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1 Economia Pubblica e Strategie Economiche della PA: I Modelli di Governance.

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Presentazione sul tema: "1 Economia Pubblica e Strategie Economiche della PA: I Modelli di Governance."— Transcript della presentazione:

1 1 Economia Pubblica e Strategie Economiche della PA: I Modelli di Governance

2 2 Il diciannovesimo secolo è stato caratterizzato dallo sviluppo del collettivismo, basato sulla protezione pubblica degli interessi dei lavoratori e dalla preferenza per lazione collettiva.

3 3 Nel ventesimo secolo, ad una prima metà caratterizzata dai conflitti bellici, ha fatto seguito un periodo con grandi interventi pubblici diretti alla ricostruzione e alla riduzione degli squilibri, ed una fase (anni settanta e ottanta) con lo Stato sempre più ingombrante nella gestione delle politiche, negli interventi nelleconomia privata e nelle fasi di programmazione dello sviluppo delle aree locali.

4 4 Gli anni novanta hanno visto una forte inversione di questa tendenza per la comparsa di un nuovo attore: lUnione Europea

5 5 La nuova entità sovranazionale non sostituisce lo stato-nazione ereditato dal secolo che si è concluso, ma contribuisce alla definizione di una nuova architettura istituzionale basata su differenti livelli di responsabilità politiche, territoriali ed economiche con poteri differenziati.

6 6 Su uno stesso territorio è possibile programmare, allinterno di uno scenario ben definito, interventi differenziati che impattano sulleconomia locale e sulla coesione sociale attraverso strumenti differenziati e con la parallela partecipazione di diversi livelli istituzionali.

7 7 governance In questo senso la nuova architettura istituzionale si lega al concetto di governance basato sullinterazione tra vari soggetti politici, diversi livelli istituzionali e dei gruppi economici e sociali presenti sul territorio; tale architettura non prevede un centro politico e decisionale.

8 8 Creare sviluppo significa: > raccogliere le istanze del territorio > trasformare le istanze in progetti finanziabili > individuare le fonti di finanziamento

9 9 Relazioni tra gli effetti degli interventi strutturali dellUE Supporto alle risorse umane Supporto alle strutture produttive Supporto allinfrastruttura di base Sviluppo esogeno Fattori di sviluppo nel breve periodo Sviluppo endogeno Fattore di sviluppo nel lungo periodo Riduzione della disoccupazione Aumento del reddito Miglioramento delle condizioni di vita Coesione economica e sociale

10 10 LUnione Europea ha di fatto determinato il superamento delle tradizionali divisioni territoriali dei singoli stati nazionali. Ricomporre lunità economica, sociale e politica dellEuropa non poteva non richiedere una trasformazione dei rapporti non solo tra i singoli Stati e lUnione Europea ma tra gli stessi Stati e gli enti territoriali.

11 11 Il ruolo delle amministrazioni pubbliche Per analizzare come il ruolo degli enti locali si sia evoluto anche in Italia, si devono tenere presenti, sulla base delle cose sin qui analizzate, i fattori che appaiono strettamente collegati: segue

12 12 limpatto dellUnione europea sullassetto politico-istituzionale dei diversi stati nazionali e conseguentemente, la nuova concezione di programmazione del territorio che ne è discesa. segue

13 13 Lintegrazione europea ha modificato radicalmente il ruolo delle regioni, riconosciute come lambito più idoneo dellazione comunitaria, le quali sono divenute il mezzo per ridurre la distanza che separa i cittadini dalle istituzioni europee, grazie alla loro funzione di portavoce delle politiche territoriali. segue

14 14 In Italia, anche normativamente attraverso ladeguamento dellordinamento costituzionale, si ritrovano dei segni inequivocabili di tali cambiamenti. segue

15 15 Il ruolo delle regioni deve di fatto configurarsi, da una parte, come ruolo di regolatore dei processi di sviluppo, finalizzato a canalizzare le energie locali verso gli squilibri territoriali, segue

16 16 e dallaltra, come funzione propulsiva per lorientamento e lattivazione di una progettualità di ampio respiro strategico che sia in grado di proporsi come soggetto forte di indirizzo per leconomia locale, segue

17 17 a patto naturalmente che si voglia scommettere sul rafforzamento istituzionale della regione, ampliandone cioè la delega delle funzioni e lautonomia patrimoniale. segue

18 18 E forte la distinzione tra il Comune, soggetto pubblico dotato di secolare tradizione, la Provincia, ente intermedio di coordinamento e la Regione, ente di legislazione e programmazione che, anche attraverso proprie funzioni delegate agli enti locali, svolge appieno il suo ruolo di luogo dove confluiscono le istanze territoriali.

19 19 E bene sottolineare che il ruolo rilevante che il legislatore ha voluto riconoscere alla regione, rispetto agli altri enti intermedi, non deve essere inteso come una sostituzione della stessa allo Stato nella regolazione dei rapporti con gli enti locali; segue

20 20 se così fosse ci si troverebbe di fronte ad una prevaricazione della regione sulle autonomie locali, le quali verrebbero completamente svuotate della loro capacità di autorganizzazione e autogoverno e soprattutto significherebbe riproporre quel regionalismo fallimentare degli anni settanta, che non è stato in grado di determinare unadeguata svolta dellorganizzazione delle stesse amministrazioni pubbliche territoriali. segue

21 21 Lo strumento necessario per promuovere il ruolo di regioni ed enti locali deve essere quello del completo decentramento delle attività di programmazione economica su scala territoriale.

22 22 Questo concetto di autonomia, intesa come processo che parte dal basso e che valorizza le capacità di indirizzo degli enti locali, rappresenta oggi lunica via percorribile al fine di favorire e sostenere un processo di programmazione dello sviluppo territoriale in linea con i fondamenti indicati dalla nuova architettura istituzionale.

23 23 La provincia, sulla base di programmi pluriennali, svolge il ruolo di programmazione dello sviluppo, e il comune è titolare della funzione di controllo, intesa come la possibilità di modificare le scelte di indirizzo effettuate a livello provinciale, per farvi rientrare le istanze raccolte sul territorio.

24 24 Lo Stato gestore delle attività economiche, ingegnere sociale e dispensatore di beni, lascia, in questa fase storica anche grazie alla forte spinta del processo dintegrazione comunitario, il posto allo Stato regolatore, capace di guidare le attività dei privati, rispettandone la natura, e nello stesso tempo garantendo benefici collettivi attraverso la protezione degli interessi della collettività.

25 25 Uno Stato regolatore svolge per lo più attività regolativa ponendo condizioni di funzionamento efficiente ai mercati e ai privati; è uno Stato, quello regolatore, responsabile dellefficacia delle proprie misure, nonché della prevenzione di eventuali effetti indesiderabili su altre sfere sociali delle medesime misure.

26 26 E stata per lungo tempo opinione diffusa, quella secondo cui, lUnione Europea, fosse strutturalmente incapace di produrre politiche socialmente ed economicamente più avanzate di quelle adottate dai singoli Stati membri. Opinione formatasi soprattutto sullanalisi dei processi costitutivi delle politiche dintervento.

27 27 Dal punto di vista formale, il policy-making comunitario è caratterizzato da una continua interazione tra gli Stati membri e le istituzioni comunitarie, per le seguenti ragioni : >liniziativa politica parte dai capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo >lelaborazione tecnica delle misure comunitarie è affidata in larga misura a esperti nazionali, mentre la loro adozione formale è prerogativa del Consiglio dei Ministri; segue

28 28 >la discrezionalità della Commissione nellesecuzione delle direttive del Consiglio è posta sotto controllo attraverso il sistema dei comitati; >la mediazione politica avviene allinterno del Comitato dei rappresentanti permanenti, detto Coreper; >lattuazione è nelle mani delle amministrazioni pubbliche nazionali. segue

29 29 Uno Stato regolatore svolge per lo più attività regolativa, che si riferisce ad ambiti di attività svolte per lo più dai privati, ai quali vengono poste le condizioni di funzionamento efficiente. Lo Stato regolatore è responsabile della valutazione dellefficacia delle proprie misure, nonchè della prevenzione di eventuali effetti indesiderabili su altre sfere sociali. segue

30 30 Uno Stato di questo tipo non può essere confuso con lo Stato che pianifica leconomia, o con lo Stato erogatore diretto di prestazioni, né con il cosiddetto Stato minimo che è sistematicamente astensionista e contesta energicamente lespansione della stessa regulation. segue

31 31 La regolamentazione è pertanto il processo in cui si rileva non solo il momento della formulazione delle regole, ma anche quello della loro concreta applicazione, e quindi non lastratta ma la concreta modificazione dei contesti dazione dei destinatari.

32 32 La distinzione netta tra legislazione e amministrazione impone la presenza di autorità regolative indipendenti, che per alcuni versi sono dei veri e propri strumenti caratteristici dello Stato regolatore.

33 33 Lo Stato Regolatore può essere nettamente distinto dallo Stato Sociale se questultimo è visto come un dispensatore di beni, così come va distinto dallo Stato interventista e pianificatore che tende a intraprendere programmi come il soddisfacimento di tutti i possibili bisogni sociali o la gestione globale dello sviluppo socio-economico.


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