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Università di Urbino Facoltà di Economia sede di Fano A.A. 2010/2011 DIRITTO DEL LAVORO Natalia Paci LEZIONE 5 10 marzo 2011 I diritti sindacali La repressione.

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1 Università di Urbino Facoltà di Economia sede di Fano A.A. 2010/2011 DIRITTO DEL LAVORO Natalia Paci LEZIONE 5 10 marzo 2011 I diritti sindacali La repressione della condotta antisindacale

2 DIRITTI SINDACALI (TITOLO III STATUTO) ART DIRITTO DI ASSEMBLEA Funzione: istituto di democrazia diretta, volto a consentire a tutti i lavoratori (iscritti e non) di partecipare alle decisioni delle politiche sindacali e contrattuali. Titolarità individuale: I lavoratori hanno diritto di riunirsi nellunità produttiva. Esercizio del diritto: sono indette, singolarmente o congiuntamente dalle RSA Oggetto: materie di interesse sindacale e del lavoro: anche tematiche non strettamente rivendicativo-aziendale, bensì politico in senso ampio (politica fiscale, economica in generale), ma non che afferiscono al campo della politica in senso stretto (es: composizione del governo). Modalità di svolgimento: durante lorario di lavoro nei limiti di 10 ore annue retribuite, nessun limite fuori dallorario di lavoro. Partecipazione: no del datore di lavoro (salvo invito), né suoi collaboratori; sì dei dirigenti sindacali esterni previa comunicazione al datore dei nominativi. Limiti: secondo giurisprudenza limiti solo per tutelare altri interessi costituzionalmente garantiti.

3 ART 21 – REFERENDUM Esercizio: convocazione a cura delle RSA congiuntamente. Funzione: istituto di democrazia diretta, volto a far emergere lopinione dei lavoratori (iscritti e non) su determinate problematiche. Nella prassi funzione secondaria rispetto allassemblea. Oggetto: materie inerenti lattività sindacale. Modalità: in ambito aziendale ma fuori dallorario di lavoro. Salve ulteriori modalità previste dalla contrattazione collettiva. Efficacia giuridica: circoscritta ai rapporti tra sindacati e lavoratori iscritti.

4 GUARENTIGIE PER I DIRIGENTI SINDACALI AZIENDALI Tutela speciale per i dirigenti sindacali in materia di trasferimento e licenziamento (art. 22 e art. 18, commi 8-10) ART. 22 – TRASFERIMENTO DEL DIRIGENTE SINDACALE Tutela privilegiata: Il dirigente di RSA o membro di CI può essere trasferito solo previo nulla osta dellassociazione sindacale di appartenenza, a pena di nullità. ART. 18, commi – LICENZIAMENTO DEI DIRIGENTI DI RSA Tutela privilegiata sul piano processuale: ove il giudice ritenga prima facie non sufficientemente provate o irrilevanti le ragioni del datore, ordina la provvisoria reintegrazione nel posto di lavoro. Sanzione più grave: oltre alle normali sanzioni previste dallart. 18 per tutti i lavoratori licenziati illegittimamente, il datore è condannato a versare per ogni giorno di ritardo, una somma pari allimporto della retribuzione (dovuta al fondo adeguamento pensioni).

5 ART 25 – DIRITTO DI AFFISSIONE Funzione: Consentire il collegamento tra il personale dellunità produttiva e il sindacato, i lavoratori non partecipano ma restano fruitori della comunicazione. Oggetto: Pubblicazioni, testi, comunicati di interesse sindacale e del lavoro. Modalità ed esercizio: allinterno dellunità produttiva. Limiti al potere datoriale: Il datore ha lobbligo di predisporre apposite bacheche. Il datore non ha potere di controllo e la defissone è di solito negata, salvo pubblicazioni con carattere diffamatorio.

6 ART. 26 – PROSELITISMO E CONTRIBUTI SINDACALI Funzione: riconoscimento ai singoli lavoratori del diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali allinterno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dellattività aziendale. Titolarità e d esercizio: titolarità individuale per la soddisfazione di interessi collettivi propri del sindacato di afferenza, senza alcuna distinzione tra le varie oo.ss. Limiti: rispetto del normale svolgimento dellattività aziendale. Ciò non significa che è riservato ai momenti di pausa, ma che è soggetto ad una verifica concreta di compatibilità con il nomrale svolgimento dellattività aziendale. Le trattenute sindacali (art. 26, commi 2 e 3 abrogati): abrogati i commi che prevedevano il diritto delle oo.ss. a percepire i contributi sindacali tramite ritenuta sul salario, con obbligo del datore di procedervi. Tale previsione è però di solito recuperata dai contratti collettivi.

7 ART. 27 – LOCALI DELLE RSA Unità produttive con almeno 200 dipendenti: il datore di lavoro è obbligato a porre a disposizione delle RSA un idoneo locale allinterno dellunità produttiva o nelle immediate vicinanze. LOCALE PERMANENTE Unità produttive con meno di 200 dipendenti: le RSA hanno diritto di usufruire, previa richiesta al datore di lavoro, di un locale idoneo per le loro riunioni. LOCALE ASSEGNATO DI VOLTA IN VOLTA

8 PERMESSI PER I DIRIGENTI SINDACALI ARTT. 23 – 24 ART PERMESSI RETRIBUITI Funzione: per lespletamento del proprio mandato sindacale. Comporta un esonero totale dalla obbligazione lavorativa con conservazione del diritto alla retribuzione. Limite: Comunicazione scritta al datore di lavoro almeno 24 ore prima, tramite le RSA. ART PERMESSI NON RETRIBUITI Funzione: per la partecipazione a trattative sindacali o congressi e convegni di natura sindacale. Comporta lesonero dalla obbligazione lavorativa e il diritto alla conservazione del posto, ma senza il diritto alla retribuzione. Limite: comunicazione scritta al datore almeno 3 giorni prima, tramite le RSA.

9 PERMESSI E ASPETTATIVE SINDACALI ARTT. 30 – 31 Funzione: Per lo svolgimento di compiti in strutture sindacali esterne (o cariche pubbliche) ART PERMESSI Funzione: permessi retribuiti per partecipare alle riunioni degli organi direttivi nazionali o provinciali dei sindacati ex art. 19 (firmatari del CCNL applicato nellunità produttiva) Titolarità: componenti dei suddetti organi ART ASPETTATIVE Funzione e titolarità: aspettativa non retribuita per permettere lesercizio del mandato a quei lavoratori che ricoprono cariche sindacali provinciali o nazionali, o funzioni elettive pubbliche (membri del Parlamento, Parlamento europeo, Assemblee regionali ecc). Modalità: per tutta la durata del mandato.

10 CAMPO DI APPLICAZIONE DEL TITOLO III DELLO STATUTO ART. 35 Le disposizioni del titolo III si applicano a: ciascuna unità produttiva con più di 15 dipendenti (per le imprese agricole più di 5 dipendenti); ciascuna impresa che nellambito dello stesso comune occupa più di 15 dipendenti (per le imprese agricole più di 5 dipendenti). Nozione di unità produttiva: sede, stabilimento, filiale, ufficio, reparto autonomo.

11 ART. 28 LA REPRESSIONE DELLA CONDOTTA ANTISINDACALE Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare lesercizio della libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il Tribunale del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti (art. 28, comma 1) IMPORTANZA DELLA NORMA: Norma di chiusura dello Statuto in quanto consente leffettività dei diritti sindacali riconosciuti prevedendo uno speciale procedimento giurisdizionale abbreviato repressivo della condotta antisindacale.

12 IL SOGGETTO ATTIVO DELLA CONDOTTA Il soggetto attivo della condotta vietata e, quindi il legittimato passivo dellazione processuale, è il DATORE DI LAVORO, imprenditore o non, privato o pubblico e indipendentemente da quanti lavoratori ha alle sue dipendenze. Fattispecie quindi ampia ma più circoscritta di quella ex art. 15 St. che vieta atti o patti discriminatori posti in essere da qualunque soggetto (quindi anche sindacati dei lavoratori). Interpretazione: anche i collaboratori dellimprenditore che esercitano una frazione più o meno ampia del potere datoriale. Ma lillecito è comunque imputabile al datore. NO soggetto attivo: il sindacato dei datori di lavoro. SI: il terzo acquirente nel trasferimento dazienda in caso di violazione degli obblighi procedurali (estensione espressa ex L. n. 428/1990).

13 IL COMPORTAMENTO ANTISINDACALE Indeterminatezza della fattispecie: Comportamento solo teleologicamente determinato ma strutturalmente aperto (come art. 15 St.): il comportamento è individuato non da un elenco tassativo o esemplificativo di comportamenti, ma in relazione alla sua idoneità a ledere i tre beni protetti dalla norma (libertà e attività sindacale, diritto di sciopero). Lespressione comportamento: permette di includere non solo atti o patti giuridicamente rilevanti (come per lart. 15 St.) ma anche: meri comportamenti materiali (es: intimidazioni, minacce, indagini antisindacali ecc) atti omissivi del datore. Solo due tipizzazioni legali: Violazioni di clausole obbligatorie in tema di sciopero nei servizi pubblici essenziali; Violazione delle procedure sindacali nellipotesi di trasferimento dazienda.

14 I BENI PROTETTI Libertà sindacale, attività sindacale, diritto di sciopero Interesse collettivo: Si tratta di beni di cui è titolare il sindacato e a cui è quindi sotteso un interesse collettivo. Per questo è il sindacato (e non il singolo lavoratore) legittimato ad agire in giudizio ex art. 28 St. Comportamento plurioffensivo: La condotta antisindacale del datore può colpire, però, non solo i diritti sindacali formalmente riconosciuti al sindacato dallo Statuto (es: diritto di assemblea, referendum, concessione permessi, ecc) ma può colpire anche un singolo lavoratore limitandone la libertà sindacale (es: licenziamento dettato da ragioni antisindacali). Si tratta di condotta plurioffensiva: lo stesso comportamento è considerato anche da altre norme (es: art. 18 St. a tutela del licenziamento discriminatorio) a tutela dellinteresse del singolo. Problemi processuali? Rischio di sovrapposizioni o contrasto di giudicati? NO: secondo la Cassazione le due azioni sono autonome e a tutela di interessi diversi.

15 LIRRILEVANZA DI ELEMENTI SOGGETTIVI Per la giurisprudenza maggioritaria non è necessaria lintenzionalità della condotta: lantisindacalità dellart. 28 St. è OGGETTIVA, quindi basta accertare lobiettiva idoneità lesiva del comportamento a prescindere dal dolo o la colpa del datore. Una soluzione diversa ridurrebbe di molto leffettività della tutela per la difficoltà di svolgere unindagine sui motivi del comportamento e di dimostrare in giudizio lintenzionalità del datore. Intenzionalità rilevante solo quando la condotta, lecita nella sua obiettività, presenta i caratteri dellabuso di diritto, cioè nel caso i cui il datore, pur esercitando un suo diritto, lo esercita per un fine distorto e diverso da quello voluto dallordinamento. Limiti dellantisindacalità: Non tutti i comportamenti antagonistici del datore nei confronti del sindacato sono antisindacali. Molti rientrano nella normale logica del conflitto tra le parti. Difficile stabilirne in concreto il confine.

16 LEGITTIMAZIONE AD AGIRE Legittimati attivi sono: gli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali Innovazione fondamentale: Il riconoscimento ad un soggetto collettivo (al contrario dellart. 15 St., ad azione individuale). Esclusioni: La norma è selettiva (come lart. 19 St.): non tutti i sindacati ma solo quelli indicati dalla norma: a carattere nazionale (e non quelli rappresentativi, ex art. 19 St.); esclusi sindacati dei lavoratori non organizzati a livello nazionale; esclusi i singoli lavoratori. Organismi locali: Occorre guardare gli Statuti interni del sindacato In genere sono gli organismi di categoria di livello territoriale provinciale (quindi struttura verticale e non orizzontale); anche RSA (ma non cè unanimità)

17 QUESTIONI DI COSTITUZIONALITA Sono state sollevate in riferimento alla esclusione delle associazioni sindacali che non sono nazionali. Per contrasto con gli art. 39, comma 1, Cost. (libertà sindacale), lart. 24 Cost. (diritto alla difesa) e art. 3 Cost. (principio di ugualianza). Questioni tutte rigettate dalla Corte Costituzionale (Sent. 54/1974; n. 334/1988; n. 89/1995): Con lart. 39 Cost. e art. 24 Cost.: Lart. 28 non limita i diritti di libertà sindacale, ma attribuisce uno strumento di tutela giudiziaria particolarmente efficace e ulteriore rispetto a quelli generali assicurati ai singoli e alle altre associazioni sindacali; Con lart. 3 Cost.: La selezione dei legittimati è ragionevole - e quindi legittima – in quanto nasce dallesigenza di privilegiare organizzazioni responsabili e rappresentative, onde evitare la proliferazione dei ricorsi.

18 IL PROCEDIMENTO E LE SANZIONI 1. (…) su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il Tribunale del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti. 2. Lefficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla sentenza con cui il Tribunale definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo. 3. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al Tribunale in funzione di giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. (…) 4. Il datore di lavoro che non ottempera al decreto di cui al primo comma o alla sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dellart. 650 del codice penale. 5. Lautorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna (…)

19 (segue) IL PROCEDIMENTO E LE SANZIONI Caratteri procedimento: Procedimento durgenza: il giudice si pronuncia entro due giorni e il datore può fare opposizione entro 15 giorni; Procedimento a cognizione sommaria: il giudice si pronuncia assunte sommarie informazionie, se non cè opposizione, il decreto acquista lincontrovertibilità del giudicato. Inizia, invece, il procedimento a cognizione completa solo nelleventualità di giudizio di opposizione. Immediata esecutività: sia del decreto che della sentenza del giudizio di opposizione. Neanche lopposizione sospende lefficacia esecutiva del decreto che continuerà a dispiegare i suoi effetti fino alla sentenza finale. Condanna in futuro: Il giudice ordina la cessazione del comportamento e la rimozione degli effetti. Problema: se il giudice, rilevato il comportamento illecito, lo proibisce per il futuro con leffetto che al suo ripetersi verrà automaticamente colpito dalla sanzione penale. Perplessità in dottrina: perché nel nostro ordinamento il giudice non ha in generale il potere di creare norme astratte ma può pronunciarsi solo in riferimento a un caso concreto. Diverso il caso del comportamento già in atto o programmato ma destinato a svolgersi nel futuro. Sanzioni: In caso di inosservanza dellordine o della sentenza del giudice: sanzione (ex art. 650 c.p.) dellarresto fino a tre mesi o ammenda fino a L


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