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Le grandi famiglie Tasso (Taxus baccata L.), Cipresso (Cupressus sempervirens L.), Thuja occidentale (Thuja occidentalis L.), Thuja orientale (Thuja orientalis.

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1 Le grandi famiglie Tasso (Taxus baccata L.), Cipresso (Cupressus sempervirens L.), Thuja occidentale (Thuja occidentalis L.), Thuja orientale (Thuja orientalis L.), Ginepro (Juniperus communis L.), Sabina (Juniperus sabina L.), Piceo o abete rosso (Picea exelsa Lk.), Larice (Larix decidua Mill.), Pino silvestre (Pinus silvestris L.), Pino marittimo o Pinastro (Pinus pinaster Sol.), Pinus mugo Turra (var. Pumilio Haenke). Conifere scorze e foglie astringenti. Pinoli alimentari. Prodotti resinosi: trementina, stimolanti, vermifughi. Antireumatiche, diaforetiche, diuretiche, emmenagoghe, espettoranti e revulsive. Abortive. La Sabina è velenosa. Trementina: oleoresina fluida, chiara, volatile, ottenuta tramite procedimento di incisione da alberi; l'incisione può essere fatta o nella pianta viva, oppure nel durame di una pianta morta. Contiene in misura maggiore terpeni, alcooli e acidi resinici, queste resine prendono la forma del recipiente che le contiene, nonostante siano solide a temperatura ambiente; inoltre esse hanno un'alta solubilità nella maggior parte dei solventi organici così come in alcool. In gergo la trementina liquida che trasuda dagli alberi viene chiamata gemma, mentre quella indurita barras e gallipot

2 Pinus mugo Dai suoi rametti verdi, non ancora lignificati, viene estratto l'olio essenziale di mugolio. Pinus pinea Foglie costituite da aghi flessibili in coppie di due, lunghe da 10 a 20 cm (eccezionalmente 30 cm). Pinus pinaster

3 arilli, ovvero delle escrescenze carnose che ricoprono il seme. Inizialmente verdi, rossi a maturità, contengono un solo seme, duro e molto velenoso. Il principio attivo responsabile della tossicità di rami, foglie e semi, dove è presente in percentuale variabile fra lo 0,5 e il 2%, è una molecola estremamente complessa chiamata taxolo. Ha effetto narcotico e paralizzante sull'uomo e su molti animali domestici, a causa dell'inibizione nella sintesi dei microtubuli a livello cellulare. Gli organi che ne contengono di più sono le foglie vecchie. Molte di queste sostanze tossiche, alle dosi presenti nella pianta, possono essere usate come principi attivi di prodotti chemioterapici per la lotta ad alcune forme di cancro, in particolar modo la tassina è utilizzata in alcune forme neoplastiche a livello ovarico

4 Umbelliferae Apiaceae L'infiorescenza tipica delle Apiacee, giustamente chiamate ombrellifere, è l'ombrella che può essere semplice o composta di ombrelluli. Le ombrelle sono spesso munite alla base di un involucro formato di brattee. I fiori, piccoli, a simmetria pentamera, sono spesso bianchi o giallastri, talvolta rossastri come il fiore centrale dell'ombrella di carota. Contano 5 petali e 5 stami, e hanno al centro un ovario infero a due carpelli. I sepali sono assenti o molto ridotti per il fatto che il calice è saldato quasi completamente all'ovario. Talvolta, i fiori periferici dell'ombrella sono irregolari, coi petali esterni nettamente più grandi, e contribuiscono a fare dell'ombrella un "simil-fiore". L'ovario porta due stili che si allargano alla base in un disco nettarifero. I frutti, secchi, sono degli schizocarpi (diacheni) che si scindono in due a maturità, ogni parte contenente un seme. Sono molto diversificati nelle loro forme esterne: si può avere presenza di uncini o di spine, di protuberanze o di peli, talvolta di ali che sono importanti da osservare per la determinazione delle specie. Le foglie sono alterne, senza stipole, e spesso composte a foglioline finemente traforate, ma certe specie hanno delle foglie intere. Spesso i piccioli sono allargati alla loro base, inguainando il gambo Principi attivi sono olii essenziali furanocumarine

5 Umbelliferae Apiaceae Cicuta: Conium maculatum Daucus carota Tutta la pianta è notevolmente velenosa e può portare alla morte. Ciò è dovuto alla presenza di almeno cinque diversi alcaloidi: la coniina, la conidrina, la pseudoconidrina, la metilconicina e la coniceina. La coniina una neurotossina è l'alcaloide più attivo ed agisce a livello delle sinapsi neuromuscolari. La concentrazione dei principi attivi tossici varia in funzione della parte della pianta, in particolare: frutti verdi: 0,73-0,98 % frutti maturi: 0,50 % fiori: 0,09-0,24 % foglie: 0,03-0,18 % fusti: 0,01-0,08 % radici: 0,05 % Si ritiene che la dose letale per un essere umano sia di qualche grammo di frutti verdi. Nell'uomo l'ingestione della cicuta provoca problemi digestivi, cefalee ed in seguito diminuzione della forza muscolare e infine una paralisi ascendente

6 La cicuta minore (Aethusa cynapium L.), annuale o bienne a seconda delle sottospecie, è detta anche falso prezzemolo. Ha un intenso odore di aglio La sua somiglianza con questa pianta aromatica ha portato a fenomeni di avvelenamento per la confusione tra le due. È utilizzata, opportunatamente diluita, in omeopatia per le coliche addominali. Petroselium crispum Le foglie sono completamente glabre e hanno un contorno triangolare frastagliato, posso essere bipennatosette o tripennatosette.

7 Labiatae o Lamiaceae L'apparato vegetativo è caratterizzato dal fusto di forma quadrangolare, per la presenza di fasci di collenchima posti agli angoli, dalle foglie opposte e prive di stipole, e dalla presenza di ghiandole contenenti olii eterei che emanano caratteristici aromi. I fiori sono riuniti in infiorescenze costituite da fascetti sovrapposti di fiori; ciascun fascetto è provvisto di 2 foglie bratteali e, talvolta, sono presenti bratteole alla base dei singoli fiori. Il calice è costituito da 5 sepali saldati a formare un tubo attinomorfo o zigomorfo bilabiato, in questultimo caso con sepali raggruppati secondo lo schema 3/2. La corolla, gamopetala, è formata da 5 petali ed è quasi sempre zigomorfa e bilabiata con un labbro superiore che consta di 2 pezzi e un labbro inferiore di 3. Il frutto è racchiuso dal calice persistente ed è un tetrachenio, composto da 4 nucule. I semi, salvo rare eccezioni, sono sprovvisti di endosperma. La fecondazione è entomogama ed, in particolare, è operata da ditteri e imenotteri. Dalle foglie, in corrente di vapore, si estrae l'olio essenziale di rosmarino, per un 1% in peso, liquido incolore o giallognolo, contenente pinene, canfene, cineolo, eucaliptolo, canfora e borneolo. A seconda del chemotipo della pianta vengono ottenuti diversi olii essenziali: uno ricco in eucaliptolo, un altro ricco di canfora ed infine uno in cui abbondano il borneolo ed i suoi derivati. Questi tre olii essenziali hanno differenti azioni farmacologiche in quanto il primo ha attività balsamica, il secondo antiinfiammatoria (soprattutto per uso locale) e l'ultimo è essenzialmente un antispastico. Nell'uso farmacologico comune l'olio viene usato come eupeptico, eccitante, antisettico sedativo, ed i suoi preparati contro gli stati depressivi, restituendo vigore intellettuale e fisico alle persone indebolite. Dalle foglie, in corrente di vapore, si estrae l'olio essenziale di rosmarino, per un 1% in peso, liquido incolore o giallognolo, contenente pinene, canfene, cineolo, eucaliptolo, canfora e borneolo. A seconda del chemotipo della pianta vengono ottenuti diversi olii essenziali: uno ricco in eucaliptolo, un altro ricco di canfora ed infine uno in cui abbondano il borneolo ed i suoi derivati. Questi tre olii essenziali hanno differenti azioni farmacologiche in quanto il primo ha attività balsamica, il secondo antiinfiammatoria (soprattutto per uso locale) e l'ultimo è essenzialmente un antispastico. Nell'uso farmacologico comune l'olio viene usato come eupeptico, eccitante, antisettico sedativo, ed i suoi preparati contro gli stati depressivi, restituendo vigore intellettuale e fisico alle persone indebolite. Il rosmarino (specie l'olio essenziale ricco di canfora) è controindicato in persone che soffrono di epilessia. Causa infatti, specialmente in casi d'iperdosaggio, irritazioni, convulsioni, vomito e principi di paralisi respiratorie.

8 Melissa officinalis In fitoterapia si utilizzano soprattutto le foglie ma anche i fiori e gli steli. Negli estratti della pianta sono presenti: triterpeni, acido caffeico, acido rosmarinico e vari flavonoidi (luteolina, quercetina, apigenina, camferolo). È inoltre ottenibile un olio essenziale contenente: citrale, citronellale e cariofillene. Attualmente la Melissa officinalis viene impiegata come sedativo negli stati d'ansia con somatizzazioni viscerali ed irrequietezza ed anche in patologie dispeptiche gastroenteriche grazie alla sua azione spasmolitica e nella cura dell'emicrania. L'estratto di foglie fresche di melissa possiede attività antivirale contro Herpes simplex per cui viene usata anche nel trattamento dell'Herpes labiale. L'uso della melissa è controindicato in persone con glaucoma in quanto in test con animali si è registrato un aumento della pressione oculare. Si è inoltre visto che l'estratto di melissa può interferire con l'azione tiroidea, forse per inibizione del legame dell'ormone stimolante la tiroide (TSH) alle cellule tiroidee, per cui è bene evitarne l'assunzione in caso di ipotiroidismo o in caso di terapie a base di ormoni tiroidei. L'associazione con l'iperico e la passiflora ha prodotto uno stato di ipersonnia invece che antidepressivo.

9 Compositae o Asteraceae Le Asteraceae sono per la grande maggioranza delle piante erbacee, qualche specie legnosa è presente nelle aree tropicali. La caratteristica fiorale che contraddistingue la famiglia è la presenza di infiorescenze a capolino. In alcuni casi i capolini sono a loro volta riuniti in ulteriori infiorescenze come in Achillea che presenta ombrelle di più capolini. I capolini possono essere formati da due tipi di fiori: - fiori tubulosi - fiori liguati I fiori sono ermafroditi e la corolla è gamopetala. Gli stami sono 5. L'ovario è infero, può essere uniovulato o uniloculare. Il frutto è un achenio. Le Asteracee sono prevalentemente ad impollinazione entomofila, ma spesso presentano autogamia o apogamia. Ne fanno parte più di generi con circa specie. 1. Anthemis tinctoria 2. Glebionis coronarium 3. Coleostephu myconis 4. Argyranthemum frutescens 5. Sonchus oleraceus 6. Cichorium intybus 7. Gazania rigens 8. Galactites tomentosa 9. Calendula arvensis 10. Leucanthemum vulgare 11. Hieracium lachenalli 12. Osteospermum ecklonisAnthemis tinctoriaGlebionis coronariumColeostephu myconisArgyranthemum frutescensSonchus oleraceusCichorium intybusGazania rigensGalactites tomentosaCalendula arvensisLeucanthemum vulgareHieracium lachenalliOsteospermum ecklonis

10 Artemisia absintium Per quanto riguarda le proprietà medicamentose di questa pianta si hanno notizie che risalgono dall'antichità, ve ne sono cenni anche nella Bibbia. Le funzioni associate all'assenzio sono di tonico, digestivo e antinfiammatorio, oltre che di principale ingrediente nella preparazione del distillato che veniva usato in particolare da artisti europei ed americani e che fu poi bandito nel XIX secolo a causa dei gravi problemi d'assuefazione che causava questa bevanda (in realtà l'assuefazione era semplicemente dovuta all'elevato tasso alcolico del liquore, più che ai tujoni (monoterpeni)). L'assenzio viene prodotto ancora oggi ma con minori quantità di tujone.

11 Stevia rebaudiana La Stevia è conosciuta da molti popoli dell'area geografica Sud- Americana da diversi millenni, oltre che per il suo potere dolcificante delle sue foglie, anche per le proprietà medicinali, infatti è usata dai popoli indigeni del sud America per le sue doti curative. Viene usata come dolcificante, in quanto è molto più dolce del comune saccarosio. I principi attivi sono lo stevioside, e il rebaudioside A. I principi dolcificanti sono in tutte le parti della pianta ma sono più disponibili e concentrati nelle foglie, che quando sono seccate (disidratate), hanno un potere dolcificante (ad effetto della miscela dei due componenti dolcificanti) da 150 a 250 volte il comune zucchero. Contrariamente allo zucchero i principi attivi non hanno alcun potere nutrizionale (zero calorie), ed essendo prodotti naturali sono relativamente stabili nel tempo ed alle alte temperature, per cui conservano perfettamente le loro caratteristiche anche in prodotti da forno o in bevande calde, diversamente da altri dolcificanti come l'Aspartame che subisce degradazione La Stevia è conosciuta da molti popoli dell'area geografica Sud- Americana da diversi millenni, oltre che per il suo potere dolcificante delle sue foglie, anche per le proprietà medicinali, infatti è usata dai popoli indigeni del sud America per le sue doti curative. Viene usata come dolcificante, in quanto è molto più dolce del comune saccarosio. I principi attivi sono lo stevioside, e il rebaudioside A. I principi dolcificanti sono in tutte le parti della pianta ma sono più disponibili e concentrati nelle foglie, che quando sono seccate (disidratate), hanno un potere dolcificante (ad effetto della miscela dei due componenti dolcificanti) da 150 a 250 volte il comune zucchero. Contrariamente allo zucchero i principi attivi non hanno alcun potere nutrizionale (zero calorie), ed essendo prodotti naturali sono relativamente stabili nel tempo ed alle alte temperature, per cui conservano perfettamente le loro caratteristiche anche in prodotti da forno o in bevande calde, diversamente da altri dolcificanti come l'Aspartame che subisce degradazione

12 Stevia rebaudiana Sono stati quindi allestiti una serie di esami per mettere alla prova la eventuale "dannosità" della Stevia nei prodotti alimentari. I risultati sono stati controversi, dato che è comprensibile che, non avendo la possibilità di provare per lunghissimi tempi e sull'uomo i campioni di materiali, si è ripiegato con dosaggi massicci per tempi brevi (pochi anni) su cavie. Come è ovvio tali prove hanno prodotto qualche problema alle cavie ma, come affermano alcuni sostenitori della Stevia, non molto diversi dai danni di iperglicemia prodotti dallo zucchero o dai dolcificanti come l'aspartame, la cui tossicità sarebbe dimostrata. Questo ha prodotto tutta una gamma (molto diversa) di provvedimenti, che in qualche caso tendono a limitarne il consumo, esiste anche il pesante sospetto che tali provvedimenti possano derivare dalle influenze praticate dalle imprese che commercializzano dolficanti convenzionali. Sono stati quindi allestiti una serie di esami per mettere alla prova la eventuale "dannosità" della Stevia nei prodotti alimentari. I risultati sono stati controversi, dato che è comprensibile che, non avendo la possibilità di provare per lunghissimi tempi e sull'uomo i campioni di materiali, si è ripiegato con dosaggi massicci per tempi brevi (pochi anni) su cavie. Come è ovvio tali prove hanno prodotto qualche problema alle cavie ma, come affermano alcuni sostenitori della Stevia, non molto diversi dai danni di iperglicemia prodotti dallo zucchero o dai dolcificanti come l'aspartame, la cui tossicità sarebbe dimostrata. Questo ha prodotto tutta una gamma (molto diversa) di provvedimenti, che in qualche caso tendono a limitarne il consumo, esiste anche il pesante sospetto che tali provvedimenti possano derivare dalle influenze praticate dalle imprese che commercializzano dolficanti convenzionali. Il suo uso nei prodotti alimentari è vietato in Europa e USA dato che alcuni suoi componenti, alle dosi testate, come lo steviolo e lo stevioside erano ritenuti cancerogeni. Nonostante questo, la FDA ne ammette l'uso come integratore dietetico, ma non come ingrediente o additivo alimentare. Il sospetto del cosiddetto complotto delle compagnie che commerciano in dolcificanti, ha qualche supporto, in quanto altri test indipendenti non sembrano evidenziare controindicazioni; questo diversamente dal saccarosio raffinato, che aumenta la glicemia e favorisce il diabete, e dai dolcificanti ipocalorici contenenti aspartame, ritenuti tossici da diversi studi. In particolare è sospetto il fatto che i provvedienti che a livello mondiale governano la materia sembrano direttamente derivati da una influenza politico-economica piuttosto che da motivi sanitari. La sospetta tossicità della Stevia è quindi molto controversa. Di fatto il consumo è diffuso in molti paesi, dove la Stevia è considerata meno dannosa di altri dolcificanti, è usata come estratto secco o come infuso fresco. Esaminando (più opportunamente) i dati provenienti dai paesi che ne fanno uso corrente, e da molto tempo, la FAO e l'OMS hanno stabilito una "dose massima giornaliera" di 2 mg/kg peso corporeo di steviolo. Questo limite, nello studio della FAO, ha un fattore di sicurezza 200, ossia è 200 volte inferiore alle quantità che possono essere assimilate senza rischi dai soggetti di studio. In Europa nel 1999 la Commissione sugli Additivi nei Cibi dell'OMS, ed il Comitato Scientifico per gli Alimenti dell'Unione Europea, hanno elencato i loro dati risultanti circa la pericolosità della Stevia come additivo alimentare. Conseguentemente a tali fatti il 22 febbraio 2000 la Commissione Europea, dando seguito alle opinioni espresse dallo stesso Comitato Scientifico per gli Alimenti - SCF, ha deciso che la Stevia rebaudiana (pianta ed estratti secchi) non può essere immessa nel mercato come alimento o come additivo alimentare. La Svizzera invece ne ha ammesso il commercio. Il 10 Aprile del 2003 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede di rivedere le norme di utilizzo di edulcoranti quali l'Aspartame e la Stevia. Nello stesso provvedimento si limita pesantemente la quantità massima di edulcoranti nelle bibite gassate. In Europa nel 1999 la Commissione sugli Additivi nei Cibi dell'OMS, ed il Comitato Scientifico per gli Alimenti dell'Unione Europea, hanno elencato i loro dati risultanti circa la pericolosità della Stevia come additivo alimentare. Conseguentemente a tali fatti il 22 febbraio 2000 la Commissione Europea, dando seguito alle opinioni espresse dallo stesso Comitato Scientifico per gli Alimenti - SCF, ha deciso che la Stevia rebaudiana (pianta ed estratti secchi) non può essere immessa nel mercato come alimento o come additivo alimentare. La Svizzera invece ne ha ammesso il commercio. Il 10 Aprile del 2003 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede di rivedere le norme di utilizzo di edulcoranti quali l'Aspartame e la Stevia. Nello stesso provvedimento si limita pesantemente la quantità massima di edulcoranti nelle bibite gassate.

13 Rosaceae La famiglia delle Rosaceae, rappresentata nella flora europea da una grande diversità di forme, include circa 2000 specie distribuite prevalentemente nelle regioni temperate dell'emisfero boreale, che si spingono dalla costa americana del Pacifico fino all'emisfero australe. Comprende piante legnose ed erbacee con apparato vegetativo provvisto di foglie sparse con stipole, e fiori pentameri, ciclici o spirociclici, con 5(4) sepali, 5(4-7) petali, 5(n) stami, n carpelli formanti un ovario semiinfero, ma talvolta anche infero o supero. Le notevoli differenze esistenti all'interno della famiglia, riguardanti la morfologia fiorale, hanno condotto ad una suddivisione in sottofamiglie (sezioni). Le Spiraeoideae sono caratterizzate dal possedere un ricettacolo quasi piano e un gineceo formato da carpelli, ciascuno con 2-molti ovuli, in numero di 5, liberi tra loro, che a maturità danno origine ciascuno ad un follicolo. Nelle Rosoideae i carpelli, da 1 a molti, ciascuno portante 1-2 ovuli, sono sostenuti da un talamo piano o concavo. Il frutto è di vario tipo: è una mora, formata dall'aggregazione di tante piccole drupe, nel rovo (Rubus ulmifolius) e nel lampone (Rubus idaeus); è un cinorrodio, quando numerose nucule si affondano nel ricettacolo a coppa (Rosa); è costituito dal ricettacolo, convesso, conico e carnoso che porta le nucule sulla sua superficie, nella fragola (Fragaria vesca). Nelle Pomoideae i carpelli, contenuti in un talamo cavo e saldati ad esso, sono in numero di 2-5 e contengono da 1 a molti ovuli. Il frutto è il pomo, in cui la parte carnosa è formata dal ricettacolo avvolgente, come nel melo (Malus domestica). Nelle Prunoideae è presente generalmente un solo carpello ed il frutto è rappresentato dalla drupa, che può essere carnosa come nel pesco (Prunus persica) o membranacea come nel mandorlo (Prunus dulcis). La famiglia delle Rosaceae, rappresentata nella flora europea da una grande diversità di forme, include circa 2000 specie distribuite prevalentemente nelle regioni temperate dell'emisfero boreale, che si spingono dalla costa americana del Pacifico fino all'emisfero australe. Comprende piante legnose ed erbacee con apparato vegetativo provvisto di foglie sparse con stipole, e fiori pentameri, ciclici o spirociclici, con 5(4) sepali, 5(4-7) petali, 5(n) stami, n carpelli formanti un ovario semiinfero, ma talvolta anche infero o supero. Le notevoli differenze esistenti all'interno della famiglia, riguardanti la morfologia fiorale, hanno condotto ad una suddivisione in sottofamiglie (sezioni). Le Spiraeoideae sono caratterizzate dal possedere un ricettacolo quasi piano e un gineceo formato da carpelli, ciascuno con 2-molti ovuli, in numero di 5, liberi tra loro, che a maturità danno origine ciascuno ad un follicolo. Nelle Rosoideae i carpelli, da 1 a molti, ciascuno portante 1-2 ovuli, sono sostenuti da un talamo piano o concavo. Il frutto è di vario tipo: è una mora, formata dall'aggregazione di tante piccole drupe, nel rovo (Rubus ulmifolius) e nel lampone (Rubus idaeus); è un cinorrodio, quando numerose nucule si affondano nel ricettacolo a coppa (Rosa); è costituito dal ricettacolo, convesso, conico e carnoso che porta le nucule sulla sua superficie, nella fragola (Fragaria vesca). Nelle Pomoideae i carpelli, contenuti in un talamo cavo e saldati ad esso, sono in numero di 2-5 e contengono da 1 a molti ovuli. Il frutto è il pomo, in cui la parte carnosa è formata dal ricettacolo avvolgente, come nel melo (Malus domestica). Nelle Prunoideae è presente generalmente un solo carpello ed il frutto è rappresentato dalla drupa, che può essere carnosa come nel pesco (Prunus persica) o membranacea come nel mandorlo (Prunus dulcis).

14 Rosaceae Come erba medicinale il biancospino è usato come ricostituente, antidiarroico, ipotensivo e cardiotonico. I principi attivi contenuti nella pianta sono: flavonoidi tra cui l'iperoside e lavitexina; composti triterpenici tra cui l'acido ursolico e le amine steroli;tannino e derivati purinici. Ha un'azione coronariadilatatrice, vasodilatatrice dei vasi sanguigni addominali e coronarici, azione inotropa positiva, risparmio del consumo di ossigeno da parte del muscolo cardiaco, modulazione della concentrazione intracellulare di Calcio, sedativa sul SNC, diminuzione della frequenza cardiaca. È indicato nei casi di angina pectoris, nelle nevrosi cardiache, negli stati di ipereccitabilità con aritmie e nell'ipertensione arteriosa. È utilizzato anche come ansiolitico e nel trattamento dei casi di insonnia.

15 Rosa canina Viene largamente usata per i suoi contenuti di vitamina C e per il suo contenuto di bioflavonoidi (fitoestrogeni). I principi attivi (oltre alla vitamina C, tannini, acidi organici, pectine, carotenoidi e polifenoli) vengono usati dalle industrie farmaceutiche, alimentari e cosmetiche: fiori e foglie vengono usati in farmacopea, ad esempio, per la preparazione di infusi e tisane. È indicata come astringente intestinale, antidiarroico, vasoprotettore e antinfiammatorio,[1] inoltre viene consigliata nei casi di debilitazione.

16 Graminaceae o Poaceae La famiglia delle Poaceae comprende un grandissimo numero di specie (oltre 5000) appartenenti a circa 500 generi. Si tratta di piante erbacee, perenni o annuali, con fusto detto culmo (cavo negli internodi, pieno ai nodi), talora piuttosto lignificato (Bambuseae). Si spingono a tutte le latitudini, con notevole escursione altimetrica. Sono piante perfettamente adattate ai climi aridi, anche se non mancano specie mesofile e altre persino acquatiche. In alcune aree tendono a dominare, arrivando anche a costituire fitte formazioni vegetali molto estese alle quali conferiscono una particolare fisionomia (praterie, steppe, savane); si tratta, pertanto, di una famiglia di notevole importanza nel quadro del rivestimento vegetale della terra. L'apparato vegetativo è costituito dal culmo, Una porzione meristematica in corrispondenza del nodo conferisce al culmo la capacità di raddrizzarsi nel caso venga flesso; il culmo non si ramifica salvo che in basso. Le foglie constano di una guaina, che avvolge il culmo ed un lembo, che si stacca nettamente dalla guaina in corrispondenza di una piccola struttura membranosa detta ligula. I fiori sono sempre raccolti in particolari infiorescenze, distintive della famiglia, denominate spighette riunite in spighe o pannocchie. La spighetta, che può essere uniflora o pluriflora, è provvista di un asse (rachilla) portante alla base 2 scaglie opposte le glume, con il significato di brattee sterili, al di sopra delle quali si trovano i fiori. Alla base di ciascun fiore si trovano altre due glumette, col valore di brattee fertili, di cui l'inferiore prende il nome di lemma, e la superiore, molto piccola e generalmente racchiusa dalla precedente, viene detta palea. Glume e lemma possono essere provviste di resta ed in tal caso vengono definiti aristati. Nel fiore si osservano i resti del perianzio, rappresentati da 2 (3) lodicule, di consistenza membranosa, cui segue l'androceo formato solitamente da 3 stami. Il gineceo, costituito in origine da 2 (3) carpelli, è tuttavia uniloculare, contiene un solo ovulo ed è sovrastato da 2 (3) stimmi piumosi. Il frutto è una cariosside contenente un seme con endosperma ricco di amido

17 L'orzo è molto facile da digerire ed è altamente energetico, tanto che in passato veniva utilizzato in tutti gli ospedali. Inoltre facilita la concentrazione e l'attività cerebrale in quanto contiene magnesio, fosforo, potassio, vitamina PP, E, calcio e ferro. L'orzo è ricchissimo di proprietà curative: è rimineralizzante delle ossa (è ricchissimo di fosforo), previene le affezioni polmonari e cardiovascolari, è nutriente e tonico, ed è molto indicato in caso di gastriti, coliti e cistiti. I principi attivi presenti sono: ordenina (alcaloide), ordeina, maltosio, destrina. L'orzo ha spiccate proprietà antinfiammatorie ed emollienti, e agevola il sistema immunitario grazie alla sua abilità nel contrastare le infiammazioni. L'azione antinfiammatoria si esercita anche sul sistema digerente e urinario. L'ordenina, contenuta specialmente nel malto d'orzo (semi d'orzo germinati), stimola la circolazione periferica e ha anche un effetto bronchiolitico grazie alla vasocostrizione. L'ordenina esercita anche un'azione antisettica sull'intestino. Il decotto utilizzato sotto forma di gargarismi aiuta nei casi di angina e di infiammazioni della cavità orale. Il decotto viene usato anche per impacchi sugli occhi arrossati. L'orzo ha anche proprietà lassative. L'orzo è molto facile da digerire ed è altamente energetico, tanto che in passato veniva utilizzato in tutti gli ospedali. Inoltre facilita la concentrazione e l'attività cerebrale in quanto contiene magnesio, fosforo, potassio, vitamina PP, E, calcio e ferro. L'orzo è ricchissimo di proprietà curative: è rimineralizzante delle ossa (è ricchissimo di fosforo), previene le affezioni polmonari e cardiovascolari, è nutriente e tonico, ed è molto indicato in caso di gastriti, coliti e cistiti. I principi attivi presenti sono: ordenina (alcaloide), ordeina, maltosio, destrina. L'orzo ha spiccate proprietà antinfiammatorie ed emollienti, e agevola il sistema immunitario grazie alla sua abilità nel contrastare le infiammazioni. L'azione antinfiammatoria si esercita anche sul sistema digerente e urinario. L'ordenina, contenuta specialmente nel malto d'orzo (semi d'orzo germinati), stimola la circolazione periferica e ha anche un effetto bronchiolitico grazie alla vasocostrizione. L'ordenina esercita anche un'azione antisettica sull'intestino. Il decotto utilizzato sotto forma di gargarismi aiuta nei casi di angina e di infiammazioni della cavità orale. Il decotto viene usato anche per impacchi sugli occhi arrossati. L'orzo ha anche proprietà lassative. Hordeum vulgare

18 Aloaceae Aloe vera Foglie disposte a ciuffo, semplici, lunghe cm, lungamente lanceolate, con apice acuto, presentano cuticola molto spessa e sono carnose a causa degli abbondanti parenchimi acquiferi presenti al loro interno. Presentano spine solo lungo i lati. Da un punto di vista chimico, si possono distinguere tre grandi classi di componenti nell'aloe: gli zuccheri complessi - in particolare glucomannani tra cui spicca l'acemannano - nel gel trasparente interno, con proprietà immuno-stimolanti; gli antrachinoni nella parte verde coriacea della foglia, ad azione fortemente lassativa, e svariate altre sostanze di grande valore nutritivo, antinfiammatorio, antimicotico, analgesico, come sali minerali, vitamine, aminoacidi, acidi organici, fosfolipidi, enzimi, lignine e saponine

19 Il succo d'aloe contiene più di 200 sostanze diverse, per esempio:antrachinoni, tra cui aloina e emodina; saccaridi come il prezioso acido uronico; enzimi come amilase e la lipase che aiutano la digestione ed enzimi più rari come la bradichinase; vitamine come la vit.E; minerali ed oligoelementi come il calcio e il ferro; polisaccaridi, acido acetilsalicilico o il betasitosterolo. * apertura o stoma sulla superficie della foglia * cellule dell'epidermide * cristallo di ossalato di calcio * cellule pericicliche contenenti succo amaro * cellule del parenchima contenenti gel * vaso contenente succo amaro

20 L'aloina chiamata anche barbaloina dal momento che si trova anche nell'Aloe barbadensis, è in effetti un C- glucoside dell'emodina (ANTRACHINONE) dell'aloe, cioè uno zucchero dell'emodina dell'aloe. I chimici l'hanno descritta come un misto di due diasteromeri l'aloina A e l'aloina B. Il succo amaro bruno-giallastro dell'aloe è un lassativo molto efficace. L'effetto lassativo non viene dall'aloina ma dalla presenza dell'emodina di aloe, che non contiene zuccheri. L'aloina di per sé sarebbe leggermente lassativa, ma nella flora intestinale dell'uomo, l'aloina viene trasformata in emodina. Il succo amaro possiede comunque un effetto lassativo. Come pure delle quantità infinitesimali di succo amaro si rivelano efficaci anche in caso di certe forme di artrite e affezioni reumatiche. Le ricerche relative a queste terapie sono ancora però all'inizio. La maggior parte degli effetti terapeutici dell'aloe derivano dal suo contenuto in polisaccaridi, suddivisi in mucopolisaccaridi e omopolisaccaridi. Esempi di polisaccaridi d'Aloe ferox sono: ramnosio, l'arabinosio, lo xilosio, l'acemannano, il galattosio, il glucosio con l'acido glucoronico e l'acido galatturonico. Le macromolecole arabinogalactano, ramnogalacturomano e il glucomannoglicano sono responsabili della consistenza vischiosa della foglia. I polisaccaridi influenzano in effetti il sistema immunitario non specifico dell'uomo, aumentandone le difese contro germi patogeni (cioè portatori di malattie). In una foglia d'aloe si possono trovare anche emicellulose non idrosolubili, xilano e xiloglucano, presenti anche in molte altre piante. Oltre ai polisaccaridi, il gel, il succo e il succo amaro contengono un buon numero di altre sostanze bioattive, delle quali non è conosciuto il funzionamento terapeutico.

21 Contrariamente all'Aloe vera l'Aloe ferox ha un contenuto molto elevato di calcio e aminoacidi. Il succo giallastro che dà all'Aloe ferox il nome di aloe amara, contiene tre diversi altri elementi, la nota aloina e l'emodina di aloe. Il contenuto di succo amaro può variare da un 13 a un 30%. Si è constatato che le aloe più ricche di spine contengono una maggior quantità di succo amaro. Il succo d'aloe trasparente, che viene dall'interno della foglia e che ha la consistenza di un gel, contiene preziosi polisaccaridi idrosolubili, che per questo si trovano all'interno delle foglie dove il contenuto in acqua è elevato. Aloe ferox


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