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CONOSCERE… CAPIRE… ACCOGLIERE I BAMBINI «SPECIAL NEEDS» Aspetti Psicologici nelle Adozioni Bergamo, 14 marzo 2014 Marco Chistolini.

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1 CONOSCERE… CAPIRE… ACCOGLIERE I BAMBINI «SPECIAL NEEDS» Aspetti Psicologici nelle Adozioni Bergamo, 14 marzo 2014 Marco Chistolini

2 Cosa sono le special needs adoption Conferenza de L’Aja, ► L’età, al momento dell’adozione, uguale o superiore a 7 anni. ► L’adozione contemporanea di due o più fratelli. ► La presenza di disabilità fisiche o psichiche o di malattie rilevanti. ► La presenza di difficoltà psicologiche e/o comportamentali rilevanti. 2

3 Un fenomeno in crescita ► L’andamento delle adozioni internazionali, evidenzia un complessivo aumento dei minori con bisogni speciali, per quanto riguarda l’età, le ESI, le problematiche di salute e le fratrie. 3

4 Alcune questioni relative alla definizione ► Le caratteristiche che definiscono le SNA sono (tra ed intra) diverse per qualità e rilevanza. ► Una dimensione importante è relativa alla rilevabilità e alle conseguenze della condizione special needs. ► Un altro aspetto importante è relativo alla reversibilità della problematiche. 4

5 L’andamento delle special needs adoptions ► Alcuni autori indicano nella presenza di “bisogni speciali” un più alto rischio di andamento negativo e/o problemi nell’adozione e/o stress nei genitori (Palacios e alt., 2005). ► Altri, riportano che I livelli di riuscita dell’adozione non sono correlati alla presenza di SN e la maggioranza dei genitori di bambini con “bisogni speciali” è soddisfatta e vive positivamente l’esperienza adottiva (Rosenthal e alt. 1991; McGlone e alt. 2002); 5

6 L’andamento delle special needs adoptions (2) ► La presenza di problematiche relazionali e comportamentali e di difficoltà nell’attaccamento rappresenta il maggior fattore di rischio. ► Non pare abbia significativo impatto negativo la presenza di handicap e/o disabilità. ► Più dubbio è l’effetto della presenza di più minori (Brodzinsky e Brodzinsky, 1992; Rushton e alt. 2001) ► Ugualmente divergenti sono gli studi sull’età, molti indicano un aumento delle difficoltà alla sua crescita, ma altri non rilevano questa correlazione. A lcuni autori ipotizzano che più dell’età conti la storia precedente all’adozione (Howe, 1997; Cederblad, 1999). 6

7 7 Aspetti psicologici nelle adozioni 1. Complicanze connesse allo sviluppo neurologico. 2. L’abbandono. 3. L’istituzionalizzazione. 4. Esperienze traumatiche. 5. Le risorse individuali ed ambientali.

8   La porta di casa si chiude, il papà è tornato. Josè, 5 anni, è nel suo letto, accanto a lui i fratelli e la madre. E’ buio, l’aria pesante, Josè non dorme, il suo corpo è teso, il cuore batte forte, cerca di capire se il padre è, ancora una volta, ubriaco. Cerca di capirlo dai rumori che arrivano dalla cucina, dagli sportelli che sbattono e dal brontolare dell’uomo che si lamenta ad alta voce. Lo immagina, e gli sembra di vederlo, sudato e puzzolente, mentre si muove barcollando con gli occhi acquosi che non capisci mai cosa stia pensando. Lo sa Josè che tra poco arriverà nella loro camera, sveglierà la mamma e se lei lo respingerà comincerà a picchiarla e se loro si intrometteranno saranno botte per tutti. Resta immobile, Josè, come congelato, col cuore che batte, lo stomaco accartocciato, rigido come la corda di un violino, sente le lacrime scorrere sulle guance e non si era nemmeno accorto che stava piangendo.

9 Gli effetti delle ESI ► ► Esperienze che minacciano la sopravvivenza delle persone generano nell’individuo che le sperimenta intense e durature reazioni neurofisiologiche ed emotive.

10 Effetti neurofisiologici ► Glaser (2000) mostra come le esperienze negative producono effetti automatici su: ► asse ipotalamo-pituitario-surrenalico ► sistema nervoso simpatico ► neurotrasmettitori ► sistema immunitario

11 Il rapporto con l’ambiente ► Il compito del cervello è quello di mediare il rapporto con l’ambiente (D. Siegel). ► L’equilibrio emotivo e comportamentale del soggetto è labile, le sue reazioni sono incongrue e alterate.

12 Aspetti comportamentali ► ► comportamenti etero/auto aggressivi. ► ► scoppi d’ira. ► ► somatizzazioni. ► ► disturbi del sonno e dell’alimentazione. ► ► ritiro. ► ► enuresi. ► ► riproposizione dell’esperienza traumatica, pensieri intrusivi. ► ► ecc.

13 I fattori protettivi ► Esistono molte evidenze che gli effetti negativi di esperienze avverse possono essere ampiamente recuperati. ► Nel considerare gli effetti negativi che derivano dall’aver vissuto dell’esperienze sfavorevoli (ESI), si devono anche tenere in considerazione i fattori protettivi in grado di ammortizzarne gli effetti.

14 Le buone relazioni nelle storie sfavorevoli ► Dobbiamo pensare che all’interno di storie sfavorevoli, anche molto sfavorevoli, è sempre possibile fare buoni incontri e stabilire relazioni compensative… (familiari, educatori, fratelli, insegnanti, ecc.).

15 Le risorse individuali ► Alcuni soggetti hanno delle proprie risorse individuali (innate e apprese), come l’intelligenza, la simpatia, la bellezza, il senso dell’umorismo, ecc., che li aiutano a tollerare meglio gli eventi sfavorevoli e a costruirsi relazioni compensative.

16 La regressione ► È nota la capacità dei bambini di assumere comportamenti e modalità di relazione tipiche di età precedenti a quella anagrafica. In questo modo possono sperimentare, seppure limitatamente, modalità relazionali che sono state assenti o insoddisfacenti nel passato.

17 Gli effetti trasformativi delle relazioni ► ► Gli studi indicano che le relazioni cos’ come possono danneggiare, possono avere un effetto di cura. ► ► Affermano, Van IJzendoorn & Juffer (2006): “Concludiamo che l’adozione è un intervento che conduce ad un sorprendente recupero. La storia e l’etologia suggeriscono che gli esseri umani, così come altre specie, sono adatti ad essere adottati: l’adozione dimostra la plasticità dello sviluppo infantile e il rimarchevole recupero da circostanze estremamente avverse dell’infanzia. Le ricerche sull’adozione respingono il concetto delle esperienze infantili come determinanti nello sviluppo successivo”.

18 I genitori adottivi ► I genitori adottivi sono la miglior risorsa su cui il bambino adottare può contare. ► A volte i genitori sono sopraffatti dalla fatica, dal dolore, dalla delusione e dalla rabbia.

19 Aiutare i genitori ► La nostra vita è cambiata. Travolta da uno tsunami. Non c’è giorno in cui non accada qualcosa: una nota dell’insegnante, una lite con un compagno, bugie, parolacce, aggressività…. ► Dovrebbe vederlo dottore lo fa apposta a provocarci, è contento di farci soffrire!! ► Spesso mi invade l’angoscia e la disperazione, mi sento in trappola, in un tunnel senza uscita… ► Mio marito minimizza, non capisce, accusa me di essere troppo dura e spesso litighiamo. ► Mi vergogno a dirlo, ma ci sono giorni in cui penso che non avremmo dovuto adottare, che non siamo la famiglia giusta per lui….

20 Garantire sostegno ► Gli operatori devono far sentire ai genitori la loro vicinanza. ► I genitori sono la risorsa più preziosa per quel bambino, dobbiamo lavorare affinché possano svolgere al meglio il loro ruolo.

21 Il circolo vizioso delle relazioni genitori figli…. Sono cattivo. Nessuno può amarmi Prima che mi rifiutino loro, li rifiuto io. Disobbedienze, bugie, provocazioni, opposizione, ecc. Questo bambino non ci vuole. Lo fa apposta. Forse non siamo adatti. Rimproveri, delusione, esasperazione, a volte un ceffone Avevo ragione! Non gli piaccio, non posso piacere a nessuno. Mi manderanno via! 21

22 Aiutare i genitori ► Le regole. ► Le relazioni. ► Gli aspetti emotivi. ► La sintonia di coppia. ► La costruzione della rete.

23 Aiutare il bambino ► È molto importante che il bambino venga aiutato a fare pace con il suo passato. L’intervento dovrà muoversi secondo diverse direttive: ► Conoscenza. ► Comprensione. ► Esplorazione. ► Sviluppo della consapevolezza di sé e del pensiero riflessivo. 23

24 ► Se lavoreremo insieme, con competenza, passione e speranza, l’obiettivo di un buon inserimento dei bambini adottivi, reduci da storie particolarmente dolorose, è possibile!

25 ► ► Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta. Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta. Tiziano Terzani

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27 ► ► La vita non è facile per nessuno, ► ► ma cosa importa? ► ► Dobbiamo perseverare e, soprattutto, confidare in noi stessi. ► ► Dobbiamo credere di avere una grande capacità naturale per qualcosa e che questo qualcosa debba essere aggiunto, ► ► a qualunque costo. ► ► ► ► Marie Curie

28 ► L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità "autentica, adeguata e totale" sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità "autentica, adeguata e totale" sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità "autentica, adeguata e totale" sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.


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