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Corso di Società del rischio e responsabilità sociale 2010-2011.

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Presentazione sul tema: "Corso di Società del rischio e responsabilità sociale 2010-2011."— Transcript della presentazione:

1 Corso di Società del rischio e responsabilità sociale

2 - acquisizione di un linguaggio comunicativo comprensibile: uso e diffusione di un codice comunicativo comune (es. BCS) - acquisizione di nuove capacità di relazione con il pubblico: formazione di funzionari preposti alla strutturazione dei messaggi e allo svolgimento di cerniera tra le autorità e i media - stabilità dell'organizzazione e acquisizione delle professionalità: evitare il rischio del 'fantasma' organizzativo - routinizzazione del processo comunicativo: azione preventiva per creare una 'subcultura della crisi' in grado di ridurre la vulnerabilità Istituzioni e crisis management: i passi fondamentali

3 - Francesco Matioli (a c. di): La società del rischio globale - Marco Lombardi: Comunicare nell'emergenza Letture consigliate: Francesca Caruso: Panico Collettivo Michelantonio Lo Russo: Parole come pietre

4 Il rischio nelle scienze sociali e la crisi della modernità: la perdita di fiducia nella razionalità e nella scienza, la preoccupazione per l'ambiente. Max Weber e il rischio: assunzione del rischio oltre la banalità quotidiana, eliminazione del rischio entro la banalità quotidiana Incremento delle probabilità di accadimento di eventi dannosi. Incapacità d controllo delle dinamiche globali. Assenza di ideologie – guida per superare le incertezze. Rischio, emergenza e crisi: l'approccio della sociologia

5 UNA SOCIETA POST-MODERNA ? Crisi della modernità (F. Lyotard, 1985) Caduta delle ideologie Crisi della scienza Delocalizzazione produttiva Incertezza Fine della Storia

6 Ulrich Beck e la società del rischio - La società industriale avanzata è contrassegnata da: - crisi delle certezze scientifiche, sociali, ideologiche - un policentrismo socioculturale che mina l'autorità delle istituzioni ma anche la fondatezza di qualsiasi punto di riferimento. Questa situazione genera disorientamento, perdita di controllo della realtà, che si ritraducono in una condizione di debolezza, e quindi di rischio. - La postmodernità è una "società del rischio: caratterizzata da una serie di rischi sia individuali che globali che derivano dalla complessità sociale e dalle sue multiformi manifestazioni. - I rischi globali: rischi ambientali (leffetto serra e le sue conseguenze metereologiche), rischi bellici (il terrorismo internazionale), rischi alimentari (il problema della mucca pazza o degli organismi geneticamente modificati), rischi nucleari (Chernobyl), rischi sociali (sommosse, fame, persecuzioni politiche e religiose) rischi sanitari (AIDS, H5N1 e SARS) emergono dalle condizioni stesse dello sviluppo post-industriale e che costringono ad una revisione dell'idea sostanzialmente ottimista e positiva del modernismo. - Il rischio come segno distintivo e misura dell'incertezza dell'età post-moderna: i rischi sociali, politici, ecologici e individuali eludono progressivamente il controllo delle istituzioni protettive della società industriale. - La velocità con cui si susseguono le innovazioni, ma anche lestendersi del numero degli eventi che possono essere considerati critici per gli equilibri internazionali, non consentono alla società di rispondere tempestivamente in modo appropriato, né di controllarne gli effetti.

7 Sennet: paradossale condizione di paura nelle soc. ipertecnologiche a causa del rischio. Le Breton: una società ossessionata dalla sicurezza e continuamente preoccupata dalla prevenzione Bauman: rischio elemento costante della condizione umana Luhmann: centralità del rischio nelle società orientate al futuro – la pianificazione dell'incertezza e l'abbandono dei dogmi razionalisti. Il passaggio da rischio esterno a rischio interno determinato dagli individui. Rischio, emergenza e crisi: l'approccio della sociologia

8 Il dibattito sociologico sul rischio: Distinzione tra: 1. analisi oggettiva del rischio, statisticamente misurabile e 2. analisi culturale, comunicativa e percettiva del rischio. Mary Douglas (antropologa britannica): il rischio dipende dalla cultura di appartenenza ed è, quindi un costrutto sociale. (critiche = il rischio può essere anche positivo, eccessiva enfasi funzionalista) Gli effetti della globalizzazione: dispersione del rischio, dispersione e frammentazione degli interessi collettivi, maggiori difficoltà di comprensione e valutazione del rischio Rischio, emergenza e crisi: l'approccio della sociologia

9 La risk society successore della postmodernità Beck: critica la rottura tra sistema sociale e natura – sviluppo attuale fuori controllo e a spese dell'ambiente; primarietà del rischio ambientale Vulnerabilità: carattere di un sistema socio-culturale di fronte a un determinato rischio Rischio, emergenza e crisi: l'approccio della sociologia

10 Il contributo essenziale di Beck e Bauman nell'analisi della società del rischio Beck: società del rischio e società delle incertezze su ambiente, salute, alimentazione, lavoro..... Significati di rischio: a) rischio calcolabile, rilevabile – b) rischio non misurabile relativo a rischi sconosciuti Rischio come razionalizzazione della paura: è una scelta legata al progresso opposta al vecchio destino ineluttabile. Le fonti di rischio sono aumentate perché gli strumenti attuali non si adattano alla complessità del mondo globale. B & B: rischio e incertezza

11 Beck e il manufactured risk: la matrice umana dell'azione è fondamentale nella percezione e nelle conseguenze del rischio; il carattere di rischiosità non è univoco, ma dipende dal contesto culturale colpito. Lo shock e la frustrazione di fronte al rischio inatteso e non contrastabile tecnologicamente Il rischio democratico: oltre classe e ceto, l'amplificazione del rischio coinvolge tutti senza distinzioni. Ma è proprio vero? Esistono anche nuove disuguaglianze rispetto al rischio: neo-proletariato globale nei centri industriali del terzo mondo. Miseria economica e cecità di fronte al rischio sono processi paralleli. Disuguaglianza del rischio standardizzata: trasferimento produzioni rischiose nel terzo mondo – l'effetto boomerang verso i paesi ricchi B & B: rischio e incertezza

12 Per Beck la scena della vita nella società del rischio è dominata da rischi individuali e rischi collettivi. Le vecchie categorie sociologiche (famiglia, classe, piena occupazione) sono depotenziate di fronte alla società dell'incertezza in cui tutto è instabile. Nel mare di incertezza i soggetti navigano a vista. La libertà piena, per Beck, si raggiunge con la comunità politica, un organo capace di rinnovare i patti di solidarietà tra individui messi in crisi dalla deregulation del mercato globale. Bauman: la globalizzazione produce l'effimero, l'instabile e il precario. La modernità obbligava ad acquisire sicurezza a scapito della libertà individuale, la postmodernità non coniuga ricerca del piacere individuale con un livello accettabile di sicurezza B & B: rischio e incertezza

13 Baumann e la modernità liquida Modernità pesante legata a un territorio, modernità liquida svincolata dalle sovranità -Globalizzazione = compressione del tempo e dello spazio che divide gli individui in due categorie operando una stratificazione sociale su scala planetaria tra ricchi e globalizzati e poveri e localizzati. Globalizzati: possibilità di movimento fisico e virtuale Localizzati: stanzialità forzata Cause e conseguenze: sviluppi della tecnica nei campi del trasporto e dellinformazione riducono le distanze e garantiscono mobilità senza precedenti; si crea una nuova élite mondiale fondata sulla mobilità (élite mobili). I localizzati sono ineluttabilmente legati al territorio. I globalizzati vivono nel tempo e annullano lo spazio, i localizzati vivono nello spazio e non possono controllare il tempo. Per Baumann essere localizzati nel mondo contemporaneo equivale a degrado e inferiorità sociale I proprietari assenti -le nuove élite fondate sulla mobilità sono indipendenti dai poteri territoriali e non hanno responsabilità nei confronti della dimensione locale. -Nella modernità pesante esisteva un rapporto tra capitale e lavoro locale, tra hardware, ricchezza e territorio; nella modernità liquida questa relazione è spezzata - Le nuove élite mobili sono deresponsabilizzate potendo investire ovunque, spostando i capitali a seconda della convenienza, e sfuggendo al potenziale conflitto con le comunità locali.

14 Bauman e il catalogo delle paure moderne: l'immigrato, l'inadeguatezza, la flessibilità, l'assenza di nuoce sensazioni. L'abbattimento della protezione sociale per le classi meno abbienti. Libertà, differenza e solidarietà. Transitorietà e fugacità di ogni aspetto della vita nella modernità liquida. Società di esseri anonimi e fugaci. Fine delle istituzioni garanti della certezza: scuola, ospedale, esercito – le certezze non vengono più dall'esterno ma devono essere cercate dall'individuo B & B: rischio e incertezza

15 I sette aspetti della globalizzazione del rischio 1. intensità – rischio letale per tutta l'umanità (es. guerra nucleare) 2. aumento eventi contingenti per l'individuo (es. div. Mondiale del lav.) 3. rischio da natura socializzata (sapere applicato all'ambiente) 4. rischio istituzionalizzato (es. i mercati di investimento) 5. consapevolezza del rischio: le lacune sono colmabili solo col sapere 6. essenza diffusa del rischio: rischi noti collettivamente a molti indiv. 7. limiti del sapere esperto: nessun sistema è in grado di prevenire completamente i rischi che genera.

16 Società del rischio e comunicazione del rischio - La comunicazione di crisi è una variabile fondamentale: la captazione del consenso e la partecipazione informata sono cruciali. -la confusione tra inquinamento e rischi di incidente è un elemento cruciale della preoccupazione diffusa per il degrado ambientale - aumento della domanda di informazione sulle ricadute ambientali della tecnologia connesso a eventi chiari (Chernobyl, Fukushima, Bhopal) e timori legati alla sfiducia nella scienza - richiesta di maggiore partecipazione nelle localistiche, rivolta a attori politici globali e locali - richiesta di una più equa ripartizione di rischi e benefici mobilitazione e effetto nimby

17 Società del rischio e comunicazione di crisi ed emergenza - dilagante sfiducia verso le istituzioni in materia di sviluppo, tecnologia e ambiente - La comunicazione del rischio tende a enfatizzare le questioni ambientali con propensione solo allarmistica e raramente informativa - il termine rischioso è eccessivamente dipendente da fattori culturali e poco contestualizzato e sottoposto ad analisi informative

18 La sociologia della crisi - distinzione importante: a) disastro = calamità naturale, imprevista e improvvisa che colpendo un sistema sociale produce un danno osservabile; b) emergenza = si riferisce a eventi repentini, ma prevedibili, sia legati alla natura che all'uomo che, perdurando generano una crisi. - l'emergenza non è solo il contrario della normalità (a volte può tramutarsi nella normalità) - può esistere sia a livello micro che macro anche se la sociologia si occupa di emergenze di massa – il carattere dell'emergenza consente lo sviluppo del crisis management - accezioni di emergenza: frequentista, se riferita ad un evento ad alta probabilità di manifestazione – non normale, se riferita ad un evento raro

19 La sociologia della crisi e il contesto culturale - gli effetti della crisi sono già insiti nel sistema sociale colpito (es. terremoto in California o in Italia) cambiando la quota di vulnerabilità da contesto a contesto. La prevenzione dovrebbe proprio ridurre tale quota. - Es. di vulnerabilità nella differenza tra curva della domanda di sostegno e risposta in campo sanitario in situazioni di emergenza (modello a onde). La capacità di resistere a onde di domanda in successione è fondamentale per soddisfare la crescita dei bisogni nel tempo (es. trasferimento in ospedali circostanti di vittime dopo un terremoto) - Rischio = Danno * probab/tempo formula gravata da linearità nel rapporto tra danno e intensità - Rischio = Probab * Intensità * Vulnerabilità formula che tiene conto delle condizioni di risposta sistemica La prevenzione, un'azione sociale, consente di ridefinire il concetto di rischio

20 - Modello di Thom: quando la crisi diventa catastrofe si ha una mutazione morfogenetica che cambia in modo sostanziale il sistema colpito (es. il nucleare in Giappone dopo il disastro di Fukushima). Il crisis management DEVE tentare di ridurre al massimo questo effetto. - E' molto difficile sul piano empirico verificare quando e come si producono cambiamenti sostanziali – Difficile identificare fattori chiave che consentano di descrivere il fenomeno Thom, tuttavia evidenzia: a) fare ogni sforzo possibile per evitare cambiamenti morfogenetici b) fare attenzione a delle conseguenze che possono essere positive (rafforzamento della coesione) per il sistema sociale colpito Morin addirittura ha auspicato la nascita della crisiologia come branca sociologica specifica capace di studiare i mutamenti sociali avviati da crisi o catastrofi La prevenzione e la risposta sistemica

21 - La crisi come contenitore cognitivo specifico in cui i meccanismi di sempre non hanno più valore. - Morin e la doppia faccia della crisi: risk of regression and chance of progression In sintesi: 1. concetti di emergenza e vulnerabilità cruciali. 2. il modello a onde dell'emergenza è impiegato per valutare le capacità di risposta di un sistema 3. Il modello di Thom e la crisiologia di Morin invitano ad approfondire le indagini empiriche sulla crisi per valutare i mutamenti in un sistema sociale colpito 4. la gestione della comunicazione di crisi è fondamentale sia come strumento informativo sia come strumento formativo e di prevenzione Sociologia e crisi

22 - Il ruolo dei media: mantenere le opzioni disponibili allinterno di un ventaglio previsto dai mass media (agenda setting) - Il principio di bassa persuasione e forte rafforzamento delle opinioni vale anche per la com. di emergenza - Le reti personali importante ancoraggio alternativo ai media per la costruzione delle cornici della realtà - Il gruppo di riferimento è un importante mediatore tra comunicatori e recettori (opinion leader) sulle questioni di crisi e di emergenza - Doppio livello di comunicazione: a) fruitori si espongono solo a messaggi in linea con le proprie convinzioni; b) la rete relazionale inizia a sagomare credenze ed atteggiamenti modificando lopinione dei soggetti -Importante ricostruire il quadro generale del quadro comunicativo della popolazione -Goffman: la situazione è un luogo delimitato da barriere percettive in cui media stabiliscono il rapporto tra percezione del rischio e situazione oggettiva di crisi Rischio, emergenza e comunicazione

23 -In situazioni di crisi e disagio, quando fonti concorrenti rimandano a schemi non noti o insoliti, aumenta lo scarto fonte-ricevente generando una via preferenziale per i messaggi concordi con la propria visione -Nella comunicazione di emergenza il gatekeeper, come selettore di notizie, è fondamentale influendo sulla gerarchizzazione delle notizie e sulle possibilità di cambio della prospettiva. -Costruzione di una quasi-realtà, che è manipolatoria e distorsiva della realtà oggettiva, ma che resta il punto di riferimento per lagire individuale e collettivo. Rischio, emergenza e comunicazione

24 -i bisogni di carattere emotivo-cognitivo: a) necessità di acquisire informazioni – b) bisogno di allentare le tensioni sociali – c) mantenimento dellequilibrio cognitivo di riferimento. - Dissonanza e disagio della crisi spingono il soggetto a cercare vie di riduzione del disagio: a) attraverso suggerimenti – b) con maggiore permeabilità rispetto ai messaggi dei media – c) attribuendo significati ai messaggi in funzione della riduzione della dissonanza. - La conoscenza del processo di manipolazione, genesi, veicolazione, acquisizione e rielaborazione dellinformazione è fondamentale per il governo del management delle emergenze. Sistemi cognitivi e di orientamento nella crisi

25 - Fattori di maggiore impatto sulla percezione del rischio: sperimentazione pregressa del fenomeno e valutazione dei riflessi diretti dell'emergenza L'esperienza comprende anche eventi: avvenuti in luoghi considerati vicini – diretti a gruppi di riferimento dell'attore – su cui si ha una memoria storica (es. terremoti, cicloni) Variabili della percezione del rischio (White): magnitudo e frequenza – consistenza e frequenza dell'esperienza – importanza dell'emergenza per i propri interessi – fattori caratteriali personali Nella fase di allarme i media sono fondamentali: dal 60 al 75% definisce quale fonte primaria la radio e la TV (o l'unica fonte) Media e percezione del rischio nella fase di allarme

26 - Studi Usa: a) la radio canale più efficiente per la comunicazione di allarme b) ricevente influenzato soprattutto da esperienze pregresse (importanti anche l'ambiente ove il recettore riceve il messaggio) c) allarmi ripetuti senza eventi di emergenza neutralizzano allarmi futuri d) importanti nel messaggio: contenuto (chiarezza, precisione, univocità, consistenza contro la sottostima) – frequenza (ripetizione del messaggio e molteplicità di fonti rafforzano il messaggio) Media e percezione del rischio nella fase di allarme/2

27 - Rischio Naturale o Sociale - Rischio Naturale: passivo (stressore senza obiettivi mirati), attivo (con obiettivi mirati, es. epidemia) - La percezione individuale del rischio si basa sulle proprietà percepite della fonte del rischio e della situazione. - la percezione del rischio orienta il comportamento che verrà attuato in base a: controllabilità, familiarità, specificità, recuperabilità dei danni - ogni attore sociale elabora il proprio grado di esposizione al rischio. - Le classifiche della percezione del rischio in (Drottz e Sjoberg) e il confronto tra rischio reale (per numero di morti e danni economici) e rischio percepito. La percezione del rischio

28 - Scanlon e Alldred – fasi della comunicazione di crisi 1. allo scoppio della crisi: ricerca informazioni, analisi archivi, invio cronisti 2. creazione di un primo inquadramento del contesto di crisi 3. richiesta conferma e incontri alle fonti ufficiali 4. TV, radio e giornali hanno impostazioni e comportamenti diversi 5. fronti antagonisti tra corrispondenti locali e stranieri 6. media chiedono info specialmente su comunicazioni, trasporti e risorse locali 7. i media operano per cicli su notizie di spicco e usano materiali meno drammatici da usare come routine descrittiva 8. nei casi di gravi c'è condivisione di informazioni tra i reporter 9. ciò che è reputato dannoso difficilmente viene comunicato dai media 10. cooperazione dei media con le autorità su questioni per cui è richiesta riservatezza I Media comunicano la crisi

29 Altre tendenze: - troppa enfasi sulle fasi acute e meno sulla importante situazione di attenuazione - organi nazionali: aspetti socio-economici – organi locali: dettagli di cronaca e con riferimenti concreti all'emergenza (com. di servizio) - priorità e diffusione delle notizie - componente esterna: aspettative dei recettori secondo i media – componente interna: ottimizzazione del know-how acquisito organizzando i messaggi in modo da comunicare non più la routine del disastro ma solo fatti nuovi o interessanti anche quando la crisi si protrae (es. Fukushima - guerra in Libia) - I Media comunicano la crisi

30 - Primo cambio di prospettiva: La rottura dei codici di routine di fronte alla crisi è il primo frame cognitivo generato dal recettore a proposito di una crisi - mano a mano che l'oggetto della crisi diviene noto e si accumulano le informazioni l'evento inizia a essere 'esorcizzato' e entrano in gioco narrazioni vicine, ma laterali rispetto all'evento critico. - Secondo cambio di prospettiva: all'aumento del disinteresse del pubblico si torna verso la routinizzazione dei codici di comunicazione Il cambio di prospettiva

31 - il crisis management è un processo necessario di gestione dell'impatto, ma non è sostitutivo dei processi routinari di riduzione della vulnerabilità. AL suo interno i media svolgono un'azione basilare - funzioni dei media: azione significativa di orientamento verso il ritorno alla normalità; aiuto del sistema sociale colpito favorendo i processi di integrazione Il crisis management della comunicazione

32 - Processo di crisi: bisogni e domande che descrivono onde di ampiezza diversa allontanandosi dall'istante dell'impatto. - Aspetto cognitivo dell'emergenza: maggiori necessità di informazione circolante; connesso al modello a onde: problemi da carenza di dati e da eccesso di dati. Non è sufficiente fornire dati: vanno presentati in modo adeguato alla domanda. - le questioni immediate rispetto all'impatto: che cosa è successo? Che cosa devo fare? La curva della domanda e della risposta e il vuoto informativo. - la comunicazione del rischio tende a generalizzare le issues iniziali col passare del tempo Il modello a onde e la comunicazione di crisi

33 - la percezione dell'emergenza si basa su dati acquisiti (media) e il modello cognitivo soggettivo (esperienza). Problemi complessi se la rappresentazione della realtà dipende eccessivamente dai media. - nell'emergenza l'attenzione verso le informazioni passate dai media è acuita. - la catastrofe comunicativa: l'evento catastrofico è percepito solo in base ai messaggi dei media, anche da sistemi non colpiti direttamente - es. Chernobyl: l'unica reale immagine di un disastro mai sperimentato prima nella storia umana è stata quella dei media; la verità era astratta poiché non erano presenti distruzioni osservabili e la causa di pericolo era invisibile. Quando manca l'esperienza e la percezione è affidata solo alla comunicazione si ha la catastrofe informativa. La catastrofe informativa

34 - processo di definizione cognitiva dell'evento: canale esperienzale, canale massmediatico. I dati sono elaborati e formano la realtà e l'immagine dell'evento. Si crea un livello di verità operazionale che guida l'azione nei confronti dell'emergenza - necessità di modifica delle onde identificando le curve di domanda e risposta: la cultura dell'emergenza abbatte preventivamente la domanda, la capacità di gestione efficace della crisi aumenta la risposta. - la robustezza del messaggio informativo dipende dalla capacità di comunicare anche in situazione critica e dall'accettazione univoca da parte di recettori molto differenti tra loro per condizione sociale, età, status, ideologia, ecc. Il messaggio è robusto se non riorganizzato soggettivamente dal frame cognitivo dei recettori - poiché il controllo diretto dei media non è attuabile è necessario creare centri informativi istituzionali (legittimati in periodi di normalità) che possano interagire con i media per veicolare il messaggio (coesione e concorrenza) Il modello generale del crisis management

35 - tempo: le autorità hanno bisogno di tempo per elaborare le informazioni, i media hanno bisogno di essere aggiornati senza dilazioni temporali - fonte: istituzioni preferiscono essere l'unica fonte, i media preferiscono e cercano una pluralità di fonti - responsabilità: le decisioni delle autorità hanno conseguenze enormi sul piano politico ed economico, i media trascinano la responsabilità solo sul piano socio-emotivo delle condizioni delle vittime. - conoscenza: istituzioni elaborano una visione complessiva e complessa della situazione, i media ipersemplificano le informazioni in base alle esigenze del pubblico - priorità: media e autorità divergono sulle cose importanti da dire al pubblico - credibilità: gli errori delle autorità sono considerati atti disonesti da parte dei media Il rapporto fonti istituzionali – media nelle emergenze

36 Il rapporto istituzioni – pubblico nelle emergenze - credibilità: la credibilità del messaggio dipende dalla percezione di precisione, cura e legittimità degli attori e dei media che ne sono la fonte - fiducia: risorsa di fonti di informazione che hanno guadagnato una consistente reputazione nel tempo (e problema per le autorità che non lo hanno meritato) Il rapporto media – pubblico nelle emergenze - comprensione: i media usano messaggi e codici già impiegati dal pubblico - attenzione: a fronte di un bisogno informativo complesso il comunicatore deve gerarchizzare i dati scegliendo cosa ritiene rilevante per il pubblico - statuto di verità: crisi e incertezza amplificano la legittimazione per i media quali fornitori indipendenti di dati -funzioni specifiche dei media: bisogna tenere conto che selezione e gerarchizzazione delle informazioni possono essere funzionali alla struttura mediale più che alla crisi

37 - acquisizione di un linguaggio comunicativo comprensibile: uso e diffusione di un codice comunicativo comune (es. BCS) - acquisizione di nuove capacità di relazione con il pubblico: formazione di funzionari preposti alla strutturazione dei messaggi e allo svolgimento di cerniera tra le autorità e i media - stabilità dell'organizzazione e acquisizione delle professionalità: evitare il rischio del 'fantasma' organizzativo - routinizzazione del processo comunicativo: azione preventiva per creare una 'subcultura della crisi' in grado di ridurre la vulnerabilità Istituzioni e crisis management: i passi fondamentali

38 - fonti corrette e oneste - informazioni specifiche - messaggio basato su necessità del pubblico (cognitive e operative), rischio contestualizzato, ambiente specifico - informazioni non ridondanti e facili da selezionare - rispettare i sentimenti e ammettere i limiti scientifici - riconoscere le ricadute sociali dell'emergenza sul sistema colpito Strumenti e strategie di comunicazione di emergenza

39 - Perché (Why) la comunicazione Prima dell'emergenza: addestrare e formare le popolazioni e i media Dopo l'emergenza: informare sul rischio e gli eventi, indicare i comportamenti da assumere, comunicare gli sviluppi e le azioni di gestione della crisi - Chi (who) comunica - la fonte deve essere conosciuta e stimata per i suoi meriti tecnici e non politici. Da evitare: impreparazione, assenza, ignoranza, silenzio, distanza, divagare, improvvisare. Prepararsi alle interviste tenendo conto delle (immaginabili) domande dei giornalisti Strumenti e strategie di comunicazione di emergenza

40 - Quando (when) comunicare - attivarsi immediatamente dopo l'impatto dell'emergenza anche se non si hanno notizie certe, chiudere l'orizzonte temporale comunicando l'ora del prossimo appuntamento, evitare la comunicazione on demand e creare un processo sistematico di relazioni - Dove (where) comunicare - i sistemi mediatici impiegati per fornire informazioni possono distorcere il messaggio per scarsa capacità o azione strategica del medium. Per evitare ciò: definire relazioni stabili di partnership con i media, pianificare la comunicazione tenendo presente le necessità specifiche di ogni attore, promuovere la formazione tra gli operatori dei media, favorire i coordinamenti nell'informazione, creare un team di crisi comunicare attraverso un unico e credibile portavoce Strumenti e strategie di comunicazione di emergenza

41 - Che cosa (what) comunicare Il messaggio deve avere elevato potere definitorio, rispondere ai bisogni cognitivi ed essere proattivo e non reattivo, quindi anticipare i bisogni del pubblico; un'elevata flessibilità permette al messaggio di transitare da un medium ad un altro senza distorsioni - A chi (whom) comunicare La popolazione è il bersaglio della comunicazione di crisi: è necessario conoscerne le caratteristiche e il bisogno informativo per poter utilizzare un linguaggio adeguato, senza dare nulla per scontato e usando la massima trasparenza. Strumenti e strategie di comunicazione di emergenza

42 - Rischio, emergenza e comunicazione

43 COMUNICARE IL RISCHIO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI I disastri/crisi sono eventi mediatici: inutile sfuggire a tale assunto È fondamentale considerare che i media hanno necessità specifiche in termini di spazio e tempo. Occorre tarare le relazioni con i media in base alle loro scadenze ed essere disponibili h24 per aiutare i reporter a comunicare correttamente Va tenuto conto che oggi i giornali possono contare su siti internet di grande impatto e seguito e sono quindi in grado di sfuggire parzialmente alla tirannia della rotativa È fondamentale cercare di dare accesso alle notizie a tutti i media contemporaneamente senza favoritismi: , fax, teleconferenze possono implementare le conf. stampa canoniche Non bisogna dimenticarsi dei media locali, specialmente se lemergenza riguarda unarea circoscritta; specialmente le radio locali hanno maggiori capacità di raggiungere determinati tipi di pubblici in alcune fasi della giornata rispetto ai network nazionali

44 COMUNICARE IL RISCHIO COSA VOGLIONO I CRONISTI Necessità primarie: risposte, accesso ad esperti, possibilità di coprire il fenomeno Domande più frequenti: Chi ha la responsabilità delle operazioni? Come vengono aiutati i feriti o gli affetti da calamità? Il fenomeno è stato contenuto? Cosa ci possiamo aspettare dalle prossime ore? Cosa dovremmo fare? Perché ciò è successo? (è inutile fare ipotesi avventate, meglio attenersi alla sequenza di eventi, descrivere i dati sugli sforzi per contenere lemergenza e descrivere i bollettini sui trattamenti) Esistevano delle avvisaglie sul possibile accadimento dellevento? Che altro potrebbe andare storto? Quando si è iniziato a lavorare sul tale evento/ problema? Che significato si può dare a questi dati? Quali cattive notizie ci state evitando? (non dimenticare di citare anche le cose positive)

45 COMUNICARE IL RISCHIO I MEDIA IN TEMPO DI CRISI Dare ai reporter ciò che vogliono: prepararsi ad anticipare i bisogni dei media, ad es. le informazioni di background che riguardano elementi che non muteranno durante la crisi, vanno distribuite e rese di facile reperimento; inoltre si deve essere preparati a informare il pubblico, aiutare il pubblico a capire eventuali raccomandazioni, catturare lattenzione del pubblico quale fonte autorevole per superare la crisi. I media di ogni genere riconoscono il proprio ruolo ai fini della sicurezza comune È errato considerare i media, da parte dei professionisti della sicurezza, come contenitori vuoti da riempire e piegare ai propri interessi: i reporter non sono né amici né nemici È imperativo che tutte le unità di sicurezza governative e non coinvolte nella crisi soddisfino i legittimi bisogni dei media Il mancato coinvolgimento dei media è destinato a peggiorare notevolmente la possibile risposta ad una emergenza. Con lavanzare della crisi si crea un gap tra ciò che i media vogliono sapere e ciò che i professionisti della sicurezza ritengono degno di focalizzazione Il compito dei media è caratterizzato anche dalla ricerca di prospettive alternative rispetto a quanto sta accadendo MAI DIRE OGGI QUELLO CHE NON VUOI VEDERE IN PRIMA PAGINA DOMANI

46 COMUNICARE IL RISCHIO DARE INFORMAZIONI AI MEDIA SULLA CRISI - dare informazioni sostanziose ai media, non dispacci striminziti, tecnicistici e poco chiari - fornire una traccia storica del fenomeno e delle dinamiche di sicurezza - indirizzare i reporter su altre fonti di informazione che ritieni affidabili per conoscere il fenomeno - dare ai media che preferiscono dossier cartacei qualcosa su cui lavorare - creare aspettative per nuovi dispacci provenienti dalla tua organizzazione - inserite tutti i dispacci su un sito web dedicato TENERE CONTO CHE: - per creare dossier dettagliati occorre tempo - possono sorgere difficoltà di coordinamento nei livelli delle forze di soccorso - se si generano dispacci non provenienti dalla tua organizz. si possono generare incomprensioni con frustrazioni tra i media e errori di comunicazione - i reporter si aspetteranno sempre di più dalla tua organizz

47 COMUNICARE IL RISCHIO LA GESTIONE DEI FATTI E DELLE INFORMAZIONI - SICURI DELLE PROPRIE AFFERMAZIONI - CITARE FONTI E STATISTICHE - FORNIRE DOCUMENTAZIONE CHIAVE E INFORMAZIONI CONCISE - FAMILIARIZZARE CON LE INFORMAZIONI - PREPARARSI AD AFFRONTARE NODI CRITICI O OPINIONI CONTRARIE DI FRONTE AI REPORTER: - STABILISCI PRIMA GLI OBIETTIVI DELLA COMUNICAZIONE E I MESSAGGI A SOSTEGNO - METTI I FATTI IN ORDINE GERARCHICO DI IMPORTANZA E SPIEGALI CON INTERVENTI BREVI (30 SECONDI L MASSIMO) - PROVA DAVANTI A UNO SPECCHIO A DIRE I MESSAGGI FONDAMENTALI - RAFFINA I MESSAGGI IN MODO CHE POSSANO ESSERE RIPRESI DAI MEDIA TRAMITE CITAZIONI BREVI - PARLA DI CIO' CHE SAI NON DI CIO' CHE PENSI - NON ESPRIMERE OPINIONI PERSONALI - NON USARE UN LINGUAGGIO TROPPO FORBITO: BISOGNA COMUNICARE INFORMAZIONI ESSENZIALI IN MODO CHIARO E LINEARE - NON PENSARE DI SEMBRARE STUPIDO SE TI CORREGGI O NON HAI CAPITO UNA DOMANDA - NON MENTIRE, NON NASCONDERE LA VERITA', NON PARLARE PER ALTRI,NON FARE IPOTESI, NON RISPONDERE A DOMANDE SU CUI NON SEI ESPERTO

48 COMUNICARE IL RISCHIO IL COMUNICATO PER I MEDIA - iniziare con i riferimenti dell'organizzazione - fornire contatti h24 per i media e/o numeri verdi dedicati - includere data e ora; riassumere nel titolo le info principali; mai usare due volte lo stesso titolo - inserire sempre: 'per la stampa' o 'comunicato stampa' per evitare illazioni - scrivere secondo il modello della piramide invertita: prima le info più importanti - non inserire una parte finale con importanti conclusioni - limitare la lunghezza delle frasi (max 20 parole) - spiegare i termini scientifici - non impiegare assolutamente parole o aggettivi con forte carico emotivo - ricontrollare i fatti, specialmente dopo aver inserito modifiche nel testo - fare un controllo sicurezza per evitare di rilasciare info classificate - fare un controllo mirato a evitare violazione della privacy di soggetti coinvolti - includi la pronuncia fonetica di nomi particolari o strani per agevolare i reporter - se si trova un errore in un comunicato già distribuito e c'è tempo per le rettifiche fare ogni sforzo per diffondere la correzione, non operare la correzione senza avvisare i media

49 COMUNICAZIONE DEL RISCHIO la lotta ai rumors COME RISPONDERE AI RUMORS E ALLE IMPRECISIONI: - CERCA RAPIDAMENTE DI CORREGGERE - TIENI UN LIVELLO DI RISPOSTA APPROPRIATO: NON REAGIRE ECCESSIVAMENTE A UN ERRORE ISOLATO (COMUNICA L'ERRORE AL SINGOLO REPORTER) - SE IL RUMOR E' CONFINATO A UN PICCOLO GRUPPO CORREGGILO SENZA CLAMORE IN QUELLA SEDE - SE UN ERRORE GRAVE E' ORMAI NOTO CERCA DI CORREGGERLO O SMANTELLARLO IN MODO PUBBLICO E AGGRESSIVO - QUANDO STAI ANNULLANDO UN RUMOR FALLO ANTICIPANDO IL MODO IN CUI POI LA NOTIZIA ERRATA POTREBBE EVOLVERSI PER BLOCCARE SUL NASCERE ULTERIORI ILLAZIONI - CERCA DI NON ESSERE LA PRIMA FONTE DI RUMORS LASCIANDO DUBBI O MOSTRANDOTI TITUBANTE.

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51 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Analisi sociale delle emergenze di massa Analisi degli effetti sociali e del comportamento del sistema sociale colpito considerando variabili sistemiche quali la vulnerabilità, la capacità di risposta e recupero, la composizione dei gruppi Necessario non adottare parametri fissi e predefiniti nello studio di episodi di stress collettivo poiché gli eventi disastrosi hanno forti tratti di originalità, singolarità, irripetibili e difficili da pianificare; eventi simili in aree diverse possono avere impatti molto differenti. Primo caso di studio (Prince): esplosione di una nave carica di munizioni nel porto di Halifax, Canada – analisi delle implicazioni sociali della comunità colpita. Principali tecniche di rilevazione dei dati: acquisizione ed esame di materiale documentario, interviste semi-strutturate con testimoni, colloquio con soggetti in possesso di conoscenze specifiche (es. organizzatori dei soccorsi, autorità locali)

52 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi L'urgenza di una analisi del comportamento in caso di panico di fronte a una minaccia imminente Fenomeni sociali, minaccia e panico: fuga, violenze in situazioni particolari, tensioni di gruppo Fenomeni individuali: paura, ansia, confusione, disordine mentale, senso di morte imminente

53 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Quadripartizione del concetto di panico Economia: risposta di massa al crollo del mercato Psicologia: ansia, tensione emotiva, terrore insostenibile impediscono una adeguata organizzazione del pensiero e dell'azione Psicologia sociale: eventi relazionali causati da fattori socio-ambientali stressanti, spesso inaspettati Sociologia: a) azione collettiva da parte di gruppi non strutturati in rapporto diretto o b) strategia impiegata da gruppi organizzati per sostenere rivendicazioni specifiche connesse a un terrore profondo sul proprio destino di gruppo

54 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Panico e azione collettiva Primi studi (Le Bon, Tarde, fine 800) = immediatezza, emotività, deresponsabilizzazione, casualità, contagio mentale e suggestionabilità Scuola di Chicago e Scuola funzionalista (anni '30-'50): da collective behavior a social process – l'agire collettivo non è causato dalla mera aggregazione di individui atomizzati, ma da complessi processi d'interazione mediati da specifiche categorizzazioni mentali. Criteri per l'attacco di panico: Manifestazioni soggettive (es. disagio, senso di catastrofe, perdita di controllo), manifestazioni somatiche (es. sintomi cardiorespiratori, vertigini, sintomi gastrointestinali, sintomi neurologici, tremori, emicranie), manifestazioni psicosensoriali (es. derealizzazione, spersonalizzazione, ipersensibilità a luce e rumori)

55 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Panico collettivo nell'analisi sociologica/1 1. panico come stato emotivo, non sempre manifesto e non sempre legato alla fuga (Janis) 2. fuga quale presupposto basilare del panico (Quarantelli): perdita autocontrollo, fuga non razionale e non sociale. Panico e fuga: adattabile (quando è una risposta coerente con la situazione); non adattabile (quando la fuga si rivela dannosa per la sopravvivenza) – obiettivo aumento della sicurezza: trasformazione di una condizione non adattabile in adattabile. Fondamentale la probabilità di successo della fuga stessa. Mobilitazione per la fuga quale presupposto essenziale per l'analisi del panico collettivo e per la ricostruzione di contesti di maggior rischio caratterizzati da: rischio distruzione del gruppo come unità sociale e fuga non adattabile per la sopravvivenza fisica dei membri del gruppo

56 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Panico collettivo nell'analisi sociologica/2 Variabili fondamentali nel panic behavior: a) struttura organizzativa dei partecipanti – gruppi non organizzati e gruppi organizzati assumono differenti comportamenti. b) percezione del pericolo da parte dei partecipanti – la percezione di rischio e pericolo sia evidentemente minaccioso, sia latente, dipende da una moltitudine di fattori psicologici (categorie mentali di organizzazione della realtà), culturali (abitudine a fronteggiare minacce inaspettate), sociali (organizzazione predeterminata mirata ad abbassare le possibilità di rischio se questo è ben noto e ricorrente – es. costruzioni antisismiche e procedure di evacuazione in aree a rischio terremoti)

57 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Miti e concezioni comuni sul panic behavior Generalmente inteso come risposta cinica, irrazionale, egoistica dei partecipanti con presenza di una fuga isterica. 'Mitologia cinematografica dei disastri' in 3 fasi: atmosfera di generale apprensione e nervosismo; angoscia incontrollabile per il pericolo imminente; incapacità di controllare le emozioni, fuga scoordinata, incuranza di danni e violenze procurate agli altri. Si tratta di banalizzazioni meccanicistiche che spesso sono contraddette dalle evidenze empiriche anche se presenti nella rappresentazione del panico nell'immaginario collettivo.

58 01/03/11Titolo Presentazione Rischio, crisi, pericolo e comportamenti collettivi Accezioni negative del termine Inadeguatezza dell'effetto in rapporto alla causa – non esistono condizioni generalizzabili che sottintendano un rapporto causa effetto. Funzione non adattiva della fuga intesa come dannosa per il gruppo stesso – troppo facile giudicare dopo se la fuga è stata dannosa o meno; se si considera il punto di vista dei partecipanti mentre vivono l'esperienza traumatica, la prospettiva può cambiare completamente. Condotte immorali, egoistiche e competitive – le ricerche moderne sul comportamento collettivo indicano che tale comportamento è raro smentendo il più forte stereotipo sul panico.


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