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Michele A. Cortelazzo Morfologia. Michele Cortelazzo Morfologia deissi La deissi è quel fenomeno linguistico per cui determinate espressioni richiedono,

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Presentazione sul tema: "Michele A. Cortelazzo Morfologia. Michele Cortelazzo Morfologia deissi La deissi è quel fenomeno linguistico per cui determinate espressioni richiedono,"— Transcript della presentazione:

1 Michele A. Cortelazzo Morfologia

2 Michele Cortelazzo Morfologia deissi La deissi è quel fenomeno linguistico per cui determinate espressioni richiedono, per essere interpretate, la conoscenza di alcune condizioni contestuali: l’identità dei partecipanti all’atto comunicativo e la loro collocazione spazio-temporale. (L. Vanelli, La deissi in italiano, Padova, Unipress, 1992, p. 6)

3 Michele Cortelazzo Morfologia anafora L'anafora è il fenomeno per cui un’espressione rinvia a un’altra espressione presente nel discorso dalla quale dipende la sua interpretazione. (F. Casadei, Breve dizionario di linguistica, Roma, Carocci, 2001, p. 10)

4 Michele Cortelazzo Morfologia esempi (1)oggi non si fa credito, domani sì (2)(in un museo, mostrando una "Madonna con bambino" di anonimo trecentesco). Questo quadro è stato recentemente restaurato. (3)(in una guida turistica) Nella sala A va senz'altro visto il quadro "Madonna con bambino" di anonimo trecentesco. Questo quadro è stato recentemente restaurato.

5 Michele Cortelazzo Morfologia deissi personale Rientrano nella deissi personale quegli elementi che grammaticalizzano il riferimento ai ruoli dei partecipanti all'atto comunicativo, cioè il parlante e l'ascoltatore, e cioè i pronomi personali di 1. e 2. pers. sg. e pl. Il pronome di 1. sg. io grammaticalizza il riferimento che il parlante fa a se stesso; il pronome di 2. sg. grammaticalizza il riferimento che il parlante fa al suo interlocutore; il pronome di 1. pl. indica un insieme di persone che include il parlante (l'ascoltatore può essere o meno incluso); il pronome di 2. pl. indica un insieme di persone che include l'ascoltatore (o gli ascoltatori), ma esclude il parlante. Dal momento che in italiano non è obbligatorio l'uso del pronome personale soggetto, il riferimento deittico personale può essere espresso anche mediante la flessione verbale.

6 Michele Cortelazzo Morfologia deissi spaziale La deissi spaziale riguarda quelle espressioni linguistiche che fanno riferimento alla posizione nello spazio dei partecipanti all'atto comunicativo. Avverbi di luogo (per es. qui e lì) Verbi deittici (per es. andare e venire)

7 Michele Cortelazzo Morfologia deissi temporale La deissi temporale riguarda quelle espressioni linguistiche che fanno riferimento al momento in cui il parlante pronuncia l'enunciato. Avverbi di tempo (per es. ora/adesso, allora, ieri, oggi, domani) Espressioni temporali contenenti SN di tempo (fra tre giorni, due settimane fa) Aggettivi deittici come prossimo e scorso Con i N indicanti i «giorni della settimana» (lunedì, martedì, ecc.), se scorso e prossimo seguono il N, l'Articolo viene obbligatoriamente omesso: martedì scorso / prossimo, e non *il martedì scorso / prossimo. I tempi della flessione verbale (tempi deittici)

8 Michele Cortelazzo Morfologia deissi testuale Per deissi testuale (o deissi del discorso) si intende un uso particolare della deissi in cui: I) il contesto linguistico svolge il ruolo del contesto situazionale; II) invece di fornire informazioni sulla collocazione spazio-temporale del referente nel contesto extralinguistico, il parlante istruisce l’ascoltatore a cercare nel contesto del discorso, dove è collocato l’antecedente del referente indicato dall’elemento deittico. Esempi: a. Un mese fa ho ricevuto una lettera da Carlo: in quella lettera mi diceva che si trovava nei guai b. Un mese fa ho ricevuto una lettera da Carlo: in questa lettera mi diceva che si trovava nei guai a. Carlo arrivò immediatamente a casa, ma qui non trovò più nessuno b. Carlo arrivò immediatamente a casa, ma lì non trovò più nessuno.

9 Michele Cortelazzo Morfologia pronomi e aggettivi dimostrativi I dimostrativi questo e quello richiedono un'interpretazione deittica. Individuano, infatti, invece un «referente», collegato positivamente o negativamente rispetto al centro deittico. Questo indica un referente come collegato positivamente (sotto forma di «coincidenza», «inclusione» o «vicinanza»), mentre quello indica un referente come collegato negativamente (sotto forma di «lontananza») rispetto al centro deittico costituito dal parlante e dalle sue coordinate spazio-temporali. La relazione può realizzarsi o nello spazio o nel tempo. Esempi di relazione spaziale: a. Proprio in questo punto in cui mi trovo è avvenuta la rissa (coincidenza) b. Questa stanza è troppo piccola (inclusione) c. Questo tavolo è piuttosto malmesso (vicinanza) d. Prendi quel libro (lontananza)

10 Michele Cortelazzo Morfologia pronomi e aggettivi dimostrativi Esempi di relazione temporale: a. In questo momento sto accendendo la luce (coincidenza) b. Questa settimana ho molti impegni (inclusione) c. Torno questo giovedì (vicinanza) d. Quell'estate ci siamo divertiti molto (lontananza) Nell'italiano standard il sistema è binario (questo vs quello). Nell'italiano letterario tradizionale, nell'italiano burocratico, nell'italiano regionale toscano il sistema è invece ternario (questo vs codesto vs quello). Codesto è usato per indicare un referente definito positivamente rispetto all’ascoltatore (spazialmente o, più generalmente, in termini di "attinenza"): a. Dammi codesta penna b. Codesta tua idea mi piace Soprattutto in contesti scritti particolarmente formali e tradizionali, codesto può riferirsi a qualcosa già menzionato nel discorso immediatamente precedente. Ma torniamo al concetto cui accennavamo: codesto concetto...


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