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La prevenzione del contagio nei lavoratori Andrea Magrini Cattedra di Medicina del Lavoro Università di Roma “Tor Vergata” A volte ritornano la malattia.

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Presentazione sul tema: "La prevenzione del contagio nei lavoratori Andrea Magrini Cattedra di Medicina del Lavoro Università di Roma “Tor Vergata” A volte ritornano la malattia."— Transcript della presentazione:

1 La prevenzione del contagio nei lavoratori Andrea Magrini Cattedra di Medicina del Lavoro Università di Roma “Tor Vergata” A volte ritornano la malattia tubercolare Roma 2014

2 La tubercolosi costituisce un rischio per gli operatori sanitari? Si diffonde per via aerea La diagnosi è spesso tardiva La vaccinazione non è efficace La malattia ha una elevata prevalenza Alcune azioni sanitarie aumentano il rischio (Induzione della tosse, broncoscopie etc..) Sicuramente si!

3 Tutti vogliono tutelare il lavoratore e il paziente ……. Indicazioni normative specifiche Indicazioni normative riferibili al decreto 81 Linee guida ministeriali Linee guida internazionali Convinzioni personali Gli aspetti economici e l’applicabilità delle soluzioni

4 La prevenzione del contagio nei lavoratori Effettuare una precoce diagnosi, Isolare tempestivamente i pazienti infettanti in locali idonei Verificare le caratteristiche igieniche dei locali di degenza e dei servizi (areazione, ricircolo, affollamento, cubatura) Formare i lavoratori sulle modalità di protezione collettiva e individuale Vaccinare il personale esposto (secondo indicazione del Ministero) Valutare correttamente i reparti a rischio! (DVR) Effettuare la sorveglianza sanitaria e la sorveglianza post esposizione Studiare la suscettibilità individuale dei lavoratori

5 Quale attività per il medico competente? Valutare correttamente i reparti a rischio! (DVR) Effettuare la sorveglianza sanitaria e la sorveglianza post esposizione Studiare la suscettibilità individuale dei lavoratori Per fare questo serve un sistema amministrativo di gestione dei dati Partecipare alla formazione, alla scelta dei DPI, verificare l’applicazione delle procedure

6 Un rischio: semplificare facendo tutto a tutti … Dati dal DVR (reparti a rischio) Mansioni e attività a rischio Suscettibilità individuale (prima determinazione del TST) successivi controlli IGRA O TST Profilo di indagine individuale TST o IGRA Periodicità Azioni successive al risultato: (follow-up, approfondimento clinico diagnostico, chemioprofilassi, terapia)

7 Un secondo rischio …. Aumentare e concentrare l’attenzione sia operativa che in termini di risorse solo sui test di screening non incrementa direttamente la tutela della salute dei lavoratori (utilizzare solo il test pensando di preservare la salute del lavoratore è fuorviante …) Al massimo ci tutela nei confronti dell’organo di vigilanza ….

8 Reparti e strutture in cui può verificarsi un contatto con soggetti affetti da tubercolosi Unità di pronto soccorso/Accettazioni degli ospedali Servizi di pronto soccorso/Servizi di salvataggio Reparti di pneumologia (in particolare broncoscopia e induzione dell’espettorato) Terapia respiratoria con dispersioni aerobiche Reparti per malati di tubercolosi e malattie infettive Unità di terapia intensiva Istituti di anatomia e patologia/Autopsie Laboratori di micobatteriologia Servizi per pazienti HIV + Servizi per tossicodipendenti Centri di accoglienza per immigrati

9 Il rischio di essere infettati Il rischio di essere infettati dipende dalla: concentrazione dei micobatteri nell’aria circostante, virulenza dei microrganismi, durata dell’esposizione, predisposizione individuale della persona che viene a contatto con l’ammalato, in particolare dallo stato del suo sistema immunitario

10 Le motivazioni normative delle azioni di prevenzione del rischio Tubercolosi La normativa specifica finalizzata al contenimento dell’infezione e alla protezione della collettività La normativa generale a tutela degli operatori esposti a rischio biologico (D.Lgs. 81/2008) Ambedue le normative hanno nel Datore di Lavoro il responsabile nell’attuazione e nel controllo. Partecipano alla responsabilità il Medico Competente, la Direzione sanitaria, il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, i singoli lavoratori

11 L’unica prevenzione è la prevenzione …. In ambito occupazionale la prevenzione inizia con la valutazione. Con la proposta di azioni di contenimento. Con il rispetto delle azioni di contenimento proposte. Consapevolezza del rischio, conoscenza delle azioni di mitigazione, controllo amministrativo. Consapevolezza del rischio, conoscenza delle azioni di mitigazione, controllo amministrativo. Sostenibilità economica!

12 Quale attività per il medico competente? Valutare correttamente i reparti a rischio! (DVR)

13 Cronistoria del DVR Dlgs 626/94 Decreto 81/2008 DVR Datore di lavoro RSPP MC

14 Valutazione dei rischi …… già era tutto indicato dalla norma ……. PROVVEDIMENTO 17 dicembre 1998 Documento di linee guida per il controllo della malattia tubercolare, su proposta del Ministro della sanità, ai sensi dell'art. 115, comma 1, lettera b ), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n (G.U. Serie Generale n. 40 del 18 febbraio 1999) Nell allegato 4 …..

15 Soggetti esposti a rischio professionale: Gli operatori sanitari di ospedali o reparti che assistono frequentemente pazienti con tubercolosi presentano un rischio elevato di contrarre questa patologia. La prevenzione della tubercolosi in questo gruppo di popolazione si fonda su: 1. Valutazione del rischio di trasmissione nosocomiale della tubercolosi; 2. Attivazione di un programma di controllo modulato sulla base del rischio attuale di trasmissione della tubercolosi; 3. Sorveglianza e profilassi individuale degli operatori.

16 La classificazione per livello di rischio si deve basare su tre parametri: a) caratteristiche epidemiologiche della tubercolosi nel bacino di utenza del presidio; b) numero di casi di tubercolosi contagiosa assistiti nell'anno; c) risultati dell'analisi delle conversioni tubercoliniche tra gli operatori sanitari. Tutti i programmi di controllo devono prevedere una rivalutazione periodica del rischio.

17 ALLEGATO 4 Criteri dei Centers for Disease Control per la classificazione dei presidi sanitari in base al rischio di trasmissione della tubercolosi 1. Rischio minimo. si applica solo ad una struttura nel suo insieme. che non assiste malati TB nei reparti di ricovero o nei servizi ambulatoriali ed e' collocata in una comunita' nella quale non e' stato diagnosticato alcun caso di TB nell'ultimo anno. 2. Rischio molto basso. si applica in genere ad una intera struttura. Dove non sono stati ammessi nelle aree di ricovero pazienti con TB attiva, ma essi possono essere stati valutati inizialmente o trattati ambulatoriamente in un'area per esterni e i pazienti che possono avere una TB attiva e che necessitano di regime di ricovero, vengono trasferiti tempestivamente ad un presidio collegato. Le aree per esterni, in cui puo' avvenire l'esposizione a pazienti con TB attiva, devono essere valutate per l'assegnazione di ciascuna al proprio grado di rischio.

18 3. Rischio basso. a) il tasso di cuticonversione non e' maggiore di quello di aree o gruppi funzionali in cui l'esposizione occupazionale al M.T. sia poco probabile o di quello osservato in precedenti indagini nella stessa area o gruppo funzionale; b) non si sono verificati cluster di cuticonversione (due o più cuticonversioni tra gli operatori entro un periodo di tre mesi) c) non e' stata rilevata trasmissione del M.T. da persona a persona d) sono stati esaminati o ricoverati meno di 6 pazienti con TB attiva.

19 4. Rischio intermedio. Aree o gruppi funzionali di "rischio intermedio" sono quelli in cui si verificano le seguenti condizioni: a) il tasso di cuticonversione non e' maggiore di quello di aree o gruppi funzionali in cui l'esposizione occupazionale al M.T. sia poco probabile o di quello osservato in precedenti indagini nella stessa area o gruppo funzionale; b) non si sono verificati cluster di cuticonversione (due o piu' cuticonversioni tra gli operatori entro un periodo di tre mesi); c) non e' stata rilevata trasmissione del M.T. da persona a persona e d) sono stati esaminati o ricoverati nella struttura sei o piu' pazienti con TB attiva.

20 5. Alto rischio. Le aree o gruppi funzionali della categoria "a rischio elevato" sono quelli in cui: a) il tasso di cuticonversione e‘ significativamente maggiore di quello di aree o gruppi funzionali in cui l'esposizione al M.T. sia poco probabile o dei tassi di cuticonversione osservati in precedenza nelle medesime aree o gruppi funzionali e la valutazione epidemiologica suggerisce la trasmissione nosocomiale: o b) si e' verificato un cluster di cuticonversioni e la valutazione epidemiologica suggerisce la trasmissione nosocomiale della TB: o c) e' stata identificata una possibile trasmissione del M.T. Da persona a persona.

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22 Prima del decreto 81 / 2008 In questa fase il medico competente non veniva consultato nella stesura del DVR che spesso presentava una classificazione del rischio tubercolare tendente a minimizzare il rischio. Strategia della negazione del rischio Non lettura delle linee guida per la TBC

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25 …. Anche dopo il decreto 81 ……. Non si è registrata quella virtuosa collaborazione del MC alla valutazione dei rischi …..

26 Cosa accade? Ruolo del Responsabile del Servizio Prevenzione Protezione Ruolo del Medico Competente Definizione del rischio biologico da Tubercolosi Ruolo della Direzione sanitaria Specialisti: Infettivologo, Pneumologo, Microbiologo etc

27 Quali obblighi per il medico competente nella VDR alla luce della normativa vigente? La valutazione del rischio Proposte per la gestione e il contenimento del rischio Nei casi previsti la Sorveglianza sanitaria Chi si dovrà occupare degli accertamenti sanitari previsti da norme «ESTERNE « al decreto 81?

28 Le possibilità del medico competente nell’incidere sulla storia naturale della tubercolosi

29 Infezione subclinica/ latente Tubercolosi attiva infettiva Tubercolosi attiva Non infettiva Trasmissione Morte Esposizione Storia naturale della tuberculosi (1)‏

30 Infezione subclinica/ latente Trasmissione Esposizione Ritardo del paziente Ritardo del dottore Terapia preventiva Chemioterapia Vaccinazione BCG Test diagnostici a performance ottimale Storia naturale della tubercolosi (3)‏ Tubercolosi attiva infettiva Tubercolosi attiva Non infettiva Morte

31 Dinamica dell’infezione e della risposta immune verso Mycobacterium tuberculosis

32 Dinamica dell’infezione tubercolare ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB: capacità replicativa MTB: numero batteri Infezione da MTB Soglia di sensibilità test microbiologici

33 Dinamica dell’infezione tubercolare ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Tubercolosi attiva MTB: numero batteri Soglia di sensibilità test microbiologici TB attiva Infezione da MTB

34 Dinamica dell’infezione tubercolare ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Tubercolosi attiva LTBI TB attiva Soglia di sensibilità test microbiologici Infezione da MTB MTB: numero batteri

35 Neo-assunto: cosa fare all’inizio BCG-vaccinato BCG-NON-vaccinato QFT QFT- QFT + xRay- xRay + Profilassi Screening /terapia per TB attiva TST TST- TST + xRay- xRay + Se disponibile, conferma con QFT Educazione Sorveglianza periodica Profilassi Educazione Sorveglianza periodica Screening /terapia per TB attiva

36 Nel tempo (< 2 anni) BCG-vaccinato QFT-neg Screening nel tempo QFT + Infezione recente!!!! xRay- xRay + Profilassi Educazione QFT- Sorveglianza periodica BCG-NON-vaccinato TST-negativo TST- TST + : >10 mm in <2 anni. Seguire protocollo post-esposizione Infezione recente!!!! Sorveglianza periodica xRay- xRay + Profilassi Educazione Screening /terapia per TB attiva

37 Cosa fare nel caso di post-esposizione nei soggetti noti per essere TST-negativi TST- TST+ (>5 mm if baseline was 0 mm; >10 mm if baseline was 1-10 mm ): infezione recente!!! xRay- xRay+Screening /terapia per TB attiva baselineafter 12 weeks Profilassi Educazione e sorveglianza per almeno 2 anni TST- sorveglianza TST+ (>5 mm if baseline was 0 mm; >10 mm if baseline was 1-10 mm ) : infezione recente!!! xRay- xRay+ Screening /terapia per TB attiva Profilassi Educazione

38 Dinamica dell’infezione tubercolare ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Tubercolosi attiva LTBI Soglia di sensibilità test microbiologici MTB: numero batteri Problema diagnostico #1: diagnosi di contatto e di infezione Problema diagnostico #2: Diagnosi differenziale e precoce dei soggetti che progrediscono verso TB attiva rispetto a soggetti che vanno verso una infezione tubercolare latente (LTBI)

39 Dinamica della risposta immune anti-MTB Intensità di risposta ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Tubercolosi attiva LTBI Risposta immune anti-MTB Soglia di sensibilità test immunologici MTB: numero batteri

40 Problema diagnostico #1: diagnosi di infezione TST/IGRA Positivi Dinamica della risposta immune anti-MTB Intensità di risposta ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Tubercolosi attiva LTBI Risposta immune anti-MTB Soglia di sensibilità test immunologici MTB: numero batteri

41 E’ possibile una diagnosi di contatto ad MTB senza infezione?‏ TST-positivi WB-positivi A. Franchi et al. JOEM 2000 Eccesso di risposta Ab in assenza di CMI

42 Problema diagnostico #1: diagnosi di infezione TST/IGRA Positivi Dinamica della risposta immune anti-MTB Intensità di risposta ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Tubercolosi attiva LTBI Risposta immune anti-MTB Soglia di sensibilità test immunologici MTB: numero batteri Problema diagnostico #2: L’intensità di risposta sebbene sia indicativa non permette una chiara distinzione tra soggetti con TB attiva ed LTBI

43 Dinamica della risposta immune anti-MTB Intensità di risposta ‏ Connel et al. PLOS One 2008 Grothe-Petersen et al. Bull World Health Organ. 1959

44 Dinamica della risposta immune anti-MTB Risposta di memoria = positività al TST ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Risposta immune di memoria anti-MTB Soglia di sensibilità test immunologici MTB: numero batteri

45 Dinamica della risposta immune anti-MTB Tipi di risposte cellulari ‏ Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni MTB capacità replicativa Risposta CD8 Soglia di sensibilità test immunologici MTB: numero batteri Risposta CD4

46 Dinamica della risposta immune anti-MTB Risposta effettrice ‏ Intensità relativa TB attiva Intensità relativa 1-2giorni 1-2mesi 1-2anni LTBI DosR MM Attiva replicaz

47 Analisi del rischio individuale Nella valutazione del rischio individuale il medico competente considera i seguenti fattori: Fattori Ambientali: Livello di rischio della struttura (linee guida Ministero della Salute) Presenza di dispositivi di protezione collettiva Presenza di dispositivi di protezione individuali Procedure di protezione aziendali Fattori individuali: Provenienza geografica Appartenenza a gruppi a rischio Precedente vaccinazione Familiari o conviventi affetti Storia clinica positiva o sintomatologia suggestiva per patologia tubercolare Pregresse TST positivi Stato sierologico (Quantiferon) Schema sorveglianza sanitaria lavoratori esposti a rischio biologico

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50 Conclusioni L’uso appropriato di diverse combinazioni di test immunologici (IGRA, TST, test di memoria, ect) verso diversi tipologie di antigeni di MTB “fase specifici”, può permettere una più corretta classificazione dell’infezione tubercolare e guidare nella scelta più appropriata di intervento terapeutico.


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