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John Maynard Keynes Keynes (1883-1946) un rivoluzionario improbabile – Figlio di un noto economista – Studiò a Eton e a Cambridge – Allievo di Alfred Marshall.

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Presentazione sul tema: "John Maynard Keynes Keynes (1883-1946) un rivoluzionario improbabile – Figlio di un noto economista – Studiò a Eton e a Cambridge – Allievo di Alfred Marshall."— Transcript della presentazione:

1 John Maynard Keynes Keynes ( ) un rivoluzionario improbabile – Figlio di un noto economista – Studiò a Eton e a Cambridge – Allievo di Alfred Marshall – Amico di grandi scrittori (Virginia Woolf, George Bernard Shaw) – Negli anni 30 condusse un attacco contro lortodossia economica Trattato sulla moneta (1930) Teoria generale delloccupazione, dellinteresse e della moneta (1936)

2 Crisi e ricette di politica economica Crisi del 29 grande disoccupazione Economisti ortodossi abbassare i salari Diminuisce la domanda di beni di consumo si aggrava la crisi Keynes: critica dei presupposti della teoria neoclassica: legge di Say e teoria quantitativa della moneta

3 Incertezza Il futuro è incerto – Lincertezza è sostanziale – Non siamo in grado, in molte situazioni, nemmeno di prevedere tutti gli eventi che potrebbero verificarsi, né la loro probabilità – Gli investimenti sono scommesse sul futuro – Dipendono più da spontaneo ottimismo che da un calcolo matematico – Gli investimenti dipendono dagli animal spirits

4 Il mondo reale Occorre tenere conto del modo in cui i prezzi e i salari si formano nel mondo reale – Le condizioni del mercato sono tali che molti prezzi e i salari non variano immediatamente al variare delle condizioni del mercato Rigidità dei prezzi e dei salari Le imprese riducono loccupazione piuttosto che i salari quando la domanda diminuisce – Il tempo in cui le forze del mercato operano è importante Gli economisti neoclassici ragionano come se tutte le forze che portano allequilibrio agissero istantaneamente Keynes dice che nel lungo periodo siamo tutti morti

5 La moneta Gli economisti neoclassici considerano la moneta unicamente come mezzo di scambio – Serve a facilitare le transazioni – La moneta non è mai domandata per sé, ma per disfarsene La moneta è anche deposito di valore – E un legame tra presente e futuro – Durante i periodi di incertezza gli imprenditori preferiscono rimanere liquidi, cioè aspettare prima di utilizzare la moneta in loro possesso e trasferire nel futuro il potere dacquisto – Si domanda moneta per tenerla e non per disfarsene subito per acquistare altri beni (di consumo o di investimento)

6 Risparmi e investimenti Il tasso di interesse non può automaticamente equilibrare risparmi e investimenti – Si domanda moneta in quanto moneta: linteresse diviene un fenomeno monetario e non reale (compenso per la rinuncia alla liquidità) – Gli investimenti dipendono dallinteresse, ma principalmente dagli animal spirits – I risparmi dipendono in larga misura dalle abitudini di consumo delle famiglie, cioè dal reddito (quello che non è consumato viene risparmiato) – Occorre trovare un meccanismo diverso da quello dellinteresse per vedere come risparmi e investimenti si equilibrano

7 Capacità produttiva e produzione effettiva Distinzione tra la capacità produttiva di una società e il livello attuale di produzione – Capacità produttiva (produzione massima) forza lavoro, impianti esistenti, infrastrutture La produzione effettiva può essere minore del livello permesso dalla capacità produttiva – La domanda aggregata può essere minore del livello necessario per assorbire la produzione massima – La produzione effettiva cade al livello della domanda

8 Rappresentazione grafica delldisequilibrio S>I flussi in uscita maggiori dei flussi in entrata la produzione diminuisce

9 Dal disequilibrio allequilibrio Diminuisce la produzione diminuisce il reddito diminuiscono i risparmi S=I equilibrio di sottocupazione La componente autonoma (flusso in entrata) della domanda I determina la grandezza del reddito

10 Leffetto moltiplicatore Le spese per investimento sono soggette ad ampie e non prevedibili fluttuazioni Le spese per il consumo sono una quota più o meno costante del nostro reddito 1. Se diminuiscono le spese per gli investimenti diminuisce il reddito dei lavoratori 2. Con meno reddito i lavoratori decideranno di consumare di meno 3. Con meno domanda di consumo gli imprenditori decideranno di produrre meno pagando meno salari ai lavoratori 4. Questo ci rimanda al punto 2 ecc.

11 Il risultato Leffetto finale di una variazione degli investimenti dipende dalle perdite – Nel nostro caso: risparmio = 20% del reddito – Se gli investimenti diminuiscono di 100 miliardi anche i risparmi dovranno diminuire di 100 miliardi – Ma 100 miliardi sono il risparmio di un reddito pari a (1/20%)x100 = 500 miliardi – Una diminuzione di 100 miliardi dellinvestimento ha come conseguenza una diminuzione del reddito di 500 miliardi – Il reddito di equilibrio diminuisce molto di più della diminuzione iniziale dellinvestimento

12 Il moltiplicatore in positivo Laspetto positivo è che lo stesso meccanismo vale anche se linvestimento aumenta – Nellesempio precedente: un incremento di 100 miliardi dellinvestimento comporta un incremento di 100 miliardi dei risparmi – I risparmi aumentano di 100 miliardi quando il reddito aumenta di 500 miliardi – La spesa iniziale comporta un aumento del reddito dei lavoratori – I lavoratori aumentano i consumi (80%) e i risparmi (20%) – I consumi si traducono in reddito per qualcun altro – Aumentano nuovamente i consumi e i risparmi. La catena si ferma quando i risparmi sono esattamente uguali agli investimenti

13 Il significato economico Nelleconomia keynesiana è la domanda che determina il livello del reddito – In particolare è importante la domanda autonoma (I [investimenti]) – Gli imprenditori decidono il livello degli investimenti – Se gli imprenditori decidono un livello di investimenti minori del risparmio Poiché le famiglie hanno deciso di risparmiare più di quanto le imprese hanno deciso di investire, la domanda di beni è insufficiente (la perdita si registra nel momento in cui il reddito si traduce in domanda) Gli imprenditori vedono aumentare le scorte invendute Per smaltire le scorte diminuiscono ulteriormente la produzione – Si arriva ad una posizione di equilibrio di sotto-ocupazione

14 IL MOLTIPLICATORE

15 Ancora sul moltiplicatore Incremento iniziale = 100 Se sommiamo gli incrementi di reddito dovuti agli investimenti successivi … = 500 Prop mg al risp = 1/s = 1/0.2=100/20=1/5 Il moltiplicatore è il reciproco della s, infatti 100 X 5 = 500

16 Lequilibrio di sotto-occupazione Nessun meccanismo automatico di mercato garantisce che lequilibrio raggiunto sia quello di piena occupazione – Generalmente si avrà un equilibrio di sotto-occupazione – Lequilibrio di piena occupazione è solo uno tra i tanti possibili – La disoccupazione è uno spreco sociale: occorre un intervento esterno (governo) che porti il sistema alla piena occupazione

17 La spesa pubblica Inseriamo ora un nuovo attore: Amministrazione pubblica (governo) Domanda della pubblica amministrazione=spesa pubblica Rappresentano unaggiunta alle altre componenti (C e I) Flusso in entrata deciso autonomamente dal governo Entrate della pubblica amministrazione=imposte rappresentano un flusso di uscita dal circuito le famiglie non possono consumare ciò che pagano come imposta=Flusso in uscita che dipende dal reddito (tassazione progressiva-imposte indirette sugli scambi).

18 Rappresentazione grafica Ora ci sono 2 flussi in entrata (I e G = spesa pubblica) e due in uscita (S e T = tassazione)

19 Le condizioni di equilibrio Condizione di equilibrio: ciò che entra = ciò che esce (I+G=S+T) Equilibrio di sottocupazione aumento della spesa pubblica (I+G>S+T) aumenta la produzione aumenta loccupazione aumentano i risparmi e la tassazione equilibrio con maggiore occupazione (I+G=S+T)

20 Il messaggio di Keynes Attraverso lintervento di politica economica il sistema capitalistico raggiunge la piena occupazione: lo stato ha il compito di stimolare lattività produttiva, mentre lallocazione delle risorse resta compito del mercato Per Keynes non si tratta di superare il capitalismo, ma di farlo funzionare in modo che siano effettivamente superati i disequilibri sociali (disoccupazione)


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