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1 Nodi grammaticali Tratto da: Grammatica Italiana di Luca Serianni e Grammatica di Giuseppe Patota.

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1 1 Nodi grammaticali Tratto da: Grammatica Italiana di Luca Serianni e Grammatica di Giuseppe Patota.

2 2 I VERBI Indicano: un’azione, uno stato (del soggetto) o un rapporto (con il predicato). esprimono situazioni, stati d’animo e intenzioni di chi scrive attraverso un: — Modo (che tipo di comunicazione si vuole instaurare). Indicativo: esprime la realtà. Congiuntivo: esprime dubbio, desiderio, esclamazione, volontà personale. Condizionale: esprime il condizionamento. Imperativo: esprime un ordine. — Declinazioni. Ma anche ordine, irrealtà, invito ed esortazione. In italiano abbiamo tre declinazioni dei verbi : 1 a coniugazione: infinito in -are 2 a coniugazione: infinito in -ere 3 a coniugazione: infinito in -ire — Verbi irregolari:.

3 3 I VERBI – TEMPI DELL’INDICATIVO — Tempo (che informa sul periodo dell’azione espressa dal verbo). Fatto non continuato ma puntuale. Fatto ripetuto e continuato nel passato. ImperfettoPassato remoto Lontano. n-k n-3 n-2 n-1 Tempo 0 n +1 n +2 Vicino. Passato prossimo Adesso. Presente N.B. Distanze più psicologiche che temporali. Azione futura. Ma che viene prima di un’altra. Futuro Anteriore Futuro Fatto lontano ma con ancora effetti Trapassato remoto Fatto che si svolge nel passato mentre inizia un’azione sempre nel passato. Fatto che inizia nel passato e si conclude prima di un altro espresso da un passato remoto. (ausiliare al passato remoto +v. al p. pa.) Trapassato prossimo (ausiliare all’imperfetto+p.pa.) (ausiliare al presente+v.al p. pass.) (ausiliare al futuro +p.pa. ) Es.: Dopo che ebbero cantato chiesero denaro. Es.: Mentre avevo dormito prepararono la torta. Es.: Sarò arrivato prima di sera. CERTEZZA

4 4 III I I Continuità o abitudine

5 5 LA CORRELAZIONE DEI TEMPI IN CASO DI CERTEZZZA Da:

6 6 I VERBI – TEMPI DEL CONGIUNTIVO Congiuntivo Imperfetto Congiuntivo Passato Prima. n-k n-3 n-2 n-1 Tempo 0 n +1 n +2 Adesso. Congiuntivo Presente Congiuntivo Trapassato (ausiliare imperfetto+v. al participio passato) (ausiliare al congiuntivo presente +v. al participio passato) Es.: Accettavano gli studenti a condizione che avessero saldato prima del loro arrivo. Quando una secondaria indica anteriorità temporale rispetto alla principale all’indicativo passato. Quando nella principale si parla di un desiderio accaduto nel passato immaginario. Passati conclusi, visti come non reali o non obiettivi o non rilevanti. Es.: Ah, avessi giocato quei numeri al lotto! DUBBIO — Tempo che esprime dubbio

7 7 LA CORRRELAZIONE DE TEMPI IN CASO DI INCERTEZA Da:

8 8 ESPRESSIONI CHE CHIEDONO IL CONGIUNTIVO Tratto dalla Grammatica di Giuseppe Patota Garzanti Scuola editore.

9 9 ESPRESSIONI CHE CHIEDONO IL CONGIUNTIVO Tratto da a condizione che/a patto che a meno che/salvo che affinché/perché/purché avere paura benché/nonostante/sebbene/malgrado credere desiderare dispiacere dubitare che è (im)possibile che è (im)probabile che è bene / è male che è difficile che è importante che è strano che esigere immaginare che insistere nel caso che non è sicuro che non sapere che nel caso che non è sicuro che non sapere che pare che pensare permettere piacere preferire prima che può darsi che ritenere senza che si dice che sperare sperare che suggerire supporre che temere volere Ma anche:

10 10 I VERBI – TEMPI DEL CONDIZIONALE CONDIZIONE — Tempo che esprime una conseguenza all’interno di un’ipotesi Condizionale Passato Prima. n-k n-3 n-2 n-1 Tempo 0 n +1 n +2 Adesso. Condizionale Presente (ausiliare al condizionale presente + verbo al participio passato)

11 11 PERIODO IPOTETICO (SE…..xxxx) Da: Siamo nel campo della realtà, allora uso l’indicativo o l’imperativo. — Indicativo. Siamo nel campo delle possibilità(, allora, in questa frase, uso il congiuntivo, raramente l’indicativo. — Condizionale Siamo nel campo della irrealtà allora uso il congiuntivo imperfetto o trapassato. — Condizionale presente o passato PERIODO IPOTETICO:MODI >>> E TEMPI Ipotesi da cui dipende l'azione principale. Es.: Se vieni a trovarmi, >>> mi fai piacere. Se andrai al mare, >>> ti divertirai. Es.: Corri, >>> se non vuoi arrivare tardi a scuola. Conseguenza, dichiarazione conclusiva. >>> Es.: Se Ugo fosse promosso >>> gli comprerei una bicicletta. Es.: Se mi cercasse, >>> la prego di chiamarmi. Es.: Se non avessi troppa fretta, >>> aspetterei. — Condizionale passato — Imperativo. Nella frase che comunica la conseguenza userò: Nella frase delle conseguenze userò: ( raramente — Indicativo) Nella frase delle conseguenze userò: Es.: Sarei venuto a trovarti, >>> se avessi avuto tempo.

12 12 I VERBI – IMPERATIVO — IMPERATIVO: ordina, rimprovera, invita, esorta. Ha un solo tempo, il presente. Arcaico il futuro (come l’indicativo). Ha solo due persone, 2° singolare “tu”e 2° plurale “voi”. non si usa mai il pronome personale soggetto. Es.: si dice: "fate presto!" e non "voi fate presto!". COMANDO Si chiama imperativo di cortesia quando si riferisce alla 3° persona singolare e plurale: lui, lei e loro e le forme lei e loro. L’imperativo formale usa il congiuntivo presente. L’imperativo negativo si usa per un divieto. Alla 2°seconda persona singolare si forma con l’infinito presente preceduto dalla negazione non.

13 13 VERBI IMPERATIVI IRREGOLARI Le forme irregolari della seconda persona singolare dei verbi in “are” sono: dai, fai, stai, vai, come al presente indicativo. Per sapere l’imperativo è: sappi; la forma di cortesia: sappia, sappiano. Per scegliere l’imperativo è: scegli, scelga, scegliamo, scegliete, scelgano. Per sciogliere l’imperativo è: sciogli, sciolga, sciogliamo, sciogliete, sciolgano. Per sedere: siedi, sieda (segga), sediamo, sedete, siedano (seggano). Per tacere l’imperativo è: taci, taccia, taciamo, tacete, tacciano. Per togliere: togli, tolga. Per trarre: trai, tragga. Per vedere: vedi, veda (vegga) Per valere: l’imperativo è: vali, valga, valiamo, valete, valgano. Per volere: l’imperativo è: voglia, vogliamo, vogliate, vogliano. Vengono spesso abbreviate in: da', fa', sta', va’ (di cortesia: vada).

14 14 VERBI INFINITO — INFINITO: l’infinito esprime l’azione indicata dal verbo in modo indeterminato e generico (come anche participio e il gerundio). Il modo infinito si limita e esprimere il significato puro e semplice del verbo. Può esprimere: esclamazione. Es.: Tu darmi questo dolore! Istruzione/ordine. Es.: Marciare compatti. Desiderio. Es.: Avere vent’anni… L’infinito è verbo ma è anche forma nominale. Es.: Mi piacere camminare a piedi nudi. (il camminare). Infinito Passato Prima.Adesso. Infinito Presente n-k n-3 n-2 n-1 Tempo 0 n +1 n +2 (ausiliare all’infinito + verbo al participio passato) INDETERMINAZIONE Es.: Aver mangiato.Es.: Mangiare.

15 15 (ausiliare al gerundio + verbo al participio passato) VERBI AL GERUNDIO INDETERMINAZIONE — GERUNDIO: si usa in una proposizione all’interno di un’ipotesi. Proposizione causale (dato che…). Es.: Avendo perso l’autobus sono arrivato tardi. Proposizione temporale (mentre…). Es.: Correndo sono caduto. Proposizione modale (in che maniera…). Es.: Sfruttando troppo la memoria si rischia di non capire. Gerundio Composto o passato Prima.Adesso. Gerundio Semplice o presente n-k n-3 n-2 n-1 Tempo 0 n +1 n +2 Es.: Avendo MangiatoEs.: Mangiando N.B. Non è il caso di iniziare un discorso con un gerundio, lasciamolo fare ai verbali dei burocrati. Se vi azzardate al farlo ricordatevi almeno che il soggetto della secondaria deve essere lo stesso della principale. Es.: Girando a sinistra sulla statale il conducente è stato multato dal vigile. Non: Girando a sinistra sulla statale il vigile è intervenuto a multare.

16 16 VERBI AL PARTICIPIO INDETERMINAZIONE — PARTICIPIO: Si usa come verbo nella forma passata. Es.: Pensato. Si usa come aggettivo nella forma presente. Es.: Pensante. Formula una condizione all’interno di un’ipotesi. Es.: La macchina pensante non fu facile da inventare. - Proposizione temporale. Es.: Il giorno che l’ho pensato è apparso. - Proposizione relativa. Es.: Risero per la pensata di Gianni. Participio Passato Prima.Adesso. Participio Presente n-k n-3 n-2 n-1 Tempo 0 n +1 n +2 Es.: Mangiato.Es.: Mangiante

17 17 CONCORDANZA CON AUSILIARI Concordanza con il soggetto, il complemento oggetto e il predicato. Il participio passato rimane invariato (in genere enumero). Es.: Paola ha mangiato la mela. — Con il verbo AVERE CONCORDANON CONCORDA — Con il verbo ESSERE concorda con il soggetto. Es.: Paola è arrivata alla meta. Ma anche sembrare, parere (parso), considerare, giudicare. Fa eccezione e concorda (in genere e numero) con i pronomi: LO, LA, LI, LE e NE complemento oggetto concorda con il complemento. Es.: Dov’è Paola? L’ho vista in sala. Abbiamo mangiato tre mele. Ne abbiamo mangiate tre.

18 18 CHE AUSILIARE CON I VERBI SERVILI Verbi servili: funzionano come ausiliari, nella forma precedono un infinito. Si usa l’ausiliare del verbo retto retto dal servile. Es.: Sarebbe potuto arrivare. Non: Avrebbe potuto arrivare perché dico è arrivato non ha arrivato.

19 19 INDICATIVO REGOLARE 1° CONIUGAZIONE Amare

20 20 CONGIUNTIVO REGOLARE 1° CONIUGAZIONE Amare

21 21 CONDIZIONALE REGOLARE 1° CONIUGAZIONE Amare

22 22 IMPERATIVO REGOLARE 1° CONIUGAZIONE Amare

23 23 INFINITO, PARTICIPIO E GERUNDIO REGOLARE 1° CONIUGAZIONE Amare

24 24 VOGLIONO L’AUSILIARE ESSERE Vogliono l’ausiliare essere: Accadere, arrivare, andare, cadere, costare,morire, nascere, succedere, venire. Vogliono l’ausiliare avere: Camminare,cenare, contravvenire,dormire, giocare, piangere, sognare, viaggiare.

25 25 L’ACCENTO NELLA SCRITTURA Nelle parole polisillabe: — L’accento si evidenzia solo a)quando l'accento cade sull'ultima sillaba (parole tronche): ad esempio, virtù, bontà; b)quando varia il significato della parola, secondo la sillaba su cui cade l'accento: esempio àncora, ancóra; bàlia, balìa; c) quando varia il significato della parola secondo che l'accento sia grave o acuto: ad esempio, fóro (buco), fòro (piazza); ésca (nutrimento), èsca (imperativo del verbo uscire), ecc. Nei monosillabi: a)quando terminano in dittongo e potrebbero sembrare due sillabe: ciò, può, già, più, ecc. Però qui, qua non si accentano mai, poiché la u è parte integrale del suono della q; b)quando si debbano distinguere da altri: ché (perché) diverso da che congiunzione; dà (verbo) diverso da da preposizione; là (avverbio) da la articolo; ecc.

26 26 L’ACCENTO NELLA PRONUNCIA — Dalla "Grammatica italiana moderna" di Fernando Palazzi

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29 29 i tempi restano di regola invariati, se dipendono da un presente: ad esempio, Il babbo dice sempre: "A tavola non si parla quando si mangia" (discorso diretto). Il babbo dice sempre che a tavola non si parla quando si mangia (discorso indiretto); ma se dipendono da un passato remoto o da un presente storico, allora l'indicativo presente del discorso diretto diventa indicativo imperfetto nel discorso indiretto: ad esempio, Giorgio disse: "Vado a vedere la partita Inter - Milan" (discorso diretto). Carlo disse che andava a vedere la partita Inter - Milan (discorso indiretto); il passato prossimo e il passato remoto del discorso diretto diventano trapassato prossimo dell'indicativo nel discorso indiretto: ad esempio, Luca ci confidò: "Ho sempre voluto bene a mia moglie e ai miei figli" (discorso diretto). Luca ci confidò che aveva sempre voluto bene a sua moglie e ai suoi figli (discorso indiretto); l'imperfetto rimane tale nel discorso indiretto o cambia in trapassato, a seconda che indichi azione contemporanea o anteriore rispetto a quella della proposizione reggente: ad esempio, Giuseppe ci disse francamente: "Credevo poco alla vostra parola, ma devo ricredermi" (discorso diretto). Giuseppe ci disse francamente che credeva poco alla nostra parola, ma che doveva ricredersi (discorso indiretto). Altro esempio: Mio padre mi domandò: "Che cosa ti impediva di fare il tuo dovere"? (discorso diretto). Mio padre mi domandò che cosa mi avesse impedito (o mi impediva) di fare il mio dovere; il trapassato prossimo non subisce cambiamenti: ad esempio, Mio padre mi domandò: "Che cosa ti aveva impedito di fare il tuo dovere"? (discorso diretto). Mio padre mi domandò che cosa mi aveva impedito (oppure "avesse impedito") di fare il mio dovere (discorso indiretto); il futuro del discorso diretto diventa condizionale passato nel discorso indiretto; se ha valore di futuro anteriore diventa congiuntivo trapassato: ad esempio, Mio figlio mi telefonò dicendo: "Domani prenderò l'aereo per Parigi" (discorso diretto). Mio figlio mi telefonò dicendo che l'indomani avrebbe preso l'aereo per Parigi (discorso indiretto). Altro esempio: Davide domandò: "Rimetterete tutto in ordine quando me ne sarò andato?" (discorso diretto). Davide domandò se avrebbero rimesso tutto in ordine quando se ne fosse andato (discorso indiretto); l'imperativo del discorso diretto diventa congiuntivo presente o imperfetto (a seconda che dipenda da un tempo presente o passato), o infinito presente nel discorso indiretto: ad esempio, Il maestro esorta gli alunni: "Andate a studiare se volete essere promossi" (discorso diretto). Il maestro esorta gli alunni affinché vadano a studiare, se vogliono essere promossi. Oppure: Il maestro esorta gli alunni ad andare a studiare, se vogliono essere promossi (discorso indiretto). Altro esempio: Il maestro esortò gli alunni: "Andate a studiare se volete essere promossi (discorso diretto). Il maestro esortò gli alunni affinché andassero a studiare, se volevano essere promossi. Oppure: Il maestro esortò gli alunni ad andare a studiare, se volevano essere promossi; il presente o il passato congiuntivo del discorso diretto diventano imperfetto o trapassato congiuntivo nel discorso indiretto: ad esempio, Antonio disse: "Penso che voi vi sbagliate (discorso diretto). Antonio disse che pensava che voi vi sbagliaste (discorso indiretto). Guido confidò: "Temo che il mio amico abbia commesso um grave errore (discorso diretto). Guido confidò che temeva che il suo amico avesse commesso un grave errore (discorso indiretto);

30 30 PRESENTE STORICO È detto presente storico il ➔ presente indicativo usato per fare riferimento a eventi anteriori al momento dell’enunciazione. Si tratta di un uso traslato, o metaforico, del presente (Bertinetto 1997), che viene impiegato al di fuori della sua funzione primaria e centrale di esprimere la contemporaneità o la prossimità all’enunciazione. L’effetto è quello di un avvicinamento prospettico e di un’attualizzazione degli eventi narrati, che pur appartenendo al passato vengono presentati come se fossero appunto contemporanei o prossimi all’enunciazione.presente Il presente storico è diffuso in tutte le principali lingue europee e nelle lingue classiche; svolge importanti funzioni nella narrazione scritta, in particolare saggistica e letteraria. Caratteristica del presente storico, legata alla sua natura di metafora temporale, è quella di essere un tempo pluriprospettico (Sorella 1983), capace cioè di cumulare effetti di profondità temporale e di vicinanza. Anche a livello aspettuale ( ➔ aspetto), il presente storico è un tempo fondamentalmente ambiguo, potendo essere usato con valore sia perfettivo che imperfettivoaspetto hanno valore perfettivo i verbi s’arriva, dice e vado, che potrebbero essere sostituiti con dei perfetti semplici; hanno invece valore imperfettivo i verbi sorge e illumina, sostituibili con un imperfetto (ma il primo anche, e forse meglio, con una perifrasi progressiva: stava sorgendo). Analogamente, in (1) hanno valore perfettivo i verbi guardano e fanno, mentre ha valore imperfettivo c’è.

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32 32 che pronome relativo indeclinabile. Vale per il maschile e per il femminile, il singolare e il plurale. Può essere usato solo come soggetto o come complemento oggetto: Il libro che mi hai dato (maschile singolare, complemento oggetto); Il ragazzo che parla (maschile singolare, soggetto); La casa che hai costruito (femminile singolare, complemento oggetto); La donna che ride (femminile singolare, soggetto); Gli uomini che hanno marciato (mascile plurale, soggetto); Gli amici che hai tradito (maschile plurale, complemento oggetto); Le fanciulle che pregano (femminile plurale, soggetto); Le prigioniere che noi liberammo (femminile plurale, complemento oggetto). Per gli altri complementi si dovrebbero usare le forme del pronome relativo: il quale, la quale, cui, i quali, le quali. Tuttavia, si può usare ancora che in funzione di altro complemento: a) per indicare circostanza temporale: nell'anno che (= in cui) nascesti tu; b) nelle comparazioni, quando il verbo sia sottinteso: tu soffri dello stesso male, che (di cui soffro) io; c) quando è usato in senso neutro, significando cioè la qual cosa, con riferimento a tutta la proposizione precedente o a un intero concetto; nel qual caso prende di solito l'articolo: Tu non studi, del che io mi dolgo; Ti sei messo a lavorare: il che è giusto; Hai vinto il concorso: del che mi rallegro. * * * che come congiunzione subordinativa, introduce le seguenti proposizioni: a) dichiarative, cioè soggettive o oggettive: è possibile che io ritardi; so che accetterai; in questo tipo di proposizioni talvolta che è sottinteso: temo non venga; preferisco venisse lui stesso; b) causali: ti ringrazio che sei venuto; sono lieto che vi siate riconciliati; s'irritò che io fossi mancato all'appuntamento; c) consecutive: cammina che pare zoppo; copriti che tu non senta freddo; il caldo è tale che non potrebbe esser maggiore; d) finali: procura che tutto sia in ordine; fatelo sedere che si riposi; furono inviati ambasciatori che trattassero la pace; e) temporali: sono tornato che non erano ancora le cinque; visto che ebbi mio padre, mi avvicinai a lui; f) imperative: che nessuno parli; che tu sia benedetto; che venga pure; che Dio non voglia; g) comparativa: è meglio essere amati che temuti; hai avuto più che non ti spettasse.


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