema progettuale posto, cioè l’individuazione di una tra le teorie possibili, fornendo anche una chiave di interpretazione dei limiti entro cui essa è definita

36 ASSUNZIONI

37 RISONANZA Dalla (29) si ottiene che va confrontata con la (35) nella forma : -

38 per ottenere L’C’= R’C’= che sono le (36)

39 avendo modellizzato la rete con maglie “RLC-serie” è noto che la ω di risonanza (pulsazione propria) è che si riduce se manca R a

40 LEGAME TRA L,R,C,E L’,R’,C’ se attorno ad un nodo del reticolo corre una perturbazione circolare di cammino l (lungo la circonferenza) con una λ di risonanza λr tale da “chiudersi” su 2πl, λr = 2πl e si hanno le L=lL’ = L’ ; R=lR’= R’; C=lC’= C’ che inserite nella

41 portano a 1° caso =0 poiché ω r = 2πν r cioè v.

42 λ r ν r = v è una relazione fondamentale che dimostra come la particella libera stabile (ω v =0), in moto, sia la rappresentazione di un onda stazionaria di pulsazione tale da essere la risonanza dello spazio, così come modificato dalla particella con il suo moto

43 2° caso ω v ≠ 0 che per basse v( γ 1) si semplifica in Indicando che la “particella non relativistica”può essere spinta ad alta energia mediante idonea applicazione di un potenziale V

44 SCATOLA DI POTENZIALE È noto come dall’ Equazione di Schrödinger originale con soluzioni spaziali

45 è il numero d’onda nel caso particolare di V=0 (elettrone libero), si rilevi che non vi sono limitazioni per k, che può assumere valori continui. Se invece l’elettrone si trova in una” buca di potenziale”, cioè una scatola in cui V=0 ma con pareti a V=∞, è costretto ad assumere solo alcuni livelli energetici, con oscillazioni compatibili, tramite il n°onda k, con l’avere in x=0 e x=L due nodi.

46 Poiché per definizione cioè e dovendo L essere un n° intero n di semilunghezze d’onda : E r non può più assumere valori continui, ma esclusivamente valori quantizzati al variare di n

47 APPLICAZIONI AL SETTORE LENR NUCLEO COMUNE LENR FENOMENI A PICCOLO RAGGIO, COLLETTIVI, SU SUPERFICI DI IDRURI METALLICI, PER RAGGIUNGRE LE ENERGIE DI CATTURA ELETTRONICA INTEGRAZIONE DELLA (29) PER ELETTRONI CONFINATI NEL RETICOLO METALLICO CON DIVERSE FORME DI V: - COSTANTE - A GRADIENTE - ALTERNATA - RADDRIZZATA - A IMPULSI INDIRIZZI DI POSSIBILE SPERIMENTAZIONE LUNGHEZZA D’ONDA RISONANTI STRUTTURA NANOMETRICA SUPERFICIALE

48 In assenza di protoni aggiunti al metallo:

49 ELETTRONI ENERGETICI In una scatola di potenziale (quale una massa metallica in cui gli elettroni sono confinati, con V=0 ) è noto che : con n= 1,2,3,….. (n=0 non ammesso perché annullerebbe φ nella buca)

50 L’integrazione della (29) fornisce, per le (34), le equazioni di e k da mettere in relazione : K = e il legame è : che si dimostra facilmente per verifica

51 Per la risonanza che per velocità non relativistiche(γ≈1) si riduce alla espressione nota nel caso non relativistico

52 Per fornire agli elettroni i livelli di energia necessaria per la cattura elettronica da parte del protone, si può agire tra l’altro:  Sia con L a livelli nanometrici, che introducendo forti impulsi di potenziale( per v non relativistiche si era trovata )  con fotoni infrarossi e visibili del plasma (forzante), dell’ordine di λ =3μ che si trova facilmente esprimendo Ω.

53 Gli studi di Widom-Larsen “Theoretical Standard model rates of P to N conversions near metallic Hydride Surfaces” portano a una frequenza Ω dei fotoni tale che Ω⁄ e ≈ 6x10 -2 volt

54 STRUTTURA DELL’ELETTRONE Il raggio classico dell’elettrone, dedotto dalla autoenergia elettrostatica fornisce considerazioni sulla struttura dell’elettrone. I risultati sono completamente fuori ordine di grandezza rispetto al “raggio Compton”, deducibile quantomeccanicamente e in linea con le evidenze sperimentali relative al range spaziale di interazione elettrone-fotone

55 La derivazione quantomeccanica fornisce non si tratta della di De Broglie che va all’infinito per v 0. Piuttosto, di una quantità ben definita in dipendenza di m 0

56 La natura e la motivazione che costringerebbe un impulso a procedere circolarmente non sono ancora spiegate. L’ipotesi più semplice, che possa trattarsi di un fotone, non giustificherebbe perché, per “aprire” un elettrone, è sempre stata osservata la presenza di un positrone che lo annichili estraendo, allora, 2 fotoni

57 Ma non sembra potersi trattare di un fotone orbitante anche per la seguente considerazione : la massa di Planck è quella della più pesante (e più piccola) particella ipotizzabile, che sia in equilibrio dinamico col caos sottostante le dimensioni di maglia Planckiane dello spazio, tale che per essa il raggio r s di Schwarzschild (orizzonte degli eventi) sia proprio il raggio della particella, che così sarebbe costituita da un fotone rotante intrappolato nel campo autogravitazionale secondo la

58 che comporta (raggio di Schwarzschild ). Ma con una massa m e > r s, la forza Gravitazionale non può riuscire a trattenere un fotone sull’orbita a raggio r per solo effetto gravitazionale

59 Nel tentativo di comporre un quadro coerente occorrerà probabilmente introdurre le deformazioni dello spazio create dalla carica( intese come qualche caratteristica dell’impulso rotante ) e tener conto della non istantaneità della autoinfluenza della pertubazione, così da poter far luce sulla attualmente “inestetica “costante di struttura fine α nella che esprime la carica “e “ in funzione delle costanti fisiche fondamentali

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