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D I A L O G O E R E L A Z I O N E di A I U T O DIALOGO.

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Presentazione sul tema: "D I A L O G O E R E L A Z I O N E di A I U T O DIALOGO."— Transcript della presentazione:

1

2 D I A L O G O E R E L A Z I O N E di A I U T O

3 DIALOGO

4 Dialogare è fare il dono di me all’altro; l’altro lo arricchisce di se e poi me lo restituisce in dono.

5 L’ASCOLTO Attitudine tra la bontà e l’arte Pietra angolare della Relazione di aiuto Fondamentale e, allo stesso tempo, difficile

6 La gioia di ascoltare “Credo di sapere perché mi piaccia così tanto ascoltare qualcuno. E’ stato grazie all’ascolto delle persone che ho imparato tutto ciò che so circa gli individui, la personalità, le relazioni interpersonali... Dietro tutte le comunicazioni personali che realmente ascolto sembrano esserci delle ordinate leggi psicologiche, aspetti dello stesso ordine che troviamo nell’universo inteso come un tutto. (Rogers).

7 L’ASCOLTO AUTENTICO Si impara È movimento: uscire da se per riconoscere e affermare l’alterità. Richiede silenzio interiore.

8 Molte volte non ascoltiamo l’altro... e ascoltiamo solo noi stessi...

9 COME MIGLIORARE L’ASCOLTO? Attenzione al linguaggio non verbale - Cercare di intuire i sentimenti aldilà dei contenuti - Non giudicare - Attenzione alle distrazioni - Aspettare prima di rispondere - Imparare ad identificare i temi più ricorrenti

10 L’ascoltato si aspetta di essere accolto Accompagnato Aiutato a valutare la situazione

11 AVER CURA DI SE Non si aiuta efficacemente qualcuno in difficoltà se prima non si curano le proprie ferite.

12 Atteggiamenti nel dialogo NegativiIdeali di difesadi fiducia verificaaccettazione superioritàparità indifferenza empatia manipolazionespontaneità inflessibilitàflessibilità

13 Liturgia Il Concilio dice: "La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù". In concreto è luogo dell'azione di Dio, del suo incontro con le creature e delle creature tra loro, in comunione.

14 Il termine "liturgia", oggi usato quasi esclusivamente per il culto, è legato alla lingua greca classica. Liturgia è, infatti, parola composta dalla radice "leit" (da "laos" = popolo) che significa genericamente "pubblico, appartenente al popolo", e "ergon", che significa "azione, opera". Il termine composto allora significa "opera, attività, lavoro, attività lavorativa, azione, iniziativa, impresa per il popolo", mettendo anche in risalto il valore "pubblico" dell'azione.

15 Dialogo – ascolto - liturgia Quale relazione tra queste parole e cosa possiamo ricavarne per la nostra azione apostolica?

16 Luigi Novarese Un uomo in dialogo, in ascolto, che celebra la vita, che celebra con la vita.

17 Luigi Novarese In ascolto e in dialogo con Dio, con se stesso, con gli altri, con il mondo. Interroga la sua esperienza e raccogliendo il meglio da essa, ne fa dono agli altri: liturgia.

18 Luigi Novarese La dignità dell’uomo in tutti i momenti della sua vita, il dovere che il cristiano ha di assimilarsi e conformarsi a Cristo Redentore, portando con Lui, accanto a Maria SS.ma nostra Madre spirituale, la propria croce a beneficio dell’intera società, sono i principi base da cui parte e si sviluppa tutto il nostro lavoro apostolico. (L’Ancora - N. 9 - settembre 1971)

19 Luigi Novarese La partecipazione ai Consigli Pastorali, parrocchiali e diocesani dei nostri incaricati dice che l’ammalato, dopo anni di presa di coscienza sempre più approfondita sulla propria missione, sta smentendo la convinzione generale, radicata in tante mentalità, che egli sia soltanto oggetto di carità, persona da compatire, aiutare, ma non da inserire quale parte attiva e viva nella dinamica ecclesiale che oggi scuote ed invita tutti ad una presa di posizione sempre più cosciente e responsabile. (L’Ancora - N. 9 - settembre 1971)

20 GRUPPI DI AVANGUARDIA Sono, ormai, quasi venti anni che stiamo sperimentando la forza intrinseca del «Gruppo di Avanguardia “. Con questa tecnica di apostolato siamo riusciti a far uscire l’ammalato dalla propria piccola cerchia d’ambiente e ad immetterlo in un piano di lavoro apostolico. Grazie a questa formula di lavoro svolto in piccole squadre, in «equipe“, il sofferente non soltanto rompe la propria solitudine, ma passa all’azione più bella e più costruttiva. E’ un’attività che si allarga in vastità di raggio e di sostegno. E’ un lavoro in cordata, per cui l’individuo si sente sempre sospinto dagli altri per un maggior impegno di generosità. Questa necessità di lavorare ai nostri giorni “in équipe» non poteva sfuggire al Concilio. E’ una vera esigenza dei tempi che viviamo. E’ il tempo del dialogo; è lì tempo degli incontri; è il tempo dei lavori fatti in comune. Per queste ragioni viene sottolineato il lavoro fatto in piccoli gruppi: «i loro membri con i compagni e gli amici, in piccoli gruppi, valutano i metodi ed i frutti della loro attività apostolica e confrontano con il Vangelo il loro modo di vivere quotidiano ». (A.L. VI, 30). I laici «non limitino la propria cooperazione entro i confini della Parrocchia e della Diocesi, ma procurino di allargarla nell’ambito interparrocchiale, interdiocesano, nazionale e internazionale. Ecco allora così realizzarsi le aspirazioni della Vergine Santa in piano universale fedelmente seguendo le linee del Concilio. (L’Ancora - N. 6 - Giugno1966)

21 Statuto CVS nota storica Nel mese di maggio del 1943 mons. Luigi Novarese, … dette origine alla "Lega Sacerdotale Mariana" con lo scopo, nel vincolo di Maria SS.ma e della fraternità sacerdotale, di sovvenire alle necessità dei sacerdoti ammalati o comunque bisognosi. Tale azione pastorale fu subito intesa come attuazione delle richieste rivolte dalla Vergine Santa a Lourdes e a Fatima. Sulle medesime basi attuative l'attività apostolica si estese anche ai laici (maggio 1947) con il movimento dei "Volontari della Sofferenza" cui appartenevano persone ammalate. La Sorella Maggiore Elvira Myriam Psorulla coadiuvò nel dare vita all'intera Opera. Nella fondazione si affermò con forza il pieno impegno battesimale della persona sofferente, non solo "oggetto" di assistenza, ma soggetto di azione con uno specifico apostolato da svolgere a beneficio della chiesa e della società. All'interno del movimento il fondatore avvertì in seguito la necessità di definire, col nome di Silenziosi Operai della Croce, un gruppo di persone che garantisse continuità all'opera assumendo ruoli direttivi, vivendo la radicalità della dedizione all'apostolato mediante la professione dei consigli evangelici e la "consacrazione" alla Vergine Immacolata. Tale gruppo iniziò a costituirsi nel maggio 1950… Nel 1952 (15 agosto) il movimento si aprì ad un'altra sezione, i "Fratelli degli ammalati", fedeli laici che nell'esercizio della carità verso gli ammalati e nella santificazione del loro lavoro, condividevano l'apostolato dei "Volontari della Sofferenza". Il 16 febbraio 1960, i Silenziosi Operai della Croce ricevettero il decreto di approvazione diocesana, emanato dal vescovo di Ariano Irpino. … La Pia Unione dei Silenziosi Operai della Croce fu infine elevata al titolo di "Primaria", in riferimento alle tre consociazioni (Lega Sacerdotale Mariana, Volontari della Sofferenza, Fratelli degli Ammalati), con il breve apostolico "Valde probandae" del 24 novembre Infine nel 1973 fu aggiunta la sezione "Fratelli e Sorelle effettivi dei SODC" che si impegnavano a vivere la spiritualità dei SODC e a coadiuvarli nell'apostolato e fu prevista una forma aggregativa per i Vescovi che chiedevano di condividere spiritualità e finalità dell'Opera. L'intera opera fondazionale di Mons. Luigi Novarese è stata continuamente accompagnata ed autenticata dal magistero pontificio con numerosi discorsi direttamente rivolti agli associati in occasione dei decennali, a partire dal discorso di Pio XII (7 ottobre 1957), nel primo decennio di apostolato. La presenza delle idee portanti del Centro Volontari della Sofferenza in documenti del magistero universale espressamente dedicati al tema della sofferenza … segna infine la conferma e l'orizzonte dell'attuale impegno associativo nella Chiesa universale, secondo quanto espresso dagli statuti dell'associazione "Silenziosi Operai della Croce", delle associazioni diocesane del "Centro Volontari della Sofferenza" e della confederazione internazionale che le riunisce e coordina.

22 SOdC I Silenziosi Operai della Croce intendono imitare Cristo “chiamato e mandato” dal Padre (cf. Eb 10,5-10) a compiere la sua volontà di vita e di salvezza per il mondo. Consacrandosi a Cristo per le mani di Maria, vivono il totale dono di sé come risposta alla consacrazione battesimale nella pratica dei consigli evangelici. Nell’ampio ed articolato mondo della sofferenza, i Silenziosi Operai della Croce attuano in se stessi e condividono con ogni persona, un cammino di crescita e di maturazione nella fede, affinché nella luce della Pasqua tutti si scoprano chiamati ad incontrare ed annunciare il senso della propria sofferenza e la gioia della salvezza. I Silenziosi Operai della Croce si propongono di testimoniare una piena ed intensa comunione con Cristo, nella convinzione che in questo consista la massima promozione sociale ed ecclesiale (cf. GS 41), facendosi compagni di viaggio dei sofferenti lungo il cammino della vita (cf. Lc 24,13-35). Finalità

23 Preghiera Nel silenzio della tenda interiore, spazio dato a Dio in se stessi, i Silenziosi Operai della Croce dilatano l’animo alla carità più grande ed alimentano la preghiera più ardente per sé e per gli altri, uniti a Cristo come i tralci alla vite (cf. Gv 15,1-17). La celebrazione eucaristica quotidiana è sempre il momento privilegiato della vita personale e comunitaria: convito pasquale in cui crescere nell’unità con Dio e con il prossimo, fino alla pienezza, quando Dio sarà tutto in tutti (cf. SC. 48). Il personale e comunitario cammino di conversione e di penitenza è sostenuto dalla celebrazione frequente del sacramento della riconciliazione. … La propria vita interiore, accresciuta nel dialogo con il proprio direttore spirituale, viene quotidianamente alimentata con la meditazione della Parola di Dio, l’adorazione eucaristica e la recita del rosario. Momenti particolari nel cammino di un continuo rinnovamento personale sono i ritiri mensili e, annualmente, gli esercizi spirituali.

24 Silenzio Il silenzio interiore è la presenza trinitaria nell’anima che con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze cerca Dio e vuole servirlo. I Silenziosi Operai della Croce si impegnano ad attuare il silenzio interiore, che assicura l’appartenenza a Dio e il silenzio esteriore, che dice totale dedizione al piano redentivo della croce. Attuando l’itinerario dei sette gradi del silenzio interiore accrescono la presenza di Dio in se stessi fino alla piena sequela di Cristo crocifisso, nel dono totale di sé.

25 Comunione ecclesiale Luca scrive negli atti degli Apostoli che “la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede avevano un cuor solo ed un’anima sola”. Da questa comunione la Chiesa irradiava la gioia e la forza del Vangelo. L’efficacia dell’annuncio evangelico di una associazione dipende moltissimo dall’intensità della comunione, dal clima di fraternità, di gioia, di accoglienza che si stabilisce nel suo interno: “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, dall’amore che avrete gli uni per gli altri…”. L’unità è l’ideale a cui Gesù ci esorta nella preghiera che Egli rivolge al Padre il Giovedì Santo nell’orto degli Ulivi: “Che tutti siano Uno, come lo siamo Noi”. La comunione quindi è dono che viene dal Padre, che in Cristo e nello Spirito ci raduna e unisce in una famiglia di fratelli. Per questo, quanto più è vivo il nostro rapporto di reciproca comunione, tanto più diventiamo testimoni del Signore. Questo significa che la comunione, quando è vissuta con pienezza da una associazione ecclesiale, non porta alla chiusura, ma, al contrario, favorisce e promuove l’apertura, il dialogo, nel desiderio che altri possano parteciparne. Questa consapevolezza ci esorta perciò a trovare modi concreti per conquistare all’ideale della comunione il maggior numero possibile di persone.

26 All’unità ci si educa “comunione reciproca” nella quale si deve impegnati responsabilmente tutti come appartenenti all’associazione (SOdC, CVS e tra di essi). Una osservazione essenziale è che: all’unità ci si educa. Entrare in comunione con gli altri richiede capacità che vanno affinate con l’esercizio. Occorre quindi aiutare, impegnandosi nella comunità e nel CVS, a conoscere i modi e le vie che, con maggior efficacia, permettono di raggiungere l’obiettivo dell’unità fra tutti. Il vissuto umano ci ricorda infatti, da un lato, quanto possa essere impegnativo ricomporre un rapporto incrinato e dall’altro, quante opportunità possano venir colte per favorire la nascita o l’approfondimento di una relazione umana non occasionale. Per entrare in comunione con il fratello è necessario fargli spazio nel nostro cuore e questo risultato, non facile, lo si ottiene con determinazione ed impegno. La comunione va cercata, coltivata e curata, allenando ed esercitando nella nostra umanità le virtù e gli atteggiamenti che la favoriscono: l’umiltà, lo spirito di servizio, la stima reciproca, la serenità e la semplicità d’animo, il perdono, la correzione fraterna, l’apertura di spirito, l’ascolto reciproco fra noi, con il prossimo occasionale, con i “lontani”…

27 Apostolato Cosa significa e che peso ha questa parola per noi SOdC?

28 Dialogo Tra i livelli giuridici: Confederazione CVS Internazionali e CVS diocesani.

29 Dialogo Quale spazio ai livelli nazionali e regionali?

30 Dialogo Tra i SOdC e i CVS. Quali i luoghi di dialogo?

31 Dialogo In diocesi, tra i gruppi, nel gruppo, con i membri del gruppo, nella vita di gruppo


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