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Didattica della lingua italiana: una proposta per un insegnamento integrato.

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Presentazione sul tema: "Didattica della lingua italiana: una proposta per un insegnamento integrato."— Transcript della presentazione:

1 Didattica della lingua italiana: una proposta per un insegnamento integrato

2 Il modulo didattico Un modulo è «un blocco tematico concluso in sé, autosufficiente, significativo, che raccoglie contenuti che tradizionalmente si distribuivano su più unità didattiche; per l’acquisizione di tali contenuti un "modulo" si articola in una serie di "unità didattiche", ciascuna basata su una rete di "unità di apprendimento"» (P. Balboni, Le sfide di Babele, Torino, UTET, 2002, p. 108). Al fine di progettare un modulo bisogna analizzare i livelli di competenza; mettere a fuoco la motivazione e i bisogni; fissare gli obiettivi adeguati; prevedere una serie di verifiche in itinere per valutare l’efficacia dell’azione didattica.

3 Modulo 1: Il racconto fantastico (classe III) Obiettivi: a) motivazionali: suscitare interesse per la lettura b) ermeneutici: acquisire competenze nell’analisi del testo letterario c) linguistici: ampliamento semantico; strutture sintattiche, registri stilistici d) tecniche di scrittura: comporre racconti fantastici Gli obiettivi per alunni L2 sono i medesimi, ma adattati ai loro livelli di competenza. Testi semplificati o annotati.

4 Il racconto fantastico Breve storia del genere: Inghilterra, fine XVIII secolo-inizi secolo XIX: romanzo gotico Horace Walpole, Il castello di Otranto (1764) Ann Radcliffe, I misteri di Udolfo (1794) Matthew Lewis, Il monaco (1796) Mary Shelley, Frankestein o il moderno Prometeo,

5 I caratteri del gotico Ambientazione: vecchi castelli, monasteri, rovine Temi: amore, intrighi, morte Personaggi: eroina perseguitata; antagonista perfido e crudele; protagonista: giovane eroe coraggioso I primi romanzi gotici sono ambientati nel passato e alcuni nell’Europa del Sud

6 Il romanzo gotico si afferma in concomitanza con la rivoluzione industriale in Inghilterra, svelando il profondo legame che le atmosfere gotiche intrattengono con le inquietudini di una società in profonda trasformazione, alle prese con la difficile individuazione del sé, meglio del ritorno al sé, movimento fondamentale della coscienza occidentale del secolo XIX (Foucault). I perni di questo percorso sono un confronto con un passato e con una dimensione geografica (l’Europa del Sud) percepiti come perturbanti e inquietanti. Un’immagine dell’alterità intrisa di un certo orientalismo interno (da Nord verso Sud) (M. Scotti, Gotico Mediterraneo, Reggio Emilia, Diabasis, 2008).

7 Frankestein di Mary Shelley (Milano, Mondadori, 2006) Influssi: il satanismo di Byron Temi: scientismo magico/soprannaturale; innatismo dell’innocenza; corruzione operata dalla società/civiltà (Rousseau). Mary Shelley anticipa il contrasto inquietante tra il positivo “progresso” scientifico e la risorgenza di terrori e paure antiche, ben radicate nel folklore (il revenant), contrasto che informerà il fantastico otto-novecentesco.

8 Il fantastico: qualche definizione T. Todorov, La letteratura fantastica, Milano, Garzanti, 1971: il fantastico si situa tra lo «strano e il meraviglioso»; occupa lo spazio di un’esitazione, di un’ambiguità di fronte all’irruzione dell’insolito nell’ordinarietà del quotidiano. «Il fantastico è l’esitazione provata da un essere il quale conosce solo le leggi naturali, di fronte a un avvenimento apparentemente soprannaturale» (p. 28). Per Todorov, dunque, il fantastico non coincide con un genere, bensì si riferisce a una reazione psicologica che coinvolge il lettore e i personaggi. «Il fantastico implica un’integrazione del lettore nel mondo dei personaggi» (p. 34). Il riferimento non è al lettore reale, quanto alla funzione del lettore, ovvero il lettore implicito.

9 Tutti i teorici del fantastico insistono comunque sulla sua funzione sovvertitrice rispetto alle leggi naturali. P.G. Castex, Le conte fantastique en France,Paris, José Corti, 1951: «intrusione brutale del mistero nella sfera della vita reale». R. Caillois, Au coeur du fantastique, Paris, Gallimard, 1965: «il fantastico è rottura dell’ordine riconosciuto, irruzione dell’inamissibile in seno all’inalterabile legalità quitidiana». Freud su Hoffman: Unheimlich, antonimo di heimlich (tranquillità, soprattutto riferito alla dimensione domestica, familiare).

10 Lo studio di Todorov ha il merito di definire il fantastico quale zona liminale tra il meraviglioso e lo strano. Nel meraviglioso il soprannaturale ha una configurazione unidimensionale (il passaggio tra la dimensione naturale e quella soprannaturale è spontanea : la fiaba); nello strano, invece, la spiegazione soprannaturale scalza l’esitazione fantastica e si pone quale causa prima e ultima degli eventi. Lo strano coincide, dunque, in molti casi con il racconto horror.

11 A questo proposito uno degli iniziatori dell’horror, H.P. Lovecraft, poneva la paura, quale elemento dirimente del racconto fantastico: la paura generata dalla presenza di mondi e potenze insolite.

12 Benché i teorici della letteratura fantastica abbiano cercato di superare la definizione di Todorov, la sua validità ermeneutica è ancora indiscutibile. Nell’applicazione didattica, la definizione di Todorov aiuta a individuare i tratti propri del fantastico e a distinguere il racconto horror “puro” da quello fantastico. Proprie del fantastico sono l’indecisione e l’ambiguità della spiegazione, un’ambiguità che coinvolge lettore e personaggi.

13 La letteratura fantastica si afferma in particolare nella seconda metà dell’Ottocento, come una reazione al positivismo, meglio come una compensazione: il fantastico compensa gli eccessi di razionalismo, disloca le categorie di un pensiero troppo definito, colma i desiderata che la scienza lascia scoperti (R. Caillois, Dalla fiaba alla fantascienza, Roma-Napoli, Theoria, 1985, p. 16).

14 In realtà il fantastico sembra rappresentare il doppio del positivismo. Spostando l’analisi della realtà dal naturale al soprannaturale e dal futuro al passato, il fantastico recupera un immaginario ancestrale che si incarna, agisce nella dimensione reale, senza tuttavia intaccare il dubbio, l’esitazione. La spiegazione soprannaturale si pone in continuo confronto dialettico con quella naturale e scientifica. Nella stagione d’oro del racconto fantastico la scienza concorre a costruire lo statuto di realtà al fenomeno inspiegabile.

15 Alcuni racconti fantastici (fine XIX-inizi XX secolo) P. Merimée, La Venere d’Ille: la statua si anima, strangola la vittima. L’esitazione si colloca nel punto di incontro tra la narrazione soggettiva della moglie («le è sembrato») e lo scetticismo del dottore e di altri personaggi. C. Boito, Macchia grigia (da Senso e altre storielle strane): il protagonista si rivolge a un medico, un oculista perché risolva il suo problema, una macchia grigia che vela la sua vista. L’antefatto prospetta una spiegazione non scientifica legata a una vendetta che proviene dall’aldilà

16 L. Capuana, Un vampiro: il confronto dialettico tra razionale e irrazionale è tematizzato, il confronto serrato tra lo scienziato e il protagonista (un poeta) sfocia nell’insinuazione del dubbio nello stesso scienziato, un dubbio che assume i contorni della superstizione, ma che potenzia l’inquietudine sollevata da eventi spiegabili solo come fenomeno di vampirismo.

17 E. A. Poe ( )- H.P. Lovecraft ( ) Il superamento del fantastico: Poe sposta l’asse degli agenti malefici dall’esterno all’interno, indagando incubi e ossessioni del soggetto; Lovecraft forza lo spazio dell’esitazione fantastica in direzione di un’incarnazione delle forze malefiche operanti nella realtà. Poe presenta, tuttavia, una serie di caratteri propri del fantastico.

18 G. de Maupassant; B. Stoker; A. C. Doyle Scrittori dal profilo diverso, accomunati dalla medesima pulsione a forzare lo spazio naturale attraverso l’azione e l’irruzione di entità malefiche, demoniache irriducibili alle spiegazioni scientifico- razionali. L’esitazione fantastica nell’horror si dissolve e la spiegazione soprannaturale si accampa con un’oggettività indiscutibile.

19 L’horror novecentesco e la sua funzione politica L’horror amplifica la funzione sovvertitrice del fantastico; in particolare nel cinema e nella letteratura anglo-americana, l’horror propone un’immagine rovesciata e deformata della moderna società borghese e piccolo-borghese (J.G. Ballard, Un gioco da bambini). L’orrore fa deflagrare tutte le contraddizioni dell’american way of life (S. King; nel cinema: Romero; Carpenter; Craven).

20 Grammatica del fantastico e dell’horror FantasticoHorror Suspense Descrizioni dettagliate che hanno spesso funzione prolettica Descrizioni dettagliate che hanno spesso una funzione prolettica Accelerazione narrativa dinanzi all’evento insolito Esitazione dinanzi alla spiegazione (ricorso alla moltiplicazione di punti di vista: polifonia) Certezza dinanzi alla spiegazione: intervento accertato del soprannaturale maligno (monodia dei punti di vista)

21 Alcune proposte operative: una lettura «polifunzionale» di un testo letterario (modulo: Il racconto fantastico) I topi (D. Buzzati) Che ne è degli amici Corio? Che sta accadendo nella loro vecchia villa di campagna, detta la Doganella? Da tempo immemorabile ogni estate mi invitavano per qualche settimana. Quest'anno per la prima volta no. Giovanni mi ha scritto poche righe per scusarsi. Una lettera curiosa, che allude in forma vaga a difficoltà o a dispiaceri familiari; e che non spiega niente. Quanti giorni lieti ho vissuto in casa loro, nella solitudine dei boschi. Dai vecchi ricordi oggi per la prima volta affiorano dei piccoli fatti che allora mi parvero banali o indifferenti. E all'improvviso si rivelano. Per esempio, da un'estate lontanissima, parecchio prima della guerra - era la seconda volta che andavo ospite dei Corio - torna a mente la seguente scena: mi ero già ritirato nella camera d'angolo al secondo piano, che dava sul giardino - anche gli anni successivi ho dormito sempre là - e stavo andando a letto. Quando udii un piccolo rumore, un grattamento alla base della porta. Andai ad aprire. Un minuscolo topo sgusciò tra le mie gambe, attraversò la camera e andò a nascondersi sotto il cassettone. Correva in modo goffo, avrei fatto in tempo benissimo a schiacciarlo. Ma era così grazioso e fragile. Per caso, il mattino dopo, ne parlai a Giovanni. " Ah, sì " fece lui distratto " ogni tanto qualche topo gira per la casa. " " Era un sorcio piccolissimo... non ho avuto neanche il coraggio di... " " Sì, me lo immagino. Ma non ci fare caso... " Cambiò argomento, pareva che il mio discorso gli spiacesse.

22 L'anno dopo. Una sera si giocava a carte, sarà stata mezzanotte e mezzo, dalla stanza vicina - il salotto dove a quell'ora le luci erano spente - giunse un clac, suono metallico come di una molla. "Cos'è?" domando io. " Non ho sentito niente " fa Giovanni evasivo. " Tu Elena hai sentito qualche cosa? " "Io no" gli risponde la moglie, facendosi un po' rossa. " Perché? " Io dico: " Mi sembrava che di là in salotto... un rumore metallico... ". Notai un velo di imbarazzo. " Bene, tocca a me fare le carte? " Neanche dieci minuti dopo, un altro clac, dal corridoio questa volta, e accompagnato da un sottile strido, come di bestia. " Dimmi, Giovanni " io chiedo " avete messo delle trappole per topi? " " Che io sappia, no. Vero, Elena? Sono state messe delle trappole? " Lei: " E che vi salta in mente? Per i pochi topi che ci sono! ". Passa un anno. Appena entro nella villa, noto due gatti magnifici, dotati di straordinaria animazione: razza soriana, muscolatura atletica, pelo di seta come hanno i gatti che si nutrono di topi. Dico a Giovanni: " Ah, dunque vi siete decisi finalmente. Chissà che spaventose scorpacciate fanno. Di topi qui non ci sarà penuria”. " Anzi " fa lui " solo di quando in quando... Se dovessero vivere solo di topi... " " Però li vedo belli grassi, questi mici. "

23 " Già, stanno bene, la faccia della salute non gli manca. Sai, in cucina trovano ogni ben di Dio. " Passa un altro anno e come io arrivo in villa per le mie solite vacanze, ecco che ricompaiono i due gatti. Ma non sembrano più quelli non vigorosi e alacri, bensì cascanti, smorti, magri. Non guizzano più da una stanza all'altra celermente. Al contrario, sempre tra i piedi dei padroni, sonnolenti, privi di qualsiasi iniziativa. Io chiedo: " Sono malati? Come mai così sparuti? Forse non hanno più topi da mangiare? ". " L'hai detto " risponde Giovanni Corio vivamente. " Sono i più stupidi gatti che abbia visto. Hanno messo il muso da quando in casa non esistono più topi... Neanche il seme ci è rimasto! " E soddisfatto fa una gran risata. Più tardi Giorgio, il figlio più grandicello, mi chiama in disparte con aria di complotto: " Sai il motivo qual è? Hanno paura! ". " Chi ha paura? " E lui: " I gatti, hanno paura. Papà non vuole mai che se ne parli, è una cosa che gli dà fastidio. Ma è positivo che i gatti hanno paura ". " Paura di chi? " " Bravo! Dei topi! In un anno, da dieci che erano, quelle bestiacce sono diventate cento... E altro che i sorcettini d'una volta! Sembrano delle tigri. Più grandi di una talpa, il pelo ispido e di colore nero. Insomma i gatti non osano attaccarli.” " E voi non fate niente? " " Mah, qualcosa si dovrà pur fare, ma il papà non si decide mai. Non capisco il perché, ma è un argomento che è meglio non toccare, lui diventa subito nervoso... " E l'anno dopo, fin dalla prima notte, un grande strepito sopra la mia camera come di gente che corresse. Patatrùm, patatrùm. Eppure so benissimo che sopra non ci può essere nessuno. "Accidenti che cavalleria" mi dico "devono essere ben grossi questi topi." Un tal rumore che stento a addormentarmi.

24 Il giorno dopo, a tavola, domando: " Ma non prendete nessun provvedimento contro i topi? In soffitta c'era la sarabanda, questa notte ". Vedo Giovanni che si scurisce in volto: " I topi? Di che topi parli? In casa grazie a Dio non ce n'è più ". " Eppure " dico " vi garantisco che c'era il quarantotto, e non esagero. In certi momenti ho visto il soffitto che tremava. " Giovanni s'è fatto pensieroso: " Sai che cosa può essere? Non te n'ho mai parlato perché c'è chi si impressiona, ma in questa casa ci sono degli spiriti. Anch'io li sento spesso... E certe notti hanno il demonio in corpo! ". Io rido: " Non mi prenderai mica per un ragazzetto, spero! Altro che spiriti. Quelli erano topi, garantito, topacci, ratti, pantegane!... E a proposito, dove sono andati a finire i due famosi gatti? ". " Li abbiamo dati via, se vuoi sapere... Ma coi topi hai la fissazione! Possibile che tu non parli d'altro!... Dopo tutto, questa è una casa di campagna, non puoi mica pretendere che... " Io lo guardo sbalordito: ma perché si arrabbia tanto? Lui, di solito così gentile e mite. Più tardi è ancora Giorgio, il primogenito, a farmi il quadro della situazione. " Non credere a papà " mi dice. " Quelli che hai sentito erano proprio topi, alle volte anche noi non riusciamo a prender sonno. Tu li vedessi, sono dei mostri, sono; neri come il carbone, con delle setole che sembran degli stecchi... E i due gatti, se vuoi sapere, sono stati loro a farli fuori... è successo di notte. Si dormiva già da un paio d'ore e dei terribili miagolii ci hanno svegliato. In salotto c'era il putiferio. Allora siamo saltati giù dal letto, ma dei gatti non si è trovata traccia... Solo dei ciuffi di pelo... delle macchie di sangue qua e là. "

25 " Ma non provvedete? Trappole? Veleni? Non capisco come tuo papà non si preoccupi... " " Come no? Il suo assillo, è diventato. Ma anche lui adesso ha paura, dice che è meglio non provocarli, che sarebbe peggio. Dice che, tanto, non servirebbe a niente, che ormai sono diventati troppi... Dice che l'unica sarebbe dar fuoco alla casa... E poi, poi sai cosa dice? è ridicolo a pensarci. Dice che non conviene mettersi decisamente contro." " Contro chi? " " Contro di loro, i topi. Dice che un giorno, quando saranno ancora di più, potrebbero anche vendicarsi... Alle volte mi domando se papà non stia diventando un poco matto. Lo sai che una sera l'ho sorpreso mentre buttava una salsiccia giù in cantina? Il bocconcino per i cari animaletti! Li odia ma li teme. E li vuol tenere buoni. " Così per anni. Finché l'estate scorsa aspettai invano che sopra la mia camera si scatenasse il solito tumulto. Silenzio, finalmente. Una gran pace. Solo la voce dei grilli dal giardino, Al mattino, sulle scale incontro Giorgio: " Complimenti " gli dico " ma mi sai dire come siete riusciti a far piazza pulita? Questa notte non c'era un topolino in tutta la soffitta ". Giorgio mi guarda con un sorriso incerto. Poi: " Vieni vieni " risponde " vieni un po' a vedere". Mi conduce in cantina, là dove c'è una botola chiusa da un portello: " Sono laggiù adesso " mi sussurra. " Da qualche mese si sono tutti riuniti qui sotto, nella fogna. Per la casa non ne girano che pochi. Sono qui sotto... ascolta... "

26 Tacque. E attraverso il pavimento giunse un suono difficilmente descrivibile: un brusìo, un cupo fremito, un rombo sordo come di materia inquieta e viva che fermenti; e frammezzo pure delle voci, piccole grida acute, fischi, sussurri. " Ma quanti sono? " chiesi con un brivido. " Chissà. Milioni forse... Adesso guarda, ma fa presto. " Accese un fiammifero e, sollevato il coperchio della botola, lo lasciò cadere giù nel buco. Per un attimo io vidi: in una specie di caverna, un frenetico brulichio di forme nere, accavallantisi in smaniosi vortici. E c'era in quel laido tumulto una potenza, una vitalità infernale, che nessuno avrebbe più fermato. I topi! Vidi anche un luccicare di pupille, migliaia e migliaia, rivolte in su, che mi fissavano cattive. Ma Giorgio chiuse il coperchio con un tonfo. E adesso? Perché Giovanni ha scritto di non potere più invitarmi? Cosa è successo? Avrei la tentazione di fargli una visita, pochi minuti basterebbero, tanto per sapere. Ma confesso che non ne ho il coraggio. Da varie fonti mi sono giunte strane voci. Talmente strane che la gente le ripete come favole, e ne ride. Ma io non rido. Dicono che nessuno esca più dalla villa e che i viveri glieli porti un uomo del paese, lasciando il pacco al limite del bosco. Dicono che nella villa nessuno possa entrare; che enormi topi l'abbiano occupata e che i Corio ne siano gli schiavi. Un contadino che si è avvicinato - ma non molto perché sulla soglia della villa stava una dozzina di bestiacce in atteggiamento minaccioso - dice di aver intravisto la signora Elena Corio, la moglie del mio amico, quella dolce e amabile creatura. Era in cucina, accanto al fuoco, vestita come una pezzente; e rimestava in un immenso calderone, mentre intorno grappoli fetidi di topi la incitavano, avidi di cibo. Sembrava stanchissima ed afflitta. Come scorse l'uomo che guardava, gli fece con le mani un gesto sconsolato, quasi volesse dire: "Non datevi pensiero, è troppo tardi. Per noi non ci sono più speranze " (Dino Buzzati, I topi, La Boutique del mistero, Milano, Mondadori, «Oscar»)

27 Analisi del racconto di Dino Buzzati, I topi, da La boutique del mistero Analisi stilistica e linguistica: -Distinzione tra dialoghi e sezioni narrative: differenze di registro -Uso di onomatopee e frasi idiomatiche che imprimono al racconto un andamento vivo, in crescendo -Uso di similitudini e metafore che acuiscono il lato oscuro, ambivalente, a tratti demoniaco degli animali Ad ogni livello di analisi, bisognerebbe affiancare momenti di esercitazioni di riscrittura, lavorando sulle sostituzioni sinonimiche o di registro.

28 Lavoro sul lessico Sinonimie e antonimie Attività: esercitazioni sulla descrizione. Esempio: produrre descrizioni oggettive e soggettive di alcuni animali. Ritorno al testo: analisi delle tipologie descrittive di Buzzati

29 Etimologie: Pantegana= termine in uso nel Nord Italia (Veneto), derivato da Pontikos (gr.), ovvero del Ponto, del Mar Nero, sottinteso ratto Conrad Gessner - Historia animalium I Ratto < da rapidus? Pezzente: mendicante, straccione, dal meridionale pezzire=chiedere< lat. Volg. *petire

30 Ancora sulle etimologie Sarabanda< zarabanda (sp.) danza diffusasi nel sec. XVI dalla Spagna e dal Portogallo nel resto di Europa. Sulla storia della sarabanda è interessante aprire una breve parentesi di transculturalità. La sarabanda è stata per lungo tempo ritenuta di origine araba, studi più recenti hanno dimostrato che essa proveniva dalle enclave di schiavi africani di Cuba, presenti anche in Spagna. Il termine deriverebbe dall’unione delle parole africane nsala (spirito) e banda (liberare)> danzare per liberare lo spirito (cfr. S. Zenni, «A ritmo di sarabanda: verso una nuova storia della musica», in La divulgazione musicale in Italia oggi, a cura di A. Rigolli, Parma, Quaderni Ladimus, 2005, pp ). La sarabanda era inizialmente una danza sfrenata. Riflessione sul significato metaforico assunto all’interno del racconto.

31 Morfosintassi Uso alternato dei tempi verbali: l’uso del presente in alcuni momenti del racconto concorre a costruire la suspense, a far percepire al lettore un senso di attualità e di pericolo incombente, condividendo lo stesso punto di vista del narratore. Il tempo passato inserisce una pausa, delocalizza l’azione. Attività: riscrittura di alcuni brani mutando i tempi usati (sostituire i tempi presenti con i passati e viceversa)

32 Nessi antropologici Fobia dei topi: ragioni storiche: peste Narrazioni antiche: il Pifferaio magico Medioevo: il topo simboleggia l’anima umana, insidiata dal demonio, ovvero il gatto

33 Proposta per lo svolgimento di un commento al racconto di Buzzati Produzione scritta Scrivi un commento letterario al racconto di Buzzati (analisi della traccia e avvio alla composizione) Guida alla produzione: All’interno del modulo sul racconto fantastico, hai studiato quali siano le caratteristiche del genere in questione. Il racconto fantastico rispetta una serie di regole: ambientazione: i luoghi, la loro descrizione, ecc. la situazione: una normalità che d’un tratto si interrompe l’uso della suspense la natura del fatto narrato: il dubbio che resta nel lettore se sia vero o immaginario uno stile tendenzialmente ricercato, che si avvale di un lessico alto. Rispetto a questi parametri generali, puoi condurre un confronto e un’analisi sul testo di Buzzati per capire quali regole siano rispettate, quali rifiutate dall’autore e, nel caso di innovazione, in quale direzione conduca. In questo racconto Buzzati mescola al fantastico alcune convenzioni proprie del racconto realistico: l’uso di un registro che imiti il linguaggio parlato e quotidiano l’ampio spazio lasciato ai dialoghi, a cui sono affidati anche significativi momenti di rivelazione di elementi narrativi (la graduale invasione dei topi, la reticenza dei Corio) i rimandi a situazioni storiche circostanziate (prima della guerra, dopo la guerra). Cerca di individuare alcuni di questi elementi nel testo e connettili alla precedente analisi sulle caratteristiche del racconto fantastico. Trai quindi le conclusioni, ripercorrendo i punti della tua analisi.

34 Bibliografia Letteratura fantastica Castex P.G., Le conte fantastique en France,Paris, José Corti, Ceserani R., Il fantastico, Bologna, Il Mulino, Caillois R., Au coeur du fantastique, Paris, Gallimard, 1965 (trad. it. Milano, Feltrinelli, 1984; poi Milano, Abscondita, 2004). Caillois R., Dalla fiaba alla fantascienza, Roma-Napoli, Theoria, Scotti M., Gotico Mediterraneo, Reggio Emilia, Diabasis, 2008 Todorov T., La letteratura fantastica, Milano, Garzanti, 1971

35 La letteratura di viaggio Suggerimenti per costruire dei percorsi interdisciplinari tra storia e letteratura (per le classi II e III) Autori e testi Viaggi storici: Marco Polo, Il Milione, in Letteratura italiana,Torino, Einaudi, versione elettronica; Ibn Battuta, I viaggi, a c. di C.M. Tresso, Torino, Einaudi, 2006 ; WU Cheng'en, Il Viaggio in Occidente, trad. di Serafino Balduzzi, a c. di S. Balduzzi, 2 voll., Milano, Luni, 2013 (attribuito a Wu Cheng, 1590); Cristoforo Colombo, Diario di bordo, Milano, Mursia; Antonio Pigaffetta, Relazione del primo viaggio attorno al mondo; testo critico e commento di Andrea Canova, Antenore, Padova 1999; biografie e autobiografie di viaggiatori moderni e contemporanei Curiosità: la saga di Dragon Ball, stando alle affermazioni di Akira Toriyama, il creatore, è ispirata alle avventure del Viaggio in occidente (opera dai molteplici livelli di lettura: avventura, comicità, metafisica, edificazione). Viaggi mitici: Ulisse, Enea Viaggi immaginari: viaggi nell’aldilà prima di Dante; il viaggio nella Commedia; J. Swift, Viaggi di Gulliver; viaggi nella fantascienza, I. Calvino, Le città invisibili; ecc.


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